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MINORI AFFIDATI A ASSISTENTI SOCIALI AVVOCATO PER TUTELA GENITORI

MINORI AFFIDATI A ASSISTENTI SOCIALI AVVOCATO PER TUTELA GENITORI

 

 

AVVOCATO DIFESA GENITORI A CUI SONO STATI TOLTI I FIGLI
Pertanto, nonostante le buone risorse affettive ed intellettuali di entrambi e la loro astratta idoneità ad essere destinatari dell’affidamento della minore, la Corte di Appello ha ritenuto di conservare l’affidamento ai servizi sociali e complessivamente l’assetto preesistente con obbligo per il D. di versare 600 Euro al mese per il concorso al mantenimento della figlia minore. rottura- avvocato Bologna

 

 

La L. n. 219 del 2012, ha modificato l’art. 38 disp. att. c.c., attribuendo alla competenza del giudice ordinario i procedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale se sia già pendente fra le stesse parti (id est: fra i genitori) un procedimento di separazione personale o di divorzio od un giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c.. Tale disposizione rende ulteriormente ingiustificata la distinzione fra i provvedimenti assunti ai sensi dell’art. 337 bis c.c. e segg. e quelli assunti dal medesimo giudice, con la medesima sentenza, ai sensi degli artt. 330, 333 c.c., attribuendo solo ai primi, e non anche ai secondi, attitudine al giudicato rebus sic stanti bus.

Invero, al di là delle indubbie problematiche di natura processuale che si verrebbero a creare per effetto di tale distinzione, non appare contestabile che nè gli uni nè gli altri potrebbero essere modificati (o revocati) se non in dipendenza di un provato mutamento della situazione di fatto.

Passando all’esame del ricorso, il primo motivo deve ritenersi inammissibile in quanto volto esclusivamente a sostituire all’esame e alla valutazione svolta insindacabilmente dal giudice del merito, un giudizio alternativo sulla capacità genitoriale della ricorrente.

Il secondo motivo è manifestamente infondato dal momento che il mantenimento del regime di affidamento statuito dalla Corte d’Appello comporta come premessa logica indefettibile il rigetto implicito della domanda di affidamento esclusivo, essendo fondato sull’accertamento dell’attuale non compatibilità della situazione genitoriale della ricorrente con una modifica del regime di affidamento della minore.

 

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE 

SEZIONE PRIMA CIVILE

Sentenza 16 novembre 2016 – 7 febbraio n. 3192

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente –
Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –
Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –
Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –
Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere – 

ha pronunciato la seguente: 

SENTENZA 

sul ricorso 23716/2015 proposto da:

C.I., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ATTILIO REGOLO 19, presso l’avvocato GIUSEPPE LIPERA, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso; – ricorrente –

contro

D.V.T., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato DANIELA GASPARIN, giusta procura in calce al controricorso; – controricorrente –

avverso il decreto n. 1802/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositato il 03/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/11/2016 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato G. LIPERA che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità, rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

C.I. chiedeva al Tribunale l’affidamento esclusivo della figlia minore A.D., nata dalla relazione con D.V.T. ed un contributo per il mantenimento della minore a carico del padre.

Il tribunale, rilevata la patologica conflittualità tra i genitori della minore e, constatato il trasferimento della C. con la minore, della quale era stata designata collocataria, a Co., affidava la minore al Comune e, per esso, ai servizi sociali territorialmente competenti, conservava il collocamento presso la madre e stabiliva che le decisioni di maggior interesse per la minore dovessero essere assunte dall’ente affidatario; delegava i servizi sociali ad organizzare gli incontri padre – figlia all’interno di uno spazio neutro e con la facoltà d’introdurre incontri liberi.

Investita dalla C. del reclamo, la Corte d’Appello di Milano, ha confermato le statuizione del giudice di primo grado osservando che le indicazioni pervenute dalla relazione psicologica ASL evidenziano un grado molto elevato di conflittualità e diffidenza reciproca nonchè modalità di comunicazione molto aggressive tra i genitori tanto da impedire incontri tra di essi, finalizzati ad un regime di visita concordato.

Pertanto, nonostante le buone risorse affettive ed intellettuali di entrambi e la loro astratta idoneità ad essere destinatari dell’affidamento della minore, la Corte di Appello ha ritenuto di conservare l’affidamento ai servizi sociali e complessivamente l’assetto preesistente con obbligo per il D. di versare 600 Euro al mese per il concorso al mantenimento della figlia minore.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione C.I. affidandosi a due motivi. Ha resistito con controricorso il D..

Nel primo motivo la ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 317 bis e 333 c.c., nonchè art. 111 Cost., comma 4, per avere la Corte d’Appello reiterato la statuizione di affidamento ai servizi sociali della minore, senza considerare la piena idoneità genitoriale della ricorrente medesima. In particolare viene sottolineata la omessa considerazione della rilevante distinzione tra le due figure genitoriali e l’assenza di comportamenti negativi da parte della ricorrente che, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici, ha sempre favorito gli incontri con il padre, suggerendo anche le condotte più consone ad attirare l’attenzione della bambina. Le capacità genitoriali della ricorrente sono, inoltre, sottolineate dalla relazione dei servizi sociali del (OMISSIS) nella quale si sottolineano le qualità genitoriali della ricorrente e la sua volontà di favorire i rapporti con il padre.

La misura limitativa della responsabilità genitoriale deve, pertanto, ritenersi assunta in spregio ai presupposti di legge non ravvisandosi alcuna condotta della madre pregiudizievole per la minore. In particolare si sottolinea che l’affidamento all’ente terzo si giustifica solo a fronte della totale incapacità di entrambi i genitori a svolgere il ruolo genitoriale e non quando gli stessi ottemperino alle indicazioni fornite dal giudice o dai servizi territoriali, mentre il D. ha talvolta omesso di presentarsi agli incontri protetti senza preavviso ed ha frapposto ostacoli agli incontri protetti infrasettimanali.

In conclusione, non è condivisibile alla luce dell’impegno genitoriale della ricorrente che ad essa siano sottratte le decisioni più significative sulla salute, la residenza, l’istruzione della figlia.

Nel secondo motivo si censura l’omessa pronuncia sulla domanda di affidamento esclusivo della minore alla ricorrente. La corte d’Appello ha solo escluso l’idoneità dell’affidamento condiviso nella specie senza verificare le condizioni dell’affidamento esclusivo che, invece, sarebbero giustificate dalle condotte aggressive avute anche davanti alla minore del D..

Preliminarmente deve essere respinta l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per cassazione sollevata dalla parte controricorrente alla luce dell’orientamento nettamente prevalente di questa sezione così sintetizzato nella massima che segue: “Il decreto della corte di appello, contenente provvedimenti in tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio e le disposizioni relative al loro mantenimento, è ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., poichè già nel vigore della L. 8 febbraio 2006, n. 54 – che tendeva ad assimilare la posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio – ed a maggior ragione dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 – che ha abolito ogni distinzione – al predetto decreto vanno riconosciuti i requisiti della decisorietà, in quanto risolve contrapposte pretese di diritto soggettivo, e di definitività, perchè ha un’efficacia assimilabile “rebus sic stantibus” a quella del giudicato” (Cass. 6132 del 2015 cui è seguita 18194 del 2015).

L’affidamento di minori ai servizi sociali, all’interno del conflitto genitoriale non determina alcuna modificazione della qualificazione giuridica del provvedimento, nonostante il diverso arresto, del tutto isolato, alla luce delle pronunce più recenti, contenuto nella pronuncia n. 16227 del 2015. Peraltro deve evidenziarsi l’evoluzione dell’orientamento di questa sezione anche in ordine all’ammissibilità del ricorso per cassazione avverso provvedimenti aventi esclusivamente contenuto limitativo o di decadenza della responsabilità genitoriale (artt. 330 e 333 c.c.). 

Al riguardo deve ritenersi superato l’orientamento negativo (Cass. 15341 del 2012; 24477 del 2015) in favore dell’ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost., anche per questa specifica tipologia di provvedimenti quando non interlocutori o aventi soltanto efficacia provvisoria ed endoprocessuale (Cass. 1743 e 1746 del 2016 in motivazione e la più recente ed articolata pronuncia n. 23633 del 2016). 

Le ragioni del revirement, ampiamente esposte in quest’ultima pronuncia sono le seguenti: nei procedimenti c.d. de potestate non si rinviene “una preminente, o addirittura esclusiva, attività di controllo del giudice sull’esercizio della responsabilità genitoriale, che escluda la presenza di parti processuali fra di loro in conflitto: l’art. 336 c.c. (più volte novellalo) stabilisce infatti quali sono i soggetti legittimati a promuovere il ricorso, prevede che genitori e minori siano assistiti da un difensore, sancisce l’obbligo di audizione del genitore contro il quale il procedimento è promosso. Non si dubita, poi, che il provvedimento adottato dal giudice sia immediatamente reclamabile, oltre che revocabile ad istanza del genitore interessato. Infine, ed è argomento che appare dirimente, il decreto che dispone la limitazione o la decadenza della responsabilità genitoriale incide su diritti di natura personalissima, di primario rango costituzionale (Cass. n. 12650/015)”.

Anche il giudice del conflitto familiare è tenuto ad assumere provvedimenti nell’esclusivo interesse del minore in tema di affidamento e statuizioni consequenziali fino a giungere, come nella specie, alla sospensione temporanea della titolarità e dell’esercizio della responsabilità genitoriale in capo ai genitori.

La L. n. 219 del 2012, ha modificato l’art. 38 disp. att. c.c., attribuendo alla competenza del giudice ordinario i procedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale se sia già pendente fra le stesse parti (id est: fra i genitori) un procedimento di separazione personale o di divorzio od un giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c.. Tale disposizione rende ulteriormente ingiustificata la distinzione fra i provvedimenti assunti ai sensi dell’art. 337 bis c.c. e segg. e quelli assunti dal medesimo giudice, con la medesima sentenza, ai sensi degli artt. 330, 333 c.c., attribuendo solo ai primi, e non anche ai secondi, attitudine al giudicato rebus sic stanti bus.

Invero, al di là delle indubbie problematiche di natura processuale che si verrebbero a creare per effetto di tale distinzione, non appare contestabile che nè gli uni nè gli altri potrebbero essere modificati (o revocati) se non in dipendenza di un provato mutamento della situazione di fatto.

Passando all’esame del ricorso, il primo motivo deve ritenersi inammissibile in quanto volto esclusivamente a sostituire all’esame e alla valutazione svolta insindacabilmente dal giudice del merito, un giudizio alternativo sulla capacità genitoriale della ricorrente.

Il secondo motivo è manifestamente infondato dal momento che il mantenimento del regime di affidamento statuito dalla Corte d’Appello comporta come premessa logica indefettibile il rigetto implicito della domanda di affidamento esclusivo, essendo fondato sull’accertamento dell’attuale non compatibilità della situazione genitoriale della ricorrente con una modifica del regime di affidamento della minore.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato con applicazione del principio della soccombenza in ordine alle spese processuali del presente giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore della parte controricorrente da liquidarsi in Euro 3000 per compensi ed Euro 200 per esborsi oltre accessori di legge.

In caso di diffusione omettere le generalità delle parti e ogni riferimento geografico.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2017.

RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena

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, “al di là ed a prescindere, per il momento, dalla condivisibilità di alcune affermazioni volte a negare tout court l’autonomia del danno morale quale componente risarcitoria, sì come ritenuta foriera di presunte “duplicazioni risarcitorie di incerta classificazione” (Cass. n. 21716/2013; Cass. n. 36/2016), su di un piano generale (Cass. 4379/2016) il nostro ordinamento positivo conosca e disciplini (soltanto) la fattispecie del danno patrimoniale, nelle due forme (o, se si preferisce, nelle due “categorie descrittive”) del danno emergente e del lucro cessante: art. 1223 c.c.), e del danno non patrimoniale (art. 2059 c.c.)” (Cass. 7766/2016).

La natura cd. “unitaria” di quest’ultimo, come espressamente predicata dalle sezioni unite di questa Corte con le sentenze del 2008, deve essere intesa, secondo il relativo insegnamento, come unitarietà rispetto alla lesione di qualsiasi interesse costituzionalmente rilevante non suscettibile di valutazione economica (Cass. ss.uu. 26972/2008).

Uno degli eventi più traumatici nella vita di una persona e di una famiglia, l’incidente stradale ci strappa via, in un lasso di tempo brevissimo, un affetto e ci fa piombare in una realtà di burocrazia e scelte a cui bisogna rispondere velocemente.

Le tipologie di danni subite a causa di un incidente stradale o di altro evento traumatico, sono le seguenti:

inabilità temporanea: il periodo di degenza ospedaliera e/o di convalescenza;

invalidità permanente: si vedano le apposite tabelle;

danno morale.

 danni iure hereditatis, ovvero quei danni risarcibili in favore dei prossimi congiunti solo se la vittima è deceduta dopo un apprezzabile lasso temporale dall’avvenuto incidente stradale; questa categoria comprende:

il danno biologico terminale, ovvero quella serie di menomazioni dell’integrità fisica e psicologica subita dal danneggiato e che si prolunga dall’incidente fino al momento del decesso;

il danno catastrofale , che fa riferimento ai danni psichici subiti dal danneggiato anche se di durata limitata (nel caso la morte sopraggiunga dopo breve tempo dall’incidente); è importante in questo caso sottolineare come è possibile il riconoscimento del danno” iure hereditario” se e soltanto se il danneggiato ha avuto modo – anche se per un breve periodo – di rendersi cosciente delle lesioni del danno subito;

Come noto, dopo l’intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (S.U., sentenza n. 15350 del 22 luglio 2015), il danno tanatologico è indiscutibilmente entità di per sé non risarcibile: essendo il bene vita fruibile solo dal titolare, esso è insuscettibile di essere liquidato per equivalente. Pertanto, qualora il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempio dalle lesioni personali, deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis del danno tanatologico.

Per supplire alla non risarcibilità del c.d. danno tanatologico, la giurisprudenza ha elaborato la categoria del c.d. danno biologico terminale. Esso consiste nel pregiudizio non patrimoniale patito dalla vittima primaria nell’intervallo di tempo intercorso tra la lesione del bene salute e il sopraggiungere della morte. Tale voce di risarcimento si produce, quindi, nella sfera giuridica della vittima che ancora non è deceduta e pertanto è trasmissibile agli eredi (a differenza del danno tanatologico).

Il danno biologico terminale rientra nel danno da inabilità temporanea considerato nel massimo della sua entità e intensità (cfr. Cass. civ., 16 maggio 2003, n. 7632). Infatti, il giudice di merito, ai fini della liquidazione del danno biologico terminale quale danno da inabilità temporanea, dovrà considerare che, sebbene temporanea, la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte.

Condizione necessaria per la risarcibilità del c.d. danno biologico terminale è che tra l’evento lesivo e la morte intercorra un considerevole lasso di tempo.

i danni iure proprio, i quali si configurano come quei danni risarcibili ai congiunti in quanto propriamente danneggiati e non come eredi.

Tale categoria comprende:

i danni patrimoniali, comprensivi di:

danni emergenti, ovvero il complesso di spese sostenute dai congiunti a seguito dell’incidente del decesso;

danni da lucro cessante e/o della perdita di flusso finanziario alle entrate familiari;

i danni non patrimoniali, comprensivi di:

danno biologico, ovvero il complesso di danni permanenti all’integrità psicofisica dei congiunti derivanti dalla perturbazione causata dal decesso;

danno morale, riferibile allo sconvolgimento della vita quotidiana subita dai congiunti;

danno esistenziale (o di perdita della relazione parentale), che tiene conto, secondo diversi parametri, del danno subito dall’integrità del vincolo familiare.

 

RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena
RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena E DIVISIONE EREDITARIA RISOLVI ORA AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA

Natura unitaria sta a significare che non v’è alcuna diversità nell’accertamento e nella liquidazione del danno causato dal vulnus di un diritto costituzionalmente protetto diverso da quello alla salute, sia esso rappresentato dalla lesione della reputazione, della libertà religiosa o sessuale, della riservatezza, del rapporto parentale.

Natura onnicomprensiva sta invece a significare che, nella liquidazione di qualsiasi pregiudizio non patrimoniale, il giudice di merito deve tener conto di tutte le conseguenze che sono derivate dall’evento di danno, nessuna esclusa, con il concorrente limite di evitare duplicazioni risarcitorie, attribuendo nomi diversi a pregiudizi identici, e di non oltrepassare una soglia minima di apprezzabilità, onde evitare risarcimenti cd. bagattellari (in tali termini, del tutto condivisibilmente, Cass. 4379/2016).

L’accertamento e la liquidazione del danno non patrimoniale costituiscono, pertanto, questioni concrete e non astratte.

Ma, se esse non richiedono il ricorso ad astratte tassonomie classificatorie, non possono per altro verso non tener conto della reale fenomenologia del danno alla persona, negando la quale il giudice rischia di incorrere in un errore ancor più grave, e cioè quello di sostituire una (meta)realtà giuridica ad una realtà fenomenica.

RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena
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Oggetto della valutazione di ogni giudice chiamato ad occuparsi della persona e dei suoi diritti fondamentali è, nel prisma multiforme del danno non patrimoniale, la sofferenza umana conseguente alla lesione di un diritto costituzionalmente protetto.

Conclusioni recente sentenza di un ottimo magistrato trib bologna

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

Sulla somma definitiva come infra determinata, che rappresenta debito di valore ad oggi cristallizzato in debito di valuta, spettano gli interessi legali in funzione compensativa, anziché sulla somma devalutata alla data dell’illecito e poi via via rivalutata, sulla somma come determinata ad oggi, ma con decorrenza da una data intermedia tra quella dell’illecito e la data della presente sentenza, che viene equitativamente fissata il 16.11.2016.


  1. Quanto al danno di riflesso patito dai prossimi congiunti di DA SILVA Oderiano, quale conseguenza diretta e immediata delle gravissime limitazioni funzionali allo stesso esitate per effetto della condotta contra legem di CARDOSO Carlos, si rende necessario premettere talune considerazioni.IL DANNO PATITO DAI PROSSIMI CONGIUNTI FARKAS MARIA JANA, DA SILVA EVA, DA SILVA ELENA, DA SILVA GOMEZ, DA SILVA ANDREAS

Una liquidazione finalisticamente unitaria del danno alla persona importa di attribuire al soggetto una somma di danaro che tenga conto di ogni sfaccettatura del prisma del danno non patrimoniale, che consideri quindi il pregiudizio complessivamente ed effettivamente subìto, senza limitazioni alla sola lesione dell’integrità psicofisica, quale danno alla salute, bensì in una dimensione omnicomprensiva, in grado di accordare adeguato ristoro ad ogni vulnus arrecato ad un altro valore/interesse costituzionalmente tutelato tanto in termini di sofferenza morale, quanto di privazione/diminuzione/modificazione delle attività dinamico-relazionali precedentemente esplicate dal soggetto danneggiato (Cfr. per tutte Cass., III sez., sent. del 17/01/2018 n. 901).

Quanto poi alla specifica risarcibilità del danno riflesso sub specie da lesione del rapporto parentale, si considera opportuno anticipare alcune brevi considerazioni di portata generale e, come tali, valevoli per ciascun familiare intervenuto.

In punto di legittimazione di tutti i congiunti di DA SILVA ODERIANO a domandare il ristoro del danno da lesione del rapporto parentale si osserva che questo Tribunale, già con altre precedenti pronunce, richiamando numerosi arresti di legittimità e di merito, ha ritenuto ragionevole riconoscere il danno di riflesso per macrolesioni in capo ai congiunti dell’infortunato soltanto nei casi, come il presente, in cui le lesioni siano di particolare gravità, almeno pari, orientativamente, al 60%: soltanto oltre tale entità, infatti, appare sostenibile che la convivenza o la vicinanza con il congiunto siano fonte di sofferenza, disagio psicologico, sconvolgimento delle abitudini.

Sgombrato il campo da qualunque dubbio sulla legittimazione ad instare per il riconoscimento di tale tipologia di danno, da un punto di vista definitorio, sebbene con riferimento al caso di morte del congiunto, legittimamente paragonabile al caso che occupa vista la quasi totale compromissione dell’integrità fisica dell’infortunato, come si ricava infra, si rileva che “il pregiudizio da perdita del rapporto parentale rappresenta un peculiare aspetto del danno non patrimoniale e consiste non già nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità, bensì nello sconvolgimento dell’esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, nonché nella sofferenza interiore derivante dal venir meno del rapporto. Trattasi di danno non patrimoniale iure proprio del congiunto il quale è ristorabile in caso non solo di perdita, ma anche di mera lesione del rapporto parentale” (Cfr. Cass. SEZ. III, ord. del 28.9.2018, n. 23469; Cass. 31 maggio 2003, n. 8827; 20 agosto 2015, n. 16992).

Per quel che riguarda, invece, il grado e l’onere della prova richiesti ai prossimi congiunti del macroleso, attraverso l’utilizzo del meccanismo presuntivo (artt. 2727 e 2729 c.c.) il più recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione statuisce che “Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta.”” (Cass. n. 2788 del 31/01/2019).

Esaurite le doverose premesse, si procede alla specifica valutazione e relativa liquidazione dei danni subìti dai prossimi congiunti di DA SILVA ODERIANO.

RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena
RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena

A tal fine si riportano di seguito le osservazioni svolte dal CTU, coadiuvato dal proprio ausiliario prof. Marziano CERISOLI, che ha sottoposto a visita peritale FARKAS MARIA JANA, DA SILVA EVA, DA SILVA ELENA e ha periziato DA SILVA GOMEZ, quest’ultimo attraverso un attento esame e valutazione della relativa documentazione medica, presente in atti.

Su FARKAS MARIA JANA, moglie di DA SILVA Oderiano:

“Richiesta di descrivere i cambiamenti eventualmente sopraggiunti a seguito dell’incidente del marito e soprattutto a seguito delle gravi disabilità che lo stesso ha esitato, la Sig.ra Maria Jana ha voluto ripercorrere il faticoso e doloroso iter sanitario e riabilitativo del marito, unitamente alla sua assidua presenza assistenziale che ancora in continuità condizionerebbe tutto il suo stile di vita.

Richiesta di descrivere la sua quotidianità, la Sig.ra Maria Jana ha dichiarato che, al risveglio, si occupa dell’accudimento della figlia e del suo accompagnamento a scuola, poi rientra in casa e si occupa del marito partecipando attivamente a tutte le necessità assistenziali e terapeutiche, ivi compresa la gestione della “stomia” (della quale è portatore) e dei cateterismi.

Contestualmente si occupa della gestione della casa e della preparazione dei pasti. Poi, nel pomeriggio, si alterna nella gestione dei bisogni del marito e delle richieste/necessità della bimba.

Denuncia difficoltà relazionali, condizionate dalle disabilità del marito ed una attività sessuale decisamente “mortificata”.

A precisa domanda ha risposto affermando di non essere mai ricorsa ad interventi terapeutici specifici in quanto ho sempre cercato di “controllarmi da sola”, anche se incorrerebbe in saltuarie crisi di pianto ma “sempre da sola e quando non mi vede nessuno.”

Non vi è dubbio alcuno sull’efficienza lesiva dell’accadimento (che ha visto protagonista il marito) che ha causato e mantiene un rilevante sovvertimento dell’assetto esistenziale della Sig.ra Maria Jana.

Se il disagio esistenziale risulta decisamente prevalente, dal colloquio sono emersi anche aspetti di sofferenza psicologica che, seppure contenuti e compressi nella loro rappresentazione, risultano evidenti, come testimonianza di una manifestazione psicopatologica reattiva, di tipo riflesso.

Nel caso della Sig.ra Farkas Maria Jana il Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso, di Tipo Cronico, può essere valutato quale danno biologico psichico attorno al 10%.”.

Su DA SILVA EVA, figlia minore di DA SILVA Oderiano (9 anni):

“Eva è stata intrattenuta a colloquio in presenza della madre alla quale, successivamente e senza la presenza di Eva, sono state richieste informazioni circa il comportamento abituale della bimba.

Infatti il colloquio ha evitato accuratamente di fare riferimenti specifici all’accadimento (modalità di approccio concordata e condivisa dal CTU e dai CCTTPP presenti) ma si è limitato a valutare il comportamento, la gestualità, l’eloquio e l’interazione della minore, riuscendo in tal modo ad apprezzare una bimba vivace, serena, disposta ad interagire adeguatamente con le sollecitazioni proposte, partecipando attivamente allo scherzo ed al gioco.

Non sono emersi aspetti regressivi né nella gestualità, né nel rapporto con la madre rispetto alla quale è parsa assolutamente indipendente e per nulla condizionata.

Ha descritto la sua attività scolastica ed il rapporto amicale con puntualità e sottolineandone in maniera “arguta” gli aspetti per lei più significativi. La madre ha confermato che Eva è una bimba serena che non sembra patire della difficile condizione del padre, non sottraendosi neppure ad intervenire in suo aiuto nei momenti più “difficili”. Dal settembre u.s. è tornata a dormire da sola nella sua cameretta, non si sveglia la notte, ha un buon rendimento scolastico ed ottime disponibilità/capacità di socializzazione.

Alla luce di queste osservazioni, condivise dai CCTTPP convenuti, si è concordemente pervenuti alla conclusione che Eva non presenta segni e/o sintomi di sofferenza psicologica riconducibili all’evento traumatico del quale è stato vittima il padre.

Nel caso in esame, sulla base delle risultanze psicodiagnostiche condivise, non sussiste alcun danno psichico.”

Su DA SILVA ELENA, madre di DA SILVA Oderiano:

“La Sig.ra Da Silva si è disposta al colloquio in maniera adeguata nei modi e nell’abbigliamento, esprimendo un eloquio rappresentato secondo cultura e scolarità, sostenuto da una ideazione lucida e coerente. Critica e giudizio sono apparsi conservati.

Il racconto è stato declinato con una partecipazione emotiva intensa e sofferta, ma senza pretestuose amplificazioni.

La Sig.ra Da Silva è portatrice di crolli vertebrali ed indossa busto a dimora. Invalida al 100% necessita di adeguati supporti assistenziali.

La Sig.ra Da Silva ha rappresentato vissuti di significativa sofferenza psicologica, con un atteggiamento dimesso e sofferente e sottolineando una specie di centralità relativamente all’incidente del figlio, aggravata dalla sua impossibilità di fornirgli i necessari supporti assistenziali.

Ha dichiarato di avere fatto il possibile per aiutare il figlio e la nipote, ma dopo i crolli vertebrali (circa un anno fa) tutto ciò non le è stato più possibile. Tutto ciò le ingenera sentimenti di insufficienza e inadeguatezza, anche se la sig.ra Da Silva non nasconde come a questi vissuti concorrano e patologie delle quali è portatrice, così come la mortificazione per la carcerazione e la collocazione in una comunità terapeutica degli altri due figli. A suo dire, tuttavia, l’incidente di Oderiano e le conseguenze derivate sarebbero state e sarebbero ancora la causa prevalente della sua sofferenza psicologica.

Dichiara di avere ricorrenti momenti di sconforto ed un sonno irregolare e poco riposante, anche a causa della presenza della “sacca” a seguito della ileostomia.

Una penosa demoralizzazione è risultata l’espressione più evidente di una sofferenza psicologica che si rappresenta con un atteggiamento dimesso, impoverito e decisamente anergico.

Non vi è dubbio alcuno che l’evento traumatico del figlio e le gravi disabilità residuate si inscrivono in un percorso esistenziale, quello della Sig.ra Da Silva, già connotato di altri, rilevanti e ripetuti eventi stressanti, realizzandosi in tal modo una embricatura nella quale gli stessi accadimenti concorrono significativamente, rendendo difficile una loro delimitazione specifica, ma soprattutto laddove diventa difficile una “pesatura” differenziale degli stessi.

Nel vissuto attuale della Sig.ra Da Silva emerge soprattutto una penosa condizione di inutilità e di inefficienza che si proietta inevitabilmente sulla condizione del figlio conferendo in tal modo alla stessa una specie di prevalenza nella sua indubbia sofferenza psicologica. Se, infatti, la carcerazione e la collocazione in una comunità terapeutica degli altri due figli sono evidenti condizioni di sofferenza psicologica, le stesse la rendono in qualche misura incapace, concretamente, di operare nel tentativo di migliorare la loro condizione, diversamente dalla condizione di Oderiano che, se nella disponibilità di adeguate risorse, potrebbe contribuire a migliorare, almeno in termini assistenziali.

Ricorrendo ad un esercizio sicuramente arbitrario, ma nella necessità di enucleare da una significativa sofferenza “depressiva” espressione di diverse situazioni “stressanti”, quanto di questa può esser attribuita all’evento traumatico qui in discussione, riteniamo che la stessa possa essere riconosciuta nei termini di un Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso, di tipo cronico, valutazione diagnostica che così definita e delimitata al contesto causale in discussione, è stata condivisa dalle parti convenute.

In conclusione, sulla base di quanto in precedenza ricordato a proposito della Sig.ra FarkasMaria Jana, anche nel caso della Sig.ra Da Silva Elena sussiste un Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso di Tipo Cronico, che può essere valutato quale danno biologico psichico, attorno al 10%.”

Su DA SILVA GOMEZ, fratello di DA SILVA Oderiano:

“Come noto, il periziando non si è presentato alla visita peritale nei diversi incontri avuti con i rappresentanti della famiglia Da Silva. Per tale motivo qualsivoglia interpretazione medico-legale che sarà svolta nelle pagine seguenti risente di tale importante mancanza in quanto non è stato possibile sottoporre a consulenza psichiatrica il Sig. Gomez. Le note che seguiranno, pertanto, si basano esclusivamente sull’esame della documentazione sanitaria allegata al fascicolo processuale e riportata in precedenza.

Sintetizzando al massimo i dati documentali è possibile affermare che il sig. Da Silva Gomez, dopo l’evento traumatico del fratello avvenuto in data 16.11.2012, fu ricoverato una prima volta dal 10.01 al 06.02.2013 presso la Casa di Cura Ai Colli di Bologna; una seconda volta dal 09.04.2013 al 02.05.2013 presso la Casa di Cura Villa Baruzziana; una terza volta dal 26.06 al 19.07.2013 preso la stessa struttura.

Sulla base dei dati clinici desunti dall’esame della documentazione sanitaria è possibile affermare che Gomez risulta affetto da un disturbo di personalità borderline.

Secondo il DSM-5 gli individui affetti da questo disturbo presentano, fra le caratteristiche peculiari, una instabilità affettiva dovuta ad una marcata reattività dell’umore che in periodi di particolare stress, soprattutto interpersonale, può determinare un’intensa disforia, deflessione dell’umore, ansia intensa e anche la comparsa di ideazione paranoide transitoria o sintomi dissociativi.

Appare pertanto probabile, in relazione alla correlazione temporale fra l’incidente del fratello e i successivi tre ricoveri, che l’evento traumatico accaduto ad Oderiano abbia rappresentato per il sig. Gomez un carico allostatico tale da determinare uno scompenso psicopatologico su di una situazione premorbosa labile. Considerando la tipologia della patologia psichiatrica di cui risulta affetto, essa rappresenta una preesistenza assai rilevante che tuttavia, per le sue peculiarità psicopatologiche, non porta ad escludere il nesso concausale (sia riguardo all’idoneità lesiva che al criterio cronologico) fra l’incidente accaduto al fratello e il peggioramento psicopatologico che poi ha portato ai ricoveri il periziando. Trattasi pertanto di una condizione in cui il peggioramento psicopatologico che ha portato ai tre ricoveri rappresenta l’estrinsecazione, in forma clinicamente manifesta, di una preesistente alterazione, e in tal senso quindi predisponente, dell’assetto psichico dell’individuo, in cui l’evento traumatico del fratello ha determinato un viraggio in pejus del predetto stato. E’ chiaro però che l’insorgenza di un rilevante scompenso psichico tale da necessitare ben tre ricoveri a breve tempo l’uno dall’altro in presenza di un live event la cui portata psico-lesiva viene considerata generalmente come non rilevante -facendo riferimento alle scale degli eventi di rilevanza psico-traumatogena degli Autori che si sono occupati dell’argomento (Holmes e Rahe, 1967; Payke et al., 1971; Miller e Rahe, 1997)- sottolinea la rilevanza preponderante del ruolo della preesistenza, che, se pur non elimina la possibilità di riconoscere un nesso concausale all’evento traumatico in causa, condiziona però una significativa riduzione in termini valutativi relativamente al quantum.

Giunti a questo punto è possibile valutare il danno, con i limiti in precedenza indicati, orientativamente nei seguenti termini:

Inabilità temporanea totale: 77 giorni

Inabilità temporanea al 75%: 20 giorni

Inabilità temporanea al 50%: 20 giorni

Inabilità temporanea al 25: 20 giorni

Per quanto riguarda il danno permanente psichico può indicarsi un tasso approssimativo del 7-8%.

Le spese sostenute dal periziando ammontano a Euro 904,00.”

Orbene, le considerazioni psico-diagnostiche svolte dal prof. CERISOLI in uno con le valutazioni medico-legali svolte dal CTU VASAPOLLO (con opportuna indicazione, in premessa, dei criteri di valutazione adoperati) si presentano coerenti ed esaustive e il Tribunale non ravvisa alcun motivo per doversene discostare.

Del resto, non vi sarebbe, francamente, alcun ragionevole motivo per ritenere che il tono depressivo dell’umore riscontrato in FARKAS MARIA JANA e DA SILVA ELENA non derivi, in via esclusiva per la prima e in via prevalente per la seconda, già pesantemente segnata da dolorose vicende familiari, dal sinistro occorso ad DA SILVA Oderiano e dalle gravissime conseguenze traumatiche dallo stesso esitate, così come puntualmente riscontrato in perizia e condiviso, peraltro, dai CTP di entrambe le parti.

Lo stesso dicasi per il danno biologico accertato sulla persona di DA SILVA GOMEZ, a nulla rilevando la circostanza che lo stesso non si sia potuto sottoporre a visita medico legale dal CTU.

Disattendendo quanto eccepito sul punto dalla difesa di parte convenuta, si osserva infatti che la posizione di DA SILVA GOMEZ è stata comunque interessata da puntuali osservazioni peritali, basate non già su un esame clinico di tipo visivo bensì su un’attenta analisi di tutta la relativa documentazione medica sulla cui veridicità ovvero attendibilità, peraltro, non sono stati sollevati dubbi alcuni da parte dei CTP i quali, del resto, in sede di esame, hanno condiviso la predetta metodologia d’indagine.

RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena
RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena

Per quel che concerne la valutazione del danno da lesione del rapporto parentale, richiamati integralmente tutti gli orientamenti e le considerazioni evidenziati in premessa, preme rilevare che la gravità dell’evento lesivo subìto da DA SILVA ODERIANO e le conseguenze pressoché totalmente invalidanti riportate in seguito, in misura pari al 95%, consentirebbero per ciò solo di ritenere presuntivamente provato il conseguente sconvolgimento della dimensione affettiva ed esistenziale a danno della moglie FARKAS MARIA JANA e della figlia DA SILVA EVA.

Nello specifico, il danno riportato da FARKAS MARIA JANA appare ictu oculi agevolmente desumibile dal rapporto di coniugo con DA SILVA ODERIANO e dalle gravissime conseguenze invalidanti dallo stesso riportate. A ciò si aggiunga quanto compiutamente allegato dalla stessa nei propri atti difensivi, da cui è possibile ricostruire una vita matrimoniale precedentemente serena e appagante, densa di relazioni sociali e aspettative per il futuro, quadro ad oggi irrimediabilmente sconvolto e compromesso in cui la donna, pur non avendo “clinicamente” perso il marito, di fatto ha perduto la persona che aveva accanto sino a quel momento.

Come anche osservato dal CTU, una quotidianità così totalmente stravolta che ora, all’età di soli 38 anni, vede FARKAS MARIA JANA divisa tra l’assistenza continua al marito e la cura, totalmente da sola, della figlia minore, non ha potuto che determinare una rilevante compromissione nella propria vita di relazione, di fatto inibita sotto molteplici aspetti unita ad un’intima sofferenza che ha spaziato dall’angoscia iniziale di perder il proprio compagno sino all’attuale e consapevole dolore dell’irreversibilità, se non in senso peggiorativo, della propria condizione.

In tal senso, parte convenuta non ha mai allegato circostanze di segno contrario né ha mai smentito quelle allegate da controparte riconoscendole, per vero, una forma di lesione del rapporto parentale quasi in re ipsa desumibile anche solo dalla gravità delle lesioni riportate dal marito e da tutto l’indotto che la presenza di tali lesioni comporta per la quotidianità, senza speranza alcuna di miglioramento o ripresa, ma semmai di peggioramento.

Analoghe considerazioni sono del resto spendibili per la figlia minore DA SILVA EVA. Preme infatti osservare che, seppur la stessa non abbia e si aggiunge, fortunatamente, riportato una forma di lesione all’integrità psicofisica medicalmente apprezzabile in termini di danno biologico, nondimeno la portata delle conseguenze lesive occorse al padre, quando la stessa aveva poco più di 2 anni, hanno avuto e avranno, sicuramente e più che in via presuntiva, rilevanti riflessi nel rapporto padre-figlia. Come opportunamente allegato nelle proprie difese, in seguito all’incidente che l’ha privata del padre per lungo tempo e parzialmente anche della madre che gli prestava assistenza durante i lunghi ricoveri, la piccola Eva ha attraversato sinceri e innegabili momenti di smarrimento, manifestando rabbia, dolore e confusione, comprensibilmente identificandosi, data la tenera età, con i sentimenti materni. Pur non potendosi escludere a priori la persistente attualità di un’intima sofferenza emotiva per le condizioni del padre, nondimeno lo scenario attuale evidenzia, di fatto, una modificazione, oggettiva e in pejus, degli aspetti dinamico-relazionali della minore.

Date le proprie condizioni, il padre non può più occuparsi materialmente di lei come prima, necessitando lui per primo delle cure di terze persone (a volte della stessa figlia, come emerso in perizia); compromesso è anche l’aspetto ludico, la materialità dei quotidiani gesti d’affetto (es. prenderla in braccio) ovvero ancora le semplici uscite familiari, a lato pratico notevolmente difficoltose.

Per quel che riguarda il riconoscimento del danno parentale in capo agli altri congiunti di DA SILVA ODERIANO, è appena il caso di sgombrare immediatamente il campo dalle censure mosse da parte convenuta le quali si basano, per vero, unicamente sul mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte dei predetti intervenuti.

Richiamando quanto già osservato sul punto in premessa e in applicazione di un regime presuntivo che, per vero, parte convenuta ha già di fatto utilizzato per FARKAS MARIA JANA e DA SILVA EVA, si osserva come in termini ancor più significativi si sia recentemente espressa la Suprema Corte di Cassazione, (ordinanza del 31.7.2018 n. 18541) secondo cui “la prova del danno non patrimoniale patito dai prossimi congiunti di persona resa invalida dall’altrui illecito, può esser desunta presuntivamente anche soltanto dalla gravità delle lesioni (cfr. Cass. del 16.2.2012 n. 2228; in seguito Cass. 11.7.2017 n. 17058)”.

E ciò, invero, senza che possano farsi aprioristiche esclusioni basate sulla diversa natura ovvero intensità dei rapporti che legano il danneggiato ai propri congiunti (siano essi, come nel caso di specie, coniuge, figlia ovvero madre e fratelli) ovvero su un’eventuale non convivenza tra gli stessi. Osservando anche solo la struttura delle Tabelle Milanesi di riferimento è infatti agevole rilevare come tali fattori incidano solo sul quantum in concreto liquidabile, non già sull’an del risarcimento.

decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale RAPPORTI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO TRA UN CITTADINO ITALIANO E UN CONIUGE APPARTENENTE A ALTRO PAESE UE
RISARCIMENTO PER LESIONI GRAVISSIME DA INCIDENTE BOLOGNA RAVENNA forli cesena

Ciò premesso, si osserva come la madre DA SILVA ELENA abbia compiutamente allegato e descritto, e controparte nulla ha provato in contrario né ha puntualmente smentito, la forza della relazione affettiva che intercorre con il figlio Oderiano e lo stravolgimento che ne sia seguito a causa del sinistro. Si apprezza, infatti, come DA SILVA ODERIANO rappresentasse per la madre un sicuro punto di riferimento e serenità: considerato il più fortunato tra i figli, circondato da affetti importanti, lavoratore e, soprattutto, presenza di grande conforto e sostegno nel travaglio della malattia materna. Se prima la stessa godeva di assistenza pressoché costante da parte del figlio, a seguito dell’incidente le parti si sono invertite: DA SILVA ODERIANO si è trasformato da assistente ad assistito e tutte le cure e le attenzioni familiari si sono comprensibilmente riversate su di lui, ivi comprese quelle materne tale per cui, anche in questo caso, l’irreversibile sconvolgimento degli equilibri di relazione intra familiare è innegabile.

Parimenti, anche per i fratelli DA SILVA GOMEZ e DA SILVA ANDREAS deve riconoscersi l’effettiva lesione del rapporto parentale. Per il primo, ferma restando l’incidenza reattiva della propria patologia psichiatrica, che innegabilmente ne amplifica la risposta emotiva agli eventi traumatici, è stato allegato, e clinicamente evidenziato nella consultazione psicologica del prof. Stella, come in seguito al sinistro occorso al fratello Oderiano lo stesso si sia completamente chiuso in se stesso, ritirando buona parte degli investimenti affettivi che aveva faticosamente conquistato nel mondo esterno. Negli atti, si legge come Gomez abbia sempre visto nel fratello Oderiano un sicuro punto di riferimento, soprattutto in seguito alla morte del padre. Le gravi lesioni subite dal fratello hanno repentinamente catapultato DA SILVA GOMEZ in un drastico cambiamento esistenziale in relazione all’impegno a tutto campo che egli ha deciso di offrire al fratello, in una dimensione di assoluta abnegazione. L’assistenza continua al fratello nel periodo di ricovero e il tentativo di gestione dell’officina di cui Oderiano era titolare, in risposta al forte carico di sofferenza e smarrimento provati per la sorte di quest’ultimo, hanno conseguentemente determinato per DA SILVA GOMEZ forti scompensi psichici per i quali si sono resi necessari svariati ricoveri.

Nel caso di DA SILVA ANDREAS, pur non avendo riportato conseguenze lesive “di riflesso” in termini di danno biologico, è stato parimenti allegato il forte legame affettivo col fratello Oderiano, fatto di complicità e solidarietà che si sono mantenute anche in seguito alla cessata convivenza, continuando a frequentarsi assiduamente e dandosi reciproco sostegno per la difficile condizione della madre e del fratello maggiore Gomez. La simmetrica solidarietà in ambito familiare è stata fortemente compromessa dall’evento lesivo che ha colpito Oderiano e le forti incidenze che si sono sviluppate, in conseguenza di esso, nella sfera psichica e relazionale di tutti i congiunti hanno determinato, anche per DA SILVA GOMEZ, una rilevante lesione dell’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti, costituzionalmente tutelata.

Di fronte a un quadro così dettagliatamente circostanziato, parte convenuta basandosi ancora su un’errata inversione dell’onere probatorio, non ha né allegato circostanze obiettive di segno contrario né ha anche solo in parte smentito quanto ex adverso dedotto dagli intervenuti. Come tale e per tutte le argomentazioni svolte in precedenza, ogni doglianza mossa sul punto deve considerarsi integralmente respinta.

Si procede pertanto alla liquidazione dei relativi danni riflessi sulla base dei valori indicati dalle Tabelle di Milano 2018, applicabili ratione temporis, con la precisazione che, per la liquidazione del danno da lesione del rapporto parentale, in assenza di specifica tabellazione, si è fatto riferimento a quanto previsto dalle tabelle del Tribunale di Milano per il danno da morte del congiunto, operate le opportune riduzioni e i necessitati adattamenti.

FARKAS MARIA JANA ha riportato danno biologico del 10% per un importo base risarcibile di € 23.844,00; avuto riguardo alla giovane età della donna al momento del sinistro (30 anni), al marcato disagio esistenziale di cui è vittima, cui va ad aggiungersi la mortificazione della propria sfera sessuale, collegate alla disabilità del marito, si reputa equo procedere a una personalizzazione del danno nella misura massima del 49%, liquidando l’importo massimo previsto, pari ad € 35.000,00 con un riconoscimento del danno parentale nella misura di € 250.000,00 pari a circa 2/3 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Per DA SILVA EVA, nulla viene liquidato a titolo di danno biologico. Si riconosce un danno parentale per un importo di € 250.000,00 pari a circa 2/3 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Per DA SILVA Elena, pur non negandosi la preesistenza di situazioni fortemente stressanti in grado di elevarsi a concausa dell’attuale accertata sofferenza depressiva, nondimeno le risultanze della CTU, che di tali pregressi hanno ben tenuto conto, hanno posto concretamente in evidenza la prevalente rilevanza causale dell’evento traumatico subìto dal figlio DA SILVA ODERIANO, sulla cui condizione fortemente menomata la stessa proietta il proprio senso di inutilità e inadeguatezza, aggravando un quadro personale già di per sé penoso, cui va accordata tutta l’umana comprensione. Pertanto, partendo da un importo base risarcibile di € 19.544,00, si reputa equo riconoscere una personalizzazione del 20%, pari a € 23.500,00, con un riconoscimento del danno parentale di € 170.000,00 pari a circa 1/2 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Fermo, in ogni caso, quanto osservato sull’efficacia probatoria dell’accertamento svolto in perizia, anche per DA SILVA GOMEZ, la cui pregressa condizione patologica e di dipendenza è stata oggetto di attenzione del CTU, è emersa l’incidenza peggiorativa dell’incidente e delle rilevanti conseguenze lesive occorsi al fratello. Conseguentemente, avuto riguardo all’età del danneggiato alla data del sinistro (40 anni), si procede alla stima del danno come segue:

Percentuale di invalidità permanente 8%: € 15.467,00
Invalidità temporanea totale (77 giorni): € 9.240,00
Invalidità temporanea parziale al 75% (20 giorni): € 1.800,00
Invalidità temporanea parziale al 50% (20 giorni): € 1.200,00
Invalidità temporanea parziale al 25% (20 giorni): € 600,00
Totale danno biologico temporaneo € 12.840,00
TOTALE GENERALE: € 28.307,00

cui va aggiunto il riconosciuto danno da lesione del rapporto parentale per € 40.000,00, pari a circa ¼ dell’importo massimo previsto in Tabella.

Nulla viene riconosciuto a titolo di danno biologico in favore di DA SILVA ANDREAS, non avendo la parte allegato e prodotto nulla in termini documentazione medica idonea a fornire quantomeno un principio di prova sul punto. Viene invece liquidato il patito danno parentale per € 30.000,00, pari a circa 1/5 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Sugli importi come sopra riconosciuti a favore dei congiunti di DA SILVA ODERIANO, trattandosi di debito di valore ad oggi cristallizzato in debito di valuta, sono dovuti interessi legali a far tempo dalla data della presente sentenza e fino al saldo.

Quanto ai rapporti interni tra ALFA S.P.A. e DONAU, vi è da osservare che la pretesa, inizialmente avanzata da ALFA, e da ultimo ribadita con note in data 20 febbraio 2020, di essere tenuta manlevata ed indenne da parte di DONAU, sia per carenza di legittimazione passiva, sia perché DONAU si sarebbe “riconosciuta” debitrice degli importi richiesti dall’attore corrispondendogli un consistente anticipo, non appare fondata sulla scorta dei chiari principi di cui all’art. 2054 c.c., sopra richiamati e non derogabili nella fattispecie, giacché il contenuto del rapporto negoziale in virtù del quale ALFA ha concesso l’uso del mezzo al guidatore, oltre che non dimostrato con il dovuto rigore (i moduli contrattuali versati in atti sono generici e neppure riferiti al CARDOSO personalmente), non porta comunque all’assimilabilità di esso alla locazione finanziaria.

Sulle spese di lite, da porsi a carico di tutti i convenuti in solido, è dato osservare che il notevole ridimensionamento della pretesa attorea, unito alla considerazione che la soccombenza di parte convenuta in merito al dedotto concorso di colpa di DA SILVA ODERIANO è avvenuto sulla scorta di ragionamento giuridico complesso, che ha avuto in considerazione i profili etiologici di una grave violazione indubbiamente ascrivibile a parte attrice, giustifica la compensazione di esse nella misura di un mezzo, comprendendo nella compensazione sia le spese di consulenza tecnica d’ufficio, ed altresì le spese di consulenza tecnica di parte, seguendo la liquidazione secondo i parametri di cui al DM. n. 55/2014 e s.m.i.

In proposito, si richiama quanto statuito, recentemente, da Cass. SS. UU., 19/03/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 19/03/2020), n.7454, la quale ha testualmente motivato:

“Ora, mette conto rilevare che l’art. 92 c.p.c., comma 2, dispone per quel che qui importa che “Se vi è soccombenza reciproca (…) il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti.”. La norma, pertanto, consente al giudice di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite tra le parti in caso di reciproca soccombenza, sicchè anche nell’ipotesi di soccombenza reciproca, il limite di fronte al quale si arresta la discrezionalità del giudice riguardo alla distribuzione dell’onere delle spese di lite – altrimenti non soggetta a sindacato di questa Corte – è rappresentato dall’impossibilità di addossarne, in tutto o in parte, il carico alla parte interamente vittoriosa, poiché ciò si tradurrebbe in un’indebita riduzione delle ragioni sostanziali della stessa, ritenute fondate nel merito. Si è infatti ritenuto che in tema di condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse. Con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione è pertanto limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato, e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sia la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca, quanto nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi, sia provvedere alla loro quantificazione, senza eccedere i limiti – minimi, ove previsti e – massimi fissati dalle tabelle vigenti – cfr. Cass. n. 19613/2017; Cass. n. 26918/2018″.

E quanto al notevole ridimensionamento dell’entità della somma richiesta con la domanda giudiziale, era da tempo principio consolidato quello secondo il quale esso, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente, con valutazione discrezionale, incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, il giudice ne può tenere conto, ai fini – per l’appunto – della compensazione, totale o parziale, delle spese di lite (cfr. Cass. Sent. 5.8.2005 n. 16526 in motivazione; Cass. 12295/01; Cass. 23.6.2000, n. 8352; Cass. 13/88).

La valutazione di soccombenza reciproca, che vede oltretutto un significativo discostamento tra l’entità delle somme originariamente richieste dall’attore, quelle fatte oggetto di proposta conciliativa da parte del precedente giudice assegnatario e quelle infine riconosciute in sede di decisione, non consente di valutare il comportamento delle convenute alla stregua degli artt. 91 comma primo e 96 c.p.c., così come richiesto da parte attrice, la quale ha viceversa dichiarato di aderire alla suddetta proposta.

A tale proposito, è appena il caso di rilevare che nessun rilievo può attribuirsi al discostamento notevole, da parte di questo giudice, rispetto a quella proposta, anche se formulata ad istruttoria esaurita: come infatti chiarisce autorevole giurisprudenza di merito (Trib. Fermo, 21 novembre 2013 in www.ilcaso.it), il potere del giudice di formulare proposta transattiva ai sensi dell’art. 185 bis c.p.c. – in specie se all’esito dell’istruttoria – non impone allo stesso di “anticipare” il proprio pensiero su quello che sarà l’esito finale della causa.

Ed anzi, è parere dottrinario condivisibile quello secondo cui nonostante la formulazione di proposta transattiva che avvenga all’esito dell’istruttoria, che possa dunque fondarsi su una prognosi sull’esito della controversia, ben è possibile che questa sia rivista in sede di decisione, atteso che il giudice conserva la facoltà e il dovere di rivalutare il materiale istruttorio e le questioni sollevate fino all’ultimo momento utile.

Afferma infatti il Tribunale di Fermo “nessuno dice che il giudice deve fare delle proposte da cui decisamente traspaia come la pensa . Ciò è evidente in limine litis, ma anche a fine istruttoria è così, in quanto l’unico vero ostacolo – in cui è in gioco il diritto costituzionale di difesa – è che il giudice, con la sua proposta, non deve spingere la parte che , per motivi psicologici e/o economici , non è in grado di “reggere” i tempi di un processo medio, ad accettare una proposta che le dia molto di meno di quanto le spetta o le imponga molto di più di quanto deve dare”.

La soccombenza è invece totale per quanto concerne gli intervenuti, e la liquidazione avviene, come da dispositivo, in considerazione del valore di lite e dell’attività difensiva svolta, in favore di più parti.

Nei rapporti interni tra attore, intervenuti e convenuti, le spese di consulenza tecnica d’ufficio rimarranno a carico di parte attrice per il 25% e di parte convenuta, in ragione della disposta compensazione di spese nei rapporti con l’attore e della soccombenza invece totale nei confronti degli intervenuti, per il 75% (parte convenuta considerata come parte complessa).

Nulla sulle spese tra DONAU e ALFA, in difetto di domanda sul punto da parte di DONAU.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

– Dichiara tenuti e condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, in favore di DA SILVA ODERIANO, per i titoli di cui in motivazione, della somma di € 271.000,00 oltre interessi legali in funzione compensativa a far tempo dal 16 novembre 2016 e fino al saldo, oltre interessi dalla data della presente sentenza e fino al saldo;

– Dichiara tenuti e condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, a favore degli intervenuti, delle seguenti somme, maggiorate di interessi legali a far tempo dalla data della presente sentenza e fino al saldo:

– € 285.000,00 a favore di FARKAS MARIA JANA;

– € 250.000,00 a favore di DA SILVA EVA;

– € 183.500,00 a favore di DA SILVA ELENA;

– € 68.307,00 a favore di DA SILVA GOMEZ;

– € 30.000,00 a favore di DA SILVA ANDREAS.

– Condanna altresì i convenuti, in solido tra loro, a rimborsare a parte attrice la metà delle spese di lite, che si liquidano per l’intero in € 1.748 per anticipazioni, € 40.000 per compensi, oltre i.v.a., c.p.a. e 15 % per spese generali, oltre al rimborso, nella misura di un mezzo, delle spese di CTP come anticipate e documentate.

– Condanna ancora i convenuti al pagamento, in favore degli intervenuti, delle spese di lite relative all’intervento che liquida in € 1.742,20 per anticipazioni, € 40.000 per compensi, oltre IVA, CPA e spese generali come per legge, oltre al rimborso delle spese di CTU e di CTP anticipate e documentate;

– Dispone, in via definitiva, che nei rapporti interni le spese di CTU restino al 75% a carico di parte convenuta intesa come parte complessa e al 25% a carico dell’attore.

N. R.G. 14189/2015

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 14189/2015

tra

ODERIANO DA SILVA

ATTORE/I

e

DONAU VERSICHERUNG AG VIENNA INSURANCE GROUP

DARAG ITALIA S.P.A.

ALFA SPA

CARLOS CARDOSO

CONVENUTI

MARIA JANA FARKAS IN PROPRIO E QUALE GENITORE ESERCENTE LA RESPONSABILITA’ GENITORIALE SULLA MINORE DA SILVA EVA

DA SILVA ANDREAS

DA SILVA GOMEZ

DA SILVA ELENA

INTERVENUTI

Oggi 28 aprile 2020 ad ore 10,30 innanzi al dott. Alessandra Arceri, all’udienza fissata davanti al Tribunale ai sensi dell’art. 83 lett. h) d.l. n. 18/2020 si riscontra il deposito, come da ordinanza in data, dei preverbali di causa e note difensive da parte di attore ed intervenuti.

Per la compagnia DARAG, avente causa DANAU, DANAU stessa e ALFA, si riscontra unicamente il deposito di foglio di conclusioni e deduzioni in data 21 febbraio 2020.

All’esito della lettura di tali atti, da intendersi qui integralmente ritrascritti, e del tempo necessario alla deliberazione, il Giudice pronuncia sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. effettuandone pubblicazione mediante allegazione al presente verbale di udienza.

Il Giudice

dott. Alessandra Arceri

***

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Alessandra Arceri ha pronunciato ex art. 281 sexies c.p.c. la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 14189/2015 promossa da:

ODERIANO DA SILVA, con il patrocinio dell’avv. LAZZARI MAURIZIO, elettivamente domiciliato in VIA G. GARIBALDI N. 3 presso il difensore

ATTORE

contro

DONAU VERSICHERUNG AG VIENNA INSURANCE GROUP (C.F. ***),

DARAG ITALIA S.P.A. (C.F. ***)

entrambe con il patrocinio dell’avv. MATARAZZO DIEGO M. (***) e dell’AVV. ANDREAS PENNESI (***) elettivamente domiciliate presso quest’ultimo in STRADA MAGGIORE 47 40125 BOLOGNA

ALFA SPA , con il patrocinio dell’avv. LUSCHI GIOVANNI ed elettivamente domiciliata presso l’avv. TONELLI ELISA (TNLLSE75C49A944O) VIA A. COSTA N. 123 40100 BOLOGNA

CARLOS CARDOSO, contumace

CONVENUTI

MARIA JANA FARKAS in proprio e quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sulla minore DA SILVA EVA

DA SILVA ELENA

ANDREAS DA SILVA

GOMEZ DA SILVA

rappresentati e difesi dall’avv. LAZZARI MAURIZIO ed elettivamente domiciliati in VIA GARIBALDI N. 3 40124 BOLOGNA presso il difensore

INTERVENUTI

CONCLUSIONI

Le parti hanno concluso come da atti e preverbali riportati nel verbale d’udienza odierna.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione ritualmente notificato DA SILVA ODERIANO conveniva dinanzi all’intestato Tribunale CARDOSO CARLOS, ALFA S.p.a. nonché DONAU VERSICHERUNG A.G. VIENNA INSOURANCE GROUP (di seguito, per brevità, solo “DONAU”), al fine di sentire dichiarare e condannare i convenuti, in solido tra loro, al risarcimento dei danni tutti, patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi in conseguenza del sinistro stradale occorsogli in data 16 novembre 2012, da cui riportava lesioni personali gravissime.

Sulla dinamica dell’incidente, l’attore esponeva che in data 16 novembre 2012, alle ore 15,45 circa, si trovava nel territorio comunale di Bologna alla guida del proprio motociclo Honda Foresight targato AJ***; mentre percorreva Via Beroaldo, con direzione via Isabella Andreini, dall’opposto senso di marcia sopraggiungeva Carlos Cardoso alla guida del veicolo Fiat Panda targato EG093PJ (di proprietà della società Alfa s.p.a. e assicurato per la R.C.A. presso la compagnia DONAU) il quale, giunto all’intersezione con via Andreini, nell’intento di svoltare a sinistra per immettersi nella predetta via, ometteva di dare la prescritta precedenza all’attore, investendolo e procurandone la caduta.

Dalla relazione di incidente stradale compiuta dalla Polizia Municipale di Bologna emergeva la piena ed esclusiva responsabilità nel sinistro a carico di Carlos Cardoso, al quale veniva contestata la violazione dell’art. 41, comma 9 in relazione all’art. 146, comma 2 C.d.S. con conseguente ritiro della patente di guida, mentre nessun rimprovero veniva di contro mosso a carico dell’attore cui la relazione del perito di parte Simoncini riconosceva una condotta di guida ineccepibile.

Dai fatti sopra descritti, dovuti ad esclusiva responsabilità del convenuto Cardoso, parte attrice assumeva di aver subito ingenti danni; infatti, a seguito del sinistro sopra descritto, DA SILVA ODERIANO veniva trasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna e successivamente ricoverato presso il reparto di Rianimazione ove riportava lesioni gravissime, con diagnosi di “frattura chiusa del tratto T7-T12, con lesione completa del midollo, emorragia subaracnoidea consecutiva a traumatismo, pneumotorace, emotorace, frattura chiusa dell’estremità prossimale di radio e ulna sx, frattura esposta del ramo della mandibola” (doc. 3 attore). A causa dei gravissimi traumi subìti, veniva immediatamente sottoposto a una serie di interventi (17.11.2012 intervento di artrodesi dorsale e dorso-lombare con approccio posteriore; 20.11.2012 intervento chirurgico ortopedico all’avambraccio sx; 22.11.2012 tracheotomia secondo Ciaglia, sotto guida fibroscopica; 26.11.2012 intervento di riduzione di frattura mandibolare dx in anestesia generale) all’esito dei quali veniva trasferito all’ospedale di Montecatone, centro riabilitativo di alta specializzazione, con diagnosi “frattura chiusa del tratto T7-T12 con lesione completa del midollo; emorragia subaracnoidea consecutiva a taumatismo senza menzione di ferita intracranica esposta, senza perdita di cosce, pneumotorace senza menzione di ferita aperta nel torace, emotorace senza menzione di ferita aperta al torace, frattura chiusa nell’estremità prossimale di radio e ulna, non specificata, frattura esposta di parte non specificata del ramo della mandibola”.

Sottopostosi poi a visita per l’accertamento dell’invalidità civile presso la Commissione Medica dell’INPS di Imola, veniva riconosciuto “invalido con totale e permanente inabilità lavorativa al 100% e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani (L. 18/80)” a decorrere dal 7.2.2013 (doc. 6 attore); conseguentemente, in data 9.7.2014, l’INPS corrispondeva ad DA SILVA ODERIANO, a titolo di indennità di accompagnamento per invalidità civile ai sensi della legge n. 222/1984, la somma di € 203.875,43 successivamente richiesta in rivalsa alla compagnia assicuratrice convenuta e da questa integralmente rimborsata all’ente erogante.

A seguito di una successiva serie di interventi, con progressivo aggravamento delle proprie condizioni di salute, DA SILVA ODERIANO si sottoponeva a visita medico legale (dott. Peluso) nonché a relazione tecnica peritale (Ing. Teti) finalizzata quest’ultima a definire le tipologie dei dispositivi tecnici necessari per il reinserimento familiare e sociale del sig. DA SILVA, il numero degli stessi e la quantificazione delle spese da sostenersi a carico del paziente. All’esito dei predetti accertamenti, DA SILVA ODERIANO prospettava la seguente quantificazione dei danni, sulla base delle vigenti Tabelle del Tribunale di Milano:

– Invalidità permanente: 95%, da liquidarsi nella misura complessiva di 948.322,00 €;

– Inabilità Temporanea Totale: € 120/gg per 165 giorni dalla data del sinistro (16.11.2012) sino alle dimissioni dal presidio di Montecatone (30.4.2013) per un totale di 19.882,50 €;

– Personalizzazione del danno: aumento nella misura del 47%, per un totale complessivo di 445.711,34 €;

– Incapacità lavorativa specifica permanente: 100% calcolata sulla base del reddito presunto, pari ad almeno 290.333,04 €;

Indicava altresì le spese mediche sostenute e sostenende così come individuate e quantificate dal dott. Peluso nella propria perizia medico legale:

– Spese mediche per spostamenti, fino al febbraio 2014: 49.450,82 €;

– Previsione delle spese future: 26.900 € per il primo anno, 14.700 € per gli anni successivi;

– Previsione delle spese mediche future: calcolate nella somma di € 500,00 mensili (6.000,00 € annui), per un periodo residuo di vita pari a 44 anni, 264.000,00 €;

– Spese di assistenza personale: calcolate sull’importo mensile di 1.500,00 € (18.000,00 € annui) per complessivi 792.000,00 €;

-Spese per perizie medico legali e mediche: 3.172,00 €.

L’Ing. Teti, tenuto conto dei tempi di rinnovo e dei costi delle necessarie riparazioni, prevedeva spese per dispositivi tecnici (carrozzina, cicloergometro, palestra multifunzione, lettino per trattamenti di fisioterapia, carrozzina per attività balneare, sistemi antidecubito, poltrona elevabile ecc.) quantificandole in 420.949,79 € al netto di quanto riconosciuto dal SSN, cui si aggiungevano le spese per la modifica dell’autovettura pari a 54.340,00 € IVA inclusa, per un totale complessivo di 475.289,79 € .

Per i predetti danni, la compagnia assicuratrice convenuta aveva già provveduto al versamento stragiudiziale, in favore dell’attore, di una serie di importi sino all’ammontare complessivo di 1.320.000,00 €, secondo le scansioni ed i tempi meglio descritti a pag. 14 dell’atto introduttivo; tuttavia, mentre la compagnia convenuta riteneva tale somma pienamente ristorativa di ogni pregiudizio patito e patiendo, parte attrice ne lamentava la palese insufficienza, conseguentemente incassandola a titolo di mero acconto.

Pertanto, a fronte di un danno complessivamente stimato, in tesi, in misura pari a 3.288.161,49 €, oltre interessi e rivalutazione monetaria, detratto quanto già versato a titolo di acconto da DONAU nonché l’importo già erogato dall’INPS a titolo di prestazioni pensionistiche, DA SILVA ODERIANO, previo accertamento di tutti i danni riportati in seguito al sinistro così come ricostruito in narrativa, chiedeva la condanna in solido di tutti i convenuti quali conducente, proprietaria e compagnia assicuratrice per la R.C.A., a risarcire la somma di € 1.764.286,00, ovvero la diversa maggiore o minore somma ritenuta di giustizia, da liquidarsi eventualmente anche in via equitativa, a ristoro di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti e subendi a seguito del predetto sinistro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali sulla somma rivalutata al saldo, da calcolarsi tenendo conto delle date di erogazione degli acconti versati sino al saldo effettivo.

Nel giudizio così radicato, si sono costituite le parti convenute, chiedendo respingersi la domanda attorea, in quanto infondata in fatto e in diritto; in particolare, ALFA S.P.A. eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, per essere semplicemente proprietaria e concedente con contratto id noleggio a lungo termine del mezzo condotto dal CARDOSO, dunque in virtù di rapporto pienamente assimilabile a contratto di locazione finanziaria, e chiedendo, pertanto, di essere tenuta indenne da ogni pretesa attorea per essere unici contraddittori a fronte della stessa il conducente del mezzo e la di lui compagnia assicuratrice per la r.c. .

Sull’an debeatur contestavano l’attribuzione di una responsabilità esclusiva in capo a CARDOSO CARLOS nella determinazione del sinistro, rilevando sul punto l’assenza di testimoni oculari che avessero effettivamente assistito alla dinamica dell’incidente, una determinante asincronia dei tempi semaforici nonché la circostanza che, al momento del sinistro, Da Silva Oderiano circolasse sul proprio motociclo nonostante la sospensione della propria patente di guida, per la durata di un anno, a decorrere dal 23.5.2012.

Circostanza che aveva avuto quanto meno ruolo concausale sull’accaduto.

Sull’offerta omnicomprensiva formulata all’attore, quantificata in proporzione al danno biologico stimato dell’85% con personalizzazione massima del 25% cui dovevano aggiungersi 101.504,00 € (inclusi IVA e CPA) a titolo di spese legali, DONAU ne rimarcava l’assoluta congruità ai sensi di quanto stabilito dal D. lgs. 209/2005.

Sul quantum debeatur, contestava la valenza presuntiva della perizia medico legale di controparte, la misura percentuale della personalizzazione del danno biologico, ben oltre la massima prevista dalle Tabelle di Milano e priva di qualunque supporto probatorio idoneo a giustificare un tale discostamento, il difetto di argomentazione e prova sul danno da compromissione assoluta della capacità lavorativa specifica, cui si aggiungeva una decisa confutazione di tutte le spese, presenti e future, così come individuate e quantificate da controparte. Pertanto, chiedeva il riconoscimento della congruità della somma offerta stragiudizialmente all’attore, con conseguente rigetto di ogni ulteriore pretesa di controparte; in via subordinata, previo accertamento del concorso di colpa di tutte le parti in causa, limitare il risarcimento da corrispondersi ai danni effettivamente subiti, decurtato in ogni caso quanto già versato all’attore e da questi incassato.

Intervenivano successivamente in giudizio, con atto di intervento notificato in forza di decreto del giudice assegnatario, FARKAS MARIA JANA, in proprio in qualità di moglie del danneggiato nonché, unitamente ad DA SILVA ODERIANO, quale genitore esercente la potestà genitoriale sulla figlia minore EVA DA SILVA, nonché ELENA DA SILVA, GOMEZ DA SILVA e ANDREAS DA SILVA (questi ultimi, rispettivamente, quali madre e fratelli germani del danneggiato) rivendicando un danno non patrimoniale riflesso iure proprio, determinatosi in conseguenza della lesione all’integrità del rapporto parentale ed al danno psicofisico loro arrecato per effetto della grave menomazione riportata dal loro caro (così come illustrato nella relazione psichiatrica del luglio 2014 del dott. Taruschio). Anche tale circostanza veniva integralmente respinta dagli odierni convenuti, ritenendo le predette domande in parte non dovute e in parte ancora non provate, oltre che sproporzionate per come quantificate in atti.

La causa è stata istruita mediante il deposito di memorie ex art. 183, comma 6, c.p.c, ammissione ed espletamento di consulenza cinematica e medico legale sulla persona dell’attore e degli intervenuti in giudizio e produzioni documentali nei limiti come in seguito precisati.

All’esito degli esami peritali, interveniva in giudizio la Compagnia Darag Italia s.p.a (di seguito e per brevità, solo “Darag”) quale cessionaria di ramo d’azienda di DONAU, chiedendo l’estromissione dal giudizio di quest’ultima.

Estromissione non avvenuta a séguito dell’intervento della precitata compagnia, in difetto di consenso espresso delle restanti parti, con le conseguenze di cui all’art. 111 comma 1 c.p.c.

Infine, previo esperimento di tentativo di conciliazione tra le parti ai sensi dell’art. 185 bis c.p.c., che ha avuto esito negativo per mancata adesione di parte convenuta, precisate le conclusioni come in epigrafe, la causa veniva trattenuta in decisione all’udienza odierna, previa acquisizione ed allegazione dei preverbali e note conclusive depositate in vista della discussione ex artt. 83 comma VII lett. h D.L. n. 18/2020 e 281 sexies c.p.c.

1. SULLA RESPONSABILITA’ DEL SINISTRO

Si osserva come, dalla perizia cinematica svolta dal CTU Ing. Cavallo, le cui conclusioni, ampiamente e congruamente supportate, il Tribunale condivide e non ha motivo di disattendere, emerga senza alcun margine di dubbio, l’esclusiva responsabilità del convenuto CARDOSO Carlos nella causazione del sinistro oggetto di causa.

Secondo la ricostruzione del CTU, premessa la relazione sullo stato dei luoghi del sinistro (comune di Bologna, area di scambio tra Via Filippo Beroaldo intersezione Via Isabella Andreini), descritto come tratto di strada urbana regolato da impianto semaforico, con pavimentazione stradale asfaltata e in buono stato di manutenzione e lievi anomalie, con presenza di segnaletica orizzontale sulle strade confluenti (striscia mediana longitudinale, continua di separazione delle due semicarreggiate, strisce pedonali, frecce direzionali, strisce di arresto) e limite di velocità pari a 50 km/h, la dinamica del sinistro può esser riassunta come segue, mutando le parole del CTU.

“Il Sig. Da Silva Oderiano, conducente del motociclo Honda Foresight targato AJ***, stava percorrendo Via Filippo Beroaldo con direzione centro città, quando, giunto nell’area di scambio dell’intersezione con Via Andreini veniva investito dall’autovettura Fiat Panda targata EG*** condotta da Cardoso Carlos che tentava di svoltare a sinistra (secondo il proprio senso di marcia) per immettersi su Via Andreini.

Nella corsia di pertinenza del Sig. Da Silva Oderiano, le Autorità rilevavano una traccia di frenata marcata e continua lunga metri 6,15, una traccia di abrasione del manto stradale lunga metri 2,20 e quattro tracce di scarrocciamento del pneumatico anteriore del motociclo lunghe tutte metri 0,30.

L’urto di media entità interessava la parte anteriore destra e lo spigolo destro dell’autovettura Fiat Panda e la parte anteriore del motociclo Honda Foresight.

Nell’evento, il Sig. Da Silva Oderiano, conducente del motociclo Honda Foresight riportava lesioni fisiche.

Ulteriori elementi utili nell’esame del caso sono:

– Il sinistro è occorso alle ore 15:45 del giorno 1 agosto 2012 (rectius, 16 novembre 2012 n.d.r.).

– Il cielo era sereno, la luce ambientale diurna e la visibilità buona.

– Il traffico al momento del sinistro era normale.

La velocità di marcia del motociclo Honda Foresight condotto da Da Silva Oderiano, prima dell’azione frenante, era pari a circa 47 km/h, inferiore al limite massimo prescritto in quel tratto di strada (50 km/h).

La velocità di arrivo all’urto della Fiat Panda condotta da Cardoso Carlos era pari a circa 25 km/h, velocità contenuta nel limite massimo consentito in quel tratto di strada (50 km/h).

Gli elementi concreti e oggettivi disponibili ci consentono di individuare con buona precisione la Presunta Area d’Urto (PAU), cioè l’area entro cui è occorsa la collisione.

È preferibile parlare d’area d’urto piuttosto che di punto d’urto perché le collisioni avvengono sempre tra più punti, il cui insieme circoscrive una zona. La Presunta Area d’Urto (PAU) in cui è occorsa la collisione tra i due veicoli non è stata individuata dalle Autorità.

Tuttavia disponiamo di elementi concreti e oggettivi che consentono di individuarla con buona approssimazione per tabulas.

Dall’esame e dal rilievo dello stato dei luoghi, dalla restituzione grafica in scala su CAD del campo del sinistro, dalla ricostruzione in scala su CAD dell’eidotipo redatto dalle Autorità, dall’esame dei danni visibili sui due veicoli, dall’esame delle immagini riprese dalle Autorità (in particolare, dalla posizione dei detriti sulla sede stradale) e dall’esame degli elementi concreti e oggettivi raccolti dalle Autorità sul campo del sinistro (tracce al suolo, posizione post urto dei veicoli), si determina che la PAU (Presunta Area d’Urto) si colloca con ragionevole certezza a circa 2,66 metri dal margine destro della carreggiata e a circa 8,64 metri dal margine sinistro della carreggiata (secondo il senso di marcia di Cardoso Carlos).

Dallo schema dell’impianto semaforico risulta che entrambi i conducenti avevano la lanterna semaforica che proiettava luce verde. L’impianto semaforico non ha assunto alcuna incidenza nella causazione del sinistro.

Il sig. Cardoso Carlos alla guida della Fiat Panda si è immesso nell’area di scambio dell’intersezione stradale tentando si svoltare a sinistra e non concedendo la precedenza al sig. Da Silva che proveniva dalla sua destra.

Il sig. Cardoso Carlos non ha operato alcuna manovra elusiva e/o di emergenza per tentare di evitare la collisione.

Il sig. Da Silva Oderiano si è immesso nell’area di scambio dell’intersezione stradale nel tentativo di attraversarla linearmente favorito dal diritto di precedenza.

Il sig. Da Silva Oderiano, avuto contezza del pericolo rappresentato dalla Fiat Panda condotta da Cardoso Carlos, ha operato una tempestiva e corretta manovra di emergenza che però, pur non riuscendo ad evitare la collisione, ha ridotto la velocità di arrivo all’urto e, di conseguenza, le sequele lesive.

Per evitare il sinistro, il sig. Cardoso Carlos, nell’immettersi nell’area di scambio, avrebbe dovuto arrestarsi e concedere la precedenza al sig. Da Silva per permettergli di completare l’attraversamento dell’intersezione stradale.

Stante le modalità di accadimento del sinistro, il sig. Da Silva Oderiano, frenando tempestivamente e correttamente appena si è palesato il pericolo, ha fatto tutto il possibile per evitare il sinistro.

Cardoso Carlos alla guida della Fiat Panda, mentre si immetteva nell’area di scambio dell’intersezione stradale, violava l’Art. 145 “Precedenza” comma 2 che recita:

“Quando due veicoli stanno per impegnare una intersezione, ovvero laddove le loro traiettorie stiano comunque per intersecarsi, si ha l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnalazione.”.

Tale violazione è stata causa assorbente nella produzione del sinistro.

Nessuna censura può essere mossa alla condotta di guida di Da Silva Oderiano poiché, relativamente alla condotta di guida, ha tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del Codice della Strada.”

Dalla relazione peritale, ad ulteriore conferma della correttezza della condotta di guida tenuta da DA SILVA Oderiano, emerge altresì quanto riportato nel rapporto redatto dalle Autorità di Polizia intervenute sul luogo del sinistro “Tornati in ufficio gli scriventi durante la redazione della lista degli oggetti del conducente del motociclo notavano che il casco presentava abrasioni e rottura delle borchie della visiera e notavano inoltre che il cinturino era stato tagliato in modo netto come da un cutter, probabilmente è stato tagliato durante i soccorsi” da cui il CTU conclude che “la circostanza che nell’urto e nelle fasi precedenti e successive all’urto il casco non sia volato via dal capo e che per toglierlo dal capo sia stato necessario recidere il cinturino, mostra con certezza che il sig. Da Silva indossava il casco in modo corretto e allacciato”, circostanza confermata anche dalle immagini riprese dalle Autorità e presenti in atti.

In altri termini, non vi è prova (ma anzi, v’è prova del contrario) di qualsiasi altra imprudenza, commessa dall’DA SILVA, che abbia potuto autonomamente causare o altrimenti aggravare le conseguenze della caduta, caduta che, indubbiamente, si è verificata perché l’DA SILVA è stato costretto ad una brusca frenata per evitare l’impatto con l’ostacolo improvviso, rappresentato dalla FIAT PANDA che, improvvisamente, gli sbarrava la strada, rovinando a terra e scarrocciando sull’asfalto fino a toccare il mezzo.

Contrariamente a quanto sostenuto dai convenuti, pertanto, non è possibile individuare alcun elemento idoneo a fondare un’ipotesi di responsabilità, esclusiva ovvero concorsuale, ascrivibile all’attore ovvero a soggetti terzi, nella causazione del sinistro.

Preliminarmente, in relazione alla presunta rilevanza dell’asincronia delle luci degli impianti semaforici, la CTU ha puntualmente e dettagliatamente osservato che “Su Via Filippo Beroaldo, in direzione periferia, secondo la direzione di marcia dell’autovettura Fiat Panda, insistono quattro diverse lanterne semaforiche che proiettano luce verde rossa o gialla in relazione alla direzione che si vuole intraprendere. Può accadere, quindi, che su Via Filippo Beroaldo in direzione periferia (secondo la direzione tenuta dalla Fiat Panda convenuta) siano accese contemporaneamente luci di colore diverso in relazione alla direzione di marcia che si deve intraprendere. Lo stesso può accadere anche su Via Filippo Beroaldo in direzione centro (secondo la direzione tenuta dal motociclo Honda Foresight).

Tralasciando la parte del funzionamento non inerente al sinistro che ci occupa, il ciclo semaforico inerente alla due direzioni di marcia tenute dai conducenti coinvolti, si può così sintetizzare:

– Su Via Filippo Beroaldo in direzione periferia, accensione della luce rossa per svolta destra da Via Filippo Beroaldo verso Via Isabella Andreini e svolta a sinistra verso Via Isabella Andreini. Contemporaneamente su Via Filippo Beroaldo direzione centro, accensione della luce rossa per svolta a sinistra, destra e in direzione diritta verso il centro.

Ne consegue che:

– Quando su Via Filippo Beroaldo in direzione periferia con svolta a sinistra (secondo la direzione di marcia tenuta dalla Fiat Panda convenuta) è accesa la luce rossa, su Via Filippo Beroaldo in direzione diritta verso il centro (secondo la direzione di marcia tenuta dal motociclo Honda Foresight) è accesa la luce rossa.

Ulteriori elementi rilevanti del funzionamento dell’impianto semaforico sono:

– Su Via Filippo Beroaldo (secondo la direzione di marcia tenuta dalla Fiat Panda) la luce rossa (in direzione Via Filippo Beroaldo periferia e Via Isabella Andreini) rimane accesa per 27 secondi. All’interno di questo tempo si accende anche la luce rossa del semaforo su Via Filippo Beroaldo direzione centro (secondo la direzione di marcia del motociclo Honda Foresight).

– Su Via Filippo Beroaldo (secondo la direzione di marcia tenuta dalla Fiat Panda) la luce verde (in direzione Via Filippo Beroaldo periferia e Via Isabella Andreini) rimane accesa per 34 secondi. Nello stesso tempo si accende anche la luce verde del semaforo su Via Filippo Beroaldo direzione centro (secondo la direzione di marcia del motociclo Honda Foresight).

– Per il tempo di 4 secondi su Via Filippo Beroaldo (secondo la direzione di marcia tenuta dalla Fiat Panda) si accende la luce gialla e contemporaneamente rimane accesa la luce verde sulla corsia di marcia del motociclo Honda Foresight.

– Successivamente per il tempo di 4 secondi su Via Filippo Beroaldo direzione centro (senso di marcia del motociclo Honda Foresight) è accesa la luce gialla e contemporaneamente sulla corsia di marcia dell’autovettura Fiat Panda è permanente la luce rossa.

– Per il tempo di 2 secondi entrambe le corsie (corsia dell’autovettura e corsia del motociclo) hanno luce rossa accesa.

Da tutto quanto sopra esposto, ne consegue, con certezza e oltre ogni ragionevole dubbio, che:

– Nel momento in cui il Sig. Cardoso Carlos si immetteva nell’area di scambio dell’intersezione formata da Via Filippo Beroaldo – Via Isabella Andreini la lanterna semaforica su Via Filippo Beroaldo (secondo la direzione di marcia tenuta dalla Fiat Panda da lui condotta) proiettava luce verde e, di conseguenza, al Sig. Cardoso Carlos era consentito l’attraversamento dell’incrocio.

– Nel momento in cui il Sig. Da Silva Oderiano si immetteva nell’aria di scambio dell’intersezione formata da Via Filippo Beroaldo – Via Isabella Andreini la lanterna semaforica su Via Beroaldo in direzione diritta verso il centro (secondo la direzione di marcia tenuta da motociclo Honda Foresight da lui condotto) proiettava luce verde e, di conseguenza al Sig. Da Silva Oderiano era consentito l’attraversamento dell’incrocio.

Si rileva anche che il Sig. Da Silva Oderiano aveva 18 secondi in più rispetto al conducente della Fiat Panda per l’attraversamento dell’incrocio in quanto la lanterna nella sua carreggiata proiettava luce verde.

Di questi 18 secondi, 14 secondi sono variabili in base ai dati di traffico. Trova pertanto conferma quanto annotato dalle Autorità che”la luce verde dell’impianto semaforico sulla via Beroaldo provenienza via Mondo e direzione via Calindri (provenienza e direzione del motociclo) rimane accesa 13 secondi in più rispetto all’impianto semaforico di via Beroaldo con provenienza via Calindri e direzione via Mondo (provenienza e direzione dell’autovettura).”.

Ne consegue che, l’impianto semaforico non ha assunto alcuna incidenza nella causazione del sinistro.”

Ancora, la circostanza sostenuta dai convenuti, per il tramite del proprio CTP, per la quale DA SILVA Oderiano si sarebbe determinato in un’improvvisa e, asseritamente, imperita e ingiustificata manovra di frenata in un lasso temporale (3 secondi prima dell’urto) in cui ancora il veicolo condotto da CARDOSO Carlos non avrebbe rappresentato un pericolo o una turbativa alla circolazione, è stata compiutamente confutata dall’analisi svolta dal CTU il quale, sul punto, ha osservato che “Da Silva Oderiano ha agito tempestivamente per tentare di evitare l’impatto con l’autovettura non appena ha avuto contezza di quel che stava per accadere in quel tratto di strada e, quindi, non appena l’autovettura si è palesata come un possibile ostacolo e una possibile fonte di pericolo. Il verificarsi della collisione costituisce in re ipsa la prova concreta e certa che Da Silva Oderiano ha avuto la corretta percezione di quel che stava per accadere in quel tratto di strada.”.

A ciò si aggiunga che le contestazioni mosse dal CTP di parte convenuta ai calcoli compiuti dal CTU in sede di esame peritale, in particolare sulla velocità tenuta da entrambi i conducenti e sul tempo di reazione dell’attore prima dell’azione frenante, difettano in ogni caso di quell’esposizione di tecniche di calcolo e stime atte a dimostrare, con scientifico e metodologico rigore, gli errori presuntivamente rilevati.

In definitiva, l’attore procedeva fidando della luce semaforica verde, a velocità consentita in quel tratto stradale, ed era già giunto all’intersezione (quindi, stava per impegnarla), quando improvvisamente, si vedeva attraversare la carreggiata dal veicolo condotto dal CARDOSO, che non riusciva ad evitare data la repentinità della manovra di svolta.

Data la brevissima distanza tra i due mezzi, quando il CARDOSO ha inopinatamente svoltato a sinistra (evidentemente non avvedendosi del provenire, ormai a pochissima distanza, del motociclo), non vi è alcun elemento per affermare che l’DA SILVA potesse fare qualcosa di più o di diverso per evitare la brusca frenata e la rovinosa caduta al suolo.

Da ultimo, sulla questione dell’incidenza causale del provvedimento di sospensione della patente sulla dinamica del sinistro, deve preliminarmente rilevarsi l’irritualità del deposito dei relativi documenti da parte della compagnia convenuta.

Difatti, pur trattandosi di documentazione pacificamente formatasi addirittura ante causa (il provvedimento di sospensione della patente è datato 28.5.2012, con decorrenza dal 24.5.2012, mentre quello di revoca è del 25.3.2013), e pur richiamata dalla comparsa di risposta, senza specificarne le motivazioni, la stessa non è stata tempestivamente allegata e prodotta né in comparsa di costituzione né nella seconda memoria ex art. 183, comma 6. A ciò si aggiunga che, all’udienza di discussione della perizia cinematica del 29.3.2018, parte convenuta non ha presentato alcuna richiesta di autorizzazione al deposito tardivo di documenti salvo poi richiedere, all’udienza del 13.6.2019 – a distanza quindi di oltre un anno e successivamente al deposito della perizia medico legale – l’emissione di ordine di esibizione, ex art. 213 c.p.c., della predetta documentazione alla Prefettura di Bologna.

Nonostante il rigetto dell’istanza, la convenuta ha comunque provveduto al relativo deposito in data 19.12.2019. Trattandosi, pertanto, di produzione documentale tardiva e in alcun modo diversamente autorizzata dal Tribunale, il suo contenuto non è conseguentemente conoscibile e utilizzabile in questa sede.

In ogni modo, e a tutto voler concedere, anche volendo ipotizzare un ingresso di tale documentazione nel processo, ed una sua specifica valutazione, si osserva – per maggior completezza della motivazione – come la violazione del provvedimento di sospensione da parte dell’attore al momento del sinistro, per la quale oltretutto lo stesso è stato sanzionato, successivamente ad esso, mediante revoca della patente stessa, non ha avuto alcun ruolo causale efficiente, dal punto di vista giuridico, sull’accadimento.

Secondo la prospettazione offerta sul punto, infatti, da parte convenuta – ribadita solo per logicità espositiva – se l’attore, all’epoca del sinistro, non avesse violato il provvedimento di sospensione della patente, mettendosi alla guida del proprio motociclo, l’evento lesivo non si sarebbe mai verificato; il che equivarrebbe a dire che la condotta antigiuridica realizzata in tal senso da DA SILVA Oderiano dispiegherebbe proprio quell’efficacia interruttiva del nesso causale ex artt. 40 e 45 c.p., altrimenti interamente ascrivibile alla condotta di parte convenuta, da valutarsi, se non in termini di esclusiva responsabilità, quantomeno a titolo di concorso di colpa ex art. 1227 c.c.

Tuttavia, contrariamente a quando dedotto dalla convenuta, deve trovar applicazione un diverso principio di diritto, espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, tale per cui “affinché la violazione della norma possa costituire causa o concausa di un evento è necessario che essa sia preordinata ad impedirlo, diversamente assumendo la condotta trasgressiva del contravventore autonoma rilevanza giuridica, ma non costitutiva di un rapporto di causalità con l’evento, in relazione al quale essa diviene un mero antecedente storico occasionale” (cfr. per tutte Cass., Sez. III, n. 13830 del 2010).

Orbene, il provvedimento di sospensione della patente elevato a carico di DA SILVA Oderiano risponde innegabilmente alla ratio d’impedire che l’interessato, ponendosi nuovamente alla guida, possa costituire un pericolo per la circolazione, ed in definitiva, per la collettività; tuttavia non rileva autonomamente, in termini di efficacia causale, nell’ipotesi in cui ad esser stato concretamente posto in pericolo sia lo stesso contravventore, e ciò non a causa di una sua personale condotta imprudente ovvero imperita ovvero oggettivamente pericolosa, in qualche modo connessa allo scopo del divieto violato, bensì, esclusivamente, in conseguenza di un comportamento contra legem realizzato da un altro soggetto.

Nel caso di specie, infatti, è stata pienamente dimostrata la riconducibilità in via esclusiva dell’evento lesivo alla condotta di guida di CARDOSO Carlos mentre, di contro, nessun rimprovero, né in sede di accertamento da parte delle autorità né in sede di esame peritale, è stato mosso all’attore il quale, lo si ribadisce, ha tenuto una condotta di guida ineccepibile sotto ogni profilo.

Diverso sarebbe stato se il provvedimento di sospensione della patente fosse stato emesso in seguito a guida con accertato tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti e lo stesso attore fosse stato riconosciuto nuovamente in stato di ebrezza anche al momento del sinistro, avendo influìto tale suo stato sulla condotta di guida o sulla capacità di pronta reazione. Tuttavia, anche a voler ipotizzare la veridicità del primo assunto, – di cui, data la tardività della relativa produzione documentale, non è comunque dato conoscere in questa sede – il secondo resterebbe in ogni caso privo di alcuna allegazione, prova e obiettivo riscontro. Infatti, dalla documentazione in atti, né nell’immediatezza del sinistro né successivamente al momento del ricovero al pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna (ovvero nei giorni immediatamente successivi) risultano prelievi di sangue eseguiti sulla persona dell’attore, ovvero referti, finalizzati a un tale accertamento; né, tantomeno, tale circostanza è stata anche solo allegata dalle parti convenute.

In altri termini, non vi è prova, ritualmente acquisita, che la causa del provvedimento di sospensione della patente inflitto all’DA SILVA fosse l’abuso di sostanze alcoliche; non vi è prova che l’DA SILVA fosse sotto l’effetto di sostanze alcoliche consumate oltre i limiti di legge al momento del sinistro; non vi è prova che tale condizione abbia determinato una condotta di guida anomala o abbia pregiudicato in modo fatale le sue capacità di pronta reazione.

Pertanto, la trasgressione del provvedimento di sospensione della patente realizzata dall’attore in occasione del sinistro degrada a mera occasione del predetto evento e, come tale, è priva di alcuna obiettiva rilevanza causale la quale, di contro, deve esser riconosciuta esclusivamente alla condotta di CARDOSO Carlos.

Quanto ai principi giuridici applicabili per l’individuazione dei soggetti tenuti a rispondere del fatto illecito, non è superfluo rammentare il generale disposto dell’art. 2054, commi primo (per quanto concerne la responsabilità del CARDOSO, conducente del mezzo al momento del sinistro) e terzo comma, applicabile, quest’ultimo, contrariamente a quanto dalla stessa sostenuta, alla società proprietaria del mezzo, ALFA S.p.a., la quale, in forza del contratto di noleggio a lungo termine del mezzo, non può pretendere di vedersi estesi i principi applicabili alla diversa ipotesi del leasing finanziario.

A tal fine è dato richiamare quanto statuito da Cass. 23/06/2009, n.14644, a mente della quale: “Viene richiamato il nuovo codice della strada ed in particolare la norma dell’art. 196 C.d.S., che estende all’utilizzatore della locazione finanziaria dell’autoveicolo l’obbligazione solidale relativa al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria (prima posta solo a carico del proprietario/concedente). La disposizione, peraltro non applicabile “ratione temporis” al caso di specie, non esclude affatto la responsabilità del proprietario concedente (Cass. 19 ottobre 2006 n. 22399, 14 luglio 2003 n. 11006, 27 ottobre 1998 n. 10698). Viene meno, a monte, ogni profilo di “assimilazione” analogica tra leasing ed autonoleggio (a parte che la nuova regolamentazione aggiunge il locatario, ma non sottrae l’altro soggetto) (cfr., tuttavia, Cass. 29 ottobre 1999 n. 12192). Vale comunque il principio generale dell’art. 2054 c.c., che esprime portata generale, ed è posto a tutela del danneggiato e non guarda al rapporto “interno” tra noleggiante e noleggiatore (cfr. per qualche argomento, Cass. 13015 del 1992 e 10698 del 1998, 4022 del 2001). In conclusione la tipologia contrattuale non altera la impostazione ex art. 2054 c.c., che serve unicamente a rafforzare la tutela del danneggiato, proprio per il fatto altrui) c.c., sia il disposto di cui all’art. 1917 c.c. (per quanto riguarda la chiamata in causa in garanzia di DONAU, quale compagnia assicuratrice per la R.C. Auto)”; in senso conforme, proprio con riferimento a veicolo concesso a noleggio da parte della medesima ALFA S.P.A., si veda anche Trib. Novara, 14/08/2015 n. 741, est. L. Casiraghi, che ha testualmente motivato: “Non può operarsi, tuttavia, alcun analogia fra la figura richiamata dall’art. 91 e quella del noleggio senza conducente trattandosi di norma di carattere eccezionale insuscettibile di applicazione analogica; applicazione analogica alla quale osta altresì la ratio stessa della previsione legislativa la cui operatività è limitata alle ipotesi in cui vi sia un’esplicita previsione nella carta di circolazione della destinazione del mezzo a locazione senza conducente, essendo questa formalità presupposto della legittima utilizzazione del mezzo a tale titolo. La norma richiamata, infatti, impone l’onere di immatricolazione del mezzo locato a nome del locatore ma con specifica annotazione sulla cara di circolazione del nominativo del locatario e della data di scadenza del relativo contratto, cosa che non avviene nell’ipotesi di noleggio ove la carta di circolazione riporta esclusivamente il nominativo del proprietario concedente. Circostanza questa comprovata dal certificato del PR. in atti (doc. 21 fascicolo di parte attrice) in cui è annotato, nel periodo di riferimento del sinistro, solo il nominativo del proprietario concedente Alfa s.p.a. Alla luce delle suesposte considerazioni, va riconosciuta la legittimazione passiva nel presente giudizio in capo alla convenuta Alfa s.p.a”).

Ai sensi dell’art. 2055 c.c. i predetti soggetti sono tenuti, tutti e in solido tra loro, unitamente all’assicuratore per la R.C.A., al risarcimento del danno patito da DA SILVA Oderiano così come riconosciuto e quantificato nel prosieguo, con possibilità, ovviamente, di graduare nei rapporti interni le rispettive responsabilità, sulla scorta tanto dell’incidenza concreta dei rispettivi apporti causali quanto degli specifici obblighi di manleva, ove ovviamente ne siano dimostrati i presupposti.

2. IL DANNO SUBITO DA DA SILVA ODERIANO.

2.1 Il danno non patrimoniale per lesione subìta all’integrità psicofisica.

Le condizioni psicofisiche attuali di DA SILVA ODERIANO, in conseguenza del pregresso sinistro, sono contrassegnate da:

a??una paraplegia flaccida agli arti inferiori, con iper-reflessia osteo/tendinea, clono bilaterale inesauribile, livello sensitivo alla ombelicale trasversa, vescica neurologica ed impotenza sessuale;

b) una condizione depressiva diagnosticabile nei termini di un Disturbo Depressivo Persistente.

Nello specifico, DA SILVA Oderiano ha subìto un “gravissimo politraumatismo conseguente al sinistro stradale del 16/11/2012, nel quale ebbe a riportare un trauma cranio-facciale encefalico commotivo con minima quota ematica della cisterna interventricolare e falde liquide extra-assiali frontali bilaterali, ematoma periorbitario dx, fratture multiple del massiccio facciale (seno frontale, ponte temporo-zigomatico, seno mascellare con emoseno, orbita ed emimandibola a destra, emoseno sfenoidale), frattura scomposta-esposta biossea dell’avambraccio sx al terzo distale diafisario radio e ulna, frattura scafoide, dell’apofisi stiloidea dell’ulna ed articolare del radio, trauma toracico con emotorace dx, contusioni polmonari, pnx anteriore sx, versamento pleurico bilaterale prevalente a dx, trauma addominale, trauma del rachide con frattura somatica mielica T11 e lussazione T10-T11. Le gravissime menomazioni riscontrate sono ormai irreversibili, in particolare la paraplegia conseguente alla frattura mielica della T11 e della frattura-lussazione T10-T11, con gravissimo danno neurologico in paziente in carrozzina. Si associano inoltre i plurimi esiti articolari, la necessità di portare una stomia addominale in permanenza e i disturbi psichici”.

La valutazione dell’invalidità residua provocata dal sinistro, e delle ulteriori voci di danno, è stata così compiuta dal CTU:

“Trattasi di un gravissimo quadro menomativo con conseguente danno permanente biologico valutabile intorno al 90-95% (novanta/novantacinque), e un danno alla capacità lavorativa specifica pari al 100%.

L’inabilità temporanea è valutabile orientativamente, tenuto conto dei plurimi accessi ospedalieri ed i molteplici interventi chirurgici in circa 7-8 mesi a totale.

Nella previsione di spese future si devono considerare tutte le relative voci, sia di carattere non medico che medico. Tralasciando le prime che non saranno prese in considerazione in quanto non di pertinenza medico-legale, le seconde, senza alcuna presunzione di esaustività o completezza sono rappresentate da: terapie farmacologiche; trattamenti riabilitativi sia per mantenere stazionarie le condizioni di salute, sia per prevenire il suo ulteriore aggravamento; assistenza medica, specialistica ed infermieristica, eventualmente non fornita dal SSN; necessità di eventuali ospedalizzazioni, più frequente col passare degli anni; necessità di presidi e ausili.

Per quanto riguarda l’assistenza generica da parte di terza persona sia essa caregiver o badante, si ricorda che un datato studio francese ed altri italiani più recenti (Lazarini H; Bruno G., Rostagno) hanno quantificato in modo generico, ma attendibile e pratico, la necessità di assistenza dei grandi invalidi indicando, per il paraplegico un numero di ore di assistenza generica compreso tra le 4 e le 6 ore stabilite sulla base di un questionario riguardante la possibilità o meno di farsi la il bagno o la doccia; il vestirsi e svestirsi, l’igiene del corpo, il bere e il mangiare, la mobilità, la continenza. Un altro studio ha determinato con l’ausilio del punteggio relativo al grado di dipendenza, le ore di assistenza generica necessarie al macroleso, attraverso una scala di conversione. E’ possibile, così, determinare il costo di assistenza futura pari al costo annuale di ciascuna persona deputata all’assistenza del macroleso, moltiplicando per il numero di anni di vita futura del disabile.

Il costo annuale di ciascuna persona deputata all’assistenza del macroleso è desumibile dal Contratto Collettivo Nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, applicabile anche a domestici e badanti. Il numero di anni di presumibile vita futura del macroleso, invece, è desumibile dall’attuale aspettativa di vita (per gli uomini circa 80 anni).

Con riguardo al quesito inerente le spese sanitarie, sulla base di quanto allegato al fascicolo processuale è possibile riconoscere spese sanitarie congrue per complessivi € 15.441,75.

Risultano, inoltre, allegate due fatturazioni per consulenze medico legali, la prima del Prof. Vergari per complessivi 1220,00 €, la seconda del Dott. Peluso per 1.830,00 €.

Sono presenti anche spese non strettamente sanitarie in quanto non riconducibili a presidi medici, bensì ad adeguamento dell’abitazione del sig. Da Silva Oderiano, ovvero:

– adeguamento box doccia, per 4.315,00 €;

– acquisto mobili vari, per 464,34 €;

-preventivo per ampliamento porte e bagno per 18.150,00 € +IVA.

Con riguardo alle spese future, in base a quella che è l’aspettativa di vita del Periziando (80 anni), tenuto conto di quanto previsto nell’allegato 2 del DM 332/99 inerente i rinnovi degli ausili, si può considerare quanto segue:

– Carrozzina per disabili Kushall Advance personalizzata (7 rinnovi), per un totale di € 2.3929,36.

– Dispositivo carrozzina di riserva (di cui la prima fornita gratuitamente dall’AUSL) (3 rinnovi), più extratariffari necessari alla personalizzazione del dispositivo, per un totale di € 1.0174,35.

– Poltrona elevabile (7 rinnovi), per un totale di € 13.104,00.

– Dispositivi posturali antidecubito da postura a letto (materasso ortopedico, materassino antidecubito e rete) (6 rinnovi), per un totale di € 10.242,00.

– Dispositivi per attività motorio-terapeutica (Motomed, vibromassaggiatore, minipalestra) (2-3 rinnovi), per un totale di circa € 15.000,00 (€ 12288,80 – 18433,20).

– Per il costo relativo alle eventuali riparazioni degli ausili, forfettariamente, € 15.000,00.

In definitiva e, ovviamente, in via approssimativa, il costo delle spese future, anche in considerazione delle voci precedentemente elencate, ammonta a complessivi € 87.449,71.

A ciò si devono aggiungere le spese relative all’acquisto di alcuni farmaci (non forniti gratuitamente dal SSN, ovvero Diazepam, Lorazepan e Macrogol), con esborso futuro orientativo per complessivi € 7.500,00.”

La valutazione operata dal CTU Vasapollo, considerata congrua e motivata, viene integralmente condivisa e recepita dal Tribunale.

Avuto riguardo al grave quadro di deficienza fisica sopra descritto, tenuto altresì conto delle prolungate sofferenze nonché del forte trauma psichico per le menomazioni subite in conseguenza del sinistro, parimenti incidenti in misura rilevante sull’integrità psico-fisica di DA SILVA Oderiano, si reputa adeguata una stima dell’entità del danno biologico permanente nella misura massima del 95% nonché un’inabilità temporanea totale per giorni 240 (8 mesi).

Si procede dunque al computo del pregiudizio sulla scorta delle tabelle milanesi relative all’anno 2018, applicabili alla fattispecie ratione temporis.

Sulla somma da liquidarsi viene riconosciuta una personalizzazione, sia per danno morale, sia a titolo di danno esistenziale, in misura massima, in quanto parte attrice ha dimostrato, anche con affermazioni e deduzioni apprezzabili in via presuntiva e secondo le massime di comune esperienza, la sussistenza dei presupposti fondanti.

Com’è noto, secondo un recente orientamento, cui questo Tribunale ha già, in ripetute occasioni, aderito, le incidenze che il danneggiato ha l’onere di dimostrare, per ottenere detta personalizzazione, sotto il profilo del danno esistenziale, non devono rappresentare conseguenze “ordinarie” dell’invalidità che il comportamento illecito attribuito al danneggiante ha determinato. In tal senso, di recente, Cass. n. 10912 del 07 maggio 2018, secondo la quale: Il grado di invalidità permanente indicato da un “barème” medico legale esprime in misura percentuale la sintesi di tutte le conseguenze ordinarie che una determinata menomazione si presume riverberi sullo svolgimento delle attività comuni ad ogni persona; in particolare, le conseguenze possono distinguersi in due gruppi: quelle necessariamente comuni a tutte le persone che dovessero patire quel particolare grado di invalidità e quelle peculiari del caso concreto che abbiano reso il pregiudizio patito dalla vittima diverso e maggiore rispetto ai casi consimili. Tanto le prime quanto le seconde costituiscono forme di manifestazione del danno non patrimoniale aventi identica natura che vanno tutte considerate in ossequio al principio dell’integralità del risarcimento, senza, tuttavia, incorrere in duplicazioni computando lo stesso aspetto due o più volte sulla base di diverse, meramente formali, denominazioni. Soltanto in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali allegate dal danneggiato, che rendano il danno più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione.”.

Nel caso che ci occupa, DA SILVA Oderiano ha allegato la propria impotentia coeundi quale diretta e ulteriore conseguenza del sinistro occorsogli, menomazione che l’ha drammaticamente colpito a soli 3 anni.

Il diritto alla sessualità, ricordando l’incipit della Corte Costituzionale (Corte costituzionale 561/87), s’inquadra tra i diritti inviolabili della persona (art. 2), come modus vivendi essenziale per l’espressione e lo sviluppo della persona. Certamente, la perdita della sessualità costituisce anche danno biologico (la cui valutazione nelle tabelle medico legali convenzionali supera normalmente il livello della micropermanente e determina un rilevante ritocco del punteggio finale) consequenziale alla lesione per fatto della circolazione (come è nel caso di specie), ma nessuno ormai nega (Cfr. Cass, Su 6572/06 e 13546/06) che la perdita o la compromissione anche soltanto psichica della sessualità (come avviene nei casi di stupro e di pedofilia) costituisca di per sé un danno esistenziale, la cui rilevanza deve essere autonomamente apprezzata e valutata equitativamente in termini non patrimoniali e con una congrua stima dell’equivalente economico del debito di valore (Cfr per tutti. Cass., III sez., n. 2311/2007).

Trattandosi dunque di una circostanza che innegabilmente assume quei connotati di autonoma rilevanza e necessaria tutela, datane l’afferenza a diritti di rango fondamentale, in grado di trascendere la categoria dell’ordinaria conseguenza del sinistro subìto, laddove dimostrata, la stessa è stata altresì oggetto di specifico quesito al CTU il quale ha chiaramente accertato che “Sicuramente, a causa della lesione midollare, il sig. Da Silva è impotente dal punto di vista sessuale (coeundi)”.

A ciò, per vero, devono aggiungersi le sofferenze di natura psicologica dimostrabili, secondo la più recente giurisprudenza, mediante accesso a tutti gli strumenti probatori riconosciuti dall’ordinamento, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza, e le presunzioni.

Si rileva dunque, nel caso che occupa, che DA SILVA Oderiano ha manifestato significativi momenti di turbamento e sconforto, dovuti alla piena consapevolezza delle gravità e dell’irreversibilità delle lesioni tutte subìte nel suo complesso. Si tratta, per vero, di una circostanza rimarcata nella CTU la quale sottolinea “la gravità delle menomazioni con rilevantissimi riflessi negativi sulla sfera dinamico-relazionale e personale del soggetto con elevata sofferenza morale e di carattere esistenziale, proiettate anche alla sfera dell’ambito familiare. Allo stato attuale, infatti, il periziando sopporta un complesso minorativo che intacca la propria autonomia nella cura della persona, nella possibilità di camminare, nella sfera sessuale e che incide gravemente sotto il profilo personale e dell’immagine.

Il periziando ha subito il sinistro all’età di 34 anni, in un periodo centrale della propria efficienza psico-fisica nel quale avrebbe potuto affermarsi e consolidare le proprie attitudini personali dal punto di vista dinamico-relazionale, sportivo, familiare e lavorativo. Attualmente, purtroppo, il periziando è rinchiuso in sé stesso, avendo in gran parte abbandonato le proprie amicizie e le relazioni umane ed avendo necessariamente rinunciato ad ogni attività lavorativa e sportiva. Le prolungate sofferenze patite e il forte trauma psichico per le menomazioni fisiche subite incidono pesantemente sulla sua psiche come chiaramente affermato nel corso della consulenza psichica espletata. I postumi permanenti descritti si ripercuotono negativamente sull’integrità psico-fisica della persona in misura molto elevata, configurandosi un danno biologico sia nel suo aspetto statico che dinamico relazionale, nella cui valutazione ritengo si debba tenere conto, oltre che dei comuni barèmes, anche di una congrua quota di maggiorazione per le caratteristiche individuali della persona”.

Per tutto quanto sopra esposto, valutata la giovane età di DA SILVA Oderiano al momento del sinistro (34 anni), avuto riguardo alle rilevanti sofferenze riflesse sulla sfera dinamico-relazionale nonché personale del soggetto, considerata altresì la vita matrimoniale, che inevitabilmente sconta, tra le altre, anche le conseguenze dell’intervenuta impotentia coeundi, si ritiene congrua una personalizzazione del danno, come detto, nella misura massima del 25%, come di seguito sarà esplicitato.

2.2. Il danno patrimoniale

Quanto al danno patrimoniale, il CTU ha stimato la perdita della capacità lavorativa specifica in misura pari al 100%. Si è osservata, in particolare, l’assoluta incompatibilità tra l’attività lavorativa espletata dall’DA SILVA sino al momento del sinistro – quale titolare di un’officina meccanica addetta alle riparazioni di motocicli e biciclette – con le minorazioni riportate, trattandosi con ogni evidenza di un’attività a carattere esclusivamente manuale e, come tale, irrimediabilmente compromessa in rapporto alla sfera attitudinale dell’attore.

Data la pacifica sostenibilità della valutazione operata dal CTU, che il Tribunale condivide e non ha motivo alcuno di disattendere, si procede di seguito alla quantificazione del relativo danno, cui dovranno necessariamente far seguito alcune rilevanti precisazioni.

La liquidazione del danno, in assenza di documentazione comprovante il reddito da lavoro effettivamente percepito dall’attore, viene effettuata in riferimento ai valori del triplo della pensione sociale per l’anno 2020 (€ 459,82 x 3 x 13 mensilità = 17.933 €) assunto come reddito medio di riferimento in relazione alla presumibile capacità di reddito del soggetto, moltiplicato per il numero di anni lavorativi perduti, stimati in misura pari a 32, ed attualizzati in base ai coefficienti per le rendite finanziarie, per un totale pari a circa 300.000,00 €, come indicato da parte attrice.

Da tale somma, così come correttamente eccepito sul punto dalle parti convenute, deve esser detratto quanto già riconosciuto e liquidato dall’INPS, in favore dell’attore, a titolo di indennizzo previdenziale per la riconosciuta invalidità, con totale e permanente inabilità lavorativa in misura pari a 100%, per un ammontare corrispondente ad € 203.875,43, (peraltro già rimborsato all’ente previdenziale dalla compagnia assicuratrice convenuta, a titolo di rivalsa passiva) rivalutata ad oggi in misura pari ad € 210.714,00.

Difatti, come recentemente affermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte ( Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12566) dall’ammontare del risarcimento dovuto dal responsabile del sinistro va detratto quanto al danneggiato corrisposto allo stesso titolo da parte di ente gestore di assicurazione sociale, trattandosi di prestazione economica a contenuto indennitario erogata in funzione di copertura del pregiudizio occorso (nella specie, la pensione di inabilità e l’indennità di accompagnamento) che soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile il sinistro.

Resta comunque salvo il diritto del danneggiato di agire nei confronti del danneggiante, e del suo assicuratore per la R.C.A., per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subito e quello indennizzato dall’assicuratore sociale, non dandosi luogo, in tal modo, ad un’illegittima locupletatio.

Pertanto, stimato come precede il danno da perdita della capacità lavorativa e detratta la somma già corrisposta dall’ente previdenziale, residua un maggior importo di danno risarcibile pari ad € 89.286,00, che viene posto integralmente a carico di tutti i convenuti, in solido tra loro.

2.3 Le spese

Sulle spese, è appena il caso di rilevare che il Tribunale ritiene di disattendere le doglianze sollevate dalla difesa di parte attrice secondo cui vi sarebbe stata un’inopportuna esclusione, da parte del CTU, degli emolumenti destinati all’acquisto della carrozzina per la balneazione, del lettino fisioterapico e, in particolare, della carrozzina elettrica.

Premesso lo specifico iter di erogazione dei presidi protesici, compiutamente descritto nella perizia medico legale, è appena il caso di rilevare che l’attore non solo non ha mai presentato domanda all’ASL di competenza per ottenerne la fornitura (in particolare, della carrozzina elettrica), ma neppure vi ha provveduto privatamente peraltro sottolineando, in sede di esame peritale, la ritenuta superfluità di tale acquisto.

Quanto poi alla circostanza, evidenziata dal consulente di parte attrice, per cui l’inesorabile peggioramento delle condizioni di DA SILVA Oderiano – dato l’avanzare dell’età, le numerose patologie di cui è affetto nonché l’assunzione massiccia di farmaci – lo avrebbero sicuramente portato a necessitare dell’ausilio di tali presidi si osserva che, secondo il costante insegnamento espresso dalla Suprema Corte (Cfr. per tutte Cass., III sez., n. 10072 del 2010) “in ambito risarcitorio, il danno futuro rispetto al momento della decisione, sia esso emergente (quali le spese non ancora affrontate) o da lucro cessante, in realtà non può essere mai declinato in termini di assoluta certezza, che esclusivamente si attaglia al pregiudizio già completamente verificatosi al momento del giudizio. […] Com’è stato efficacemente osservato in dottrina, “la certezza che deve sussistere per rendere risarcibile il danno futuro non è la stessa di quella che caratterizza il danno presente”. E la giurisprudenza ha da tempo chiarito che se non basta la mera eventualità di un pregiudizio futuro per giustificare condanna al risarcimento, per dirlo immediatamente risarcibile è invece sufficiente la fondata attendibilità che esso si verifichi secondo la normalità e la regolarità dello sviluppo causale (ex multis, Cass., nn. 1637/2000, 1336/1999, 495/1987, 2302/1965)”.

Ed invero, l’argomentazione prospettata in merito dal CTU e fatta propria da questo Tribunale, appare logica, motivata nonché aderente con l’orientamento poc’anzi esposto.

Osserva infatti il prof. Vasapollo che “per potersi affermare un eventuale danno futuro è indispensabile la sua prevedibilità con certezza o grande probabilità. In altri termini, al momento non sappiamo se tutto ciò che viene affermato (a causa delle varie patologie di cui è portatore e sia per la massiccia quantità di farmaci che assume) si verificherà con certezza o grande probabilità secondo l’ordine naturale delle cose, essendo peraltro ininfluente “la massiccia quantità di farmaci che assume”. Analogo ragionamento vale per la carrozzina per la balneazione e per il lettino per la fisioterapia, non ravvedendosi per quest’ultimo una necessità assoluta”.

Si ritiene altresì di poter riconoscere come dovute le spese descritte in perizia a titolo di esborsi per adeguamento dell’abitazione dell’attore alle proprie mutate esigenze, per complessivi € 27.000,00 ad oggi senza necessità di una nuova consulenza tecnica specifica.

In merito all’esigenza di assistenza personale di DA SILVA Oderiano, il Tribunale condivide e fa proprie le valutazioni svolte in perizia: nello specifico, si ritengono puntualmente indicati e motivati i criteri utilizzati per addivenire alla stima del numero di ore necessarie (4-6 ore giornaliere) nonché i metodi di calcolo dei relativi costi.

Considerata l’individuazione in via equitativa del numero delle ore giornaliere necessarie nella misura mediana di 5, la liquidazione del relativo costo viene effettuata in riferimento a un valore annuo di circa 12.000,00 €, moltiplicato in relazione alla presumibile della vita residua dell’invalido (44 anni come indicato in atto introduttivo), e considerando un tasso medio d’interesse indicativo compreso tra 1 e 2%, avuto riguardo alla attualizzazione del totale di € 528.000, e da operarsi secondo gli indici valevoli per le rendite finanziarie (con indici compresi, secondo tavole, tra lo 0,6 e lo 0,3 per le rendite comprese tra i 40 e i 50 anni di durata), stimabile in un totale di 284.000,00 €.

Dall’importo così calcolato, così come correttamente osservato da parte convenuta, deve necessariamente esser scomputata l’indennità di accompagnamento derivante dall’invalidità civile (che l’attore percepisce o cui, in ogni caso, ha diritto in ogni momento), la quale spetta ad ogni soggetto grande invalido civile ed impossibilitato a deambulare autonomamente, senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, ovvero a compiere gli atti quotidiani della vita senza una forma di assistenza continua, come nel caso di DA SILVA Oderiano e ciò in virtù del principio espresso dalle Sezioni Unite del 2018, già ampiamente illustrato in precedenza.

Conseguentemente, dato l’ammontare della suddetta somma indennitaria, pari ad € 520,29 nell’anno 2020, moltiplicato in relazione alla durata media della vita, per tale tipo di necessità, per un totale complessivo pari a circa € 142.000,00, da sottrarsi al riconosciuto importo di 284.000,00 €, si ottiene un differenziale finale di circa 142.000,00 €, da porsi integralmente a carico di tutti i convenuti, in solido tra loro.

Infine, dal totale del danno risarcibile deve pacificamente detrarsi quanto già ricevuto da DA SILVA Oderiano a titolo di acconto dalla compagnia assicuratrice convenuta (€ 50.000 aprile 2013, € 120.000,00 giugno 2013, € 50.000,00 marzo 2014, € 1.100.00,00 aprile 2014) per un totale di € 1.320.000,00, ad oggi rivalutato in € 1.346.462,74.

2.4 Liquidazione del danno

Sulla somma definitiva come infra determinata, che rappresenta debito di valore ad oggi cristallizzato in debito di valuta, spettano gli interessi legali in funzione compensativa, anziché sulla somma devalutata alla data dell’illecito e poi via via rivalutata, sulla somma come determinata ad oggi, ma con decorrenza da una data intermedia tra quella dell’illecito e la data della presente sentenza, che viene equitativamente fissata il 16.11.2016.

Calcolo Danno Non Patrimoniale
Tabella di riferimento: Tribunale di Milano 2018
Età del danneggiato alla data del sinistro 34 anni
Percentuale di invalidità permanente 95%
Punto base danno non patrimoniale € 12.171,38
Giorni di invalidità temporanea totale 240
Giorni di invalidità temporanea parziale al 75% 0
Giorni di invalidità temporanea parziale al 50% 0
Giorni di invalidità temporanea parziale al 25% 0
Punto base I.T.T. € 147,00
Danno risarcibile € 965.495,00
Aumento personalizzato (max 25%) € 1.206.869,00
Invalidità temporanea totale € 35.280,00
Totale danno biologico temporaneo € 35.280,00
TOTALE GENERALE: € 1.000.775,00
Totale con personalizzazione massima € 1.242.149,00
Perdita capacità lavorativa generica € 300.000,00
Spese mediche € 16.026, 43
Spese mediche future € 87.450,00
Spese mediche future per farmaci € 7.500,00
Spese consulenza medico legale € 3.100,00
Spese di assistenza personale € 284.000,00
Spese adeguamento abitazione € 27.000,00
TOTALE VOCI POSITIVE (arrotondate) € 1.960.000
Detrazione indennità INPS (rivalutata) – € 210.714,00
Detrazione indennità di accompagnamento per invalidità civile INPS – € 142.000,00
Detrazione acconto ricevuto (rivalutato) – € 1.346.462,74
TOTALE GENERALE DOVUTO (arrotondato) calcolato ad oggi € 271.000,00

3. IL DANNO PATITO DAI PROSSIMI CONGIUNTI FARKAS MARIA JANA, DA SILVA EVA, DA SILVA ELENA, DA SILVA GOMEZ, DA SILVA ANDREAS

Quanto al danno di riflesso patito dai prossimi congiunti di DA SILVA Oderiano, quale conseguenza diretta e immediata delle gravissime limitazioni funzionali allo stesso esitate per effetto della condotta contra legem di CARDOSO Carlos, si rende necessario premettere talune considerazioni.

Una liquidazione finalisticamente unitaria del danno alla persona importa di attribuire al soggetto una somma di danaro che tenga conto di ogni sfaccettatura del prisma del danno non patrimoniale, che consideri quindi il pregiudizio complessivamente ed effettivamente subìto, senza limitazioni alla sola lesione dell’integrità psicofisica, quale danno alla salute, bensì in una dimensione omnicomprensiva, in grado di accordare adeguato ristoro ad ogni vulnus arrecato ad un altro valore/interesse costituzionalmente tutelato tanto in termini di sofferenza morale, quanto di privazione/diminuzione/modificazione delle attività dinamico-relazionali precedentemente esplicate dal soggetto danneggiato (Cfr. per tutte Cass., III sez., sent. del 17/01/2018 n. 901).

Quanto poi alla specifica risarcibilità del danno riflesso sub specie da lesione del rapporto parentale, si considera opportuno anticipare alcune brevi considerazioni di portata generale e, come tali, valevoli per ciascun familiare intervenuto.

In punto di legittimazione di tutti i congiunti di DA SILVA ODERIANO a domandare il ristoro del danno da lesione del rapporto parentale si osserva che questo Tribunale, già con altre precedenti pronunce, richiamando numerosi arresti di legittimità e di merito, ha ritenuto ragionevole riconoscere il danno di riflesso per macrolesioni in capo ai congiunti dell’infortunato soltanto nei casi, come il presente, in cui le lesioni siano di particolare gravità, almeno pari, orientativamente, al 60%: soltanto oltre tale entità, infatti, appare sostenibile che la convivenza o la vicinanza con il congiunto siano fonte di sofferenza, disagio psicologico, sconvolgimento delle abitudini.

Sgombrato il campo da qualunque dubbio sulla legittimazione ad instare per il riconoscimento di tale tipologia di danno, da un punto di vista definitorio, sebbene con riferimento al caso di morte del congiunto, legittimamente paragonabile al caso che occupa vista la quasi totale compromissione dell’integrità fisica dell’infortunato, come si ricava infra, si rileva che “il pregiudizio da perdita del rapporto parentale rappresenta un peculiare aspetto del danno non patrimoniale e consiste non già nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità, bensì nello sconvolgimento dell’esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, nonché nella sofferenza interiore derivante dal venir meno del rapporto. Trattasi di danno non patrimoniale iure proprio del congiunto il quale è ristorabile in caso non solo di perdita, ma anche di mera lesione del rapporto parentale” (Cfr. Cass. SEZ. III, ord. del 28.9.2018, n. 23469; Cass. 31 maggio 2003, n. 8827; 20 agosto 2015, n. 16992).

Per quel che riguarda, invece, il grado e l’onere della prova richiesti ai prossimi congiunti del macroleso, attraverso l’utilizzo del meccanismo presuntivo (artt. 2727 e 2729 c.c.) il più recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione statuisce che “Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta.”” (Cass. n. 2788 del 31/01/2019).

Esaurite le doverose premesse, si procede alla specifica valutazione e relativa liquidazione dei danni subìti dai prossimi congiunti di DA SILVA ODERIANO.

A tal fine si riportano di seguito le osservazioni svolte dal CTU, coadiuvato dal proprio ausiliario prof. Marziano CERISOLI, che ha sottoposto a visita peritale FARKAS MARIA JANA, DA SILVA EVA, DA SILVA ELENA e ha periziato DA SILVA GOMEZ, quest’ultimo attraverso un attento esame e valutazione della relativa documentazione medica, presente in atti.

Su FARKAS MARIA JANA, moglie di DA SILVA Oderiano:

“Richiesta di descrivere i cambiamenti eventualmente sopraggiunti a seguito dell’incidente del marito e soprattutto a seguito delle gravi disabilità che lo stesso ha esitato, la Sig.ra Maria Jana ha voluto ripercorrere il faticoso e doloroso iter sanitario e riabilitativo del marito, unitamente alla sua assidua presenza assistenziale che ancora in continuità condizionerebbe tutto il suo stile di vita.

Richiesta di descrivere la sua quotidianità, la Sig.ra Maria Jana ha dichiarato che, al risveglio, si occupa dell’accudimento della figlia e del suo accompagnamento a scuola, poi rientra in casa e si occupa del marito partecipando attivamente a tutte le necessità assistenziali e terapeutiche, ivi compresa la gestione della “stomia” (della quale è portatore) e dei cateterismi.

Contestualmente si occupa della gestione della casa e della preparazione dei pasti. Poi, nel pomeriggio, si alterna nella gestione dei bisogni del marito e delle richieste/necessità della bimba.

Denuncia difficoltà relazionali, condizionate dalle disabilità del marito ed una attività sessuale decisamente “mortificata”.

A precisa domanda ha risposto affermando di non essere mai ricorsa ad interventi terapeutici specifici in quanto ho sempre cercato di “controllarmi da sola”, anche se incorrerebbe in saltuarie crisi di pianto ma “sempre da sola e quando non mi vede nessuno.”

Non vi è dubbio alcuno sull’efficienza lesiva dell’accadimento (che ha visto protagonista il marito) che ha causato e mantiene un rilevante sovvertimento dell’assetto esistenziale della Sig.ra Maria Jana.

Se il disagio esistenziale risulta decisamente prevalente, dal colloquio sono emersi anche aspetti di sofferenza psicologica che, seppure contenuti e compressi nella loro rappresentazione, risultano evidenti, come testimonianza di una manifestazione psicopatologica reattiva, di tipo riflesso.

Nel caso della Sig.ra Farkas Maria Jana il Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso, di Tipo Cronico, può essere valutato quale danno biologico psichico attorno al 10%.”.

Su DA SILVA EVA, figlia minore di DA SILVA Oderiano (9 anni):

“Eva è stata intrattenuta a colloquio in presenza della madre alla quale, successivamente e senza la presenza di Eva, sono state richieste informazioni circa il comportamento abituale della bimba.

Infatti il colloquio ha evitato accuratamente di fare riferimenti specifici all’accadimento (modalità di approccio concordata e condivisa dal CTU e dai CCTTPP presenti) ma si è limitato a valutare il comportamento, la gestualità, l’eloquio e l’interazione della minore, riuscendo in tal modo ad apprezzare una bimba vivace, serena, disposta ad interagire adeguatamente con le sollecitazioni proposte, partecipando attivamente allo scherzo ed al gioco.

Non sono emersi aspetti regressivi né nella gestualità, né nel rapporto con la madre rispetto alla quale è parsa assolutamente indipendente e per nulla condizionata.

Ha descritto la sua attività scolastica ed il rapporto amicale con puntualità e sottolineandone in maniera “arguta” gli aspetti per lei più significativi. La madre ha confermato che Eva è una bimba serena che non sembra patire della difficile condizione del padre, non sottraendosi neppure ad intervenire in suo aiuto nei momenti più “difficili”. Dal settembre u.s. è tornata a dormire da sola nella sua cameretta, non si sveglia la notte, ha un buon rendimento scolastico ed ottime disponibilità/capacità di socializzazione.

Alla luce di queste osservazioni, condivise dai CCTTPP convenuti, si è concordemente pervenuti alla conclusione che Eva non presenta segni e/o sintomi di sofferenza psicologica riconducibili all’evento traumatico del quale è stato vittima il padre.

Nel caso in esame, sulla base delle risultanze psicodiagnostiche condivise, non sussiste alcun danno psichico.”

Su DA SILVA ELENA, madre di DA SILVA Oderiano:

“La Sig.ra Da Silva si è disposta al colloquio in maniera adeguata nei modi e nell’abbigliamento, esprimendo un eloquio rappresentato secondo cultura e scolarità, sostenuto da una ideazione lucida e coerente. Critica e giudizio sono apparsi conservati.

Il racconto è stato declinato con una partecipazione emotiva intensa e sofferta, ma senza pretestuose amplificazioni.

La Sig.ra Da Silva è portatrice di crolli vertebrali ed indossa busto a dimora. Invalida al 100% necessita di adeguati supporti assistenziali.

La Sig.ra Da Silva ha rappresentato vissuti di significativa sofferenza psicologica, con un atteggiamento dimesso e sofferente e sottolineando una specie di centralità relativamente all’incidente del figlio, aggravata dalla sua impossibilità di fornirgli i necessari supporti assistenziali.

Ha dichiarato di avere fatto il possibile per aiutare il figlio e la nipote, ma dopo i crolli vertebrali (circa un anno fa) tutto ciò non le è stato più possibile. Tutto ciò le ingenera sentimenti di insufficienza e inadeguatezza, anche se la sig.ra Da Silva non nasconde come a questi vissuti concorrano e patologie delle quali è portatrice, così come la mortificazione per la carcerazione e la collocazione in una comunità terapeutica degli altri due figli. A suo dire, tuttavia, l’incidente di Oderiano e le conseguenze derivate sarebbero state e sarebbero ancora la causa prevalente della sua sofferenza psicologica.

Dichiara di avere ricorrenti momenti di sconforto ed un sonno irregolare e poco riposante, anche a causa della presenza della “sacca” a seguito della ileostomia.

Una penosa demoralizzazione è risultata l’espressione più evidente di una sofferenza psicologica che si rappresenta con un atteggiamento dimesso, impoverito e decisamente anergico.

Non vi è dubbio alcuno che l’evento traumatico del figlio e le gravi disabilità residuate si inscrivono in un percorso esistenziale, quello della Sig.ra Da Silva, già connotato di altri, rilevanti e ripetuti eventi stressanti, realizzandosi in tal modo una embricatura nella quale gli stessi accadimenti concorrono significativamente, rendendo difficile una loro delimitazione specifica, ma soprattutto laddove diventa difficile una “pesatura” differenziale degli stessi.

Nel vissuto attuale della Sig.ra Da Silva emerge soprattutto una penosa condizione di inutilità e di inefficienza che si proietta inevitabilmente sulla condizione del figlio conferendo in tal modo alla stessa una specie di prevalenza nella sua indubbia sofferenza psicologica. Se, infatti, la carcerazione e la collocazione in una comunità terapeutica degli altri due figli sono evidenti condizioni di sofferenza psicologica, le stesse la rendono in qualche misura incapace, concretamente, di operare nel tentativo di migliorare la loro condizione, diversamente dalla condizione di Oderiano che, se nella disponibilità di adeguate risorse, potrebbe contribuire a migliorare, almeno in termini assistenziali.

Ricorrendo ad un esercizio sicuramente arbitrario, ma nella necessità di enucleare da una significativa sofferenza “depressiva” espressione di diverse situazioni “stressanti”, quanto di questa può esser attribuita all’evento traumatico qui in discussione, riteniamo che la stessa possa essere riconosciuta nei termini di un Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso, di tipo cronico, valutazione diagnostica che così definita e delimitata al contesto causale in discussione, è stata condivisa dalle parti convenute.

In conclusione, sulla base di quanto in precedenza ricordato a proposito della Sig.ra FarkasMaria Jana, anche nel caso della Sig.ra Da Silva Elena sussiste un Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso di Tipo Cronico, che può essere valutato quale danno biologico psichico, attorno al 10%.”

Su DA SILVA GOMEZ, fratello di DA SILVA Oderiano:

“Come noto, il periziando non si è presentato alla visita peritale nei diversi incontri avuti con i rappresentanti della famiglia Da Silva. Per tale motivo qualsivoglia interpretazione medico-legale che sarà svolta nelle pagine seguenti risente di tale importante mancanza in quanto non è stato possibile sottoporre a consulenza psichiatrica il Sig. Gomez. Le note che seguiranno, pertanto, si basano esclusivamente sull’esame della documentazione sanitaria allegata al fascicolo processuale e riportata in precedenza.

Sintetizzando al massimo i dati documentali è possibile affermare che il sig. Da Silva Gomez, dopo l’evento traumatico del fratello avvenuto in data 16.11.2012, fu ricoverato una prima volta dal 10.01 al 06.02.2013 presso la Casa di Cura Ai Colli di Bologna; una seconda volta dal 09.04.2013 al 02.05.2013 presso la Casa di Cura Villa Baruzziana; una terza volta dal 26.06 al 19.07.2013 preso la stessa struttura.

Sulla base dei dati clinici desunti dall’esame della documentazione sanitaria è possibile affermare che Gomez risulta affetto da un disturbo di personalità borderline.

Secondo il DSM-5 gli individui affetti da questo disturbo presentano, fra le caratteristiche peculiari, una instabilità affettiva dovuta ad una marcata reattività dell’umore che in periodi di particolare stress, soprattutto interpersonale, può determinare un’intensa disforia, deflessione dell’umore, ansia intensa e anche la comparsa di ideazione paranoide transitoria o sintomi dissociativi.

Appare pertanto probabile, in relazione alla correlazione temporale fra l’incidente del fratello e i successivi tre ricoveri, che l’evento traumatico accaduto ad Oderiano abbia rappresentato per il sig. Gomez un carico allostatico tale da determinare uno scompenso psicopatologico su di una situazione premorbosa labile. Considerando la tipologia della patologia psichiatrica di cui risulta affetto, essa rappresenta una preesistenza assai rilevante che tuttavia, per le sue peculiarità psicopatologiche, non porta ad escludere il nesso concausale (sia riguardo all’idoneità lesiva che al criterio cronologico) fra l’incidente accaduto al fratello e il peggioramento psicopatologico che poi ha portato ai ricoveri il periziando. Trattasi pertanto di una condizione in cui il peggioramento psicopatologico che ha portato ai tre ricoveri rappresenta l’estrinsecazione, in forma clinicamente manifesta, di una preesistente alterazione, e in tal senso quindi predisponente, dell’assetto psichico dell’individuo, in cui l’evento traumatico del fratello ha determinato un viraggio in pejus del predetto stato. E’ chiaro però che l’insorgenza di un rilevante scompenso psichico tale da necessitare ben tre ricoveri a breve tempo l’uno dall’altro in presenza di un live event la cui portata psico-lesiva viene considerata generalmente come non rilevante -facendo riferimento alle scale degli eventi di rilevanza psico-traumatogena degli Autori che si sono occupati dell’argomento (Holmes e Rahe, 1967; Payke et al., 1971; Miller e Rahe, 1997)- sottolinea la rilevanza preponderante del ruolo della preesistenza, che, se pur non elimina la possibilità di riconoscere un nesso concausale all’evento traumatico in causa, condiziona però una significativa riduzione in termini valutativi relativamente al quantum.

Giunti a questo punto è possibile valutare il danno, con i limiti in precedenza indicati, orientativamente nei seguenti termini:

Inabilità temporanea totale: 77 giorni

Inabilità temporanea al 75%: 20 giorni

Inabilità temporanea al 50%: 20 giorni

Inabilità temporanea al 25: 20 giorni

Per quanto riguarda il danno permanente psichico può indicarsi un tasso approssimativo del 7-8%.

Le spese sostenute dal periziando ammontano a Euro 904,00.”

Orbene, le considerazioni psico-diagnostiche svolte dal prof. CERISOLI in uno con le valutazioni medico-legali svolte dal CTU VASAPOLLO (con opportuna indicazione, in premessa, dei criteri di valutazione adoperati) si presentano coerenti ed esaustive e il Tribunale non ravvisa alcun motivo per doversene discostare.

Del resto, non vi sarebbe, francamente, alcun ragionevole motivo per ritenere che il tono depressivo dell’umore riscontrato in FARKAS MARIA JANA e DA SILVA ELENA non derivi, in via esclusiva per la prima e in via prevalente per la seconda, già pesantemente segnata da dolorose vicende familiari, dal sinistro occorso ad DA SILVA Oderiano e dalle gravissime conseguenze traumatiche dallo stesso esitate, così come puntualmente riscontrato in perizia e condiviso, peraltro, dai CTP di entrambe le parti.

Lo stesso dicasi per il danno biologico accertato sulla persona di DA SILVA GOMEZ, a nulla rilevando la circostanza che lo stesso non si sia potuto sottoporre a visita medico legale dal CTU.

Disattendendo quanto eccepito sul punto dalla difesa di parte convenuta, si osserva infatti che la posizione di DA SILVA GOMEZ è stata comunque interessata da puntuali osservazioni peritali, basate non già su un esame clinico di tipo visivo bensì su un’attenta analisi di tutta la relativa documentazione medica sulla cui veridicità ovvero attendibilità, peraltro, non sono stati sollevati dubbi alcuni da parte dei CTP i quali, del resto, in sede di esame, hanno condiviso la predetta metodologia d’indagine.

Per quel che concerne la valutazione del danno da lesione del rapporto parentale, richiamati integralmente tutti gli orientamenti e le considerazioni evidenziati in premessa, preme rilevare che la gravità dell’evento lesivo subìto da DA SILVA ODERIANO e le conseguenze pressoché totalmente invalidanti riportate in seguito, in misura pari al 95%, consentirebbero per ciò solo di ritenere presuntivamente provato il conseguente sconvolgimento della dimensione affettiva ed esistenziale a danno della moglie FARKAS MARIA JANA e della figlia DA SILVA EVA.

Nello specifico, il danno riportato da FARKAS MARIA JANA appare ictu oculi agevolmente desumibile dal rapporto di coniugo con DA SILVA ODERIANO e dalle gravissime conseguenze invalidanti dallo stesso riportate. A ciò si aggiunga quanto compiutamente allegato dalla stessa nei propri atti difensivi, da cui è possibile ricostruire una vita matrimoniale precedentemente serena e appagante, densa di relazioni sociali e aspettative per il futuro, quadro ad oggi irrimediabilmente sconvolto e compromesso in cui la donna, pur non avendo “clinicamente” perso il marito, di fatto ha perduto la persona che aveva accanto sino a quel momento.

Come anche osservato dal CTU, una quotidianità così totalmente stravolta che ora, all’età di soli 38 anni, vede FARKAS MARIA JANA divisa tra l’assistenza continua al marito e la cura, totalmente da sola, della figlia minore, non ha potuto che determinare una rilevante compromissione nella propria vita di relazione, di fatto inibita sotto molteplici aspetti unita ad un’intima sofferenza che ha spaziato dall’angoscia iniziale di perder il proprio compagno sino all’attuale e consapevole dolore dell’irreversibilità, se non in senso peggiorativo, della propria condizione.

In tal senso, parte convenuta non ha mai allegato circostanze di segno contrario né ha mai smentito quelle allegate da controparte riconoscendole, per vero, una forma di lesione del rapporto parentale quasi in re ipsa desumibile anche solo dalla gravità delle lesioni riportate dal marito e da tutto l’indotto che la presenza di tali lesioni comporta per la quotidianità, senza speranza alcuna di miglioramento o ripresa, ma semmai di peggioramento.

Analoghe considerazioni sono del resto spendibili per la figlia minore DA SILVA EVA. Preme infatti osservare che, seppur la stessa non abbia e si aggiunge, fortunatamente, riportato una forma di lesione all’integrità psicofisica medicalmente apprezzabile in termini di danno biologico, nondimeno la portata delle conseguenze lesive occorse al padre, quando la stessa aveva poco più di 2 anni, hanno avuto e avranno, sicuramente e più che in via presuntiva, rilevanti riflessi nel rapporto padre-figlia. Come opportunamente allegato nelle proprie difese, in seguito all’incidente che l’ha privata del padre per lungo tempo e parzialmente anche della madre che gli prestava assistenza durante i lunghi ricoveri, la piccola Eva ha attraversato sinceri e innegabili momenti di smarrimento, manifestando rabbia, dolore e confusione, comprensibilmente identificandosi, data la tenera età, con i sentimenti materni. Pur non potendosi escludere a priori la persistente attualità di un’intima sofferenza emotiva per le condizioni del padre, nondimeno lo scenario attuale evidenzia, di fatto, una modificazione, oggettiva e in pejus, degli aspetti dinamico-relazionali della minore.

Date le proprie condizioni, il padre non può più occuparsi materialmente di lei come prima, necessitando lui per primo delle cure di terze persone (a volte della stessa figlia, come emerso in perizia); compromesso è anche l’aspetto ludico, la materialità dei quotidiani gesti d’affetto (es. prenderla in braccio) ovvero ancora le semplici uscite familiari, a lato pratico notevolmente difficoltose.

Per quel che riguarda il riconoscimento del danno parentale in capo agli altri congiunti di DA SILVA ODERIANO, è appena il caso di sgombrare immediatamente il campo dalle censure mosse da parte convenuta le quali si basano, per vero, unicamente sul mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte dei predetti intervenuti.

Richiamando quanto già osservato sul punto in premessa e in applicazione di un regime presuntivo che, per vero, parte convenuta ha già di fatto utilizzato per FARKAS MARIA JANA e DA SILVA EVA, si osserva come in termini ancor più significativi si sia recentemente espressa la Suprema Corte di Cassazione, (ordinanza del 31.7.2018 n. 18541) secondo cui “la prova del danno non patrimoniale patito dai prossimi congiunti di persona resa invalida dall’altrui illecito, può esser desunta presuntivamente anche soltanto dalla gravità delle lesioni (cfr. Cass. del 16.2.2012 n. 2228; in seguito Cass. 11.7.2017 n. 17058)”.

E ciò, invero, senza che possano farsi aprioristiche esclusioni basate sulla diversa natura ovvero intensità dei rapporti che legano il danneggiato ai propri congiunti (siano essi, come nel caso di specie, coniuge, figlia ovvero madre e fratelli) ovvero su un’eventuale non convivenza tra gli stessi. Osservando anche solo la struttura delle Tabelle Milanesi di riferimento è infatti agevole rilevare come tali fattori incidano solo sul quantum in concreto liquidabile, non già sull’an del risarcimento.

Ciò premesso, si osserva come la madre DA SILVA ELENA abbia compiutamente allegato e descritto, e controparte nulla ha provato in contrario né ha puntualmente smentito, la forza della relazione affettiva che intercorre con il figlio Oderiano e lo stravolgimento che ne sia seguito a causa del sinistro. Si apprezza, infatti, come DA SILVA ODERIANO rappresentasse per la madre un sicuro punto di riferimento e serenità: considerato il più fortunato tra i figli, circondato da affetti importanti, lavoratore e, soprattutto, presenza di grande conforto e sostegno nel travaglio della malattia materna. Se prima la stessa godeva di assistenza pressoché costante da parte del figlio, a seguito dell’incidente le parti si sono invertite: DA SILVA ODERIANO si è trasformato da assistente ad assistito e tutte le cure e le attenzioni familiari si sono comprensibilmente riversate su di lui, ivi comprese quelle materne tale per cui, anche in questo caso, l’irreversibile sconvolgimento degli equilibri di relazione intra familiare è innegabile.

Parimenti, anche per i fratelli DA SILVA GOMEZ e DA SILVA ANDREAS deve riconoscersi l’effettiva lesione del rapporto parentale. Per il primo, ferma restando l’incidenza reattiva della propria patologia psichiatrica, che innegabilmente ne amplifica la risposta emotiva agli eventi traumatici, è stato allegato, e clinicamente evidenziato nella consultazione psicologica del prof. Stella, come in seguito al sinistro occorso al fratello Oderiano lo stesso si sia completamente chiuso in se stesso, ritirando buona parte degli investimenti affettivi che aveva faticosamente conquistato nel mondo esterno. Negli atti, si legge come Gomez abbia sempre visto nel fratello Oderiano un sicuro punto di riferimento, soprattutto in seguito alla morte del padre. Le gravi lesioni subite dal fratello hanno repentinamente catapultato DA SILVA GOMEZ in un drastico cambiamento esistenziale in relazione all’impegno a tutto campo che egli ha deciso di offrire al fratello, in una dimensione di assoluta abnegazione. L’assistenza continua al fratello nel periodo di ricovero e il tentativo di gestione dell’officina di cui Oderiano era titolare, in risposta al forte carico di sofferenza e smarrimento provati per la sorte di quest’ultimo, hanno conseguentemente determinato per DA SILVA GOMEZ forti scompensi psichici per i quali si sono resi necessari svariati ricoveri.

Nel caso di DA SILVA ANDREAS, pur non avendo riportato conseguenze lesive “di riflesso” in termini di danno biologico, è stato parimenti allegato il forte legame affettivo col fratello Oderiano, fatto di complicità e solidarietà che si sono mantenute anche in seguito alla cessata convivenza, continuando a frequentarsi assiduamente e dandosi reciproco sostegno per la difficile condizione della madre e del fratello maggiore Gomez. La simmetrica solidarietà in ambito familiare è stata fortemente compromessa dall’evento lesivo che ha colpito Oderiano e le forti incidenze che si sono sviluppate, in conseguenza di esso, nella sfera psichica e relazionale di tutti i congiunti hanno determinato, anche per DA SILVA GOMEZ, una rilevante lesione dell’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti, costituzionalmente tutelata.

Di fronte a un quadro così dettagliatamente circostanziato, parte convenuta basandosi ancora su un’errata inversione dell’onere probatorio, non ha né allegato circostanze obiettive di segno contrario né ha anche solo in parte smentito quanto ex adverso dedotto dagli intervenuti. Come tale e per tutte le argomentazioni svolte in precedenza, ogni doglianza mossa sul punto deve considerarsi integralmente respinta.

Si procede pertanto alla liquidazione dei relativi danni riflessi sulla base dei valori indicati dalle Tabelle di Milano 2018, applicabili ratione temporis, con la precisazione che, per la liquidazione del danno da lesione del rapporto parentale, in assenza di specifica tabellazione, si è fatto riferimento a quanto previsto dalle tabelle del Tribunale di Milano per il danno da morte del congiunto, operate le opportune riduzioni e i necessitati adattamenti.

FARKAS MARIA JANA ha riportato danno biologico del 10% per un importo base risarcibile di € 23.844,00; avuto riguardo alla giovane età della donna al momento del sinistro (30 anni), al marcato disagio esistenziale di cui è vittima, cui va ad aggiungersi la mortificazione della propria sfera sessuale, collegate alla disabilità del marito, si reputa equo procedere a una personalizzazione del danno nella misura massima del 49%, liquidando l’importo massimo previsto, pari ad € 35.000,00 con un riconoscimento del danno parentale nella misura di € 250.000,00 pari a circa 2/3 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Per DA SILVA EVA, nulla viene liquidato a titolo di danno biologico. Si riconosce un danno parentale per un importo di € 250.000,00 pari a circa 2/3 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Per DA SILVA Elena, pur non negandosi la preesistenza di situazioni fortemente stressanti in grado di elevarsi a concausa dell’attuale accertata sofferenza depressiva, nondimeno le risultanze della CTU, che di tali pregressi hanno ben tenuto conto, hanno posto concretamente in evidenza la prevalente rilevanza causale dell’evento traumatico subìto dal figlio DA SILVA ODERIANO, sulla cui condizione fortemente menomata la stessa proietta il proprio senso di inutilità e inadeguatezza, aggravando un quadro personale già di per sé penoso, cui va accordata tutta l’umana comprensione. Pertanto, partendo da un importo base risarcibile di € 19.544,00, si reputa equo riconoscere una personalizzazione del 20%, pari a € 23.500,00, con un riconoscimento del danno parentale di € 170.000,00 pari a circa 1/2 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Fermo, in ogni caso, quanto osservato sull’efficacia probatoria dell’accertamento svolto in perizia, anche per DA SILVA GOMEZ, la cui pregressa condizione patologica e di dipendenza è stata oggetto di attenzione del CTU, è emersa l’incidenza peggiorativa dell’incidente e delle rilevanti conseguenze lesive occorsi al fratello. Conseguentemente, avuto riguardo all’età del danneggiato alla data del sinistro (40 anni), si procede alla stima del danno come segue:

Percentuale di invalidità permanente 8%: € 15.467,00
Invalidità temporanea totale (77 giorni): € 9.240,00
Invalidità temporanea parziale al 75% (20 giorni): € 1.800,00
Invalidità temporanea parziale al 50% (20 giorni): € 1.200,00
Invalidità temporanea parziale al 25% (20 giorni): € 600,00
Totale danno biologico temporaneo

cui va aggiunto il riconosciuto danno da lesione del rapporto parentale per € 40.000,00, pari a circa ¼ dell’importo massimo previsto in Tabella.

Nulla viene riconosciuto a titolo di danno biologico in favore di DA SILVA ANDREAS, non avendo la parte allegato e prodotto nulla in termini documentazione medica idonea a fornire quantomeno un principio di prova sul punto. Viene invece liquidato il patito danno parentale per € 30.000,00, pari a circa 1/5 dell’importo massimo previsto in Tabella.

Sugli importi come sopra riconosciuti a favore dei congiunti di DA SILVA ODERIANO, trattandosi di debito di valore ad oggi cristallizzato in debito di valuta, sono dovuti interessi legali a far tempo dalla data della presente sentenza e fino al saldo.

Quanto ai rapporti interni tra ALFA S.P.A. e DONAU, vi è da osservare che la pretesa, inizialmente avanzata da ALFA, e da ultimo ribadita con note in data 20 febbraio 2020, di essere tenuta manlevata ed indenne da parte di DONAU, sia per carenza di legittimazione passiva, sia perché DONAU si sarebbe “riconosciuta” debitrice degli importi richiesti dall’attore corrispondendogli un consistente anticipo, non appare fondata sulla scorta dei chiari principi di cui all’art. 2054 c.c., sopra richiamati e non derogabili nella fattispecie, giacché il contenuto del rapporto negoziale in virtù del quale ALFA ha concesso l’uso del mezzo al guidatore, oltre che non dimostrato con il dovuto rigore (i moduli contrattuali versati in atti sono generici e neppure riferiti al CARDOSO personalmente), non porta comunque all’assimilabilità di esso alla locazione finanziaria.

Sulle spese di lite, da porsi a carico di tutti i convenuti in solido, è dato osservare che il notevole ridimensionamento della pretesa attorea, unito alla considerazione che la soccombenza di parte convenuta in merito al dedotto concorso di colpa di DA SILVA ODERIANO è avvenuto sulla scorta di ragionamento giuridico complesso, che ha avuto in considerazione i profili etiologici di una grave violazione indubbiamente ascrivibile a parte attrice, giustifica la compensazione di esse nella misura di un mezzo, comprendendo nella compensazione sia le spese di consulenza tecnica d’ufficio, ed altresì le spese di consulenza tecnica di parte, seguendo la liquidazione secondo i parametri di cui al DM. n. 55/2014 e s.m.i.

In proposito, si richiama quanto statuito, recentemente, da Cass. SS. UU., 19/03/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 19/03/2020), n.7454, la quale ha testualmente motivato:

“Ora, mette conto rilevare che l’art. 92 c.p.c., comma 2, dispone per quel che qui importa che “Se vi è soccombenza reciproca (…) il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti.”. La norma, pertanto, consente al giudice di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite tra le parti in caso di reciproca soccombenza, sicchè anche nell’ipotesi di soccombenza reciproca, il limite di fronte al quale si arresta la discrezionalità del giudice riguardo alla distribuzione dell’onere delle spese di lite – altrimenti non soggetta a sindacato di questa Corte – è rappresentato dall’impossibilità di addossarne, in tutto o in parte, il carico alla parte interamente vittoriosa, poiché ciò si tradurrebbe in un’indebita riduzione delle ragioni sostanziali della stessa, ritenute fondate nel merito. Si è infatti ritenuto che in tema di condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse. Con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione è pertanto limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato, e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sia la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca, quanto nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi, sia provvedere alla loro quantificazione, senza eccedere i limiti – minimi, ove previsti e – massimi fissati dalle tabelle vigenti – cfr. Cass. n. 19613/2017; Cass. n. 26918/2018″.

E quanto al notevole ridimensionamento dell’entità della somma richiesta con la domanda giudiziale, era da tempo principio consolidato quello secondo il quale esso, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente, con valutazione discrezionale, incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, il giudice ne può tenere conto, ai fini – per l’appunto – della compensazione, totale o parziale, delle spese di lite (cfr. Cass. Sent. 5.8.2005 n. 16526 in motivazione; Cass. 12295/01; Cass. 23.6.2000, n. 8352; Cass. 13/88).

La valutazione di soccombenza reciproca, che vede oltretutto un significativo discostamento tra l’entità delle somme originariamente richieste dall’attore, quelle fatte oggetto di proposta conciliativa da parte del precedente giudice assegnatario e quelle infine riconosciute in sede di decisione, non consente di valutare il comportamento delle convenute alla stregua degli artt. 91 comma primo e 96 c.p.c., così come richiesto da parte attrice, la quale ha viceversa dichiarato di aderire alla suddetta proposta.

A tale proposito, è appena il caso di rilevare che nessun rilievo può attribuirsi al discostamento notevole, da parte di questo giudice, rispetto a quella proposta, anche se formulata ad istruttoria esaurita: come infatti chiarisce autorevole giurisprudenza di merito (Trib. Fermo, 21 novembre 2013 in www.ilcaso.it), il potere del giudice di formulare proposta transattiva ai sensi dell’art. 185 bis c.p.c. – in specie se all’esito dell’istruttoria – non impone allo stesso di “anticipare” il proprio pensiero su quello che sarà l’esito finale della causa.

Ed anzi, è parere dottrinario condivisibile quello secondo cui nonostante la formulazione di proposta transattiva che avvenga all’esito dell’istruttoria, che possa dunque fondarsi su una prognosi sull’esito della controversia, ben è possibile che questa sia rivista in sede di decisione, atteso che il giudice conserva la facoltà e il dovere di rivalutare il materiale istruttorio e le questioni sollevate fino all’ultimo momento utile.

Afferma infatti il Tribunale di Fermo “nessuno dice che il giudice deve fare delle proposte da cui decisamente traspaia come la pensa . Ciò è evidente in limine litis, ma anche a fine istruttoria è così, in quanto l’unico vero ostacolo – in cui è in gioco il diritto costituzionale di difesa – è che il giudice, con la sua proposta, non deve spingere la parte che , per motivi psicologici e/o economici , non è in grado di “reggere” i tempi di un processo medio, ad accettare una proposta che le dia molto di meno di quanto le spetta o le imponga molto di più di quanto deve dare”.

La soccombenza è invece totale per quanto concerne gli intervenuti, e la liquidazione avviene, come da dispositivo, in considerazione del valore di lite e dell’attività difensiva svolta, in favore di più parti.

Nei rapporti interni tra attore, intervenuti e convenuti, le spese di consulenza tecnica d’ufficio rimarranno a carico di parte attrice per il 25% e di parte convenuta, in ragione della disposta compensazione di spese nei rapporti con l’attore e della soccombenza invece totale nei confronti degli intervenuti, per il 75% (parte convenuta considerata come parte complessa).

Nulla sulle spese tra DONAU e ALFA, in difetto di domanda sul punto da parte di DONAU.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

– Dichiara tenuti e condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, in favore di DA SILVA ODERIANO, per i titoli di cui in motivazione, della somma di € 271.000,00 oltre interessi legali in funzione compensativa a far tempo dal 16 novembre 2016 e fino al saldo, oltre interessi dalla data della presente sentenza e fino al saldo;

– Dichiara tenuti e condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, a favore degli intervenuti, delle seguenti somme, maggiorate di interessi legali a far tempo dalla data della presente sentenza e fino al saldo:

– € 285.000,00 a favore di FARKAS MARIA JANA;

– € 250.000,00 a favore di DA SILVA EVA;

– € 183.500,00 a favore di DA SILVA ELENA;

– € 68.307,00 a favore di DA SILVA GOMEZ;

– € 30.000,00 a favore di DA SILVA ANDREAS.

– Condanna altresì i convenuti, in solido tra loro, a rimborsare a parte attrice la metà delle spese di lite, che si liquidano per l’intero in € 1.748 per anticipazioni, € 40.000 per compensi, oltre i.v.a., c.p.a. e 15 % per spese generali, oltre al rimborso, nella misura di un mezzo, delle spese di CTP come anticipate e documentate.

– Condanna ancora i convenuti al pagamento, in favore degli intervenuti, delle spese di lite relative all’intervento che liquida in € 1.742,20 per anticipazioni, € 40.000 per compensi, oltre IVA, CPA e spese generali come per legge, oltre al rimborso delle spese di CTU e di CTP anticipate e documentate;

– Dispone, in via definitiva, che nei rapporti interni le spese di CTU restino al 75% a carico di parte convenuta intesa come parte complessa e al 25% a carico dell’attore.

Sentenza resa ex articolo 281 sexies c.p.c., pubblicata mediante allegazione al verbale, chiuso ad ore 11,26.

Bologna, 28/04/2020

Il Giudice

  • assistenza immediata e gratuita ai parenti del defunto per fornire ogni spiegazione;
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Il danno da perdita parentale viene quantificato generalmente sulla base di Tabelle di liquidazione, che sono state, negli anni adottate e poi nel tempo aggiornate, tanto dal Tribunale di Milano

In concreto, le predette Tabelle di quantificazione del danno da perdita parentale costituiscono il punto di partenza per effettuare un calcolo, che altrimenti risulterebbe difficoltoso, se non addirittura impossibile.

Tuttavia, il calcolo alla luce delle predette Tabelle deve necessariamente personalizzarsi, in quanto queste andranno interpretate alla luce delle evidenze risultanti nel caso concreto.

Qualora si tratti di decesso, per fare in modo che nessuno perda il proprio diritto, ci occupiamo noi di istruire tutta la documentazione necessaria anche recandoci nel paese di origine della vittima per ottenere quanto serve , offrire garanzie di serietà e referenze sul territorio  per  comprendere approfonditamente la situazione specifica al fine di risarcire ogni frangia di danno.

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SEPARAZIONI-BOLOGNA

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni :art 480 cc

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni :art 480 cc

Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione [456 c.c.] e, in caso d’istituzione condizionale [633 ss. c.c.], dal giorno in cui si verifica la condizione [1353, 1359, 2935 c.c.](2). In caso di accertamento giudiziale della filiazione il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa(3).

Il termine non corre per i chiamati ulteriori [688 c.c.], se vi è stata accettazione da parte di precedenti chiamati e successivamente il loro acquisto ereditario è venuto meno [525 c.c.](4).

Il termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità iure rapraesentationis (dieci anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione) viene sospeso, ai sensi dell’art. 480 c.c. durante il tempo intercorso fra l’accettazione di precedenti chiamati ed il venir meno del loro acquisto. Pertanto, ove il rappresentato che abbia originariamente rinunziato all’eredità (Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6032 del 14 novembre 1981

revochi la rinunzia ed agisca per la divisione ereditaria nei confronti del coerede, il giudicato formatosi sull’efficacia della revoca, equivalendo all’accertamento dell’inesistenza dell’acquisto del chiamato stesso, ha l’effetto di far ritenere come mai sospeso il termine suddetto che, conseguentemente, per i chiamati in via ulteriore deve ritenersi spirato con il compimento del decennio decorrente dall’apertura della successione, restando unicamente rilevante la rinunzia del precedente chiamato.

  1. In mancanza di limitazioni normative, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, ex art. 480 c.c., opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità: pertanto, il convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari può, in virtù di tale sola circostanza e senza che sia necessario che in proprio favore si sia compiuta l’usucapione, opporre la relativa eccezione a qualunque chiamato all’eredità.
  2. In materia di successioni, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, di cui all’articolo 480 del Cc, in mancanza di limitazioni normative, opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità. Di conseguenza, la relativa eccezione può essere opposta al chiamato all’eredità dal convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari, senza che sia necessario che si sia compiuta l’usucapione in suo favore.
  3. In tema di accettazione della eredità non operano gli atti interruttivi della prescrizione, attesa la natura potestativa del diritto, che si realizza con il compimento dell’atto Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2014 n. 21687
  4. in cui si concreta l’accettazione. Detto termine è invece soggetto alle cause ordinarie di sospensione e agli impedimenti legali, non ricorrendo altri fatti impeditivi del suo decorso.
  5. La prescrizione del diritto di accettare l’eredità, di cui all’art. 480 cod. civ., rimane sospesa nei soli casi espressamente stabiliti da detta norma, non sussistendo altri fatti impeditivi del suo decorso. (Nella specie, la S.C., alla luce dell’enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inapplicabile alla prescrizione del diritto di accettazione ereditaria la causa di sospensione di cui all’art. 2941, n. 8, cod. civ
  6. cause civili complesse
  7. Al termine di prescrizione, previsto dall’art. 480 c.c. per l’accettazione dell’eredità,

sono inapplicabili, salvo determinati specifici casi espressamente stabiliti da detta norma, gli istituti dell’interruzione e della sospensione; infatti, mentre il termine fissato dal giudice per l’accettazione dell’eredità, nell’ipotesi di cui all’art. 481 c.c., è un termine di decadenza, quello entro il quale il diritto di accettare si estingue per il mancato esercizio è un termine di prescrizione, tale essendo espressamente dichiarato dalla legge e, trattandosi di prescrizione, al di fuori delle previste cause di sospensione,non vi sono altri fatti impeditivi del suo decorso per quanto concerne l’esercizio del diritto di accettazione dell’eredità.

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termine decennale di prescrizione per l’accettazione dell’eredità decorre per i figli naturali non riconosciuti e dichiarati tali giudizialmente dopo la morte del genitore, solo dal passaggio in giudicato della decisione di accertamento del loro status:

  • Per il combinato disposto degli artt. 2935 e 480 c.c., nel testo risultante dall’intervento interpretativo della Corte costituzionale (sentenza n. 191 del 1983) il termine decennale di prescrizione per l’accettazione dell’eredità decorre per i figli naturali non riconosciuti e dichiarati tali giudizialmente dopo la morte del genitore, solo dal passaggio in giudicato della decisione di accertamento del loro status, trovandosi essi fino a tale accertamento nell’impossibilità giuridica, e non di mero fatto, di accettare l’eredità.
  • Il termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità iure rapraesentationis (dieci anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione) viene sospeso, ai sensi dell’art. 480 c.c. durante il tempo intercorso fra l’accettazione di precedenti chiamati ed il venir meno del loro acquisto. Pertanto, ove il rappresentato che abbia originariamente rinunziato all’eredità revochi la rinunzia ed agisca(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6032 del 14 novembre 1981)
  •  per la divisione ereditaria nei confronti del coerede, il giudicato formatosi sull’efficacia della revoca, equivalendo all’accertamento dell’inesistenza dell’acquisto del chiamato stesso, ha l’effetto di far ritenere come mai sospeso il termine suddetto che, conseguentemente, per i chiamati in via ulteriore deve ritenersi spirato con il compimento del decennio decorrente dall’apertura della successione, restando unicamente rilevante la rinunzia del precedente chiamato.

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Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Imola AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Valsamoggia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Castel San Pietro Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Zola Predosa AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Budrio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Castel Maggiore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pianoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Medicina AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Molinella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castenaso AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sasso Marconi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Ozzano dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Crevalcore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Calderara di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Pietro in Casale AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Anzola dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Granarolo dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monte San Pietro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Argelato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Malalbergo AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Minerbio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giorgio di Piano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sala Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Vergato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sant’Agata Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pieve di Cento AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Baricella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Alto Reno Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Marzabotto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Dozza AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castello d’Argile AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monzuno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monterenzio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castiglione dei Pepoli AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Bentivoglio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Galliera AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Gaggio Montano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Mordano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel Guelfo di Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Loiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Benedetto Val di Sambro
Grizzana Morandi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monghidoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalfiumanese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel di Casio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Borgo Tossignano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Lizzano in Belvedere AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Fontanelice AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel d’Aiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Camugnano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
SEPARAZIONE DIVORZIO BOLOGNA competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale   RAPPORTI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO TRA  UN CITTADINO ITALIANO E  UN CONIUGE APPARTENENTE A ALTRO PAESE  UE

ACCETTAZIONE EREDITA’ 475 CC

ACCETTAZIONE EREDITA’ 475 CC

L’accettazione è espressa quando, in un atto pubblico [2699 c.c.] o in una scrittura privata [2702 c.c.], il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede [2648, 2685 c.c.]

È nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine(3).

Parimenti è nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità(.

Ai sensi dell’art. 934 c.c. 1865, come ai sensi dell’art. 475 c.c. vigente, si ha accettazione espressa dell’eredità ogni qualvolta il chiamato assuma il titolo di erede in una scrittura privata. Trattasi di autonomo negozio giuridico unilaterale e non ricettizio, che conserva appieno la sua validità, ancorché, per effetto della mancata registrazione ai sensi del r.d.l. 27 settembre 1941, n. 1015, sia stata colpita da nullità la distinta convenzione, eventualmente contenuta nello stesso documento.

 

 

A tal riguardo la cassazione chiarisce che Cass. civ. n. 4426/2009 a norma dell’art. 475 cod. civ, l’atto pubblico o la scrittura privata in cui il chiamato all’eredità assume il titolo di erede deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal chiamato stesso o nella cui formazione questi abbia avuto parte; ne consegue che non comporta accettazione dell’eredità la mera circostanza che l’erede abbia sottoscritto la relazione di notificazione di un atto giudiziario a lui notificato “nella qualità” di erede.

 

Secondo Cass. n. 14766 del 2007, il limite della responsabilità intra vires non può essere rilevato d’ufficio, ma va tempestivamente dedotto e provato da chi vi abbia interesse. ‘Non si è mai dubitato’, vi si legge, ‘che la questione di diritto, relativa ai limiti della responsabilità dell’erede, che abbia accettato con beneficio di inventario, per l’adempimento dei debiti ereditari, costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto e non può, pertanto, essere proposta per la prima in volta in sede di legittimità (Cass. 18 giugno 2002, n. 8818) nè, a seguito del nuovo art. 345 c.p.c., per la prima volta in grado di appello’.

Anche la sentenza del 2002 si era fatta forte della regola di ‘fedeltà ai precedenti’ – invocata, a riguardo di questa materia, da Cass. 28381/05 – per affermare che la questione de qua ‘è oggetto di eccezione in senso proprio (Cass. 9 luglio 1980 n. 4373) e che il giudice non può dunque prendere in esame di ufficio’.

Si risale per questa via ad un precedente remoto, di epoca sensibilmente anteriore a quella in cui le Sezioni Unite hanno regolato la distinzione tra eccezioni in senso lato ed eccezioni in senso stretto.

avvocato per risolvere eredita’ Bologna

6.1) L’ordinanza 4852/12, ben cogliendo l’evoluzione che ha segnato la giurisprudenza di legittimità a partire da SU n.1099 del 1998, ha chiamato le Sezioni Unite a interrogarsi sulla compatibilità, con i principi in essa sanciti, dell’inquadramento come eccezione in senso stretto della eccezione relativa ai limiti di responsabilità nel regime di eredità beneficiata.

Si intrecciano qui i temi della natura di tale eccezione e della sua rilevabilità.

Conviene svolgerli seguendo il filo processuale più immediato, che condurrebbe a escludere, secondo le tesi del ricorrente, la rilevabilità di ufficio di un’eccezione non proposta dall’interessato nel primo grado di giudizio.

6.1.1) La sentenza da ultimo citata ha stabilito che il regime normale delle eccezioni è quello della rilevabilità di ufficio, in funzione dell’assolvimento del compito primario del processo, di ‘servire all’attuazione di diritti esistenti e non alla creazione di diritti nuovi’.

Ha quindi confinato l’ambito della rilevabilità a istanza di parte ai casi specificamente previsti dalla legge e alle eccezioni corrispondenti alla titolarità di un’azione costitutiva (es. annullamento).[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Come segnalato dalla dottrina, Cass. 1099/98 recava un limite incisivo. Riteneva cioè che la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione fosse soggetta alla tempestiva allegazione e prova del fatto estintivo, modificativo, impeditivo esclusivamente a cura della parte interessata.

Con la sentenza 226/01 le Sezioni Unite hanno negato che il rilievo d’ufficio dell’eccezione sia subordinato ad una tempestiva allegazione di essa.

Poichè la pronuncia era resa in tema di rilevabilità d’ufficio del giudicato e talune sfumature della motivazione potevano essere interpretate ambiguamente, in dottrina, non senza riflessi giurisprudenziali, è rimasta incertezza circa la portata di questa affermazione.

A placare i dissensi non è valsa neppure altra pronuncia delle S.U., la n. 15661/05, secondo la quale, in applicazione dei principi già posti da SU 1099/98, l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, ‘può essere rilevata d’ufficio dal giudice in qualunque stato e grado del processo sulla base di prove ritualmente acquisite agli atti’.

Nella specie regolata dalle Sezioni Unite del 2005 l’appellante, pur avendo tempestivamente prodotto il documento, aveva sollevato solo in sede di gravame la controeccezione di interruzione, con l’allegazione e il rilievo del caso. La sentenza non richiedeva pertanto di prendere espressamente posizione sulla possibilità che il rilievo di ufficio si fondi su una prova prodotta in corso di causa dalla parte interessata. Ciò ha consentito di continuare a sostenere che l’eccezione in senso lato (con riguardo sempre a quella di interruzione della prescrizione, cfr. Cass. 2035/06) deve essere sorretta da allegazioni e prove, ‘incluse quelle documentali, ritualmente acquisite al processo, nonchè di fatti anch’essi ritualmente acquisiti al contraddittorio’.

 E’ pertanto in questa sede da risolvere esplicitamente il problema della rilevabilità d’ufficio della eccezione in senso lato che si fondi su risultanze, pur non prodotte dalla parte interessata, ma comunque disponibili negli atti di causa (in quanto provenienti da produzioni dello stesso attore o di altri convenuti, ovvero da esiti di consulenza tecnica o da dichiarazioni spontanee dei testimoni).

Persistono infatti nella giurisprudenza di legittimità contrasti tra chi subordina il rilievo d’ufficio di ogni eccezione alla tempestiva allegazione, proveniente dalla parte, nel giudizio di primo grado, entro il termine posto dall’art. 183 c.p.c., (cfr. esemplificativamente Cass. 5333/11) e fautori della tesi opposta, che giunge fino all’affermazione che la deducibilità in appello di eccezioni in senso lato è ammessa non solo se i fatti sono per la prima volta allegati in sede di impugnazione, ma anche se in questa sede debbano essere accertati ‘con i mezzi di prova che il giudice di appello ritenga ammissibili e rilevanti’ (Cass. 10918/05).

7) Le Sezioni Unite, dando continuità all’orientamento già insito nelle citate sentenze del 2001 e 2005, ritengono corretta la tesi che ammette la possibilità di rilevare di ufficio le eccezioni in senso lato, anche in appello, che risultino documentate ex actis, indipendentemente da specifica allegazione di parte.

Questa è la circoscritta materia del caso di specie, che non chiede di pronunciarsi anche sulla possibilità di articolare nuovi mezzi di prova e produrre documenti allorquando la parte faccia valere oltre il limite delle preclusioni istruttorie, o in appello, eccezioni rilevabili di ufficio o il giudice rilevi tardivamente tali questioni.

L’adesione alla tesi anzidetta nasce dalla distinzione tra: a) l’azione che viene meno perchè il convenuto vuoi valersi di un ‘diritto di impugnarla’ – vuoi perchè ciò è sancito espressamente dal regime della specifica eccezione, vuoi perchè l’eccezione amplia i limiti della cognizione fondando una diversa fattispecie costitutiva – riservato dalla legge alla parte e cui la parte può quindi rinunciare, omettendo di valersi del suo diritto di eccepire, senza che il giudice possa rilevare alcunchè (è questa l’eccezione in senso stretto);

  1. b) l’azione che non nasce o non potrebbe mai sorgere, perchè incontra un limite già formatosi, quale il pagamento del debito azionato (eccezione in senso lato), il che comporta il dovere del giudice di rilevare le circostanze favorevoli al convenuto, foss’anche contumace, se risultino dagli atti.

La rilevabilità d’ufficio delle eccezioni in senso lato, con la loro ampia nozione, è posta in funzione di una concezione del processo che talora semplicisticamente è stata definita come pubblicistica, ma che, andando al fondo, fa leva sul valore della giustizia della decisione.

Rispetto a questo valore, le preclusioni operano su altro piano, poichè queste ultime sono essenzialmente un criterio di ordine, una tecnica per regolare il processo, sempre con il fine di pervenire a una decisione giusta, pur prevedendo un meccanismo per disciplinare l’attività delle parti.

Occorre allora in primo luogo ribadire che qualora prevalesse la tesi opposta in ordine alle regole di allegazione e prova, resterebbe di modesto rilievo la distinzione tra eccezioni in senso stretto ed eccezioni in senso lato.

Il regime di queste ultime, da allegare e provare entro il limite delle preclusioni istruttorie, verrebbe, nel rito ordinario, quasi a coincidere con quello delle prime, restando solo la differenza in ordine alla anticipata rilevazione in comparsa di risposta delle eccezioni in senso stretto.

In realtà, vincolare la rilevabilità delle eccezioni in senso lato ai limiti del regime delle preclusioni conduce a sovrapporre due piani che sono sempre rimasti distinti nel testo normativo.

7.2) Solo in questo modo si spiegano le scelte fatte del legislatore con la riforma di cui alla L. n. 353 del 1990, e successive modifiche.

E’ stato ricordato in dottrina che il testo dell’art. 183, nel disegno di legge originario prevedeva la possibilità di modificare la domanda solo tenendo ‘ferma l’allegazione dei fatti storici’, formula che venne abbandonata per la rigidità che avrebbe conferito al sistema, ostacolando ogni allegazione nuova, ancorchè mirante a valorizzare risultanze acquisite agli atti.

7.2.1) Va poi considerato che proprio l’introduzione del sistema di preclusioni ha reso più vivido il senso dell’obbligo del giudice di indicare alle parti le questioni rilevabili di ufficio di cui ritiene opportuna la trattazione (art. 183 c.p.c., comma 3, ora 4).

Tale obbligo si traduce in una tecnica di conduzione del processo che impone al giudice, oltre che di acquisire i chiarimenti richiesti dai fatti allegati, di far emergere fatti rilevanti, possibilmente mediante il libero interrogatorio delle parti (art. 183 c.p.c., comma 1, ora art. 185 c.p.c.); di evidenziare le questioni rilevabili di ufficio prima del maturare delle preclusioni istruttorie.

La disposizione ha trovato nuovo impulso nella valorizzazione – a questo riguardo – del principio del contraddittorio, dovuta sia alla giurisprudenza (c.f.r. da ultimo S.U. 4213/13; ma v. soprattutto Cass. 21108/05, richiamata da S.U. 14828/12), sia alla modifica dell’art. 101 c.p.c., varata dalla L. n. 69 del 2009. Questa disposizione ha conservato la formulazione che in precedenza era nell’art. 384, comma 3, ma esige di volta in volta di essere applicata secondo le esigenze della fase in cui è svolto il rilievo officioso.

7.2.2) Ancor più significativa è la scelta di ribadire espressamente, nell’art. 345 c.p.c., comma 2, che nel giudizio di appello possono proporsi nuove eccezioni purchè siano rilevabili anche d’ufficio.

Ciò, si badi, sebbene al comma 3, sia stata stabilita l’inammissibilità di nuovi mezzi di prova, ove non indispensabili ai fini della decisione della causa.

Quest’ultimo inciso è venuto meno nella modifica normativa del 2009, che ha esplicitato anche il divieto, di conio giurisprudenziale (SU. n. 8202 e 8203 del 2005), di produrre nuovi documenti in appello; ciononostante il legislatore ha lasciato intatto il potere della parte di proporre nuove eccezioni rilevabili d’ufficio e, con esso, l’omologo dovere del giudice.

Giova osservare che gli interventi legislativi da fine 2005 in poi sono sopraggiunti alla risistemazione della distinzione tra eccezioni rilevabili d’ufficio ed eccezioni in senso stretto maturata tra il 1999 e il 2005, ma il legislatore ha tenuto ferma la scelta preesistente, pur avendo adeguato il regime dei nova in sede di gravame.

Dunque è confermato che deve essere ammessa in appello la rilevabilita di eccezioni in senso lato, che ha senso preminente quando è basata su allegazioni nuove, quantomeno se già documentate ex actis.

7.3) Si coglie in tal modo che il regime delle eccezioni è in funzione del valore primario del processo costituito dalla giustizia della decisione e che non deve esser dato spazio a un effetto contrario, che sì verificherebbe se ogni questione, anche per sua natura rilevabile d’ufficio, fosse sottoposta ai limiti preclusivi di allegazione e prova a cura di parte che sono esposti dalla tesi che si intende definitivamente superare.

8) Sulla scorta di queste considerazioni, occorre tornare alla questione da cui è scaturita l’odierna controversia, per sancire che la esistenza, già documentata in atti, dell’accettazione con beneficio d’inventario e del conseguente limite di responsabilità dell’erede appartiene al novero delle eccezioni rilevabili d’ufficio, come tale liberamente invocabile dalla parte in grado di appello e correttamente rilevata dal giudice.

E’ sufficiente riprendere i passaggi esplicativi di S.U. 15661/05 per accorgersi che, contrariamente a quanto ritenuto dalle tralaticie affermazioni delle sentenze di cui al paragrafo 6, il rilievo dell’accettazione con beneficio di inventario non è catalogabile come eccezione in senso stretto.

La condizione dell’erede con beneficio non corrisponde infatti – come avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione – all’esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare in giudizio necessariamente, ‘perchè si verifichi il mutamento della situazione giuridica’. Non è configurabile un’azione costitutiva della qualità di erede beneficiato, conseguibile solo attraverso un accertamento giudiziale.

L’aver accettato l’eredità con la dichiarazione di cui all’art. 484 c.p.c., rileva come un fatto, che da solo è sufficiente ad impedire la confusione del patrimonio del defunto con quello dell’erede, con le conseguenze, qui rilevanti, di cui all’art. 490 c.c., n. 2. (cfr., similmente, quanto all’accettazione dell’eredità, la ricordata Cass. 10918/05, in Riv. dir. proc. 2006, 733).

Questo fatto impeditivo opera per il solo suo emergere nel processo, poichè il legislatore non ha escluso espressamente la rilevabilità d’ufficio, come accaduto per altre ipotesi (art. 2938 in tema di prescrizione; art. 1242 in tema di eccezione di compensazione).

Non può quindi parlarsi di eccezione in senso stretto, poichè, come anticipato sub 6.1.1, non si rientra nei casi specificamente previsti dalla legge e non v’è eccezione correlata alla titolarità di un’azione costitutiva.

9) Resta da esaminare un altro profilo controverso.

L’art. 510 c.c., stabilisce che l’accettazione con beneficio d’inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l’inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione’.

Come rilevato dai giudici di appello, questa disposizione, grazie al suo effetto espansivo, era già sufficiente a fondare il dovere del giudice di rilevare d’ufficio la limitazione di responsabilità di P.R. nei limiti dell’eredità beneficiata.

La norma attuale deriva dall’art. 958 del codice previgente, che vincolava tutti i chiamati ad accettare con beneficio di inventario, ove anche uno soltanto di essi avesse optato per questo regime.

Il nuovo codice ha inteso alleggerire (cfr. la Relazione al progetto definitivo) o forse soltanto meglio interpretare questa previsione vincolante, statuendo che i favorevoli effetti del beneficio si estendano – questo è il senso della forma verbale giova – a tutti i chiamati, restando però salva la loro facoltà di rinunciare all’eredità o di accettare puramente e semplicemente.

Ne consegue che qualora siano convenuti in giudizio più soggetti, in relazione a debito ereditario, e dalla documentazione disponibile risulti in causa che anche uno solo di essi ha accettato con beneficio di inventario, il giudice deve rilevare d’ufficio in favore anche degli altri l’eccezione che si fonda su tale fatto impeditivo della maggior pretesa, a meno che non sia dimostrato che essi abbiano rinunciato all’eredità o l’abbiano già accettata quali eredi puri e semplici (su quest’ultimo punto cfr. Cass. 782/82) o siano decaduti dal beneficio.

Non confligge con questa interpretazione l’affermazione, ineccepibile, che l’accettazione con beneficio di inventario da parte di uno dei chiamati ad un’eredità non determina l’acquisto della medesima anche per gli altri (Cass. 2532/99 e anche 22286/08), giacchè una cosa è il vantaggio della limitazione di responsabilità espressamente voluto dalla legge per il chiamato, altro è il decidere di acquistare l’eredità.

9.1) Mette conto chiarire che la Corte intende qui prendere le distanze da letture restrittive della norma, pur autorevolmente prospettate in dottrina, secondo le quali il chiamato, per giovarsi dell’accettazione beneficiata di altro chiamato, dovrebbe a sua volta compiere la dichiarazione formale.

In tal modo si deprime la portata dell’art. 510 c.c., il cui unico effetto sarebbe, come è stato sostenuto, soltanto di sottrarre il chiamato all’onere di rinnovare le formalità di trascrizione e inventario già da altri attuate. Questi effetti sarebbero stati conseguibili, si è osservato, anche in via sistematica, senza bisogno di una norma dal tenore così marcatamente protettivo, quale riscontrabile nel testo dell’art..

Un inciso di Cass. 8034/93 (la quale in realtà si doveva pronunciare solo sull’utilizzabilità dell’inventario) è parso avallare tale lettura, ma la più recente Cass. 22286/08 ha precisato che la volontà di giovarsi di tale forma di accettazione, sebbene debba essere espressa ‘in maniera chiara ed univoca’, non esige le forme indicate dall’art. 484 cod. civ., poichè, ‘se in ogni caso fosse necessaria l’accettazione formale, nessun giovamento deriverebbe dall’accettazione dell’altro chiamato’. E’ questo il caso del chiamato che, convenuto in giudizio, resista e invochi il beneficio e la qualità di erede.

9.2) Per approfondire la riflessione, occorre chiarire che, sebbene l’efficacia estensiva prevista dall’art. 510 c.c. non si traduca nell’attribuire ai chiamati (non va trascurata la scelta codicistica di usare questo termine) la qualità di eredi beneficiati, come pure è stato suggestivamente sostenuto cogliendo alcuni profili qui recepiti, sono tuttavia da ascrivere a questa disposizione effetti espansivi di protezione della sfera giuridica del chiamato.

Poichè la norma non subordina all’iniziativa di questi il vantaggio dell’accettazione beneficiata di altro chiamato (vi si legge che l’accettazione ‘giova’ e non che ‘può giovare’ o altra espressione meno pregnante), è da credere che il legislatore abbia voluto che per il chiamato si dispieghino comunque effetti favorevoli.

Questo effetto si traduce nell’operare della separazione patrimoniale, che è generata dall’accettazione beneficiata, in favore di qualunque chiamato, fino a quando, secondo le forme di legge (si veda anche il disposto dell’art. 481 c.c.), non sia manifestata la di lui accettazione pura e semplice o la decadenza dal beneficio e salva la facoltà di accettare, avvalendosi espressamente del beneficio stesso, o di rinunciare all’eredità.

 

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eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti

eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti

L’accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti non può farsi che col beneficio d’inventario.

ART 473 CC: eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti

Il giudicato bene può spiegare efficacia riflessa anche nei confronti di soggetti estranei al rapporto processuale, quando esso contenga una affermazione obiettiva di verità, che non ammette la possibilità di un diverso accertamento.

Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora sia stato accertato con sentenza passata in giudicato che l’ente beneficiario di una devoluzione ereditaria è decaduto dal diritto di accettare l’eredità (decadenza che non ammette la possibilità di un diverso accertamento) tale giudicato è opponibile all’erede legittimo (non parte in quel giudizio), specie atteso che lo stesso non si risolve in un pregiudizio giuridico, ma addirittura in un beneficio per il terzo estraneo.

(Nella specie la Corte di appello, nel contraddittorio di soli due degli eredi legittimi, aveva dichiarato che un ente benefico, nominato erede, era decaduto dal diritto di accettare l’eredità, e che l’eredità si era devoluta secondo le regole della successione legittima.

Presentata, da uno dei coeredi, denuncia di successione anche in favore dell’erede legittimo che non aveva partecipato al giudizio, nelle more del giudizio di cassazione, avverso la sentenza ricordata, le parti avevano concluso una transazione con la quale tutti gli eredi legittimi si impegnavano a rinunciare agli effetti della sentenza della Corte di appello, a fronte della attribuzione in proprietà di un certo numero di immobili facenti parte dell’asse ereditario.

Intimato il pagamento dell’imposta principale di successione anche nei confronti dell’erede non parte del giudizio come sopra definito, quest’ultimo aveva opposto e che la denuncia di successione, presentata da altro coerede non era a lui opponibile e che la sentenza della Corte di appello non aveva efficacia nei suoi confronti, e che, ancora, nella transazione non era ravvisabile una accettazione dell’eredità. Avendo i giudici di merito accolto tali difese sul rilievo che nella specie era insussistente il requisito fondamentale di un’estensione della portata soggettiva del giudicato, atteso che l’azione concernente l’intervenuta perdita del diritto di accettare l’eredità era volta a far valere una decadenza e, pertanto, atteneva a materia rientrante nella disponibilità delle parti, in applicazione del principio di cui sopra, la Suprema Corte ha cassato tale pronuncia).

Art 473 cc

L’obbligo di accettare l’eredità con beneficio d’inventario non si estende alle fondazioni costituite per testamento con contestuale nomina dell’ente in qualità di erede universale

Perché il patrimonio della fondazione, destinato a formarsi solo con la disposizione testamentaria, ovvero in modo inscindibile e contestuale rispetto all’istituzione dell’ente, non può confondersi con quello del de cuius. Trovano, invece, applicazione, come per tutti gli atti a titolo gratuito, le disposizioni lesive della legittima e l’azione di separazione prevista dall’art. 512 c.c. a tutela dei creditori del de cuius.

Secondo la Suprema corte le persone giuridiche diverse dalle società, ai sensi dell’art. 473 c.c., non possono accettare le eredità loro devolute Cassazione civile sez. II  29 settembre 2004 n. 19598 se non con il beneficio d’inventario (e per le eredità devolute prima dell’entrata in vigore dell’art. 13 della l. n. 127 del 1997, se non ottenendo, altresì, l’autorizzazione governativa prescritta dall’art. 17 c.c.). Di conseguenza, qualora l’accettazione, nell’unica forma consentita dalla legge, sia divenuta inefficace, si deve ritenere che, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione in forza della quale il beneficiario è da considerare erede puro e semplice, si deve escludere che sussista alcuna accettazione.

In tema di accettazione dell’eredità, poiché le persone giuridiche diverse dalle società non possono, ai sensi dell’art. 473 c.c., accettare le eredità loro devolute se non con il beneficio d’inventario (e, per le eredità devolute prima dell’entrata in vigore dell’art. 13 l. 15 maggio 1997 n. 127, se non munendosi altresì dell’autorizzazione governativa di cui all’art. 17 c.c.), qualora l’accettazione, nell’unica forma consentita dalla legge, sia divenuta inefficace (nella specie, per mancata redazione dell’inventario entro tre mesi dall’accettazione, in assenza di richiesta di proroga del termine), si deve ritenere che, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione in forza della quale il chiamato è da considerare erede puro e semplice, va esclusa l’esistenza stessa dell’accettazione.

Codice civile

LIBRO SECONDO

TITOLO I DISPOSIZIONI

 CAPO V DELL’ACCETTAZIONE

  Sezione I

Art. 470. Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario.
Art. 471. Eredita’ devolute a minori o interdetti.
Art. 472. Eredita’ devolute a minori emancipati o a inabilitati.
Art. 473. Eredita’ devolute a persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti.
Art. 474. Modi di accettazione.
Art. 475. Accettazione espressa.
Art. 476. Accettazione tacita.
Art. 477. Donazione, vendita e cessione dei diritti di successione.
Art. 478. Rinunzia che importa accettazione.
Art. 479. Trasmissione del diritto di accettazione.
Art. 480. Prescrizione.
Art. 481. Fissazione di un termine per l’accettazione.
Art. 482. Impugnazione per violenza o dolo.
Art. 483. Impugnazione per errore.

 ^   Art. 470. Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario.

Art. 470. 

(Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario).

L’eredita’ puo’ essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario.

L’accettazione col beneficio d’inventario puo’ farsi nonostante qualunque divieto del testatore.

 ^   Art. 471. Eredita’ devolute a minori o interdetti.

Art. 471. 

(Eredita’ devolute a minori o interdetti).

Non si possono accettare le eredita’ devolute ai minori e agli interdetti, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374.

 ^   Art. 472. Eredita’ devolute a minori emancipati o a inabilitati.

Art. 472. 

(Eredita’ devolute a minori emancipati o a inabilitati).

I minori emancipati e gli inabilitati non possono accettare le eredita’, se non col beneficio d’inventario; osservate le disposizioni dell’art. 394.

 ^   Art. 473. Eredita’ devolute a persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti.

Art. 473. 

(( (Eredita’ devolute a persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti). ))

((L’accettazione delle eredita’ devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti non puo’ farsi che col beneficio d’inventario.

Il presente articolo non si applica alle societa’)).

 ^   Art. 474. Modi di accettazione.

Art. 474. 

(Modi di accettazione).

L’accettazione puo’ essere espressa o tacita.

 ^   Art. 475. Accettazione espressa.

Art. 475. 

(Accettazione espressa).

L’accettazione e’ espressa quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamata all’eredita’ ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede.

E’ nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine.

Parimenti e’ nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredita’.

 ^   Art. 476. Accettazione tacita.

Art. 476. 

(Accettazione tacita).

L’accettazione e’ tacita quando il chiamato all’eredita’ compie un atto che presuppone necessariamente la sua volonta’ di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualita’ di erede.

 ^   Art. 477. Donazione, vendita e cessione dei diritti di successione.

Art. 477. 

(Donazione, vendita e cessione dei diritti di successione).

La donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all’eredita’ faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell’eredita’.

 ^   Art. 478. Rinunzia che importa accettazione.

Art. 478. 

(Rinunzia che importa accettazione).

La rinunzia ai diritti di successione, qualora sia fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, importa accettazione.

 ^   Art. 479. Trasmissione del diritto di accettazione.

Art. 479. 

(Trasmissione del diritto di accettazione).

Se il chiamato all’eredita’ muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi.

Se questi non sono d’accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l’eredita’ acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato.

La rinunzia all’eredita’ propria del trasmittente include rinunzia all’eredita’ che al medesimo e’ devoluta.

 ^   Art. 480. Prescrizione.

Art. 480. 

(Prescrizione).

Il diritto di accettare l’eredita’ si prescrive in dieci anni.

Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione e, in caso d’istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione.((In caso di accertamento giudiziale della filiazione il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa.))

Il termine non corre per i chiamati ulteriori, se vi e’ stata accettazione da parte di precedenti chiamati e successivamente il loro acquisto ereditario e’ venuto meno.

 ^   Art. 481. Fissazione di un termine per l’accettazione.

Art. 481. 

(Fissazione di un termine per l’accettazione).

Chiunque vi ha interesse puo’ chiedere che l’autorita’ giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiara se accetta o rinunzia all’eredita’. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.

 ^   Art. 482. Impugnazione per violenza o dolo.

Art. 482. 

(Impugnazione per violenza o dolo).

L’accettazione dell’eredita’ si puo’ impugnare quando e’ effetto di violenza o di dolo.

L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui e’ cessata la violenza o e’ stato scoperto il dolo.

 ^   Art. 483. Impugnazione per errore.

Art. 483. 

(Impugnazione per errore).

L’accettazione dell’eredita’ non si puo’ impugnare se e’ viziata da errore.

Tuttavia, se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede non e’ tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell’eredita’, o con pregiudizio della porzione legittima che gli e’ dovuta. Se i beni ereditari non bastano a soddisfare tali legati, si riducono proporzionalmente anche i legati scritti in altri testamenti. Se alcuni legatari sono stati gia’ soddisfatti per intero, contro di loro e’ data azione di regresso.

L’onere di provare il valore dell’eredita’ incombe all’erede.

AVVOCATO-ESPERTO

EREDITA’ AI MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO ART 472 CC

EREDITA’ AI MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO ART

472 CC

L’art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso da quello prescritto dall’art. 484 c.c., che consiste in una dichiarazione espressa di volontà volta a fare acquistare all’incapace la qualità di erede con limitazione della responsabilità ai debiti e ai pesi intra vires hereditatis. Ne consegue che l’accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c. (nella specie, trattavasi di una divisione amichevole dei beni ereditari), non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace, che resta nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all’eredità entro il termine della prescrizione.

 

EREDITA’ AI MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO ART 471 CC
EREDITA’ AI MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO ART 471 CC

 

 

Non si possono accettare le eredità devolute ai minori( e agli interdetti, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374 

 

PERCHE’ QUESTO?

 

PERCHE’ UNA EREDITA’ PUO’ ESSER EPASSIVA CIOE’ AVERE PIU’ DEBITI CHE BENI, QUINDI IL MINORE E GLI INTERDETTI VANNO TUTELATI!!

 

L’accettazione tacita dell’eredità non rientra nei poteri del rappresentante legale e, pertanto, è improduttiva di effetti giuridici nei confronti dell’incapace, che rimane nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare l’eredità o di rinunziare alla stessa entro il termine di prescrizione.

 

 

1)Ai sensi dell’art. 471 c.c., l’eredità devoluta ai minori deve essere accettata con il beneficio di inventario e che non possono essere ammesse modalità di accettazione diverse da quella beneficiata, a prescindere dal valore del compendio ereditario, di guisa che ogni altra e diversa forma di accettazione espressa o tacita è nulla e improduttiva di effetti.

2)  L‘art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso da quello prescritto dall’art. 484 c.c., che consiste in una dichiarazione espressa di volontà volta a fare acquistare all’incapace la qualità di erede con limitazione della responsabilità ai debiti e ai pesi intra vires hereditatis.

3) Ne consegue che l’accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace, che resta nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all’eredità entro il termine della prescrizione.

4) L’eredità devoluta ai minori può essere accettata soltanto con beneficio di inventario, mentre ogni altra forma di accettazione espressa o tacita è nulla ed improduttiva di effetti, non conferendo al minore la qualità di erede. Da ciò consegue che, nel caso di chiamata di un minore, non può verificarsi la decadenza dello stesso dalla possibilità di accettazione con beneficio di inventario, prevista dall’art. 485 c.c. allorché questa norma stabilisce che il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso dei beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità, in difetto di che si considera erede puro e semplice.

5) Più in particolare, nel caso di successione di un minore, la decadenza dal beneficio di inventario potrà verificarsi unicamente ai sensi dell’art. 489 c.c., che prevede la diversa ipotesi del mancato compimento dell’inventario entro il termine di un anno dal compimento della maggiore età.

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Donazione

L’art. 471 c.c. disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso da quello prescritto dall’art. 484 c.c. Deriva da quanto precede, pertanto, che la accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce effetti giuridici nei confronti dell’incapace.

Cassazione civile sez. II  03 marzo 2009 n. 5111

Successione

Ai sensi dell’art. 471 c.c., l’eredità devoluta ai minori deve essere accettata con il beneficio di inventario e che non possono essere ammesse modalità di accettazione diverse da quella beneficiata, a prescindere dal valore del compendio ereditario, di guisa che ogni altra e diversa forma di accettazione espressa o tacita è nulla e improduttiva di effetti.

Tribunale Asti  13 maggio 2011

L’accettazione tacita dell’eredità non rientra nei poteri del rappresentante legale e, pertanto, è improduttiva di effetti giuridici nei confronti dell’incapace, che rimane nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare l’eredità o di rinunziare alla stessa entro il termine di prescrizione. Cassa App. Catanzaro 26 novembre 2002

Cassazione civile sez. I  01 febbraio 2007 n. 2211  

L’art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso da quello prescritto dall’art. 484 c.c., che consiste in una dichiarazione espressa di volontà volta a fare acquistare all’incapace la qualità di erede con limitazione della responsabilità ai debiti e ai pesi intra vires hereditatis. Ne consegue che l’accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace, che resta nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all’eredità entro il termine della prescrizione.

Cassazione civile sez. I  01 febbraio 2007 n. 2211  

L’eredità devoluta ai minori può essere accettata soltanto con beneficio di inventario, mentre ogni altra forma di accettazione espressa o tacita è nulla ed improduttiva di effetti, non conferendo al minore la qualità di erede. Da ciò consegue che, nel caso di chiamata di un minore, non può verificarsi la decadenza dello stesso dalla possibilità di accettazione con beneficio di inventario, prevista dall’art. 485 c.c. allorché questa norma stabilisce che il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso dei beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità, in difetto di che si considera erede puro e semplice. Più in particolare, nel caso di successione di un minore, la decadenza dal beneficio di inventario potrà verificarsi unicamente ai sensi dell’art. 489 c.c., che prevede la diversa ipotesi del mancato compimento dell’inventario entro il termine di un anno dal compimento della maggiore età.

Cassazione civile sez. II  24 luglio 2000 n. 9648  EREDITA’ MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO

Qualora il genitore esercente la potestà sul figlio minore chiamato all’eredità faccia l’accettazione prescritta dall’art. 471 c.c. da cui deriva l’acquisto da parte del minore della qualità di erede (art. 470 e 459 c.c.), ma non compia l’inventario – necessario per poter usufruire della limitazione della responsabilità – e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, l’eredità resta acquisita da quest’ultimo, che però considerato erede puro e semplice (art. 489 c.c.).

Cassazione civile sez. II  23 agosto 1999 n. 8832 EREDITA’ MINORI OBBLIGATORIO L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO

DIRITTO-IMMOBILIARE-5

ART 470 CC ACCETTAZIONE EREDITA’ CON O SENZA BENEFICIO INVENTARIO

ART 470 CC ACCETTAZIONE EREDITA’ CON O SENZA BENEFICIO INVENTARIO

L’eredità può essere accettata puramente e semplicemente [475, 476 c.c.] o col beneficio d’inventario [484 ss. c.c.]

  • L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore [634 c.c.].
  • In tema di successioni mortis causa, la delazione che segue l’apertura della successione Cassazione civile sez. lav.  30 aprile 2010 n. 10525
  • , pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione, mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede Cassazione civile sez. III  04 settembre 2012 n. 14821

, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

  1. L’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario è pur sempre un’accettazione dell’eredità, sicché l’erede beneficiato, quale successore nel debito ereditario, può essere condannato al pagamento dell’intero, fermo che, in concreto, la sua responsabilità resta limitata “intra vires hereditatis” ove egli faccia valere il beneficio con l’apposita eccezione.
  2. Ne consegue che, in caso di esecuzione forzata avviata da un creditore del “de cuius”, l’erede beneficiato non ha interesse ad opporre che il bene staggito è estraneo all’asse ereditario per averne il “de cuius” disposto in vita.
  3. Secondo Cass. n. 14766 del 2007, il limite della responsabilità intra vires non può essere rilevato d’ufficio, ma va tempestivamente dedotto e provato da chi vi abbia interesse. ‘Non si è mai dubitato’, vi si legge, ‘che la questione di diritto, relativa ai limiti della responsabilità dell’erede, che abbia accettato con beneficio di inventario, per l’adempimento dei debiti ereditari, costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto e non può, pertanto, essere proposta per la prima in volta in sede di legittimità (Cass. 18 giugno 2002, n. 8818) nè, a seguito del nuovo art. 345 c.p.c., per la prima volta in grado di appello’.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]
  4. Anche la sentenza del 2002 si era fatta forte della regola di ‘fedeltà ai precedenti’ – invocata, a riguardo di questa materia, da Cass. 28381/05 – per affermare che la questione de qua ‘è oggetto di eccezione in senso proprio (Cass. 9 luglio 1980 n. 4373) e che il giudice non può dunque prendere in esame di ufficio’.

Si risale per questa via ad un precedente remoto, di epoca sensibilmente anteriore a quella in cui le Sezioni Unite hanno regolato la distinzione tra eccezioni in senso lato ed eccezioni in senso stretto.

6.1) L’ordinanza 4852/12, ben cogliendo l’evoluzione che ha segnato la giurisprudenza di legittimità a partire da SU n.1099 del 1998, ha chiamato le Sezioni Unite a interrogarsi sulla compatibilità, con i principi in essa sanciti, dell’inquadramento come eccezione in senso stretto della eccezione relativa ai limiti di responsabilità nel regime di eredità beneficiata.

Si intrecciano qui i temi della natura di tale eccezione e della sua rilevabilità.

Conviene svolgerli seguendo il filo processuale più immediato, che condurrebbe a escludere, secondo le tesi del ricorrente, la rilevabilità di ufficio di un’eccezione non proposta dall’interessato nel primo grado di giudizio.

6.1.1) La sentenza da ultimo citata ha stabilito che il regime normale delle eccezioni è quello della rilevabilità di ufficio, in funzione dell’assolvimento del compito primario del processo, di ‘servire all’attuazione di diritti esistenti e non alla creazione di diritti nuovi’.

Ha quindi confinato l’ambito della rilevabilità a istanza di parte ai casi specificamente previsti dalla legge e alle eccezioni corrispondenti alla titolarità di un’azione costitutiva (es. annullamento).

Come segnalato dalla dottrina, Cass. 1099/98 recava un limite incisivo. Riteneva cioè che la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione fosse soggetta alla tempestiva allegazione e prova del fatto estintivo, modificativo, impeditivo esclusivamente a cura della parte interessata.

Con la sentenza 226/01 le Sezioni Unite hanno negato che il rilievo d’ufficio dell’eccezione sia subordinato ad una tempestiva allegazione di essa.

Poichè la pronuncia era resa in tema di rilevabilità d’ufficio del giudicato e talune sfumature della motivazione potevano essere interpretate ambiguamente, in dottrina, non senza riflessi giurisprudenziali, è rimasta incertezza circa la portata di questa affermazione.

A placare i dissensi non è valsa neppure altra pronuncia delle S.U., la n. 15661/05, secondo la quale, in applicazione dei principi già posti da SU 1099/98, l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, ‘può essere rilevata d’ufficio dal giudice in qualunque stato e grado del processo sulla base di prove ritualmente acquisite agli atti’.

Nella specie regolata dalle Sezioni Unite del 2005 l’appellante, pur avendo tempestivamente prodotto il documento, aveva sollevato solo in sede di gravame la controeccezione di interruzione, con l’allegazione e il rilievo del caso. La sentenza non richiedeva pertanto di prendere espressamente posizione sulla possibilità che il rilievo di ufficio si fondi su una prova prodotta in corso di causa dalla parte interessata. Ciò ha consentito di continuare a sostenere che l’eccezione in senso lato (con riguardo sempre a quella di interruzione della prescrizione, cfr. Cass. 2035/06) deve essere sorretta da allegazioni e prove, ‘incluse quelle documentali, ritualmente acquisite al processo, nonchè di fatti anch’essi ritualmente acquisiti al contraddittorio’.

6.1.2) E’ pertanto in questa sede da risolvere esplicitamente il problema della rilevabilità d’ufficio della eccezione in senso lato che si fondi su risultanze, pur non prodotte dalla parte interessata, ma comunque disponibili negli atti di causa (in quanto provenienti da produzioni dello stesso attore o di altri convenuti, ovvero da esiti di consulenza tecnica o da dichiarazioni spontanee dei testimoni).

Persistono infatti nella giurisprudenza di legittimità contrasti tra chi subordina il rilievo d’ufficio di ogni eccezione alla tempestiva allegazione, proveniente dalla parte, nel giudizio di primo grado, entro il termine posto dall’art. 183 c.p.c., (cfr. esemplificativamente Cass. 5333/11) e fautori della tesi opposta, che giunge fino all’affermazione che la deducibilità in appello di eccezioni in senso lato è ammessa non solo se i fatti sono per la prima volta allegati in sede di impugnazione, ma anche se in questa sede debbano essere accertati ‘con i mezzi di prova che il giudice di appello ritenga ammissibili e rilevanti’ (Cass. 10918/05).

7) Le Sezioni Unite, dando continuità all’orientamento già insito nelle citate sentenze del 2001 e 2005, ritengono corretta la tesi che ammette la possibilità di rilevare di ufficio le eccezioni in senso lato, anche in appello, che risultino documentate ex actis, indipendentemente da specifica allegazione di parte.

Questa è la circoscritta materia del caso di specie, che non chiede di pronunciarsi anche sulla possibilità di articolare nuovi mezzi di prova e produrre documenti allorquando la parte faccia valere oltre il limite delle preclusioni istruttorie, o in appello, eccezioni rilevabili di ufficio o il giudice rilevi tardivamente tali questioni.

7.1) L’adesione alla tesi anzidetta nasce dalla distinzione tra: a) l’azione che viene meno perchè il convenuto vuoi valersi di un ‘diritto di impugnarla’ – vuoi perchè ciò è sancito espressamente dal regime della specifica eccezione, vuoi perchè l’eccezione amplia i limiti della cognizione fondando una diversa fattispecie costitutiva – riservato dalla legge alla parte e cui la parte può quindi rinunciare, omettendo di valersi del suo diritto di eccepire, senza che il giudice possa rilevare alcunchè (è questa l’eccezione in senso stretto);

  1. b) l’azione che non nasce o non potrebbe mai sorgere, perchè incontra un limite già formatosi, quale il pagamento del debito azionato (eccezione in senso lato), il che comporta il dovere del giudice di rilevare le circostanze favorevoli al convenuto, foss’anche contumace, se risultino dagli atti.

La rilevabilità d’ufficio delle eccezioni in senso lato, con la loro ampia nozione, è posta in funzione di una concezione del processo che talora semplicisticamente è stata definita come pubblicistica, ma che, andando al fondo, fa leva sul valore della giustizia della decisione.

Rispetto a questo valore, le preclusioni operano su altro piano, poichè queste ultime sono essenzialmente un criterio di ordine, una tecnica per regolare il processo, sempre con il fine di pervenire a una decisione giusta, pur prevedendo un meccanismo per disciplinare l’attività delle parti.

Occorre allora in primo luogo ribadire che qualora prevalesse la tesi opposta in ordine alle regole di allegazione e prova, resterebbe di modesto rilievo la distinzione tra eccezioni in senso stretto ed eccezioni in senso lato.

Il regime di queste ultime, da allegare e provare entro il limite delle preclusioni istruttorie, verrebbe, nel rito ordinario, quasi a coincidere con quello delle prime, restando solo la differenza in ordine alla anticipata rilevazione in comparsa di risposta delle eccezioni in senso stretto.

In realtà, vincolare la rilevabilità delle eccezioni in senso lato ai limiti del regime delle preclusioni conduce a sovrapporre due piani che sono sempre rimasti distinti nel testo normativo.

7.2) Solo in questo modo si spiegano le scelte fatte del legislatore con la riforma di cui alla L. n. 353 del 1990, e successive modifiche.

E’ stato ricordato in dottrina che il testo dell’art. 183, nel disegno di legge originario prevedeva la possibilità di modificare la domanda solo tenendo ‘ferma l’allegazione dei fatti storici’, formula che venne abbandonata per la rigidità che avrebbe conferito al sistema, ostacolando ogni allegazione nuova, ancorchè mirante a valorizzare risultanze acquisite agli atti.

7.2.1) Va poi considerato che proprio l’introduzione del sistema di preclusioni ha reso più vivido il senso dell’obbligo del giudice di indicare alle parti le questioni rilevabili di ufficio di cui ritiene opportuna la trattazione (art. 183 c.p.c., comma 3, ora 4).

Tale obbligo si traduce in una tecnica di conduzione del processo che impone al giudice, oltre che di acquisire i chiarimenti richiesti dai fatti allegati, di far emergere fatti rilevanti, possibilmente mediante il libero interrogatorio delle parti (art. 183 c.p.c., comma 1, ora art. 185 c.p.c.); di evidenziare le questioni rilevabili di ufficio prima del maturare delle preclusioni istruttorie.

L’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario,

determinando la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti del “de cuius” entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa Cassazione civile sez. III  16 aprile 2013 n. 9158

, in modo da contenere quantitativamente l’estensione e gli effetti dell’invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d’inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. Cassa con rinvio, Trib. Milano, 17/07/2006

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ART 457 CC DEVOLUZIONE EREDITA’ : LEGGE O TESTAMENTO ? GUARDIAMO

 

 

ART 457 CC DEVOLUZIONE EREDITA’ : LEGGE O TESTAMENTO GUARDIAMO

  • L’eredità si devolve per legge [565 c.c.] o per testamento [587 c.c.](1).

  • Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria(2).

  • Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari [536 c.c.](3).

  • COSA VUOL DIRE?

  • CHE L’EREDITA’ E’ DEVOLUTA  O DATA PER LEGGE CON LE NORME PREVISTE DAL CODICE CIVILE O PER TESTAMENTO CON LE LIMITAZIONI PREVISTE DA CODICE CIVILE CON ATTENZIONE AI LEGGITTIMARI .

  • Secondo la suprema corte di cassazione Cass. civ. n. 15239/2017:

  • la successione legittima può coesistere con quella testamentaria nell’ipotesi in cui il “de cuius” non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che, senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in applicazione di detto principio ed in mancanza di formale istituzione di erede, aveva qualificato come legatario il beneficiario “mortis causa” di una specifica consistenza immobiliare, non rilevando, in senso contrario, che lo stesso fosse stato altresì onerato di partecipare alle spese funerarie del “de cuius” né, tantomeno, la mancata menzione, nel testamento, di altri soggetti o di altri beni, la cui inesistenza non era stata dimostrata).
  • La delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione, mediante “aditio” oppure per effetto di “pro herede gestio” oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.
  • Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del “de cuius”, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

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Secondo cass Cass. civ. n. 3696/2003:

 

  • la semplice delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sè sufficiente per l’acquisto della qualità di erede, ma diventa operativa soltanto se il chiamato alla successione accetta di essere erede o mediante una dichiarazione di volontà (aditio), oppure in dipendenza di un comportamento obiettivamente acquiescente (pro herede gestio), laddove, in ipotesi di chiamato che sia nel possesso dei beni, l’accettazione ex lege dell’eredità è determinata dall’apertura della successione, dalla delazione ereditaria, dal possesso dei beni e dalla mancata tempestiva redazione dell’inventario.
  • In materia di successione a causa di morte, nell’ipotesi in cui il de cuius abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio, la successione legittima non può coesistere con quella testamentaria (Nell’affermare il suindicato principio la S.C. ha affermato che, nel caso, l’espresso richiamo del giudice di merito all’art. 582 c.c. andasse correttamente inteso come operato al limitato fine di individuare i soggetti della disposizione testamentaria, e non anche per determinare il contenuto del diritto attribuito).

 

Secondo Cass. civ. n. 21436/2018

  • Nelle successioni “mortis causa”, la delazione che segue l’apertura della successione,
  • pur rappresentandone un presupposto, non è da sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo necessaria l’accettazione da parte del chiamato, mediante “aditio” o per effetto di una “pro herede gestio“, oppure la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.; nell’ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del “de cuius”, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione della qualità di erede, che non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non operando alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto provata l’assunzione della qualità di erede del convenuto in forza della mancata risposta all’invito di pagare il debito ovvero della mancata allegazione da parte di quest’ultimo della rinuncia all’eredità).

In tema di delazione dell’eredità, non vi è luogo alla successione legittima agli effetti dell’art. 457, comma 2, c.c.,

in presenza di disposizione testamentaria a titolo universale, sia pur in forma di istituzione “ex re certa”, tenuto conto della forza espansiva della stessa per i beni ignorati dal testatore o sopravvenuti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’erede testamentario fosse succeduto nella proprietà della cappella realizzata in esecuzione di un onere apposto all’istituzione di erede ed al legato, essendo indifferente chi, tra erede e legatario, l’avesse concretamente realizzata).

AVVOCATO-ESPERTO

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO SUCCESSIONI BOLOGNA

Apertura della successione.

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO SUCCESSIONI BOLOGNA: La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto.

ELEMENTO  fondamentale delle successioni è che sono aperte  al momento della morte.

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  1. Ai sensi degli artt. 456 e 484 c.c., il luogo in cui va fatta la dichiarazione di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario si determina in base all’ultimo domicilio del defunto.

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Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO SUCCESSIONI BOLOGNA
SEPARAZIONE E SOLDI

  1. E sono aperte nell’ultimo domicilio del defunto, attenzione ultimo domicilio e non residenza !!
  • Secondo Consiglio di Stato sez. V  05 marzo 2014 n. 1050  In caso di decesso di un soggetto l’acquisto della qualifica di successore a titolo universale non può ricollegarsi automaticamente al mero evento della morte del dante causa, ma necessita della previa acquisizione della qualità di erede per accettazione espressa o tacita, non essendo sufficiente la semplice chiamata all’eredità, nemmeno nella ipotesi in cui il soggetto rivesta la qualifica di erede necessario del de cuius, occorrendo comunque la materiale accettazione; anche se la qualità di erede consegue alla vocazione testamentaria o legale nella universalità dei beni o in una quota di essi, comportandone la messa a disposizione a favore del chiamato dal momento dell’apertura della successione ex art. 456 c.c., che precede l’acquisto dell’eredità, tuttavia solo la accettazione di questa, ex art. 459 c.c., perfeziona la successione ereditaria. (AnnullaTarLiguria, sez. II, n. 96 del 2002).

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avvocato successioni Bologna / esperto . specializzato avvocato successioni
avvocato successioni Bologna / esperto . specializzato avvocato successioni

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA : Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 264 per le  successioni “mortis causa“, è manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., dell’art. 480 comma 2 c.c., interpretato nel senso che il termine decennale di prescrizione del diritto di accettare l’eredità decorre unitariamente dal giorno dell’apertura della successione, pure nel caso di successiva scoperta di un testamento del quale non si aveva notizia. Invero, detta disciplina si rivela frutto di una scelta ragionevole del legislatore, in quanto finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dall’esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra le diverse categorie di successibili, in maniera da accordare specifica tutela a chi abbia accettato, nell’indicato termine di dieci anni, l’eredità devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine l’eredità legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non pure per legge all’eredità, non abbia potuto accettare la stessa nel termine di prescrizione per mancata conoscenza dell’esistenza di tale scheda testamentaria; d’altra parte, prevedendo l’art. 480 c.c. un termine prescrizionale, cui va riconosciuta natura sostanziale e non processuale, esso rimane per sua natura estraneo all’ambito di tutela dell’art. 24 cost., in quanto non volto all’esercizio del diritto di difesa.

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA : diritti contemplati dall’art. 540, comma 2, c.c. si costituiscono automaticamente in capo al coniuge superstite all’apertura della successione, anche in presenza di un’attribuzione testamentaria della casa familiare o dei mobili che la arredano in favore di terzi; ne consegue che il coniuge superstite potrà invocare “ipso iure” l’acquisto di tali diritti, senza dover ricorrere all’azione di riduzione.

I debiti tributari della massa ereditaria- Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO SUCCESSIONI BOLOGNA

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA : tema di imposta sulle successioni, i debiti tributari della massa ereditaria sono deducibili purché il presupposto per la loro insorgenza, inteso come evento storico, si sia già verificato al momento dell’apertura della successione, ancorché sia stato accertato solo successivamente, fermo restando, quanto alla dimostrazione della loro esistenza, il sistema di prova legale previsto dall’art. 23, comma 1, del d.lgs. n. 346 del 1990.

  1. In caso di successione nel possesso ex art. 1146 cc, occorre che, oltre al possesso del dante causa, sia positivamente riscontrato anche il possesso del successore che agisce in giudizio. Mentre, occorre rilevare, che l’apertura della successione in sé considerata è atto prodromico al trasferimento del diritto ma non del possesso che è una situazione di fatto.
  2. In tema di circonvenzione di incapace, non è necessario che, al momento dell’accertamento del fatto, non vi sia stata apertura della successione, atteso che, con riguardo alla tutela dei terzi, non è necessario che sia leso un loro diritto attuale ma è sufficiente un danno anche solo potenziale e indiretto. Pertanto, gli eredi legittimi di un soggetto che, per effetto dell’abuso del suo stato d’infermità o deficienza psichica, sia stato indotto a testare a favore dell’agente, debbono ritenersi danneggiati dall’attività illecita di quest’ultimo.
  3. In tema di legato in favore di ente di assistenza che sia stato soppresso dopo l’apertura della successione e le cui funzioni amministrative e relativo patrimonio siano stati trasferiti “ex lege” ad altri enti, l’espressa definizione, ad opera del testatore, dello scopo perseguito dal predetto legato, imprimendo un vincolo di destinazione alle somme di denaro derivanti dalla vendita dei cespiti immobiliari che ne sono oggetto, può efficacemente assumere connotazione modale decisiva per l’individuazione dell’ente legittimamente chiamato alla successione, perché deputato ad assolvere tale scopo nel più ampio quadro dei propri fini istituzionali.
  4. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che all’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, in favore della quale era stato legato un immobile perché, col ricavato della sua vendita, venisse realizzata una struttura a tutela della maternità e dell’infanzia, fosse succeduto, ai sensi dell’art. 5 l. n. 698 del 1975, il Comune, rientrando tra le sue attribuzioni le funzioni relative agli asili nido e ai consultori familiari).

Premesso che ai fini dell’accertamento della qualità di legittimari occorre far riferimento alla data di apertura della successione, il rapporto di filiazione è, nell’ordinamento attuale, costituito automaticamente per effetto dell’indicazione del nome della madre nell’atto di nascita, senza necessità di un ulteriore atto di riconoscimento formale.

L’azienda ereditaria deve ritenersi oggetto di comunione se vi sia la finalità del solo godimento in comune secondo la sua consistenza al momento dell’apertura della successione. Tuttavia, se viene esercitata per finalità speculative con nuovi conferimenti in vista di ulteriori utili, sulla base dell’incremento degli elementi aziendali, può verificarsi che: o l’impresa è esercitata da tutti i coeredi, e in tal caso l’originaria comunione incidentale si trasforma in una società (sia pure irregolare o di fatto); ovvero l’impresa viene esercitata da uno o più eredi, e in tal caso la comunione incidentale è limitata all’azienda così come relitta dal “de cuius”, con gli elementi esistenti all’apertura della successione, mentre l’impresa esercitata dal singolo o da parte dei coeredi è riferibile soltanto ad esso o ad essi con gli utili e le perdite relativi.

Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNAFattispecie in cui un solo erede aveva esercitato un’azienda farmaceutica cedutagli da padre in virtù di atto dichiarato nullo e il relativo compendio era entrato a far parte della comunione ereditaria, con la conseguenza che, a fini divisionali, la consistenza dell’azienda doveva essere quella dell’apertura della successione, mentre le spese, gli incrementi e i decrementi, essendo ascrivibili al solo imprenditore che aveva esercitato l’azienda, non potevano essere considerati comuni).

Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Imola AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI Apertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Valsamoggia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Castel San Pietro Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Zola Predosa AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Budrio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALApertura della successione. AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Castel Maggiore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pianoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Medicina AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Molinella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castenaso AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sasso Marconi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Ozzano dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Crevalcore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Calderara di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Pietro in Casale AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Anzola dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Granarolo dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monte San Pietro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Argelato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Malalbergo AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Minerbio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giorgio di Piano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sala Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Vergato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sant’Agata Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pieve di Cento AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Baricella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Alto Reno Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Marzabotto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Dozza AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castello d’Argile AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monzuno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monterenzio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castiglione dei Pepoli AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Bentivoglio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Galliera AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Gaggio Montano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Mordano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel Guelfo di Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Loiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Benedetto Val di Sambro
Grizzana Morandi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monghidoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalfiumanese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel di Casio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Borgo Tossignano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Lizzano in Belvedere AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Fontanelice AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel d’Aiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Camugnano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel del Rio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE

SEPARAZIONE DIVORZIO BOLOGNA competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale   RAPPORTI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO TRA  UN CITTADINO ITALIANO E  UN CONIUGE APPARTENENTE A ALTRO PAESE  UE

FIGLI E QUOTA DI RISERVA EREDITA’ art 537 cc

FIGLI E QUOTA DI RISERVA EREDITA’ art 537 cc

I FIGLI SEMPRE  HANNO DIRITTO A  UNA QUOTA DI EREDITA’ ,QUESTO IN ITALIA AVVIAMENTE

Salvo quanto disposto dall’articolo 542(1) se il genitore lascia un figlio solo(2), a questi è riservata la metà del patrimonio.

Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli(2)(3).

[I figli legittimi possono soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice [38 disp. att. c.c.], valutate le circostanze personali e patrimoniali[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Per determinare le quote di riserva spettanti ai legittimari di una successione testamentaria, va calcolato nel numero degli eredi anche il legittimario, che ha accettato un legato in sostituzione di legittima. Il legato sostitutivo grava sulla porzione indisponibile, ma per l’eccedenza sulla disponibile, sicché l’obbligo normativamente previsto è di rapportare la misura del legato stesso alla definizione della quota del legittimario. Ne deriva l’ineludibile corollario che l’entità della quota di riserva sia stabilita per tutti i legittimari, avendo riguardo alle quote previste per il caso teorico di concorso tra il legittimario accettante il legato e gli altri legittimari eredi.

avvocato per risolvere eredita’ Bologna

Corte appello Milano  14 aprile 2011

È infondata la q.l.c. dell’art. 537, comma 3, c.c., nella parte in cui prevede che i figli legittimi possano soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost.

Corte Costituzionale  18 dicembre 2009 n. 335

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost., la q.l.c. dell’art. 537, comma 3, c.c., il quale stabilisce che “i figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali”. Invero, se la completa equiparazione nel quantum dei diritti successori dei figli legittimi e naturali, stabilita dai primi due commi dell’art. 537 c.c. attua il principio della necessaria uguaglianza delle posizioni dei figli nel rapporto con il genitore dante causa (deceduto ab intestato), la scelta del legislatore di conservare in capo ai figli legittimi la possibilità di richiedere la commutazione, condizionata dalla previsione della facoltà di opposizione da parte del figlio naturale e dalla valutazione delle specifiche circostanze posta a base della decisione del giudice, non contraddice la menzionata aspirazione alla tendenziale parificazione della posizione dei figli naturali, giacché non irragionevolmente si pone ancor oggi (quale opzione costituzionalmente non obbligata né vietata) come termine di bilanciamento (compatibilità) dei diritti del figlio naturale in rapporto con i figli membri della famiglia legittima, risultando la (volutamente) elastica formula linguistica adoperata dal legislatore teleologicamente coerente al sistema, poiché lascia tutto il dovuto spazio all’apprezzamento discrezionale del giudice (le cui decisioni, peraltro, sono soggette, come le altre, ai normali rimedi processuali), e idonea a consentire il recepimento nel suo ambito dispositivo (di volta in volta, e secondo il sentire dei tempi) delle singole fattispecie, commisurate proprio a quella dinamica evolutiva dei rapporti sociali, che attualizza il precetto costituzionale (sentt. n. 54 del 1960, 168 del 1984, 184 del 1990, 377 del 1994, 532 del 2000, 494 del 2002).

Corte Costituzionale  18 dicembre 2009 n. 335

ART 551 CC

Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato e chiedere la legittima (1).

Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede. Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento (2).

Successioni

Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima occorre che risulti l’intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità.

Cassazione civile sez. II  03 novembre 2014 n. 23371

[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Ai fini dell’individuazione del legato in sostituzione di legittima, non occorre che la scheda testamentaria usi formule sacramentali,

 essendo sufficiente che risulti l’intenzione del “de cuius” di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità (come nella specie, avendo il testatore attribuito al legittimario “la sola casa… quale sua stretta legittima… a titolo di legittima che neanche merita”). Rigetta, App. Catania, 24/06/200

Cassazione civile sez. II  16 gennaio 2014 n. 824

Il legato in sostituzione di legittima, previsto dall’art. 551 c.c., è una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, nel senso che l’eventuale rinuncia determina il venire meno della sostituzione e consente al legittimario di reclamare la quota di riserva spettantegli per legge sui beni ereditari. Ne consegue che il legatario, che abbia rinunciato al legato tacitativo in denaro, può conseguire la quota di legittima in natura, in base alla regola generale dettata dall’art. 718 c.c. Rigetta, App. Milano, 02/02/2007

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2013 n. 16252

In materia di successione testamentaria, nell’ipotesi in cui il testatore non manifesta con assoluta chiarezza l’intendimento di attribuire il legato in sostituzione o in conto di legittima, e dunque la volontà di estromettere il legittimario dalla successione ereditaria, ovvero di fare sì che il legato venga ricompreso e computato nella quota spettante a titolo di successione legittima,

quest’ultima concorre con la successione testamentaria. In entrambi i casi, a ogni modo, l’intenzione del testatore deve emergere in maniera non equivoca sia da una espressa proposizione, sia dal complesso delle proposizioni nelle quali si articola la scheda testamentaria. In assenza di una tale espressa manifestazione di volontà del testatore, il legato deve ritenersi non attribuito né in sostituzione, né in conto di legittima. Nella specie, affermata, ma non supportata da alcun elemento concreto, la ritenuta sussistenza nel testamento di una disposizione costituente fegato in sostituzione di legittima, l’argomentazione non può essere condivisa, non emergendo la circostanza né da una clausola specifica, né dal tenore complessivo della scheda testamentaria.

Tribunale Trento  03 gennaio 2012 n. 1

la natura di legato in sostituzione di legittima,

Va cassata, “in parte qua”, la pronuncia di merito che, in relazione alle disposizioni testamentarie con cui il “de cuius” lasciava alla moglie l’usufrutto di alcuni immobili, oltre alla proprietà dei beni mobili e del denaro, abbia escluso la natura di legato in sostituzione di legittima, non tenendo conto del mancato riconoscimento alla moglie della facoltà, attribuita invece alla figlia, di scegliere tra legittima e legato, espressivo dell’intenzione del testatore di garantire alla prima soltanto ciò di cui ella aveva sempre fruito sin dall’epoca del matrimonio, senza chiamarla all’eredità (nella specie, si è negato che, a fronte dell’evidenziata circostanza, potesse in senso contrario valorizzarsi la circostanza che il testatore fosse convinto di aver disposto in conformità alle previsioni legislative sui diritti successori della moglie). Cassa App. Venezia 1 marzo 2006

Cassazione civile sez. II  10 giugno 2011 n. 12854

Al fine della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l’intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità, intenzione che, in mancanza di formule sacramentali, peraltro non richieste, può desumersi anche dal complessivo contenuto dell’atto attraverso l’opportuna indagine interpretativa, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima. Lo stabilire se una disposizione testamentaria in favore di un legittimario integri un legato in sostituzione o in conto di legittima, implicando un apprezzamento dei fatti, è demandato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.avvocato-erede-legittimo-9

Cassazione civile sez. II  09 settembre 2011 n. 18583

Lo stato di figlio legittimo non è incompatibile con una indagine incidenter tantum,

 

 ai fini dell’esercizio dei diritti successori, di cui agli artt. 537, 580 e 594 c.c., su una diversa procreazione naturale (salvo che non si profili l’incesto) purché si versi in una situazione di impossibilità assoluta, cioé originaria, e non relativa, in quanto sopravvenuta, di proporre l’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità. Non ricorre, pertanto, tale presupposto (la cui prova è a carico del richiedente) nel caso del figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all’uopo fissato, l’azione di disconoscimento del padre legittimo, sempre che ciò configuri una volontaria scelta circa l’incontestabilità dello stato di figlio legittimo, compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l’azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione.

Ai fini della determinazione della quota di riserva spettante al discendente legittimo (o naturale), in relazione alle varie ipotesi di concorso con altri legittimari, non va fatto riferimento alla situazione teorica, al momento dell’apertura della successione, che è suscettibile di mutare in conseguenza di eventuali rinunzie con effetto retroattivo, sibbene alla situazione concreta degli eredi legittimi che effettivamente concorrono alla ripartizione dell’asse ereditario. Pertanto, la misura di detta quota non va desunta dall’art. 542 c.c., in tema di concorso tra coniuge e figli, sibbene dall’art. 537, relativo al concorso tra soli figli, nell’ipotesi in cui il coniuge superstite, per aver accettato un legato in sostituzione della legittima, abbia abdicato alla qualità di erede, ex art. 551 c.c.

IMPORTANTE SENTENZA CASSAZIONE SEZ UNITE

Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 12/06/2006 n° 13524

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Sentenza 12 giugno 2006, n. 13524

Svolgimento del processo

Con atto notificato l’01-04 luglio 1987 C.M. conveniva davanti al Tribunale di Torino il fratello C.V., nonchè i nipoti E., A. e K.M.R., ed esponeva:

– che in data (OMISSIS) era deceduta B.L., madre di essa attrice e di C.V. e di C.T., quest’ultima premorta lasciando a succederle per rappresentazione alla madre i figli E., A. e K.M.R.;

che con atto in data (OMISSIS) B.L. aveva venduto a C.V. la nuda proprietà su un l’immobile costituente il suo intero patrimonio;

– che tale atto dissimulava una donazione nulla per difetto di forma o comunque una donazione lesiva della propria quota di legittima;

sulla base di tali premesse l’attrice chiedeva che venisse dichiarata la nullità della donazione, con conseguente apertura anche in suo favore della successione legittima o che, nell’ipotesi di validità dell’atto in questione, ne venisse disposta la riduzione nella misura necessaria ad assicurarle la quota di legittima cui aveva diritto.

C.V., costituitosi, contestava il fondamento delle domande.

E., A. e K.M.R. rimanevano contumaci.

Con sentenza non definitiva in data 3 novembre 1992 il Tribunale di Torino rigettava le domande proposte dall’attrice, che proponeva appello, che veniva rigettato dalla Corte di Appello di Torino con sentenza in data 8 febbraio 1995.

C.M. proponeva ricorso per Cassazione, che questa S.C. accoglieva con sentenza in data 18 marzo 1997, n. 2885, ritenendo insufficiente la motivazione con la quale era stata esclusa la simulazione dell’atto in data 6 agosto 1980 ed insussistente in ordine alla subordinata ipotesi della configurabilità di un negotium mixtum cum donatione.

C.M. provvedeva alla riassunzione del giudizio davanti alla Corte di Appello di Torino, che con sentenza non definitiva in data 6 agosto 2001 escludeva la sussistenza della simulazione dell’atto in data 6 agosto 1980 e disponeva l’ulteriore corso del giudizio al fine di accertare la sussistenza o meno di un negotium mixtum cum donatione.

Contro tale decisione C.M., dopo avere fatto riserva di impugnazione, proponeva ricorso immediato e tale ricorso è stato dichiarato inammissibile da questa S.C. con sentenza in data 30 marzo 2006 n. 7502.

Con sentenza in data 15 novembre 2002 la Corte di Appello di Torino, frattanto, aveva ritenuto, sulla base della C.T.U. all’uopo disposta, che con l’atto in data 6 agosto 1980 era stato realizzato un negotium mixtum cum donatione, che, costituendo donazione indiretta, non era soggetto ai requisiti di forma previsti per le donazioni dirette.

A questo punto si poneva il problema di individuare la quota di riserva spettante a C.M. in una situazione caratterizzata dal fatto che la legittima nel suo complesso era pari ai due terzi dell’asse ereditario, avendo B.L. lasciato due figli superstiti e tre nipoti destinati a subentrare per rappresentazione alla terza figlia, ma questi ultimi non erano venuti alla successione.

In sostanza, si trattava di stabilire se la quota pari ai 2/9 in teoria spettante a E., A. e K.M.R. si doveva accrescere in favore delle altre due quote pari a 2/9 ciascuna spettanti a C.M. e C.V..

La Corte di Appello di Torino dava risposta negativa a tale quesito in base alla seguente motivazione:

E’ vero che la mancata accettazione dell’eredità dei nipoti K. è venuta ad equivalere ad una rinuncia, ma la quota di legittima che è riservata dalla legge non può essere modificata dalla rinuncia di altri eredi. E questo per una serie di ragioni tra loro autonome.

In primo luogo il dato letterale della disposizione normativa.

L’art. 537 c.c., che dispone la riserva a favore dei legittimar parla di figli e non di eredi accettanti.

In secondo luogo vale la “ratio” della disposizione normativa.

Riservando ai figli una parte del patrimonio la legge ha per, per così dire, posto un limite inderogabile alla volontà del testatore, nel senso che gli ha impedito di escludere totalmente il passaggio dei suoi beni ai figli col predeterminare a favore di questi ultimi delle quote minime di riserva.

Peraltro la mancata accettazione di un erede non può costituire un ulteriore elemento di coartazione della volontà del testatore.

In terzo luogo, se è vero che la mancata accettazione dei nipoti K. ha comportato la prescrizione decennale del diritto, tuttavia la prescrizione non può essere rilevata di ufficio.

Contro tale decisione, nonchè contro la sentenza non definitiva in 6 agosto 2001, C.M. ha proposto ricorso per Cassazione, ripetendo, per quanto riguarda la sentenza non definitiva, il motivo del ricorso già proposto contro la stessa sentenza ed investendo con tre motivi la sentenza definitiva.

C.V. ha resistito con controricorso ed ha anche proposto ricorso incidentale, con un unico motivo, al quale resiste con controricorso C.M..

Con ordinanza in data 22 aprile 2005 la Sezione Seconda Civile di questa S.C. ha rimesso gli atti al Primo Presidente al fine di valutare l’opportunità di assegnare la causa alle Sezioni Unite, in considerazione del fatto che ai fini della decisione occorre risolvere alcune questioni di particolare rilevanza giuridica, cui la dottrina da contrastanti soluzioni e che non sono state affrontate ex professo da questa S.C.; in particolare occorre stabilire: a) quale sia il criterio di determinazione della quota di riserva nella ipotesi in cui vi siano più legittimari pretermessi, dei quali uno solo abbia esperito l’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie; b) se a tale ipotesi possa ritenersi applicabile l’art. 522 cod. civ..

Motivi della decisione

Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi.

Con l’unico motivo del ricorso principale diretto contro la sentenza non definitiva C.M. censura la motivazione con la quale la Corte di Appello di Torino ha escluso che la vendita effettuata in data 6 agosto 1980 da B.M.L. a C.V. dissimulasse una donazione nulla per difetto di forma.

La doglianza è infondata.

La ricorrente in via principale, infatti, da un lato, propone una diversa valutazione delle prove testimoniali rispetto a quella effettuata dai Giudici di merito, mentre, invece, ai fini della sussistenza del denunciato vizio di motivazione avrebbe dovuto chiarire come le conclusioni cui la Corte di Appello di Torino è pervenuta non siano congruenti, dal punto di vista logico, con il contenuto delle prove testimoniali ritenute attendibili; dall’altro, pretende che assurgano al livello di presunzioni elementi indiziari dal valore probatorio non univoco.

Con il primo dei motivi del ricorso principale diretti contro la sentenza definitiva C.M. censura la valutazione del donatimi data dai Giudici di merito e deduce testualmente:

Con riferimento alla sentenza n. 1609/2002 occorre quindi osservare come la Corte di Appello di Torino ha, a sommesso parere dell’esponente, omesso di considerare che l’operazione posta in essere, cioè la vendita a prezzo vile della nuda proprietà dell’immobile, abbia comportato un duplice beneficio in favore del C.V.: uno immediato cioè l’acquisto a prezzo di gran lunga inferiore al reale della nuda proprietà dell’immobile, il secondo differito al momento in cui, con il decesso della de cuius, il V. sarebbe divenuto nudo proprietario dell’immobile.

Per calcolare quindi correttamente il beneficio ricevuto la Corte di Appello avrebbe dovuto relazionare il prezzo pattuito e ritenuto pagato nell'(OMISSIS) al valore della piena proprietà dell’immobile al tempo dell’apertura della successione.

La Corte di Appello ha invece effettuato un calcolo aritmetico attraverso il quale viene semplicemente trasposta la percentuale del prezzo asseritamele pagato nel (OMISSIS) sul valore della nuda proprietà a quella data per concludere che nella medesima percentuale è da considerare il beneficio ricevuto dal donatario al momento in cui l’usufrutto si consolidò nella nuda proprietà.

In realtà sarebbe stato corretto, giusto il disposto della norma di cui all’art. 747 c.c., in punto momento che deve aversi presente per la valutazione del valore dell’immobile, calcolare il valore della donazione e quindi la quota del bene immobile oggetto di donazione alla data dell’apertura della successione.

Poichè nel tempo la svalutazione del denaro e la rivalutazione dei beni immobili in termini di valore nominale non ha andamento sempre coincidente (e poi ogni immobile – bene in fungibile per eccellenza – fa storia a sè), e in ogni caso, poichè con la consolidazione dell’usufrutto il beneficio ricevuto dal donatario è individuabile nella piena proprietà del bene, la quota del donatum doveva essere effettuata parametrando il sacrificio economico sopportato dal C.V. ((OMISSIS)) al beneficio ricevuto all’apertura della successione (ovvero il valore della piena proprietà dell’immobile al tempo dell’apertura della successione).

La Corte di Appello di Torino ha invece del tutto omesso detta operazione trasfondendo la percentuale del “pagato” sul valore della nuda proprietà al (OMISSIS) alla quota ideale di donazione (e infatti (OMISSIS) rappresentano proprio il 22,22% – la Corte ha finito con l’arrotondare a 22,25% – di 168.750.000 valore della nuda proprietà al (OMISSIS) secondo il seguente calcolo aritmetico 168.750.00/100 = 1.687.500; 37.500.000/1.687.500 = 22,22).

Il Giudice del merito ha quindi concluso che il donatum fosse una quota ideale pari al 77,75% (100-22,25) dell’immobile.

Detto criterio di calcolo non tiene in nessun conto il criterio di cui al citato art. 747 c.c. e soprattutto non considera che con il decesso dell’usufruttuaria il donante ha conseguito l’ulteriore beneficio della consolidazione dell’usufrutto.

L’esponente aveva proposto invece il seguente diverso criterio di calcolo: somma di 37.500.000; rivalutata al (OMISSIS) pari a L. 76.500.000;=.

Detta somma rivaluta rappresenta una percentuale del 12,96% del valore alla stessa data della piena proprietà del compendio immobiliare (590.000.000).

Ne derivava quindi che la percentuale del donatum era da individuarsi nell’87,04% e non già nella minore percentuale del 77,75.

Anche a non voler condividere detto criterio di calcolo, in ogni caso, il Giudice del merito avrebbe dovuto individuare criteri atti a rapportare, come sopra visto, il presunto sacrificio economico del C.V. al (OMISSIS) con il beneficio complessivo da calcolarsi al momento dell’apertura della successione.

Il motivo, a prescindere dalla sua teorica fondatezza o meno, è inammissibile, in quanto investe una questione che non risulta trattata nella sentenza impugnata, nè viene espressamente denunciata una omessa pronuncia, il che sarebbe stato necessario, in considerazione delle conclusioni che risultano formulate nell’epigrafe della sentenza impugnata.

Con il secondo dei motivi del ricorso principale diretti contro la sentenza definitiva C.M. sostiene che nella specie il negotium mixtum cum donatione doveva considerarsi nullo per difetto di forma, in applicazione del criterio della c.d. prevalenza.

Il motivo è infondato, alla stregua quantomeno della più recente giurisprudenza di questa S.C., la quale ha affermato che per il negotium mixtum cum donatione non è necessaria la forma dell’atto pubblico richiesta per la donazione diretta, essendo, invece, sufficiente la forma dello schema negoziale adottato, senza far menzione del criterio della c.d. prevalenza (cfr. sent. 21 gennaio 2000 n. 642; 10 aprile 1999 n. 3499).

Con il terzo dei motivi del ricorso principale diretti contro la sentenza definitiva C.M. ripropone la tesi secondo la quale il mancato esercizio dell’azione di riduzione da parte dei nipoti ex sorore comportava l’accrescimento (anche) in suo favore della quota di legittima agli stessi in teoria spettante.

Si tratta del problema con riferimento al quale la causa è stata assegnata a queste Sezioni Unite.

Questa S.C. ha avuto occasione di affermare che se più sono i legittimari (nell’ambito della categoria dei discendenti), ciascuno ha diritto ad una frazione della quota di riserva e non all’intera quota, o comunque ad una frazione più ampia di quella che gli spetterebbe se tutti gli altri (non) facessero valere il loro diritto (sent. 22 ottobre 1975 n. 3500, 1978 n. 5611).

Tale orientamento, peraltro, si pone in implicito contrasto con la giurisprudenza formatasi con riferimento alla ipotesi in cui disponibile e legittima variano in funzione della esistenza di più categorie di legittimari o del numero di legittimari nell’ambito di una stessa categoria.

Ad es., in base all’art. 542 cod. civ., comma 1, se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, legittimo o naturale, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge; in base all’art. 542 cod. civ., comma 2, quando, invece, i figli, legittimi o naturali, sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio ed al coniuge spetta un altro quarto.

Con riferimento ad entrambe le ipotesi si pone il problema se il mancato esercizio dell’azione di riduzione da parte del coniuge pretermesso comporta che la legittima dell’unico figlio o dei piùfigli si “espanda”, diventando rispettivamente pari alla metà o ai due terzi del patrimonio del de cuius, secondo quando previsto dall’art. 537 cod. civ., comma 1 e 2.

Con riferimento alla ipotesi prevista dal primo comma dell’art. 542 cod. civ., si pone il problema se il mancato esercizio dell’azione di riduzione da parte dell’unico figlio comporta la espansione della legittima del coniuge, in modo da farle raggiungere la misura prevista dall’art. 540 cod. civ., comma 1.

Con riferimento, infine all’ipotesi prevista dall’art. 542 cod. civ., comma 2, si pone il problema se l’esperimento dell’azione di riduzione da parte di uno solo dei figli comporta che la legittima allo stesso spettante debba essere determinata secondo quanto disposto dal comma 1.

La giurisprudenza di questa S.C. si è mostrata favorevole alla tesi della c.d. espansione della quota di riserva con riferimento all’ipotesi di mancato esercizio dell’azione di riduzione da parte del coniuge superstite (sent. 26 ottobre 1976 n. 3888; 9 marzo 1987 n. 2434; 11 febbraio 1995 n. 1529).

Si è, in proposito, affermato (sent. 9 marzo 1987, cit. ) che .. occorre tenere presente che, a norma dell’art. 521 c.c., la rinunzia all’eredità è retroattiva nel senso che l’erede rinunziante si considera come se non fosse mai stato chiamato all’eredità. E’ dunque impossibile far riferimento alla situazione esistente al momento dell’apertura della successione, dal momento che tale situazione è soggetta a mutare, per effetto di eventuali rinunzie, con effetto retroattivo. E’ quindi alla situazione concreta che occorre far riferimento, e non a quella teorica, riferita al momento dell’apertura della successione, indipendentemente dalle vicende prodottesi in seguito; devesi dunque far riferimento agli eredi che concretamente concorrono nella ripartizione dell’asse ereditario e non a quelli che in teoria a tale riparto avrebbero potuto partecipare.

Tale orientamento è conforme a quanto sostenuto in dottrina, in cui ugualmente si è invocato il principio della retroattività della rinuncia fissato nell’art. 521 c.c. e si è sostenuto che un argomento a favore dello stesso sarebbe desumibile dall’art. 538 cod. civ., che regola la riserva spettante agli ascendenti “se chi muore non lascia figli legittimi”, in quanto la norma dovrebbe applicarsi soltanto nel caso in cui l’ereditando non abbia avuto figli o questi siano tutti presenti o assenti; se invece sopravvivessero figli capaci di succedere e tutti rinunziassero, si dovrebbe concludere nel senso che o rimane ferma a beneficio degli ascendenti la quota riservata di due terzi stabilita dall’art. 537 c.c., oppure che non sorge alcun diritto di riserva in favore degli ascendenti, conclusioni, l’una e l’altra, evidentemente inammissibili.

Si tratta di un orientamento che il collegio ritiene di non poter condividere.

Appare, in primo luogo, inopportuno il richiamo agli effetti della rinuncia di uno dei chiamati in tema di successione legittima, secondo quanto previsto dagli artt. 521 e 522 cod. civ., per vari motivi.

Nella successione legittima il c.d. effetto retroattivo della rinuncia di uno dei chiamati e il conseguente accrescimento in favore degli accettanti trovano una spiegazione logica nel fatto che, diversamente, non si saprebbe quale dovrebbe essere la sorte della quota del rinunciante.

La situazione è ben diversa con riferimento alla c.d. successione necessaria.

Il legislatore, infatti, si è preoccupato di far sì che ad ognuno dei legittimari considerati venga garantita una porzione del patrimonio del de cuius anche contro la volontà di quest’ultimo.

Mancando una chiamata congiunta ad una quota globalmente considerata con riferimento alla ipotesi di pluralità di riservatari (ed anzi essendo proprio la mancanza di chiamata ereditaria il fondamento della successione necessaria), da un lato, viene a cadere il presupposto logico di un teorico accrescimento, e, dall’altro, non esistono incertezze in ordine alla sorte della quota (in teoria) spettante al legittimario che non eserciti l’azione di riduzione: i donatari o gli eredi o i legatari, infatti, conservano una porzione dei beni del de cuius maggiore di quella di cui quest’ultimo avrebbe potuto disporre.

La lettera della legge, poi, costituisce un ostacolo insormontabile per l’adesione alla tesi finora sostenuta in dottrina ed in giurisprudenza.

Dalla formulazione degli artt. 537 c.c., comma 1 (“se il genitore lascia”), 538 c.c., comma 1 (“se chi muore non lascia”), 542 c.c., comma 1 (“se chi muore lascia”), 542 c.c., comma 2 (“quando chi muore lascia”), risulta chiaramente che si deve fare riferimento, ai fini del calcolo della porzione di riserva, alla situazione esistente al momento dell’apertura della successione; non viene preso, invece, in considerazione, a tal fine, l’esperimento dell’azione di riduzione da parte di alcuno soltanto dei legittimari.

Mancano, pertanto, le condizioni essenziali (esistenza di una lacuna da colmare e possibilità di applicare il principio ubi eadem ratio ibi eadem legis dispositio) per una estensione in via analogica delle norme in tema di successione legittima.

La tesi criticata, poi, sembra in contrasto con la ratio ispiratrice della successione necessaria, che non è solo quella di garantire a determinati parenti una porzione del patrimonio del de cuius, ma anche (come rovescio della medaglia) quella di consentire a quest’ultimo di sapere entro quali limiti, in considerazione della composizione della propria famiglia, può disporre del suo patrimonio può disporre in favore di terzi. E’ evidente che l’esigenza di certezza in questione non verrebbe soddisfatta ove tale quota dovesse essere determinata, successivamente all’apertura della successione, in funzione del numero di legittimar che dovessero esperire l’azione di riduzione.

Non possono, poi, essere taciuti gli inconvenienti pratici connessi alla adesione della c.d. espansione della quota di riserva.

Occorre, a tal fine, partire dalla considerazione che l’esercizio dell’azione di riduzione è soggetto all’ordinario termine di prescrizione decennale e che non è prevista una actio interrogatoria, al contrario di quanto avviene con riferimento all’accettazione dell’eredità ( art. 481 cod. civ.). Ne consegue che all’apertura della successione ogni legittimario può esperire l’azione di riduzione solo con riferimento alla porzione del patrimonio del de cuius che gli spetterebbe in base alla situazione familiare di quest’ultimo a tale momento. Solo dopo la rinunzia all’esercizio dell’azione di riduzione da parte degli altri legittimari o la maturazione della prescrizione in danno degli stessi potrebbe agire per ottenere un supplemento di legittima, con evidente incertezza medio tempore in ordine alla sorte di una quota dei beni di cui il de cuius ha disposto per donazione o per testamento a favore di terzi.

Nè utili argomenti a favore della tesi criticata possono desumersi dall’art. 538 cod. civ..

In primo luogo, nel ragionamento sopra trascritto è incomprensibile il riferimento ad una quota pari a due terzi riservata in favore dagli ascendenti dall’art. 537 cod. civ., dal momento che tale disposizione fa riferimento alla quota riservata ai figli legittimi o naturali.

Non si comprende, poi, perchè sarebbe inammissibile la conclusione (cui si perverrebbe aderendo alla tesi che il collegio ritiene preferibile) secondo la quale, ove sopravvivessero al de cuius figli legittimi e tutti rinunziassero non sorgerebbe alcun diritto di legittima a favore degli ascendenti.

Va, innanzitutto, rilevato che non è chiaro se la rinunzia viene riferita all’accettazione dell’eredità o all’esperimento dell’azione di riduzione.

Nel primo caso un problema di tutela degli ascendenti non si porrebbe neppure, in quanto in loro favore di aprirebbe la successione legittima ex art. 569 cod. civ., dovendo i figli legittimi, a seguito della rinunzia all’eredità, considerarsi come mai chiamati alla successione.

Nel secondo caso la esclusione della configurabilità di una quota di riserva in favore degli ascendenti sarebbe espressione della scelta del legislatore di garantire il conseguimento di una quota del patrimonio del de cuius solo ai parenti più prossimi (oltre che al coniuge) esistenti al momento dell’apertura della successione. I parenti di grado successivo, che sono considerati come legittimar solo in mancanza di quelli di grado più vicino, pertanto, non possono essere rimessi in corsa in caso di mancato esercizio dell’azione di riduzione da parte di questi ultimi.

In definitiva, il legislatore ha considerato iniquo il fatto che il de cuius disponga dell’intero suo patrimonio a favore di estranei nel caso in cui abbia solo discendenti o solo ascendenti; non ha considerato, invece, iniquo il fatto che rimangano fermi gli atti con i quali il de cuius, il quale lasci discendenti e ascendenti, abbia disposto dell’intero suo patrimonio a favore di estranei, nel caso in cui i discendenti (unici legittimari considerati) non esperiscano l’azione di riduzione.

Alla luce delle considerazioni svolte si può, pertanto, concludere che ai fini della individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari e ai singoli legittimari nell’ambito della stessa categoria occorre fare riferimento alla situazione esistente al momento dell’apertura della successione e non a quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento (per rinunzia o prescrizione) dell’azione di riduzione da parte di qualcuno dei legittimari.

Alla luce delle considerazioni svolte è evidente che anche il terzo dei motivi del ricorso principale diretti contro la sentenza definitiva va rigettato.

Con l’unico motivo del ricorso incidentale C.V. si duole del fatto che la Corte di Appello di Torino, per quanto riguarda la valutazione dell’immobile oggetto della vendita in data (OMISSIS), nella quale è stata individuato un negotium mixtum cum donatione, e la rivalutazione dello stesso al momento dell’apertura della successione, abbia recepito le conclusioni del C.T.U., senza tenere conto delle critiche rivolte all’operato dello stesso.

Il motivo è infondato, in quanto non viene specificamente censurata la esattezza dell’elemento decisivo sul quale si sono fondate le valutazioni del C.T.U. recepite dalla sentenza impugnata e cioè i dati compartivi desumibili dal mercato immobiliare per costruzioni similari, in base anche alle concrete risultanze ancora in possesso delle agenzie immobiliari operanti in loco.

In definitiva, entrambi i ricorsi vanno rigettati.

In considerazione della problematicità della questione con riferimento alla quale il ricorso è stato assegnato alla Sezioni Unite di questa S.C., ritiene il collegio che sussistano giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte riunisce e li rigetta; compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2006.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2006.

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