Avvocato a Bologna Sergio Armaroli
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ASSEGNO DIVORZIO NON CORRISPOSTO NUOVA TRANSAZIONE ESCLUDE REATO

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ASSEGNO DIVORZIO NON CORRISPOSTO NUOVA TRANSAZIONE ESCLUDE REATO

Si contestava all’imputato di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza all’ex coniuge, T.L.Y., omettendo il versamento del contributo per il mantenimento stabilito nella scrittura privata sottoscritta dai coniugi il 22 novembre 1990, quale parte integrante

della sentenza di divorzio n. 762/1991 del Tribunale di Milano.

Accordo transattivo, quest’ultimo, utilmente raggiunto tra le parti in via extragiudiziale, di per sè non contrario all’ordine pubblico e pienamente idoneo a produrre autonomi effetti obbligatori.

avvocato specializzato cause-eredtarie-eredtarieNe consegue che le pattuizioni di ordine patrimoniale inter partes inizialmente convenute sono state superate sulla base di successivi accordi cui le stesse hanno dato piena ed autonoma esecuzione, senza alcuna necessità di modificare o revocare statuizioni che in sede giurisdizionale non risultavano esser state pronunziate, perchè la sentenza di divorzio nulla aveva previsto in tema di obbligazioni alimentari.

avvocato a Bologna
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IL FATTO

Si contestava all’imputato di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza all’ex coniuge, T.L.Y., omettendo il versamento del contributo per il mantenimento stabilito nella scrittura privata sottoscritta dai coniugi il 22 novembre 1990, quale parte integrante

della sentenza di divorzio n. 762/1991 del Tribunale di Milano.

  1. Avverso la su indicata decisione ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, che ha dedotto violazioni di legge e vizi della motivazione, anche per travisamento della prova, avendo la Corte distrettuale omesso di assolverlo con la diversa e più favorevole formula riferita alla non commissione del fatto ex art. 530 c.p.p., comma 1, atteso che la sentenza di divorzio consensuale del 1991, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata pronuncia, nulla prevedeva in tema di obbligazioni alimentari in favore della persona offesa, mentre con due successive scritture private le parti regolavano in forma pattizia, rispettivamente, le condizioni per il mantenimento della ex coniuge e la loro definitiva risoluzione.

LA DECISIONE E I MOTIVI DI ACCOGLIMENTO

La sentenza di divorzio consensuale del 3 luglio 1991, invero, e diversamente da quanto affermato nella sentenza impugnata, nessuna statuizione conteneva relativamente ad obbligazioni di ordine patrimoniale in favore della persona offesa, poichè le parti avevano inteso regolare i loro rapporti economici sulla base di una scrittura privata predisposta a margine della sentenza di divorzio del 1991, in termini poi superati da un’altra scrittura privata del 16 novembre 1995, le cui pattuizioni (cessazione dell’obbligazione alimentare nel momento in cui la T. avesse venduto un immobile precedentemente acquistato dal L. ed avesse acquistato altro immobile di minor valore, trattenendo per sè la differenza di denaro, con a restituzione di tutti gli importi versati a titolo di obbligazione alimentare sino al verificarsi della predetta condizione risolutiva) sono state, peraltro, coerentemente ritenute estinte in ragione dell’intervenuto adempimento, in tal guisa determinando l’assoluzione del ricorrente, sia pure con la su indicata, meno favorevole, formula.

Dalla documentazione prodotta in sede di gravame, il cui risultato probatorio la sentenza impugnata ha travisato, emergeva, di contro, che le parti avevano inteso costituire tempi e modalità del rapporto obbligatorio con una scrittura privata, quella originariamente stipulata a margine della sentenza di divorzio, che con analogo mezzo hanno successivamente risolto.

Accordo transattivo, quest’ultimo, utilmente raggiunto tra le parti in via extragiudiziale, di per sè non contrario all’ordine pubblico e pienamente idoneo a produrre autonomi effetti obbligatori.

Ne consegue che le pattuizioni di ordine patrimoniale inter partes inizialmente convenute sono state superate sulla base di successivi accordi cui le stesse hanno dato piena ed autonoma esecuzione, senza alcuna necessità di modificare o revocare statuizioni che in sede giurisdizionale non risultavano esser state pronunziate, perchè la sentenza di divorzio nulla aveva previsto in tema di obbligazioni alimentari.

Al riguardo, infatti, questa Suprema Corte (Sez. 3, n. 24621 del 03/12/2015, Rv. 637914) ha affermato il principio secondo cui l’accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l’omologazione.

 

LA SENTENZA

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Sentenza 23 agosto 2019, n. 36392

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. RICCIARELLI Massimo – Presidente – Dott. AGLIASTRO Mirella – Consigliere – Dott. APRILE Ercole – Consigliere –
Dott. DE AMICIS Gaetano – rel. Consigliere – Dott. AMOROSO Riccardo – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
L.F., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 11/10/2018 della CORTE APPELLO di BRESCIA; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. DE AMICIS GAETANO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott.ssa FILIPPI PAOLA che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio perchè il fatto non sussiste.

Udito il difensore avvocato VITALE VINCENZO SERGIO che insiste per l’accoglimento.

Svolgimento del processo

  1. Con sentenza del 11 ottobre 2018 la Corte d’appello di Brescia ha riformato la decisione di condanna emessa all’esito del giudizio di primo grado, appellata sia dal P.G. che dall’imputato, L.F., assolvendolo dal reato ascrittogli L. n. 898 del 1970, ex art. 12-sexies e art. 570 c.p. perchè il fatto non costituisce reato e dichiarando, al contempo, inammissibile per rinunzia l’impugnazione proposta dal P.G..

Si contestava all’imputato di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza all’ex coniuge, T.L.Y., omettendo il versamento del contributo per il mantenimento stabilito nella scrittura privata sottoscritta dai coniugi il 22 novembre 1990, quale parte integrante

della sentenza di divorzio n. 762/1991 del Tribunale di Milano.

  1. Avverso la su indicata decisione ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, che ha dedotto violazioni di legge e vizi della motivazione, anche per travisamento della prova, avendo la Corte distrettuale omesso diASSEGNO DIVORZIO NON CORRISPOSTO NUOVA TRANSAZIONE ESCLUDE REATO con la diversa e più favorevole formula riferita alla non commissione del fatto ex art. 530 c.p.p., comma 1, atteso che la sentenza di divorzio consensuale del 1991, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata pronuncia, nulla prevedeva in tema di obbligazioni alimentari in favore della persona offesa, mentre con due successive scritture private le parti regolavano in forma pattizia, rispettivamente, le condizioni per il mantenimento della ex coniuge e la loro definitiva risoluzione.

Motivi della decisione

  1. Il ricorso è fondato e va accolto, non avendo la sentenza impugnata considerato le dirimenti risultanze probatorie emergenti dagli elementi documentai dal ricorrente prodotti nel giudizio di merito in ordine al contenuto delle pattuizioni liberamente concordate dalle parti e collegate alle sentenze di separazione e divorzio che definivano i rapporti fra le stesse intercorsi.

La sentenza di divorzio consensuale del 3 luglio 1991, invero, e diversamente da quanto affermato nella sentenza impugnata, nessuna statuizione conteneva relativamente ad obbligazioni di ordine patrimoniale in favore della persona offesa, poichè le parti avevano inteso regolare i loro rapporti economici sulla base di una scrittura privata predisposta a margine della sentenza di divorzio del 1991, in termini poi superati da un’altra scrittura privata del 16 novembre 1995, le cui pattuizioni (cessazione dell’obbligazione alimentare nel momento in cui la T. avesse venduto un immobile precedentemente acquistato dal L. ed avesse acquistato altro immobile di minor valore, trattenendo per sè la differenza di denaro, con a restituzione di tutti gli importi versati a titolo di obbligazione alimentare sino al verificarsi della predetta condizione risolutiva) sono state, peraltro, coerentemente ritenute estinte in ragione dell’intervenuto adempimento, in tal guisa determinando l’assoluzione del ricorrente, sia pure con la su indicata, meno favorevole, formula.

Dalla documentazione prodotta in sede di gravame, il cui risultato probatorio la sentenza impugnata ha travisato, emergeva, di contro, che le parti avevano inteso costituire tempi e modalità del rapporto obbligatorio con una scrittura privata, quella originariamente stipulata a margine della sentenza di divorzio, che con analogo mezzo hanno successivamente risolto.

Accordo transattivo, quest’ultimo, utilmente raggiunto tra le parti in via extragiudiziale, di per sè non contrario all’ordine pubblico e pienamente idoneo a produrre autonomi effetti obbligatori.

Ne consegue che le pattuizioni di ordine patrimoniale inter partes inizialmente convenute sono state superate sulla base di successivi accordi cui le stesse hanno dato piena ed autonoma esecuzione, senza alcuna necessità di modificare o revocare statuizioni che in sede giurisdizionale non risultavano esser state pronunziate, perchè la sentenza di divorzio nulla aveva previsto in tema di obbligazioni alimentari.

Al riguardo, infatti, questa Suprema Corte (Sez. 3, n. 24621 del 03/12/2015, Rv. 637914) ha affermato il principio secondo cui l’accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l’omologazione.

  1. S’impone conclusivamente, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata con la formula in dispositivo indicata.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non sussiste.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 4 giugno 2019. Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2019

SEPARAZIONI BOLOGNA AVVOCATO PER SEPARAZIONE :TENORE DI VITA  

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 Con l presente sentenza della Suprema Corte si stabilisce che il criterio del tenore di vita viene meno anche per la separazione e assegno di mantenimento per ex coniuge

Al momento della separazione o del divorzio, i problemi più grossi per i coniugi  riguardano:

– la gestione dei figli,
– la quantificazione del  loro mantenimento (sia per i figli minorenni, sia per i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti),
– il mantenimento del coniuge più debole,
– la divisione del patrimonio comune e, infine,
– l’assegnazione della casa coniugale (il diritto di abitazione sulla casa familiare).
E’ inutile negare che tutti questi elementi danno vita ad un notevole contenzioso.

 

Le attività di competenza e i servizi offerti dallo studio sono:

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DIRITTO MATRIMONIALE, AVVOCATO PER SEPARAZIONI BOLOGNA
SEPARAZIONI BOLOGNA AVVOCATO PER SEPARAZIONE :TENORE DI VITA entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere da una condizione di disaffezione al matrimonio di una sola delle parti, che renda incompatibile la convivenza e che sia verificabile in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione, a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità (cfr. Cass. Civ. sez. I, n. 8713 del 29 aprile 2015). Infatti in tema di separazione tra coniugi, la situazione di intollerabilità della convivenza va intesa in senso soggettivo, non essendo necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una sola delle parti, verificabile in base a fatti obiettivi, come la presentazione stessa del ricorso ed il successivo comportamento processuale, (e, in particolare alle negative risultanze del tentativo di conciliazione), dovendosi ritenere, in tali evenienze, venuto meno quel principio del consenso che, con la riforma attuata attraverso la L. 19 maggio 1975, n. 151, caratterizza ogni vicenda del rapporto coniugale (cfr. Cass. Civ. sez. I n. 1164 del 21 gennaio 2014 e Cass. civ. sez. I n. 3356 del 14 febbraio 2007).
  1. Quanto alla misura dell’assegno che il ricorrente contesta con il quarto motivo di ricorso si osserva che la sentenza della Corte distrettuale appare pienamente conforme alla giurisprudenza di legittimità (Cass. civ. S.U. n. 18287 dell’11 luglio 2018) secondo cui “la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. Risulta pertanto priva di rilevanza la richiesta di provare l’alto tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e la rilevante consistenza del patrimonio della sig.ra F. dovendosi attribuire all’assegno divorzile, alla luce della giurisprudenza di legittimità, una funzione assistenziale ampiamente soddisfatta dalla misura dell’assegno riconosciuto al ricorrente e una funzione compensativa che non trova riscontro nelle sue deduzioni difensive e istruttorie.

Non è mai facile essere la moglie o il marito di qualcuno. Condividere la vita in ogni sua sfaccettatura con un’altra persona che decidi di sposare nel momento della massima passione e amore. Il difficile viene col tempo che passa, quando tutto si palesa nel bene e nel male e se non c’è un progetto d’amore più ampio, è facile arrivare alla separazione.

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE 1 Ordinanza 15 ottobre 2019, n. 26084

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente – Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –
Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere – Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –
Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

A.A.I., elettivamente domiciliato in Roma, via F. Corridoni 4, presso il procuratore e domiciliatario avv. Ermanno Prastaro, con la difesa dell’avv. Massimo Affatati, per procura in calce al ricorso e con richiesta di ricevere le comunicazioni relative al ricorso presso il fax 06/3207160 e la p.e.c. ermannopastraro.ordineavvocatiroma.org ovvero presso la p.e.c. massimoaffatati.ordineavvocatipadova.it e il 049/8763266;

– ricorrente –

nei confronti di:

F.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1431/2017 della Corte di appello di Venezia emessa il 24 aprile 2017 e depositata il 7 luglio 2017 R.G. n. 508/2017;

sentita la relazione in Camera di consiglio del relatore Cons. Dott. Giacinto Bisogni. Svolgimento del processo

  1. La sig.ra F.M. ha proposto davanti al Tribunale di Padova domanda di separazione nei confronti del sig. A.A.I. con il quale aveva contratto matrimonio a (OMISSIS). Non si è costituito il convenuto e il Tribunale ha accolto la domanda senza imporre alcun

assegno di mantenimento stante la condizione di autosufficienza economica di entrambe le parti.

  1. A.A.I. ha proposto appello rilevando la nullità del procedimento di primo grado per non essere stato convocato a presenziare all’udienza presidenziale e per non avere ricevuto la notifica dell’ordinanza di fissazione dell’udienza davanti al giudice istruttore e ha chiesto la rimessione della causa davanti al primo giudice. Nel merito ha contestato la decisione che aveva accertato l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza dei coniugi esclusivamente sulla base delle dichiarazioni unilaterali della sig.ra F. non confermate da allegazioni probatorie nè da accertamento officioso.
  2. La Corte di Appello di Venezia (con sentenza n. 1431/17) ha dichiarato la nullità del procedimento di primo grado per mancata convocazione dell’odierno ricorrente per l’udienza di comparizione davanti al Presidente. Tuttavia ha deciso la causa escludendo che ricorresse alcuna ipotesi di rimessione al primo giudice. Nel merito ha ritenuto infondata la richiesta di accertare la non irreversibilità della crisi coniugale. Ha imposto alla sig.ra F. un assegno di mantenimento mensile di 1.500 Euro.
  3. Ricorre il sig. A.A.I. che con i primi due motivi sostiene che la dichiarazione di nullità del procedimento comportava la rimessione al primo giudice. Afferma poi, con il terzo motivo, che non poteva dichiararsi la separazione in mancanza della prova della irreversibilità della crisi coniugale. Rileva che la F. ha continuato a comportarsi come sempre nonostante l’azione in giudizio e ha ripetutamente effettuato elargizioni di denaro in suo favore. Con il quarto motivo chiede che subordinatamente l’assegno di mantenimento sia rideterminato in 6.000 Euro mensili. Chiede infine con il quinto motivo di essere rimesso in termini per acquisizione documentale su redditi e cespiti patrimoniali relativi alla sig.ra F..divisione ereditaria impugnazione testamento

Motivi della decisione

5 Nei procedimenti che iniziano con la notifica dell’atto di citazione, le disposizioni dell’art. 175 c.p.c., comma 2 e art. 168 bis c.p.c., commi 4 e 5, non consentono che l’udienza fissata nell’atto introduttivo sia anticipata d’ufficio, sicchè il provvedimento anticipatorio, se non notificato al convenuto, impedisce l’instaurazione di un rapporto processuale tra le parti ed è nullo e la nullità travolge gli atti successivi per violazione del contraddittorio nei riguardi del convenuto non costituitosi; qualora, in tal caso, il convenuto contumace impugni la sentenza, il giudice di appello, esulando il caso da quelli previsti agli artt. 353 c.p.c. e segg., deve decidere la causa nel merito, dopo aver dichiarato la nullità del procedimento di primo grado ed aver consentito le attività della stessa impedite (Cass. Civ. sez. I nn. 26361 del 7 dicembre 2011 e Cass. Civ. 8713 del 29 aprile 2015).

  1. Quanto al terzo motivo deve rilevarsi che, ai sensi dell’art. 151 c.c., la separazione dei coniugi deve trovare causa e giustificazione in una situazione di intollerabilità della convivenza, intesa come fatto psicologico squisitamente individuale, riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno della vita dei coniugi, purchè oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile; a tal fine non è necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di

entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere da una condizione di disaffezione al matrimonio di una sola delle parti, che renda incompatibile la convivenza e che sia verificabile in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione, a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità (cfr. Cass. Civ. sez. I, n. 8713 del 29 aprile 2015). Infatti in tema di separazione tra coniugi, la situazione di intollerabilità della convivenza va intesa in senso soggettivo, non essendo necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una sola delle parti, verificabile in base a fatti obiettivi, come la presentazione stessa del ricorso ed il successivo comportamento processuale, (e, in particolare alle negative risultanze del tentativo di conciliazione), dovendosi ritenere, in tali evenienze, venuto meno quel principio del consenso che, con la riforma attuata attraverso la L. 19 maggio 1975, n. 151, caratterizza ogni vicenda del rapporto coniugale (cfr. Cass. Civ. sez. I n. 1164 del 21 gennaio 2014 e Cass. civ. sez. I n. 3356 del 14 febbraio 2007).misura dell'assegno

  1. Quanto infine alla misura dell’assegno che il ricorrente contesta con il quarto motivo di ricorso si osserva che la sentenza della Corte distrettuale appare pienamente conforme alla giurisprudenza di legittimità (Cass. civ. S.U. n. 18287 dell’11 luglio 2018) secondo cui “la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. Risulta pertanto priva di rilevanza la richiesta di provare l’alto tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e la rilevante consistenza del patrimonio della sig.ra F. dovendosi attribuire all’assegno divorzile, alla luce della giurisprudenza di legittimità, una funzione assistenziale ampiamente soddisfatta dalla misura dell’assegno riconosciuto al ricorrente e una funzione compensativa che non trova riscontro nelle sue deduzioni difensive e istruttorie.
  2. Il ricorso va pertanto respinto senza statuizioni sulle spese del giudizio di cassazione e con ricognizione, del D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, dell’obbligo del versamento di somma pari a quella corrispondente al contributo unificato gravante sul ricorrente al momento della iscrizione a ruolo del ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Dispone che in caso di pubblicazione della presente ordinanza siano omesse le generalità e gli altri elementi identificativi delle parti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2019

Separazione Giudiziale
12 mesi
dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 708 c.p.c
Separazione Giudiziale Trasformata in Consensuale
6 mesi
dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.
Separazione Consensuale
6 mesi
dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.
Negoziazione Assistita
6 mesi
dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita di Avvocati.
Separazione Dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile
6 mesi
dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.
  1. Sei separata e vai a convivere con un altro ? 

    Addio per sempre all’assegno. 

    La Cassazione conferma l’orientamento più volte espresso sul venir meno del diritto al mantenimento in caso di nuova convivenza per l’ex moglie. Con l’ordinanza n. 4649/2017, la sesta sezione civile, infatti, ha ribaltato la decisione dei giudici di merito che avevano disposto l’obbligo per un uomo di corrispondere all’ex moglie un assegno mensile di 250 euro, a seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
    Gli Ermellini hanno accolto l’argomentazione sostenuta dal ricorrente, ritenendo che non si potesse trascurare la circostanza che la donna avesse intrapreso una nuova convivenza; un fatto che metteva in discussione la legittimità del mantenimento e imponeva quindi la cessazione del diritto all’assegno divorzile.
    I Giudici di Piazza Cavour hanno ricordato che, in relazione al diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio, in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, “il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente”. 

  2.  

    Separazione e divorzio – Assegno di mantenimento coniugale e divorzile – Durata dell’assegno

    La pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, operando “ex nunc” dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale che sia iniziato anteriormente e sia tuttora in corso, ove esista l’interesse di una delle parti alla operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, come nel caso in cui permanga quello alla definitiva regolamentazione dell’assegno fino alla cessazione dell’obbligo di mantenimento per sopravvenute nuove nozze del beneficiario di esso. (Cass. civ. Sez. I, 26/08/2013, n. 19555)

    Separazione e divorzio – Assegno di mantenimento coniugale e divorzile – Presupposti ai fini dell’attribuzione dell’assegno in sede di separazione – Durata dell’assegno

    L’assegno di mantenimento, in favore di uno dei due coniugi in regime di separazione, è dovuto fino al passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia il divorzio, la quale segna il venir meno del presupposto di detto mantenimento, cioè del vincolo matrimoniale; con la conseguenza che questa non comporta il venir meno dell’interesse al ricorso in cassazione avverso la sentenza che riconosce e quantifica l’assegno di mantenimento.(Cass. civ. Sez. I, 15/01/2009, n. 813)

     

    TENORE DI VITA

    Separazione e divorzio – Assegno di mantenimento coniugale e divorzile – Tenore di vita – Assegno di mantenimento – Non compete

    Qualora la moglie goda alla luce delle sue condizioni economico patrimoniali, di un tenore di vita analogo a quello goduto dai coniugi in costanza di matrimonio, e, qualora le sue condizioni economico patrimoniali siano del tutto adeguate a consentire un livello di benessere già caratterizzante la convivenza coniugale, coerentemente con la specifica funzione che l’art. 156 c.c., attribuisce all’assegno di mantenimento in favore del coniuge, viene meno il diritto all’assegno di mantenimento in quanto la stessa è in grado di mantenere autonomamente un alto tenore di vita. (Cass. civ. Sez. VI – 1, Ord., 23-05-2013, n. 12764)

    Separazione e divorzio – Assegno di mantenimento coniugale e divorzile – Presupposti ai fini dell’attribuzione dell’assegno in sede di separazione – Durata dell’assegno

    Benché la separazione determini normalmente la cessazione di una serie di benefici e consuetudini di vita ed anche il diretto godimento di beni, il tenore di vita goduto in costanza della convivenza va identificato avendo riguardo allo “standard” di vita reso oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi, tenendo quindi conto di tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio in termini di redditività, di capacità di spesa, di garanzie di elevato benessere, oltre che di fondate aspettative per il futuro, e considerando anche l’incremento dei redditi di un coniuge e il decremento di quelli dell’altro, anche se verificatisi nelle more del giudizio di separazione, in quanto durante la separazione personale non viene meno la solidarietà economica che lega i coniugi durante matrimonio e che comporta la condivisione delle reciproche fortune nel corso della convivenza. (Cass. civ. Sez. I, Sent., 19-03-2009, n. 6699)

     

    L’apprezzamento circa la responsabilità di un

  3. coniuge nel
  4. determinarsi della intollerabilità della convivenza
  5. in ragione della violazione dei doveri matrimoniali è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di motivazione congrua e logica (ex multis, Cass. 18074/2014).In riferimento all’istruttoria svolta in primo grado è emerso, infatti, che il Pa. si era allontanato dalla casa familiare, aveva una relazione extra-coniugale e non aveva prestato alla moglie la necessaria assistenza materiale e morale, anche in relazione alle accertate condizioni di salute della In. mancando invece la prova da parte sua che la violazione dei doveri coniugali fosse successiva alla crisi matrimoniale.Peraltro la prova del nesso causale può essere fornita con qualsiasi mezzo, anche per presunzioni tenuto conto dei principi di recente affermati da questa Corte nella sentenza n.16859 del 2015 così massimati:
  6. In tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale“.
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AFFIDO FIGLI MINORI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA

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AFFIDO FIGLI MINORI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA

Se è vero che il conflitto fra i genitori non è, di per sé solo, idoneo ad escludere l’affidamento condiviso,

che il legislatore ha mostrato di ritenere come il regime ordinario (v. Cass. n. 1777/2012), questa Corte ha ritenuto possibile escluderlo in presenza di un pregiudizio per l’interesse del figlio laddove l’altro genitore risulti inidoneo o manifesti carenze sul piano educativo (v. Cass. n. 16593/2008, n. 5108/2012).

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A tale riguardo, la Corte d’appello ha motivato

circa il negativo rapporto del figlio (descritto in sua presenza come “nervoso, iperattivo e aggressivo”) con il padre che in questa sede agisce per far ristabilire il precedente regime di affidamento condiviso con collocamento a Milano presso di lui o per ottenerne l’affidamento esclusivo. La censura mira in sostanza a una revisione del giudizio di fatto compiuto dal giudice di merito che è insindacabile in sede di legittimità, tanto più che non è stato specificamente allegato l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, a norma del novellato art. 360 n. 5 c.p.c. (nel nuovo testo riformulato ad opera del d.l. n. 83/2012, conv. in legge n. 134/2012, applicabile nella fattispecie ratione temporis).

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 3 febbraio – 26 marzo 2015, n. 6132

(Presidente Forte – Relatore Lamorgese)

Svolgimento del processo

Alla fine dell’unione tra P.M. e Pa.Mi., il Tribunale di Milano dispose l’affidamento condiviso del figlio T. nato nel 2009; dispose l’assegnazione della casa familiare alla madre nell’ipotesi in cui il figlio fosse rimasto collocato presso di lei a Milano e disciplinò le modalità di frequentazione con il padre; determinò in Euro 1000,00 rivalutabili il contributo mensile dovuto dal P. 

La Corte d’appello di Milano, Sezione per i minorenni, adita dal P., con decreto 9.7.2009, considerato che la Pa. si era trasferita a Roma portando con sé il figlio senza un accordo con l’altro genitore, ha ritenuto che tale comportamento integrasse una violazione delle prescrizioni del primo giudice e giustificasse l’ammonimento della Pa. a non porre in essere comportamenti ostruzionistici diretti ad ostacolare il rapporto padre-figlio, ma non l’accoglimento della richiesta del P. di ritrasferimento del figlio a Milano dove lui abitava.

Tale richiesta è stata rigettata anche con successivo decreto 11 ottobre 2013, nel quale la medesima Corte ha ritenuto che il figlio si era ormai radicato a Roma dove frequentava la scuola materna e non manifestava segni di disagio; inoltre dalla c.t.u. risultava che il rapporto con il padre non era positivo per il minore e che mancavano segnali negativi quanto al rapporto con la madre. Quindi la Corte ha disposto, anche a causa della estrema conflittualità tra i genitori, l’affido temporaneo di T. al Comune di Roma, luogo di residenza del minore, in modo da consentire ai servizi sociali di monitorare la situazione quanto al rapporto padre-figlio; ha revocato l’assegnazione alla Pa. della casa familiare di Milano e disciplinato gli incontri tra padre e figlio a Milano e Roma; ha confermato il contributo di mantenimento di Euro 1000,00 a carico del P., oltre al 50% delle spese straordinarie preventivamente concordate.

Avverso questo provvedimento il P. propone ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. sulla base di tre motivi, illustrati da memoria; la Pa. si difende con controricorso.

Motivi della decisione

L’eccezione, sollevata dalla controricorrente e dal P.G., di inammissibilità del ricorso avverso il provvedimento impugnato, che si assume privo dei caratteri della decisorietà e definitività ex art. 111, comma 7, Cost., è infondata.

 

Questa Corte ha osservato che, in tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, già la legge 8 febbraio 2006 n. 54, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte per quelli in materia di separazione e divorzio, esprimeva un’evidente assimilazione della posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio, in tal modo conferendo una definitiva autonomia al procedimento di cui all’art. 317 bis c.c. (testo previgente) ed avvicinandolo a quelli in materia di separazione e divorzio con figli minori, senza che assuma alcun rilievo la forma del rito camerale, previsto, anche in relazione a controversie oggettivamente contenziose, per ragioni di celerità e snellezza; di conseguenza, nel regime di cui alla legge n. 54 cit., sono impugnabili con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost.,

 

i provvedimenti emessi dalla Corte d’appello, Sezione per i minorenni, in sede di reclamo avverso i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio ed alle conseguenti statuizioni economiche, ivi compresa l’assegnazione della casa familiare (v. Cass. n. 23032 e 23411 del 2009). Questo principio è certamente valido, a maggior ragione, dopo la riforma (d.lgs. 28 dicembre 2013 n. 154) che ha completamente assimilato la posizione dei figli nati da genitori coniugati e non. L’impugnato decreto, provvedendo sull’affidamento del figlio e sul suo mantenimento, presenta i requisiti della decisorietà, risolvendo una controversia tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitività, con efficacia assimilabile rejbus sic stantibus a quella del giudicato ed è quindi ricorribile per cassazione, a norma dell’art. 111 Cost.

Venendo ai motivi del ricorso, nel primo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 155 e 155 quater c.c. e vizio di motivazione, per avere erroneamente confermato il collocamento del figlio T. a Roma, dove si trovava per una decisione unilaterale della madre, senza autorizzazione del Tribunale per i minorenni e senza valutarne la conformità all’interesse del minore sulla base di indagini psicologiche non espletate, anziché disporne il ritrasferimento a Milano presso la sua precedente residenza anagrafica. Ne sarebbe derivata la violazione dei principi in tema di affidamento condiviso che miravano a garantire un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali e del principio secondo cui le decisioni fondamentali per i figli (tra le quali anche quella della residenza) devono essere assunte di comune accordo dai genitori e, in caso di disaccordo, rimesse al giudice. Il motivo è infondato.

La Corte d’appello, dopo avere stigmatizzato il comportamento della Pa. per la sua decisione unilaterale di portare con sé il figlio a Roma (affidato inizialmente ad entrambi i genitori in modo condiviso), dove si era trasferita per motivi di lavoro, ha rilevato che la sua permanenza a Roma corrispondeva all’interesse del figlio il quale lì si era radicato ed un suo ritrasferimento a Milano, ove risiedeva il padre con il quale egli non aveva un rapporto positivo, sarebbe stato negativo; di conseguenza, ha rimodulato, in relazione alla nuova situazione determinatasi, il regime degli incontri della minore con il padre, motivando al riguardo anche in ordine all’opportunità di affidarlo temporaneamente al Comune di Roma.

Questa decisione fa corretta applicazione del principio secondo cui le decisioni riguardanti i figli minori, compresa la scelta della sua residenza, non devono tenere conto degli interessi dei genitori, ma esclusivamente dell’interesse del minore stesso, anche nei casi in cui questo possa eventualmente coincidere, in via di fatto, con quello di uno dei genitori affidatari che non abbia rispettato il metodo dell’accordo in tema d’indirizzo della vita familiare fissato dall’art. 144 c.c., applicabile anche per la scelta della residenza del figlio affidato ad entrambi i genitori in modo condiviso dopo la separazione tra coniugi o dopo l’interruzione della convivenza tra i genitori non coniugati.

Nel secondo motivo, per violazione e falsa applicazione dell’art. 155 c.c. e vizio di motivazione, si assume la violazione del principio secondo cui la conflittualità tra i genitori non impedisce di disporre l’affidamento condiviso, senza l’espletamento di indagini sulla capacità genitoriale né sull’interesse del minore.

Il motivo, che critica la decisione impugnata per avere escluso l’affidamento condiviso del figlio, affidato temporaneamente al Comune di Roma sotto la vigilanza dei servizi sociali, è infondato.

Se è vero che il conflitto fra i genitori non è, di per sé solo,

idoneo ad escludere l’affidamento condiviso, che il legislatore ha mostrato di ritenere come il regime ordinario (v. Cass. n. 1777/2012), questa Corte ha ritenuto possibile escluderlo in presenza di un pregiudizio per l’interesse del figlio laddove l’altro genitore risulti inidoneo o manifesti carenze sul piano educativo (v. Cass. n. 16593/2008, n. 5108/2012). A tale riguardo, la Corte d’appello ha motivato circa il negativo rapporto del figlio (descritto in sua presenza come “nervoso, iperattivo e aggressivo”) con il padre che in questa sede agisce per far ristabilire il precedente regime di affidamento condiviso con collocamento a Milano presso di lui o per ottenerne l’affidamento esclusivo.

 

La censura mira in sostanza a una revisione del giudizio di fatto compiuto dal giudice di merito che è insindacabile in sede di legittimità, tanto più che non è stato specificamente allegato l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, a norma del novellato art. 360 n. 5 c.p.c. (nel nuovo testo riformulato ad opera del d.l. n. 83/2012, conv. in legge n. 134/2012, applicabile nella fattispecie ratione temporis).

Nel terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 148 e 155 c.c., per avere determinato il contributo al mantenimento del figlio in un importo che non terrebbe conto della sua modesta capacità reddituale.

Il motivo è infondato per ragioni analoghe al precedente, mirando anch’esso alla revisione del giudizio di fatto che è stato compiuto dai giudici di merito in ordine alla valutazione della sua capacità reddituale, ai fini della quantificazione del contributo di mantenimento, anche tenendo conto che egli ha riottenuto la piena disponibilità della propria abitazione di Milano, e senza specifica allegazione dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio rilevante agli effetti dell’art. 360 n. 5 c.p.c. In conclusione, in ricorso è rigettato. Le spese del giudizio sono compensate, in considerazione della delicatezza e della natura delle questioni trattate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.

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DIRITTO DI VISITA AL MINORE-AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

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DIVISIONE TRA COEREDI, DIVISIONI TRA FRATELLI E CUGINI
DIRITTO DI VISITA AL MINORE – AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

 La Corte Europea dei diritti dell’uomo afferma che “anche se il genitore separato, divorziato o, comunque non convivente più con il partner e non affidatario della prole ha diritto/dovere di visitarla, di permanere con essa e di mantenere costanti rapporti parentali, l’esercizio di tale diritto/dovere può essere, anche a tempo indeterminato, sospeso qualora la prole, a prescindere dai meriti o dai demeriti del genitore non affidatario, manifesti, nei confronti di quest’ultimo, anche in virtù dell’influenza esercitata da persone che la circondano, radicati, costanti sentimenti di rifiuto e di ripulsa, dovendosi riconoscere al diritto del minore alla serenità personale e familiare ed all’integrale suo benessere psicologico priorità assoluta”

DIRITTO DI VISITA AL MINORE – AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

Il giudice nel decidere in ordine alle modalità di esercizio del

diritto di visita del genitore

 non affidatario,

 

deve tenere conto della volontà della prole adolescente (nella specie, di quindici e tredici anni), per cui, qualora essa abbia manifestato il rifiuto di incontrare il padre in giorni ed in orari prestabiliti, allegando di non voler subire l’ossessionante, continuo recriminare paterno contro la madre, non deve coartare la volontà della prole, ma deve disporre che gli incontri con il genitore non affidatario avvengano una volta al mese, ma nel giorno liberamente scelto dalla prole stessa

Le dichiarazioni rese dalla persona offesa, costituitasi parte civile,

 

possono essere poste a fondamento della dichiarazione di colpevolezza anche in assenza di ulteriori riscontri estrinseci, previa verifica della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità del suo racconto. Viene dunque confermata la condanna di un’imputata, pronunciata dal giudice di merito sulla base del racconto di un padre che per circa un anno e mezzo non aveva potuto vedere il figlio a causa dei comportamenti ostruzionistici della donna.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 4 aprile – 14 agosto 2018, n. 38608

Ritenuto in fatto

  1. La Corte di appello di Catanzaro, ha confermato la condanna alla pena di Euro 450,00 di multa inflitta a S.D. con sentenza del 24 maggio 2013 del giudice monocratico del Tribunale di Cosenza, per il reato di cui all’art. 388, comma 2, cod. pen., dal maggio 2009 all’ottobre 2010. Ha confermato, altresì, le statuizioni civili in favore di V.M. , con danno da liquidarsi in separato giudizio. Dalla sentenza impugnata si evince che, alla stregua delle dichiarazioni rese da V.M. , dal fratello di questi e delle relazioni redatte dagli assistenti sociali – acquisite in atti con il consenso delle parti – era pienamente comprovata la persistente elusione, da parte della ricorrente, del provvedimento con il quale il giudice civile aveva regolato i diritti di visita e di incontro tra V.M. ed il figlio minore, affidato alla madre.

  2. Con i motivi di ricorso, di seguito sintetizzati ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen., la ricorrente denuncia:
    2.1 violazione di legge, con riferimento agli artt. 125 e 337, n. 4 cod. proc. pen., per l’erroneo rigetto della eccezione di nullità proposta dall’imputata con riferimento alla querela in atti, con conseguente improcedibilità dell’azione penale per mancata identificazione del soggetto querelante;

2.2. violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al giudizio di colpevolezza perché fondato esclusivamente sulle dichiarazioni rese dalla parte civile e dal fratello, smentite dai testi a discarico; dalla documentazione in atti che comprova come il diritto di visita andasse esercitato presso gli uffici degli assistenti sociali e non presso il domicilio dell’imputata che, nel frattempo, dimorava in altra località e neppure nel domicilio dei genitori ove la parte civile si sarebbe recato per incontrare il figlio; dal comportamento immaturo del V. , nei cui confronti è intervenuto anche un provvedimento giudiziario per il delitto di calunnia e per il reato di cui all’art. 570, cod. pen; dalle certificazioni che giustificano il mancato esercizio di visita per malattia, della S. e/o del figlio.

  1. In data 16 marzo 2018 la parte civile ha depositato memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso.
    Considerato in diritto
    1. Il ricorso è inammissibile perché proposto per motivi generici e manifestamente infondati.
  2. Fin dal giudizio di primo grado la ricorrente ha sollevato eccezione di nullità della querela sul rilievo che quella in atti non reca in allegato il verbale di ratifica, limitandosi a riportare il mero timbro di ricezione della Questura, senza la indicazione ed individuazione del soggetto che aveva provveduto al relativo deposito e in mancanza di qualsiasi autentica della sottoscrizione del querelante.

Ha richiamato, al riguardo, sentenze di questa Corte, contraddittorie sul punto ed ha chiesto di rimettere la questione alle Sezioni Unite.

L’eccezione e la coeva richiesta di rimessione sono manifestamente infondate in presenza di pacifica affermazione di questa Corte, richiamata anche dalla sentenza impugnata, nella quale si afferma che la mancata identificazione del soggetto che presenta la querela non determina l’invalidità dell’atto allorché ne risulti accertata la sicura provenienza (Sez. U, n. 26268 del 28/03/2013, Cavalli, Rv. 255584) e che nel caso non è mai stata contestata, il ché vizia anche di genericità, come accennato, il predicato motivo di impugnazione. L’autentica della sottoscrizione è, in vero, richiesta solo nel caso in cui la querela sia recapitata da un incaricato o spedita per posta.

  1. Il secondo motivo di ricorso è aspecifico e non si confronta con la motivazione della sentenza che ha puntualmente ricostruito la condotta della ricorrente sulla scorta delle relazioni delle assistenti sociali – in particolare quella della dottoressa Sp. -, elementi con i quali il ricorso non si confronta limitandosi a richiamare le dichiarazioni della parte civile e dal fratello, apoditticamente da ritenersi non attendibili per la loro provenienza da persona interessata o immatura.
  2. Per pacifica giurisprudenza di questa Corte, le dichiarazioni rese dalla persona offesa, costituita parte civile, possono da sole, senza la necessità di riscontri estrinseci, essere poste a fondamento

dell’affermazione di responsabilità penale dell’imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve, in tal caso, essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone (Sez. 5, n. 1666 del 08/07/2014, dep.2015, Pirajno e altro, Rv. 261730).

  1. Rileva il Collegio che, nel caso in esame, non solo la Corte di merito ha compiuto un’attenta disamina delle dichiarazioni rese dalla parte civile, evidenziando come sia stata costretta ad agire in giudizio, in sede civile, per chiedere il rispetto delle proprie prerogative genitoriali, ma ne ha indicato un preciso riscontro – non sospettabile di genuinità e attendibilità – nelle dichiarazioni rese dall’assistente sociale.
  2. Costei ha descritto un comportamento della ricorrente, ripetutamente e ingiustificatamente assente agli incontri e autrice di altri comportamenti, tra i quali quello di volere essere presente agli incontri o di arbitrarie interruzioni, che hanno costituito oggetto di specifica disamina dei giudici territoriali, del tutto genericamente contrastati in ricorso, e pacificamente sussumibili nella condotta elusiva, di cui all’art. 388 cod. pen. che si concretizza in qualunque comportamento, anche omissivo, da cui derivi la frustrazione delle legittime pretese altrui (Sez. 6, n. 43292 del 09/10/2013, Guastafierro, Rv. 25745001) e, nel caso aggravata, con evidente finalità ostruzionistica, dalla reiterazione e protrazione nel tempo delle oppositive condotte tenute dall’imputata, anche rispetto alle indicazioni rivenienti dai mediatori preposti ad assicurare il diritto di incontro del genitore con il figlio minore.
  3. Consegue alla inammissibilità del ricorso la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende, come indicata in dispositivo, in ragione della ravvisabilità di colpa nella proposizione dell’impugnazione. Segue, in ragione della soccombenza processuale, la condanna al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, liquidate in Euro tremilacinquecento, oltre accessori avuto riguardo all’attività processuale svolta e dei parametri di cui al decreto ministeriale n. 55 del 2014.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende nonché al pagamento delle spese sostenute nel presente grado di giudizio dalla parte civile V.M. , liquidate in Euro 3.500,00, oltre spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA.

 

separazione casa coniugale di proprietà del marito Bologna

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tale immobile stipulato tra l’altro coniuge proprietario esclusivo ed un terzo, è a questi opponibile ai sensi dell’articolo 155 quater c.c. e della disposizione dell’articolo 6, comma 6,
tale immobile stipulato tra l’altro coniuge proprietario esclusivo ed un terzo, è a questi opponibile ai sensi dell’articolo 155 quater c.c. e della disposizione dell’articolo 6, comma 6,
DIRITTO MATRIMONIALE, AVVOCATO PER SEPARAZIONI BOLOGNA
tale immobile stipulato tra l’altro coniuge proprietario esclusivo ed un terzo, è a questi opponibile ai sensi dell’articolo 155 quater c.c. e della disposizione dell’articolo 6, comma 6,
DIVISIONE TRA COEREDI, DIVISIONI TRA FRATELLI E CUGINI
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stai separandoti e  la casa coniugale è di proprieta’ del marito?

Vuoi sapere quali sono i tuoi diritti?

Lo sai che dipende dal fatto di eventuali figli minori e se gli stessi vengono collocati presso la madre?

Si , dipende molto se ti vengono collocati i figli minori presso di te.

La separazione con casa coniugale di proprietà del marito è un’ipotesi assai frequente e riguarda  molte donne che devono separarsi.

Certo il marito non puo’ sbatterti fuori dall’oggi al domani anche se non ci sono figli .

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge collocatario della prole e  non titolare di diritti reali su tale casa,  

se emesso in data successiva a quella dell’atto di acquisto di tale immobile stipulato tra l’altro coniuge proprietario esclusivo ed un terzo, è a questi opponibile ai sensi dell’articolo 155 quater c.c. e della disposizione dell’articolo 6, comma 6,

della Legge n. 898/1970, in quanto analogicamente applicabile al regime di separazione, soltanto se a seguito di accertamento di fatto da eseguire in base alle risultanze circostanziali acquisite, il Giudice di merito ravvisi l’instaurazione di un preesistente rapporto, in corso di esecuzione, tra il terzo ed il precitato coniuge dal quale a quest’ultimo derivi il diritto di godimento funzionale alle esigenze della famiglia, ipotesi che si ravvisa quando:

  1. il terzo abbia acquistato la proprietà con la clausola di rispetto del titolo di detenzione qualificata derivante al coniuge dal negozio familiare;
  2. il terzo abbia acquistato la proprietà con clausola di rispetto del titolo di detenzione qualificata derivante al coniuge dal negozio familiare; 
  3. il terzo abbia inteso concludere un contratto di comodato, in funzione delle esigenze del residuo nucleo familiare, con il coniuge occupante l’immobile.

QUINDI E’ OPPONIBILE AL TERZO SE :

è a questi opponibile ai sensi dell’articolo 155 quater c.c. e della disposizione dell’articolo 6, comma 6, della Legge n. 898/1970, in quanto analogicamente applicabile al regime di separazione, soltanto se a seguito di accertamento di fatto da compiersi alla stregua delle risultanze circostanziali acquisite il Giudice di merito ravvisi l’instaurazione di un preesistente rapporto, in corso di esecuzione, tra il terzo ed il predetto coniuge dal quale quest’ultimo derivi il diritto di godimento funzionale alle esigenze della famiglia, ipotesi che ricorre quando il terzo abbia acquistato la proprietà con clausola di rispetto del titolo di detenzione qualificata derivante al coniuge dal negozio familiare, ovvero nel caso in cui il terzo abbia acquistato la proprietà con clausola di rispetto del titolo di detenzione qualificata derivante al coniuge dal negozio familiare, ovvero nel caso in cui il terzo abbia inteso concludere un contratto di comodato, in funzione delle esigenze del residuo nucleo familiare, con il coniuge occupante l’immobile, non essendo sufficiente a tal fine la mera consapevolezza da parte del terzo, al momento dell’acquisto, della pregressa situazione di fatto di utilizzo del bene immobile da parte della famiglia.

Il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli

Il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, ai sensi dell’art. 337 sexies c.c. è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, occorrendo soddisfare l’esigenza di assicurare loro la conservazione dell’”habitat” domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, e la casa può perciò essere assegnata al genitore, collocatario del minore, che pur se ne sia allontanato prima della introduzione del giudizio. (Nella specie la S.C., nel ribadire il principio, ha assegnato la casa familiare alla madre, collocataria del figlio di età minore, reputando non ostativa la circostanza che la donna si fosse allontanata dalla casa in conseguenza della crisi nei rapporti con il padre del bambino, e non attribuendo rilievo al tempo trascorso dall’allontanamento, dipeso dalla lunghezza del processo, che non può ritorcersi in pregiudizio dell’interesse del minore).

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, n.32231

Deve essere risarcito il danno da illegittimo spossessamento della casa coniugale

L’ex coniuge, illegittimamente privato dall’ex moglie del possesso dell’immobile precedentemente destinato a casa coniugale, ha diritto al risarcimento del danno extracontrattuale poiché subisce un concreto pregiudizio di carattere patrimoniale.

Cassazione civile sez. VI, 04/12/2018, n.31353

È soggetta a confisca per equivalente anche la casa assegnata all’ex coniuge

Anche in caso di assegnazione della casa coniugale al coniuge in sede di accordi in tema di separazione personale, non viene meno il profilo della disponibilità del bene in capo al conferente, presupposto della eventuale successiva confisca per equivalente.

Cassazione penale sez. III, 30/10/2018, n.2862

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, per garantire il mantenimento delle loro consuetudini di vita e delle relazioni sociali che in tale ambiente si sono radicate, sicchè è estranea a tale decisione ogni valutazione relativa alla ponderazione tra interessi di natura solo economica dei coniugi o dei figli, ove in tali valutazioni non entrino in gioco le esigenze della prole di rimanere nel quotidiano ambiente domestico, e ciò sia ai sensi del previgente articolo 155 quater c.c., che dell’attuale art. 337 sexies c.c.

 

Provvedimento di assegnazione della casa coniugale: effetti

Il provvedimento con il quale il giudice della separazione o del divorzio dispone l’assegnazione della casa coniugale, anche a favore del coniuge che non sia titolare di diritti reali o personali sul bene nei confronti del terzo proprietario, non investe il titolo negoziale che regolava l’utilizzazione dell’immobile prima del dissolvimento dell’unità del nucleo familiare, alla stregua del quale continuano a essere disciplinate le obbligazioni derivanti dal rapporto tra le parti, venendo soltanto a concentrare l’esercizio dei diritti e delle obbligazioni esclusivamente in capo al coniuge assegnatario a favore del quale, pertanto, non viene costituito alcun nuovo diritto che va a limitare la preesistente situazione giuridica del dominus.

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BOLOGNA

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE CONIUGI BUDRIO

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Donne, separazioni e avvocato matrimonialista: cosa c'è da sapere SOLUZIONI SEPARAZIONI BOLOGNA ADESSO
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Per una donna intenzionata a rivolgersi a un avvocato matrimonialista in vista di una separazione può essere utile sapere quali sono i diritti che le spettano, anche per giungere al momento della conclusione del matrimonio senza troppe apprensioni. Una particolare attenzione deve essere prestata, per esempio, alla comunione dei beni. Nel caso in cui si sia optato per questa soluzione al momento del matrimonio, tutto quello che è stato comprato dopo le nozze è di proprietà di tutti e due i coniugi, ognuno per una parte del 50%: ciò vale per le quote di società, per le auto, per i veicoli in generale, per gli immobili, per i mobili della casa, per le azioni, per i titoli, e così via. Sono previste solo poche eccezioni, come per esempio i beni strettamente personali. La comunione dei beni è valida anche se l’acquisto è stato pagato solo con il denaro di uno dei due coniugi o comunque in modo prevalente da una delle parti. Della comunione, comunque, non fa parte quello che viene acquisito per il risarcimento di un anno, per donazione o per successione.

Le implicazioni economiche di una separazione

Lo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli è a disposizione di tutti coloro che sono in cerca di informazioni a proposito di separazioni e conseguenze economiche. Occorre sapere, per esempio, che in caso di separazione il coniuge più debole sul piano economico – che non è detto sia sempre la moglie – ha il diritto di ricevere un assegno di mantenimento il cui valore varia in funzione dei redditi e dei patrimoni di tutti e due i coniugi, ma anche in base al tenore di vita di cui si è beneficiato nel corso del matrimonio, alla durata del matrimonio e a tutte le variabili che possono determinare la capacità lavorativa del coniuge, come il suo titolo di studio e la sua età.

Donne, separazioni e avvocato matrimonialista: cosa c'è da sapere SOLUZIONI SEPARAZIONI BOLOGNA ADESSO
Donne, separazioni e avvocato matrimonialista: cosa c’è da sapere SOLUZIONI SEPARAZIONI BOLOGNA ADESSO

Quando si perde il diritto all’assegno

In alcuni casi il coniuge più bisognoso può perdere il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento: ciò si verifica nel momento in cui la separazione gli viene addebitata. Tuttavia l’addebito non viene stabilito da un avvocato matrimonialista o dai coniugi stessi: è compito del giudice individuarlo, al termine della causa di separazione giudiziale. Da ciò si può dedurre che l’addebito non è previsto nei casi di separazione consensuale. L’addebito è la conseguenza della violazione di uno o più obblighi connessi al matrimonio: non solo l’obbligo di fedeltà, ma anche quello di assistenza, per esempio. Attenzione, però, perché non è detto che l’esistenza di una relazione extra-coniugale corrisponda in maniera automatica a un motivo di addebito della separazione: se tale relazione è la conseguenza di una crisi del matrimonio già in essere la separazione non può essere addebitata al coniuge “traditore”.

Le conseguenze dell’assegno di mantenimento

Nel caso in cui un coniuge ottenga l’assegno di mantenimento dall’altro ha anche il diritto a godere della sua pensione di reversibilità in caso di morte, perfino dopo il divorzio e perfino se l’altro coniuge si è risposato. Chiaramente, in quest’ultimo caso è previsto che la pensione venga divisa tra l’ex moglie e la nuova vedova, tenendo conto della durata dei due matrimoni (e ricordando che anche il periodo della separazione che ha preceduto il divorzio rientra nel calcolo della durata)

Per quel che riguarda le separazioni senza figli, invece, il coniuge più debole non ha diritti sulla casa coniugale di proprietà dell’altro: ciò non toglie l’obbligo di garantire al primo il pagamento del canone per una soluzione abitativa idonea. Se la casa è di proprietà di tutti e due i coniugi e non ci sono figli di mezzo, la soluzione migliore deve essere individuata dai coniugi stessi, eventualmente con l’aiuto degli avvocati da cui si fanno assistere: si può pensare, per esempio, di vendere l’abitazione a terzi in modo che il ricavato possa essere diviso sulla base delle quote di proprietà; oppure uno dei due coniugi può comprare la quota dell’altro; e così via.

In presenza di figli minorenni o maggiorenni e non in grado di mantenersi, spetta a loro il diritto di restare nella casa, che – quindi – viene assegnata al genitore affidatario.

AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

 

Le problematiche da affrontare sono sia di tipo affettivo che economico; in particolare modo spesso ci si trova di fronte alla difficoltà per il coniuge debole ad ottenere il versamento costante del mantenimento per i figli minori o dell’assegno alimentare per moglie. Raggiungere un accordo per una separazione consensuale, attraverso la pratica collaborativa, la negoziazione assistita, la mediazione è sempre preferibile: andare in Tribunale o in Procura (in caso di negoziazione assistita) con un accordo voluto e condiviso è la situazione ideale per incominciare una nuova vita.

AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

 Purtroppo ci sono dei casi in cui i coniugi proprio non riescono a raggiungere un accordo. Può accadere per svariati motivi, io più frequenti sono le eccessive pretese economiche, la totale incomunicabilità, la persistenza di un conflitto insanabile, l’impossibilità di trovare un accordo sull’affidamento e sulla gestione dei figli.

 

 

 

Altri vantaggi che è possibile ottenere, attraverso l’intervento dei legali, è la trascrizione del titolo della separazione o della sentenza di divorzio sulla quota di immobile di titolarità del coniuge inadempiente, con accensione di ipoteca giudiziale.

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Separazione

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Mantenimento

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Consulenza legale in tempi rapidi!

DAL MATRIMONIO DERIVANO OBBLIGHI


La legge prevede che che “il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, di modo che, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono gli stessi doveri concordando, tra loro, l’indirizzo della vita familiare avendo, ognuno di loro, il potere di attuare l’indirizzo concordato”.
In merito agli obblighi che derivano dal matrimonio, la legge dispone che:

  1. 1) vi è l’obbligo reciproco di coabitazione (normale convivenza, comunione della casa coniugale e di vita sessuale); 
    2) fedeltà (obbligo per i coniugi di astenersi dai rapporti sessuali con altre persone)
    3) assistenza e collaborazione (assistenza morale ed assistenza materiale)
    4) contribuzione (ognuno dei coniugi deve contribuire in base alle proprie sostanze, capacità lavorativa e di lavoro casalingo) ai bisogni della famiglia.
    5) Obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli tenendo conto delle loro inclinazioni, capacità ed ispirazioni.

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separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna :TI PREOCCUPA LA SEPARAZIONE DAL MARITO O DALLA MOGLIE? RIVOLGITI ALL’AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

TI PREOCCUPA LA SEPARAZIONE DAL MARITO O DALLA MOGLIE? RIVOLGITI ALL’AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI
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separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna
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Nel caso di coniugi che intendono avviare le pratiche di separazione o divorzio invece, i nostri consulenti trattano con la massima discrezione tutte le questioni legali connesse alla scissione del vincolo matrimoniale. Siamo anche in grado di assistervi nelle pratiche relative al divorzio breve, la nuova legge che permette di ridurre i tempi per l’ottenimento del divorzio.
I nostri servizi comprendono:

  1. separazione consensuale e giudiziale;
  2. divorzio congiunto e giudiziale;
  3. assistenza alla negoziazione in fase di separazione e divorzio;
  4. modifica delle condizioni di separazione;
  5. divorzio breve

separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna: separazione è un momento decisamente doloroso per ambedue i coniugi, a prescindere da chi abbia preso la decisione, rappresenta comunque la chiusura di un capitolo di un tratto di vita trascorso insieme.

  1. La separazione legale dei coniugi è l’istituto che permette ai coniugi di far venir meno alcuni effetti del matrimonio.
  2. La separazione può essere consensuale oppure giudiziale. 
  3. E’ consensuale quanto i coniugi raggiungo un accordo sulle condizioni patrimoniali e di rapporto con i figli.

    separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna
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Se invece non si riesce a giungere ad alcun accordo, il coniuge che si vuole separare deve rivolgersi ad un avvocato per intraprendere la via della separazione giudiziale.

La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali della divisione; essi sono, tra gli altri:

  1. l’assegnazione della casa coniugale,
  2. la quantificazione dell’assegno di mantenimento del coniuge (ove previsto) e dell’assegno di mantenimento dei figli,
  3. l’affidamento della prole, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.L’accordo di separazione non ha alcun effetto se non redatto secondo determinati crismi e senza l’omologazione o autorizzazione del Tribunale; il nostro studio può assistervi con professionalità e competenza in ogni fase del percorso necessario per raggiungere la concordia su tutte le condizioni di separazione, anche attraverso sedute di mediazione, consulenza o negoziazione finalizzate ad una maggiore comprensione dei vostri diritti.
    TI PREOCCUPA LA SEPARAZIONE DAL MARITO O DALLA MOGLIE? RIVOLGITI ALL’AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI
    TI PREOCCUPA LA SEPARAZIONE DAL MARITO O DALLA MOGLIE? RIVOLGITI ALL’AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

    Alla luce di tutto questo scegliere un Avvocato Bologna per la separazione, che riesca a seguirvi in questo percorso tortuoso non è facilissimo. 

    Separazione
    • Divorzio
    • Modifica delle condizioni di separazione/divorzio
    • Nullità/annullamento del matrimonio
    • Affidamento e mantenimento di figli di genitori non coniugati
    • Affidamento condiviso e esclusivo
    Affidamento eterofamiliare ed affidamento ai Servizi Sociali
    • Casa familiare (assegnazione – divisione)
    • Riconoscimento e disconoscimento della paternità
    Decadenza dalla potestà
    • Tutela frequentazione nonni/zii  
    • Ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e/o del convivente e/o del figlio

     

     

    • Per salvaguardare questi aspetti essenziali, non si può pertanto prescindere dall’assistenza di un avvocato matrimonialista con elevata competenza e professionalità, il quale gioca un ruolo decisivo nella risoluzione della crisi e dell’eventuale conflitto presente tra le parti, al fine di addivenire serenamente ad un accordo condiviso.
    • Anche quando il rapporto risulta particolarmente conflittuale e ormai intollerabile, diventa essenziale essere assistiti da uno studio legale che si occupa di diritto di famiglia, per difendere e far valere le ragioni e le pretese del Cliente, sempre nell’ottica di raggiungere una soluzione soddisfacente e condivisibile.
    • sulla base di una consolidata esperienza maturata in questo ambito, fornisce ai propri Assistiti una consulenza valida, fidata ed efficace, mettendo sempre al centro del proprio lavoro e delle proprie prerogative i diritti e la tutela del proprio Cliente.

     

    • separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna : di mantenimento e divorzile
    • Inoltre, qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri che gli consentano di conservare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, il giudice potrà imporre all’altro di versare al coniuge a cui non è stata addebitata la separazione un assegno periodico, la cui entità deve verrà determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato, dei bisogni dell’altro e del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
    • L’assegno divorzile è, invece, una contribuzione economica con funzione sostanzialmente assistenziale che, ove ritenuta opportuna dal Giudice, deve essere versata periodicamente all’ex coniuge. Va detto che con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10.05.2017 sono stati fissati dei nuovi criteri in

    ·    separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna: rivolgersi ad un avvocato familiarista

    Uno dei principali aspetti che vale la pena considerare da parte di chi vuole affidarsi ad un avvocato familiarista è quello legato all’assoluta professionalità di una figura del genere. Infatti non si tratta né di uno psicologo né di un terapista di coppia, bensì di un esperto che guarda alla tutela legale della famiglia e dei suoi componenti. Ci si può rivolgere ad un avvocato con questo tipo di competenze qualora si presentino controversie legate alla filiazione, al riconoscimento di un matrimonio che viene celebrato in un paese estero, affidamento congiunto e condiviso e anche per quel che riguarda lo scioglimento del matrimonio e di quelli che sono i suoi effetti civili.

     

     

separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna
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  1. Certo separarsi crea ansia , turbamenti cambiamento dello stile di vita ,occorre diventare in parte una persona diversa!!
  2. Ma purtroppo a volte non ci sono alternative e tu lo sai!! Allora che fare? Piangersi adosso? Certo che no
  3. Occorre contattare un buon avvocato e trovare delle soluzioni consensuali alla separazione!!
separazione consensuale: tempi-costi-documenti /bologna
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Ma cosa vuol dire?

La separazione puo’ essere consensuale o giudiziale..

Sicuramente la consensuale è la meno traumatica , sia per i coniugi che per i figli ,si trova un accordo, si decide a chi va la casa coniugale, si decide sui figli!!

Si decide pe ri soldi in comune, per i mobili, per le auto ,per argomento delicato l’assegno di mantenimento e qui “casca l’asino!!”.

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Perché richiedere assistenza legale di un avvocato matrimonialista ?

L’avvocato si occupa di seguire le pratiche di diritto familiare, assistendo il coniuge sia negli aspetti economici, quali la divisione dei beni, l’assegnazione o la divisione della casa coniugale, la richiesta di assegni di mantenimento, sia per quanto riguarda la tutela della prole.
Avvocato matrimonialista Bologna perché interpellarlo?

  • Preparare il ricorso di separazione consensuale le richieste del coniuge;• Tutelare il cliente in caso di separazioni non consensuali e di discordo tra le parti;• Farsi portavoce dei diritti dell’assistito nel momento della separazione.
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Se poi è necessario si arriva alla separazione giudiziale, ma dopo diversi tentativi di accordo di trovare una soluzione pe runa separazione consensuale

La separazione a differenza del divorzio è una situazione intermedia in cui i coniugi allentano gli obblighi del matrimonio quali coabitazione e fedelta’ , pur dovendo prestar ee continuare a prestare la massima attenzione ai figli!!

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Costituisce ius receptum l’affermazione secondo cui gli accordi di separazione personale tra coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali concernenti beni mobili o immobili, rispondono di norma ad uno specifico spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di separazione consensuale, il quale sfugge alle connotazioni classiche sia dell’atto di donazione sia dell’atto di vendita e svela una sua tipicità propria la quale poi, di volta in volta, può colorarsi dei tratti dell’obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della gratuità, in ragione dell’eventuale ricorrenza in concreto dei connotati di una sistemazione solutorio-compensativa più ampia e complessiva, di tutta quell’ampia serie di possibili rapporti aventi significati patrimoniali, anche solo riflessi, maturati nel corso della vita matrimoniale (ex plurimis, Cass. 14/03/2006, n. 5473; 23/03/2005, n. 5741; 11/11/1992, n. 12110). La necessità di qualificare l’atto come oneroso o gratuito rileva poi al diverso fine dell’applicazione della disciplina differenziata di cui all’art. 2901 c.c. (da ultimo, Cass. 15/04/2019, n. 10443), ma non incide sulla giustificazione causale dell’attribuzione patrimoniale, che appunto risiede nella sistemazione dei rapporti tra gli ormai ex coniugi. In questa prospettiva, non può assumere significato il fatto che l’accordo siglato dai separandi fosse carente dei tratti tipici della vendita – indicazione del prezzo, dati catastali dell’immobile, accettazione da parte dell’acquirente – mentre la circostanza che in sede di divorzio non sia stata fatta alcuna menzione del trasferimento immobiliare costituisce argomento perfino contrario alla tesi della natura soltanto obbligatoria dell’accordo. Quanto poi al riferimento della Corte d’appello a presunte esigenze cautelari che avrebbero indotto gli ex coniugi a siglare l’accordo, così addossando gli oneri fiscali ed economici dell’immobile al B. già raggiunto da condanne penali, è sufficiente osservare che si tratta di argomentazione apparente poichè assume in premessa ciò che dovrebbe contribuire a dimostrare, e cioè che l’accordo avesse natura obbligatoria.