RAVENNA CESENA FORLI RESPONSABILITA’ MEDICA DANNO

RAVENNA CESENA FORLI RESPONSABILITA’ MEDICA DANNO I principi espressi in campo di responsabilita’ medica di equipe 

RESPONSABILITA’ DEL SINGOLO SANITARIO PER LA CORTE SUPREMA

il principio per cui ogni sanitario è

tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altru  non

opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i

compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti,

il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti,

CHIAMA SUBITO AFFIDATI A CHI TI PUO’ RISOLVERE

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ERRORE MEDICO ERRORI MEDICI

AVVOCATO ESPERTO MALASANITA’ BOLOGNA

RAVENNA PADOVA FORLI

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Malasanità: Ecco come richiedere il risarcimento dei danni

Risarcimento danni da malasanità?

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COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAORLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO?

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Analizza in via preliminare le eventuali responsabilità dei singoli medici e sanitari, oltre che delle stesse strutture ospedaliere per capire se trattasi di episodi di malasanità;
interviene direttamente, qualora sussistano i presupposti, con la richiesta risarcitoria per malasanità nei confronti dei responsabili.

  • Il risarcimento per malasanità trova accoglimento quando:
  • Si accerta un errore medico
  • L’errore medico ha causato un danno
  • Il danno ha causato danni gravi e/o permanenti al paziente
  • Questi elementi vanno comprovati  e dimostrati, e quindi rivolgersi a un qualsiasi avvocato può rivelarsi un errore: meglio farsi assistere da uno studio legale preparato a seguire casi di malasanità,
  • Qui di seguito trovi solo alcuni dei casi, individuati per area medica, per cui è possibile intentare una causa e per cui rivolgerti all’avvocato esperto in responsabilità medica dell’avvocato Sergio Armaroli .
  • SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE  Sentenza 19 luglio – 4 settembre 2018, n. 39733

ritardi ed errori di diagnosi e terapia

interventi chirurgici ed endoscopici sbagliati

infezioni ospedaliere

errori ortopedici

errore medico nella diagnosi prenatale ecografica e genetica e problemi durante il parto sia naturale che cesareo

errori trasfusionali con trasmissione di infezioni come l’ epatite HCV (legge 210)

vaccinazioni inopportune e loro conseguenze

danni da chirurgia plastica e medicina estetica

violazione del consenso informato

Per altre esigenze relative a risarcimenti per errore medico e danni da malasanità, Anestesia: morte sopraggiunta nel corso dell’anestesia lesioni dovute all’intubazione

GINECOLOGIA Danni alla madre durante il parto.

Diagnosi errate per malattie ginecologiche.

Distocia della spalla.

Errate terapie per la cura della infertilità.

Erronea diagnosi prenatale.

Fratture della clavicola.

Ipossia del bambino al momento del parto.

Lesioni del plesso brachiale.

Mancata effettuazione di manovre rianimatorie sul bambino.

Mancata diagnosi di malformazioni fetali durante l’esecuzione di ecografie in epoca prenatale in tempo utile per effettuare l’interruzione di gravidanza.

Chirurgia: errata esecuzione dell’intervento inefficacia dell’intervento comunicazioni incomplete sul consenso informato scarsa assistenza post-operatoria esecuzione di interventi inadeguati errata o mancata diagnosi patologica Gli errori più frequenti in tale ambito sono:
•    Errata esecuzione di interventi chirurgici.
•    Aderenze post-operatorie.

RISARCIMENTO MALASANITÁ: A CHI RIVOLGERSI COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO? Risarcimento danno da errore medico Se non riusciremo a raggiungere un accordo bonario, avvieremo il giudizio nei confronti della struttura ospedaliera e del personale che ha prestato l’attività sanitaria per ottenere il risarcimento da responsabilità medica che ti compete. La prova della responsabilità dell’ ente o del medico Ecco quali sono gli eventi più frequenti: ANESTESIA CHIRURGIA GENERALE NEUROCHIRURGIA ONCOLOGIA ORTOPEDIA OSTETRICIA E GINECOLOGIA Quanto asserito in ordine alla responsabilità di natura contrattuale dell’ente, riveste notevole importanza relativamente al così detto onere della prova a carico del paziente di dimostrare la responsabilità dei sanitari in ordine al peggioramento delle proprie condizioni di salute. Ecco quali sono gli eventi più frequenti: 1. ANESTESIA 2. CHIRURGIA GENERALE 3. NEUROCHIRURGIA 4. ONCOLOGIA 5. ORTOPEDIA 6. OSTETRICIA E GINECOLOGIA 7. L’art.7 com.3 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che il singolo medico risponderà del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 cc (responsabilità fatto illecito) salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. I casi di responsabilità extracontrattuale ben potrebbero rinvenirsi per esempio negli interventi di urgenza o comunque in stato di incoscienza della vittima, ma anche nei confronti del medico di base, insomma dove manca il contratto con l’ospedale. Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro il medico? In questo caso l’onere probatorio è più gravoso per il paziente che agisce in giudizio perché deve dimostrare: – il danno subito; – il nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso; – la colpa o dolo del sanitario. Al paziente spetterà soltanto l’onere di provare l’esistenza del contratto con il medico o del “contatto sociale” con l’ospedale, l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato (Cassazione 23562/11). "In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell'assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell'inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell'arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L'infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto. "In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell'assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell'inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell'arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L'infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto. “Questa corte regolatrice ha difatti avuto modo di affermare (Cass. 21619/07; Cass. ss. uu. 576/2008 nonchè, nella sostanza, Cass. 4400/04) come la disomogenea morfologia e la disarmonica funzione del torto civile rispetto al reato consenta – e addirittura imponga – l’adozione di un diverso criterio di analisi della causalità materiale, quello, cioè, della probabilità relativa, criterio altrimenti definito del “più probabile che non”, rettamente inteso come analisi specifica e puntuale di tutte le risultanze probatorie del singolo processo – nella sua dimensione di “unicità” non ripetibile), della singola vicenda di danno, della singola condotta causalmente efficiente alla produzione dell’evento, tutte a loro volta permeate di una non ripetibile unicità (di talché la conseguente svalutazione della regola statistica e sovente di quella scientifica non appare un metagiuridico cedimento ad ideali aneliti riparatori cui dar respiro tout court in seno al processo, quanto piuttosto una attenta valorizzazione e valutazione della specificità del caso concreto, onde la concorrenza di cause di diversa incidenza probabilistica non conduca ipso facto alla aberrante regola del 50% plus unum, bensì alla compiuta valutazione dell’evidenza del probabile (così, esemplificando, se, in tema di danni da trasfusione di sangue infetto, le possibili concause appaiono plurime e quantificabili in misura di dieci, ciascuna con un’incidenza probabilistica pari al 3%, mentre la trasfusione attinge al grado di probabilità pari al 40%, non per questo la domanda risarcitoria sarà per ciò solo rigettata – o geneticamente trasmutata in risarcimento da chance perduta -, dovendo viceversa il giudice, secondo il suo prudente apprezzamento che trova la sua fonte nella disposizione di legge di cui all’art. 116 c.p.c., valutare la complessiva evidenza probatoria del caso concreto e addivenire, all’esito di tale giudizio comparativo, alla più corretta delle soluzioni possibili, pur nella non confortante consapevolezza della natura di malinconico ossimoro del sintagma “accertamento del nesso causale”, la cui “incertezza” trova una assai felice rappresentazione nel verso virgiliano felix qui potuit rerum cognoscere causa…)” Cass. III, 21 luglio 2011, n. 15991     Ti senti vittima di un errore medico per un intervento chirurgico sbagliato o hai subito un danno per negligenza medica? Hai il diritto e anche il dovere di segnalarlo, per evitare che casi analoghi si ripetano.   COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAORLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO? Analizza in via preliminare le eventuali responsabilità dei singoli medici e sanitari, oltre che delle stesse strutture ospedaliere per capire se trattasi di episodi di malasanità; interviene direttamente, qualora sussistano i presupposti, con la richiesta risarcitoria per malasanità nei confronti dei responsabili. Il risarcimento per malasanità trova accoglimento quando: Si accerta un errore medico L’errore medico ha causato un danno Il danno ha causato danni gravi e/o permanenti al paziente Questi elementi vanno comprovati  e dimostrati, e quindi rivolgersi a un qualsiasi avvocato può rivelarsi un errore: meglio farsi assistere da uno studio legale preparato a seguire casi di malasanità, Qui di seguito trovi solo alcuni dei casi, individuati per area medica, per cui è possibile intentare una causa e per cui rivolgerti all’avvocato esperto in responsabilità medica dell’avvocato Sergio Armaroli . Per altre esigenze relative a risarcimenti per errore medico e danni da malasanità, Anestesia: morte sopraggiunta nel corso dell’anestesia lesioni dovute all’intubazione GINECOLOGIA Danni alla madre durante il parto. Diagnosi errate per malattie ginecologiche. Distocia della spalla. Errate terapie per la cura della infertilità. Erronea diagnosi prenatale. Fratture della clavicola. Ipossia del bambino al momento del parto. Lesioni del plesso brachiale. Mancata effettuazione di manovre rianimatorie sul bambino. Mancata diagnosi di malformazioni fetali durante l’esecuzione di ecografie in epoca prenatale in tempo utile per effettuare l’interruzione di gravidanza. Chirurgia: errata esecuzione dell’intervento inefficacia dell’intervento comunicazioni incomplete sul consenso informato scarsa assistenza post-operatoria esecuzione di interventi inadeguati errata o mancata diagnosi patologica Gli errori più frequenti in tale ambito sono: •    Errata esecuzione di interventi chirurgici. •    Aderenze post-operatorie. •    Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante. •    Errato approccio terapeutico alla patologia con esecuzioni di interventi non necessari alla risoluzione del problema. •    Garze e ferri chirurgici dimenticati in corpo dopo gli interventi. •    Infezioni post-operatorie. •    Lesioni di nervi, vasi, organi adiacenti, durante interventi chirurgici. •    Mancata diagnosi di patologie. •    Mancata informazione o mancata acquisizione del consenso informato. •    Mancata risoluzione del problema per il quale è stato programmato l’intervento. •    Scarsa assistenza nel post-operatorio. •    Suture (abnormi, tolte troppo precocemente). •    Lesioni durante le intubazioni oro-tracheali. Chirurgia Estetica: errata esecuzione dell’intervento Medicina Interna: errata o mancata diagnosi patologica errato approccio terapeutico Oculistica: infezioni contratte durante gli interventi errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia Infezioni durante l’esecuzione di interventi. Errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia. Errata esecuzione di iniezioni intravitreali. Colpevole ritardo nel trattamento di patologie oculari. Omessa prescrizione di controlli in fase post-operatoria Odontoiatria: mancato raggiungimento dei risultati sperati Oncologia: diagnosi ritardata dei tumori trattamento tumorale ritardato Interventi eccessivamente demolitivi rispetto alla diagnosi. Interventi incompleti, che rendono necessari nuovi interventi chirurgici. Perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza per omessa o ritardata diagnosi. Prescrizione di accertamenti non idonei. Radio e chemioterapia effettuata con ritardo o in dosi non adatte. Ritardo nella diagnosi o nell’esecuzione delle terapie di trattamento. Ortopedia: errata diagnosi presso il Pronto Soccorso , errata esecuzione dell’intervento per la sintesi delle fratture, sopraggiungere di infezioni nosocomiali, mancata diagnosi dell’infarto del miocardio, errato approccio terapeutico per le fratture, Responsabilità della Struttura Ospedaliera Errata esecuzione di interventi chirurgici per la sintesi delle fratture. Infezione ospedaliera ed emorragie post-operatorie. Inserimento di protesi di dimensioni errate. Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco. Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta. Mancato recupero della gamba per un intervento errato sui legamenti. Mancato riconoscimento di fratture. Presenza di infezioni nosocomiali dovute alla mancata sterilizzazione dei ferri di sala operatoria o scarsa igiene delle sale.
RISARCIMENTO MALASANITÁ: A CHI RIVOLGERSI
COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO?

 
•    Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante.
•    Errato approccio terapeutico alla patologia con esecuzioni di interventi non necessari alla risoluzione del problema.
•    Garze e ferri chirurgici dimenticati in corpo dopo gli interventi.
•    Infezioni post-operatorie.
•    Lesioni di nervi, vasi, organi adiacenti, durante interventi chirurgici.
•    Mancata diagnosi di patologie.
•    Mancata informazione o mancata acquisizione del consenso informato.
•    Mancata risoluzione del problema per il quale è stato programmato l’intervento.
•    Scarsa assistenza nel post-operatorio.
•    Suture (abnormi, tolte troppo precocemente).
•    Lesioni durante le intubazioni oro-tracheali.

Chirurgia Estetica: errata esecuzione dell’intervento

 

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in caso di intervento chirurgico in equipe:

 

RAVENNA CESENA FORLI RESPONSABILITA' MEDICA DANNO I principi espressi in campo di responsabilita’ medica di equipe da CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALESentenza 19 luglio - 4 settembre 2018, n. 39733  
RAVENNA CESENA FORLI RESPONSABILITA’ MEDICA DANNO I principi espressi in campo di responsabilita’ medica di equipe da CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALESentenza 19 luglio – 4 settembre 2018, n. 39733  

 il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui (Sez. 4, n. 27314 del 20/04/2017, Puglisi, Rv. 27018901).

Il principio ora richiamato risulta coerente con l’insegnamento giurisprudenziale in base al quale :

  1. l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. L’assunto è stato espresso nel confermare la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti, oltre che del ginecologo, anche delle ostetriche, in considerazione del fatto che l’errore commesso dal ginecologo nel trascurare i segnali di sofferenza fetale non esonerava le ostetriche dal dovere di segnalare il peggioramento del tracciato cardiotocografico, in quanto tale attività rientrava nelle competenze di entrambe le figure professionali operanti in equipe (Sez. 4, n. 53315 del 18/10/2016, Paita, Rv. 26967801).

    RISOLVI OTTIENI CI VUOLE ESPERIENZA AFFIDATI A CHI DA 30 ANNI TRATTA LA MATERIA CHIAMA ADESSO SUBITO SENZA ESITAZIONE 051 6447838
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  2. Giova, altresì, ricordare che la Suprema Corte ha affermato che:
  3.  il medico componente della equipe chirurgica in posizione di secondo operatore che non condivide le scelte del primario adottate nel corso dell’intervento operatorio, ha l’obbligo, per esimersi da responsabilità, di manifestare espressamente il proprio dissenso, senza che tuttavia siano necessarie particolari forme di esternazione dello stesso (Sez. 3, n. 43828 del 29/09/2015, Cavone, Rv. 26526001).

le Sezioni Unite hanno chiarito che

 l’art. 590-sexies cod. pen., prevede una causa di non punibilità applicabile ai fatti inquadrabili nel paradigma dell’art. 589 o di quello dell’art. 590 cod. pen., operante nei soli casi in cui l’esercente la professione sanitaria abbia individuato e adottato linee guida adeguate al caso concreto e versi in colpa lieve da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse. Ai fini di interesse, si osserva in particolare che secondo diritto vivente la suddetta causa di non punibilità non è applicabile ai casi di colpa da imprudenza e da negligenza, nè in ipotesi di colpa grave da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse (Sez. U, n. 8770 del 21/12/2017, dep. 22/02/2018, Mariotti, Rv. 27217401).

Per completezza argomentativa, è appena il caso di rilevare che le Sezioni Unite, con la sentenza sopra citata, hanno pure precisato che, in tema di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, l’abrogato D.L. n. 158 del 2012, art. 3 comma 1, convertito dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, si configura come norma più favorevole rispetto all’art. 590-sexies cod. pen., introdotto dalla L. n. 24 del 2017, sia in relazione alle condotte connotate da colpa lieve da negligenza o imprudenza, sia in caso di errore determinato da colpa lieve da imperizia intervenuto nella fase della scelta delle linee-guida adeguate al caso concreto (Sez. U, n. 8770 del 21/12/2017, dep. 2018, Mariotti, cit.).

Come si vede, le svolte considerazioni, circa l’elevato grado di colpa per negligenza rinvenibile nella condotta posta in essere dall’odierno imputato, conducono ad apprezzare pure l’inapplicabilità al caso di giudizio della previgente disciplina in materia di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria.

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La Suprema Corte ha già avuto modo di affermare che: ‘In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l’onere di provare il nesso di causalità tra l’evento di danno (aggravamento della patologia preesistente ovvero insorgenza di una nuova patologia) e l’azione o l’omissione dei sanitari, non potendosi predicare, rispetto a tale elemento della fattispecie, il principio della maggiore vicinanza della prova al debitore, in virtù del quale, invece, incombe su quest’ultimo l’onere della prova contraria solo relativamente alla colpa ex art. 1218 c.c.’ (Cass., ord., 20/08/2018, n. 20812; Cass. 7/12/2017, n. 29315) e che ‘Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere del paziente dimostrare l’esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del ‘più probabile che non’, causa del danno, sicchè, ove la stessa sia rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata’ (Cass. 15/02/2018, n. 3704; Cass. 26/07/2017, n. 18392).

Tali principi vanno ribaditi in questa sede; pertanto, va affermato che, nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere dell’attore, paziente danneggiato, provare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento, onere che va assolto dimostrando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del ‘più probabile che non’, la causa del danno, con la conseguenza che, se, al termine dell’istruttoria, non risulti provato il suddetto nesso tra condotta ed evento, la domanda dev’essere rigettata.

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 Va evidenziato che questa conclusione non si pone in contrasto con quanto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass., sez. un., 11/1/2008, n. 577, pure richiamata dalla ricorrente), secondo cui ‘in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante’.

Questo principio venne, infatti, affermato a fronte di una situazione in cui l’inadempimento ‘qualificato’, allegato dall’attore (ossia l’effettuazione di un’emotrasfusione) era tale da comportare di per sè, in assenza di fattori alternativi ‘più probabili’, nel caso singolo di specie, la presunzione della derivazione del contagio dalla condotta. La prova della prestazione sanitaria conteneva già, in questa chiave di analisi, quella del nesso causale, sicchè non poteva che spettare al convenuto l’onere di fornire una prova idonea a superare tale presunzione secondo il criterio generale di cui all’art. 2697 c.c., comma 2, e non la prova liberatoria richiesta dall’art. 1218 c.c..