Legatario ed erede: che differenza c’è? RISOLVI SUCCESSIONE BOLOGNA PER EREDI

Legatario ed erede: che differenza c’è? RISOLVI SUCCESSIONE BOLOGNA PER EREDI

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SUCCESSIONI E DIVISIONI

Avvocato Successioni testamenti divisioni ereditarie Bologna

Lo studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli presta la propria assistenza in particolare:

in ambito testamentario, sia per quanto concerne la redazione di testamenti e legati, sia nel caso di atti di donazione;

in caso di impugnazione di testamenti per lesione di quota legittima o per invalidità;

in ambito giudiziale e stragiudiziale per eventuali divisioni ereditarie;

per l’individuazione di quote ereditarie.

L’Avvocato Sergio Armaroli segue tutte le fasi della procedura di successione anche nel caso in cui non sia stato disposto un regolare testamento. In questo caso vengono applicate tutte le regole della successione legittima: dalla determinazione dell’entità della successione (stabilite l’entità della successione e le singole quote ereditarie), alla liquidazione del regime matrimoniale dei beni, fino al ricorso al giudice se non viene raggiunto un accordo tra gli eredi.

L’avvocato Sergio Armaroli Bologna operante da anni nel settore delle successioni ereditarie e testamentarie, offre assistenza legale qualificata, consulenze e pareri in materia successoria ed in relazione alla redazione di testamenti.
Scrivere il proprio testamento è un atto di grande responsabilità che ciascuno di noi deve avere nei confronti della propria famiglia e delle proprie persone care.

Il lasciare che sia la legge a regolare il destino dei nostri beni, quando non ci saremo più, può generare situazioni di comunione e di conflitto tra i chiamati alla nostra eredità.

La successione si apre al momento della morte di una persona, nel luogo del suo ultimo domicilio e può essere di due tipi:

successione testamentaria: quando vi è un testamento;

successione legittima: quando non vi è un testamento, ed in questo caso occorre far riferimento alle disposizioni di legge.

Quando, invece, si parla di legittimari (o riservatari o eredi necessari) si intendono coloro che hanno diritto ad una quota parte del patrimonio del defunto (cd.quota di riserva), indipendentemente dalla volontà manifestata dal testatore. Ricordiamo, infatti che, nonostante le espressioni colorite che spesso usano i nostri parenti più prossimi in occasione di qualche discussione famigliare, nel nostro ordinamento non è prevista la diseredazione. Il defunto non può escludere dalla successione chi abbia diritto alla quota di riserva. Se infatti il defunto, per qualsiasi motivo, non contempla nel proprio testamento chi ha diritto ad una quota della sua eredità, questi potrà agire in giudizio, con la cd. azione di riduzione, al fine di far valere il proprio diritto a ricevere parte del patrimonio del defunto.

I legittimari sono, secondo il nostro ordinamento, il coniuge, i figli, gli ascendenti legittimi.

Ricordiamo che il coniuge cui non sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Il coniuge divorziato perde invece i diritti successori.

Il testamento può essere olografo, pubblico, segreto nonché speciale. Il testamento orale è nullo, o meglio inesistente.

L’avvocato Sergio Armaroli Bologna offre assistenza stragiudiziale e giudiziale a 360° in materia successoria, a titolo esemplificativo: impugnazione di testamenti; lesione dei diritti ereditari; falsificazione o distruzione di testamenti; interpretazione di clausole testamentarie complesse, ovvero nella valutazione della liceità o nullità delle medesime; scioglimento della comunione ereditaria, etc.

Il nostro ordinamento prevede due forme di successione ereditaria, successione legittima e successione testamentaria. La successione legittima trova titolo nella legge ed è volta a tutelare i diritti di determinate categorie di persone (c.d. legittimari), regolamentando la devoluzione delle situazioni giuridiche facenti capo al de cuius tutte le volte in cui manca (totalmente o solo in parte) un testamento.

La successione necessaria, che non è un terzo tipo di successione, prevede diritti intangibili per i c.d. legittimari e costituisce un limite alla volontà del testatore.

 L’avvocato Sergio Armaroli Bologna  le seguenti attività:

 ► Assistenza per rinuncia all’eredità

► Assistenza per accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

► Ricorso per autorizzazione ad incassare la liquidazione (TFR) in caso di cessazione di rapporto di lavoro a causa del decesso del genitore a favore del minore

► Ricorso per autorizzazione ad incassare polizza assicurativa a favore del minore

► Ricorso per autorizzazione a prelevare dalla banca somme intestate al minore

► Ricorso per autorizzazione ad accettare una donazione fatta al minore

► Procedure/attività legate alla materia delle successioni

Circa i testamenti olografi, L’avvocato Sergio Armaroli Bologna ha maturato una significativa esperienza in materia di analisi della scrittura, essendosi avvalso più volte della consulenza di periti  calligrafi, con i quali ha instaurato un fiduciario e duraturo rapporto di collaborazione.
Lo studio, inoltre, offre servizio di analisi delle singole situazioni personali al fine di programmare successioni personali e aziendali, mediante l’utilizzo degli istituti giuridici previsti dall’ordinamento (ad esempio, trust, patti di famiglia, testamenti, donazioni, ecc.).

L’avvocato Sergio Armaroli Bologna offre  un servizio completo in materia di diritto delle successioni, materia molto specifica e complessa, spesso misconosciuta dagli eredi ai quali è sempre consigliato rivolgersi ad un professionista esperto anche solo per richiedere un parere legale e conoscere come poter operare in maniera legittima e tutelare i propri diritti.

patrimonio ereditario
patrimonio ereditario

L’ordinamento italiano prevede due differenti tipologie di successori: il legatario e l’erede. Si tratta di due figure differenti, che presuppongono conseguenze diverse. Quando si parla di erede, infatti, si fa riferimento a un successore a titolo universale: in pratica, il soggetto che subentra nella titolarità di una quota del patrimonio ereditario o di tutto il patrimonio. Il legatario, a differenza dell’erede, non dispone di una quota del patrimonio ereditario, dal momento che è il successore a titolo particolare che subentra solo in un rapporto giuridico attivo (o anche più di uno). Al legatario viene attribuito dal testatore – attraverso il legato, che è una specifica disposizione testamentaria – un diritto che ha natura patrimoniale. Il caso classico è quello nel quale un soggetto viene nominato da un testatore come suo erede universale, mentre un altro soggetto diventa legatario per un bene specifico (un quadro di famiglia, per esempio).avvocato-p-separazione-e-divorzio
Come può ben spiegare un avvocato per successioni di Bologna o di qualsiasi altra città italiana, l’istituzione ereditaria è ritenuta necessaria dal nostro ordinamento giuridico. Nel caso in cui non vi siano eredi, e cioè non ci siano parenti entro il sesto grado o eredi istituiti tramite un testamento, è previsto che il patrimonio ereditario sia versato allo Stato. Diverso è il caso dei legati, che non sono necessari ma eventuali, eccezion fatta per i diritti di abitazione della casa che è stata adibita a residenza coniugale, a favore del coniuge superstite.avvocato-erede-legittimo-1

Altre differenze tra i legatari e gli eredi

Un’altra differenza che intercorre tra lo status di erede e quello di legatario riguarda le modalità di acquisizione: il legato, infatti, si acquista di diritto, il che vuol dire che non c’è bisogno di un atto di accettazione formale, mentre l’eredità va accettata dal chiamato – sia che l’accettazione sia tacita, sia che l’accettazione sia esplicita -. Ne conseguono circostanze diverse anche per ciò che concerne la rinuncia: un erede ha il diritto di rifiutare di diventare tale prima che intervenga l’accettazione, mentre un legatario non può evitare di acquistare di diritto il lascito; al massimo può rifiutarlo anche se è entrato di diritto nel suo patrimonio. Un avvocato per successioni di Bologna può spiegare anche che il legatario comincia un nuovo possesso del bene, mentre l’erede prosegue nel possesso del soggetto defunto. Per ciò che riguarda le tempistiche e i termini, un legatario può essere beneficiato di una proprietà che è solo temporanea, con un termine iniziale (da una certa data in poi) o con un termine finale (fino a una certa data); un erede, invece, non è mai a termine, secondo il principio semel heres semper heres.

Cosa fare in caso di debiti

patrimonio ereditario
patrimonio ereditario

I problemi potrebbero sorgere in presenza di debiti: in questo caso la consulenza fornita da un avvocato per successioni di Bologna (per esempio lo Studio dell’Avvocato Sergio Armaroli) si può rivelare molto preziosa. Sono soprattutto gli eredi a doverci pensare, dal momento che essi subentrano in tutti i rapporti del soggetto defunto: ecco perché, a meno che non abbiano accettato con beneficio di inventario, sono tenuti a rispondere dei debiti senza limiti. Più semplice, invece, la vita dei legatari, i quali non rispondono dei debiti ereditari, sempre che il testatore non abbia espresso una volontà differente, ma in ogni caso entro il limite della cosa legata.
Per quel che concerne l’usufrutto universale, ci si potrebbe chiedere se una disposizione di questo tipo integri un’istituzione a titolo di legato o a titolo di erede. In realtà una risposta definitiva a questo interrogativo non c’è, come dimostra anche l’orientamento oscillante della giurisprudenza da questo punto di vista: la sentenza n. 207 del 21 gennaio del 1985 della Cassazione ha qualificato l’istituzione a titolo di legato, mentre la sentenza n. 13310 del 12 settembre del 2002 ha parlato di istituzione di erede.avvocato-erede-legittimo-4
Infine, l’ultimo aspetto che merita di essere preso in esame nella distinzione tra legatario ed erede riguarda l’institutio ex re certa: si tratta dell’indicazione di un complesso di beni o di specifici beni che integrerebbero un’istituzione di legato, ma che in realtà attribuiscono la qualità di erede perché si ritengono a titolo universale nel caso in cui dalla scheda testamentaria si deduca che il testatore ha voluto attribuire i beni in questione come quota del proprio patrimonio, secondo quanto stabilito dall’articolo 588 del codice civile.

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San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE

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San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE

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TESTAMENTO NULLO COME QUANDO BOLOGNA

Il testamento, come noto, è lo strumento attraverso il quale una persona dispone dei propri diritti, di solito quando sente vicina la conclusione della propria vita terrena, deferendo tali diritti ai propri successori. Si tratta di un atto non recettizio mortis causa, che può essere pubblico od olografo: nel primo caso le volontà del soggetto vengono raccolte da un notaio in qualità di pubblico ufficiale, mentre nel primo caso l’atto viene redatto direttamente dal testatore, di proprio pugno. A volte, però, può accadere che un testamento venga considerato non valido, a causa di vizi specifici.TESTAMENTO NULLO COME QUANDO BOLOGNAavvocato-successioni-nuove-4

Quali vizi rendono un testamento non valido

I cosiddetti vizi di forma essenziali possono rendere non valido un testamento: accade quanto l’atto non è firmato, oppure non è autografo (per esempio se il testamento non è scritto interamente dal testatore di proprio pugno). Non è valido nemmeno un testamento in cui siano presenti disposizione a favore di soggetti che sono indicati in maniera generica e quindi non individuabili. In più, sono non validi i cosiddetti testamenti reciproci e i testamenti congiunti: nel primo caso due soggetti con un testamento unico dispongono l’uno a favore dell’altro, mentre nel secondo caso due soggetti con un testamento unico dispongono a favore di un soggetto terzo. Per essere certi della validità di un testamento si può richiedere la consulenza di un avvocato per impugnazione testamento Bologna, o comunque di un esperto del settore, magari rivolgendosi allo Studio dell’Avvocato Sergio Armaroli.
Sono nulli anche quei testamenti attraverso i quali il soggetto defunto attribuisce a un arbitro la facoltà di nominare l’erede, così come i testamenti al cui interno sono presenti delle disposizioni illecite. Il testamento pubblico è valido, se il notaio menziona una dichiarazione del testatore relativa a una causa impeditiva della sottoscrizione del testamento stesso (per esempio se il testatore non sa scrivere), unicamente nel caso in cui questa causa sussista effettivamente; se così non fosse si parla di difetto di sottoscrizione, un difetto di un requisito formale che – come è stato specificato dalla sentenza n. 27824 della sez. II della Cassazione civile del 21 novembre del 2008 – determina la nullità del testamento.

NULITA’ DEL TESTAMENTO

Il testamento olografo è nullo quando mancano i requisiti del testamento olografo, indicati nell’art. 606 c.c. (autografia e sottoscrizione) ed è annullabile nel caso in cui sia carente del requisito della data.

Il testamento pubblico è nullo quando manca la redazione per iscritto, da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore o la sottoscrizione del testatore e/o del notaio: per altri problemi formali esso può essere annullato su istanza di chiunque vi abbia interesse.

1– nullità formali: Ai sensi dell’art. 606 del Codice Civile il testamento ( olografo ) è nullo per mancanza di autografia, vale a dire quando non è stato interamente scritto di pugno dal testatore, o per mancanza di sottoscrizione.

 

2– nullità sostanziali (in questo caso il Codice elenca espressamente i vari casi): rientrano tra le nullità sostanziali i patti successori, il testamento congiuntivo, testamento reciproco, il testamento a favore di persone incapaci a ricevere, la disposizione rimessa all’arbitrio del terzo, il testamento a condizione di reciprocità.

I responsi della giurisprudenza

Il regime di nullità del testamento
Il regime di nullità del testamento
Il regime di nullità del testamento- TESTAMENTO NULLO COME QUANDO AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
Il regime di nullità del testamento

La Corte, pertanto, pare essere incline ad accettare che se il notaio cita una circostanza impeditiva della sottoscrizione del testamento l’atto è da ritenersi valido unicamente nel caso in cui la circostanza in questione sia realmente sussistente. Un testamento olografo, invece, è da considerarsi nullo se esiste un’ipotesi di sostituzione fedecommissaria: il riferimento della sentenza n. 267 del 30 luglio del 2004 del Tribunale di Sulmona precisa che non si può parlare di una vocazione testamentaria ma di una vocazione legittima; al di là di questa distinzione, però, si perde il diritto di accettare l’eredità in maniera definitiva se nel termine di dieci anni l’eredità non viene accettata o se gli eredi designati non mettono in atto un comportamento da cui si possa dedurre una tacita accettazione. L’ipotesi di sostituzione fedecommissoria che viene menzionata dal tribunale abruzzese è vietata dall’ultimo comma dell’articolo 692 del codice civile e, come detto, implica la nullità del testamento: è ciò che avviene, per esempio, con il fedecommesso de residuo, attraverso cui all’istituito viene imposto dal testatore l’obbligo di restituire al sostituto unicamente i beni ereditari che rimangono alla sua morte.

AVVOCATO-ESPERTO-RESPONSABILITA-ARCHITETTO-2La sentenza del tribunale di Savona-TESTAMENTO NULLO COME QUANDO BOLOGNA

Per districarsi tra tutte le sentenze che hanno fatto giurisprudenza in materia di nullità del testamento appare indispensabile la competenza di un avvocato per impugnazione testamento Bologna. Degna di nota è, per esempio, la sentenza del Tribunale di Savona del 18 giugno del 2004, che sancisce che l’età avanzata del testatore non può implicare in maniera automatica la nullità di un testamento pubblico. La sentenza indica che solo perché il testatore è un soggetto molto in là con gli anni non si può considerare nullo un testamento realizzato con un atto pubblico. Le disposizioni testamentarie possono essere annullate – infatti – solo nel caso in cui venga provato che la persona sia stata del tutto priva della capacità di autodeterminarsi, ovvero della coscienza dei propri atti, nel momento in cui ha redatto il testamento, per esempio per colpa di un’infermità permanente o transitoria o di un’altra causa perturbatrice.

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Responsabilità medica e assicurazioni, quando si può fare causa

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Responsabilità medica e assicurazioni, quando si può fare causa

SAPEVI CHE PER LA RESPONSABILITA’ MEDICA SI PUO’ FARE UNA CAUSA PER DANNI? MA DEVE ESSERE FONDATA !!

Responsabilità medica e assicurazioni :  riforma della responsabilità medica che è stata approvata di recente prevede che una persona malata che sia stata danneggiata a causa di un errore medico abbia la possibilità di fare causa direttamente contro la compagnia assicurativa, un po’ come succede nel caso degli incidenti stradali. Lo scopo di questa norma è duplice: da un lato garantisce la tutela dei pazienti, mentre dall’altro lato consente di ridurre i tempi dei processi. La procedura che deve essere seguita dal soggetto danneggiato impone che egli provi, in primo luogo, a eseguire un tentativo di conciliazione di fronte a un organismo di mediazione nel luogo in cui si trova il tribunale di competenza per la lite. Nel caso in cui non si arrivi ad alcun accordo e la mediazione abbia esito negativo, il danneggiato può scegliere se citare in giudizio il medico responsabile e l’ospedale (o la struttura sanitaria) o rivalersi contro la loro compagnia assicurativa. Le regole nuove, per altro, hanno reso obbligatoria l’assicurazione sia per le strutture private che per le strutture pubbliche.

Cosa prevede la nuova legge-Responsabilità medica e assicurazioniì

Con la nuova legge relativa alla riforma della responsabilità medica,tutte le aziende sanitarie sono tenute a sottoscrivere un’assicurazione; la clinica o l’ospedale, comunque, possono decidere se stipulare una polizza sulla responsabilità civile o auto-assicurarsi, vale a dire predisporre in bilancio una riserva speciale che alimenti un fondo per i risarcimenti. Nel caso in cui una struttura sanitaria non disponga di un’assicurazione oppure la compagnia assicurativa sia in liquidazione, il risarcimento che spetta al danneggiato deriva da un particolare Fondo di Garanzia che è destinato a chi subisce danni dovuti a responsabilità sanitaria.

In seguito all’entrata in vigore della nuova legge, il malato danneggiato che è rimasto vittima di un errore medico ha l’opportunità di agire direttamente nei confronti della compagnia assicurativa, senza che sia costretto a citare prima la clinica o l’ospedale, in modo tale da ottenere la condanna al risarcimento, sulla falsariga di quello che accade nel caso della responsabilità civile automobilistica. Tale normativa si applica non solo se la responsabilità è di un’azienda sanitaria, privata o pubblica che sia, ma anche se è di un medico che opera intra moenia in regime libero professionale. Già nel corso del tentativo di conciliazione, con lo scopo di risolvere le liti sul nascere e di evitare il contenzioso in tribunale, la compagnia assicurativa davanti all’organismo di mediazione deputato a sciogliere la contesa è obbligata a formulare al paziente un’offerta per il risarcimento del danno; nel caso in cui tale obbligo non venga rispettato, è prevista una sanzione, a meno che l’assicurazione non comunichi le ragioni per le quali sostenga che non possa essere previsto un obbligo di risarcimento.

Come si deve comportare un paziente danneggiato-Responsabilità medica e assicurazioniì

Il consiglio, per una persona che ha subìto un danno a causa di un errore medico, è quello di rivolgersi a uno studio legale per ottenere l’assistenza di cui ha bisogno, magari facendo riferimento allo Studio dell’Avvocato Sergio Armaroli. Il soggetto che ha intenzione di agire contro la compagnia assicurativa è tenuto a chiamare in causa anche il medico o la struttura, vale a dire l’assicurato, sulla base del cosiddetto litisconsorzio necessario. Così facendo, il giudice – se dovesse essere evidenziata una responsabilità medica – potrebbe disporre la condanna al risarcimento dei danni in solido da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Una volta che è stato erogato il pagamento al paziente, ad ogni modo, la struttura sanitaria può esercitare il diritto di rivalsa, rivalendosi contro il medico e/o contro qualunque altro membro del suo staff che sia ritenuto responsabile, solo a patto che sia stata rilevata la colpa grave o che sia stato riscontrato il dolo. Ciò rappresenta una evidente differenza rispetto al passato, quando era possibile esercitare sempre l’azione di rivalsa. Per quel che concerne la rivalsa, il medico può essere condannato a pagare una cifra massima che corrisponde a tre volte il suo reddito lordo annuale.

La Legge Gelli – Responsabilità medica e assicurazioniì

La Legge Gelli prevede che chi vuole esercitare un’azione in materia di responsabilità medica davanti al giudice civile deve prima proporre ricorso per l’esecuzione di una preventiva consulenza tecnica che abbia lo scopo di provare a ricomporre la lite. Questo ricorso, che costituisce una soluzione alternativa rispetto alla mediazione, rappresenta una condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Come funziona la divisione ereditaria giudiziale

Come funziona la divisione ereditaria giudiziale
Come funziona la divisione ereditaria giudiziale

La divisione ereditaria giudiziale non è altro che la divisione dei beni ereditari: si tratta, in sostanza, dello strumento attraverso il quale è possibile sciogliere la comunione ereditaria che riguarda tutto il patrimonio del soggetto defunto, che comprende non solo i crediti al netto dei debiti, ma anche i diritti sui beni. Il riferimento normativo in proposito va individuato nel titolo IV del libro II, che disciplina la divisione dei beni ereditari e regolamenta le successioni per causa di morte. Nel momento in cui interviene un procedimento di divisione ereditaria, si concretizza l’esclusiva intestazione di singoli diritti per ciascuno degli eredi in una misura proporzionale rispetto al valore della quota che deriva dallo stato di indivisione. Per evitare situazioni spiacevoli, con liti o malintesi tra gli eredi, non è da escludere l’opportunità di ricorrere a un avvocato divisione ereditaria.

Cosa prevede il codice civile

  1. L’articolo 727 del codice civile prevede la necessità di eseguire la stima dei beni del soggetto defunto, includendo una quantità di crediti, di immobili e di mobili di uguale qualità e natura; a quel punto è possibile procedere con la formazione della porzione che spetta a ciascun erede. Nel caso in cui del patrimonio ereditario facciano parte proprietà immobili che non possono essere divise agevolmente, tali immobili devono essere compresi interamente all’interno della porzione che spetta al coerede che dispone nella quota maggiore; se più coeredi ne hanno chiesto l’attribuzione in maniera congiunta, invece, le proprietà immobili vanno incluse nella loro porzione. Se ciò non è possibile o fattibile, l’immobile deve essere venduto, in virtù di quanto previsto dall’articolo 720 del codice civile. Attenzione, però: la vendita costituisce solo l’extrema ratio, un’ipotesi che deve essere presa in considerazione unicamente nel caso in cui le altre non si possano verificare.

    Se i coeredi sono il coniuge e i figli del soggetto defunto (siano essi naturali o legittimi, inclusi i loro discendenti naturali e legittimi), essi sono tenuti ad attuare la collazione: vuol dire che nell’asse ereditario deve essere conferito quello che hanno ricevuto eventualmente per donazione dal de cuius quando era in vita. Come si può notare, la divisione ereditaria non è semplice: ecco perché può essere indispensabile la consulenza di un avvocato divisione ereditaria, magari come quella che si può ottenere contattando lo Studio dell’Avvocato Sergio Armaroli.
    Vale la pena di ricordare che per la divisione dei beni ereditari è prevista la retroattività: in altri termini, i beni si considerano pervenuti direttamente non in forza di divisione – giudiziale o convenzionale che sia – ma per causa di morte. Sono tre le modalità differenti attraverso le quali è possibile procedere alla suddivisione dei beni ereditari: per testamento, per divisione contrattuale o per divisione giudiziale ereditaria. Nel caso della divisione contrattuale, è indispensabile un accordo tra i coeredi, mentre nel caso della divisione giudiziale ereditaria ciascun coerede ha la facoltà di promuovere il giudizio di divisione dell’eredità cui tutti i condividenti sono sottoposti.

La divisione ereditaria giudiziale

La divisione ereditaria giudiziale entra in gioco nel momento in cui il de cuius non ha indicato in maniera precisa e accurata quali beni vanno attribuiti a ogni soggetto chiamato all’eredità, o più semplicemente nel caso in cui gli eredi non riescono a trovare un accordo a proposito della ripartizione dei beni. A questo punto il giudice provvede allo scioglimento della comunione e alla ripartizione dell’eredità; l’intervento del giudice può essere richiesto e diventare effettivo anche per iniziativa di un solo coerede.
In questo caso il procedimento giudiziale viene avviato solo dopo che di fronte a un organismo di conciliazione riconosciuto dal Ministero è stata tentata la mediazione. Se questa non ha successo, ecco che prende il via il procedimento nel tribunale del luogo in cui la successione è stata aperta. Lo scopo è quello di sciogliere la comunione ereditaria: è sufficiente un ricorso sottoscritto dagli interessati, con la divisione che viene delegata a un avvocato o a un notaio. L’assistenza di un avvocato è sempre obbligatoria.
Sono due i momenti nei quali si svolge il procedimento di divisione ereditaria giudiziale. In una prima fase si verifica il diritto ereditario di ogni coerede (ci pensa il giudice), mentre nella fase successiva si formano le singole porzioni (ci pensa un notaio, che definisce la massa che deve essere divisa, forma i lotti e assegna ogni porzione a un coerede). Se le porzioni sono della stessa entità, si può ricorrere a un sorteggio per l’attribuzione a ciascun coerede.

Nell’adìre il giudice per la divisione di comunione ereditaria, è indispensabile l’allegazione alla domanda dei certificati storici catastali e della documentazione concernente le iscrizioni e le trascrizioni relativamente ai beni nell’ultimo ventennio, quanto meno della relazione notarile in sostituzione, attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari. Ciò per consentire al giudice di verificare la presenza di condizioni ostative dell’azione divisoria, quali quelle afferenti alla sussistenza del diritto dominicale in capo alle parti del giudizio, nonché l’esistenza eventuale di altri litisconsorti necessari (creditori o aventi causa da un partecipante alla comunione) a norma degli artt. 1113 c.c e 784 c.p.c.

separazione figli come affrontarla ?

ATTENTO PRESTA ATTENZIONE: I FIGLI SONO LE PIU’ GRANDI PROBLEMATICHE QUANDO CI SI SEPARA CI AVEVI PENSATO?

CERTO SONO UNA GIAIA IMMENSA MA I CONIUGI SPESSO LITIGANO PER AFFIDO FIGLI

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BOLOGNA separazione con figli ?
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avvocato esperto convivenze
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SE MI SEPARO A CHE VANNO I FIGLI PICCOLI?
Quasi la totalità delle decisioni opta se non vi sono indicazioni contrarie per l’affido condiviso , con collocazione prevalente  presso la madre se i figli sono piccoli
mantenimento
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SE MI SEPARO QUALE CONTRIBUTO DEVE VERSARE IL MARITO?
Dipende dai redditi del marito e dai redditi della moglie, dipende se vi sono figli, e se occorre pagare un affitto o un mutuo della casa coniugale.
Alcuni esempi:
1)Marta è sposata con un notaio che ha redditi per oltre trecentomila euro all’anno, Marta non lavora e ha tre figli.
In questo caso viene deciso un mensile di cinquemila euro mensili di cui due per Marta e Mille euro al mese per figlio, oltre alla casa coniugale e un contributo di diecimila euro per le ferie.
2) Giovanna è dipendente di banca reddito trentamila euro annui, il marito Paolo è funzionario della pubblica amministrazione reddito di cinquantamila euro annui,
Hanno due figli
La separazione prevede con accordo consensualeche  Paolo versi alla moglie millecinquecento euro mensili considerato anche il mantenimento per i due figli.
Insomma tutto dipende dai redditi della coppia, se vi sono redditi lati alto sara’ l’ assegno di mantenimento
SE MI  SEPARO A CHI VA LA CASA CONIUGALE?
Su questo vi è abbastanza  accordo nel sentenze :
Il problema dell’assegnazione della casa coniugale si pone solo quando la stessa sia di proprietà di entrambi i coniugi o del coniuge diverso da quello che ne chiede l’assegnazione.
A decidere l’assegnazione della casa coniugale è il giudice, ma solo se la coppia abbia avuto figli e questi siano minorenni o maggiorenni non autosufficienti, o portatori di handicap.
Il giudice assegna la casa coniugale al coniuge presso cui vengono collocati i figli (ossia quello presso cui i ragazzi vanno a vivere stabilmente). La legge infatti stabilisce che, quando la casa coniugale è di proprietà esclusiva di un coniuge (o quando un solo coniuge ha la titolarità esclusiva di un diritto reale) il giudice deve comunque attribuire il godimento dell’abitazione familiare a quello convivente con i figli (minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti).
 separazione figli come affrontarla ? NON LAVORO E MI SEPARO COSA SUCCEDE?
Il marito dovra’ provvedere al mantenimento a meno che  la separazione non venga addebitata alla moglie che  chiede la separazione
In caso di addebito della separazione non si ha diritto al mantenimento
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SE MI SEPARO PERCHE’ MIA MOGLIE O MIO MARITO MI HA TRADITO COSA POSSO FARE?
Puoi chiedere l’addebito della separazione se ve ne sono i presupposti, non sempre il tradimento è sufficiente.
Alcune sentenze riconoscono il risarcimento danni al coniuge tradito.
separazione con figli coppie non sposate….
Nonostante le novità introdotte dalla Legge n. 76/2016, o Legge Cirinnà, che ha notevolmente ampliato i diritti dei conviventi di fatto anche in caso di cessazione del rapporto, le coppie non sposate che decidono di separarsi non godono degli stessi benefici che sarebbero concessi a due coniugi.
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eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI  TRIBUNALE DI BOLOGNA?

A VOLTE EREDITARE E’ UNA COSA POSITIVA , A VOLTE APRE SCENARI SPESSO SCONOSCIUTI  E LITI CHE NON CI SI IMMAGINAVA !!

CAUSE EREDITARIE FRATELLI NIPOTI PARENTI  TRIBUNALE DI BOLOGNA? DIVISIONE EREDITARIE BOLOGNA? AFFRETTATI A RISOLVERE ADESSO! SI PUO’!! eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

CAUSE EREDITARIE FRATELLI NIPOTI PARENTI  TRIBUNALE DI BOLOGNA? DIVISIONE EREDITARIE BOLOGNA? AFFRETTATI A RISOLVERE ADESSO! SI PUO’!! HAI MAI PENSATO CHE SI PUO’ ARRIVARE A UN ACCORDO PER TE VANTAGGIOSO?
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HAI MAI PENSATO CHE SI PUO’ ARRIVARE A UN ACCORDO PER TE VANTAGGIOSO?

  • La materia delle successioni è generalmente complessa, oltre che molto delicata perché si occupa della trasmissione di patrimoni tra familiari o comunque in favore di persone care, con inevitabile ripercussione sugli equilibri familiari, specie quando la posta in gioco è molto alta.

  • Spesso, infatti, a causa di un testamento e/o di donazioni fatte in vita dalde cuius, si verificano delle vere e proprie faide tra gli eredi che culminano in complessi giudizi, che talvolta possono essere anche molto lunghi e costosi. Per tale motivo, l’assistenza di un buon avvocato diventa indispensabile per la tutela dei propri interessi.

  • L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna esperto di divisioni e successioni tra parenti e fratelliconsulenza e assistenza nella redazione di testamenti, nella liquidazione e divisione del lascito ereditario, assiste i clienti nella preparazione e collazione dei documenti relativi alla successione, quali: certificato di morte; dichiarazione sostitutiva atto di notorietà attestante la situazione di famiglia originaria del de cuius; certificati o visure catastali; documentazioni riguardanti eventuali variazioni dei fabbricati (condono – ampliamento – planimetrie – frazionamenti); certificazioni bancarie .

  • Aiuta nelle questioni di successione necessaria e legittima, successione del coniuge, eventuale lesione dei diritti dei congiunti, scioglimento della comunione ereditaria. Il tutto servendosi di collaborazione con diversi studi notarili importanti di Bologna

 

  • La successione di un rapporto giuridico, esiste in una diversa tipologia di casi. Il diritto distingue tra successione universale e particolare, in base alla portata del trasferimento di poteri da un soggetto giuridico all’altro. Più nello specifico, si può individuare un’ampia casistica nell’ambito delle successioni. Il diritto distingue tra:

  • dichiarazione di successione-eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

  • successione a causa di morte . eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

  • successione legittima -eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

  • successione necessaria- eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

  • successione testamentaria- eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

  • retratto successorio- eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 8053 del 29 marzo 2017 intervenendo in tema di imposte di successioni ha affermato che l’assunzione della qualità di erede non può certamente desumersi dalla mera chiamata all’eredità, né dalla denuncia di successione che si configura come un atto di natura meramente fiscale che non ha rilievo ai fini dell’assunzione della qualità di erede. Per cui nè consegue che “solo l’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio quale successore del de cuius (Cass. n. 6479 del 2002, Cass. n. 2849 del 1992)”

Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 22 ottobre 2014, n. 22456 
Successione – Successione legittima – Coniuge superstite – Diritto di abitazione sulla casa coniugale – Coniugi separati senza addebito – Assenza di una casa coniugale – Spettanza del diritto – Esclusione. (Cc, articoli 540 e 548) 
Il diritto reale di abitazione, riservato per legge al coniuge superstite, ha a oggetto la casa coniugale, ossia l’immobile che in concreto sia adibito a residenza familiare e si identifica con l’immobile in cui i coniugi – secondo la loro determinazione convenzionale, assunta in base alle esigenze di entrambi – vivevano insieme stabilmente, organizzandovi la vita domestica del gruppo familiare. Ancorché l’articolo 548, comma 1, del Cc equipari – quanto ai diritti successori attribuiti dalla legge – il coniuge separato senza addebito al coniuge non separato, la impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare, fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto, ai fini della attribuzione del diritto in parola. Deve concludersi, pertanto, che l’applicabilità dell’articolo 540 del Cc è condizionata alla effettiva esistenza, al momento della apertura della successione, di una casa adibita a abitazione familiare, evenienza che non ricorre allorché, a seguito della separazione personale, sia cessato lo stato di convivenza tra i coniugi.

Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 30 giugno 2015, n. 13407 
SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – SUCCESSIONE NECESSARIA – REINTEGRAZIONE DELLA QUOTA DI RISERVA DEI LEGITTIMARI – AZIONE DI RIDUZIONE (LESIONE DELLA QUOTA DI RISERVA) – IN GENERE – Donazione lesiva della legittima – Termine di prescrizione – Decorrenza – Dalla data di apertura della successione – Azione di riduzione proposta dall’erede del legittimario – Irrilevanza ai fini della decorrenza del termine di prescrizione – Fondamento. 
In tema di successione necessaria, qualora la lesione della legittima derivi da donazioni, il termine decennale di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione non essendo sufficiente il “relictum” a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva, senza che rilevi, a tal fine, che la riduzione sia domandata, ai sensi dell’art. 557, primo comma, cod. civ., dall’erede del legittimario, a cui non spetta un diritto autonomo rispetto al suo dante causa, sicché, ove al momento dell’apertura della successione del legittimario risulti già maturata la prescrizione dell’azione di riduzione, resta preclusa all’erede la possibilità di domandare utilmente la stessa, non potendo la morte del legittimario comportare la reviviscenza di un diritto che quest’ultimo aveva già perduto.

L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna esperto di divisioni e successioni tra parenti e fratelli assiste i propri clienti in tutte le problematiche connesse alle successioni mortis causa, con speciale riferimento al calcolo delle quote ereditarie, all’analisi delle diverse questioni giuridiche che possono sorgere in forza di diversi orientamenti giurisprudenziali, nella tutela dei diritti degli eredi, e per le divisioni ereditarie stragiudiziali.

L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna esperto di divisioni e successioni tra parenti e fratelli ha specifica esperienza nell’assistenza dei clienti, sia nelle pratiche successorie.

Il nostro ordinamento prevede che alla morte di un soggetto, il c.d. “de cuius”, i diritti di cui è titolare siano trasferiti ai membri della sua famiglia con il grado di parentela più vicino.

In linea generale, si possono trasferire tutti i beni del defunto o una quota a titolo di successione universale in favore dei c.d. eredi. Altrimenti, può attuarsi il trasferimento di uno o più obblighi determinati a titolo di successione particolare in favore dei c.d. legatari.

eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI  La successione può essere:

    • legittima ossia regolamentata dalla legge, in assenza di testamentoeredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

    • testamentaria, se il de cuius ha stabilito tramite un apposito atto, il testamento, a chi saranno trasferiti i propri rapporti giuridicieredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI 

In sede giudiziale, L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna esperto di divisioni e successioni tra parenti e fratelli ha maturato negli anni una solida esperienza in tema di complesse cause successorie e nell’assistenza in contenziosi ereditari, quali ad esempio:

eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI azioni di riduzione, finalizzate alla reintegrazione della quota di eredità spettante agli eredi legittimari (coniuge-figli-ascendenti),

eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI azioni di impugnazione di testamenti

eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI azioni di circonvenzione

eredita’ FRATELLI NIPOTI PARENTI procedure di divisione giudiziale dei beni ereditari. 

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 15 marzo 2016, n. 5068. La donazione di un bene altrui, anche se non sia espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa. A meno che, nell’atto di donazione, si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria è nulla: non si può, prima della divisione, ritenere che quel singolo bene entri a far parte del patrimonio del coerede donante

Suprema Corte di Cassazione

sezioni unite

sentenza 15 marzo 2016, n. 5068

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Primo Presidente f.f.

Dott. CICALA Mario – Presidente Sezione

Dott. RORDORF Renato – Presidente Sezione

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in proprio e quali eredi di (OMISSIS) ved. (OMISSIS), rappresentati e difesi, per procura speciale a margine del ricorso, dall’Avvocato (OMISSIS), presso lo studio del quale in (OMISSIS), sono elettivamente domiciliati;

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) in (OMISSIS), rappresentata e difesa, per procura speciale a margine del controricorso, dagli Avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS), presso lo studio dei quali in (OMISSIS), e’ elettivamente domiciliata;

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), rappresentate e difese, per procura speciale in calce al controricorso, dall’Avvocato (OMISSIS), elettivamente domiciliate presso lo studio dell’Avvocato (OMISSIS) in (OMISSIS);

– controricorrente –

contro

(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), (OMISSIS), Curatela dei Fallimenti di (OMISSIS) e di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), gli ultimi tre in qualita’ di eredi di (OMISSIS);

– intimati –

nonche’ nei confronti di

(OMISSIS), quale erede di (OMISSIS), rappresentata e difesa, per procura a margine della memoria di costituzione, dall’Avvocato (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avvocato (OMISSIS);

– resistente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria n. 232 depositata il 23 novembre 2006;

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 10 marzo 2015 dal Consigliere relatore Dott. PETITTI Stefano;

sentiti gli Avvocati (OMISSIS), per parte ricorrente, e (OMISSIS), anche per delega, per parte resistente;

sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. APICE Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

(OMISSIS) adiva il Tribunale di Reggio Calabria con citazione del gennaio 1989 chiedendo che venisse: a) dichiarata aperta la successione di (OMISSIS), da devolversi secondo le norme della successione legittima per 1/4 in favore del fratello (OMISSIS), per 1/4 in favore di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) (in rappresentazione di (OMISSIS), fratello di (OMISSIS)), per 1/4 in favore della sorella (OMISSIS) e per 1/4 In favore dei figli e dei discendenti dell’altra sorella (OMISSIS); b) dichiarata aperta, altresi’, la successione di (OMISSIS), da devolversi secondo le norme della successione legittima per 1/3 in favore dei figli del fratello (OMISSIS), per 1/3 in favore dei figli della sorella premorta (OMISSIS) (a lei subentrati per rappresentazione) e per 1/3 in favore dei figli e dei discendenti della sorella premorta (OMISSIS) (a lei subentrati per rappresentazione); 3) disposta la formazione delle masse ereditarie comprendendo in esse tutti i beni relitti risultanti dalle dichiarazioni di successione; 4) disposta la divisione dei beni relitti e lo scioglimento della comunione; 5) disposta la divisione per stirpi, attribuendo a ciascuna stirpe beni corrispondenti alle quote di diritto di ciascuna; 6) ordinata la formazione del progetto divisionale e gli adempimenti consequenziali.

Instauratosi il contraddittorio, si costituivano le germane (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) (aventi causa di (OMISSIS)), le quali aderivano alla domanda di divisione e chiedevano che tra i beni da dividere fossero inclusi anche quelli oggetto della donazione fatta da (OMISSIS) al nipote (OMISSIS) con atto pubblico del 1987, deducendone la nullita’ per inesistenza dei beni donati nella sfera giuridica del donante, nonche’ che venisse ordinato a (OMISSIS) di rendere il conto della gestione degli immobili facenti parte dell’eredita’ di (OMISSIS) e di (OMISSIS).

Si costituiva anche (OMISSIS), che aderiva alla domanda di divisione, nonche’ i germani (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), i quali pur non opponendosi alla divisione, chiedevano che dalla eredita’ venissero detratti i beni oggetto della donazione per atto notaio (OMISSIS) del 1987.

Nel giudizio si costituivano anche i germani (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), figli di (OMISSIS), avente causa di (OMISSIS), aderendo alla domanda principale, nonche’ (OMISSIS) e (OMISSIS), in qualita’ di eredi di (OMISSIS), quest’ultima in proprio e quale esercente la potesta’ sulla figlia minore (OMISSIS), che ugualmente facevano proprie le domande dell’attrice.

Nel processo interveniva la curatela del fallimenti di (OMISSIS) e (OMISSIS) che, oltre a costituirsi in qualita’ di eredi di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), ribadiva le richieste gia’ formulate.

Con sentenza non definitiva del 30 aprile 2004, il Tribunale adito dichiarava aperta la successione di (OMISSIS) e devoluta secondo le norme della successione legittima la sua eredita’, nonche’ quella di (OMISSIS), parimenti devoluta secondo le norme della successione legittima.

Il Tribunale dichiarava, altresi’, la nullita’ dell’atto di donazione per atto notaio (OMISSIS) del 1 ottobre1987 e rimetteva la causa sul ruolo con separata ordinanza per il prosieguo.

Avverso la sentenza non definitiva i germani (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in proprio e nella qualita’ di eredi di (OMISSIS), censurando il capo della sentenza con cui era stata dichiarata la nullita’ dell’atto di donazione del 1987.

Nella resistenza di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), contumaci le restanti parti, la Corte di appello di Reggio Calabria rigettava il gravame e per l’effetto confermava integralmente la sentenza impugnata.

A sostegno della decisione adottata la Corte distrettuale evidenziava che avendo il defunto (OMISSIS) donato al nipote (OMISSIS) la nuda proprieta’ della sua quota (corrispondente ai 5/12 indivisi dell’intero) dei due appartamenti costituenti l’intero secondo piano del fabbricato di vecchia costruzione a sei piani sito in via (OMISSIS), dalla lettura sistematica degli articoli 769 e 771 codice civile, doveva ritenersi la nullita’ dell’atto di donazione, potendo costituire oggetto di donazione solo ed esclusivamente i beni facenti parte del patrimonio del donante al momento in cui veniva compiuto l’atto di liberalita’, tali non potendosi ritenere quelli di cui il donante era comproprietario pro indiviso di una quota ideale.

Avverso tale sentenza i (OMISSIS) hanno proposto ricorso per cassazione, articolato su quattro motivi, al quale hanno resistito gli (OMISSIS) e l’originaria attrice con separati controricorsi.

Con ordinanza interlocutoria n. 11545 del 2011, emessa all’esito dell’udienza del 13 febbraio 2013, la Seconda Sezione di questa Corte, disattese le eccezioni di inammissibilita’ formulate dai controricorrenti e ritenuto non fondato il primo motivo di ricorso, ha, in relazione al secondo, al terzo e al quarto motivo di ricorso, rimesso gli atti al Primo Presidente della Corte per la eventuale assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite, ravvisando nella questione oggetto del ricorso una questione di massima di particolare importanza.

Disposta la trattazione del ricorso presso queste Sezioni Unte, in vista dell’udienza del 10 marzo 2015 i ricorrenti e la controricorrente (OMISSIS) hanno depositato memoria ai sensi dell’articolo 378 codice procedura civile.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. Deve preliminarmente essere dichiarata la inammissibilita’ della costituzione di (OMISSIS), per difetto di procura speciale, essendo la stesa intervenuta in un giudizio iniziato prima del 4 luglio 2009 (Cass. n. 7241 del 2010; Cass. n. 18323 del 2014).

  2. – Come gia’ rilevato, il primo motivo di impugnazione e’ stato gia’ disatteso dalla Seconda Sezione.

2.1. – Con il secondo motivo di ricorso i ricorrenti deducono vizio di motivazione sul rilievo che, non essendo stato acquisito il fascicolo di primo grado ed avendo la Corte d’appello esaminato l’atto di donazione solo per la parte riportata nell’atto di appello, il convincimento del giudice di appello sarebbe il frutto di una presunzione non vera, essendo il tenore della donazione molto piu’ esteso rispetto ai brani esaminati in sede di gravarne. Prosegue parte ricorrente che la lettura integrale dell’atto di liberalita’ avrebbe consentito di rilevare che l’oggetto della donazione era costituito, in parte, da un diritto proprio di (OMISSIS), e cioe’ della quota di comproprieta’ degli immobili di cui (OMISSIS) era titolare in modo esclusivo, per avere ciascuno dei fratelli (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) la piena disponibilita’ di una quota pari ad 1/3 degli immobili di cui al rogito; per altra parte, dalla quota di 1/3 a lui pervenuta dalla eredita’ del fratello (OMISSIS): circostanza, questa, di cui non vi era alcun cenno nella sentenza impugnata. La Corte d’appello avrebbe quindi errato nell’accomunare i due cespiti in una indistinta “quota ereditaria”.

2.2. – Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano la violazione degli articoli 769 e 771 codice civile, in combinato disposto con l’articolo 1103 codice civile, oltre alla illegittimita’ della sentenza impugnata per difetto di motivazione ed errata valutazione dei presupposti di fatto, per non avere i giudici di merito riconosciuto che (OMISSIS) poteva validamente donare al nipote la quota di proprieta’ di cui era esclusivo titolare con riferimento all’immobile di via (OMISSIS), essendo tale bene nella sua piena disponibilita’, potendo essere le argomentazioni del Tribunale riferite semmai alla residua quota di 1/12 pervenuta al donante per successione ereditaria dal fratello (OMISSIS). A conclusione del motivo i ricorrenti formulano il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte di Cassazione se il divieto di cui all’articolo 771 codice civile, puo’ essere legittimamente esteso anche ai beni di cui il donante e’ titolare in comunione ordinarla con i propri fratelli”.

2.3. – Con il quarto motivo i ricorrenti lamentano la violazione ed erronea applicazione degli articoli 771 e 769 codice civile, in combinato disposto con gli articoli 1103 e 757 codice civile, nonche’ carenza assoluta di motivazione, per avere ritenuto i giudici di merito “beni altrui”, fino al momento della divisione, anche i beni in comproprieta’ ordinaria, in aperto contrasto con i principi che regolano l’istituto della comproprieta’ e dell’articolo 1103 codice civile, che sancisce il principio della piena disponibilita’ dei beni in comproprieta’ nei limiti della quota di titolarita’ del disponente. Ad avviso dei ricorrenti eguali considerazioni varrebbero anche per la c.d. quota ereditaria. Quanto alla conclusione del giudice di appello circa l’irrilevanza della qualificazione della fattispecie quale condizione sospensiva, i ricorrenti rilevano che la divisione dei beni ereditari, seppure avvenga dopo il decesso di uno dei coeredi, non cancella i diritti nascenti sui beni ereditari.

A conclusione del motivo i ricorrenti formulano il seguente quesito di diritto: “Dica la Suprema Corte di Cassazione se l’articolo 771 codice civile, puo’ essere legittimamente interpretato equiparando a tutti gli effetti la categoria dei “beni futuri” con quella dei “beni altrui”.

  1. – La Seconda Sezione, con l’ordinanza interlocutoria n. 11545 del 2014 ha innanzi tutto ricordato come, nonostante l’articolo 769 codice civile, abbia assoggettato la donazione al principio consensualistico, sia risultato prevalente In giurisprudenza, in via di interpretazione analogica dell’articolo 771 codice civile, la tesi della nullita’ della donazione di bene altrui, assumendosi il carattere della necessaria immediatezza dell’arricchimento altrui e, dunque, dell’altrettanto necessaria appartenenza del diritto al patrimonio del donante al momento del contratto (sono in proposito richiamate Cass. 23 maggio 2013, n. 12782; Cass. 5 maggio 2009, n. 10356; Cass. 18 dicembre 1996, n. 1131; Cass. 20 dicembre 1985, n. 6544). La Seconda Sezione ha, per contro, ricordato, da un lato, le critiche di parte della dottrina, fondate sullo stesso testo dell’articolo 769 codice civile, il quale contempla l’arricchimento della parte donataria operato “assumendo verso la stessa un’obbligazione”; e, dall’altro, Cass. 5 febbraio 2001, n. 1596, che ha considerato la donazione di cosa altrui non nulla, ma semplicemente inefficace, con conseguente sua idoneita’ a valere quale titolo per l’usucapione immobiliare abbreviata. La Seconda Sezione ha quindi aggiunto che la soluzione della questione posta e’ evidentemente correlata alla ratio dell’articolo 771 codice civile.

Nella specie, la questione non riguarderebbe la donazione dei quattro dodicesimi di cui il donante era titolare inter vivos, dovendosi in parte qua la liberalita’ Intendere come di cosa propria, in quanto relativa alla quota del partecipante in comunione ordinaria, alienata ai sensi e nei limiti dell’articolo 1103 codice civile. La questione si porrebbe, piuttosto, quanto all’ulteriore dodicesimo del bene di provenienza ereditaria, e per il quale il donante intendeva trasferire il proprio diritto di coerede, ricadente, tuttavia, sulla quota ex articolo 727 codice civile, e non (ancora) su quel determinato Immobile compreso nell’asse.

3.1. – In conclusione, la Seconda Sezione ha rimesso all’esame di queste Sezioni Unite la seguente questione: “Se la donazione dispositiva di un bene altrui debba ritenersi nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell’articolo 771 codice civile, poiche’ il divieto di donazione dei beni futuri ricomprende tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante e quindi anche quelli aventi ad oggetto i beni altrui, oppure sia valida ancorche’ inefficace, e se tale disciplina trovi applicazione, o no, nel caso di donazione di quota di proprieta’ pro indiviso”.

  1. – Come riferito, sulla questione se la donazione di cosa altrui sia nulla o no, la giurisprudenza di questa Corte si e’ reiteratamente espressa, nel senso della nullita’.

4.1. – Secondo Cass. n. 3315 del 1979, “la convenzione che contenga una promessa di attribuzione dei propri beni a titolo gratuito configura un contratto preliminare di donazione che e’ nullo, in quanto con esso si viene a costituire a carico del promittente un vincolo giuridico a donare, il quale si pone in contrasto con il principio secondo cui nella donazione l’arricchimento del beneficiario deve avvenire per spirito di liberalita’, in virtu’ cioe’ di un atto di autodeterminazione del donante, assolutamente libero nella sua formazione”. La successiva Cass. n. 6544 del 1985, ha affermato che la donazione di beni altrui non genera a carico del donante alcun obbligo poiche’, giusta la consolidata interpretazione dell’articolo 771 codice civile, dal sancito divieto di donare beni futuri deriva che e’ invalida anche la donazione nella parte in cui ha per oggetto una cosa altrui; a differenza di quanto avviene, ad esempio, nella vendita di cosa altrui, che obbliga il non dominus alienante a procurare l’acquisto al compratore. Tale decisione ha quindi affermato che “ai fini dell’usucapione abbreviata a norma dell’articolo 1159 codice civile non costituisce titolo astrattamente idoneo al trasferimento la donazione di un bene altrui, attesa l’invalidita’ a norma dell’articolo 771 codice civile, di tale negozio”.

Sempre nell’ambito della nullita’ si colloca Cass. n. 11311 del 1996, cosi’ massimata: “l’atto con il quale una pubblica amministrazione, a mezzo di contratto stipulato da un pubblico funzionario, si obblighi a cedere gratuitamente al demanio dello Stato un’area di sua proprieta’, nonche’ un’altra area che si impegni ad espropriare, costituisce una donazione nulla, sia perche’, pur avendo la pubblica amministrazione la capacita’ di donare, non e’ ammissibile la figura del contratto preliminare di donazione, sia perche’ l’atto non puo’ essere stipulato da un funzionario della pubblica amministrazione (possibilita’ limitata dal Regio Decreto n. 2440 del 1923, articolo 16, ai soli contratti a titolo oneroso), sia perche’ l’articolo 771 codice civile, vieta la donazione di beni futuri, ossia dell’area che non rientra nel patrimonio dell’amministrazione “donante” ma che la stessa si impegna ad espropriare”.

Particolarmente significativa e’ poi Cass. n. 10356 del 2009, secondo cui “la donazione dispositiva di un bene altrui, benche’ non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell’articolo 771 codice civile, poiche’ il divieto di donazione dei beni futuri ricomprende tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, e’ idonea ai fini dell’usucapione decennale prevista dall’articolo 1159 codice civile, poiche’ il requisito, richiesto da questa norma, dell’esistenza di un titolo che legittimi l’acquisto della proprieta’ o di altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, deve essere inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare”.

Da ultimo, Cass. n. 12782 del 2013 si e’ espressa in senso conforme alla decisione da ultimo richiamata.

4.2. – In senso difforme si rinviene Cass. n. 1596 del 2001, che ha affermato il principio per cui “la donazione di beni altrui non puo’ essere ricompresa nella donazione di beni futuri, nulla ex articolo 771 codice civile, ma e’ semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell’usucapione abbreviata ex articolo 1159 codice civile, in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo che sia idoneo a far acquistare la proprieta’ o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare”.

4.3. – A ben vedere, il contrasto tra i due orientamenti giurisprudenziali non coinvolge il profilo della efficacia dell’atto a costituire titolo idoneo per l’usucapione abbreviata, ma, appunto, la ascrivibilita’ della donazione di cosa altrui nell’area della invalidita’, e segnatamente della nullita’, ovvero in quella della inefficacia.

  1. Il Collegio ritiene che alla questione debba essere data risposta nel senso che la donazione di cosa altrui o anche solo parzialmente altrui e’ nulla, non per applicazione in via analogica della nullita’ prevista dall’articolo 771 codice civile, per la donazione di beni futuri, ma per mancanza della causa del negozio di donazione.

5.1. – Deve innanzi tutto rilevarsi che la sentenza n. 1596 del 2001 evoca la categoria della inefficacia, che presuppone la validita’ dell’atto, e si limita ad affermare la non operativita’ della nullita’ in applicazione analogica dell’articolo 771 codice civile, comma 1, in considerazione di una pretesa natura eccezionale della causa di nullita’ derivante dall’avere la donazione ad oggetto beni futuri, ma non verifica la compatibilita’ della donazione di cosa altrui con la funzione e con la causa del contratto di donazione. La soluzione prospettata appare, quindi, non condivisibile, vuoi perche’ attribuisce al divieto di cui alla citata disposizione la natura di disposizione eccezionale, insuscettibile di interpretazione analogica; vuoi e soprattutto perche’ non considera la causa del contratto di donazione.

Al contrario, una piana lettura dell’articolo 769 codice civile, dovrebbe indurre a ritenere che l’appartenenza del bene oggetto di donazione al donante costituisca elemento essenziale del contratto di donazione, in mancanza del quale la causa tipica del contratto stesso non puo’ realizzarsi. Recita, infatti, la citata disposizione: “La donazione e’ il contratto col quale, per spirito di liberalita’, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione”.

Elementi costitutivi della donazione sono, quindi, l’arricchimento del terzo con correlativo depauperamento del donante e lo spirito di liberalita’, il c.d. animus donandi, che connota il depauperamento del donante e l’arricchimento del donatario e che, nella giurisprudenza di questa Corte, va ravvisato “nella consapevolezza dell’uno di attribuire all’altro un vantaggio patrimoniale in assenza di qualsivoglia costrizione, giuridica o morale” (Cass. n. 8018 del 2012; Cass. n. 12325 del 1998; Cass. n. 1411 del 1997; Cass. n. 3621 del 1980).

Appare evidente che, in disparte il caso della donazione effettuata mediante assunzione di una obbligazione, nella quale oggetto dell’obbligazione del donante sia il trasferimento al donatario di un bene della cui appartenenza ad un terzo le parti siano consapevoli, l’esistenza nel patrimonio del donante del bene che questi intende donare rappresenti elemento costitutivo del contratto; e la consustanzialita’ di tale appartenenza alla donazione e’ delineata in modo chiaro ed efficace dalla citata disposizione attraverso il riferimento all’oggetto della disposizione, individuato in un diritto del donante (“un suo diritto”). La non ricorrenza di tale situazione – certamente nel caso in cui ne’ il donante ne’ il donatario ne siano consapevoli, nel qual caso potrebbe aversi un’efficacia obbligatoria della donazione – comporta la non riconducibilita’ della donazione di cosa altrui allo schema negoziale della donazione, di cui all’articolo 769 codice civile. In altri termini, prima ancora che per la possibile riconducibilita’ del bene altrui nella categoria dei beni futuri, di cui all’articolo 771 codice civile, comma 1, la altruita’ del bene incide sulla possibilita’ stessa di ricondurre il trasferimento di un bene non appartenente al donante nello schema della donazione dispositiva e quindi sulla possibilita’ di realizzare la causa del contratto (incremento del patrimonio altrui, con depauperamento del proprio).

5.2. – La mancanza, nel codice del 1942, di una espressa previsione di nullita’ della donazione di cosa altrui, dunque, non puo’ di per se’ valere a ricondurre la fattispecie nella categoria del negozio inefficace. Invero, come si e’ notato in dottrina, il fatto stesso che il legislatore del codice civile abbia autonomamente disciplinato sia la compravendita di cosa futura che quella di cosa altrui, mentre nulla abbia stabilito per la donazione a non domino, dovrebbe suggerire all’interprete di collegare il divieto di liberalita’ aventi ad oggetto cose d’altri alla struttura e funzione del contratto di donazione, piuttosto che ad un esplicito divieto di legge. Pertanto, posto che l’articolo 1325 codice civile, individua tra i requisiti del contratto “la causa”; che, ai sensi dell’articolo 1418 codice civile, comma 2, la mancanza di uno dei requisiti indicati dal’articolo 1325 codice civile, produce la nullita’ del contratto; e che l’altruita’ del bene non consente di ritenere integrata la causa del contratto di donazione, deve concludersi che la donazione di un bene altrui e’ nulla.

5.3. – Con riferimento alla donazione deve quindi affermarsi che se il bene si trova nel patrimonio del donante al momento della stipula del contratto, la donazione, in quanto dispositiva, e’ valida ed efficace; se, invece, la cosa non appartiene al donante, questi deve assumere espressamente e formalmente nell’atto l’obbligazione di procurare l’acquisto dal terzo al donatario.

La donazione di bene altrui vale, pertanto, come donazione obbligatoria di dare, purche’ l’altruita’ sia conosciuta dal donante, e tale consapevolezza risulti da un’apposita espressa affermazione nell’atto pubblico (articolo 782 c.c.). Se, invece, l’altruita’ del bene donato non risulti dal titolo e non sia nota alle parti, il contratto non potra’ produrre effetti obbligatori, ne’ potra’ applicarsi la disciplina della vendita di cosa altrui.

5.4. – La sanzione di nullita’ si applica normalmente alla donazione di beni che il donante ritenga, per errore, propri, perche’ la mancata conoscenza dell’altruita’ determina l’impossibilita’ assoluta di realizzazione del programma negoziale, e, quindi, la carenza della causa donativa. La donazione di bene non appartenente al donante e’ quindi affetta da una causa di nullita’ autonoma e indipendente rispetto a quella prevista dall’articolo 771 codice civile, ai sensi del combinato disposto dell’articolo 769 codice civile (il donante deve disporre “di un suo diritto”) e dell’articolo 1325 codice civile, e articolo 1418 codice civile, comma 2. In sostanza, avendo l’animus donandi rilievo causale, esso deve essere precisamente delineato nell’atto pubblico; in difetto, la causa della donazione sarebbe frustrata non gia’ dall’altruita’ del diritto in se’, quanto dal fatto che il donante non assuma l’obbligazione di procurare l’acquisto del bene dal terzo.

5.5. – Alle medesime conclusioni deve pervenirsi per il caso in cui, come nella specie, oggetto della donazione sia un bene solo in parte altrui, perche’ appartenente pro indiviso a piu’ comproprietari per quote differenti e donato per la sua quota da uno dei coeredi. Non e’, Infatti, dato comprendere quale effettiva differenza corra tra i “beni altrui” e quelli “eventualmente altrui”, trattandosi, nell’uno e nell’altro caso, di beni non presenti, nella loro oggettivita’, nel patrimonio del donante al momento dell’atto, l’unico rilevante al fine di valutarne la conformita’ all’ordinamento.

In sostanza, la posizione del coerede che dona uno dei beni compresi nella comunione (ovviamente, nel caso in cui la comunione abbia ad oggetto una pluralita’ di beni) non si distingue in nulla da quella di qualsivoglia altro donante che disponga di un diritto che, al momento dell’atto, non puo’ ritenersi incluso nel suo patrimonio.

Ne’ una distinzione puo’ desumersi dall’articolo 757 codice civile, in base al quale ogni coerede e’ reputato solo e immediato successore in tutti i beni componenti la sua quota o a lui pervenuti dalla successione anche se per acquisto all’incanto e si considera come se non avesse mai avuto la proprieta’ degli altri beni ereditari. Invero, proprio la detta previsione impedisce di consentire che il coerede possa disporre, non della sua quota di partecipazione alla comunione ereditaria, ma di una quota del singolo bene compreso nella massa destinata ad essere divisa, prima che la divisione venga operata e il bene entri a far parte del suo patrimonio.

  1. – In conclusione, deve affermarsi il seguente principio di diritto: “La donazione di un bene altrui, benche’ non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell’atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria e’ nulla, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante”.

  2. In applicazione di tale principio, il ricorso deve essere quindi rigettato. Non possono essere infatti condivise le deduzioni dei ricorrenti in ordine alla circostanza che l’atto di donazione riguardava non solo una quota ereditarla del bene specificamente oggetto di donazione, ma anche una quota della quale il donante era gia’ titolare per averla acquistata per atto inter vivos. Invero, posto che e’ indiscutibile che l’atto di donazione aveva ad oggetto la quota di un dodicesimo dei beni immobili indicati nell’atto stesso rientrante nella comunione ereditaria, deve ritenersi che non sia possibile operare la prospettata distinzione tra la donazione dei quattro dodicesimi riferibili al donante e del restante dodicesimo, comportando l’esistenza di tale quota la attrazione dei beni menzionati nella disciplina della comunione ereditaria. Ne consegue che la nullita’ dell’atto di donazione per la parte relativa alla quota ereditaria comporta la nullita’ dell’intero atto, ai sensi dell’articolo 1419 codice civile, non risultando che nei precedenti gradi di giudizio sia emersa la volonta’ del donatario di affermare la validita’ della donazione per la quota spettante al donante.

D’altra parte, non puo’ non rilevarsi che l’inclusione, anche se solo in parte, degli immobili oggetto di donazione nella comunione ereditaria comportava la astratta possibilita’ della loro assegnazione, in sede di divisione, a soggetto diverso dal donante; con cio’ dimostrandosi ulteriormente la sostanziale inscindibilita’ della volonta’ negoziale manifestatasi con l’atto di donazione dichiarato nullo dal Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza confermata dalla Corte d’appello.

  1. – In conclusione, il ricorso va rigettato.

In considerazione della complessita’ della questione e dei diversi orientamenti giurisprudenziali, che hanno reso necessario l’intervento delle Sezioni Unite, le spese del giudizio possono essere interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando a Sezioni Unite, rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio di cassazione.

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La separazione può essere consensuale o giudiziale .

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Quindi, la separazione consensuale presuppone l’incontro delle volontà mentre la separazione giudiziale presuppone divergenze che solamente un giudice potrà risolvere con una sentenza. Separarsi consensualmente, infatti, significa proprio raggiungere un accordo sulle questioni fondamentali (casa, assegno, figli) e su come esse saranno disciplinate.

La separazione consensuale ha molti vantaggi, non ultimo quello di avere dei costi alquanto ridotti rispetto alla separazione giudiziale. Una delle ragioni del risparmio si deve al fatto che entrambi i coniugi possono farsi seguire da un unico avvocato.

La separazione giudiziale è un procedimento attraverso il quale uno solo dei coniugi o ciascuno di essi con proprio ricorso autonomo (in questo caso si hanno due iniziative distinte che verranno riunite) chiedono al Tribunale competente di pronunciare una sentenza di separazione che regoli i loro rapporti dopo la cessazione della convivenza.

 La separazione giudiziale, a differenza di quella consensuale, è necessaria allorquando i coniugi non siano d’accordo sia nel richiedere al Tribunale la separazione,

I coniugi chiedono inoltre al Tribunale con la separazione giudiziale  su come regolare i loro rapporti circa l’affidamento e la frequentazione dei figli, l’assegnazione della casa coniugale e le questioni economiche e patrimoniali. La separazione, consensuale o giudiziale, si chiede, attraverso un avvocato matrimonialista, al Tribunale di residenza di almeno uno dei coniugi.La separazione, che giunga al termine di un procedimento consensuale o contezioso, ha l’effetto di attenuare il vincolo matrimoniale e fa assumere ai coniugi lo status giuridico di coniugi separati, facendo venir meno alcuni diritti e doveri tipici del matrimonio e facendone invece proseguire altri con modificazioni.

La separazioneseparazione casa coniugale di proprietà del marito Bologna protratta per sei mesi se consensuale o per un anno se giudiziale, permette di accedere al divorzio, che consiste nella cessazione definitiva degli effetti civili del matrimonio.

Tanto il termine avvocato divorzista quanto avvocato matrimonialista vengono ad essere utilizzati al fine di indicare la figura professionale di un avvocato che svolge prevalentemente la propria attività forense in quello che è definito diritto di famiglia e diritto minorile.

Di fatto, non vi è una incontroversa, oltre che evidente, definizione per questi due termini che siamo soliti frequentemente utilizzare. Di conseguenza, è assai difficile andare ad identificare quelle che possono essere sostanziali differenze.

 

SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA cosa e’ e come si svolge  una separazione consensuale

LA PROCEDURA DI SEPARAZIONE CONSENSUALE .

L’art. 158 c.c. disciplina l’istituto della separazione consensuale che permette ai coniugi di addivenire un accordo congiunto in merito alla cessazione del loro rapporto matrimoniale. Detto accordo ha come contenuto il reciproco consenso a vivere separati e laregolamentazione delle questioni derivanti dallacessazione dell’unione familiare ed è soggetto all’omologazione da parte del Tribunale.

 

 

  • Elemento essenziale dell’istituto è quindi il consenso espresso dai coniugi, rispetto al quale l’omologa del Tribunale costituisce mera condizione di efficacia dell’accordo raggiunto.

  • In tema di separazione consensuale, dottrina e giurisprudenza si sono più volte pronunciate in merito alla validità delle pattuizione concordate dai coniugi e successivamente non trasfuse nell’accordo omologato. Sul punto vanno distinte le pattuizioni che attengono a diritti indisponibili (in primis l’affidamento e il mantenimento dei figli) da quelle che attengono a diritti disponibili.

  • Se con riferimento alle prime la giurisprudenza è unanime nel ritenere le stesse non solo prive di effetti ma radicalmente nulle, per quanto riguarda le altre, si ritiene che a esse possa riconoscersi validità solo in quanto risultino tali da assicurare una maggiore vantaggiosità all’interesse protetto dalla norma (ad esempio prevedendo una misura dell’assegno di mantenimento superiore a quella sottoposta ad omologazione), ovvero concernano un aspetto non preso in considerazione dall’accordo omologato e sicuramente compatibile con questo in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, o ancora costituiscano clausole meramente specificative dell’accordo stesso, non essendo altrimenti consentito ai coniugi incidere sull’accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa a priori l’uguale o migliore rispondenza all’interesse tutelato attraverso il controllo giudiziario di cui all’art. 158 c.c. (sul punto Cass. civ. sent. 21736/2013, Trib. Milano Sez. III, 20/09/2011).
  • La procedura “tradizionale” che consente di separarsi consensualmente è dunque quella attraverso la quale i coniugi si rivolgono al Tribunale competente. A seguito della proposizione della domanda, il procedimento si articola in due fasi quella presidenziale e la successiva che si concluderà con l’omologazione della separazione.

SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA :

I FIGLI

  1. Le condizioni della separazione, in presenza di figli minorenni,  devono rispettare il principio della bigenitorialità. I minori hanno diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori,  di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. In particolare, per quanto riguarda la misura e il modo con cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’educazione e all’istruzione dei figli, salvo accordi accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede in misura proporzionale al proprio reddito; ove necessario il giudice stabilisce la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità.

  2. Nei procedimenti di cui si tratta (in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori relativo alle condizioni di affidamento dei figli) il giudice non procede all’ascolto del figlio minore (che abbia  compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capace di discernimento) se in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo.

SEPARAZIONE CONSENSUALE IN TRIBUNALE.

INSTAURAZIONE DEL PROCEDIMENTO.

  1. Il primo passo è la redazione di un ricorso congiunto dei coniugi che va depositato in tribunale.
  2. L’atto dovrà essere corredato dei seguenti documenti: estratto per sunto dell’atto di matrimonio, stato di famiglia, certificato di residenza di entrambi i coniugi.

  3. L’addebito può essere chiesto a carico di chi ha assunto comportamenti contrari ai doveriche nascono dal matrimonio, come la fedeltà, ma ogni caso deve essere valutato autonomamente perché deve essere provata l’incidenza del fatto sull’intollerabilità della convivenza.
  4. Quando una coppia si separa consensualmente, invece, i diritti dei coniugi rimangono sempre i medesimi di quelli acquisiti dopo la celebrazione del matrimonio.
  5. SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA

 UDIENZA INNAZI PRESIDENTE DEL TRIBUNALE

  • Il Presidente del Tribunale fissa la data dell’udienza in cui dovranno comparire personalmente i coniugi assistiti dai rispettivi difensori, in occasione della quale verrà esperito un tentativo di conciliazione.
  • Quando (quasi sempre) il tentativo non riesce  “si darà atto, nel processo verbale, del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole” (art. 711, 3° comma).
  • Nella separazione consensuale il coniuge economicamente più debole ha diritto a percepire un assegno di mantenimentoda determinarsi in base ai redditi ed allo stato del patrimonio di ciascuna delle parti, alla durata del matrimonio, alla capacità lavorativa del richiedente ed al tenore di vita goduto dalla coppia durante l’unione.
  • Documenti richiesti

Il procedimento di separazione necessita dei seguenti documenti:

  • Certificato di matrimonio e/o estratto integrale dell’atto di matrimonio;
  • Certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi (non è possibile utilizzare l’autocertificazione);
  • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi;
  • Copia di un documento di identità di entrambi i coniugi;

  • Copia del codice fiscale di entrambi i coniugi

La separazione giudiziale 

La separazione giudiziale  è la separazione personale pronunciata dal Tribunale  su richiesta di uno o di entrambi i coniugi  a seguito di fatti  che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave danno ai figli (art. 151 Codice Civile).

Qualora ne ricorrano i presupposti e se richiesto, il Giudice, pronunciando la separazione giudiziale, dichiara a quale coniuge  va addebitata la separazione  stessa in considerazione  del suo comportamento  contrario ai doveri del matrimonio. 

 L’addebito della separazione comporta  la perdita del diritto al mantenimento ancorché ci si trovi  nella situazione di non poter mantenere lo stesso tenore vita goduto durante il matrimonio, la perdita dei diritti successori, nonché  la perdita dei diritti sulla pensione di reversibilità.

Come  si propone la domanda di separazione giudiziale ?

  •  La domanda di separazione giudiziale  deve essere presentata al  Tribunale ordinario civile competente mediante ricorso.
  • L’eventuale richiesta di addebito  deve essere effettuata, a pena di decadenza,  contestualmente alla presentazione del ricorso introduttivo. 
  • Diversamente la richiesta di addebito domandata dal coniuge resistente deve essere presentata in via riconvenzionale entro i termini indicati nell’ordinanza presidenziale .

 

AVVOCATI PER SUCCESSIONI BOLOGNA - AVVOCATI PER TESTAMENTO BOLOGNA AVVOCATI PER EREDI È possibile disporre in via contrattuale della propria successione? Che cos'è l'indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura? Come si acquista l'eredità? Che cosa comporta l'accettazione dell'eredità con il beneficio dell'inventario?
AVVOCATI PER SUCCESSIONI BOLOGNA – AVVOCATI PER TESTAMENTO BOLOGNA AVVOCATI PER EREDI È possibile disporre in via contrattuale della propria successione? Che cos’è l’indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura? Come si acquista l’eredità? Che cosa comporta l’accettazione dell’eredità con il beneficio dell’inventario?

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Dal 2006 vige in Italia il regime di affidamento condiviso dei figli. Entrambi i genitori mantengono la potestà sui figli per le questioni di maggiore importanza (e sono quindi chiamati a collaborare). Inoltre il giudice deve fare in modo di garantire un rapporto continuato dei figli con ciascun genitore e prevedere tempi di permanenza presso ciascuno di loro.

Non si scherza per niente con la separazione , soprattutto quando in mezzo ci sono figli o beni immobili da dividere.

  • Avvocato matrimonialista separazioni Bologna , e il nuovo compagno come va presentato ai figli? Va presentato?
  • Logico che una volta separati ognuno prende la propria strada, cerca   un nuovo compagno o compagna e allora ?
  •  Come presentare si figli il nuovo compagno?
  • “I figli hanno il diritto al rispetto dei loro tempi. I figli hanno bisogno di tempo per elaborare la separazione, per comprendere la nuova situazione, per adattarsi a vivere nel diverso equilibrio familiare. I figli hanno bisogno di tempo per abituarsi ai cambiamenti, per accettare i nuovi fratelli, i nuovi partner e le loro famiglie. Hanno il diritto di essere rassicurati rispetto alla paura di perdere l’affetto di uno o di entrambi i genitori, o di essere posti in secondo piano rispetto ai nuovi legami dei genitori” è quanto recita l’art. 8 della Carta dei diritti dei figli (ottobre 2018).
  • Un principio, questo, già implicitamente espresso dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 11448/2017.
  • Certo è assolutamente normale che  i figli conoscano e vengano a contatto con i nuovi compagni dei genitori separati, addirittura in molti casi è un’opportunita’ , doppie coccole, doppie feste, doppie attenzioni, a volte pero’ no, vi sono gelosie, repicche, il vecchio coniuge non vuole che  i figli conoscano il nuovo compagno o la nuova compagna, capita assai spesso.
  • T non devi portarli, tu non devi presentarli, tu non devi vederla con i figli, repicche ansie e nuove liti tra ex coniugi!!
  • La Cassazione ha rammentato, in tale sede, che non basta la mera censura di una violazione dei doveri sanciti dall’art. 143 c.c. in vista dell’accoglimento di un addebito di separazione, ma è necessario che tale violazione abbia assunto una efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale o che sia stata la causa del fallimento del matrimonio, contribuendo ad inasprire definitivamente una pregressa situazione di intollerabilità nella convivenza dei coniugi.
  •  avvocato matrimonialista Bologna  chi devo scegliere?Avvocato matrimonialista Famoso?
  • Avvocato matrimonialista per la tua separazione e divorzio Bologna : come sceglierlo? Come scegliere un buon avvocato per la separazione e divorzio Bologna ? 

Non è certo un’impresa semplice, per chi non ha mai dovuto affrontare problemi di coppia.L’avvocato Matrimonialista  è come il cardiologo tra i medici che è esperto di cuore, l’’avvocato Matrimonialista è esperto di problematiche di coppia e di rottura di coppia .

Al di là della sussistenza di un nesso causale, non può essere pronunciata alcuna separazione con addebito. Nel caso di specie, continua il Supremo Consesso, è assente qualsivoglia prova della decisività e della stessa esistenza di una nuova relazione prodromica alla rottura dei rapporti matrimoniali e va accolto il motivo teso a contrastare l’addebito di separazione.

Ciò che rileva è, invece, esclusivamente la condotta della signora che, dopo la separazione dal marito, aveva intrapreso una nuova stabile convivenza, creando disagi e turbamenti ai figli, non pronti a tale situazione.

In tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non puo’ fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’articolo 143 c.c., pone a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era gia’ maturata una situazione di intollerabilita’ della convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento della convivenza, deve essere pronunciata la separazione senza addebito (ex multis, Cass. 28/09/2001, n. 12130; 16/11/2005, n. 23071; 27/06/2006, n. 14840).

Il fatto poi che non si controverta anche sullo stabilito regime di affidamento condiviso, non attinto dalle contrapposte domande di modifica, rende quanto meno non condivisibile il rilievo del C. di non pertinenza della sentenza di legittimità n. 9633 del 2015 richiamata nel decreto e che invece sostanzialmente pertiene a temi analoghi ai controversi; al riguardo anzi vanno condivisi e ribaditi i principi riaffermati in quel precedente, secondo cui stabilimento e trasferimento della propria residenza e sede lavorativa costituiscono oggetto di libera e non conculcabile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale, e secondo cui il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde per ciò l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, sicché il giudice, ove il primo aspetto non sia in discussione, come nel caso, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario

Nelle separazioni diventa essenziale essere assistiti da uno studio legale che si occupa di diritto di famiglia, per difendere e far valere le ragioni e le pretese del Cliente, sempre nell’ottica di raggiungere una soluzione soddisfacente e condivisibile. Il consenso delle parti può essere originario se il ricorso è presentato da tutte e due le parti ma può anche essere successivo, nel senso che la separazione può partire come giudiziale (istanza di una sola parte) e poi divenire consensuale successivamente.

  • l’assistenza legale fornita in questo settore si realizza prestando scrupolosa attenzione ai problemi relativi all’affidamento della prole, connotandosi per il costante interesse verso tutte le questioni sottese alla continua evoluzione degli istituti giuridici in materia.
  • Se si intende avviare una pratica per la separazione coniugale:

  •  è bene tener presente le molteplici implicazioni di carattere personale e patrimoniale che occorre affrontare.

  • Se la coppia ha figli, occorrerà prevederne il regime di affidamento e la collocazione, regolamentare i rapporti con entrambi i genitori e stabilire l’entità dell’assegno di contributo al mantenimento. Misure che dovranno privilegiare l’interesse dei minori, affinché sui figli non ricada in modo traumatico il peso della separazione.
  • 1)Nei rapporti fra i coniugi, occorrerà definire le questioni patrimoniali mediante l’assegnazione della casa coniugale, la determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole e l’eventuale divisione dei beni comuni.
  • 2)Su tutte le questioni indicate, è possibile raggiungere un accordo che soddisfi entrambe le parti per addivenire a una separazione consensuale, attraverso una trattativa stragiudiziale nella quale l’avvocato Sergio Armaroli  mette a disposizione la pluriennale esperienza dei suoi professionisti.
  • 3)L’accordo tra i due coniugi deve essere sottoposto all’analisi del tribunale che, con le formalità della camera di consiglio, valuta che l e condizioni siano coerenti con la legge e che vengano rispettati i diritti della prole.
SEPARAZIONE BUDRIO FUNO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA ? 3 COSE DA VALUTARE 3 COSE DA CONSIDERARE 3 PRINCIPI DA SEGUIRE !AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI BOLOGNAL’affidamento condiviso dei figli: come funziona?
SEPARAZIONE BUDRIO FUNO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA ? 3 COSE DA VALUTARE 3 COSE DA CONSIDERARE 3 PRINCIPI DA SEGUIRE !AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI BOLOGNAL’affidamento condiviso dei figli: come funziona?

Se la coppia ha figli, occorrerà prevederne il regime di affidamento e la collocazione, regolamentare i rapporti con entrambi i genitori e stabilire l’entità dell’assegno di contributo al mantenimento.

Misure che dovranno privilegiare l’interesse dei minori, affinché sui figli non ricada in modo traumatico il peso della separazione.

Nei rapporti fra i coniugi, occorrerà definire le questioni patrimoniali mediante l’assegnazione della casa coniugale, la determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole e l’eventuale divisione dei beni comuni.

L’avvocato separazioni Bologna Sergio Armaroli sulla base di una consolidata esperienza maturata in questo ambito, fornisce ai propri Assistiti una consulenza valida, fidata ed efficace, mettendo sempre al centro del proprio lavoro e delle proprie prerogative i diritti e la tutela del proprio Cliente.

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SEPARAZIONE BUDRIO FUNO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA ? 3 COSE DA VALUTARE 3 COSE DA CONSIDERARE 3 PRINCIPI DA SEGUIRE !AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI BOLOGNAL’affidamento condiviso dei figli: come funziona?

AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI TRIBUNALE DI BOLOGNA CORTE APPELLO BOLOGNA

  1. Non sono certo l’avvocato che prende sotto gamba una separazione di un cliente, perché ogni separazione è a se ogni separazione anche la piu’ semplice ha sempre della problematiche…..
  2. La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione degli assegni di mantenimento dei coniugi e dei figli, l’affidamento dei figli, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.
  3. L’accordo di separazione non ha alcun effetto se non redatto secondo determinate forme e senza che vi sia l’omologazione del Tribunale.
    L’avvocato Separazioni e divorzi Bologna tribunale di Bologna puo’ assistervi per arrivare a un accordo sulla separazione su tutte le condizioni di separazione, anche attraverso sedute di mediazione e consulenza finalizzate ad una maggiore comprensione dei vostri diritti.

Quando è bene rivolgersi all’avvocato?

Naturalmente il prima possibile, anche solo per un consiglio. Che siate voi a voler chiedere la separazione o sia il coniuge, un avvocato esperto in questi problemi vi può consigliare sul percorso da seguire in modo da evitare che l’emotività vi faccia compiere delle scelte sbagliate.

Quando può essere richiesta la separazione?

La separazione può essere richiesta se entrambi i coniugi sono d’accordo a vivere separati oppure: a) per fatti che rendono intollerabile la convivenza; 2) se la convivenza può arrecare un pregiudizio ai figli.

Impossibile e pensare che  una separazione non abbia conseguenze, conseguenze emotive e patrimoniali!!!!

 

Cosa è un un avvocato matrimonialista?

 è un’avvocato che ha sviluppato una specifica competenza su tutte le tematiche connesse al matrimonio e ai suoi diritti e doveri in caso di separazione e divorzio, soprattutto nel caso di disaccordi inerenti l’affidamento e il mantenimento dei figli,

Cosa è un un avvocato matrimonialista?

Tratta il mantenimento o meno del coniuge più debole, l’assegnazione della casa coniugale e la spartizione del patrimonio sia in caso di comunione dei beni sia in caso di separazione dei beni.

MASSIMA ATTENZIONE

va sempre riservata ai diritti dei minori, area di appartenenza del piu’ ampio diritto di famiglia e che comprende anche la tutela, l’adozione, i rapporti di convivenza tra coppie non sposate c.d. convivenza more uxorio), la filiazione, ecc.

SEPARAZIONE BUDRIO FUNO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA ? 3 COSE DA VALUTARE 3 COSE DA CONSIDERARE 3 PRINCIPI DA SEGUIRE !AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI BOLOGNAL’affidamento condiviso dei figli: come funziona?
SEPARAZIONE BUDRIO FUNO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE BOLOGNA TRIBUNALE BOLOGNA ? 3 COSE DA VALUTARE 3 COSE DA CONSIDERARE 3 PRINCIPI DA SEGUIRE !AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI BOLOGNAL’affidamento condiviso dei figli: come funziona?

AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI TRIBUNALE DI BOLOGNA CORTE APPELLO BOLOGNA

cosa deve fare  un bravo avvocato matrimonialista?

 deve saper gestire la fase patologica del rapporto coniugale favorendo sempre l’interesse primario della tutela del minore, cercando di fare del suo meglio per evitare l’esasperazione della conflittualità tra i coniugi.

L’avvocato matrimonialista non ha solo una competenza specifica che gli deriva dalla conoscenza del diritto e della legge in materia ma deve possedere anche una solida esperienza acquisita sul campo e maturata con il tempo, attraverso l’esperienza giudiziale, la formazione e l’aggiornamento e l’approfondimento relativo alle tematiche connesse alle fasi fisiologiche e patologiche del matrimonio e del suo scioglimento.

La separazione consensuale non è quindi possibile in mancanza di un accordo tra i coniugi che investa ciascuna questione (diritti patrimoniali, mantenimento del coniuge debole, diritti di visita e mantenimento della prole, assegnazione della casa coniugale).

Si può procedere alla separazione consensuale solo se marito e moglie hanno trovato il pieno accordo su tutti gli aspetti della separazione e, in particolar modo:

  • sull’assegnazione della casa coniugale e degli altri immobili
  • sulla misura del mantenimento per l’altro coniuge
  • sull’affidamento e mantenimento dei figli (se ve ne sono), nonché su tutte le altre questioni attinenti alla loro gestione (per esempio, le condizioni e le date delle visite ecc.)

L’apprezzamento circa la responsabilità di un coniuge nel determinarsi della intollerabilità della convivenza

 in ragione della violazione dei doveri matrimoniali è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di motivazione congrua e logica (ex multis, Cass. 18074/2014).

In riferimento all’istruttoria svolta in primo grado è emerso, infatti, che il Pa. si era allontanato dalla casa familiare, aveva una relazione extra-coniugale e non aveva prestato alla moglie la necessaria assistenza materiale e morale, anche in relazione alle accertate condizioni di salute della In. mancando invece la prova da parte sua che la violazione dei doveri coniugali fosse successiva alla crisi matrimoniale.

Peraltro la prova del nesso causale può essere fornita con qualsiasi mezzo, anche per presunzioni tenuto conto dei principi di recente affermati da questa Corte nella sentenza n.16859 del 2015 così massimati:
“In tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale”.

AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI TRIBUNALE DI BOLOGNA CORTE APPELLO BOLOGNA

l parere di un avvocato si può rivelare utilissimo anche dopo l’omologazione della separazione, infatti può accadere che le condizioni economiche o fisiche di uno dei due coniugi mutino drasticamente al punto di dover richiedere una revisione delle condizioni separatorie, diventa quindi necessario trovare un nuovo accordo. L’avvocato divorzista e matrimonialista Bologna , esperta in separazioni e divorzi, protra prestare assistenza legale qualificata, per l’eventuale azione di la modifica delle condizioni di separazione

Per quanto riguarda i termini per procedere, fino a poco tempo fa, decorsi tre anni dalla separazione le parti potevano ricorrere al Tribunale per ottenere lo scioglimento del matrimonio (in caso di rito civile) oppure la cessazione degli effetti civili del matrimonio (in caso di rito concordatario).
Tale ricorso poteva essere congiunto, in caso di accordo tra le parti, oppure giudiziale, qualora venisse presentato da una soltanto di queste.
Le modifiche apportate negli ultimi anni al procedimento di divorzio hanno riguardato oltre i termini anche le modalità.
Ad oggi, infatti, è possibile procedere una volta decorsi solo sei o dodici mesi, termini questi riferiti però a ipotesi diverse:
– sei mesi, in caso di separazione consensuale. Tale termine decorre dalla data di comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale o dalla data dell’accordo concluso in sede di negoziazione assistita o dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile
– dodici mesi, in caso di separazione giudiziale. In questo il termine decorre ovviamente unicamente dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente del Tribunale all’udienza presidenziale ove questo tenterà la conciliazione tra i coniugi.

SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME

SEPARAZIONE ANCORA SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME E LA CASA IN COMUNE? E I FIGLI? – SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA

SEPARAZIONE ANCORA SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME E LA CASA IN COMUNE? E I FIGLI? Non si scherza per niente con la separazione , soprattutto quando in mezzo ci sono figli o beni immobili da dividere.
SEPARAZIONE ANCORA SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME E LA CASA IN COMUNE? E I FIGLI? Non si scherza per niente con la separazione , soprattutto quando in mezzo ci sono figli o beni immobili da dividere.

Non si scherza per niente con la separazione , soprattutto quando in mezzo ci sono figli o beni immobili da dividere.

AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI TRIBUNALE DI BOLOGNA CORTE APPELLO BOLOGNA-SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA-SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA

Non sono certo l’avvocato che prende sotto gamba una separazione di un cliente, perché ogni separazione è a se ogni separazione anche la piu’ semplice ha sempre della problematiche…..

La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione degli assegni di mantenimento dei coniugi e dei figli, l’affidamento dei figli, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.

L’accordo di separazione non ha alcun effetto se non redatto secondo determinate forme e senza che vi sia l’omologazione del Tribunale.
L’avvocato Separazioni e divorzi Bologna tribunale di Bologna puo’ assistervi per arrivare a un accordo sulla separazione su tutte le condizioni di separazione, anche attraverso sedute di mediazione e consulenza finalizzate ad una maggiore comprensione dei vostri diritti.

Impossibile e pensare che  una SEPARAZIONE BOLOGNA ADDEBITO URGENTE BOLOGNA  AFFRETTATI assistenza morale e materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia     Al riguardo, noto che l’art. 143 c.c.. nell’individuare gli obblighi reciproci dei coniugi che discendono dal matrimonio, prevede, oltre a quelli di fedeltà e di coabitazione, anche quelli di assistenza morale e materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia, dove per assistenza morale e materiale deve intendersi una solidarietà vigile e attenta ai vari bisogni di tutto il nucleo familiare e l’aiuto nel sostenere i pesi della vita quotidiana, anche, se necessario, sotto forma patrimoniale.non abbia conseguenze, conseguenze emotive e patrimoniali!!!!

  • avvocato matrimonialista Bologna  chi devo scegliere?Avvocato matrimonialista Famoso?
  • Avvocato matrimonialista per la tua separazione e divorzio Bologna : come sceglierlo? Come scegliere un buon avvocato per la separazione e divorzio Bologna ? 
  • Non è certo un’impresa semplice, per chi non ha mai dovuto affrontare problemi di coppia.L’vvocato Matrimonialista  è come il cardiologo tra i medici che è esperto di cuore, l’’avvocato Matrimonialista è esperto di problematiche di coppia e di rottura di coppia .

 

 

 

E’ il dilemma che coglie ciascuno di noi quando sopravviene un problema di salute: a chi mi rivolgo?

SE HO BISOGNO DI UN BRAVO MEDICO DA CHI ANDARE?

A VOLTE TI CONSULTI CON CONOSCENTI MA POTREBBE  NON BASTARE

SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME
SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME

L’avvocato matrimonialista deve essere  preparato su tutte le problematiche di diritto di famiglia e pronto a consigliare i clienti quando si trovano ad affrntar e una problematica di separazione o divorzio .

Avvocato matrimonialista per la tua separazione e divorzio Bologna : come sceglierlo? Come scegliere un buon avvocato per la separazione e divorzio Bologna ?

 

Premetto che  occorre  molta attenzione nella scelta dell’avvocato matrimonialista per la propria separazione o divorzio .

In primo luogo occorre rivolgersi a  un avvocato che  abbia esperienza in materia, questo vuol dire che abbia trattato molti casi di separazione  o divorzio sia consensuali che giudiziali.

 

Oggi guardando su internet, possiamo notare avvocati che hanno pubblicato molto e che masticano con facilita’ la materia

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Cosa è un un avvocato matrimonialista?

 è un’avvocato che ha sviluppato una specifica competenza su tutte le tematiche connesse al matrimonio e ai suoi diritti e doveri in caso di separazione e divorzio, soprattutto nel caso di disaccordi inerenti l’affidamento e il mantenimento dei figli,

SEPARAZIONE CONIUGI URGENTE BOLOGNA QUANDO COME
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Cosa è un un avvocato matrimonialista?

Tratta il mantenimento o meno del coniuge più debole, l’assegnazione della casa coniugale e la spartizione del patrimonio sia in caso di comunione dei beni sia in caso di separazione dei beni.

MASSIMA ATTENZIONE

va sempre riservata ai diritti dei minori, area di appartenenza del piu’ ampio diritto di famiglia e che comprende anche la tutela, l’adozione, i rapporti di convivenza tra coppie non sposate c.d. convivenza more uxorio), la filiazione, ecc.
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L’avvocato matrimonialista non ha solo una competenza specifica che gli deriva dalla conoscenza del diritto e della legge in materia ma deve possedere anche una solida esperienza acquisita sul campo e maturata con il tempo, attraverso l’esperienza giudiziale, la formazione e l’aggiornamento e l’approfondimento relativo alle tematiche connesse alle fasi fisiologiche e patologiche del matrimonio e del suo scioglimento.

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 in ragione della violazione dei doveri matrimoniali è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di motivazione congrua e logica (ex multis, Cass. 18074/2014).

In riferimento all’istruttoria svolta in primo grado è emerso, infatti, che il Pa. si era allontanato dalla casa familiare, aveva una relazione extra-coniugale e non aveva prestato alla moglie la necessaria assistenza materiale e morale, anche in relazione alle accertate condizioni di salute della In. mancando invece la prova da parte sua che la violazione dei doveri coniugali fosse successiva alla crisi matrimoniale.

Peraltro la prova del nesso causale può essere fornita con qualsiasi mezzo, anche per presunzioni tenuto conto dei principi di recente affermati da questa Corte nella sentenza n.16859 del 2015 così massimati:
“In tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale”.

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l parere di un avvocato si può rivelare utilissimo anche dopo l’omologazione della separazione, infatti può accadere che le condizioni economiche o fisiche di uno dei due coniugi mutino drasticamente al punto di dover richiedere una revisione delle condizioni separatorie, diventa quindi necessario trovare un nuovo accordo. L’avvocato divorzista e matrimonialista Bologna , esperta in separazioni e divorzi, protra prestare assistenza legale qualificata, per l’eventuale azione di la modifica delle condizioni di separazione,

abbandono tetto coniugale separazione

MOLTI CONIUGI CHE STANNO PER SEPARARSI MI DOMANDANO SE E’ LECITO ABBANDONARE IL TETTO CONIUGALE E IN QUALI SITUAZIONI-  abbandono tetto coniugale separazione

  • L’ALLONTANAMENTO QUALE VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI MATRIMONIALI COSTITUISCE MOTIVO DI ADDEBITO – PERDITA DEL MANTENIMENTO
    Un altro profilo di estrema importanza che sconsiglia il rilascio dell’abitazione comune prima dell’udienza presidenziale nella quale la casa viene assegnata al coniuge con prole e viene estromesso l’altro, è quello che scaturisce dalle conseguenze delle violazioni di cui agli articoli 142 e seguenti del codice civile.

    Espressamente l’art. 146 c.c. prevede che “..il diritto all’assistenza morale e materiale previsto dall’art. 143 è sospeso nei confronti del coniuge che allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiare rifiuti di tornarvi”.

    L’art. 143 c.c. al secondo comma prevede inoltre espressamente che dal matrimonio deriva “…l’obbligo reciproco della fedeltà, l’assistenza morale e materiale, la collaborazione nell’interesse della famiglia e la coabitazione”.

    L’abbandono della residenza comune dunque, nella successiva fase istruttoria, può essere valutato come motivo di addebito della separazione, semprechè non sia giustificato realmente dalla necessità di sottrarsi a situazioni di pericolo o comunque di stress rilevante.

  • Con la sentenza n. 14591 del 28.05.2019, la Corte di Cassazione ha ribadito che “l’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale”.
    Chiarito quanto avviene in ambito civilistico, vi è da chiedersi se l’abbandono del tetto coniugale può avere conseguenze penali.
    Ebbene, l’allontanamento dalla casa coniugale non costituisce di per sé un reato, nel senso che uscire definitivamente dalla casa coniugale non comporta automaticamente un processo penale.
    Tuttavia, è bene sapere che l’art. 570 del codice penale punisce chi, “abbandonando il domicilio domestico”, si sottrae agli obblighi di assistenza morale e materiale della famiglia. Ciò significa che l’allontanamento dalla cosa coniugale è punibile solo nel caso in cui il coniuge che si allontana non provveda comunque a sostenere economicamente e moralmente l’altro coniuge e/o i figli ove questi ne abbiano effettivo bisogno.
  • COSA VUOLE DIRE ABBANDONARE IL TETTO CONIUGALE? QUANDO SI INCORRE IN SANZIONI?

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L’abbandono del tetto coniugale è un comportamento che viene punito non solo dal codice civile, ma anche dal codice penale: il primo inserisce la convivenza tra i doveri implicati dal matrimonio, mentre il secondo prevede sanzioni per chi viola gli obblighi di assistenza familiare. Nel caso in cui si abbandoni la casa coniugale in assenza di un giustificato motivo quando il matrimonio è ancora valido, quindi, si corre il rischio di essere puniti con una duplice sanzione, di carattere civile e di carattere penale. La sanzione civile è rappresentata dalla perdita al diritto di mantenimento e dal cosiddetto addebito, che consiste nella responsabilità per la separazione, mentre la sanzione penale è rappresentata dalla reclusione per un periodo fino a un anno o da una multa compresa tra 103 e 1.032 euro, per il reato di abbandono di domicilio domestico.

Cosa fare se il matrimonio non va bene  abbandono tetto coniugale separazione

Se si è in crisi con il proprio partner e si ha in mente di lasciare casa, dunque, è meglio pensarci un po’, o magari chiedere la consulenza di un avvocato per separazione a Bologna, per esempio rivolgendosi allo studio dell’Avvocato Sergio Armaroli. Attenzione, però: non si deve commettere l’errore di pensare che la casa coniugale non possa mai essere abbandonata: occorre, però, che ci sia una ragione valida affinché questo avvenga, e che tale ragione costituisca il solo e reale motivo della separazione in corso.
In tale circostanza l’abbandono del tetto non può che essere considerato legittimo: giusto per fare qualche esempio, si pensi alla situazione di un uomo che se ne va di casa perché ha scoperto che la moglie ha una relazione extra-coniugale, o a quella di una donna che è costretta a scappare perché il marito la picchi. Nel momento in cui l’abbandono del tetto si configura come la conseguenza di un comportamento precedente, proprio tale comportamento è la causa effettiva della separazione e legittima l’abbandono stesso.

Lasciare casa si può: ecco come e quando abbandono tetto coniugale separazione

Informandosi da un avvocato per separazione a Bologna si può verificare quali sono le situazioni nelle quali si ha la possibilità di abbandonare il tetto coniugale senza subire le conseguenze di tale azione. L’abbandono è reputato legittimo in tutte le circostanze in cui sia determinato da un avvenimento, da una situazione di fatto o da un comportamento di un’altra persona (non solo il coniuge, ma anche i suoi familiari) che si dimostrano non compatibili con la prosecuzione della convivenza. L’abbandono non è sanzionato nemmeno se esso è dovuto a una crisi matrimoniale che è già in corso, tale da produrre una situazione compromessa o addirittura impossibile da tollerare, così da non permettere il prosieguo di una vita in comune.
Spetta alla persona che se ne va di casa l’onere della prova, e cioè il compito di dimostrare che è stato un comportamento colpevole altrui a determinare l’abbandono del tetto. Nel caso in cui non ci siano prove, pertanto, è consigliabile valutare in maniera preventiva la decisione, dal momento che essa potrebbe rivoltarsi contro chi la prende. Ovviamente, la sanzione civile e quella penale non scattano nel momento in cui l’abbandono del tetto domestico è supportato da una valida giustificazione.

abbandono tetto coniugale separazione: quali  sono le cause giustificatrici dell’abbandono

Nel corso del tempo i giudici hanno riconosciuto e identificato diverse cause giustificatrici per l‘abbandono del tetto coniugale, come per esempio una convivenza con i suoceri che diventa complicata e impossibile da tollerare o una convivenza ormai intollerabile. Non solo: l’abbandono è consentito anche se la convivenza è in grado di causare un grave pregiudizio all’istruzione e all’educazione dei figli o se ci sono motivi di carattere economico che rendono consigliabile o obbligano a una residenza differente, al di là del fatto che l’altro coniuge non sia intenzionato a spostarsi nella sistemazione nuova.
Per quel che riguarda la comunicazione della scelta di abbandonare il tetto coniugale, essa non può essere effettuata con una lettera, a meno che la fuga da casa non sia determinata da circostanze che possono essere addebitate al partner. In questo caso, la sola via che può essere seguita prima di andarsene da casa consiste nel depositare un ricorso per la separazione. Si entra nel penale, e cioè si è autori di un reato, se si lascia la casa coniugale con l’intenzione di non tornarvi per un periodo di tempo molto lungo, mentre il reato non è integrato nella circostanza di un allontanamento solo momentaneo.

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COSA DEVI ASPETTARTI DA UN AVVOCATO MATRIMONIALISTA? COSA DEVI CHIEDERGLI?

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Se si è in cerca di un avvocato matrimonialista di Bologna è indispensabile trovare un professionista che sia in grado di assicurare la migliore assistenza legale possibile alle coppie o ai coniugi che hanno intenzione di percorrere la via della separazione, sia essa giudiziale o consensuale, anche quando ci sono dei figli in gioco. Non di rado un avvocato impegnato in questo settore è affiancato da uno staff che comprende altri avvocati, ma anche psicologi, impegnati nel tenere sotto controllo la stabilità effettiva della coppia e pronti ad adottare tutte le precauzioni che si dovessero rendere eventualmente necessarie per evitare circostanze drammatiche.
Rivolgendosi allo studio dell’Avvocato Sergio Armaroli, avvocato matrimonialista di Bologna, si ha la possibilità di entrare in contatto con un professionista capace di far sentire chiunque a proprio agio. Occorre che chi svolge questo lavoro, infatti, metta le persone nelle condizioni di descrivere la propria storia con la massima libertà e senza timore di essere giudicato; è indispensabile che tutte le problematiche siano illustrate con dovizia di partic

La famiglia di fatto rappresenta un nucleo familiare non fondato sul matrimonio.

In giurisprudenza si dibatte ampiamente in merito alla tutela dei conviventi nonché degli eventuali figli.

Vi sono alcuni diritti riconosciuti ai conviventi di fatto, quali il diritto alla procreazione assistita (Legge n. 40 del 2004), il diritto alle informazioni sulla salute, altri diritti riconosciuti sia dal codice civile sia dal codice di procedura penale.

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L’avvocato matrimonialista e il divorzio

Un avvocato matrimonialista può essere contattato anche nel caso in cui si sia alle prese con un divorzio. Esso rappresenta il definitivo scioglimento dei vincoli matrimoniali: affinché possa essere reputato valido deve essere pronunciato tramite una sentenza di un tribunale. Le vie per arrivare al divorzio sono molteplici: in alcuni casi esso viene richiesto in maniera congiunta da entrambi i coniugi, mentre in altre circostanze è solo uno dei due partner a volerlo. Comunque, è sempre indispensabile che tutte e due le parti in causa siano assistite da un legale.

Come si può ben immaginare, nel caso di un divorzio richiesto congiuntamente l’iter è molto breve, dal momento che il procedimento si risolve subito, in un’udienza nella quale viene accertata – da parte del presidente del tribunale – l’impossibilità di ricomporre il matrimonio: a quel punto viene emessa la sentenza di divorzio. Se è solo uno dei due partner a voler divorziare, invece, la situazione è più complicata, e le tempistiche si allungano in maniera inevitabile. Il presidente del tribunale, in questo caso, deve prima di tutto provare a rinsaldare il vincolo matrimoniale; una volta che ha appurato che non esiste questa possibilità, emette tutti i provvedimenti del caso, sia per ciò che riguarda la tutela dei figli sia per ciò che riguarda il patrimonio. Se l’istruttoria si rivela molto elaborata e si prolunga nel tempo, è prevista la possibilità che sia emessa una sentenza provvisoria attraverso la quale ai coniugi venga restituito lo stato di libertà.

Come scegliere un avvocato matrimonialista, avvocato matrimonialista convivenze famiglia di fatto Bologna
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Che cosa sono gli accordi raggiunti in sede di divorzio

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Gli accordi relativi all’affidamento dei minori o agli aspetti economici che vengono raggiunti in sede di divorzio o in sede di separazione possono essere modificati nel corso del tempo e rinegoziati dopo che la sentenza è stata emessa se le condizioni economiche di un coniuge cambiano in modo sostanziale. Affinché ciò sia possibile, tuttavia, occorre rivolgersi di nuovo al tribunale, in modo tale che si arrivi a una nuova pattuizione.
Un avvocato matrimonialista può prestare la propria opera e garantire assistenza legale anche nel caso in cui uno dei due coniugi sia vittima di stalking da parte dell’altro: ciò avviene nel momento in cui viene messa in atto una condotta persecutoria che va a ledere la libertà personale della vittima, o addirittura la sua salute, per colpa degli stati di ansia e delle situazioni di terrore che si generano.

Come scegliere un avvocato matrimonialista

A questo punto ci si potrebbe chiedere come si fa a essere certi della validità e della professionalità dell’avvocato matrimonialista a cui si è intenzionati a rivolgersi. Va detto che, attualmente, quasi tutti i professionisti dispongono di un sito Internet in cui propongono il proprio curriculum; in alternativa, si può fare riferimento all’Ordine degli Avvocati della provincia di riferimento per ottenere indicazioni e informazioni sui nominativi più affidabili e validi a cui rivolgersi.

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