Avvocato a Bologna Sergio Armaroli

Un codice etico per gli avvocati matrimonialisti

Un codice etico per gli avvocati matrimonialisti
Un codice etico per gli avvocati matrimonialisti

 

CREDIMI LA SOLUZIONE E’ POSSIBILE, BASTA PENSARCI E ACCONTENTARSI DEL GIUSTO

Quando si parla di un avvocato matrimonialista si fa riferimento a un avvocato che esercita in maniera prevalente la propria attività nel campo del diritto di famiglia e dei minori. Negli ultimi tempi si è parlato con insistenza sempre maggiore della possibilità di introdurre, per gli avvocati del ramo, un codice deontologico: a tal proposito, tra gli operatori del settore e gli addetti ai lavori il dibattito è fervido. Il bisogno di un codice etico a cui debba sottostare ogni avvocato matrimonialista è motivato, in primo luogo, dalla delicatezza e dal carattere particolare delle questioni relative ai diritti dei minori.

I diritti dei minori

Proprio il coinvolgimento dei minori rappresenta una condizione che obbliga gli avvocati a mettere in atto precauzioni e atteggiamenti che consentano di salvaguardare l’equilibrio degli stessi, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. Per quanto possibile, è indispensabile che i minori non siano sottoposti a traumi che possono essere ricondotti ai conflitti tra i genitori. Gli avvocati devono avere un approccio tale da consentire loro di acquisire conoscenze che non hanno a che fare unicamente con gli aspetti strettamente giuridici relativi ai fatti, ma anche con il campo della mediazione familiare, quello della pedagogia e quello della psicologia.
Attenzione: questo non significa che un avvocato matrimonialista debba fare le veci di uno psicologo o svolgere il suo lavoro, ma semplicemente vuol dire che deve essere in possesso di competenze che gli permettano di identificare in maniera chiara e sicura le eventuali criticità del caso che sta affrontando, così che possa dare al proprio assistito i consigli più adatti in vista di un percorso che consenta di superare la crisi familiare, o almeno i suoi aspetti più conflittuali. Il tutto rientra nell’obiettivo di tutelare e salvaguardare gli interessi dei minori: ed è noto che la salvaguardia di tali interessi è sempre il più importante e preminente nell’ambito della struttura del diritto di famiglia, non solo a livello italiano ma anche europeo.

La funzione sociale di un avvocato matrimonialista

Rivolgendosi allo studio dell’Avvocato Sergio Armaroli ed entrando in contatto con un professionista del settore qualificato e forte di una lunga esperienza, ci si può rendere conto del fatto che un legale ricopre una funzione sociale molto importante. Il nuovo Codice Deontologico Forense all’articolo 56 stabilisce, a proposito dell’ascolto dei minori, che l’ascolto di un minore non può essere effettuato da un avvocato senza che vi sia il consenso delle persone che esercitano la responsabilità genitoriale, eccezion fatta per le circostanze in cui si palesi un conflitto di interessi.
Nelle controversie di carattere familiare o in materia minorile gli avvocati dei genitori devono evitare qualsiasi tipo di contatto e di colloquio con i figli minori a proposito delle circostanze relative alle controversie stesse. Nei procedimenti penali, invece, gli avvocati difensori sono tenuti a invitare in maniera formale coloro che esercitano la responsabilità genitoriale su un minore se hanno intenzione di conferire con lui, di richiedere delle sue dichiarazioni scritte o di assumere delle informazioni. La violazione dei divieti e dei doveri appena elencati viene punita in maniera grave, con una sanzione disciplinare che prevede una sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi.

L’ascolto dei minori

Nell’articolo 56 del Codice Deontologico Forense si fa riferimento, dunque, a un tema molto importante, che è quello relativo all’ascolto del minore. Un colloquio tra un minore e l’avvocato di un genitore che è parte nel conflitto può essere non solo pericoloso per il suo equilibrio, ma dannoso anche per il suo sviluppo. Si corre il rischio che le domande che vengono rivolte dal legale rappresentino un mezzo per conferire forza alla tesi difensiva del genitore assistito. Nei casi più gravi può succedere perfino che al minore vengano suggerite le risposte che dovranno essere date in sede di audizione all’organo giudicante. Insomma, in situazioni del genere non solo la serenità dei minori non viene preservata, ma essi finiscono catapultati direttamente dentro le dinamiche conflittuali dei genitori, in realtà che non di rado si dimostrano drammatiche. Non a caso negli ultimi anni i singoli consigli dell’ordine sono stati costretti a intervenire in più di un’occasione per adottare dei provvedimenti sanzionatori molto severi nei confronti di comportamenti ritenuti esecrabili.

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i rapporti tra azione di risoluzione e di risarcimento integrale da una parte, e azione di recesso e di ritenzione della caparra dall’altro, si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale?

 

ASSOLUTAMENTE SI COME PRECISATO DALLA CASSAZIONE

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Sul punto la Corte si è attenuta alla giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte che con la sentenza n. 553/2009, componendo un contrasto insorto sul punto, ha affermato che: i rapporti tra azione di risoluzione e di risarcimento integrale da una parte, e azione di recesso e di ritenzione della caparra dall’altro, si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale: proposta la domanda di risoluzione volta al riconoscimento del diritto al risarcimento integrale dei danni asseritamente subiti, non può ritenersene consentita la trasformazione in domanda di recesso con ritenzione di caparra perché verrebbe così a vanificarsi la stessa funzione della caparra, quella cioè di consentire una liquidazione anticipata e convenzionale dei danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, consentendosi inammissibilmente alla parte non inadempiente di “scommettere” puramente e semplicemente sul processo, senza rischi di sorta;

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l’azione di risoluzione avente natura costitutiva e l’azione di recesso si caratterizzano per evidenti disomogeneità morfologiche e funzionali che rendono inammissibile la trasformazione dell’una nell’altra;

i rapporti tra l’azione di risarcimento integrale e l’azione di recesso, isolatamente e astrattamente considerate, sono, a loro volta, di incompatibilità strutturale e funzionale;

 

8.Questa Corte intende confermare i principi espressi dalla sentenza delle sezioni unite dei 2009,non condividendo quanto affermato nella isolata ordinanza di questa Corte n. 24.841 del 2011 dove si afferma che la parte, in sostituzione della domanda adempimento o di risoluzione contrattuale per inadempimento con domanda di risarcimento del danno, può legittimamente invocare (senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei “nova” in sede di gravame) la facoltà di cui all’art. 1385 c.c., comma 2, poiché tale modificazione delle istanze originarie costituisce legittimo esercizio di un perdurante diritto di recesso rispetto alla domanda di adempimento, ed un’istanza di ampiezza più ridotta rispetto all’azione di risoluzione (Cass. Sez. 2, 11-1-1999 n. 186; Sez. 2, 23-9-1994 n. 7644). Tale decisione si fonda su una giurisprudenza di legittimità risalente nel tempo e dei tutto superata dalla decisione delle sezioni unite del 2009 da cui detta ordinanza si discosta senza contrastarne la motivazione con alcun argomento convincente e senza tenere conto dell’ulteriore rilievo che chi ammette una fungibilità tra le azioni lato sensu risarcitorie ignora che ciò si risolverebbe nella indiscriminata e gratuita opportunità di modificare, per ragioni di mera convenienza economica, la strategia processuale iniziale dopo averne sperimentato gli esiti”; dall’altro ancora, soltanto l’esclusione di una inestinguibile fungibilità tra rimedi consente di evitare situazioni di abuso e rende il contraente non inadempiente doverosamente responsabile delle scelte operate, impedendogli di sottrarsi ai risultati che ne conseguono, quando gli stessi non siano corrispondenti alle aspettative che ne hanno dettato la linea difensiva.

1)affidamento figli minorenni in caso di separazione 2)affidamento figli al padre caso di separazione, 3)affidamento figli con genitori non sposati, 4)affidamento esclusivo figli genitori non sposati

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Il tema riguarda i giorni nostri: molte coppie decidono di non sposarsi e convivere, coronando il loro amore con un figlio. Non è escluso che l’amore, anche quello più indissolubile, attraversi delle fasi di contrasto o, peggio, finisca nella separazione. In questo caso, come funziona l’affidamento dei figli?

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el quadro della nuova disciplina relativa ai “provvedimenti riguardo ai figli” dei coniugi separati, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis, come modificativamente e integrativamente riscritti dalla legge n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritto del minore (già consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con l. n. 176/1991) alla c.d. “bigenitorialità” (al diritto, cioè, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), l’affidamento “condiviso” (comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non più (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce, invece, ora eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo.

Alla regola dell’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore”.

Non avendo, per altro, il legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del Giudice nel caso concreto da adottarsi con “provvedimento motivato”, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, l’affidamento esclusivo.

L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sé, dalla mera conflittualità esistente fra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto.

Occorre viceversa, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come, nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza …).

 

 

Le norme del codice civile che regolano l’affidamento dei figli sono state oggetto di un’ampia riforma da parte della Legge 10/12/2012 n. 219 sulla filiazione naturale e del D.lvo 28/12/2013 n.154, che ha parificato la condizione giuridica di tutti i figli.

Il trattamento dei figli nati nel matrimonio o fuori dal matrimonio è lo stesso sia che i genitori siano sposati, che conviventi o non conviventi.
Quindi, se al momento della separazione della coppia di fatto sono presenti figli che siano ancora minorenni o maggiorenni non autosufficienti, è necessario avviare una pratica di regolazione dell’affido degli stessi.

QUANDO L’AFFIDO ESCLUSIVO?

 

. Si ritiene infatti che la semplice conflittualità non sia di per se ostativa all’affido condiviso ma lo diventa quando il figlio sia perennemente spettatore di conflitti estenuanti tra i genitori e a causa di ciò sia esposto a rischio di sofferenza psichica grave o a problematiche comportamentali. Inoltre è rilevante l’inidoneità alla condivisione dell’esercizio della responsabilità genitoriale quando conduce ad un pregiudizio per il minore (Cass. Civ. n. 16593/2008n. 21591/2012 e n. 12976/2012).

In sostanza, si preferisce l’affidamento esclusivo quando l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore.

fronte di un regime legale che impone l’affido condiviso se non in caso di contrasto dello stesso con l’interesse preminente del minore, non emergessero ragioni contrarie tali da giustificare l’affido dei minori alla sola madre. Secondo la Corte di merito la conflittualità esistente fra i due coniugi non può di per sè, nè astrattamente nè con riferimento allo specifico caso in esame, giustificare la deroga dal regime di affido condiviso in quanto lo stesso è stato ritenuto maggiormente idoneo a riequilibrare la condivisione del ruolo genitoriale in favore dell’interesse dei figli minori.

 

Quanto alla frequentazione dei figli con il padre, in caso di pendenza di processo penale per reati commessi contro i minori, occorre dar conto di una recente pronuncia della Cassazione, che presenta delle analogie col caso in questione, dalla quale si è discostato il Tribunale romano.

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 17/05/2021, n. 13217 (rv. 661393-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Provvedimenti per i figli – In genere – Separazione dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Sindrome di alienazione parentale (pas) – Rilevanza ai fini del cd. “super affido” all’altro genitore – Limiti – Fattispecie

In tema di affidamento del figlio di età minore, qualora un genitore denunci i comportamenti dell’altro tesi all’allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una sindrome di alienazione parentale (PAS), nella specie nella forma della sindrome della cd. “madre malevola” (MMS), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova comprese le consulenze tecniche e le presunzioni, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena. (Nella specie la S.C. ha cassato la decisione della corte di merito, che aveva disposto l’affido c.d. “super-esclusivo” al padre, in considerazione della gravità dei comportamenti della madre, trascurando però di valorizzare il suo positivo rapporto con la minore e senza operare una più ampia valutazione circa la possibilità di intraprendere un percorso di effettivo recupero delle capacità genitoriali). (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO VENEZIA, 16/12/2019)

 

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 09/08/2021, n. 22536 (rv. 662307-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Procedimento – Intervento p.m. – Provvedimenti – In genere – Mantenimento dei figli minori – Affidamento etero-familiare – Poteri del giudice “ex officio” di condanna dei genitori al pagamento di somme in favore del terzo affidatario – Esclusione – Fondamento

Nel giudizio avente ad oggetto la definizione dei rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi successivamente al divorzio o alla separazione, nel caso in cui sia disposto il collocamento del minore in affidamento etero familiare presso terzi, il giudice, senza una domanda del soggetto che ne avrebbe interesse, non può pronunciare, d’ufficio, la condanna dei genitori a corrispondere somme a titolo di mantenimento (a copertura delle spese anticipate per l’accoglienza, l’accudimento e l’educazione in ambiente comunitario) a favore di detti terzi (nella specie i servizi sociali di un Comune) atteso che l’obbligo di mantenimento del figlio minore gravante su ciascun genitore si configura in termini di rimborso della quota dovuta da uno dei genitori a favore dell’altro genitore che ha provveduto per intero al mantenimento del figlio. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO VENEZIA, 04/08/2017)

 

ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

SEPARAZIONE? QUANDO LA CONVIVENZA PER DIVERSI FATTORI E’ DIVENTATA INTOLLERABILE . IN ALCUNI CASI PUO’ ESSERE ADDEBITATA A UN CONIUGE PER ESEMPIO PER IL TRADIMENTO CHE OGGI PUO’ ESSERE ANCHE ONLINE

CHI CREDE

 

CHI CREDE CHE LA SEPARAZIONE SIA UNA COSA FACILE SI SBAGLIA!! AFFIDATI A UN AVVOCATO ESPERTO AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 

COSA PROVOCA  UNA SEPARAZIONE ?

1) UN TRADIMENTO 

2) MANCANZA DI DIALOGO

3) PROBLEMI ECONOMICI

4)DIVERGENZE SULL’EDUCAZIONE FIGLI

5) CONIUGE ARROGANTE O TROPPO POSSESSIVO

QUALI CONSEGUENZE NEGATIVE  PUO’ AVERE UNA SEPARAZIONE ?

IMPOVERIMENTO ECONOMICO

2) ANSIA E DEPRESSIONE PE RIL OCNIUGE  LASCIATO

3)PROBLEMATICHE CON I FIGLI S ENON BEN GESTITE

4) PROBLEMI DELLA CASA

5)PROBLEMI PER  UNA NUOVA VITA NON SMEPRE FACILE ANZI QUASI MAI 

 

Avvocato esperto e risolutivo separazioni divorzi affidi da anni mi occupo di separazioni e divorzi, anche per coppie non sposate. La fine del rapporto coniugale comporta punti critici che mi trovo spesso ad affrontare, quali ad esempio l’affidamento e le questioni patrimoniali.

Separazione “La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario aidoveri che derivano dal matrimonio”.

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LA SEPARAZIONE VA RISOLTA CON IMPEGNO PROFESSIONALITA’ E CALMA, MAI PRETENDERE PIU’ DEL POSSIBILE

ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

Avvocato esperto e risolutivo separazioni divorzi affidi mi occupo di separazioni tra coniugi, ponendomi come obiettivo principale quello di condurre per mano il coniuge che si sta separando nel doloroso iter giudiziale. Mi sforzo di offrire al mio assistito il miglior accordo con la controparte, per ridurre al minimo il dolore del suo “lutto”, non dimenticandomi mai di curarne gli interessi.

Ho seguito divorzi prevalentemente dalla parte del marito, ormai parte debole della procedura. La terminazione del rapporto coniugale comporta punti critici che mi trovo spesso ad affrontare, quali ad esempio l’affidamento e le questioni patrimoniali. Fornisco sia assistenza per il divorzio congiunto che giudiziale, qualora non si riuscisse ad ottenere un accordo condiviso

 Avvocato esperto e risolutivo separazioni divorzi affidi : fornisco sia assistenza per la separazione consensuale o il divorzio congiunto che giudiziale, qualora non si riuscisse ad ottenere un accordo condiviso.

 

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Con la separazione non viene meno lo status di coniuge ma incide su alcuni obblighi tipici del matrimonio: decade l’obbligo di convivenza e di fedeltà così come la comunione dei beni (se quello era il regime patrimoniale prescelto dai coniugi).
Permangono invece gli obblighi di mantenimento del coniuge, di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione della prole.

Diritto di famiglia

Separazioni, divorzi, rapporti personali e patrimoniali tra conviventi e cessazioni di convivenza, regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli nati fuori dal matrimonio, gestione dell’affidamento condiviso e problemi legati alla responsabilità genitoriale (limitazioni e decadenza), azioni di riconoscimento e disconoscimento di paternità, unioni civili

 

ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?
ASSEGNO DIVORZILE BOLOGNA

Secondo il codice civile italiano la separazione giudiziale

 si può avere su istanza di parte o perché ci sono state delle violazioni degli obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi o perché ci sono delle circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione del rapporto.
Il processo inizia con ricorso al presidente del tribunale, di norma, nel luogo in cui è individuata l’ultima residenza della coppia .

Nel ricorso dovranno essere indicati gli elementi sui quali si fonda la richiesta e la dichiarazione sull’esistenza di prole.
Il Presidente del Tribunale accogliendo il ricorso fissa con decreto la data della udienza di comparizione dei coniugi.
Chi ha presentato il ricorso dovrà provvedere a notificare il decreto all’altro coniuge. L’udienza di comparizione si svolge dinanzi al solo presidente del tribunale.

Volontaria giurisdizione e diritto di famiglia:

separazioni e divorzi, consensuali e giudiziali, assegnazione della casa coniugale, mantenimento dei figli e del coniuge, regime patrimoniale della famiglia, convivenze ed unioni di fatto, riconoscimento di paternità, stato della persona (interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno).

– separazioni – divorzi – affidamento – mantenimento – adozioni – successioni – e tutto ciò che concerne la materia del diritto di famiglia

L’avvocato Matrimonialista Bologna Sergio Armaroli vi seguira’ passo per passo nelle battute iniziali di una separazione, un momento delicato dove é necessaria la massima esperienza per non commettere errori che potrebbero avere effetti negativi dinanzi al giudice.

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La legge n.55 del 2015 ha previsto l’abbreviazione del periodo intercorrente tra la separazione ed il divorzio, da tre anni a un anno in caso di separazione giudiziale e a sei mesi in caso di separazione consensuale (anche se in presenza di figli).

In caso di separazione consensuale, i coniugi potranno chiedere il divorzio trascorsi solo sei mesi dall’omologa apposta dal Tribunale mentre, in caso di separazione giudiziale, potranno richiederlo trascorso 1 anno dall’udienza di comparizione innanzi al Presidente del Tribunale.

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Avvocato matrimonialista per la tua separazione e divorzio Bologna : come sceglierlo? Come scegliere un buon avvocato per la separazione e divorzio Bologna ? 

Non è certo un’impresa semplice, per chi non ha mai dovuto affrontare problemi di coppia.L’vvocato Matrimonialista  è come il cardiologo tra i medici che è esperto di cuore, l’’avvocato Matrimonialista è esperto di problematiche di coppia e di rottura di coppia .

E’ il dilemma che coglie ciascuno di noi quando sopravviene un problema di salute: a chi mi rivolgo?

SE HO BISOGNO DI UN BRAVO MEDICO DA CHI ANDARE?

A VOLTE TI CONSULTI CON CONOSCENTI MA POTREBBE  NON BASTARE

L’avvocato matrimonialista deve essere  preparato su tutte le problematiche di diritto di famiglia e pronto a consigliare i clienti quando si trovano ad affrntar e una problematica di separazione o divorzio .

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Premetto che  occorre  molta attenzione nella scelta dell’avvocato matrimonialista per la propria separazione o divorzio .

In primo luogo occorre rivolgersi a  un avvocato che  abbia esperienza in materia, questo vuol dire che abbia trattato molti casi di separazione  o divorzio sia consensuali che giudiziali.

Oggi guardando su internet, possiamo notare avvocati che hanno pubblicato molto e che masticano con facilita’ la materia , ma non dobbiamo farci ingannare, dobbiamo guardare  realmente cosa ci viene offerto e  a chi ci affidiamo.

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Consulenza e assistenza legale dei coniugi nelle varie procedure di separazione consensuale e giudiziale, divorzio congiunto e giudiziale. Procedimenti di separazione e divorzio veloci con Negoziazione Assistita. Problematiche riguardanti le famiglie di fatto (convivenze more uxorio), procedimenti riguardanti i figli nati da coppie non sposate, riconoscimenti di paternità, pratiche riguardanti il cambio del nome e del cognome.

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ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

  • Molti i motivi per cui  la coppia può andare in crisi per i più svariati motivi che possono andare dal tradimento a motivi più complessi legati a problemi economici che nell’arco della vita possono colpire chiunque di noi, o ad incompatibilità caratteriale che il più delle volte emerge solo dopo aver compiuto il “grande passo”.
  • La separazione consensualedei coniugi è una procedura più rapida e meno dispendiosa di quella giudiziale.
  • Viene definita consensuale in quanto è richiesta l’intesa dei coniugi sulla decisone di separarsi e su come disciplinare i rapporti reciproci nonché di quelli con i figli.
  • L’accordo dovrà infatti regolamentare gli effetti tipici della separazione, quali l’affidamento della prole (affidamento condiviso o, solo in casi eccezionali, affidamento monogenitorale), il mantenimento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale, l’assegno di mantenimento a favore di un coniuge (ove sussistano i presupposti).
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LA SEPARAZIONE CONSENSUALE

Il mio consiglio percorrere sempre la possibilita’ di una separazione consensuale quando una coppia decide di sciogliere il vincolo matrimoniale.

Si tratta, sostanzialmente, di un accordo che nasce dalla reciproca volontà dei coniugi, consacrato attraverso un ricorso al Tribunale territorialmente competente. La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. (1)

  • La competenza dell’organo giudicante si desume, per questa materia, in base alla residenza comune di entrambi i coniugi. Tempi della separazione consensuale: i tempi per ottenere l’omologa della separazione sono solitamente brevi.
  • Presso il Tribunale di Bologna  l’udienza di comparizione viene fissata sempre entro 3/4 mesi dal deposito della domanda. L’omologa segue sempre entro un mese dall’udienza di comparizione dei coniugi.  

 aggiungere una soluzione consensuale di separazione e divorzio anche mediante accordo di negoziazione assistita, ossia con un patto formalizzato e sottoscritto dalle parti in studio direttamente davanti all’avvocato per separazioni di Bologna , senza ricorso al Tribunale.

Il diritto della famiglia si occupa di tutte le questioni inerenti a questi temi: dai rapporti di genitorialità, come la potestà e il suo concreto esercizio, sino alle vicende della crisi coniugale, che dall’assegnazione della casa coniugale vedono giungono a coinvolgere fondamentali decisioni che i coniugi devono assumere a proposito dell’affidamento condiviso dei figli.

L’ordinamento italiano prevede lo strumento della separazione personale dei coniugi, che può avvenire in via consensuale o giudiziale, il divorzio e la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato in Chiesa, lo scioglimento della comunione dei beni dei coniugi.

L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna , dedica particolare attenzione alla raccolta dei documenti e all’istruttoria di questi procedimenti, cercando di favorire una soluzione dei problemi che sia il meno conflittuale possibile.

Come noto, in alcuni casi è inoltre seguire personalmente il procedimento in Tribunale, senza l’assistenza dell’avvocato. Anche in questi casi lo Studio mette a disposizione le competenze professionali a titolo di assistenza per la redazione degli atti necessari che i coniugi potranno poi depositare personalmente.

L’attività tratta il diritto di famiglia e delle persone, con particolare riferimento ai rapporti tra genitori e figli e a quelli personali e patrimoniali tra coniugi, al riconoscimento e al disconoscimento della paternità, alle cause di separazione e divorzio, alle procedure di affidamento dei minori e alla protezione contro gli abusi e la violenza. I professionisti guidati dall’avvocato esperto in separazioni a Bologna si occupano sia della crisi del matrimonio, della separazione e del divorzio, sia dell’affidamento dei figli minori. Il sistema giuridico offre oggi strumenti giuridici di ogni tipo: patti prematrimoniali, accordi tra conviventi, sistemazioni e cause successorie, responsabilità civile, tutela penale, amministrazione di sostegno, trascrizione di vincoli alla proprietà in funzione di tutela di molteplici interessi familiari.

Fondamentale nel ricorso per separazione consensuale  che va firmato da entrambi i coniugi con particolare riferimento all’affidamento dei figli, sul mantenimento e sulle modalità di frequentazione degli stessi, sulla somma periodica da corrispondere eventualmente al coniuge meno abbiente, all’assegnazione della casa coniugale e così via. Le attività svolte dallo Studio riguardano:

  • separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale
  • divorzio, congiunto o contenzioso
  • ricorso per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio
  • affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita

interdizioni, inabilitazioni e nomina di amministratore di sostegno

Diritto di famiglia.

Separazioni e divorzi consensuali e giudiziali.

Modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

Accordi prematrimoniali.

Comunione legale dei coniugi: problematiche e rimedi.

  • Amministrazione di sostegno. Tutela e Curatela.

Vi sara’ una udienza del presidente del Tribunale (a volte presidente di sezione o magistrato facente funzioni di presidente).

Nel corso di tale udienza (detta “udienza Presidenziale”) si dovrebbe esperire il tentativo di conciliazione dei coniugi, il quale raramente dà esito positivo. Qualora ciò accadesse, la prassi prevede la redazione del verbale di conciliazione che sancisce la volontà dei coniugi di conciliarsi.

Diritto di famiglia spesso è sinonimo di cause di separazione e di divorzio.  La posizione dell’ Avvocato Sergio Armaroli separazioni e divorzi Bologna  in questi casi, sebbene specializzato come avvocato divorzista, al di là di qualsiasi interesse, suggerisce di applicare e studiare tutti i mezzi e strumenti per evitare di arrivare a questa situazione di separazione definitiva.

Quando però si presentano casi non risolvibili, per cui quindi è necessario l’intervento del legale, lo studio si propone come il miglior partner per tutte le cause di divorzio e di separazione.

Si intende come separazione lo stato di sospensione del contratto del matrimonio, in attesa di una riappacificazione o del definitivo scioglimento. Si intende invece come divorzio l’effettivo scioglimento del contratto del matrimonio, che può avvenire in modo consensuale, se entrambe le parti trovano appunto un accordo sullo scioglimento, oppure in modo giudiziale, quando una delle due parti si oppone.

Nella ben più frequente ipotesi in cui le parti rinnovano la loro volontà di separarsi alle condizioni riportate nel ricorso, il Tribunale adito opera un controllo di conformità tra le richieste dei coniugi e la normativa vigente, prestando grande attenzione alle statuizioni inerenti l’affidamento della prole ed il suo mantenimento.

Questa operazione viene chiamata omologazione, e consiste, precisamente, nel controllo sulla conformità e compatibilità degli accordi di separazione alla legge. Essa conferisce piena efficacia agli accordi di separazione.

Separazione dei coniugi avvocato divorzista Bologna

  • Separazione consensuale
  • Separazione giudiziale
  • Negoziazione assistita
  • Modifica condizioni di separazione
  • Assegnazione della casa coniugale
  • Mantenimento dei figli
  • Mantenimento del coniuge
  • Ordine di protezione contro gli abusi familiari

Divorzio avvocato divorzista Bologna

  • Divorzio congiunto
  • Divorzio contenzioso
  • Negoziazione assistita
  • Modifica delle condizioni di divorzio
  • Mantenimento dei figli
  • Mantenimento dell’ex coniuge
  • Assegno una tant
  •  

Affidamento, mantenimento e collocamento dei figli

  • Affidamento condiviso
  • Affidamento esclusivo
  • Diritto di visita del genitore non collocatario
  • Mantenimento dei figli
  • Assegnazione della casa familiare

Dopo quanto ci si puo’ divorziare? 6 mesi dall’omologazione è ora possibile avviare la procedura per conseguire il divorzio. Anche in tal caso, il consenso di entrambi i coniugi rappresenta un elemento fondamentale per una maggiore celerità della procedura. Diritto di Famiglia

ALTEDO AVVOCATO divorzista separazioni DIVORZI ALTEDO  3 CONSIGLI 3 NOVITA’ 3 problematiche ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?
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Da avvocato matrimonialista mi occupo quotidianamente di fratture familiari, assegnazione della casa, affidamento condiviso e collocazione dei figli, assegni di mantenimento e di divorzio, attribuzione di quota del Tfr e della pensione di reversibilità. Queste crisi creano situazioni di stress nei rapporti tra i coniugi e con i figli e provocano conflitti di natura patrimoniale o economico-finanziari che vanno affrontati sotto ogni aspetto. Dal raggiungimento di un accordo bonario, al confronto giudiziario attraverso un’adeguata assistenza stragiudiziale e processuale.

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

RIFERIMENTI NORMATIVI E

Ai fini della pronuncia della separazione giudiziale dei coniugi, costituiscono gravi violazioni dei doveri nascenti dal matrimonio le reiterate violenze fisiche e morali inflitte da un coniuge ai danni dell’altro in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza e l’addebitabilità della separazione all’autore delle medesime. L’accertata violenza endofamiliare costituisce certamente causa di addebito della separazione, anche nel caso in cui si verifichi un singolo episodio, considerato che “un simile comportamento costituisce affermazione della supremazia di una persona su di un’altra persona e disconoscimento della parità della dignità di ogni persona, che è il principio che sta alla base di tutti i diritti fondamentali considerati dalla nostra Costituzione, ed è, pertanto, comportamento di per sé idoneo a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia”.

In tema di separazione giudiziale, la domanda di addebito costituisce, ove fondata sulla pretesa violazione dei doveri coniugali, richiesta autonoma rispetto a quella di separazione sic et simpliciter, la cui causa petendi è invece costituita dall’intollerabilità della convivenza, tanto da averla qualificata sin da epoca risalente, allorquando fosse stata proposta dopo quella di separazione, come “domanda nuova” e non già come emendatio libelli. Ne discende che se deve ritenersi di norma preclusa alla parte ricorrente la facoltà di formulare istanza di addebito oltre il ricorso introduttivo, è riconosciuto il potere di proporla, con la memoria integrativa con la quale soltanto nel passaggio dalla fase processuale sommaria a quella di cognizione ordinaria si ristabilisce appieno la simmetria del contraddittorio e la conseguente pienezza dei diritti di difesa del resistente nel momento in cui si cristallizza il definitivo thema decidendum.

Art.3 Legge n.898/1970 (presupposti della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio).

  1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

  1. a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
  2. b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 c.p. e per uno dei delitti di cui agli artt. 519, 521, 523, 524 c.p. ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  3. c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  4. d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582 c.p., quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583 c.p., e agli artt. 570, 572 e 643 c.p. in danno del coniuge o di un figlio.

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa.

2) nei casi in cui:

  1. a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
  2. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970. 

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. 

L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;

  1. c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
  2. d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
  3. e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
  4. f) il matrimonio non è stato consumato;
  5. g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge n.164 del 14/04/1982. 

Art.4 legge n.898/1970 (la domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione del matrimonio).

  1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge. 
  2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.
  3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all’ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l’annotazione in calce all’atto. 
  4. Nel ricorso deve essere indicata l’esistenza di figli di entrambi i coniugi. 
  5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.
  6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.
  7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.
  8. Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d’ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L’ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l’art. 189 delle disp. att. c.p.c.
  9. Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell’udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all’art. 163 bis c.p.c. ridotti a metà.
  10. Con l’ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli artt. 166 e 167 c.p.c., primo e secondo comma, nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’art. 167 c.p.c. e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.
  11. All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l’art. 184 c.p.c.
  12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’articolo 10.
  13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.
  14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.
  15. L’appello è deciso in camera di consiglio.
  16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8. 

Art. 5 legge n.898/1970 (la disciplina).

  1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l’intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all’art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza. 
  2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio. 
  3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela. 
  4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti. 
  5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell’art. 72 c.p.c. proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.
  6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive 
  7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione. 
  8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico. 
  9. I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria. 
  10. L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.
  11. Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze.

*****

La legge prevede che possa essere richiesta quando si verificano eventi la cui gravità è tale da pregiudicare e rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza tra i coniugi o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

In sostanza e nella pratica, si può richiedere sempre; è sufficiente che uno dei coniugi ne abbia l’intenzione e che il rapporto con l’altro coniuge si sia degradato.

Questa tipologia di separazione, a differenza di quella consensuale, implica l’instaurarsi di una vera e propria lite giudiziale tra i coniugi, la quale ha inizio con la presentazione del relativo ricorso al Tribunale competente da parte di UNO SOLO dei due coniugi.

Al termine del giudizio, il Tribunale, pronunziando con sentenza la separazione, dichiara, qualora ne sia stata fatta richiesta da uno dei coniugi o da entrambi e laddove ne ricorrano le circostanze, a quale dei ricorrenti sia addebitabile la separazione (colpa), a seguito di un’attenta valutazione della condotta da questi tenuta e del loro carattere conforme o contrario ai doveri coniugali. “La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario aidoveri che derivano dal matrimonio”.

È dalla formulazione letterale dell’art. 151 c.c. che si muove per evidenziare gli aspetti più rilevanti della separazione giudiziale, istituto giuridico contemplato nel nostro ordinamento per le ipotesi in cui i coniugi, che intendano separarsi legalmente, non raggiungano un accordo.

La norma individua, invero, quali presupposti per avanzare domanda di separazione giudiziale, fatti obiettivi che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza o pregiudichino gravemente l’educazione dei figli.

Il concetto di intollerabilità della vita coniugale, in particolare, è stato ampliato dalla giurisprudenza di legittimità, potendo dipendere anche dalla mera “condizione di disaffezione o di distacco spirituale di uno solo dei coniugi”(Corte di Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 8713 del 29 aprile 2015).

L’addebito della separazione e quindi il riconoscimento della responsabilità di uno dei coniugi del fallimento matrimoniale può scaturire da comportamenti deprecabili come violenze domestiche e vessazioni psicologiche, la commissione di reati da parte di un coniuge nei confronti dell’altro, oppure atteggiamenti che minano la serenità della coppia come l’estrema gelosia o il rifiuto del coniuge più facoltoso di fornire all’altro i mezzi di sostentamento e così via.

Purtroppo, quando si arriva a contattare un avvocato, è assai improbabile che serva per tentare di riconciliarsi, ma è molto più probabile, che si sia già giunti ad una decisione, ossia di mettere fine ad un matrimonio che, per le più svariate ragioni, non ha funzionato.

La separazione si differenzia dal divorzio per i seguenti motivi:

1) Non determina lo scioglimento del vincolo, per cui i coniugi non possono contrarre nuovo matrimonio.
2) Ha carattere transitorio poiché i coniugi possono riconciliarsi in qualunque momento.

La legge disciplina i rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi, fissando una serie di diritti e doveri reciproci.
È infatti sancito che “il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, di modo che, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono gli stessi doveri concordando, tra loro, l’indirizzo della vita familiare avendo, ognuno di loro, il potere di attuare l’indirizzo concordato”.
In merito agli obblighi che derivano dal matrimonio, la legge dispone che:

1) vi è l’obbligo reciproco di coabitazione (normale convivenza, comunione della casa coniugale e di vita sessuale);
2) fedeltà (obbligo per i coniugi di astenersi dai rapporti sessuali con altre persone)
3) assistenza e collaborazione (assistenza morale ed assistenza materiale)
4) contribuzione (ognuno dei coniugi deve contribuire in base alle proprie sostanze, capacità lavorativa e di lavoro casalingo) ai bisogni della famiglia.
5) Obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli tenendo conto delle loro inclinazioni, capacità ed ispirazioni.

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ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

Quando ci si deve separare con figlio minorenne è importante sapere che ogni bambino reagisce a modo suo alla notizia della separazione dei genitori, a seconda dell’età, del carattere, della personalità. Alla tristezza iniziale, comune a tutti, può far seguito una grande rabbia o, per contro, una sorta di apatia che sembra non celare alcuna emozione. In altri casi, i bambini diventano bambini perfetti, pensando che, in questo modo, riusciranno in qualche modo a salvare la situazione familiare. Separarsi con figlio fa sorgere anche obblighi di mantenimento verso la prole. Questi obblighi sono codificati nell’art. 147 c.c. rubricato con il titolo di “Doveri verso i figli” il quale dispone che “Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Anche se l’art. 147 c.c. fa riferimento ai figli nati durante il matrimonio, oggi, anche dopo la riforma ex legge del 10 dicembre 2012 n, 219, relativa alla sostanziale equiparazione dei figli nati durante o fuori dal matrimonio, si può dire che tali obblighi sorgono sempre a favore dei figli ed a carico dei genitori.

3 CONSIGLI

1)CERCARE DI ARRIVARE A UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE

2)EVITARE LA SEPARAZIONE SE SI PUO’

3)NON LITIGARE

3 NOVITA’

1TEMPI BREVI

2) UN AVVOCATO ESPERTO

3)NEGOZIAZIONE ASSISTITA

3 PROBLEMATICHE

1)CASA CONIUGALE

2)AFFIDO FIGLI

Nel complesso iter giuziale, dall’inizio sino al suo compimento, devono essere tutelati e protetti i diritti dei componenti più deboli del nucleo familiare, quelli ai quali la Costituzione stessa e importanti convenzioni internazionali si rivolgono per la salvaguardia della loro tutela, ovvero i figli minori. Lo studio legale degli avvocati divorzisti ha un’esperienza consolidata che permette di attingere a ogni possibilità fornita dall’ordinamento giuridico a favore dei minori, sia in ambito civile che in sede penale, sia contro il comportamente del coniuge che non ottempera all’ordinanza del presidente del tribunale civile ove vengono statuiti i propri obblighi, sia in sede di rivalsa per il mancato mantenimento sia materiale che affettivo nei confronti dei figli.

3)ASSEGNO MANTENIMENTO

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 si può avere su istanza di parte o perché ci sono state delle violazioni degli obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi o perché ci sono delle circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione del rapporto.
Il processo inizia con ricorso al presidente del tribunale, di norma, nel luogo in cui è individuata l’ultima residenza della coppia .

AFFIDO-CONDIVISO-SEPARAZIONE-E-DIVORZIO-
separazione assegno  figli- e con figli piccolissimi

Nel ricorso dovranno essere indicati gli elementi sui quali si fonda la richiesta e la dichiarazione sull’esistenza di prole.
Il Presidente del Tribunale accogliendo il ricorso fissa con decreto la data della udienza di comparizione dei coniugi.
Chi ha presentato il ricorso dovrà provvedere a notificare il decreto all’altro coniuge. L’udienza di comparizione si svolge dinanzi al solo presidente del tribunale.

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SE STAI LEGGENDO VUOL DIRE CHE SEI PREOCCUPATO PER LA TUA SEPARAZIONE!!! CHE QUALCOSA NON VA E FORSE HAI BISOGNO DI AIUTO, ALLORA CHIAMA 051 6447838 PARLI CON L’AVVOCATO ESPERTO

Con la separazione non viene meno lo status di coniuge ma incide su alcuni obblighi tipici del matrimonio: decade l’obbligo di convivenza e di fedeltà così come la comunione dei beni (se quello era il regime patrimoniale prescelto dai coniugi).
Permangono invece gli obblighi di mantenimento del coniuge, di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione della prole.

Diritto di famiglia

Separazioni, divorzi, rapporti personali e patrimoniali tra conviventi e cessazioni di convivenza, regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli nati fuori dal matrimonio, gestione dell’affidamento condiviso e problemi legati alla responsabilità genitoriale (limitazioni e decadenza), azioni di riconoscimento e disconoscimento di paternità, unioni civili

 

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ASSEGNO DIVORZILE BOLOGNA

Secondo il codice civile italiano la separazione giudiziale

 si può avere su istanza di parte o perché ci sono state delle violazioni degli obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi o perché ci sono delle circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione del rapporto.
Il processo inizia con ricorso al presidente del tribunale, di norma, nel luogo in cui è individuata l’ultima residenza della coppia .

Nel ricorso dovranno essere indicati gli elementi sui quali si fonda la richiesta e la dichiarazione sull’esistenza di prole.
Il Presidente del Tribunale accogliendo il ricorso fissa con decreto la data della udienza di comparizione dei coniugi.
Chi ha presentato il ricorso dovrà provvedere a notificare il decreto all’altro coniuge. L’udienza di comparizione si svolge dinanzi al solo presidente del tribunale.

Volontaria giurisdizione e diritto di famiglia:

separazioni e divorzi, consensuali e giudiziali, assegnazione della casa coniugale, mantenimento dei figli e del coniuge, regime patrimoniale della famiglia, convivenze ed unioni di fatto, riconoscimento di paternità, stato della persona (interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno).

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L’avvocato Matrimonialista Bologna Sergio Armaroli vi seguira’ passo per passo nelle battute iniziali di una separazione, un momento delicato dove é necessaria la massima esperienza per non commettere errori che potrebbero avere effetti negativi dinanzi al giudice.

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La legge n.55 del 2015 ha previsto l’abbreviazione del periodo intercorrente tra la separazione ed il divorzio, da tre anni a un anno in caso di separazione giudiziale e a sei mesi in caso di separazione consensuale (anche se in presenza di figli).

In caso di separazione consensuale, i coniugi potranno chiedere il divorzio trascorsi solo sei mesi dall’omologa apposta dal Tribunale mentre, in caso di separazione giudiziale, potranno richiederlo trascorso 1 anno dall’udienza di comparizione innanzi al Presidente del Tribunale.

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Non è certo un’impresa semplice, per chi non ha mai dovuto affrontare problemi di coppia.L’vvocato Matrimonialista  è come il cardiologo tra i medici che è esperto di cuore, l’’avvocato Matrimonialista è esperto di problematiche di coppia e di rottura di coppia .

E’ il dilemma che coglie ciascuno di noi quando sopravviene un problema di salute: a chi mi rivolgo?

SE HO BISOGNO DI UN BRAVO MEDICO DA CHI ANDARE?

A VOLTE TI CONSULTI CON CONOSCENTI MA POTREBBE  NON BASTARE

L’avvocato matrimonialista deve essere  preparato su tutte le problematiche di diritto di famiglia e pronto a consigliare i clienti quando si trovano ad affrntar e una problematica di separazione o divorzio .

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Premetto che  occorre  molta attenzione nella scelta dell’avvocato matrimonialista per la propria separazione o divorzio .

In primo luogo occorre rivolgersi a  un avvocato che  abbia esperienza in materia, questo vuol dire che abbia trattato molti casi di separazione  o divorzio sia consensuali che giudiziali.

Oggi guardando su internet, possiamo notare avvocati che hanno pubblicato molto e che masticano con facilita’ la materia , ma non dobbiamo farci ingannare, dobbiamo guardare  realmente cosa ci viene offerto e  a chi ci affidiamo.

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Consulenza e assistenza legale dei coniugi nelle varie procedure di separazione consensuale e giudiziale, divorzio congiunto e giudiziale. Procedimenti di separazione e divorzio veloci con Negoziazione Assistita. Problematiche riguardanti le famiglie di fatto (convivenze more uxorio), procedimenti riguardanti i figli nati da coppie non sposate, riconoscimenti di paternità, pratiche riguardanti il cambio del nome e del cognome.

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ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

  • Molti i motivi per cui  la coppia può andare in crisi per i più svariati motivi che possono andare dal tradimento a motivi più complessi legati a problemi economici che nell’arco della vita possono colpire chiunque di noi, o ad incompatibilità caratteriale che il più delle volte emerge solo dopo aver compiuto il “grande passo”.
  • La separazione consensualedei coniugi è una procedura più rapida e meno dispendiosa di quella giudiziale.
  • Viene definita consensuale in quanto è richiesta l’intesa dei coniugi sulla decisone di separarsi e su come disciplinare i rapporti reciproci nonché di quelli con i figli.
  • L’accordo dovrà infatti regolamentare gli effetti tipici della separazione, quali l’affidamento della prole (affidamento condiviso o, solo in casi eccezionali, affidamento monogenitorale), il mantenimento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale, l’assegno di mantenimento a favore di un coniuge (ove sussistano i presupposti).
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LA SEPARAZIONE CONSENSUALE

Il mio consiglio percorrere sempre la possibilita’ di una separazione consensuale quando una coppia decide di sciogliere il vincolo matrimoniale.

Si tratta, sostanzialmente, di un accordo che nasce dalla reciproca volontà dei coniugi, consacrato attraverso un ricorso al Tribunale territorialmente competente. La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. (1)

  • La competenza dell’organo giudicante si desume, per questa materia, in base alla residenza comune di entrambi i coniugi. Tempi della separazione consensuale: i tempi per ottenere l’omologa della separazione sono solitamente brevi.
  • Presso il Tribunale di Bologna  l’udienza di comparizione viene fissata sempre entro 3/4 mesi dal deposito della domanda. L’omologa segue sempre entro un mese dall’udienza di comparizione dei coniugi.  

 aggiungere una soluzione consensuale di separazione e divorzio anche mediante accordo di negoziazione assistita, ossia con un patto formalizzato e sottoscritto dalle parti in studio direttamente davanti all’avvocato per separazioni di Bologna , senza ricorso al Tribunale.

Il diritto della famiglia si occupa di tutte le questioni inerenti a questi temi: dai rapporti di genitorialità, come la potestà e il suo concreto esercizio, sino alle vicende della crisi coniugale, che dall’assegnazione della casa coniugale vedono giungono a coinvolgere fondamentali decisioni che i coniugi devono assumere a proposito dell’affidamento condiviso dei figli.

L’ordinamento italiano prevede lo strumento della separazione personale dei coniugi, che può avvenire in via consensuale o giudiziale, il divorzio e la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato in Chiesa, lo scioglimento della comunione dei beni dei coniugi.

L’avvocato Sergio Armaroli di Bologna , dedica particolare attenzione alla raccolta dei documenti e all’istruttoria di questi procedimenti, cercando di favorire una soluzione dei problemi che sia il meno conflittuale possibile.

Come noto, in alcuni casi è inoltre seguire personalmente il procedimento in Tribunale, senza l’assistenza dell’avvocato. Anche in questi casi lo Studio mette a disposizione le competenze professionali a titolo di assistenza per la redazione degli atti necessari che i coniugi potranno poi depositare personalmente.

L’attività tratta il diritto di famiglia e delle persone, con particolare riferimento ai rapporti tra genitori e figli e a quelli personali e patrimoniali tra coniugi, al riconoscimento e al disconoscimento della paternità, alle cause di separazione e divorzio, alle procedure di affidamento dei minori e alla protezione contro gli abusi e la violenza. I professionisti guidati dall’avvocato esperto in separazioni a Bologna si occupano sia della crisi del matrimonio, della separazione e del divorzio, sia dell’affidamento dei figli minori. Il sistema giuridico offre oggi strumenti giuridici di ogni tipo: patti prematrimoniali, accordi tra conviventi, sistemazioni e cause successorie, responsabilità civile, tutela penale, amministrazione di sostegno, trascrizione di vincoli alla proprietà in funzione di tutela di molteplici interessi familiari.

Fondamentale nel ricorso per separazione consensuale  che va firmato da entrambi i coniugi con particolare riferimento all’affidamento dei figli, sul mantenimento e sulle modalità di frequentazione degli stessi, sulla somma periodica da corrispondere eventualmente al coniuge meno abbiente, all’assegnazione della casa coniugale e così via. Le attività svolte dallo Studio riguardano:

  • separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale
  • divorzio, congiunto o contenzioso
  • ricorso per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio
  • affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita

interdizioni, inabilitazioni e nomina di amministratore di sostegno

Diritto di famiglia.

Separazioni e divorzi consensuali e giudiziali.

Modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

Accordi prematrimoniali.

Comunione legale dei coniugi: problematiche e rimedi.

  • Amministrazione di sostegno. Tutela e Curatela.

Vi sara’ una udienza del presidente del Tribunale (a volte presidente di sezione o magistrato facente funzioni di presidente).

Nel corso di tale udienza (detta “udienza Presidenziale”) si dovrebbe esperire il tentativo di conciliazione dei coniugi, il quale raramente dà esito positivo. Qualora ciò accadesse, la prassi prevede la redazione del verbale di conciliazione che sancisce la volontà dei coniugi di conciliarsi.

Diritto di famiglia spesso è sinonimo di cause di separazione e di divorzio.  La posizione dell’ Avvocato Sergio Armaroli separazioni e divorzi Bologna  in questi casi, sebbene specializzato come avvocato divorzista, al di là di qualsiasi interesse, suggerisce di applicare e studiare tutti i mezzi e strumenti per evitare di arrivare a questa situazione di separazione definitiva.

Quando però si presentano casi non risolvibili, per cui quindi è necessario l’intervento del legale, lo studio si propone come il miglior partner per tutte le cause di divorzio e di separazione.

Si intende come separazione lo stato di sospensione del contratto del matrimonio, in attesa di una riappacificazione o del definitivo scioglimento. Si intende invece come divorzio l’effettivo scioglimento del contratto del matrimonio, che può avvenire in modo consensuale, se entrambe le parti trovano appunto un accordo sullo scioglimento, oppure in modo giudiziale, quando una delle due parti si oppone.

Nella ben più frequente ipotesi in cui le parti rinnovano la loro volontà di separarsi alle condizioni riportate nel ricorso, il Tribunale adito opera un controllo di conformità tra le richieste dei coniugi e la normativa vigente, prestando grande attenzione alle statuizioni inerenti l’affidamento della prole ed il suo mantenimento.

Questa operazione viene chiamata omologazione, e consiste, precisamente, nel controllo sulla conformità e compatibilità degli accordi di separazione alla legge. Essa conferisce piena efficacia agli accordi di separazione.

Separazione dei coniugi avvocato divorzista Bologna

  • Separazione consensuale
  • Separazione giudiziale
  • Negoziazione assistita
  • Modifica condizioni di separazione
  • Assegnazione della casa coniugale
  • Mantenimento dei figli
  • Mantenimento del coniuge
  • Ordine di protezione contro gli abusi familiari

Divorzio avvocato divorzista Bologna

  • Divorzio congiunto
  • Divorzio contenzioso
  • Negoziazione assistita
  • Modifica delle condizioni di divorzio
  • Mantenimento dei figli
  • Mantenimento dell’ex coniuge
  • Assegno una tant
  •  

Affidamento, mantenimento e collocamento dei figli

  • Affidamento condiviso
  • Affidamento esclusivo
  • Diritto di visita del genitore non collocatario
  • Mantenimento dei figli
  • Assegnazione della casa familiare

Dopo quanto ci si puo’ divorziare? 6 mesi dall’omologazione è ora possibile avviare la procedura per conseguire il divorzio. Anche in tal caso, il consenso di entrambi i coniugi rappresenta un elemento fondamentale per una maggiore celerità della procedura. Diritto di Famiglia

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Da avvocato matrimonialista mi occupo quotidianamente di fratture familiari, assegnazione della casa, affidamento condiviso e collocazione dei figli, assegni di mantenimento e di divorzio, attribuzione di quota del Tfr e della pensione di reversibilità. Queste crisi creano situazioni di stress nei rapporti tra i coniugi e con i figli e provocano conflitti di natura patrimoniale o economico-finanziari che vanno affrontati sotto ogni aspetto. Dal raggiungimento di un accordo bonario, al confronto giudiziario attraverso un’adeguata assistenza stragiudiziale e processuale.

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

RIFERIMENTI NORMATIVI E

Ai fini della pronuncia della separazione giudiziale dei coniugi, costituiscono gravi violazioni dei doveri nascenti dal matrimonio le reiterate violenze fisiche e morali inflitte da un coniuge ai danni dell’altro in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza e l’addebitabilità della separazione all’autore delle medesime. L’accertata violenza endofamiliare costituisce certamente causa di addebito della separazione, anche nel caso in cui si verifichi un singolo episodio, considerato che “un simile comportamento costituisce affermazione della supremazia di una persona su di un’altra persona e disconoscimento della parità della dignità di ogni persona, che è il principio che sta alla base di tutti i diritti fondamentali considerati dalla nostra Costituzione, ed è, pertanto, comportamento di per sé idoneo a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia”.

In tema di separazione giudiziale, la domanda di addebito costituisce, ove fondata sulla pretesa violazione dei doveri coniugali, richiesta autonoma rispetto a quella di separazione sic et simpliciter, la cui causa petendi è invece costituita dall’intollerabilità della convivenza, tanto da averla qualificata sin da epoca risalente, allorquando fosse stata proposta dopo quella di separazione, come “domanda nuova” e non già come emendatio libelli. Ne discende che se deve ritenersi di norma preclusa alla parte ricorrente la facoltà di formulare istanza di addebito oltre il ricorso introduttivo, è riconosciuto il potere di proporla, con la memoria integrativa con la quale soltanto nel passaggio dalla fase processuale sommaria a quella di cognizione ordinaria si ristabilisce appieno la simmetria del contraddittorio e la conseguente pienezza dei diritti di difesa del resistente nel momento in cui si cristallizza il definitivo thema decidendum.

Art.3 Legge n.898/1970 (presupposti della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio).

  1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

  1. a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
  2. b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 c.p. e per uno dei delitti di cui agli artt. 519, 521, 523, 524 c.p. ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  3. c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  4. d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582 c.p., quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583 c.p., e agli artt. 570, 572 e 643 c.p. in danno del coniuge o di un figlio.

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa.

2) nei casi in cui:

  1. a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
  2. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970. 

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. 

L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;

  1. c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
  2. d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
  3. e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
  4. f) il matrimonio non è stato consumato;
  5. g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge n.164 del 14/04/1982. 

Art.4 legge n.898/1970 (la domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione del matrimonio).

  1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge. 
  2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.
  3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all’ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l’annotazione in calce all’atto. 
  4. Nel ricorso deve essere indicata l’esistenza di figli di entrambi i coniugi. 
  5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.
  6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.
  7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.
  8. Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d’ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L’ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l’art. 189 delle disp. att. c.p.c.
  9. Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell’udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all’art. 163 bis c.p.c. ridotti a metà.
  10. Con l’ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli artt. 166 e 167 c.p.c., primo e secondo comma, nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’art. 167 c.p.c. e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.
  11. All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l’art. 184 c.p.c.
  12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’articolo 10.
  13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.
  14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.
  15. L’appello è deciso in camera di consiglio.
  16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8. 

Art. 5 legge n.898/1970 (la disciplina).

  1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l’intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all’art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza. 
  2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio. 
  3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela. 
  4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti. 
  5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell’art. 72 c.p.c. proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.
  6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive 
  7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione. 
  8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico. 
  9. I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria. 
  10. L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.
  11. Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze.

*****

La legge prevede che possa essere richiesta quando si verificano eventi la cui gravità è tale da pregiudicare e rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza tra i coniugi o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

In sostanza e nella pratica, si può richiedere sempre; è sufficiente che uno dei coniugi ne abbia l’intenzione e che il rapporto con l’altro coniuge si sia degradato.

Questa tipologia di separazione, a differenza di quella consensuale, implica l’instaurarsi di una vera e propria lite giudiziale tra i coniugi, la quale ha inizio con la presentazione del relativo ricorso al Tribunale competente da parte di UNO SOLO dei due coniugi.

Al termine del giudizio, il Tribunale, pronunziando con sentenza la separazione, dichiara, qualora ne sia stata fatta richiesta da uno dei coniugi o da entrambi e laddove ne ricorrano le circostanze, a quale dei ricorrenti sia addebitabile la separazione (colpa), a seguito di un’attenta valutazione della condotta da questi tenuta e del loro carattere conforme o contrario ai doveri coniugali. “La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario aidoveri che derivano dal matrimonio”.

È dalla formulazione letterale dell’art. 151 c.c. che si muove per evidenziare gli aspetti più rilevanti della separazione giudiziale, istituto giuridico contemplato nel nostro ordinamento per le ipotesi in cui i coniugi, che intendano separarsi legalmente, non raggiungano un accordo.

La norma individua, invero, quali presupposti per avanzare domanda di separazione giudiziale, fatti obiettivi che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza o pregiudichino gravemente l’educazione dei figli.

Il concetto di intollerabilità della vita coniugale, in particolare, è stato ampliato dalla giurisprudenza di legittimità, potendo dipendere anche dalla mera “condizione di disaffezione o di distacco spirituale di uno solo dei coniugi”(Corte di Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 8713 del 29 aprile 2015).

L’addebito della separazione e quindi il riconoscimento della responsabilità di uno dei coniugi del fallimento matrimoniale può scaturire da comportamenti deprecabili come violenze domestiche e vessazioni psicologiche, la commissione di reati da parte di un coniuge nei confronti dell’altro, oppure atteggiamenti che minano la serenità della coppia come l’estrema gelosia o il rifiuto del coniuge più facoltoso di fornire all’altro i mezzi di sostentamento e così via.

Purtroppo, quando si arriva a contattare un avvocato, è assai improbabile che serva per tentare di riconciliarsi, ma è molto più probabile, che si sia già giunti ad una decisione, ossia di mettere fine ad un matrimonio che, per le più svariate ragioni, non ha funzionato.

La separazione si differenzia dal divorzio per i seguenti motivi:

1) Non determina lo scioglimento del vincolo, per cui i coniugi non possono contrarre nuovo matrimonio.
2) Ha carattere transitorio poiché i coniugi possono riconciliarsi in qualunque momento.

La legge disciplina i rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi, fissando una serie di diritti e doveri reciproci.
È infatti sancito che “il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, di modo che, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono gli stessi doveri concordando, tra loro, l’indirizzo della vita familiare avendo, ognuno di loro, il potere di attuare l’indirizzo concordato”.
In merito agli obblighi che derivano dal matrimonio, la legge dispone che:

1) vi è l’obbligo reciproco di coabitazione (normale convivenza, comunione della casa coniugale e di vita sessuale);
2) fedeltà (obbligo per i coniugi di astenersi dai rapporti sessuali con altre persone)
3) assistenza e collaborazione (assistenza morale ed assistenza materiale)
4) contribuzione (ognuno dei coniugi deve contribuire in base alle proprie sostanze, capacità lavorativa e di lavoro casalingo) ai bisogni della famiglia.
5) Obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli tenendo conto delle loro inclinazioni, capacità ed ispirazioni.

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ALTEDO MALALBERGO BARICELLA DEVI SEPARARTI?

Quando ci si deve separare con figlio minorenne è importante sapere che ogni bambino reagisce a modo suo alla notizia della separazione dei genitori, a seconda dell’età, del carattere, della personalità. Alla tristezza iniziale, comune a tutti, può far seguito una grande rabbia o, per contro, una sorta di apatia che sembra non celare alcuna emozione. In altri casi, i bambini diventano bambini perfetti, pensando che, in questo modo, riusciranno in qualche modo a salvare la situazione familiare. Separarsi con figlio fa sorgere anche obblighi di mantenimento verso la prole. Questi obblighi sono codificati nell’art. 147 c.c. rubricato con il titolo di “Doveri verso i figli” il quale dispone che “Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Anche se l’art. 147 c.c. fa riferimento ai figli nati durante il matrimonio, oggi, anche dopo la riforma ex legge del 10 dicembre 2012 n, 219, relativa alla sostanziale equiparazione dei figli nati durante o fuori dal matrimonio, si può dire che tali obblighi sorgono sempre a favore dei figli ed a carico dei genitori.

3 CONSIGLI

1)CERCARE DI ARRIVARE A UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE

2)EVITARE LA SEPARAZIONE SE SI PUO’

3)NON LITIGARE

3 NOVITA’

1TEMPI BREVI

2) UN AVVOCATO ESPERTO

3)NEGOZIAZIONE ASSISTITA

3 PROBLEMATICHE

1)CASA CONIUGALE

2)AFFIDO FIGLI

Nel complesso iter giuziale, dall’inizio sino al suo compimento, devono essere tutelati e protetti i diritti dei componenti più deboli del nucleo familiare, quelli ai quali la Costituzione stessa e importanti convenzioni internazionali si rivolgono per la salvaguardia della loro tutela, ovvero i figli minori. Lo studio legale degli avvocati divorzisti ha un’esperienza consolidata che permette di attingere a ogni possibilità fornita dall’ordinamento giuridico a favore dei minori, sia in ambito civile che in sede penale, sia contro il comportamente del coniuge che non ottempera all’ordinanza del presidente del tribunale civile ove vengono statuiti i propri obblighi, sia in sede di rivalsa per il mancato mantenimento sia materiale che affettivo nei confronti dei figli.

3)ASSEGNO MANTENIMENTO

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AVVOCATO PENALE BOLOGNA? ASSISTENZA PROCESSO PENALE

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AVVOCATO PENALE BOLOGNA? ASSISTENZA PROCESSO PENALE

 

AVVOCATO PENALE BOLOGNA? AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

 

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  • Il processo penale ruota attorno a punti estremamente delicati, perché incide sulla libertà personale dei soggetti coinvolti nella causa.
  • Il primo è innanzitutto la Libertà. Il diritto inviolabile della libertà non ammette forme di detenzione, ispezione o perquisizione, né qualsiasi altra restrizione, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge, che stabilisce anche i limiti massimi della carcerazione preventiva.
  • Diverse sono le aree del diritto penale nelle quali lo Studio AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA ha sviluppato particolare competenza:

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati contro la persona: dai reati contro l’integrità fisica ai reati contro la libertà personale, morale e sessuale (lesioni personali, ingiuria, diffamazione, stalking…);

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati contro il patrimonio (furto, truffa, usura, ricettazione, riciclaggio…);

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati commessi in violazione del T.U. sulle sostanze stupefacenti ed in violazione della legge sulle attività sportive e sul doping;

    avvocato penalista Bologna
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  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati informatici, quali la frode informatica, il danneggiamento di dati, informazioni, programmi e sistemi informatici, nonché l’abuso di carte magnetiche;

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati societari, fallimentari e tributari: reati collegati all’esercizio di società(come l’aggiotaggio, le false comunicazioni sociali e l’insider trading), reato di bancarotta e reati  in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto;

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA responsabilità da reato degli enti ex d.lgs. n. 231 del 2001,

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati in materia ambientale ed urbanistica,

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA responsabilità professionale medica,

  • AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA reati in materia di circolazione stradale.

 

 

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AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA, tra gli avvocati penali Bologna vi è l’avvocato Sergio Armaroli, 25 anni di esperienza sul campo.

AVVOCATO ASSISTENZA GIUDIZIARIA PENALE BOLOGNA

– reati contro la persona ed il patrimonio

– reati in ambito familiare

– reati contro la Pubblica Amministrazione

– reati fallimentari, tributari, societari

– ambiente, urbanistica, sicurezza sul lavoro

– responsabilità per colpa

– responsabilità medica

– misure di prevenzione

– cassazione penale

– esecuzione penale

AVVOCATI PENALI BOLOGNA avvocato SERGIO ARMAROLI  5 MOTIVI PER CHIAMARMI 1)AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 2) CORTESIA 3) PREPARAZIONE 4) IMPEGNO E STUDIO 5) NON MOLLA MAI

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Lo Studio Penale ha un’esperienza pluriennale nell’ambito del contenzioso penale, avendo fornito assistenza e difesa nell’ambito di procedimenti di rilievo . Le competenze acquisite consentono di affrontare in modo preciso ed efficace qualsiasi risvolto della vicenda penale affidata dal Cliente (sia esso persona fisica o giuridica

L’attività professionale comprende l’esame e lo studio degli atti, la ricerca e la selezione dei documenti, l’investigazione difensiva, le consultazioni con il Cliente, con colleghi e consulenti tecnici, i colloqui in carcere, la definizione della strategia e la partecipazione alle udienze innanzi a tutte le Autorità Giudiziarie.

Avvocati penali  Bologna mette a tua completa disposizione tutta la nostra competenza e professionalitá nel Diritto Penale.

Avvocati penali  Bologna, tra gli avvocati penali Bologna vi è l’avvocato Sergio Armaroli, 25 anni di esperienza sul campo.

Avvocati Penali Bologna Principali aree d’intervento:

reati contro la persona ed il patrimonio

– reati in ambito familiare

– reati contro la Pubblica Amministrazione

– reati fallimentari, tributari, societari

– ambiente, urbanistica, sicurezza sul lavoro

– responsabilità per colpa

– responsabilità medica

– misure di prevenzione

– cassazione penale

– esecuzione penale

  • Avvocati penali Bologna Abuso d’ufficio Avvocati penali Bologna Appropriazione indebita Avvocati penali Bologna Associazione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (Art. 74 Legge Stupefacenti) Avvocati penali Bologna Avvocati penali BolognaAtti sessuali con minorenne Avvocati penali Bologna Bancarotta semplice e fraudolenta Avvocati penali Bologna Calunnia Avvocati penali Bologna Concussione Avvocati penali Bologna Confisca e sequestri Avvocati penali Bologna Corruzione Avvocati penali Bologna Danneggiamento Avvocati penali Bologna Detenzione di materiale pedopornografico Avvocati penali Bologna Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (Art. 73 Legge Stupefacenti) Avvocati penali Bologna DiffamazioneEsecuzione della pena e misure alternative alla detenzione Avvocati penali Bologna Esercizio arbitrario delle proprie ragioni Avvocati penali Bologna Estorsione Avvocati penali Bologna EvasioneFalsa testimonianza Falsità materiale o ideologica in atti o certificazioni Avvocati penali Bologna Favoreggiamento Avvocati penali Bologna Furto Avvocati penali Bologna Guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti Impiego di denaro o beni di provenienza illecita Indagini difensive  Avvocati penali Bologna Intestazione fittizia di beni Lesioni personali volontarie o colpose Avvocati penali Bologna Maltrattamenti in famigliaMinaccia Misure di sicurezza e di prevenzione Avvocati penali Bologna Occupazione di edifici Avvocati penali Bologna Omicidio volontario, preterintenzionale o colposo  Avvocati penali Bologna Omissione di soccorso Avvocati penali Bologna Peculato Avvocati penali Bologna Prostituzione e pornografia minorile Avvocati penali Bologna Rapina Reati edilizi Avvocati penali Bologna Reati fallimentari Avvocati penali Bologna Reati fiscali e tributari Avvocati penali Bologna Reati legati all’esercizio dell’attivita professionale medica (Colpa medica – Malpractice) Avvocati penali Bologna Reati minorili  Avvocati penali Bologna Resistenza a pubblico ufficiale Avvocati penali Bologna Ricettazione Avvocati penali Bologna Riciclaggio Avvocati penali Bologna Ricorso per Cassazione avverso provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria penale Avvocati penali Bologna Rissa Sequestro di persona Avvocati penali Bologna Staling Avvocati penali Bologna Truffa Avvocati penali Bologna Uso di atti falsi Avvocati penali Bologna Usura Avvocati penali Bologna Violazione degli obblighi di assistenza familiare Violazione di domicilio Violenza sessuale

  1. Gli ambiti di operatività ricoprono tutti i settori del diritto penale ed in particolare:
  2. Delitti Contro La Persona Avvocati penali Bologna
  3. Delitti Contro La P.A. Avvocati penali Bologna
  4. Delitti Contro Il Patrimonio Avvocati penali Bologna
  5. Reati Sessuali Avvocati penali Bologna
  6. Reati Economici E Societari Avvocati penali Bologna
  7. Reati Finanziari Avvocati penali Bologna
  8. Reati Fallimentari Avvocati penali Bologna
  9. Reati Contro La Salute E Sicurezza Sul Lavoro Avvocati penali Bologna
  10. Reati Informatici Avvocati penali Bologna
  11. Reati Ambientali Avvocati penali Bologna
  12. Reati Urbanistici Avvocati penali Bologna
  13. Reati Tributari Avvocati penali Bologna
  14. Reati In Materia Di Stupefacenti Avvocati penali Bologna

Diritto penale dell’impresa Avvocati penali Bologna

  • Reati fallimentari, societari, tributari e doganali Avvocati penali Bologna
  • Reati bancari e finanziari Avvocati penali Bologna
  • Consulenza in tema di voluntary disclosure Avvocati penali Bologna
  • Tutela penale della concorrenza Avvocati penali Bologna
  • Reati in tema di marchi e brevetti Avvocati penali Bologna
  • Ambiente, urbanistica, sicurezza sul lavoro Avvocati penali Bologna
  • Reati in tema di sicurezza alimentare Avvocati penali Bologna
  • Reati  informatici Avvocati penali Bologna
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DIVORZIO BOLOGNA!!! 1)AVVOCATO ESPERTO 2) AVVOCATO CHE ASCOLTA IL CLIENTE 3) PREVENTIVO SCRITTO SEMPRE!!!!

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Se si è in procinto di affrontare una separazione o un divorzio consensuali, ci si potrebbe interrogare sulla necessità di fare affidamento o meno su un avvocato matrimonialista.

Il divorzio congiunto è una procedura giudiziaria con la quale si persegue l’obiettivo dello scioglimento del matrimonio. La “particolarità” rispetto agli altri procedimenti che hanno come obiettivo quello di conseguire una simile finalità, è legata al fatto che la procedura è avviata consensualmente da entrambi i coniugi, dopo aver stabilito di comune accordo le condizioni che dovranno disciplinare la fine del proprio vincolo coniugale (a titolo di esempio non esaustivo: la gestione dei beni comuni, il mantenimento, le visite ai figli, e così via).

DIVORZIO BOLOGNA!!! 1)AVVOCATO ESPERTO 2) AVVOCATO CHE ASCOLTA IL CLIENTE 3) PREVENTIVO SCRITTO SEMPRE!!!!
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Decorsi 6 mesi, in caso di separazione consensuale,

 

e 12 mesi in caso di separazione giudiziale, dal giorno dell’udienza presidenziale, può essere iniziata la procedura di divorzio. Prima del divorzio e in caso di circostanze sopravvenute le parti possono di nuovo adire il Tribunale per la modifica dei patti della separazione ex art. 710 c.p.c..
Il divorzio stabilisce lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario. La pronuncia del divorzionon incide, però, sul sacramento religioso. 

La legislazione relativa alla separazione consensuale e al divorzio consensuale è stata modificata di recente dal decreto legge n. 132 del 12 settembre del 2014, il cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha reso possibile ottenere, con l’assistenza di un avvocato, non solo la separazione e il divorzio consensuali, ma anche la modifica delle condizioni previste per la separazione o per il divorzio. In virtù del divorzio consensuale, tale possibilità può essere sfruttata in tempi celeri, molto più veloci rispetto a quel che accadeva in passato, in virtù di una procedura che è stata semplificata in misura considerevole.

Non c’è bisogno del tribunale

Come potrebbe spiegare qualsiasi avvocato matrimonialista, la separazione e il divorzio consensuali possono essere ottenuti addirittura senza che vi sia la necessità di coinvolgere un tribunale: nel giro di pochi giorni si usufruisce della risoluzione desiderata. Tutto quel che bisogna fare è contattare un avvocato matrimonialista, in modo tale da pervenire a un accordo di negoziazione assistita: con questa procedura non c’è più bisogno di depositare un ricorso in tribunale. In pratica, al posto della sentenza di separazione o di divorzio consensuali, è sufficiente un accordo di negoziazione assistita da un avvocato, a patto che lo stesso venga firmato da tutti e due i coniugi.

Perché contattare un avvocato

Rivolgendosi allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli o a un altro avvocato, si può approfittare di una procedura decisamente breve: spetta all’avvocato stesso, poi, trasmettere l’accordo di negoziazione assistita al Comune presso il quale il matrimonio era stato iscritto o trascritto. Si tratta di un’esecuzione che richiede poco tempo, e che per altro si fa apprezzare per i costi contenuti che presuppone, di certo più bassi rispetto alle spese che sarebbe necessario sostenere nel caso in cui si optasse per una procedura in tribunale. Con poche centinaia di euro per coniuge ce la si cava: vale la pena di pensarci.

Anche se il divorzio è consensuale, non si può pensare di scegliere un avvocato solo: ognuna delle due parti ha bisogno dell’assistenza di un legale diverso. In verità questa regola appare un po’ in contrasto con il desiderio di rendere le procedure più semplici e più rapide, soprattutto se si pensa al fatto che per le richieste di separazione o di divorzio consensuali che vengono proposte in tribunale non è da escludere la possibilità che lo stesso legale presti la propria assistenza a tutti e due i coniugi. D’altro canto, è pur vero che, non essendo coinvolto il controllo di un giudice, la presenza di due legali fa sì che venga osservata – almeno in linea teorica – la tutela degli interessi di entrambe le parti. Nell’accordo è indispensabile dichiarare che gli avvocati hanno informato i coniugi della possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, hanno provato a conciliare le parti e hanno messo in evidenza l’importanza per i figli minorenni di passare del tempo coi genitori.

Cosa succede se ci sono i figli

Il divorzio o la separazione consensuali in presenza di figli seguono le stesse regole delle procedure previste per le coppie senza figli: ciò vuol dire che anche in questo caso è prevista la possibilità di fare riferimento alla negoziazione assistita da un avvocato, sia che ci siano dei figli minorenni, sia che ci siano dei figli maggiorenni ma incapaci o non autosufficienti dal punto di vista economico. La sola differenza di cui è bene tenere conto è che in tale circostanza è necessario trasmettere l’accordo a cui si perviene al Procuratore della Repubblica del tribunale competente, entro dieci giorni, al fine di ottenere la relativa autorizzazione. Il Procuratore, a sua volta, in questa fase è tenuto ad accertare che l’accordo raggiunto permetta di tutelare e favorire l’interesse della prole; dopodiché, in caso di esito positivo, l’accordo viene inviato dal Procuratore al Presidente del tribunale entro cinque giorni, e a quel punto non devono passare più di trenta giorni prima che venga stabilita un’udienza per la comparizione delle parti.

Nel caso in cui la coppia che vuole separarsi o divorziare in maniera consensuale abbia figli maggiorenni non incapaci o portatori di handicap, occorre che l’accordo venga trasmesso al Procuratore della Repubblica, il quale si limita a dare il nulla osta.

 

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE  CON GIUDIZIO,BOLOGNA  3 MOTIVI PER NON LITIGARE La fine di un matrimonio per tutti è dolorosa, lo so , e ti capisco ma non sempre  anzi quasi mai conviene prendersi di petto.

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE  CON GIUDIZIO,BOLOGNA  3 MOTIVI PER NON LITIGARE

SEPARAZIONE MARITO MOGLIE  CON GIUDIZIO,BOLOGNA  3 MOTIVI PER NON LITIGARE

La fine di un matrimonio per tutti è dolorosa, lo so , e ti capisco ma non sempre  anzi quasi mai conviene prendersi di petto.

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SEPARAZIONE MARITO MOGLIE  CON GIUDIZIO,BOLOGNA  3 MOTIVI PER NON LITIGARE La fine di un matrimonio per tutti è dolorosa, lo so , e ti capisco ma non sempre  anzi quasi mai conviene prendersi di petto.
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Credimi la colpa difficilmente è solo di uno dei due

Poi parlare di colpe nella separazione a parte i casi di addebito della stessa non ha senso perché quello che serve è trovare soluzioni, ripeto soluzioni .

CHIAMA MI E TROVEREMO UNA SOLUZIONE  AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA SERGIO ARMAROLI 051 6447838

La separazione e il divorzio possono essere consensuali o giudiziali, a seconda che i coniugi trovino o meno un accordo sulle condizioni, aventi ad oggetto, in particolare, l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento, l’assegnazione della casa familiare e l’eventuale diritto al mantenimento del coniuge economicamente più debole.

Le controversie di diritto di famiglia costituiscono materia particolarmente delicata, poiché strettamente connesse agli aspetti più importanti della vita di ciascun individuo e, pertanto, devono essere trattate da un avvocato esperto

COSA SUCCEDE QUANDO SI VA DALL’AVVOCATO PER UNA SEPARAZIONE ?

Personalmente chiedo se vi è un motivo particolar eper cui la coppia si separa e se la crisi puo’ essere risolta senza rottura del legame famigliare.

Poi ascoltando i clienti trovo o propongo una soluzione consensuale alla separazione che vada bene a entrambi i coniugi

Separazione consensuale e giudiziale; l’addebito Bologna
Effetto della riconciliazione dei coniugi Bologna

Affidamento condiviso ed esclusivo dei figli Bologna

Mantenimento dei figli e assegnazione della casa coniugale Bologna

Garanzie relative al pagamento dell’assegno di mantenimento Bologna

Trasferimento dei beni mobiliari e immobiliari Bologna

Modifica delle condizioni di separazione Bologna

Il coniuge che abbia aderito alla domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio formulata dall’altro coniuge, tramite l’avvocato divorzista, non ha interesse ad impugnare la conseguente sentenza dichiarativa sul presupposto dell’intervenuto annullamento del vincolo in sede ecclesiastica, il cui giudizio e’ autonomo rispetto a quello ordinario, sicche’ nessuna interferenza puo’ ipotizzarsi tra le due sentenze, aventi natura, presupposti e finalita’ diverse, nonche’ destinate ad avere rilievo in ordinamenti distinti, tanto piu’ che dall’eventuale accoglimento del gravame non puo’ derivare alcuna utilita’ giuridica alla parte che lo propone, che e’ configurabile solo in caso di soccombenza, almeno parziale, e non anche nell’ipotesi di adesione alla domanda di controparte. (Cassazione civile, sez. I, 11/09/2015, n. 17969).

separazione personale dei coniugi tribunale ologna

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 06/09/2021, n. 24049

In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziaie capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, qualora venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale e ambientale e con esclusione di mere valutazioni astratte e ipotetiche; dovendo pertanto il giudice del merito tenere conto non soltanto dei redditi in denaro ma anche di tutte le utilità o capacità del coniuge suscettibili di valutazione economica, non è possibile limitare l’accertamento giudiziale al dato del mancato svolgimento, da parte del coniuge stesso, di un’attività lavorativa.

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 21/07/2021, n. 20858 (rv. 661830-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

In materia di quantificazione dell’assegno di mantenimento a seguito della separazione dei coniugi, deve attribuirsi rilievo anche all’assegnazione della casa familiare che, pur essendo finalizzata alla tutela della prole e del suo interesse a permanere nell’ambiente domestico, indubbiamente costituisce un’utilità suscettibile di apprezzamento economico, come del resto espressamente precisato dall’art. 337 sexies c.c., e tale principio trova applicazione anche qualora il coniuge separato assegnatario dell’immobile ne sia comproprietario, perché il suo godimento del bene non trova fondamento nella comproprietà del bene, ma nel provvedimento di assegnazione, opponibile anche ai terzi, che limita la facoltà dell’altro coniuge di disporre della propria quota dell’immobile e si traduce in un pregiudizio economico, anch’esso valutabile ai fini della quantificazione dell’assegno dovuto. (Rigetta, CORTE D’APPELLO CATANZARO, 23/10/2015)

Nel giudizio di separazione o di divorzio, in cui il genitore convivente con il figlio maggiorenne agisca per ottenere il rimborso di quanto versato per il mantenimento di questi ovvero la determinazione del contributo per il futuro, è ammissibile l’intervento anche del predetto figlio, per far valere un diritto relativo all’oggetto della controversia o eventualmente in via adesiva, trattandosi di posizioni giuridiche meritevoli di tutela ed intimamente connesse, che comportano la legittimazione ad agire, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall’azione, prescindendo dalla effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa; inoltre, detto intervento assolve, altresì, ad un’opportuna funzione di ampliamento del contraddittorio, consentendo al giudice di provvedere in merito all’entità del versamento, anche in forma ripartita, del contributo al mantenimento. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO PERUGIA, 04/04/2017)

l sistema della legge, con riguardo all’assegno in caso di separazione dei coniugi, concentra nelle decisioni da rendersi a norma dell’art. 156 c.c., commi 2 e 7, la ponderazione dei fattori, quali pignoramenti sulle somme erogate al coniuge obbligato, che limitano la disponibilità di quest’ultimo. Si delineano, in altri termini, due ambiti di valutazione ben distinti, entrambi rimessi al giudice: il primo, suscettibile di essere posto in discussione in caso di sopravvenienza di giustificati motivi (art. 156 c.c., comma 7), è preordinato alla individuazione dell'”entità della somministrazione” di cui all’art. 156 c.c., comma 2, ed esige l’apprezzamento dei redditi delle parti e degli altri elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito ed idonei ad incidere sulle condizioni economiche delle parti; il secondo, parimenti soggetto a revisione in base al comma 7 cit., trova fondamento nell’art. 156 c.c., comma 6, norma cui è estranea alcuna predeterminazione del limite entro cui va operata la distrazione, e che implica, in via esclusiva, un apprezzamento in ordine all’idoneità del comportamento dell’obbligato a suscitare dubbi circa l’esattezza e la regolarità del futuro adempimento, e quindi a frustrare le finalità proprie dell’assegno di mantenimento che è stato concesso.

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Procedimento – Intervento p.m. – Provvedimenti – In genere – Mantenimento dei figli minori – Affidamento etero-familiare – Poteri del giudice “ex officio” di condanna dei genitori al pagamento di somme in favore del terzo affidatario – Esclusione – Fondamento

Nel giudizio avente ad oggetto la definizione dei rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi successivamente al divorzio o alla separazione, nel caso in cui sia disposto il collocamento del minore in affidamento etero familiare presso terzi, il giudice, senza una domanda del soggetto che ne avrebbe interesse, non può pronunciare, d’ufficio, la condanna dei genitori a corrispondere somme a titolo di mantenimento (a copertura delle spese anticipate per l’accoglienza, l’accudimento e l’educazione in ambiente comunitario) a favore di detti terzi (nella specie i servizi sociali di un Comune) atteso che l’obbligo di mantenimento del figlio minore gravante su ciascun genitore si configura in termini di rimborso della quota dovuta da uno dei genitori a favore dell’altro genitore che ha provveduto per intero al mantenimento del figlio. (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO VENEZIA, 04/08/2017)

Cass. civ., Sez. Unite, 29/07/2021, n. 21761

Sono valide le clausole dell’accordo di divorzio a domanda congiunta, o di separazione consensuale, che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva di beni immobili, o di altri diritti reali, o operino il trasferimento a favore di uno di essi, o dei figli, per assicurarne il mantenimento; tale accordo di divorzio o di separazione, in quanto inserito nel verbale d’udienza, redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è attestato, assume forma di atto pubblico secondo l’art. 2699 c.c. e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce, dopo la sentenza di divorzio resa ai sensi dell’art. 4, comma 16, L. n. 898 del 1970, che, in relazione alle pattuizioni aventi ad oggetto le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, ha valore di pronuncia dichiarativa, ovvero dopo l’omologazione che lo rende efficace, valido titolo per la trascrizione ai sensi dell’art. 2657 c.c. La validità dei trasferimenti immobiliari presuppone l’attestazione, da parte del cancelliere, che le parti abbiano prodotto gli atti e rese le dichiarazioni di cui all’art. 29, comma 1-bis, L. n. 52 del 1985 e non produce nullità del trasferimento, il mancato compimento, da parte dell’ausiliario, dell’ulteriore verifica circa l’intestatario catastale dei beni trasferiti e la sua conformità con le risultanze dei registri immobiliari.

MALASANITA’ DaNNo RIsaRCImento OPERAZIONI DI ROUTINE PROVA SUPERAMENTO Attenzione

  • OPERAZIONE DI ROUTINE COME SI PROVA IL DANNO?
  • CHI DEVE  DARE LA PROVA DEL DANNO?
  • SI PERCHE’ NONBASTA CHIEDERE OCCORRE PROVARE 

in caso di prestazione professionale medico-chirurgica di “routine”, spetta al professionista superare la presunzione che le “complicanze” siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state, invece, prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico-scientifiche del momento.

QUANDO IL GIUDICE PUO’ ESCLUDERE TALE IPOTESI?

Ne consegue che il giudice, al fine di escludere la responsabilità del medico nella suddetta ipotesi, non può limitarsi a rilevare l’accertata insorgenza di “complicanze intraoperatorie”, ma deve, altresì, verificare la loro eventuale imprevedibilità ed inevitabilità, nonchè l’insussistenza del nesso causale tra la tecnica operatoria prescelta e l’insorgenza delle predette complicanze, unitamente all’adeguatezza delle tecniche scelte dal chirurgo per porvi rimedio (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 20806 del 29/09/2009; id. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17694 del 29/07/2010; id. Sez. 3, Sentenza n. 13328 del 30/06/2015; id. Sez. 3, Sentenza n. 12516 del 17/06/2016). 

Pertanto l’affermazione contenuta in sentenza, riproduttiva dell’elaborato peritale depositato dall’ausiliario, secondo cui la lesione costituisce un evento insopprimibile (quand’anche prevedibile, comunque inevitabile), risulta totalmente carente di supporto esplicativo, tanto più considerando che la nozione di una “conseguenza inevitabile” determinata della corretta esecuzione della manovra operatoria non si concilia con la rilevazione statistica dell’evento lesivo soltanto “nell’1%(percento)” dei casi (pertanto alla esecuzione dell’intervento con metodo laparoscopico consegue “normalmente” un risultato favorevole, sicchè, in assenza di specifici fattori che determinino in modo autonomo l’anomalia del risultato, quest’ultima non può che essere ricondotta alla errata manovra del medico chirurgo).

La apparenza dell’argomentazione non viene colmata neppure dalla successiva osservazione del CTU, secondo cui diverse volte la causa della lesione rimane inspiegabile, ed in più di metà dei casi la lesione si verifica “durante le manovre per riconoscere ed isolare il cistico e per staccare la colecisti dalla via biliare”, nè assolve al requisito minimo motivazionale richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, la illustrazione di ipotetiche possibilità di lesione in circostanze particolari (estrema sottigliezza del dotto cistico) indicate esemplificativamente e che, quindi, non appaiono riferibili al caso concreto. 

NOTA BENE massima Attenzione

Occorre premettere che deve ritenersi definitivamente acquisito nella giurisprudenza di legittimità (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 18513 del 03/09/2007; id. Sez. 3, Sentenza n. 7237 del 30/03/2011; id. Sez. 3, Sentenza n. 20984 del 27/11/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 25764 del 15/11/2013; id. Sez. 3, Sentenza n. 14642 del 14/07/2015)

Afferma

 la manifestazione del consenso informato alla prestazione sanitaria, costituisce esercizio di un autonomo diritto soggettivo all’autodeterminazione, riferito alla persona fisica (la quale in piena libertà e consapevolezza sceglie di sottoporsi a terapia farmacologica o ad esami clinici e strumentali, o ad interventi o trattamenti anche invasivi, laddove comportino costrizioni o lesioni fisiche ovvero alterazioni di natura psichica, in funzione della cura e della eliminazione di uno stato patologico preesistente o per prevenire una prevedibile patologia od un aggravamento della patologia futuri), che – se pure connesso – deve essere tuttavia tenuto nettamente distinto – sul piano del contenuto sostanziale – dal diritto alla salute, ossia dal diritto del soggetto alla propria integrità psico-fisica (cfr. Corte costituzionale, sentenza 23.12.2008 n. 438 “….il consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, si configura quale vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’art. 2 Cost., che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli artt. 13 e 32 Cost., i quali stabiliscono, rispettivamente, che “la libertà personale è inviolabile”, e che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Ed ancora

 La circostanza che il consenso informato trova il suo fondamento negli artt. 2, 13 e 32 Cost. pone in risalto la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonchè delle eventuali terapie alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, proprio al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, quindi, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, secondo comma, della Costituzione….”). Al diritto indicato corrisponde l’obbligo del medico (di fonte contrattuale o derivante dalla analoga obbligazione ex lege che comporta il cd. “contatto sociale”: cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 2847 del 09/02/2010) di fornire informazioni dettagliate, in quanto strettamente strumentale a rendere consapevole il paziente della natura dell’intervento medico e/o chirurgico, della sua portata ed estensione, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 20984 del 27/11/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 27751 del 11/12/2013). Con la conseguenza che, in applicazione della regola del riparto dell’onere della prova, viene a gravare sul medico, in caso di contestazione del paziente, la dimostrazione di aver fornito tutte le indicazioni necessarie a compiere la scelta consapevole, e dunque di aver correttamente adempiuto all’obbligo informativo preventivo (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 20984 del 27/11/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 19220 del 20/08/2013), mentre, nel caso in cui tale prova non venga fornita e dunque sussista inadempimento colpevole (il cui accertamento è del tutto indipendente dalla corretta esecuzione della terapia somministrata o dell’intervento chirurgico o dall’eventuale danno alla salute ad essi conseguito), occorrerà distinguere ai fini della valutazione della fondatezza della domanda risarcitoria proposta dal paziente, l’ipotesi in cui alla omessa informazione (od al consenso non idoneamente acquisito dal paziente: Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 24791 del 08/10/2008) sia conseguito un danno alla salute che costituisca esito non attendibile dalla prestazione tecnica se correttamente eseguita – e quindi imputabile a colpa professionale -, nel qual caso la mancanza del consenso informato si inserirà nella serie causale produttiva del danno non patrimoniale, dalla ipotesi in cui, invece, il peggioramento della salute corrisponda ad un rischio attendibile e cioè ad un esito infausto prevedibile “ex ante” nonostante la esatta esecuzione della prestazione tecnica-sanitaria che si rendeva comunque necessaria, nel qual caso, ai fini dell’accertamento del danno, graverà sul paziente l’onere della prova, anche tramite presunzioni, che il danno alla salute è dipeso causalmente dal fatto che, ove compiutamente informato, egli avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento, non potendo altrimenti ricondursi all’inadempimento dell’obbligo di informazione alcuna rilevanza causale sul danno alla salute (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 2847 del 09/02/2010; id. Sez. 3, Sentenza n. 20984 del 27/11/2012, secondo cui “il rispetto dell’autodeterminazione del paziente – che è ciò che si vuole tutelare, con il conseguente risarcimento del danno per mancato consenso – deve essere valutato in concreto, tenendo presenti le reali possibilità di scelta che si ponevano di fronte al paziente, nel caso in cui fosse stato adeguatamente informato”). 

Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Emilia Romagna

Bologna | Ferrara | Forlì-Cesena | Modena | Parma |Piacenza | Ravenna | Reggio Emilia | Rimini

Chieti | L’Aquila | Pescara | Teramo

 

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Friuli-Venezia Giulia

Gorizia | Pordenone | Trieste | Udine

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Lazio – Latium

Frosinone | Latina | Rieti | Roma – Rome | Viterbo

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Liguria

Genova – Genoa | Imperia | La Spezia | Savona Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

 

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO

Lombardia – Lombardy

Bergamo | Brescia | Como | Cremona | Lecco | Lodi |Mantova – Mantua | Milano – Milan | Monza-Brianza | Pavia |Sondrio | Varese

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Marche

Ancona | Ascoli Piceno | Fermo | Macerata | Pesaro-Urbino

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Molise

Campobasso | Isernia

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Piemonte – Piedmont

Alessandria | Asti | Biella | Cuneo | Novara | Turin |Verbano-Cusio-Ossola | Vercelli

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Puglia – Apulia

Bari | Barletta-Andria-Trani | Brindisi | Foggia | Lecce |Taranto

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Sardegna – Sardinia

Cagliari | Carbonia Iglesias | Medio Campidano | Nuoro |Ogliastra | Olbia Tempio | Oristano | Sassari

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica, Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

 

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Sicilia – Sicily

Agrigento | Caltanissetta | Catania | Enna | Messina |Palermo | Ragusa | Siracusa | Trapani

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Toscana – Tuscany

Arezzo | Firenze – Florence | Grosseto | Leghorn – Livorno |Lucca | Massa-Carrara | Pisa | Pistoia | Prato | Siena

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Trentino – Alto Adige

Bolzano | Trento

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Umbria

Perugia | Terni

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Valle d’Aosta – Aosta Valley

Aosta Valley

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Veneto

Belluno Padova – Padua | Rovigo | Treviso | Venezia – Venice | Verona | Vicenza

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

SepaRAzioNI BoLoGna 1)Casa ConiuGale 2)quando cessa 3)Obbligo di AssegnaZione Cioè Quando Riavrai La Tua Casa Art. 155-quater.  Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.

SepaRAzioNI BoLoGna 1)Casa ConiuGale 2)quando cessa 3)Obbligo di AssegnaZione Cioè Quando Riavrai La Tua Casa

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Art. 155-quater. 
Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.

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Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.

Nella determinazione dell’assegno di separazione a favore della moglie, a norma dell’art, 156, codice civile, inoltre, deve tenersi conto esclusivamente del reddito del marito, tralasciando, se indicati in maniera generica dalla ricorrente, eventuali altri elementi di giudizio quali il tenore di vita, il patrimonio, le entrate correnti, le disponibilità di quote societarie, le proprietà mobiliari e immobiliari dell’obbligato.

La Suprema Corte con sentenza n. 12309 del 06.07.2004 ha statuito che” In materia di separazione e di divorzio, l’assegnazione della casa familiare, malgrado abbia anche riflessi economici, particolarmente valorizzati dall’art. 6, sesto comma, della legge n. 898 del 1970 (come sostituito dall’art. 11 della legge n. 74 del 1987), risulta finalizzata alla esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta, non potendo essere disposta, a mo’ di componente degli assegni rispettivamente previsti dall’art. 156 c.c. e dall’art. 5 della legge n. 898 del 1970, allo scopo di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, a garanzia delle quali sono destinati unicamente gli assegni sopra indicati, onde la concessione del beneficio in parola resta subordinata all’imprescindibile presupposto dell’affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ed economicamente non autosufficienti, laddove, nell’ipotesi in cui l’alloggio “de quo” appartenga in proprietà ad uno solo dei coniugi e manchino figli in possesso dei requisiti anzidetti, il titolo di proprietà vantato da quest’ultimo preclude ogni eventuale assegnazione dell’immobile all’altro, rendendo poi ridondante e superflua ogni e qualsivoglia pronuncia di assegnazione in favore del coniuge proprietario”.

Art. 156.
Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.

Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.

Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.

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La Corte di Cassazione, con la sentenza 21334 del 18 settembre 2013, ribadisce il proprio orientamento in materia di assegnazione della casa coniugale: essa è possibile solo se ci sono figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti conviventi con il genitore che rivendica il godimento dell”abitazione.

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Sia il previgente art. 155, IV co. cod. civ. che l”attuale art. 155 quater, nel regolare l”assegnazione della casa familiare, perseguono una finalità protettiva nei confronti  dei figli minori o maggiorenni ma non economicamente indipendenti, il cui interesse a permanere nell”ambiente domestico in cui sono cresciuti viene tutelato in via preminente.

Ove convivano nella residenza familiare, figli maggiorenni “economicamente autosufficienti” ed un coniuge, al momento della separazione, l’istituto della “assegnazione della casa familiare” non è più considerabile come sussistente “tutela speciale”, ma potrà solo concorrere, ove ne ricorranno i presupposti, come “mero criterio” di determinazione dell’eventuale onere del mantenimento; con la conseguenza che ove un tale onere sia soddisfatto con la determinzione di una somma di danaro da parte dell’onerato, non vi sia alcun diritto a permanere nell’abitazione, la cui disponibilità verrà determinata seguendo le regole del diritto di proprietà.

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Il nostro Studio ha esperienza in queste delicate situazioni in cui sa operare con discrezione e professionalità.

  1. divisioni ereditarie;
  2. individuazione delle quote ereditarie;
  3. individuazione della quota disponibile e di eventuali lesioni di legittima;
  4. assistenza per inventari ed accettazione di eredità con beneficio d’inventario;
  5. impugnazione di testamenti per invalidità o lesione di quota legittima;
  6. consulenza ed assistenza alla redazione di testamenti e legati nonché ad atti di donazione.

LITI EREDITARIE BOLOGNA DIVISIONI EREDITA’ TESTAMENTI SUCCESSIONI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA Il  coerede può chiedere in ogni tempo la cessazione della comunione ereditaria.

Consulenze in materia testamentaria, assistenza legale in materia di rinuncia ed accettazione dell’eredità, pura o beneficiata, impugnazione di testamenti, azioni di riduzione, azioni di restituzione, petitio hereditatis, cessione dei beni ai creditori, liquidazione dei beni, collazione e divisioni ereditarie

 

La divisione può essere amichevole, giudiziale e testamentaria.

Il  coerede può chiedere in ogni tempo la cessazione della comunione ereditaria.

La divisione può essere amichevole, giudiziale e testamentaria.

 

Nella divisione amichevole i coeredi raggiungono un accordo e dividono i beni attraverso la stipula di un contratto. In caso di disaccordo sulla divisione dei beni ereditari ciascun coerede può chiedere al Tribunale di sciogliere la comunione.

Al giudizio devono partecipare tutti i coeredi. La divisione si fa attribuendo porzioni uguali a tutti i coeredi. Se il bene  è indivisibile viene venduto e la somma ricavata si distribuisce tra i coeredi.

IO CI SONO E TI AIUTO avvocato Bologna
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La divisione testamentaria è fatta direttamente dal testatore che con il testamento divide i suoi beni tra gli eredi.

La successione, intesa come fenomeno del subentrare di un soggetto giuridico, detto “successore” o “avente causa”, ad un altro soggetto giuridico, detto “autore” o “dante causa”, nell’ambito di un rapporto giuridico, esiste in una diversa tipologia di casi. Il diritto distingue tra successione universale e particolare, in base alla portata del trasferimento di poteri da un soggetto giuridico all’altro.

 

 

Nel caso della successione universale

 

 il successore subentra all’autore in tutti i rapporti giuridici, sia attivi che passivi; nel caso della successione particolare, invece, vi subentra solo relativamente ad uno specifico ambito giuridico. Più nello specifico, si può individuare un’ampia casistica nell’ambito delle successioni.

 

 Il diritto distingue tra:

 

 

  1. dichiarazione di successione

  2. successione a causa di morte

  3. successione legittima

  4. successione necessaria

  5. successione testamentaria

  6. retratto successorio

 

La divisione testamentaria è nulla se non sono stati compresi gli eredi legittimari;  l’atto è invece  valido se è stato leso il diritto alla legittima e il coerede leso può agire conto gli altri coeredi per la ricostituzione della sua quota di riserva.

 

Nella divisione amichevole i coeredi raggiungono un accordo e dividono i beni attraverso la stipula di un contratto. In caso di disaccordo sulla divisione dei beni ereditari ciascun coerede può chiedere al Tribunale di sciogliere la comunione.

Al giudizio devono partecipare tutti i coeredi. La divisione si fa attribuendo porzioni uguali a tutti i coeredi. Se il bene  è indivisibile viene venduto e la somma ricavata si distribuisce tra i coeredi.

La divisione testamentaria è fatta direttamente dal testatore che con il testamento divide i suoi beni tra gli eredi.

 

 

La divisione testamentaria è nulla se non sono stati compresi gli eredi legittimari;  l’atto è invece  valido se è stato leso il diritto alla legittima e il coerede leso può agire conto gli altri coeredi per la ricostituzione della sua quota di riserva.

 

Divisione ereditaria successioni avvocato Bologna cosa afferma la Suprema Corte:

Ai fini dell’accertamento della comoda divisibilità degli immobili ex art. 720 c.c. ed anche della individuazione del titolare della quota maggiore onde poter applicare il criterio preferenziale previsto dalla norma ora citata, deve aversi riguardo alla situazione esistente al momento della divisione e, quindi, a quella della relativa pronuncia giudiziale, e non al tempo dell’apertura della successione, tenuto conto pertanto anche delle successive vicende negoziali e della eventuale concentrazione delle quote in capo ai coeredi (Cass. 8.8.1979 n. 4619; Cass. 4.5.1985 n. 2795; Cass. 11.7.1995 n. 7588; nello stesso senso, sia pure con specifico riferimento all’epoca in cui deve essere valutata l’eguaglianza delle quote e lo stato di beni per poter procedere all’estrazione a sorte per l’assegnazione delle porzioni tra i coeredi, ovvero al tempo della divisione e non a quello dell’apertura della successione, Cass. 19.5.1990 n. 4538; Cass. 7.12.2000 n. 15540)

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Sei un coerede? Se gestire l’eredità comune è diventato un problema, puoi promuovere, a certe condizioni, lo scioglimento della comunione ereditaria chiedendo la divisione.La legge ti consente di infatti di dividere il patrimonio ereditario con un contratto, se c’è accordo degli altri coeredi, oppure di rivolgerti ad un giudice che si pronuncerà sulla divisione consentendo l’assegnazione delle porzioni.La comunione ereditaria, 

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Ed ancora:

Nella giurisprudenza di questa Corte si è affermato che, in tema di divisione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte, previsto dall’art. 729 c.c., attiene al caso di uguaglianza di quote ed è posto a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, applicabile anche nell’ipotesi di divisione dei beni comuni, in virtù del rinvio recettizio di cui all’art. 1116 c.c. Si tratta comunque di criterio che non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, ed è pertanto derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, quale risulterebbe dall’applicazione della regola del sorteggio, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione (di recente, Cass. 12 febbraio 2013 n. 3461).

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Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Valsamoggia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel San Pietro Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Zola Predosa AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Castel Maggiore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Medicina AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Molinella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castenaso AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Omesso versamento IVA, 1) reato, 2) retroattività, 3)sanzione amministrativail D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, inserito dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo

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Cassazione penale, SS.UU., sentenza 12/09/2013 n° 37424

Successione legittima: avviene fra fratelli, nipoti, zii, cugini?

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il ricorrente ha lamentato la violazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-ter e dell’art. 2 cod. pen., per violazione del principio di irretroattività della norma penale, posto che il reato contestato è stato introdotto con D.L. 4 luglio 2006, n. 233, convertito dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, mentre il fatto ascritto riguarda l’omesso versamento degli acconti IVA che dovevano essere pagati nei mesi di febbraio, luglio, agosto e ottobre dell’anno 2005, in un’epoca, quindi, anteriore all’entrata in vigore della nuova previsione incriminatrice e in cui l’omissione in discorso era punita solo con una sanzione amministrativa (per la quale, fra l’altro, il contribuente è stato ammesso al pagamento rateale).

Il ricorrente ha denunciato, poi, in subordine, la violazione degli artt. 5, 43 e 47 cod. pen. e del D.Lgs. n. 74 del 2000, artt. 10-ter e 15, dovendosi ritenere la sua condotta non punibile in quanto priva di dolo o dovuta a ignoranza scusabile della legge penale e/o a obiettive condizioni di incertezza circa la portata e l’ambito di applicazione della nuova norma incriminatrice, considerato che era ragionevole supporre che essa, come opinato da alcuni commentatori e dal suo consulente, fosse applicabile solo alle omissioni relative all’IVA dovuta per il 2006 e che, quindi, per quelle relative all’IVA dovuta per il 2005, si andasse incontro solo a sanzione amministrativa (con quanto ne consegue in ordine alle scelte di priorità da compiere in una situazione di gravissima difficoltà economica).

In ulteriore subordine, l’imputato ha dedotto che in un quadro probatorio carente o quantomeno insufficiente, dal punto di vista sia della sussistenza materiale che dell’elemento psicologico del reato, si sarebbe dovuta pronunciare sentenza assolutoria a sensi dell’art. 530 c.p.p., comma 2.

 

Omesso versamento IVA, 1) reato, 2) retroattività, 3)sanzione amministrativail D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, inserito dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo
Omesso versamento IVA, 1) reato, 2) retroattività, 3)sanzione amministrativail D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, inserito dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Sentenza 28 marzo – 12 settembre 2013, n. 37424

 

 

 

 

 

 

Dalle considerazioni che precedono possono dunque enuclearsi i seguenti principi di diritto:

– “Fra il D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, inserito dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a cinquantamila Euro per ciascun periodo di imposta), e il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, comma 1 (che assoggetta alla sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato chiunque non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze periodiche, i versamenti dei debiti IVA), intercorre un rapporto non di specialità ma di progressione illecita, che comporta l’applicabilità congiunta delle due sanzioni”;

– “il D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, inserito dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a cinquantamila Euro per ciascun periodo di imposta, è applicabile anche alle omissioni dei versamenti IVA relativi all’anno 2005, senza che ciò comporti violazione del principio di irretroattività della norma penale”.

  1. Venendo ora al tema dell’elemento soggettivo, si osserva che il reato in esame è punibile a titolo di dolo generico. Mentre, invero, molte delle condotte penalmente sanzionate dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, richiedono che il comportamento illecito sia dettato dallo scopo specifico di evadere le imposte, questa specifica direzione della volontà illecita non emerge in alcun modo dal testo del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-ter. Per la commissione del reato, basta, dunque, la coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato. Tale coscienza e volontà deve investire anche la soglia di Euro cinquantamila, che è un elemento costitutivo del fatto, contribuendo a definirne il disvalore.

La prova del dolo è insita in genere nella presentazione della dichiarazione annuale, dalla quale emerge quanto è dovuto a titolo di imposta, e che deve, quindi, essere saldato o almeno contenuto non oltre la soglia di Euro cinquantamila, entro il termine lungo previsto.

Il debito verso il fisco relativo ai versamenti IVA è collegato al compimento delle operazioni imponibili. Ogni qualvolta il soggetto d’imposta effettua tali operazioni riscuote già (dall’acquirente del bene o del servizio) l’IVA dovuta e deve, quindi, tenerla accantonata per l’Erario, organizzando le risorse disponibili in modo da poter adempiere all’obbligazione tributaria.

L’introduzione della norma penale, stabilendo nuove condizioni e un nuovo termine per la propria applicazione, estende evidentemente la detta esigenza di organizzazione su scala annuale. Non può, quindi, essere invocata, per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità del soggetto attivo al momento della scadenza del termine lungo, ove non si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta (protrattasi, in sede di prima applicazione della norma, nella seconda metà del 2006) di non far debitamente fronte alla esigenza predetta (per l’esclusione del rilievo scriminante di impreviste difficoltà economiche in sè considerate v., in riferimento alla parallela norma dell’art. 10-bis, Sez. 3, n. 10120 del 01/12/2010, dep. 2011, Provenzale).

Ciò chiarito, si osserva che nel ricorso del R., oltre a invocarsi infondatamente (alla stregua di quanto sopra illustrato), l’esclusione dell’elemento soggettivo in forza della mera sopravvenienza della norma penale rispetto al verificarsi della violazione dei termini periodici di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 100, art. 1, commi 1 e 4, si allegano altresì, da un lato, il “momento di gravissime difficoltà economiche” e, dall’altro, l’applicabilità della regola della cd. ignoranza inevitabile (scaturita dall’intervento sull’art. 5 cod. pen. della sentenza n. 364 del 1988 della Corte costituzionale) ovvero di quella di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 15.

Per quanto concerne la prima delle ultime allegazioni, rilevasi che la stessa è generica e in fatto e non reca, in particolare, indicazioni specifiche nè concrete atte a ravvisare una reale impossibilità incolpevole all’adempimento ovvero a ricondurre la causa esclusiva dell’inadempimento a condotte tenute prima del secondo semestre del 2006.

Relativamente alla invocata regola della cd. ignoranza inevitabile, è noto che essa può applicarsi al cittadino comune, sfornito di specifiche competenze, allorchè egli abbia assolto il dovere di conoscenza con l’ordinaria diligenza attraverso la corretta utilizzazione dei mezzi di informazione, di indagine e di ricerca dei quali disponga (Sez. 1, n. 25912 del 18/12/2003, dep. 2004, Garzanti, Rv. 228235), mentre non può validamente essere invocata da chi svolge una attività rispetto alla quale ha il dovere di informarsi con diligenza sulla normativa esistente (Sez. 5, n. 22205 del 26/02/2008, Ciccone, Rv. 240440) – ed è certamente questo il caso, ricorrente nella specie, di un imprenditore (titolare di Agenzia viaggi), tenuto alla puntuale conoscenza e osservanza (anche attraverso la scelta e l’ausilio di collaboratori competenti) delle normative correlate allo svolgimento della attività imprenditoriale -, nè in caso di mero dubbio interpretativo, che comporta comunque l’obbligo di evitare la condotta a rischio di sanzione (Sez. 6, n. 6991 del 25/01/2011, Sirignano, Rv. 249451; Sez. 3, n. 28397 del 16/04/2004, Giordano, Rv. 229060).

Venendo poi alla specifica previsione di cui al D.Lgs. 74 del 2000, art. 15, secondo la quale “Al di fuori dei casi in cui la punibilità è esclusa a norma dell’art. 47 c.p., comma 3, non danno luogo a fatti punibili ai sensi del presente decreto le violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione”, deve osservarsi che, indipendentemente dall’esatta interpretazione che si può dare di tale norma (che, col riferimento alle “obiettive condizioni di incertezza”, sembra alludere a dubbi che provengano comunque non da mere valutazioni e riflessioni soggettive bensì da specifici e concreti fattori esterni di carattere appunto oggettivo) e dal suo conseguente rapporto con la regola della cd. ignoranza inevitabile di cui all’art. 5 cod. pen., come emendato dalla Corte costituzionale, nel caso in esame una indicazione chiarificatrice, atta a scongiurare, sul piano della prudenza comportamentale, ogni presupposto di incertezza invocabile dal punto di vista soggettivo, venne tempestivamente fornito (come già sopra ricordato) dall’Agenzia delle Entrate, che, con circolare n. 28/E del 4 agosto 2006, ebbe a puntualizzare (al punto 4) quanto segue: “Considerato che la disposizione è entrata in vigore il 4 luglio 2006 e che il delitto si perfeziona alla data del 27 dicembre di ciascun anno per l’Iva relativa alla dichiarazione dell’anno precedente, si ritiene che la nuova previsione sanzionatoria troverà applicazione a partire dai reati di omesso versamento consumati entro il 27 dicembre 2006 riguardanti l’Iva risultante dalla dichiarazione relativa all’anno 2005”.

il reato di OMESSO VERSAMENTO delle ritenute PREVIDENZIALI e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una PROGRESSIONE CRIMINOSA nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate

il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una progressione criminosa nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate

 

il reato di OMESSO VERSAMENTO delle ritenute PREVIDENZIALI e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una PROGRESSIONE CRIMINOSA nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate
il reato di OMESSO VERSAMENTO delle ritenute PREVIDENZIALI e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una PROGRESSIONE CRIMINOSA nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate

La lettera della norma, infatti, nel collegare l’abitualità del comportamento alla pluralità o reiterazione di condotte, si riferisce, all’evidenza, soltanto a quelle che già di per sè costituiscono reato, anche isolatamente valutate, sì da evidenziare – volta per volta – una nuova e ripetuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale.

 

 

 

Con riguardo alla fattispecie in oggetto, invece, ben è possibile che le diverse mensilità richiamate in sentenza consentano – tutte sommate, e soltanto in tal modo – di integrare il reato in rubrica, che tuttavia è unico, e si consuma soltanto nel momento in cui è raggiunta la soglia di punibilità di 10.000 Euro annui (soglia introdotta dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, art. 3, comma 6).

 

 

 

Al riguardo, infatti, questa Corte ha sottolineato che il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una progressione criminosa nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate nel corso del medesimo anno si atteggiano a momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata, la cui definitiva cessazione coincide con la scadenza del termine previsto per il versamento dell’ultima mensilità, ovvero, con la data del 16 gennaio dell’anno successivo (Sez. 3, n. 649 del 20/10/2016, Messina, Rv. 268813; Sez. 3, n. 37232 dell’11/5/2016, Lanzoni, Rv. 268308).

A quanto precede, peraltro, deve poi aggiungersi che la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” è di certo applicabile ai reati di omissione di versamenti contributivi, per i quali il legislatore abbia fissato una soglia di punibilità, solo se gli importi omessi superano di poco l’ammontare di tale soglia, in considerazione del fatto che il grado di offensività che integra il reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale (in tal senso, Sez. 3, n. 3292 del 3/10/2017, Spera, non massimata; in termini analoghi, seppure con riferimento agli omessi versamenti tributari, Sez. 3, n. 13218 del 20/11/2015, Reggiani Viani, Rv. 266570).

 

 

il reato di OMESSO VERSAMENTO delle ritenute PREVIDENZIALI e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una PROGRESSIONE CRIMINOSA nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate
il reato di OMESSO VERSAMENTO delle ritenute PREVIDENZIALI e assistenziali si configura oggi come una fattispecie connotata da una PROGRESSIONE CRIMINOSA nel cui ambito, superato il limite di legge, le ulteriori omissioni consumate

 

Quel che, peraltro, costituisce l’applicazione di quanto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza n. 13681 del 25/2/2016, imp. Tushaj, che ha affermato che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, in quanto configurabile – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – ad ogni fattispecie criminosa, non è in astratto incompatibile, con la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, anche nel caso in cui, al di sotto della soglia di rilevanza penale, vi è una fattispecie che integra un illecito amministrativo (principio affermato in riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza, cfr. Rv. 26658

RISOLVI ottieni testamento – olografo o pubblico avvocato SUCCESSIONI Bologna Imola PADOVA ravenna    

 

 

Il testamento – olografo o pubblico avvocato SUCCESSIONI Bologna Imola PADOVA ravenna

 

 

conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Lodi il fratello (OMISSIS) per far accertare e dichiarare la nullita’ e/o annullabilita’ del testamento pubblico in data 29.1.2001 per Notaio (OMISSIS) di (OMISSIS) contenente le ultime volonta’ della madre (OMISSIS), deceduta il (OMISSIS), con conseguente apertura della successione legittima ex articolo 566 c.c., e, previa individuazione dell’asse ereditario e collazione, attribuzione all’attrice di una quota pari alla meta’ del patrimonio relitto. Formulava altresi’, in via subordinata, domanda di riduzione della quota assegnata al fratello nella misura necessaria a consentire la reintegrazione di quella spettante le per legge.

Si costituiva in giudizio il convenuto che chiedeva il rigetto di tutte le domande e deduzioni avversarie e, in via riconvenzionale, l’accertamento e il computo del valore dei beni donati dalla defunta alla figlia, oltre al risarcimento dei danni morali subiti per le espressioni offensive contenute nell’atto di citazione.

Con sentenza n. 924/2010 il Tribunale rigettava le domande di nullita’ e annullabilita’ del testamento pubblico della (OMISSIS) e la domanda subordinata di riduzione delle disposizioni testamentarie per lesione della quota di legittima, condannando l’attrice alla rifusione delle spese di lite e di CTU.

Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 23 gennaio 2017, n. 1649

 

 

 

Il testamento – olografo o pubblico che sia – non deve necessariamente contenere, a pena di nullita’, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validita’ dell’atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilita’ di confusioni, salva la necessita, la quale peraltro non attiene ad un requisito di regolarita’ e validita’ del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confinazioni ecc..

 

Il testamento – olografo o pubblico che sia – non deve necessariamente contenere, a pena di nullita’, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validita’ dell’atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilita’ di confusioni, salva la necessita, la quale peraltro non attiene ad un requisito di regolarita’ e validita’ del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confinazioni ecc..

 

Ai fini della validita’ del testamento, qualora la scheda sia stata predisposta dal notaio, condizione necessaria e sufficiente e’ che egli, prima di dare lettura della scheda stessa, faccia manifestare di nuovo al testatore la sua volonta’ in presenza dei testi  il che -secondo quanto accertato dai Giudici – si e’ appunto verificato nella specie d’altra parte, la cecita’ del testatore non e’ causa di invalidita’ del testamento pubblico

 

CAPARRA-CONFIRMATORIA-

TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente   truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene

 

 

diffamazione a mezzo stampadiffamazione reatodiffamazione facebookdiffamazione e calunniadiffamazione querela
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TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente

 

truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene

Nella pratica, purtroppo, i reati contro il patrimonio hanno certamente grande rilevanza in quanto di fatto sono quelli più frequenti, rappresentando la gran parte del fenomeno della cd. criminalità diffusa.

I reati contro il patrimonio, infatti, offendono in via esclusiva o principale diritti soggettivi o interessi a contenuto economico-patrimoniale, facenti capo a persone fisiche o giuridiche.

Per questi motivi, lo studio penale AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA  offre la propria competenza in tema di reati contro il patrimonio, con particolare riguardo ai reati di truffa ed appropriazione indebita.

 

TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell'ingiusto profitto da parte dell'agente   truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene
TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente   truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene

VIENE AFFERMATO IL SEGUENTE PRINCIPIO:
Giova comunque ricordare che in tema di truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene subita dal soggetto passivo, ma può consistere anche nel mancato acquisto di un’utilità economica che quest’ultimo si riprometta di conseguire in conformità alle false prospettazioni dell’agente dal quale sia tratto in errore. (Sez. 2, n. 37859 del 22/09/2010 – dep. 25/10/2010, Bologna e altro, Rv. 24890801) e nel caso in esame è evidente che la direttrice della filiale non avrebbe aderito alla proposta contrattuale se fosse stata consapevole della inesistenza dei bonifici in favore dell’imputato.

 

 

 

 

 

 

 

“Ciò che rileva ai fini della configurabilità del reato di truffa, dell’individuazione dell’interesse tutelato e conseguentemente del titolare di detto interesse, è la, e cioè l’aspetto finalistico e non quello strumentale (induzione in errore) della condotta; pertanto, essendo il soggetto passivo del reato colui che subisce le conseguenze patrimoniali dell’azione truffaldina, la querela proposta dalla persona ingannata, in caso di non coincidenza fra indotto in errore e danneggiato, è priva di ogni effetto. (Sez. 2, n. 10259 del 13/07/1993 – dep. 12/11/1993, Cerello, Rv. 19586901)v. anche 17636/2018 del 6/3/2018).

TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell'ingiusto profitto da parte dell'agente   truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene
TRUFFA        1querela         2 AVVOCATO penalista  3 diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente   truffa contrattuale, il danno patrimoniale non è necessariamente costituito dalla perdita economica di un bene

Ma nel tempo questa Corte, in ripetute circostanze, ha avuto modo di affermare, in tema di individuazione della persona offesa, cui compete il diritto di querela, che deve intendersi tale il soggetto passivo del reato, ossia colui che subisce la lesione dell’interesse penalmente protetto. Possono pertanto coesistere più soggetti passivi di un medesimo reato, che vanno individuati, appunto, con riferimento alla titolarità del bene giuridico protetto.

In tema di furto, conclusioni simili sono state raggiunte allorchè sono stati ritenuti legittimati in proprio a proporre querela per furto in un supermercato sia il direttore che il commesso, posto che la qualità di persona offesa compete, in simile evenienza, non solo al titolare di diritti reali, ma anche ai soggetti responsabili dei beni posti in vendita (cfr. Sez. 4, n. 37932 del 28/09/2010, Rv. 248451). Ed anche le SS.UU. di questa Corte, nella pronunzia richiamata dal collegio di appello, hanno affermato (cfr. S.U. n 40354 del 18/07/2013, Rv. 255975) che nei reati contro il patrimonio il bene giuridico protetto va individuato anche nel possesso inteso come relazione di fatto con la cosa.

Facendo corretta applicazione di questi principi, più recentemente questa sezione ha avuto modo di precisare che “Il diritto di querela per il delitto di truffa spetta, indipendentemente dalla formale attribuzione del potere di rappresentanza, anche all’addetto di un esercizio commerciale che si sia personalmente occupato, trovandosi al bancone di vendita, della transazione commerciale con cui si è consumato il reato, assumendo egli, in quel frangente, la responsabilità in prima persona dell’attività del negozio e rivestendo pertanto la titolarità di fatto dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice” (Sez. 2, n. 50725 del 04/10/2016 – dep. 29/11/2016, P.M. in proc. Filannino, Rv. 26838201).

In senso analogo è stato ribadito che “Il diritto di querela per il delitto di truffa spetta anche al gestore dell’esercizio commerciale che, indipendentemente dalla formale investitura dei poteri di rappresentanza legale da parte dell’impresa fornitrice i beni oggetto del reato, li abbia commercializzati in nome e per conto della stessa, assumendosi in prima persona la responsabilità di qualsivoglia operazione inerente alla vendita del prodotto medesimo.” (Sez. 2, n. 37012 del 30/06/2016 – dep. 06/09/2016, Miari, Rv. 26791401).

Ne consegue che, in tema di truffa, la responsabile della filiale di banca, la quale ha esposto di essersi personalmente occupata della transazione, debba considerarsi persona offesa e dunque titolare in proprio di un autonomo diritto di querela in quanto responsabile, in quel frangente, delle attività dell’istituto bancario e delle eventuali conseguenze pregiudizievoli per l’interesse dell’ente da lei rappresentato.

AINCIDENTE-D1

 MALASANITA’ BOLOGNA: COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE

 MALASANITA’ BOLOGNA: COLPA GRAVE MEDICO

responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE

COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE

 

 

QUANDO E COME RISPONDE IL MEDICO? IN QUALI CIRCOSTANZE ? QUALE GRADI COLPA?

sei vittima di malasanita’ a Bologna o

a ravenna o a Cesena o a Forli? o in altre parti d’Italia?

un tuo congiunto ha subito gravi

danni per errata operazione o per  

malasanita’ o per mancata o errata

diagnosi?

allora chiama l’avvocato Sergio

Armaroli

051 6447838

 

 

 

Nel 2007 l’ordinamento non dettava alcuna particolare prescrizione in tema di responsabilità medica. Erano dunque applicabili i principi generali in materia di colpa, alla stregua dei quali il sanitario era penalmente responsabile, ex art. 43 c.p., quale che fosse il grado della colpa. Era cioè indifferente, ai fini della responsabilità, che il medico versasse in colpa lieve o in colpa grave. Nel 2012 entrò in vigore il D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito in L. 8 novembre 2012, n. 189, (cosiddetta legge Balduzzi), il quale all’art. 3, comma 1, stabiliva che l’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, si attenesse alle linee-guida e alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non dovesse rispondere penalmente per colpa lieve. E’ poi, di recente, entrata in vigore la L. 8 marzo 2017, n. 24, (c.d. legge Gelli-Bianco), la quale, all’art. 6, ha abrogato il predetto D.L. n. 158 del 2012, art. 3, e ha dettato l’art. 590 sexies c.p., attualmente vigente.

BOLOGNA MALASANITA’ Responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente - Natura contrattuale - Presupposti - Contratto autonomo atipico a prestazioni corrispettive - Danni e riparto dell'onere probatorio-Responsabilita' medica - Paziente - Danni - Domanda risarcitoria - Responsabilità del medico e della struttura sanitaria - Natura contrattualistica - Onere probatorio delle parti - Interventi di facile esecuzione e di alta specialità  
avvocato malasanita’ Bologna

Occorre dunque stabilire quale sia il regime applicabile al caso di specie. E’ in primo luogo da escludersi che quest’ultimo sia individuabile nell’assetto normativo vigente all’epoca del fatto. Abbiamo, infatti, appena rilevato come nel contesto del regime normativo originario la distinzione fra colpa lieve e colpa grave fosse del tutto irrilevante ai fini della responsabilità penale, potendo, al più, assumere rilievo nell’ottica del trattamento sanzionatorio, in quanto colpa lieve e colpa grave erano titoli del tutto equivalenti d’imputazione soggettiva dell’illecito. Sia il decreto Balduzzi che la legge Gelli-Bianco prevedono invece delle limitazioni alla responsabilità del medico che erano sconosciute al regime originario e costituiscono, dunque, entrambe, legge più favorevole, nell’ottica delineata dall‘art. 2 c.p.. Esclusa dunque l’applicabilità del regime vigente nel 2007, occorre stabilire quale delle due normative sopravvenute sia applicabile. Orbene,in questa prospettiva, va rilevato come il tenore testuale dell’art. 590 sexies, introdotto dalla L. n. 24 del 2017, nella parte in cui fa riferimento alle linee-guida, sia assolutamente inequivoco nel subordinare l’operatività della disposizione all’emanazione di linee-guida “come definite e pubblicate ai sensi di legge”.

  COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE
COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE

Cassazione Penale

sez. IV

Sentenza 18/07/2018, n. 33405

  COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE
COLPA GRAVE MEDICO responsabilita? 1DANNO 2 RISARCIMENTO 3 ASSISTENZA LEGALE

La norma richiama dunque la L. n. 24 del 2017, art. 5, che detta, come è noto, un articolato iter di elaborazione e di emanazione delle linee – guida. Dunque, in mancanza di linee-guida approvate ed emanate mediante il procedimento di cui alla L. n 24 del 2017, art. 5, non può farsi riferimento all’art. 590 sexies c.p., se non nella parte in cui questa norma richiama le buone pratiche clinico – assistenziali, rimanendo, naturalmente, ferma la possibilità di trarre utili indicazioni di carattere ermeneutico dall’art. 590 sexies c.p., che, a regime, quando verranno emanate le linee-guida con il procedimento di cui all’art. 5, costituirà il fulcro dell’architettura normativa e concettuale in tema di responsabilità penale del medico. Ne deriva che la possibilità di riservare uno spazio applicativo nell’attuale panorama fenomenologico all’art. 590 sexies c.p., è ancorata all’opzione ermeneutica consistente nel ritenere che le linee-guida attualmente vigenti, non approvate secondo il procedimento di cui alla L. n. 24 del 2017, art. 5, possano venire in rilievo, nella prospettiva delineata dalla norma in esame, come buone pratiche clinico-assistenziali. Opzione ermeneutica non agevole ove si consideri che le linee guida differiscono notevolmente, sotto il profilo concettuale, prima ancora che tecnico – operativo, dalle buone pratiche clinico – assistenziali, sostanziandosi in raccomandazioni di comportamento clinico sviluppate attraverso un processo sistematico di elaborazione concettuale, volto a offrire indicazioni utili ai medici nel decidere quali sia il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato in specifiche circostanze cliniche (Cass., Sez. 4, n. 18430 del 5-11-2013, Rv. 261293).

ACCESSO-ABUSIVO-ACCESSO-ABUSIVO-SISTEMA-INFORMATICO-INFORMATICO-1-1

Esse consistono dunque nell’indicazione di standards diagnostico-terapeutici conformi alle regole dettate dalla migliore scienza medica, a garanzia della salute del paziente (Cass., n. 11493 del 24-12013; Cass., n. 7951 dell’8-10-2013, Rv. 259334) e costituiscono il condensato delle acquisizioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche concernenti i singoli ambiti operativi (Sez. U., n. 29 del 21-12-2017): e quindi qualcosa di molto diverso da una semplice buona pratica clinico – asssitenziale. Laddove però volesse accedersi alla tesi, pur non esente da profili di problematicità, dell’equiparazione delle linee – guida attualmente vigenti – non approvate ed emanate attraverso il procedimento di cui alla L. n. 24 del 2017, art. 5 – alle buone pratiche clinico – assistenziali, previste dall’art. 590 sexies c.p., aprendo così la strada ad un’immediata operatività dei principi dettati da quest’ultima norma, la trama dei rapporti tra il D.L. n. 158 del 2012, art. 3, e l’art. 590 sexies c.p., è quella, del tutto condivisibile, delineata dalle Sezioni unite, con la sentenza Mariotti. Il D.L. n. 158 del 2012, art. 3, è più favorevole dell’art. 590 sexies c.p., in relazione alle contestazioni relative a comportamenti del sanitario, commessi prima dell’entrata in vigore della legge Gelli-Bianco, connotati da negligenza o imprudenza con configurazione di colpa lieve, che solo per il decreto Balduzzi – e non anche per la legge Gelli-Bianco – erano esenti da responsabilità, quando risultava provato il rispetto delle linee-guida o delle buone pratiche accreditate. Ciò perchè è incontrovertibile, sulla base del tenore testuale dell’art. 590 sexies c.p., comma 2, che quest’ultima norma sia applicabile esclusivamente ai casi di imperizia mentre, in relazione al D.L. n. 158 del 2012, art. 3, si era ritenuto,in giurisprudenza, che la limitazione della responsabilità in caso di colpa lieve, prevista da quest’ultima norma, pur trovando il proprio terreno d’elezione nell’ambito dell’imperizia, potesse venire in rilievo anche quando il parametro valutativo della condotta dell’agente sia quello della diligenza (Cass., Sez. 4, n. 45527 del 1-7-2015, Rv. 264987; Sez. 4, n. 23283 dell’11-5-2016, Rv. 266903). Ma, secondo le Sezioni unite, anche nell’ambito della colpa da imperizia è più favorevole il decreto Balduzzi, poichè l’errore determinato da colpa lieve che sia caduto sul momento selettivo delle linee – guida, e cioè su quello della valutazione dell’appropriatezza della linea guida, è coperto dall’esenzione di responsabilità ex art. 3 (Cass., Sez. 4, n. 47289 del 9-10-2014, Stefanetti) mentre non lo è più in base all’art. 590 sexies c.p.. Sempre nell’ambito della colpa da imperizia, per quanto attiene invece alla fase attuativa, l’errore determinato da colpa lieve, secondo il condivisibile orientamento del supremo Collegio, andava esente da responsabilità per il decreto Balduzzi ed è oggetto di causa di non punibilità in base all’art. 590 sexies c.p., essendo in tale prospettiva, ininfluente, in relazione alla decisione del giudice penale che si pronunci nella vigenza della nuova legge su fatti verificatisi antecedentemente alla sua entrata in vigore, la qualificazione giuridica dello strumento tecnico attraverso il quale giungere al verdetto liberatorio.

Dunque, per quanto riguarda la fase attuativa dei precetti delle linee-guida, legge Balduzzi e legge Gelli – Bianco si equivalgono, perchè entrambe scriminano l’errore determinato da colpa lieve.

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Questa configurazione concettuale dei rapporti tra il decreto Balduzzi e la legge Gelli-Bianco deriva dalla impalcatura teorica elaborata dalle Sezioni unite, nell’interpretazione della legge Gelli-Bianco, secondo cui l’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio dell’attività medico-chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clinico assistenziali; c) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia nell’individuazione nella scelta di linee guida o di buone pratiche clinico assistenziali non adeguate alla specificità del caso concreto; d) se l’evento si è verificato per colpa grave da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico.La tematizzazione dei profili appena enucleati è del tutto estranea al tessuto motivazionale della sentenza impugnata, che, risalendo al 2016. è stata emanata antecedentemente all’entrata in vigore della legge Gelli – Bianco ma successivamente a quella del decreto Balduzzi, che, come abbiamo visto, additava senz’altro all’interprete la problematica relativa alla conformità dell’operato del medico alle leges artis e al grado della colpa come discrimine fra l’indifferente e il rilevante penale.

La regiudicanda in esame richiede dunque che si stabilisca: se l’atto medico sub iudice costituisse, all’epoca in cui è stata posta in essere la condotta, oggetto di linee-guida; cosa queste ultime prescrivessero, con particolare riguardo a pazienti dell’età e delle condizioni fisiche della vittima; in mancanza, se vi fossero, al riguardo, buone-pratiche clinico assistenziali; se l’imputata si sia determinata sulla base di linee – guida o di buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso concreto; nell’affermativa, se la P. si sia attenuta ad esse o meno; se sia configurabile, nel suo operato una colpa;

se quest’ultima sia da considerare lieve o grave. E, sotto quest’ultimo profilo, non appare inutile richiamare l’orientamento giurisprudenziale secondo cui al fine di distinguere la colpa lieve dalla colpa grave possono essere utilizzati i seguenti parametri: a) la. misura della divergenza tra la condotta effettivamente tenuta e quella che era da attendersi; b) la misura del rimprovero personale, sulla base delle specifiche condizioni dell’agente; c) la motivazione della condotta; d) la consapevolezza o meno di tenere una condotta pericolosa (Cass., n. 22405 dell’8-5-2015, Rv. 263736).

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Lombardia – Lombardy

Bergamo | Brescia | Como | Cremona | Lecco | Lodi |Mantova – Mantua | Milano – Milan | Monza-Brianza | Pavia |Sondrio | Varese

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Marche

Ancona | Ascoli Piceno | Fermo | Macerata | Pesaro-Urbino

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Molise

Campobasso | Isernia

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Piemonte – Piedmont

Alessandria | Asti | Biella | Cuneo | Novara | Turin |Verbano-Cusio-Ossola | Vercelli

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Puglia – Apulia

Bari | Barletta-Andria-Trani | Brindisi | Foggia | Lecce |Taranto

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Sardegna – Sardinia

Cagliari | Carbonia Iglesias | Medio Campidano | Nuoro |Ogliastra | Olbia Tempio | Oristano | Sassari

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Sicilia – Sicily

Agrigento | Caltanissetta | Catania | Enna | Messina |Palermo | Ragusa | Siracusa | Trapani

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Toscana – Tuscany

Arezzo | Firenze – Florence | Grosseto | Leghorn – Livorno |Lucca | Massa-Carrara | Pisa | Pistoia | Prato | Siena

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Trentino – Alto Adige

Bolzano | Trento

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Umbria

Perugia | Terni

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Valle d’Aosta – Aosta Valley

Aosta Valley

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

Veneto

Belluno Padova – Padua | Rovigo | Treviso | Venezia – Venice | Verona | Vicenza

INCIDENTI GRAVI E MORTALI RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO ESPERTO Malasanita’ diritti del malato responsabilita’ medica, responsabilita’ sanitaria, intervento chirurgico sbagliato, negligenza medica,

 


Chirurgia

Errori in fase di anestesia, interventi inutili, infezioni da stomie e cateteri, lesioni ed emorragie, errori terapeutici.

Errori in chirurgia

Cardiologia

Eventi ischemici, errata esecuzione dell’intervento, scelte non opportune, gestione errata delle urgenze.

Errori in cardiologia

Neurochirurgia

Lesioni al midollo spinale o alle terminazioni nervose con conseguente paralisi degli arti, emorragie cerebrali.

Errori in neurochirurgia

Ostetricia

Taglio cesareo tardivo, sofferenza fetale, mancanza di esami e monitoraggi, errata somministrazione di farmaci.

Errori in ostetricia

Pronto soccorso

Lunghe ore di attesa, errori in fase di triage, dimissioni anziché ricovero, infarto o ictus non riconosciuti.

Errori in pronto soccorso

Ortopedia

Impianti di protesi non idonee, infezioni, interventi chirurgici non necessari, carenze nel consenso informato.

Errori in ortopedia

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MANCATA DIAGNOSI attenzione importante SENTENZA  MALASANITA’3 Chiama 2 FIDATI 1  NON MOLLO MAI

 

MANCATA DIAGNOSI attenzione importante SENTENZA  MALASANITA3 Chiama 2 FIDATI 1

 NON MOLLO MAI

 

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Integra in realtà l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, ove risulti che, per effetto dell’omissione, sia andata perduta dal paziente la chance di vivere alcune settimane od alcuni mesi in più, rispetto a quelli poi effettivamente vissuti (Cass. 18 settembre 2008, n. 23846).

 

 

 

 

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III CIVILE

Sentenza 27 aprile – 27 giugno 2018, n. 16919

 

 

 

Integra in realtà l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, ove risulti che, per effetto dell’omissione, sia andata perduta dal paziente la chance di vivere alcune settimane od alcuni mesi in più, rispetto a quelli poi effettivamente vissuti (Cass. 18 settembre 2008, n. 23846). Non ricorre a questo proposito la novità della domanda, eccepita da entrambe le parti controricorrenti con riferimento al danno da perdita di chance, il quale presuppone in effetti una specifica domanda e non può ritenersi incluso nella generica istanza di risarcimento di tutti i danni subiti (Cass. 29 novembre 2012, n. 21245). La chance, in tale caso, rileva non come danno-conseguenza ai sensi dell’art. 1223 c.c., ma come danno-evento.

 

 

Il punto di riferimento della causalità materiale è proprio l’evento perdita di chance in termini di perdita della possibilità di una vita più lunga da parte del paziente (cfr. Cass. 27 marzo 2014, n. 7195). Il nesso di causalità materiale fra la condotta colposa e l’evento va quindi posto in relazione non con riferimento all’evento morte sic et simpliciter, ma con riferimento alla perdita del detto limitato periodo di sopravvivenza. E’ rispetto a tale danno-evento che il giudice di merito deve valutare, sulla base della causalità giuridica ai sensi dell’art. 1223, quali conseguenze pregiudizievoli siano derivate dall’avere privato il danneggiato dalla possibilità di sopravvivere sia pure per un periodo limitato di vita.

Sotto altro punto di vista, come precisato da Cass. 19 marzo 2018, n. 6688, è lo stesso uso dell’espressione chance, con riferimento alla perdita della possibilità di sopravvivenza per un periodo imitato, a non apparire pertinente perchè il danno non attiene al mancato conseguimento di qualcosa che il soggetto non ha mai avuto e dunque ad una possibilità protesa verso il futuro, cui allude la chance, ma alla perdita di qualcosa che il soggetto già aveva e di cui avrebbe certamente fruito ove non fosse intervenuta l’imperizia del sanitario.

CENTRALITA’ SENTENZA E OSSERVAZIONI

Sempre a questo proposito ha precisato Cass. 9 marzo 2018, n. 5641 che: “qualora l’evento di danno sia costituito non da una possibilità – sinonimo di incertezza del risultato sperato – ma dal (mancato) risultato stesso (nel caso di specie, la perdita anticipata della vita), non è lecito discorrere di chance perduta, bensì di altro e diverso evento di danno, senza che l’equivoco lessicale costituito, in tal caso, dalla sua ricostruzione in termini di “possibilità” possa indurre a conclusioni diverse”. Sulla base di tale criterio la pronuncia in discorso ha quindi identificato la seguente ipotesi: “la condotta colpevole ha cagionato non la morte del paziente (che si sarebbe comunque verificata) bensì una significativa riduzione della durata della sua vita ed una peggiore qualità della stessa per tutta la sua minor durata. In tal caso il sanitario sarà chiamato a rispondere dell’evento di danno costituito dalla minor durata della vita e dalla sua peggior qualità, senza che tale danno integri una fattispecie di perdita di chance – senza, cioè, che l’equivoco lessicale costituito dal sintagma “possibilità di un vita più lunga e di qualità migliore” incida sulla qualificazione dell’evento, caratterizzato non dalla “possibilità di un risultato migliore”, bensì dalla certezza (o rilevante probabilità) di aver vissuto meno a lungo, patendo maggiori sofferenze fisiche e spirituali”.

Il giudice di merito dovrà in conclusione attenersi al seguente principio di diritto: “determina l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, ove risulti che, per effetto dell’omissione, sia andata perduta dal paziente la possibilità di sopravvivenza per alcune settimane od alcuni mesi, o comunque per un periodo limitato, in più rispetto al periodo temporale effettivamente vissuto”.

 

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MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?

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MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?

 

COME risolvere PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA medica Malasanita? ATTENZIONE 1) tecnica 2)attenzione 3) legge 22 dicembre 2017, n. 219  COME

 

MALASANITA' BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?
MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?

 

 

  1. FOCUS SENTENZA dal punto di vista della dicotomia adempimento-inadempimento, l’attore (presunto danneggiato) deve allegare specificamente la mancata guarigione o l‘aggravamento della patologia di ingresso e gli specifici profili di inadempimento del medico e/o della struttura nosocomiale;
  2. il medico e/o la struttura hanno l’onere della prova che l’inadempimento non vi è stato affatto o se vi è stato, non è dipeso da causa ad essi imputabile ovvero non è stato causa del danno;
  3. dal punto di vista del nesso causale, ove il giudice non sia in grado di accertare in modo certo e pieno, in base al principio del libero convincimento, la derivazione del danno dalla condotta del medico e/o della struttura, occorrerà verificare se in mancanza della condotta sanitaria censurabile (ovvero in presenza di una condotta più appropriata ed omessa) i risultati (in termini di normalità applicata alla singola e complessiva fattispecie) sarebbero stati diversi e migliori (per il paziente) secondo il principio del più probabile che non
  4. laddove tale risultato non emerga, e rimanga incerta la scaturigine dell’evento dannoso, le domande del danneggiato saranno rigettate, in quanto è a suo carico, sia pure con i temperamenti suddetti, la prova del nesso causale 

 

MALASANITA' BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?
MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA :COME RISOLVERE PROVA DIMOSTRAZIONE della RESPONSABILITA’ medica Malasanita?

 

CONSULENZA TECNICA FUNZIONE PROVA

In materia di responsabilità sanitaria, “la consulenza tecnica è di norma “consulenza percipiente” a causa delle conoscenze tecniche specialistiche necessarie, non solo per la comprensione dei fatti, ma per la rilevabilità stessa dei fatti, i quali, anche solo per essere individuati, necessitano di specifiche cognizioni e/o strumentazioni tecniche; atteso che, proprio gli accertamenti in sede di consulenza offrono al giudice il quadro dei fattori causali entro il quale far operare la regola probatoria della certezza probabilistica per la ricostruzione del nesso causale” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 20 ottobre 2014, n. 22225).

Invero, in presenza di una situazione in cui risultava quantomeno un principio di prova, offerto dagli attori, in ordine alla ricorrenza del nesso causale tra condotta dei sanitari (e, per essi, della struttura convenuta) e l’evento dannoso, il ricorso ad un simile accertamento tecnico si palesava come necessario, e ciò sulla scorta del principio secondo cui, “in tema di risarcimento del danno, è possibile assegnare alla consulenza tecnica d’ufficio ed alle correlate indagini peritali funzione “percipiente””, purchè a condizione che “essa verta su elementi già allegati dalla parte, ma che soltanto un tecnico sia in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone” (Cass. Sez. 2, sent. 22 gennaio 2015, n. 1190, Rv. 633974-01), giacché, anche quando la consulenza “può costituire essa stessa fonte oggettiva di prova”, resta pur sempre “necessario che le parti stesse deducano quantomeno i fatti e gli elementi specifici posti a fondamento di tali diritti” (Cass. Sez. 3, sent. 26 novembre 2007, n. 24620, Rv. 600467-01).

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TRIBUNALE DI ROMA

SEZIONE XIII

Sentenza 31 maggio 2018

In NOME del POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE  di  ROMA

SEZIONE  Sez.XIII°

  1. RG.58481-14

REPUBBLICA  ITALIANA

Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi 

nella causa tra

C.B. (avv.ti F.S., M.A.P., A.f.)

attori

E

Spa A.M. in persona del suo legale rappresentante pro tempore (avv. E.G.

convenuta 

E

dott.A.S. (avv.A.C.)

convenuto

E

Z.Insurance Public Limited Company Rappresentanza per l’Italia (avv.G.P.N.)

chiamata in causa dal dott. S.                         

ha emesso e pubblicato, ai sensi dell’art. 281 sexies cpc, alla pubblica udienza del 31.5.2018 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente

SENTENZA

letti gli atti e le istanze delle parti,

osserva:

La motivazione che segue è stata redatta ai sensi  dell’art.16-bis, comma 9-octies (aggiunto dall’art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132) decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 secondo cui gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalita’ telematiche sono redatti in maniera sintetica.

Poiché già la novella di cui alla l.. 18 giugno 2009, n. 69 era intervenuta sugli artt.132 cpc e 118 att.cpc , prevedendo che  la sentenza va motivata con una concisasuccinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, occorre attribuire al nuovo intervento un qualche significato sostanziale, che tale non sarebbe se si ritenesse che l’innovazione ultima sia puramente ripetitiva – mero sinonimo-  del concetto già precedentemente espresso. 

La necessità di smaltimento dei ruoli esorbitanti e le prescrizioni di legge e regolamentari (cfr. Strasburgo 2) circa la necessità di contenere la durata della cause, impongono pertanto applicazione di uno stile motivazionale  sintetico che è stile più stringente di previgente alla disposizione dell’art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, d.l.83/2015.

*

-1-   Premesse

C.B.riferiva che dall’11 al 12 ottobre 2010  si era ricoverata presso la Casa di Cura A.M. di Roma al fine di effettuare un intervento di correzione di piede piatto dell’adulto; intervento effettuato dal dott.A.S.l’11.10.2010

Lamentava che dopo le dimissioni aveva accusato dolori e deficit della funzionalità del piede, non riscontrando alcun miglioramento.

Riportava le conclusioni del suo consulente (tratte da radiografie del 19.9.2013) secondo cui l’angolo di Costa Bertani era di 155° e la linea di Shade o Meary presentava ancora una linea di concavità superiore. Marcati segni di artrosi a carico dell’articolazione astragalo scafoidea e dell’astragalo cubiforme notevolmente aggravati rispetto ai precedenti esami radiografici

In altre parole, la situazione della paziente, in circa tre mesi dall’intervento si sarebbe aggravata con un peggioramento dei rapporti articolari con conseguente degenerazione artrosica e un peggioramento del valgismo del calcagno

La citazione lapidariamente sentenziava che, con evidenza, l’intervento non era stato effettuato con la dovuta perizia tecnica

Si costituivano sia la casa di cura che il medico (nonché l’assicurazione da questi chiamata in causa in manleva)

La struttura nosocomiale deduceva che il rapporto con il medico era di mera collaborazione esterna, nel senso che A.M. aveva (soltanto) messo a disposizione del chirurgo il personale paramedico e ed infermieristico, nonché i macchinari tecnico-scientifici ; e che la B. non aveva censurato nessuno degli aspetti riconducibili all’attività ed alle prestazioni della casa di cura convenuta.

In ogni caso chiedeva di essere sollevata, in rivalsa contro il medico, da ogni somma al cui pagamento fosse stat condannata, per la quota di responsabilità al medesimo attribuita

Nel merito la difesa della casa di cura e del medico, si incentravano sulle caratteristiche della prestazione medica da qualificarsi complessa e quindi soggetta alla disciplina di cui all’art.2236 cc con responsabilità solo per dolo o colpa grave, certamente assenti, perché neppure dedotti.

Precisavano che l’intervento concordato non era, come sostenuto dall’attrice, correttivo per piede valgo dell’adulto, quanto per piede valgo pronato congenito e sinostenosi tarsale

In particolare il dott. A.S.esponeva quanto segue.

La B. era nata con una malattia congenita che già all’età di 13 anni l’aveva costretta ad un intervento di stabilizzazione della colonna, di talché i piedi piatti erano solo un aspetto della complessa malattia degenerativa da cui era affetta

Tanto è vero che appena un anno dopo l’intervento presso A.M. la malattia aveva proseguito il suo corso producendo una necrosi del femore e la paziente era stata costretta, come da lei ammesso, a sottoporsi a protesi d’anca.

Il chirurgo descriveva diffusamente a pagina tre della comparsa la grave condizione dei piedi della B. ed i dolori e  le difficoltà della deambulazione che incontrava.

E che a seguito dell’esame RX del 21.7.2010 il medico aveva spiegato alla cliente-paziente la situazione e proposto un intervento chirurgico di piede piatto valgo pronato bilaterale, con la finalità di riparare il danno articolare del piede, di arrestare il progressivo cedimento dell’arco interno del piede, di ridurre o eliminare il dolore del versante interno del piede dx e il dolore laterale, ridurre o eliminare l’instabilità del piede dx e migliorare la deambulazione

Aggiungeva che nel corso dell’intervento il chirurgo si era reso conto che era impossibile preservare le articolazioni gravemente e irrimediabilmente degenerate e quindi aveva optato per la stabilizzazione astragalo-calcaneare mediante atrodesi sottoastragalica

I postumi segnalati dal consulente dell’attrice non erano quindi riferibili ad imperizia ed errata esecuzione dell’intervento – neppure indicati in cosa consistiti– bensì alla naturale evoluzione della grave malattia degenerativa dalla quale la B. era affetta. 

L’Assicurazione eccepiva, fra l’altro, che la polizza Professionisti n.567°3141 con decorrenza 27.12.2002 era cessata il 21.5.2011

Il medico non contrastava in alcun modo tale eccezione che pertanto va ritenuta fondata.

-2- Insussistenza di addebiti mossi dall’attrice al medico (ovvero addebito solo apparente)

Gli argomenti esposti dalla difesa di C.B. sono privi di specificità, e ictu oculi meramente assertivi secondo l’erronea e semplicistica equazione mancata guarigione = colpa medica [1]; tali da non poter attingere all’introduzione di una consulenza tecnica di ufficio  che non sia meramente esplorativa.

Il rigetto delle domande della B., in parte qua, deriva dalle seguenti considerazioni 

Va considerato che la difesa dell’attrice non va oltre la sintetica citazione, posto che non è stata depositata la memoria difensiva ex art. 183 I° cpc

E va  ricordato che è solo entro questo ambito (citazione e memoria ex art. 183 I°) che si possono esplicare (e si esauriscono) le integrazioni e modifiche delle domande e delle eccezioni, nonché l’esposizione dei fatti e dei motivi di diritto sui quali esse si fondano, avendo le memorie 183 II° e III° diversi contenuti e finalità

Carenza grave in quanto tale memoria si appalesava necessaria, attesa da una parte la manifesta lacunosità della citazione, e dall’altra le assai specifiche e precise prese di posizione sull’intervento eseguito, in particolare del dott. A.S., in sintesi supra riportate.

Ebbene, la citazione è apodittica, e di fatto redatta per relationem, senza alcun ragionato approfondimento, alla perizia di parte del consulente della B., dott. Salvatore A. (che non essendo uno specialista ha dimostrato  misconoscenza delle cognizioni tecniche di un chirurgo ortopedico)

Così facendo peraltro l’attrice è caduta in un doppio errore, il primo quello della carenza espositiva della citazione, il secondo quello di fare vano affidamento su un atto di parte (la relazione del dott. A) insufficiente generico ed apodittico, avendo il medico-legale tranciato un giudizio di colpa medica senza alcun approfondimento, senza indicare specificamente e motivatamente quali errori avrebbe commesso il dott.S., quali condotte medico-sanitarie avrebbe dovuto porre in essere in luogo di quelle adottate e in che modo e perché le condotte effettuate si legavano causalmente con le condizioni della paziente (danno evento) e perché tali condizioni costituivano evento  dannoso (danno conseguenza)

In effetti leggendo sia la citazione sia l’atto dal quale è tratta cioè la perizia A., non si rinviene la benché minima traccia dell’esposizione di un qualche errore del medico nella esecuzione dell’intervento.

Il consulente di parte espone circostanze inappropriate al fine perseguito (dimostrazione della responsabilità) affermando, contraddittoriamente, che

  • a distanza di tre anni (sic) nella comparazione dei radiogrammi sia presente un peggioramento dei rapporti articolari trascurando del tutto di considerare la rilevanza del significativo tempo trascorso dall’intervento al piede, sia in relazione alla natura degenerativa delle patologie innate della B. (che pure a pagina due della relazione riconosce) e sia della non secondaria vicenda costituita dall’intervento di protesi d’anca medio temporeintervenuta ad aggravare postura e deambulazione dell’attrice,
  • riconoscendo chedurante l’intervento ed all’esito dell’esame visivo il chirurgo in relazione alle condizioni degenerate delle articolazioni era  costretto a procedere all’artrodesi della sottoastragalica, al fine di stabilizzare la zona astragalo-calcaneare
  • erroneamente, per deficit di specifica competenza, valutava, con enfatizzazione, un’anchilosi, che invero costituiva l’effetto oggettivo dell’artrodesi, diretta a stabilizzare il piede. La perdita della funzione inversione-eversione è un effetto dell’artrodesi, diretto ad eliminare o attenuare il dolore, mentre è del tutto insignificante la variazione di pochi gradi dell’angolo di Meary e Costa Bersani

Il giudice condivide il principio cardine dell’onere di allegazione specifica come predicato dalle S.U. della Suprema Corte [2]

La sentenza esprime un principio di utile contenimento all’azionabilità incontrollata delle pretese in questa materia, laddove avverte che l’allegazione del creditore non può attenere a un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato, e cioè astrattamente efficiente alla produzione del danno.

Da questo principio derivano importanti implicazioni :

  • l‘attore deve allegare in modo serio (vale a dire non  apodittico, perché in tale caso il principio enunciato dalla S.C. sarebbe solo apparentemente soddisfatto) preciso e specifico (quindi non solo con la descrizione della condotta che si assume errata ma anche con la illustrazione delle ragioni che supportano tale affermazione)i profili di inadempimento; ed è in relazione a tali profili – e solo a tali profili – che si porrà un onere del medico e/o della struttura di dimostrare che tale inadempimento non vi è proprio stato ovvero che, pur esistendo, non è stato nella fattispecie causa del danno;
  • non sono da ammettere nella causa consulenze tecniche che assegnino al medico legale ed allo specialista quesiti omnicomprensivi e generali (oltre che correlativamente esplorativi), vale a dire diretti ad accertare  se nell’attività del medico (quale essa sia stata) siano rilevabili errori (da ricercare)

Traendo ulteriori conclusioni, si deve precisare quanto segue:

  1. dal punto di vista della dicotomia adempimento-inadempimento, l’attore (presunto danneggiato) deve allegare specificamente la mancata guarigione o l’aggravamento della patologia di ingresso e gli specifici profili di inadempimento del medico e/o della struttura nosocomiale;
  2. il medico e/o la struttura hanno l’onere della prova che l’inadempimento non vi è stato affatto o se vi è stato, non è dipeso da causa ad essi imputabile ovvero non è stato causa del danno;
  3. dal punto di vista del nesso causale, ove il giudice non sia in grado di accertare in modo certo e pieno, in base al principio del libero convincimento, la derivazione del danno dalla condotta del medico e/o della struttura, occorrerà verificare se in mancanza della condotta sanitaria censurabile (ovvero in presenza di una condotta più appropriata ed omessa) i risultati (in termini di normalità applicata alla singola e complessiva fattispecie) sarebbero stati diversi e migliori (per il paziente) secondo il principio del più probabile che non
  4. laddove tale risultato non emerga, e rimanga incerta la scaturigine dell’evento dannoso, le domande del danneggiato saranno rigettate, in quanto è a suo carico, sia pure con i temperamenti suddetti, la prova del nesso causale [3]

Solo per completezza, attesa nel caso in esame la dimostrata insuperabile carenza espositiva dell’attrice, è opportuno ricordare che è stato talvolta ritenuto che pur gravando sull’attore l’onere di allegare i profili concreti di colpa medica posti a fondamento della proposta azione risarcitoria, tale onere non si spinge sino alla necessità di enucleazione ed indicazione di specifici e peculiari aspetti tecnici di responsabilità professionale, conosciuti e conoscibili soltanto dagli esperti del settore (ché, diversamente opinando, si finirebbe per gravare il richiedente di un onere supplementare, quanto inammissibile, quale quello di richiedere, sempre e comunque, un accertamento tecnico preventivo onde supportare l’atto introduttivo del giudizio delle necessarie connotazioni tecnico – scientifiche), sufficiente essendo, per converso, la contestazione dell’aspetto colposo dell’attività medica secondo quelle che si ritengano essere, in un dato momento storico, le cognizioni ordinarie di un non – professionista che, espletando, peraltro, la professione di avvocato, conosca (o debba conoscere) l’attuale stato dei possibili profili di responsabilità del sanitario (così Cassazione civile, sez. III, 19/05/2004, n. 9471)

Si tratta di opinione non condivisibile, fondata più che su una base scientifica, su una suggestione (favor per il paziente), che, contraddetta dall’univoca e generale applicazione, in ogni dove del diritto, di altro e contrario principio, aprirebbe le porte, ove condivisa, a domande giudiziali esplorative, del che in questo momento storico e massime in materia di responsabilità medica non si sente la necessità.

E valgano alcuni esempi.

Ove si lamenti che un istituto di credito ha applicato interessi usurari, il giudice correttamente non ammette una consulenza tecnica contabile laddove non sia stato esposto in modo sufficientemente specifico, per il che è di regola  buona prassi allegare una consulenza tecnica di parte, in che cosa sia consistito l’inadempimento della banca, e quindi dove come e perché si siano verificati tassi usurari.

Se a seguito del rigetto della sua domanda giudiziale, l’attore per ciò stesso lamenti la colpa dell’avvocato, è ben difficile ritenere che l’azione possa conseguire il risultato sperato dal cliente (risarcimento) se questi non sia in grado di allegare specificamente non solo in che cosa precisamente è consistito il deficit di diligenza e competenza del professionista, ma anche quale sarebbe stato l’esito del giudizio laddove la condotta del difensore fosse stata diversa e migliore.

Se si addebita ad un dottore commercialista di aver curato male la contabilità, compilando una dichiarazione dei redditi dalla quale è scaturito un accertamento dall’agenzia dell’Entrate, il cliente dovrà sicuramente allegare specificamente in che cosa sia consistito l’errore (es. non dovevano essere effettuate determinate detrazioni), spiegandone le ragioni.

E così via.

Tutti questi casi, che mutatis mutandis sono assimilabili a una causa per responsabilità medica, involgono questioni squisitamente tecniche, eppure nessuno mai ha dubitato che sia onere dell’attore farsene carico.

E ciò anche per un’altra ragione.

Assegnare al C.T.U. quesiti generici produce più di un effetto nefasto.

L’esito del lavoro del consulente infatti non sarà mai completo in senso proprio. 

Ci sarà sempre la possibilità per la parte non soddisfatta delle sue conclusioni, rilevare che il CTU non ha indagato in una o in un’altra direzione e non ha verificato questo o quell’aspetto della questione.

Con tali premesse, il giusto punto di equilibrio non potrà che essere questione del caso singolo.

*

Infine, l’art.2236 cc prevede che se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave

In epoca più recente, la giurisprudenza della S.C. ha svalutato alquanto la portata della norma, ritenendola implicante “solamente una valutazione della colpa del professionista in relazione alle circostanze del caso concreto ” (così Cass. 13/4/2007, n. 8826)

Si tratta di un understatement che si iscrive nella diffusa ed ampia tendenza, espressa negli ultimi decenni, della S.C.ad aggravare sotto ogni profilo ed anche con estremizzazioni  difficilmente condivisibili (di cui sono esempi la costruzione della responsabilità per c.d. contatto sociale, l’applicazione tutta particolare per la responsabilità medica dell’istituto del danno da perdita di chances etc.), la responsabilità del medico

Il tutto, con il rischio di esondare rispetto alla funzione nomofilattica (ma non creativa) che la Costituzione assegna al Supremo organo della giurisdizione ordinaria.

Occorre, anche nello spirito riequilibratore operato dalla recente legge 24/2017, dare il corretto significato a tale norma che non è stata mai abrogata, pur avendo subito interpretazioni mutevoli ratione tempore

La parametrazione, disegnata sia pur timidamente nella predetta legge (agli art.5,6,7),  della sussistenza o dell’intensità della colpa al rispetto o meno di linee guida e buone pratiche cliniche, consente di affermare il principio che non può ritenersi in colpa (da intendersi grave e quindi giuridicamente significativa) il medico che, in assenza di condotte negligenti, imprudenti e superficiali, ed in presenza (come in questo caso) di problemi tecnici di speciale difficoltà , si sia attenuto alle linee guida o esse mancando, alle buone pratiche cliniche-assistenziali (delle quali non è stata neppure allegata la violazione) quali che siano stati i risultati dell’intervento dal medesimo effettuato.  

-3-         La domanda relativa alla carenza di consenso informato

E’ stato eccepito dall’attrice la mancanza di un valido consenso informato, in particolare delle informazioni circa il tipo di intervento chirurgico e della relativa metodica (comprensiva, di fatto, di prelievo osseo) e specialmente delle possibili complicanze che si sarebbero potute presentare nel corso dell’intervento.

Va premesso che solo con la recente legge 22 dicembre 2017, n. 219
è stato espressamente (e senza retroattività) previsto, in via generale (che prescrizioni per singoli settori già esistevano), che nessun trattamento sanitario puo’ essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge

La legge, che ha fatto applicazione dei principali dettati della giurisprudenza, definisce il significato e la portata del diritto del paziente ad essere informato  e del correlativo dovere del sanitario di informare adeguatamente  [4]

E prevede altresì che il consenso non può essere documentato in forma verbale [5]
Questo per il futuro. 

Allo stato, la giurisprudenza, anche di questa Sezione, ha costantemente enunciato, applicandoli, alcuni principi fondamentali in materia di consenso informato alla prestazione medica che vale ricordare:

  1. a)      La manifestazione del consenso informato alla prestazione sanitaria, costituisce esercizio di un autonomo diritto soggettivo all’autodeterminazione, riferito alla persona fisica (ex multis, Cass. n. 18513 del 03/09/2007, n. 14642 del 14/07/2015) che si sostanzia nella indicazione:

–          delle prevedibili conseguenze del trattamento sanitario;

–          del possibile verificarsi di un aggravamento delle condizioni di salute;

–          dell’eventuale impegnatività, in termini di sofferenze, del percorso riabilitativo post-operatorio.

Ad una corretta e compiuta informazione consegue, difatti:

–          la facoltà, per il paziente, di scegliere tra le diverse opzioni di trattamento medico;

–          la facoltà di scelta di rivolgersi ad altro sanitario e ad altra struttura, che offrano maggiori e migliori garanzie (in termini percentuali) del risultato sperato, eventualmente anche in relazione alle conseguenze post-operatorie;

–          la facoltà di rifiutare l’intervento o la terapia – e di decidere consapevolmente di interromperla.

  1. b)      Viene innanzitutto in rilievo il caso in cui, alla prestazione terapeutica, conseguano pregiudizi che il paziente avrebbe alternativamente preferito non sopportare nell’ambito di scelte che solo a lui è dato di compiere
  2. c)      In secondo luogo, viene in rilievo la considerazione del turbamento e della sofferenza che derivi al paziente sottoposto ad atto terapeutico dal verificarsi di conseguenze del tutto inaspettate perchè non prospettate e, anche per questo, più difficilmente accettate (Cass. 14/11/2017 n. 26827)
  3. d)      Tale diritto, se pure connesso, va tuttavia tenuto nettamente distinto dal diritto alla salute, ossia dal diritto del soggetto alla propria integrità psico-fisica (cfr. Corte costituzionale, 23.12.2008 n. 438 che insegna come la circostanza che il consenso informato trovi il suo fondamento negli artt. 2,13 e 32 Cost. pone in risalto la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonchè delle eventuali terapie alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, proprio al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, quindi, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, secondo comma, della Costituzione..)
  4. e)      Al diritto indicato corrisponde l’obbligo del medico di fornire informazioni dettagliate, in quanto strettamente strumentale a rendere consapevole il paziente della natura dell’intervento medico e/o chirurgico, della sua portata ed estensione, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative (Cass. 13/10/2017 n. 24074),
  5. f)       La sottoscrizione di un modulo di “consenso informato” del tutto generico da parte del paziente non è idonea a far presumere che il medico a ciò obbligato abbia comunicato oralmente al paziente tutte le informazioni necessarie che egli era contrattualmente obbligato a fornire a tal fine (Cass. 12205/2015; Cass. 2177/2016),
  6. g)      La prova del consenso – che non può mai essere presunto – può derivare da indizi e quindi da presunzioni ai sensi dell’art. 2727 cc (secondo la più recente giurisprudenza, cfr. Cass.n. 71516/18 del 27.3.2018; Cass.n.19212/15 del 29.9.2015) [6]
  7. h)      Le informazioni relative devono essere fornite (Cass.6688/2018) con un linguaggio adeguato alle conoscenze e allo stato soggettivo del paziente destinatario dell’informazione, ovverosia senza far ricorso a tecnicismi e tanto meno con modalità criptiche,
  8. i)        In caso di contestazione del paziente, in applicazione della regola del riparto dell’onere della prova, grava sul medico la dimostrazione di aver fornito tutte le indicazioni necessarie a compiere la scelta consapevole, e dunque di aver correttamente adempiuto all’obbligo informativo preventivo (cfr. Cass. n. 19220 del 20/08/2013)
  9. j)        Nel caso in cui tale prova non venga fornita e dunque sussista inadempimento colpevole (il cui accertamento è del tutto indipendente dalla corretta esecuzione della terapia somministrata o dell’intervento chirurgico o dall’eventuale danno alla salute ad essi conseguito), occorre distinguere ai fini della valutazione della fondatezza della domanda risarcitoria [7]proposta dal paziente, l’ipotesi in cui alla omessa informazione (od al consenso non idoneamente acquisito dal paziente: Cass. Sez. 3, Sentenza n. 24791 del 08/10/2008) sia conseguito un danno alla salute che costituisca esito non attendibile dalla prestazione tecnica se correttamente eseguita– e quindi imputabile a colpa professionale -, nel qual caso la mancanza del consenso informato si inserirà nella serie causale produttiva del danno non patrimoniale, dalla ipotesi in cui, invece, il peggioramento della salute corrisponda ad un rischio attendibile e cioè ad un esito infausto prevedibile “ex ante” nonostante la esatta esecuzione della prestazione tecnica-sanitaria che si rendeva comunque necessaria, nel qual caso, ai fini dell’accertamento del danno, graverà sul paziente l’onere della prova, anche tramite presunzioni, che il danno alla salute è dipeso causalmente dal fatto che, ove compiutamente informato, egli avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento, non potendo altrimenti ricondursi all’inadempimento dell’obbligo di informazione alcuna rilevanza causale sul danno alla salute (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2847 del 09/02/2010Responsabilità medica assicurazioni

 

 

 

Nell’ambito di tale ultima situazione è stato precisato (Cass. 14/11/2017 n.26827) che il paziente deve allegare, sulla base anche di elementi soltanto presuntivi (Cass. 16503/2017) – la cui efficienza dimostrativa seguirà una sorta di ideale scala ascendente, a seconda della gravità delle condizioni di salute e della necessarietà dell’operazione – che egli avrebbe rifiutato quel determinato intervento se fosse stato adeguatamente informato (Cass. civ. Sez. 3, Sent., 9-2-2010, n. 2847), allegando ancora che, tra il permanere della situazione patologica in atti e le conseguenze dell’intervento medico, avrebbe scelto la prima situazione, ovvero che, debitamente informato, avrebbe vissuto il periodo successivo all’intervento con migliore e più serena predisposizione ad accettarne le eventuali conseguenze (e le eventuali sofferenze) – predisposizione la cui mancanza andrebbe realisticamente e verosimilmente imputata proprio (e solo) all’assenza di informazione 

  1. k)      L’omissione nell’acquisizione del consenso informato può rilevare autonomamente solo quale violazione del principio di autodeterminazione. Infatti, in tema di responsabilità professionale del medico, l’inadempimento dell’obbligo di informazione sussistente nei confronti del paziente può assumere rilievo a fini risarcitori – anche in assenza di un danno alla salute o in presenza di un danno alla salute non ricollegabile alla lesione del diritto all’informazione – tutte le volte in cui siano configurabili, a carico del paziente, conseguenze pregiudizievoli di carattere non patrimoniale di apprezzabile gravità derivanti dalla violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione in se stesso considerato, sempre che tale danno superi la soglia minima di tollerabilità imposta dai doveri di solidarietà sociale e che non sia futile, ossia consistente in meri disagi o fastidi (cfr Cass, sez, III 9 febbraio 2010, n. 2847; Cass.ord.11749/18 del 15.5.2018)
  2. l)        Infine, l’eventuale inadempimento del medico può difettare di rilevanza, ai fini risarcitori, allorché risulti che il paziente sappia perfettamente quale sia l’intervento cui deve essere sottoposto; quali le conseguenze, quali i rischi, quali le alternative (ad esempio perché vi si è già sottoposto; perché è stato già informato dal terzi; perché ha una competenza specifica su questa materia),  per difetto di nesso causale fra esso e le conseguenze dannose del vuluns alla libertà di autodeterminazione(così Cass. Cass.n. 71516/18 del 27.3.2018)

Nel caso di specie, il medico (dott.S.) ha sostenuto nella sua comparsa di costituzione di avere puntualmente informato la paziente per l’intervento programmato, cioè quello che aveva proposto alla paziente, un intervento chirurgico correttivo a carico del piede destro con finalità di riparare il danno articolare del piede.

Aggiungendo che solo nel corso dell’intervento poteva prendere atto che le articolazioni erano gravemente degenerate. E che solo in quel frangente aveva optato per la stabilizzazione astragalo-calcaneare mediante artrodesi sottoastragalica

Nessuno dei convenuti, né il medico né la casa di cura, hanno avanzato richieste di prova in punto consenso informato.

Il cui modulo si compone di due fogli (vedi di seguito) la cui lettura dimostra in modo inequivocabile l’assoluta inidoneità degli stessi a costituire testimonianza della somministrazione alla paziente di adeguate informazioni e quindi della previa acquisizione di un valido consenso informato.

Nel modulo non è neppure indicato (spazio bianco) a quale intervento dovesse essere sottoposta la paziente….

OMISSIS

Né risultano pregnanti rapporti pregressi fra la B. ed il dott.S., in vista dell’intervento dell’11.10.2012, che possano in qualche misura colmare tale vuoto.

Si deve pertanto affermare che vi è stata inadempienza quanto all’obbligo di adeguata informazione della paziente.

 La carenza, nel caso in esame, è grave (cfr. lettera K supra), perché, come ammesso dal dott.S.,  a causa di ciò che si presentava alla vista del chirurgo durante l’operazione, si dovette procedere ad un intervento di artrodesi sicuramente diverso e dalle conseguenze più problematiche rispetto all’intervento programmato. Di tale possibilità la B. non ha ricevuto alcuna informazione preventiva

Non può affermarsi, mancando ogni prova o indizio al riguardo, che di un tale possibile eventuale sbocco il medico abbia parlato, in precedenza, con la paziente.

Si tratta di un’informazione – mancata-  che doveva essere invece fornita alla paziente  quale possibile esito necessario nel corso dell’intervento. 

Come visto supra, la Casa di Cura resistente ritiene di poter separare la responsabilità del medico (non dipendente della convenuta), che dovrebbe rispondere della prestazione professionale; da quella propria, che sarebbe limitata, a suo dire, alle inadempienze del personale dipendente e al malfunzionamento delle attrezzature (a titolo esemplificativo attività cliniche di diagnosi e cura, di pronto soccorso, di riabilitazione, servizi di diagnostica con uso di apparecchiature a raggi X e di radioterapita, attività di sperimentazione clinica e tecnologica, consulenza e informazione fornita a terzi anche attraverso il proprio sito internet etc.)

Si tratta di un ‘opinione che non può essere condivisa alla luce:

  1. della granitica giurisprudenza anche di questo Tribunale, e di questa Sezione  secondo la quale 

la struttura privata dove il paziente è stato ricoverato risponde dei danni, in solido con tutti i medici dell’équipe medica e chirurgica, quand’anche ciascuno di essi abbia stipulato con il paziente un contratto distinto ed autonomo, poiché la prestazione della struttura privata e quella dei medici sono collegate così strettamente da configurare un’obbligazione soggettivamente complessa con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta, con la conseguenza che l’inadempimento contrattuale, o la responsabilità extracontrattuale, anche di uno soltanto dei coobbligati, obbliga anche gli altri al risarcimento; che trova nuova ed espressa linfa nella disposizione, sia pure non retroattiva, ma tuttavia utile a confermare la sostanziale condivisibilità dell’assunto giurisprudenziale,

  1. dell’art.7 della l.8.3.2017 n.24 (Responsabilita’civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria) secondo cui
  2. La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorche’ non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.
  3. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attivita’ di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonche’ attraverso la telemedicina.

L’affermazione, supra estesa, secondo cui la prestazione della struttura privata e quella dei medici sono collegate così strettamente da configurare un’obbligazione soggettivamente complessa con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta, con la conseguenza che l’inadempimento contrattuale, o la responsabilità extracontrattuale, anche di uno soltanto dei coobbligati, obbliga anche gli altri al risarcimento, vale in linea generale, ma non in assoluto.

Occorre verificare come si atteggia, in particolare, quanto al consenso informato.

Il principio che va affermato è che l’ente ospedaliero (pubblico o privato) risponde sempre e comunque, nei confronti del paziente, solidalmente, per gli errori commissivi e/o omissivi che attengono alle prestazioni del medico, in un rapporto di continenza della responsabilità dell’ente rispetto a quella del medico.

Viceversa, il medico risponde solo della sua prestazione, ove errata, ma non risponde degli errori, deficit, inesattezze che pertengono alle condotte (prestazioni commissive o omissive) riconducibili, nell’ambito dell’obbligazione complessa di cui si è detto, all’ente.

La precisazione è necessaria perché assegna una chiave di lettura precisa e razionale che definisce e delimita l’ambito di responsabilità del medico, che altrimenti, in una lettura simmetrica (per l’ente e per il medico) della prestazione sanitaria, così come ricostruita dalla giurisprudenza – obbligazione soggettivamente complessa con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta – farebbe gravare sul medico anche le inadempienze della struttura sanitaria (quelle, per intenderci, che si sostanziano nelle prestazioni che a titolo esemplificativo sono state elencate, vedi supra, dalla difesa della Casa di Cura convenuta)

Il fondamento scientifico di tale distinzione va ricercato nel principio della necessaria colpevolezza, quale corredo della responsabilità, di talché non è possibile, salvo i casi in cui la legge prevede una responsabilità oggettiva, punire taluno per condotte che non siano nei suoi confronti ragionevolmente esigibili.   

Con tale limpida e lineare chiave di lettura, è agevole scorgere la motivazione del perché non è addebitabile al medico, ad esempio, il colpevole deficit di sanificazione degli ambienti ospedalieri che abbiano causato la grave infezione che ha vulnerato, rendendolo vano, l’esito di un pur ben fatto intervento chirurgico (responsabilità esclusiva dell’ente); mentre al contrario risponderà sia il medico e sia l’ente ospedaliero per il caso in cui l’infezione sia derivata da un’inadeguata terapia antibiotica, preventiva coeva e successiva all’intervento chirurgico.

Nel primo caso non si può pretendere, salvo un corto circuito logico con il suddetto principio di necessaria colpevolezza, che il medico debba e possa farsi carico di attività che implicano scelte organizzative e impiego di mezzi e risorse che solo l’ente e per esso chi lo dirige può assumere.

Nel secondo caso, la diligenza esigibile nei confronti dell’ente riguarda:

  1. la selezione e la scelta del medico, che devono essere accurate e attente alla  presenza dei requisiti di competenza e professionalità che è giusto pretendere da parte della collettività, 
  2. l’organizzazione strutturata del lavoro medico-sanitario che consenta la presenza ed il coordinamento, secondo le circostanze e la complessità del singolo caso, delle competenze, 
  3. l’attenta vigilanza e la costante e fattiva verifica della qualità del lavoro, desunta anche ma non solo dai risultati delle prestazioni, e, in definitiva, della appropriatezza dei professionisti che operano, a qualsiasi titolo, al suo interno (questo è il preciso significato peraltro della disposizione secondo cui  la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colposeart. 7 co.I ° l.24/2017)

Così chiarito, nei rapporti medico-ospedale/casa di cura, il significato della prestazione medica, quale obbligazione soggettivamente complessa con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta, è agevole affermare che la responsabilità per assenza o deficit di consenso informato, attinge a condotte esigibili nei confronti sia del medico e sia della casa di cura, la cui corresponsabilità è pertanto solidale verso il paziente (salvo riparto interno, da valutarsi caso per caso. E’ evidente, ad esempio, che il caso di omissione totale impinge verso una più grave responsabilità della struttura per l’omissione di  una pur possibile organizzazione e vigilanza).

Nel caso di specie, la corresponsabilità è evidenziata per tabulas.

Nonostante la vistosa e documentale carenza (verificabile da parte di chiunque) non vi è stata alcuna attenzione da parte della Casa di Cura.

Nonostante che nel modulo sia ben leggibile l’onere della Caposala di badare che il modulo, una volta compilato, le venisse riconsegnato prima dell’intervento.

Sarebbe bastato, in tale occasione, un esame anche sommario per rendersi conto della grave carenza del modulo, sia pure  firmato, atteso che 

  • non recava neppure la descrizione dell’intervento, essendo il relativo spazio rimasto vuoto, 
  • non era stata compilata la parte relativa alle situazioni impreviste che potessero insorgere nel corso dell’intervento

Al di fuori di tale inadempienza, la prestazione del medico, come già spiegato supra, non è stata fatto oggetto di specifiche e fondate censure

Di fronte ad una situazione che solo nel corso dell’intervento si manifestava chiaramente critica (legamenti deteriorati) , il dott.S. optava per l’artrodesi.  

In tale contesto è del tutto assente qualsiasi prospettazione,  da parte  della paziente (l’attrice)che se debitamente informata (nell’accezione supra esposta) prima dell’intervento, non vi avrebbe dato corso, o lo avrebbe fatto in un modo diverso.

In applicazione del principio giurisprudenziale supra ricordato (del tutto condivisibile perché ispirato da una logica realistica e teleologica) sia pure in presenza di responsabilità per colposo deficit di consenso informato, essendo insussistente il danno al “bene salute”, non può darsi corso, per tale verso, a risarcimento, non potendosi ritenere provato che la paziente ove informata non avrebbe accettato di sottoporsi all’intervento, ovvero avrebbe rifiutato di accettare i possibili sviluppi diversi da quello concordato

Al contrario è giusto liquidare alla B., valutate tutte le circostanze del caso, e in via equitativa, la somma di €.5.000,00, a titolo di ristoro per la privazione del diritto ad una adeguata completa informazione, nei termini supra illustrati (lett.K supra).

I convenuti vanno condannati in solido, ritenendosi entrambi in pari misura responsabili (esclusa quindi qualsiasi manleva della Casa di Cura).

Come rende esplicita la visione dei documenti inseriti nella presente sentenza, vi era un obbligo attivo di controllo e vigilanza del rispetto delle regole che presiedono al consenso informato, desumibile dalla circostanza che la Caposala dovesse farsi carico, prima dell’intervento, di ritirare dalla paziente il documento del consenso.

Un buona organizzazione aziendale avrebbe imposto che il personale della Casa di Cura preposto verificasse, non certo il contenuto sostanziale del documento, ma di sicuro la sua formale completezza, nell’ottica di una fattiva collaborazione con il medico.

-4- Le spese

Attesa la parziale e non lieve soccombenza, si ritiene equo compensare per intero le spese di causa fra l’attrice e i convenuti; con condanna del medico nei confronti dell’assicurazione chiamata in causa senza valido supporto giuridico.

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:

  1. RIGETTA la domanda di C.B.relativa al danno alla salute;  
  2. ACCOGLIE , per quanto di ragione, la domanda relativa al consenso informato e  per l’effetto 
  3. CONDANNA in solido, Spa A.M. in persona del suo legale rappresentante pro tempore e A.S.al risarcimento del danno che liquida in €.5.000,00 oltre interessi legali fino al saldo;
  4. RIGETTA la domanda di A.S. contro la Z.Insurance Public Limited Company Rappresentanza per l’Italia 
  5. CONDANNA A.S.al pagamento delle spese di causa in favore della Z. Insurance Public Limited Company Rappresentanza per l’Italia che liquida in complessivi €.2.200,00 oltre IVA CAP e spese generali;
  6. COMPENSA per intero le spese di causa fra C.B.e i convenuti;
  7. RIGETTA ogni diversa domanda;
  8. SENTENZA esecutiva

          Roma lì 31.5.2018     

Il Giudice
dott.cons.Massimo Moriconi

_________________

ed ancora la cassazione osserva:

In via preliminare, va qui evidenziato come – nel “territorio” della responsabilità civile, ampiamente intesa (ovvero come nozione comprensiva della responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c., non meno che da inadempimento contrattuale) – la verifica del nesso di causalità, tra la condotta del presunto danneggiante e l’evento di danno lamentato dal preteso danneggiato, costituisca, realmente, per riprendere un’ormai classica espressione della letteratura giuridica sul tema, un “cespuglio spinoso”. La presente non è, certo, la sede per ripercorrere l’estrema complessità che il tema della causalità – prima ancora che sul piano giuridico, su quello epistemologico (se non filosofico “tout court”) ha, da sempre, rivelato. Si potrà, qui, solo accennare – sulla scorta di una rielaborazione del tema operata da una autorevole dottrina processualcivistica – come, secondo alcuni approdi della filosofia della scienza, la nozione di causa possa essere intesa, in una prospettiva cognitivistica, alla stregua di un “idealized cognitive model”, ovvero di una “modalità tipizzata con cui la mente umana organizza la conoscenza di eventi, persone e oggetti, e delle loro relazioni caratteristiche, in strutture che risultano significative nel loro insieme”. Analogamente, del resto, la causalità è ricostruita secondo un’impostazione in cui riecheggia la concezione humiana del nesso causale quale meccanismo psicologico, o meglio, specifica attitudine della mente (“la sola che possa spingersi al di là dei sensi, ed informarci dell’esistenza di oggetti che non vediamo nè sentiamo”) a stabilire una connessione regolare tra accadimenti – come, appunto, un “modello mentale”, utilizzato per interpretare i dati dell’esperienza. Tuttavia, quanto qui interessa è – naturalmente – la nozione di causalità rilevante per il (ed agli effetti del) diritto, e ciò con particolare riferimento al sistema della responsabilità civile, ove la causalità assolve “alla duplice finalità di fungere da criterio di imputazione del fatto illecito e di regola operativa per il successivo accertamento dell’entità delle conseguenze pregiudizievoli del fatto che si traducono in danno risarcibile” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 16 ottobre 2007, n. 21619, Rv. 599816-01). Esistono, infatti, nella ricostruzione, a tali fini, del nesso causale – secondo le indicazioni fornite dalle Sezioni Unite di questa Corte – “due momenti diversi”, ovvero “la costruzione del fatto idoneo a fondare la responsabilità” (vale a dire, il momento della ricostruzione della “causalità materiale o di fatto”, altrimenti definita pure come “Haftungsbegrundende Kausalitat”), e “la successiva determinazione dell’intero danno cagionato, che costituisce l’oggetto dell’obbligazione risarcitoria”, ovvero l’operazione che, “collegando l’evento al danno, consente l’individuazione delle singole conseguenze dannose, con la precipua funzione di delimitare, a valle, i confini di una (già accertata) responsabilità risarcitoria”, ovvero il momento dell’apprezzamento della cosiddetta “causalità giuridica”, della “Haftungsausfullende Kausalitat”, nel quale un ruolo rilevate è svolto dall’art. 1223 c.c. (così, in motivazione, Cass. Sez. Un., sent. 11 gennaio 2008, n. 576, Rv. 600899-01; nello stesso senso, sempre in motivazione, già Cass. Sez. 3, sent. 21619 del 2007, cit., mentre per l’applicazione successiva di tali principi si vedano, nuovamente in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 21 luglio 2011, n. 15991, Rv. 618882-01, nonchè, più di recente, Cass. Sez. 3, sent. 21 gennaio 2020, n. 1164, Rv. 656634-01). A venire in rilievo, nel caso oggetto del presente giudizio di legittimità (o meglio, nello scrutinio della censura che qui, partitamente, si esamina), è il primo di tali momenti. 7.2.1.2. Ciò premesso, va ulteriormente precisato – ancora una volta, sulla scorta dei “dicta” delle Sezioni Unite di questa Corte – che la ricostruzione della “problematica causale”, con riferimento alla suddetta “causalità materiale o di fatto, presenta rilevanti analogie con quella penale, artt. 40 e 41 c.p.”, giacchè “il danno rileva solo come evento lesivo” (così, in motivazione, Cass. Sez. Un., sent. n. 576 del 2008; per l’applicazione degli artt. 40 e 41 c.p., al nesso di causalità materiale dell’illecito civile si vedano anche Cass. Sez. 3, sent. 11 maggio 2009, n. 10741, Rv. 608391-01; Cass. Sez. 3, sent. 8 luglio 2010, n. 16123, Rv. 613967-01; Cass. Sez. 3, ord. 12 aprile 2011, n. 8430, Rv. 616864-01). Sino a che punto, tuttavia, possa predicarsi siffatta “analogia”, è quanto ha formato oggetto di puntualizzazione da parte della giurisprudenza di questa Corte, culminata nel riconoscimento di un criterio di ricostruzione del nesso causale – definito della “preponderanza dell’evidenza” (o anche del “più probabile che non”) – differente da quello, “oltre ogni ragionevole dubbio”, utilizzato nel sistema della responsabilità penale. L’esito di tale percorso – dei cui effetti, rispetto al caso qui in esame, si dirà meglio di seguito – richiede, tuttavia, ulteriori puntualizzazioni. Invero, si è già sottolineata, in passato, da parte di questa Corte, la natura “muta” della dizione contenuta nell’art. 40 c.p., giacchè essa – nello stabilire che l’evento dannoso o pericoloso deve porsi come “conseguenza” dell’azione o omissione del soggetto “candidato” al riconoscimento della responsabilità – non enuncerebbe, in realtà, “alcuna “regola” causale”, risolvendosi in “una mera enunciazione lessicale”, e ciò “se per regola correttamente si intende una proposizione che offre risposta al triplice interrogativo “quando, come, perchè”” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 17 settembre 2013, n. 21255, Rv. 628702-01). D’altra parte, quello di “conseguenza” – come è stato evidenziato, di recente, da un’attenta dottrina civilistica – “non è un concetto normativo e, dunque, rinvia a saperi extragiuridici”, sui quali “il diritto poi interviene con proprie autonome scelte di fondo che conducono alla rielaborazione in termini giuridici delle conclusioni offerte dall’applicazione del sapere extragiuridico cui, di volta in volta, si è attinto”. In questa stessa prospettiva teorica, dunque, la “causalità materiale” (o “di fatto”), si rivelerebbe essa stessa una “formula decettiva perchè suggerisce, in maniera contraria al vero, che si sia in presenza di una nozione pregiuridica, mentre si è al cospetto di un concetto normativo con aperture extrasistemiche che scaturisce dalla riformulazione giuridica di saperi che appartengono a sistemi normativi diversi dal diritto”. Non è, pertanto, un caso se le stesse ricostruzioni dommatiche e giurisprudenziali, che pure, “in applicazione dei principi penalistici, di cui agli artt. 40 e 41 c.p., ritengono che un evento è da considerare causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (cd. teoria della “condicio sine qua non”)” (così, nuovamente, Cass. Sez. Un., n. 576 del 2008, cit., che, peraltro, precisa come il principio dell’antecedente necessario trovi “il suo temperamento nel principio di causalità efficiente, desumibile dell’art. 41 c.p., comma 2”, norma che ha la funzione di escludere il rilievo eziologico di quegli antecedenti che si collocano “fuori delle normali linee di sviluppo della serie causale già in atto”), reputino di dover ricostruire il nesso di causalità materiale in base alla cd. teoria condizionalistica, “corretta” secondo il metodo della sussunzione sotto leggi scientifiche. E’, quest’ultimo, un modello ricostruttivo in base al quale la relazione intercorrente tra due accadimenti viene – per richiamare la dottrina processualistica già in precedenza citata – “provata in via inferenziale, ossia dimostrando che esiste una legge “di copertura” riferibile al caso di specie”; un modello detto anche “nomologicodeduttivo”, in quanto l’inferenza “è “nomologica” perchè si fonda su una legge di copertura, ed è “deduttiva” perchè questa legge di copertura è – almeno in linea di principio – generale

MALASANITA-AVVOCATO-ESPERTO

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FATTO

 1La Corte di Appello di Genova, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Savona in data 20.03.2014, nei confronti di A.G., in ordine al delitto di lesioni colpose. Al predetto, in cooperazione colposa con il primo operatore P., si contesta, nella sua qualità di secondo operatore, di avere provocato al paziente B.M. lesioni gravissime; ciò in quanto nel corso di intervento laparoscopico di rimozione di una cisti splenica, veniva erroneamente realizzata una nefrectomia con asportazione del rene sinistro in paziente monorene.

2La Corte territoriale ha rilevato che A. non contesta l’errore del primo chirurgo, che asportò il rene, poichè tratto in inganno dalla calcolosi a stampo che interessava l’organo. Il Collegio ha sottolineato che il profilo di colpa che si rinviene nella condotta dell’imputato è qualificabile come negligenza, per difetto di attenzione nella visione del campo operatorio. Ciò in quanto A. non si accorse del fatto che il primo operatore stava asportando il rene.
DECISUM

3La Corte regolatrice ha da ultimo chiarito che, in tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in equipe, il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui (Sez. 4, n. 27314 del 20/04/2017, Puglisi, Rv. 27018901).

4Il principio ora richiamato risulta coerente con l’insegnamento giurisprudenziale in base al quale l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. L’assunto è stato espresso nel confermare la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti, oltre che del ginecologo, anche delle ostetriche, in considerazione del fatto che l’errore commesso dal ginecologo nel trascurare i segnali di sofferenza fetale non esonerava le ostetriche dal dovere di segnalare il peggioramento del tracciato cardiotocografico, in quanto tale attività rientrava nelle competenze di entrambe le figure professionali operanti in equipe (Sez. 4, n. 53315 del 18/10/2016, Paita, Rv. 26967801).[wpforms id=”21592″]

Del resto, le Sezioni Unite hanno chiarito che l’art. 590-sexies cod. pen., prevede una causa di non punibilità applicabile ai fatti inquadrabili nel paradigma dell’art. 589 o di quello dell’art. 590 cod. pen., operante nei soli casi in cui l’esercente la professione sanitaria abbia individuato e adottato linee guida adeguate al caso concreto e versi in colpa lieve da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse. Ai fini di interesse, si osserva in particolare che secondo diritto vivente la suddetta causa di non punibilità non è applicabile ai casi di colpa da imprudenza e da negligenza, nè in ipotesi di colpa grave da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse (Sez. U, n. 8770 del 21/12/2017, dep. 22/02/2018, Mariotti, Rv. 27217401).

 

 

 

 

 

 

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CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Sentenza 19 luglio – 4 settembre 2018, n. 39733

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. DOVERESalvatore –  Presidente-
Dott. FERRANTI Donatella –  Consigliere  –
Dott. MONTAGNI Andrea   –  rel. Consigliere  –
Dott. TORNESI  Daniela Rita  –  Consigliere  –
Dott. BRUNO Mariarosaria  –  Consigliere  –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

A.G., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 16/10/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. MIGNOLO Olga, che ha concluso chiedendo conclude per il rigetto del ricorso.

E’ presente l’avvocato PRAMPOLINI ALIDA, del foro di SAVONA in difesa di A.G., che chiede l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

  1. La Corte di Appello di Genova, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Savona in data 20.03.2014, nei confronti di A.G., in ordine al delitto di lesioni colpose. Al predetto, in cooperazione colposa con il primo operatore P., si contesta, nella sua qualità di secondo operatore, di avere provocato al paziente B.M. lesioni gravissime; ciò in quanto nel corso di intervento laparoscopico di rimozione di una cisti splenica, veniva erroneamente realizzata una nefrectomia con asportazione del rene sinistro in paziente monorene.

La Corte territoriale ha rilevato che A. non contesta l’errore del primo chirurgo, che asportò il rene, poichè tratto in inganno dalla calcolosi a stampo che interessava l’organo. Il Collegio ha sottolineato che il profilo di colpa che si rinviene nella condotta dell’imputato è qualificabile come negligenza, per difetto di attenzione nella visione del campo operatorio. Ciò in quanto A. non si accorse del fatto che il primo operatore stava asportando il rene.

2. Avverso la richiamata sentenza della Corte di Appello di Roma ha proposto ricorso per cassazione A.G., a mezzo del difensore.

Con il primo motivo l’esponente denuncia la violazione di legge, in riferimento alla responsabilità di equipe.

La parte rileva che i giudici hanno erroneamente applicato la legge penale in tema di cooperazione nel delitto colposo.

Osserva che A. è stato ritenuto responsabile, unitamente al primario P. che per grave imperizia asportò alla persona offesa l’unico rene che le era rimasto.

A sostegno dell’assunto, il ricorrente si sofferma sui termini di fatto della vicenda clinica. Ribadisce di essere stato convocato, con l’incarico di secondo operatore, dal primario P., per l’intervento chirurgico di cui si tratta, solo il giorno precedente. Osserva che il breve preavviso rispondeva ad una pessima prassi seguita dal P.. L’esponente sottolinea che il giorno dell’intervento venne scelto dal primario per l’intervento sul paziente B.; e che nel frangente non poteva rifiutarsi di collaborare, giacchè il paziente era già stato sedato.

Il ricorrente osserva che l’intervento chirurgico venne eseguito dal primario e che all’ A. era stato assegnato il compito di direzionare la telecamera nelle zone indicategli dal primo operatore. Afferma poi che l’errata recisione del rene avvenne con un gesto chirurgico repentino e non preannunciato. Considera che l’intervento presentava peculiari difficoltà, a causa della difformità anatomica del rene.

Il deducente rileva che non sussiste alcun profilo di colpa a carico del secondo operatore.

Nel ricorso si richiamano quindi arresti giurisprudenziali in tema di legittimo affidamento nell’ambito dell’attività medico chirurgica di equipe. L’esponente osserva che P. ha patteggiato la pena; rileva che all’odierno imputato, il quale ha seguito le linee guida, è stata irrogata la sola multa, evenienza ritenuta indicativa del fatto che i giudici hanno compreso che il reale responsabile è solo il primo operatore; ed afferma che non sussiste alcun nesso di causalità tra la condotta dell’esponente e l’evento lesivo.

Con il secondo motivo viene denunciata l’inosservanza dell’art. 590-sexies cod. pen..

La parte si duole della mancata applicazione della richiamata disposizione da parte della Corte territoriale, posto che A. si è sempre scrupolosamente attenuto alle linee guida adeguate al caso di specie. Evidenzia che in sede di merito non sono state svolte considerazioni sul rispetto o meno delle linee guida. Il ricorrente rileva che sarebbe auspicabile un annullamento con rinvio, finalizzato all’accertamento della sussistenza della richiamata causa di non punibilità, applicabile anche ai fatti pregressi, rispetto alla novella del 2017. Osserva che nel caso le decisioni di condanna sono percepite come accanimento nei confronti della figura del medico, mediante l’estremizzazione del reciproco obbligo di vigilanza che grava sui componenti di una equipe chirurgica.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso impone i rilievi che seguono.

2. Il primo motivo non ha pregio.

La Corte regolatrice ha da ultimo chiarito che, in tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in equipe, il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui (Sez. 4, n. 27314 del 20/04/2017, Puglisi, Rv. 27018901).

Il principio ora richiamato risulta coerente con l’insegnamento giurisprudenziale in base al quale l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. L’assunto è stato espresso nel confermare la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti, oltre che del ginecologo, anche delle ostetriche, in considerazione del fatto che l’errore commesso dal ginecologo nel trascurare i segnali di sofferenza fetale non esonerava le ostetriche dal dovere di segnalare il peggioramento del tracciato cardiotocografico, in quanto tale attività rientrava nelle competenze di entrambe le figure professionali operanti in equipe (Sez. 4, n. 53315 del 18/10/2016, Paita, Rv. 26967801).

Giova, altresì, ricordare che la Suprema Corte ha affermato che il medico componente della equipe chirurgica in posizione di secondo operatore che non condivide le scelte del primario adottate nel corso dell’intervento operatorio, ha l’obbligo, per esimersi da responsabilità, di manifestare espressamente il proprio dissenso, senza che tuttavia siano necessarie particolari forme di esternazione dello stesso (Sez. 3, n. 43828 del 29/09/2015, Cavone, Rv. 26526001).

2.1. E bene: le conformi valutazioni espresse, nel caso di specie, dai giudici di merito si collocano del tutto coerentemente nell’alveo del richiamato insegnamento.

La Corte di Appello ha premesso che la tecnica laparoscopica utilizzata dagli operatori rendeva dirimente il corretto uso della telecamera, trattandosi dell’unico presidio che consentiva ai medici la visione del campo operatorio.

Ciò posto, il Collegio ha chiarito che all’ A. era stato affidato il compito di manovrare la telecamera; ha precisato che indubbiamente i diversi temi evidenziati dalla difesa dell’odierno imputato, relativi alla perfettibile organizzazione del lavoro, riguardavano unicamente la posizione del primario; e che i profili di colpa ascritti ad A. concernevano unicamente il suo ruolo di secondo operatore, incaricato di manovrare la telecamera.

Tanto chiarito, il Collegio ha sottolineato che il profilo di colpa che si rinviene nella condotta dell’imputato è qualificabile come negligenza, per difetto di attenzione nella visione del campo operatorio, ovvero di imperizia, per incapacità di identificare il rene: ciò in quanto A. non si accorse del fatto che il primo operatore stava procedendo alla asportazione del rene, anzichè della cisti splenica.

Sul punto i giudici hanno richiamato le indicazioni, non contestate dalle parti, rese dal collegio peritale, laddove si è precisato che lo scollamento del rene dalla sua capsula ebbe inizio al 13 minuto e che l’avulsione dell’organo venne completata al 22 minuto. In sentenza si rileva, in particolare: che tra i compiti del secondo chirurgo vi è proprio quello di facilitare la visione e l’esposizione delle strutture anatomiche; che il primario non praticò l’avulsione del rene improvvisamente; e che l’aiuto chirurgo doveva essere ritenuto responsabile dell’esito infausto dell’intervento, essendo venuto meno ai doveri di diligenza o perizia nello svolgimento delle mansioni affidategli.

Sulla scorta di tali insindacabili rilievi, la Corte di Appello ha osservato che l’aiuto chirurgo A. avrebbe dovuto segnalare quanto stava avvenendo. Al riguardo, il Collegio ha precisato che l’aiuto non doveva affatto sostituirsi al primario, ma garantire con la telecamera la visione del campo chirurgico, durante un accesso laparoscopico, come quello in esame. La Corte territoriale ha in particolare considerato che A. ben avrebbe potuto accorgersi di quanto stava avvenendo, nel contesto fattuale sopra descritto; ed ha rilevato che, a fronte dell’errore evidente in cui stava incorrendo il primario, A. aveva colposamente omesso di segnalare cosa stava realmente avvenendo, a causa della negligente disattenzione nella visione del campo operatorio ovvero per un elevato grado di imperizia, che gli aveva impedito di identificare il rene, quale reale organo obiettivo del primo operatore.

Preme allora evidenziare che i giudici di merito, nei termini ora richiamati, hanno apprezzato la sussistenza di profili di colpa per negligenza, riferibili alla condotta dell’aiuto chirurgo che omise di segnalare quanto stava avvenendo, nel corso dell’intervento. Non sfugge che in sentenza si afferma pure che, alternativamente, la condotta del ricorrente può integrare una gravissima colpa per imperizia, posto che nel caso di specie l’uso della tecnica laparoscopica coinvolgeva direttamente l’ A., al quale era stato affidato il compito di garantire con la telecamera la visione del campo chirurgico. Si tratta, peraltro, di un mero artificio retorico, funzionale a lumeggiare l’indice di gravità della accertata negligenza; convince di tanto considerare che i giudici di secondo grado hanno sottolineato che l’avulsione del rene venne realizzata dal primo operatore nell’arco di un significativo arco temporale e non improvvisamente, modalità che avrebbe consentito all’aiuto chirurgo di segnalare quanto stava avvenendo, ove avesse prestato la dovuta attenzione nel visionare costantemente il campo operatorio, ad addome chiuso, mediante la telecamera a lui affidata.

Si osserva, altresì, che la Corte di Appello non ha altrimenti omesso di effettuare un ragionamento di natura controfattuale, su base induttiva, rispetto alla utilità del comportamento alternativo lecito. Il Collegio ha infatti chiarito che ove A. avesse segnalato al primario l’errore evidente in cui stava incorrendo, il primo operatore avrebbe certamente effettuato diverse valutazioni, idonee a scongiurare l’espianto dell’unico rene di cui il malato disponeva.

3. In tali termini si introduce l’esame della questione relativa alla mancata applicazione dell’art. 590-sexies cod. pen., affidata al secondo motivo di ricorso.

Il rilievo non ha pregio.

Come noto, l’art. 590-sexies cod. pen., introdotto dalla L. 8 marzo 2017, n. 24, art. 6, prevede che qualora l’evento lesivo si sia verificato in ambito sanitario, a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalla linee guida ovvero le buone partiche clinico-assistenziali, sempre che risultino adeguate alle specificità del caso concreto.

E bene: nel caso in esame, i giudici di merito hanno accertato la ricorrenza di profili di colpa per negligenza a carico del secondo operatore dott. A., come sopra si è ampiamente chiarito. Da tanto consegue l’inapplicabilità della novella alla fattispecie per cui è giudizio, che involge profili di colpa estranei dall’ambito applicativo della invocata causa di non punibilità, ex art. 590-sexies cod. pen..

Del resto, le Sezioni Unite hanno chiarito che l’art. 590-sexies cod. pen., prevede una causa di non punibilità applicabile ai fatti inquadrabili nel paradigma dell’art. 589 o di quello dell’art. 590 cod. pen., operante nei soli casi in cui l’esercente la professione sanitaria abbia individuato e adottato linee guida adeguate al caso concreto e versi in colpa lieve da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse. Ai fini di interesse, si osserva in particolare che secondo diritto vivente la suddetta causa di non punibilità non è applicabile ai casi di colpa da imprudenza e da negligenza, nè in ipotesi di colpa grave da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni previste dalle stesse (Sez. U, n. 8770 del 21/12/2017, dep. 22/02/2018, Mariotti, Rv. 27217401).

Conclusivamente sul punto, si osserva che la causa di non punibilità introdotta dall’art. 590-sexies cod. pen., di cui la difesa lamenta la mancata applicazione da parte della Corte territoriale, non risulta applicabile al caso di specie per plurime ragioni. Da un lato, sono stati accertati a carico dell’imputato A. profili di colpa per negligenza esecutiva, per disattenzione nell’assolvimento dei compiti assegnati, in seno all’equipe chirurgica, evenienza di per sè ostativa all’operatività del nuovo istituto. Dall’altro, la Corte di Appello ha evidenziato che il grado della colpa doveva ritenersi elevato, circostanza che, come detto, esclude del pari l’operatività della richiamata causa di non punibilità. Per quanto detto, la sentenza impugnata non può essere oggi sindacata per il mancato approfondimento del tema relativo all’osservanza delle raccomandazioni contenute nelle linee guida adeguate al caso di specie, per l’evidenziata ontologica inapplicabilità al caso di giudizio della disciplina di cui all’art. 590-sexies cod. pen..

3.1. Per completezza argomentativa, è appena il caso di rilevare che le Sezioni Unite, con la sentenza sopra citata, hanno pure precisato che, in tema di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, l’abrogato D.L. n. 158 del 2012, art. 3 comma 1, convertito dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, si configura come norma più favorevole rispetto all’art. 590-sexies cod. pen., introdotto dalla L. n. 24 del 2017, sia in relazione alle condotte connotate da colpa lieve da negligenza o imprudenza, sia in caso di errore determinato da colpa lieve da imperizia intervenuto nella fase della scelta delle linee-guida adeguate al caso concreto (Sez. U, n. 8770 del 21/12/2017, dep. 2018, Mariotti, cit.).

Come si vede, le svolte considerazioni, circa l’elevato grado di colpa per negligenza rinvenibile nella condotta posta in essere dall’odierno imputato, conducono ad apprezzare pure l’inapplicabilità al caso di giudizio della previgente disciplina in materia di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria.

4. In conclusione, si impone il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.


Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 19 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2018.

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CAPARRA-CONFIRMATORIA-

3 DIRITTI COEREDI 2 RISCATTO 1 PRELAZIONE FINALITA’ ART 732 CC PRELAZIONE:

3 DIRITTI COEREDI 2 RISCATTO 1 PRELAZIONE

FINALITA’ ART 732 CC PRELAZIONE:

 

1Il diritto di prelazione e di riscatto, disciplinato dall’art. 732 c.c. ha come finalità quella di impedire l’ingresso dell’estraneo alla comunione ereditaria e, a tal fine, prevede che il coerede, che vuole alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, per l’eventuale esercizio del diritto di prelazione. La legge prevede il termine di giorni sessanta per l’esercizio della prelazione e aggiunge che, in caso di mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa.

 

2Il riscatto, secondo l’art. 732 c.c., può essere esercitato solo finché dura lo stato di comunione ereditaria

 

3Il riscatto, secondo l’art. 732 c.c., può essere esercitato solo finché dura lo stato di comunione ereditaria e cessa con la divisione, attraverso la quale si verifica la trasformazione dei diritti dei singoli partecipanti su quote ideali dell’eredità in diritti di proprietà individuali su singoli beni. A seguito della divisione, la comunione ereditaria si trasforma in comunione ordinaria, alla quale non è applicabile l’art. 732 c.c..

 

4OPERATIVITA’ EX ART 732 CC

 

5La disposizione dell’art. 732 c.c. opera, quindi, solo tra coeredi comproprietari in virtù di un’unica successione, attesa la manifesta deroga al principio della libera disponibilità del diritto di proprietà, che non può trovare applicazione fuori dei casi espressamente previsti. In applicazione di tale principio la giurisprudenza di questa Corte ha escluso l’applicabilità del retratto successorio anche nell’ipotesi di comunione ordinaria fra alcuni condividendi creatosi a seguito della divisione per la congiunta attribuzione ad essi di un bene. Si è argomentato nel senso che, in materia di comunione ordinaria, vige il principio secondo cui, ai sensi dell’art. 1103 c.c., ciascun partecipante può disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota. Ha, conseguentemente, ritenuto non d’applicabile l’art. 732 c.c. in virtù del rinvio di cui all’art. 1116 c.c., che estende alla divisione ordinaria le norme sulla divisione ereditaria, essendo escluse dall’estensione le norme incompatibili con quelle tipiche della comunione ordinaria.(Cassazione civile, sez. II, 23/02/2007, n. 4224, e conformemente, Cass. n. 4224/2007 e n. 8599/2004).