AFFIDO CONGIUNTO ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI

COME PUOI SAPERE DELL’AFFIDO CONGIUNTO E DELL’AFFIDO ESCLUSIVO ?

Il regime legale dell’affidamento condiviso, tutto orientato alla tutela dell’interesse morale e materiale della prole, deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio, tuttavia nell’interesse di quest’ultimo il giudice può individuare un assetto che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19323

In tema di affido condiviso del minore, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall’esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all’esplicazione del loro ruolo educativo.

Deriva da quanto precede, pertanto, che se è vero che la condivisione – in mancanza di serie ragioni ostative – deve comportare una frequentazione dei genitori tendenzialmente paritaria, la cui significatività non sia vanificata da frammentazioni, è altrettanto vero che nell’interesse del minore, in presenza di serie ragioni (ad esempio, come nel caso di specie, ove la distanza esistente tra i luoghi di vita dei genitori imponga al minore di sopportare tempi e sacrifici di viaggio tali da comprometterne gli studi, il riposo e la vita di relazione) il giudice può individuare un assetto nella frequentazione che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al bambino la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19323

COME PUOI SAPERE DELL'AFFIDO CONGIUNTO E DELL'AFFIDO ESCLUSIVO ?
COME PUOI SAPERE DELL’AFFIDO CONGIUNTO E DELL’AFFIDO ESCLUSIVO ?

AFFIDO CONGIUNTO AFFIDO CONDIVISO ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI Castel san Pietro Terme Imola Bologna Assegno di mantenimento , assegno divorzile, avvocato divorzista

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NELLA SEPARAZIONE E NEL DIVORZIO COSA SONO L’ AFFIDO CONGIUNTO E AFFIDO CONDIVISO

Con l’approvazione della legge 8 febbraio 2006 n. 54 l’ Italia si è adeguata alla normativa della maggior parte dei paesi Europei, nonché alla Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 Novembre 1989, introducendo l’istituto dell’affido condiviso fondato sul principio della c.d. bigenitorialità.

L’affidamento congiunto prevede che i genitori cooperino totalmente all’allevamento dei figli, agendo nel loro interesse primario che è sempre ciò che più interessa anche al Giudice. Naturalmente anche in regime di affidamento congiunto è previsto il versamento di un assegno di mantenimento da parte del genitore non collocatario ove necessario.

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Tale scelta comporta, all’atto pratico, l’obbligo per entrambi i genitori:

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– di esercitare la responsabilità genitoriale sulla prole e

– di condividere le decisioni di maggiore importanza riguardanti i figli.

COME PUOI SAPERE DELL'AFFIDO CONGIUNTO E DELL'AFFIDO ESCLUSIVO ?
COME PUOI SAPERE DELL’AFFIDO CONGIUNTO E DELL’AFFIDO ESCLUSIVO ?

L’art. 147 c.c., imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, e che il parametro di riferimento, ai fini della determinazione del concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell’art. 148 c.c., non soltanto dalle sostanze, ma anche dalla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, ciò che implica una valorizzazione anche delle accertate potenzialità reddituali. (cfr. Cass. 19.3.2002, n. 3974; Cass. 24/04/2007, n.9915; Cass. 22/03/2005, n.6197; Cass. 6.11. 2012 n. 19113). Lo S. non può esimersi, data la inderogabilità degli obblighi parentali, dal mettere a frutto le sue capacità lavorative per contribuire al mantenimento dei figli. Quanto alla partecipazione alle c.d. spese straordinarie, si deve osservare che spese straordinarie in senso stretto possono considerarsi solo le spese che per la loro rilevanza, la imprevedibilità ed imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, considerato anche il contesto socio economico in cui sono inseriti (Cass. 8 giugno 2012 n. 2372); e cioè quelle spese che sono imprevedibili sull’an o sul quantum, oppure rilevanti come peso economico, esorbitando dal consueto budget domestico, poiché il contributo di mantenimento è determinato in misura tale da contemperare le contrapposte necessità dell’obbligato e dei beneficiati in regime di normalità: e quindi l’apporto si rivela inadeguato per fronteggiare le spese, tante volte ingenti, dipendenti da situazioni, scelte o fatti che a quel criterio di normalità, intesa sia come prevedibilità che come normalità economica relativa, sfuggono. (cfr. Corte d’appello di Messina 5 luglio 2004, Corte d’appello Napoli 6 giugno 2008 n. 2201) In questo caso alcune spese, pur ragionevolmente prevedibili, possono però definirsi straordinarie per il loro onere economico, in relazione alle condizioni delle parti, ed alla misura del contributo di mantenimento: ad esempio, senza pretesa di fare elenco esaustivo, le spese annuali per libri scolastici, presidi correttivi come gli occhiali, tasse scolastiche o retta per la pratica di uno sport. In ogni caso deve essere rispettato il principio di proporzionalità, perché aggiungere all’assegno le spese straordinarie rientra, se non vi è accordo tra le parti, nella discrezionalità del giudice, pur in difetto di espressa disposizione normativa, in quanto serve a realizzare compiutamente il principio di proporzionalità nell’attuare il diritto della prole a ricevere quanto necessario (nei limiti del tenore di vita familiare) alla cura, educazione, istruzione (Cass. 2 luglio 2007 n. 14965; Cass. 28 gennaio 2008 n. 1758, Cass. 8 giugno 2012 n. 2372). Appare dunque adeguata la ripartizione delle spese straordinarie in misura pari tra i coniugi, una volta che, come sopra esposto, ne è stato precisato il contenuto; deve tuttavia osservarsi che, verosimilmente per una svista, il dispositivo della sentenza impugnata non riporta l’obbligo di partecipazione alle spese straordinarie, pur indicato in motivazione, ed in tal senso pertanto il provvedimento deve essere integrato e precisato, anche per evitare contestazioni in sede esecutiva.

Ciò posto ed al fine di inquadrare giuridicamente la problematica posta dalla fattispecie concreta, occorre rilevare che nell’ambito della recente riforma del diritto di famiglia e, più in particolare, della disciplina della filiazione, introdotta dalla legge n. 219/2012 e dal successivo decreto legislativo n. 154/2013, è stato esplicitamente previsto con riferimento alla questione circa la scelta della residenza abituale dei minori ed in linea con il dizionario europeo (che include nella nozione di “affidamento” la scelta condivisa circa il luogo di residenza abituale del minore) che la residenza abituale del fanciullo è scelta dai genitori di “comune accordo” (artt. 316 c.c. e 337 ter comma terzo c.c.) e in caso di disaccordo la scelta è rimessa al Giudice. La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce, dunque, anche per espresso richiamo normativo, uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere stabilito dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.). Trattandosi di una delle questioni di maggiore importanza per la vita del minore, anche in caso di disgregazione del nucleo familiare la scelta della residenza abituale deve essere assunta «di comune accordo» da padre e madre (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337- quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido esclusivo rafforzato: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014). La normativa sopra richiamata si inserisce, come detto, nell’ambito della novella legislativa di cui alla legge n. 219/2012, il cui fondamentale principio ispiratore è quello della prevalenza dell’interesse del figlio, specie se minore, su ogni altro interesse giuridicamente rilevante che vi si ponga in contrasto; pertanto le disposizioni in esame devono essere interpretate ed applicate in conformità al principio sopra evidenziato. Conseguentemente, sebbene la scelta della residenza da parte del genitore collocatario costituisca l’esercizio di un diritto di libertà garantito dall’art. 16 della Costituzione, deve rilevarsi che rispetto a tale diritto l’altro genitore può opporre ragioni direttamente collegate all’interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita, ed il Giudice dovrà valutare, nella persistenza del disaccordo fra i genitori, se il trasferimento di residenza dei minori si ponga o meno in contrasto con l’interesse degli stessi ad un equilibrato ed armonico sviluppo della personalità, che si sostanzia anche nel diritto a conservare un rapporto significativo e continuativo con l’altro genitore, che potrebbe essere compromesso dal trasferimento della prole in un luogo distante dalla residenza del genitore non collocatario o, comunque, non facilmente raggiungibile. Invero, il diritto di un genitore di spostare la propria residenza insieme al figlio, pur trattandosi di diritto di rilievo costituzionale, deve essere bilanciato con il diritto del minore (di pari rango costituzionale) ad una sana crescita e ad uno sviluppo armonico della personalità, nonché a mantenere, pur in caso di disgregazione della famiglia, equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori. Con la conseguenza che il diritto del genitore di trasferire la propria residenza insieme al figlio può trovare tutela giudiziale solo ove il trasferimento suddetto garantisca il soddisfacimento del diritto del minore come sopra evidenziato.

FIGLI NATI FUORI DAL MATRIMONIO

In merito, deve preliminarmente osservarsi che, in tema di affidamento di figli nati fuori dal matrimonio, la legge 54/06, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte in materia di separazione personale e divorzio, ha espresso, per tale aspetto, un’evidente equiparazione della posizione dei figli dei genitori non coniugati a quelli dei figli nati dal matrimonio, senza che alcun rilievo assuma la forma del rito camerale previsto (Cass. 30.10.2009 n. 23032), assimilazione del resto confermata dalla attribuzione dei procedimenti in questione, ex legge 219/12, al Tribunale Ordinario. Ne deriva che l’impianto normativo di cui alla citata legge 54/06 sull’esercizio della potestà – oggi responsabilità, a seguito dell’entrata in vigore del D. L.vo 154/13 – e sull’affidamento condiviso, in caso di crisi della coppia genitoriale, ha riplasmato gli artt. 155 e ss. c.c., onde le misure applicabili – sia sotto i citati profili quanto sotto il profilo economico – risultano essere state in tal senso modificate ed oggi ulteriormente aggiornate, quanto alla soluzione dei confitti sull’esercizio della responsabilità genitoriale, a seguito del D. L.vo 154/13, con la previsione normativa di cui agli artt. 316 e 337 bis e segg. c.c. Va altresì premesso che la normativa di cui alla legge 54/2006 prevede l’affidamento dei figli minori ad entrambi i genitori quale regola generale, derogabile solo laddove tale affidamento sia contrario agli interessi dei minori e ciò in considerazione del primario interesse dei figli a continuare ad avere stabili rapporti sia con il padre che con la madre, i quali devono entrambi farsi carico delle responsabilità inerenti alla prole e all’educazione di essa.

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Legge sul divorzio, mantenimento figli, divorzio consensuale avvocati bologna

All’art. 1, comma 24 della legge 76/2016 è infatti previsto che l’unione civile si sciolga “quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile”. E’ perciò necessario che le Parti, congiuntamente o disgiuntamente, manifestino la propria volontà di interrompere il vincolo.
All’art. 1, comma 24 della legge 76/2016 è infatti previsto che l’unione civile si sciolga “quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile”. E’ perciò necessario che le Parti, congiuntamente o disgiuntamente, manifestino la propria volontà di interrompere il vincolo.

 

  • Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile,

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  • Grazie all’accuratezza e alla professionalità dell’avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI siamo in grado di rispondere a ogni esigenza con efficienza, cercando di ridurre al minimo traumi e controversie affinché si possa giungere a una celere definizione giudiziaria. 

    L’avvocato divorzista Bologna
    assiste i clienti sia nella fase giudiziale che stragiudiziale. 

    Laddove possibile, favorisce l’incontro tra le parti per la definizione di un accordo senza giungere in tribunale. Tale soluzione viene caldeggiata solo se prevede un chiaro vantaggio sia per l’assistito che per la controparte. In caso contrario, l’avvocato è pronto a rappresentare il cliente nelle sedi preposte.
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  • 1) all’avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI Separazione di fatto: i coniugi decidono di per sé, in modo completamente “autogestito”, i modi e i tempi della separazione. Non c’è alcun intervento giuridico: proprio per questo se vi è accordo e non si è di fronte a conflitti e litigi, questa opzione potrebbe essere accettabile, diversamente potrebbe causare notevoli problemi al coniuge piu’ debole ed ai figli, dove sono presenti. Inoltre è una scelta che non ha alcuna garanzia da un punto di vista civile.
  • Senza che vi sia nulla approvato dal Tribunale, l’accordo tra i soli coniugi, non ha effetti per la legge. Da qui si evince l’importanza di non sottovalutare la propria decisione, sia che venga presa di comune accordo che sia portata avanti da un solo coniuge.
  • L’avvocato Sergio Armarolu matrimonialista Bologna offre consulenza ed assistenza stragiudiziale e giudiziale, mettendo a disposizione la sua esperienza per chi si trova in una situazione di separazione o divorzio con tutta la riservatezza e serietà che servono in queste occasioni, è pronta a garantire una tutela assoluta del proprio assistito. Ove sussista accordo tra i coniugi sui diritti patrimoniali, sul mantenimento del coniuge e della prole, sulle modalità di visita e di mantenimento dei figli, sulla assegnazione della casa coniugale, non vi è motivo di instaurare un procedimento contenzioso e i coniugi possono depositare un unico ricorso congiunto peraltro con la facoltà di farsi assistere da un unico legale o addirittura senza quest’ultimo.
  • All’udienza fissata, i coniugi compaiono personalmente per il tentativo obbligatorio di conciliazione. In questa sede, il presidente del tribunale può adottare autonomamente eventuali provvedimenti necessari e urgenti in favore della prole o del coniuge debole.
  • Il termineper poter richiedere il divorzio decorre dal giorno di questa prima udienza.
  • Nei giorni successivi il Tribunale emetterà il decreto di omologazione, così determinando di diritto la separazione.
  • Rivolgendosi allo studio all’avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI per una separazione a Bologna , è possibile avere un’idea chiara di come iniziare e proseguire un iter giurisprudenziale volto alla tutela di tutte le parti coinvolte. L’ avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI basa l’idea del Diritto di Famiglia sull’umanità e la professionalità, ancor prima di qualsiasi approccio suggerito dalla legge.
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  • A differenza dalla separazione di fatto, la separazione legale produce effetti che incidono sui rapporti personali e patrimoniali tra marito e moglie, e tra genitori e figli. in particolare le vicende del patrimonio relative alla comunione e ai beni acquistati in comune; il diritto al mantenimento per l’ex coniuge; il diritto agli alimenti per l’ex coniuge; l’assegnazione della casa familiare; l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento.
    La separazione legale dei coniugi può essere consensuale o giudiziale:
  • Alla separazione giudiziale si fa ricorso nel caso in cui non vi sia accordo tra i coniugi e non può pertanto addivenirsi ad una separazione consensuale. La separazione giudiziale può essere quindi richiesta anche da uno solo dei due coniugi. In caso di separazione giudiziale è anche possibile richiedere l’addebito della separazione, cioè l’accertamento che vi sia stata la violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, cura della prole, etc.)
  • La separazione consensuale è l’istituto giuridico attraverso il quale marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi. La separazione consensuale non è quindi possibile in mancanza di un accordo tra i coniugi che investa ciascuna questione (diritti patrimoniali, mantenimento del coniuge debole, diritti di visita e mantenimento della prole, assegnazione della casa coniugale).
    La separazione consensuale ha inizio con la redazione  di un ricorso e poi il deposito del ricorso, che in quasi tutti i tribunali può anche avvenire senza l’assistenza di un avvocato (per maggiorenni informazioni è possibile consultare le pagine sul servizio di separazione online).
  • Con una veloce udienza che sara’ fissata innanzi il pregiatissimo presidente del Tribunale , i coniugi devono comparire personalmente per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Il presidente del tribunale può adottare gli eventuali provvedimenti che riterrà necessari ed urgenti.
  • Nell’udienza in Tribunale se gli accordi sono ritenuti equi e non pregiudizievoli per i coniugi e soprattutto per la prole, il tribunale dispone con decreto l’omologazione delle condizioni (decreto di omologa), così determinando di diritto la separazione.
    Le condizioni stabilite in sede di separazione potranno comunque essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutano la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

Diritto di famiglia:

–        separazioni consensuali e giudiziali;

–        divorzi congiunti e giudiziali;

–        modifica delle condizioni di separazione e divorzi;

–        ricorsi per riconoscimento assegno di mantenimento a figli di ex conviventi;

–     dell’attivazione di amministrazioni di sostegno, di procedure di interdizione ed inabilitazione;

 

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La procedura per la separazione consensuale è particolarmente agevole.

La decisione di una separazione o un divorzio dal proprio coniuge può essere consensuale, ma in tutti i casi necessita dell’assistenza di un legale, che possa ottenere per voi le condizioni migliori nell’accordo e che vi aiuti a vivere nella maniera più serena possibile un momento tanto difficile.

 consulenza ed assistenza giudiziale e stragiudiziale nei procedimenti di separazione e divorzio, curando con estrema professionalità ogni passaggio e qualsivoglia incombenza relativa a siffatte procedure, anche sulla base dei più recenti interventi legislativi sul cosiddetto “divorzio breve” ( legge n. 55 del 2015), nonché nelle modalità semplificate introdotte dal decreto legge n. 132/2014, convertito in legge 162/2014 (accordo dinanzi all’ufficiale di stato civile e procedura di negoziazione assistita).

 

Tra le problematiche di cui si occupa da anni lo Studio  rientrano le seguenti:

impugnazione di provvedimenti di rigetto della domanda di idoneità all’adozione;

 affidamento, collocamento, frequentazione e mantenimento di figli minori, legittimi e naturali;

dichiarazione giudiziale di paternità e disconoscimento di paternità;

 procedimenti di sospensione e decadenza della potestà genitoriale.

 separazioni consensuali e giudiziali;

 divorzi consensuali (congiunti) e giudiziali;

 modifica delle condizioni di separazione e divorzio;

 regolamentazione dei rapporti tra genitori naturali e figli minori;

 adozione di minori;

 Mediante la separazione consensuale i coniugi concordano le modalità alle quali intendono porre fine alla convivenza materiale e alla comunione morale, sottoscrivendo congiuntamente un ricorso depositato in Tribunale. In tal caso, pertanto, sussistendo un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni personali e patrimoniali della separazione, il Presidente del 1)Tribunale si limiterà ad omologare tale accordo, cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole, mediante decreto.

Appena depositato il ricorso, viene predisposto e costituito il fascicolo d’ufficio ed il presidente del tribunale fissa con decreto l’udienza alla quale i coniugi devono comparire personalmente (di solito circa tre/quattro mesi dopo la presentazione del ricorso). Nel corso di tale udienza dovrà essere esperito il tentativo di conciliazione dei coniugi, la cui riuscita è un evento estremamente raro.

2)Essa presuppone, tuttavia, la previa conciliazione e accordo dei coniugi su tutte le questioni legali che detta separazione implica.

3)L’avvocato divorzista –matrimonialista Sergio Armaroli  è un professionista che si occupa di consulenza legale relativa a separazioni, divorzi, mediazione familiare, affidamento dei figli, accordi di convivenza, adozioni, variazioni alle condizioni di separazione e mediazione familiare.

OBBLIGO ASSEGNO FIGLI

L’obbligo impone di far fronte a molteplici esigenze dei figli in grado di rispondere alle loro specifiche necessità di cura e di educazione.
Anche in caso di separazione o divorzio, quindi, l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole di cui all’art. 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma persiste finché il figlio stesso non abbia raggiunto l’indipendenza economica ovvero finché non sia provato che, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all’autosufficienza economica, egli non ne trae profitto per sua colpa.

4)L’avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli offre consulenza ed assistenza legale, nonchè discrezione, nei casi di crisi coniugali e familiari , separazioni, modifica delle condizioni di separazione, divorzi, convivenze more uxorio, affido condiviso di minori, assegnazione della casa coniugale, assegno di mantenimento, addebito della separazione, procedimenti limitativi della potestà genitoriale, istanze di versamento diretto di somme dovute dal coniuge obbligato.

  • In questo, lo Studio può fornire l’assistenza che deriva dalla propria provata esperienza.
  • Una volta raggiunto un accordo su tutte le clausole, è possibile presentare il ricorso in Tribunale.
  • L’avvocato Sergio Armaoroli si occupa di attività di consulenza, assistenza e redazione dei ricorsi, nonché per la presa in carico globale dei propri assistiti lungo tutto l’iter processuale sino alla compiuta separazione/divorzio; inoltre, è esperta di problemi relativi al diritto di famiglia, quali ad esempio: determinazione e richiesta assegno mantenimento; convivenza more uxorio (situazione di fatto con caratteristiche di stabilità simili a quelle del matrimonio) e assegnazione casa coniugale.
  • SEPARAZIONE GIUDIZIALE.

  • La separazione giudiziale è disciplinata dall’art.151 c.c. e può essere pronunciata dal Tribunale competente quando venga accertata la sussistenza di fatti obiettivi che rendono intollerabile la prosecuzione del rapporto di coniugio o che siano di pregiudizio per la prole.
  • In base alla normativa su richiamata, la separazione giudiziale può essere con addebito a carico di uno dei coniugi ogni qualvolta il tribunale accerti che la crisi coniugale sia ricollegabile al comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi che abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale.
  • Un esempio può essere dato dall’abbandono della casa coniugale in quanto porta all’impossibilità della convivenza (e quindi costituisce una violazione di un obbligo matrimoniale), salvo che l’altra parte non provi che l’abbandono è determinato da una giusta causa.

 

 


L’avvocato divorzista Bologna
assiste i clienti sia nella fase giudiziale che stragiudiziale. 

Laddove possibile, favorisce l’incontro tra le parti per la definizione di un accordo senza giungere in tribunale. Tale soluzione viene caldeggiata solo se prevede un chiaro vantaggio sia per l’assistito che per la controparte. In caso contrario, l’avvocato è pronto a rappresentare il cliente nelle sedi preposte.

Legge sul divorzio, mantenimento figli, divorzio consensuale avvocati bologna AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
Legge sul divorzio, mantenimento figli, divorzio consensuale avvocati bologna AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

1) all’avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

Separazione di fatto: i coniugi decidono di per sé, in modo completamente “autogestito”, i modi e i tempi della separazione. Non c’è alcun intervento giuridico: proprio per questo se vi è accordo e non si è di fronte a conflitti e litigi, questa opzione potrebbe essere accettabile, diversamente potrebbe causare notevoli problemi al coniuge piu’ debole ed ai figli, dove sono presenti. Inoltre è una scelta che non ha alcuna garanzia da un punto di vista civile.

Senza che vi sia nulla approvato dal Tribunale, l’accordo tra i soli coniugi, non ha effetti per la legge. Da qui si evince l’importanza di non sottovalutare la propria decisione, sia che venga presa di comune accordo che sia portata avanti da un solo coniuge.

Rivolgendosi allo studio all’avvocato MATRIMONIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI per una separazione a Bologna e provincia  è possibile avere un’idea chiara di come iniziare e proseguire un iter giurisprudenziale volto alla tutela di tutte le parti coinvolte.

A differenza dalla separazione di fatto,

la separazione legale produce effetti che incidono sui rapporti personali e patrimoniali tra marito e moglie, e tra genitori e figli. in particolare le vicende del patrimonio relative alla comunione e ai beni acquistati in comune; il diritto al mantenimento per l’ex coniuge; il diritto agli alimenti per l’ex coniuge; l’assegnazione della casa familiare; l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento.
La separazione legale dei coniugi può essere consensuale o giudiziale:

Alla separazione giudiziale si fa ricorso nel caso in cui non vi sia accordo tra i coniugi e non può pertanto addivenirsi ad una separazione consensuale. La separazione giudiziale può essere quindi richiesta anche da uno solo dei due coniugi. In caso di separazione giudiziale è anche possibile richiedere l’addebito della separazione, cioè l’accertamento che vi sia stata la violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, cura della prole, etc.)

  • La separazione consensuale è l’istituto giuridico attraverso il quale marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi. La separazione consensuale non è quindi possibile in mancanza di un accordo tra i coniugi che investa ciascuna questione (diritti patrimoniali, mantenimento del coniuge debole, diritti di visita e mantenimento della prole, assegnazione della casa coniugale).
    La separazione consensuale ha inizio con la redazione  di un ricorso e poi il deposito del ricorso, che in quasi tutti i tribunali può anche avvenire senza l’assistenza di un avvocato (per maggiorenni informazioni è possibile consultare le pagine sul servizio di separazione online).
  • Con una veloce udienza che sara’ fissata innanzi il pregiatissimo presidente del Tribunale , i coniugi devono comparire personalmente per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Il presidente del tribunale può adottare gli eventuali provvedimenti che riterrà necessari ed urgenti.
  • Nell’udienza in Tribunale se gli accordi sono ritenuti equi e non pregiudizievoli per i coniugi e soprattutto per la prole, il tribunale dispone con decreto l’omologazione delle condizioni (decreto di omologa), così determinando di diritto la separazione.
    Le condizioni stabilite in sede di separazione potranno comunque essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutano la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.
  • Diritto di famiglia:
  • –        separazioni consensuali e giudiziali;
  • –        divorzi congiunti e giudiziali;
  • –        modifica delle condizioni di separazione e divorzi;
  • –        ricorsi per riconoscimento assegno di mantenimento a figli di ex conviventi;
  • –     dell’attivazione di amministrazioni di sostegno, di procedure di interdizione ed inabilitazione;

 

 

AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

Articolo 1.

  1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3.

pronuncia la cessazione degli effetti civili

Articolo 2.

  1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.

 

La predetta norma, introdotta dal DLgs. N. 40 del 2006, va considerata disposizione di natura ordinamentale più che processuale, nonostante sia contenuta nel codice di rito civile, in quanto disciplina i rapporti interni tra sezioni nell’ambito del medesimo organo giudiziario. Ma proprio tale natura, a parere del Collegio, rende operativa la disposizione solo per i principi affermati dalle Sezioni Unite, dopo la sua entrata in vigore, e non per quelli, come nella specie, enunciati anteriormente, per i quali permane il profilo di grande autorevolezza dell’insegnamento delle Sezioni Unite, il punto più alto nella interpretazione e nella nomofilachia, ma non vincolante per le sezioni semplici.

Né si potrebbe affermare che l’art. 374, comma terzo c.p.c., si applichi se, come nel caso che ci occupa, il principio affermato dalle Sezioni Unite (sentenze nn. 11490 e 11492 del 199), in materia di assegno di divorzio, sia stato da allora seguito costantemente nella successiva giurisprudenza delle sezioni semplici. La predetta norma si riferisce solo al pronunciamento delle Sezioni Unite, essendo del tutto ininfluente che il principio sia stato o meno seguito nel prosieguo.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 5 e 9 L. n. 898 del 1970 e successive modifiche, nonché dell’art. 2697, secondo comma, c.c. e degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., sui presupposti della modifica della condizione di divorzio, con riferimento all’ammissibilità dell’assegno e alla sua quantificazione, alla luce del peggioramento delle sue condizioni economiche, con il passaggio al trattamento di quiescenza, e del miglioramento di quelle della moglie, a seguito di accettazione di eredità.

Con il secondo, violazione degli artt. 112 c.p.c. e vizio di motivazione della sentenza impugnata, con riguardo alla richiesta del ricorrente di blocco della rivalutazione ISTAT sull’importo dell’assegno dovuto, correlata al blocco ex lege della rivalutazione della sua pensione per gli anni 2012 e 2013.

Il C. chiede conclusivamente l’esclusione totale dell’assegno o in subordine un’ulteriore riduzione.

Considerando il primo motivo del ricorso, va precisato che, ai sensi dell’art. 9 L. 898 del 1970, possono modificarsi le statuizioni assunte in sede di divorzio per il coniuge e per i figli, qualora sopravvengano giustificati motivi, che l’interpretazione giurisprudenziale ha sempre individuato in circostanze di fatto verificatesi dopo la pronuncia (nella specie, trattandosi di assegno, circostanze tali da alterare l’assetto dei rapporti economici, disposto dal giudice del divorzio) (per tutte. Cass. n. 22505 del 2010; 14.143 del 2014, 7887 de12017). In assenza di tali circostanze nuove, la sentenza di divorzio (anche riguardo all’assegno a favore del coniuge) fa stato tra le parti, con il passaggio ingiudicato (basti pensare all’orientamento consolidato, per cui la successiva delibazione di sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio non incide sulla determinazione delle statuizioni economiche assunte in sede di divorzio: tra le altre Cass. n. 3345 del 1997; 12982 del 2008).

Questa Corte, con un indirizzo fortemente innovativo e ormai ampiamente consolidato (al riguardo, tra le altre, Cass. n. 11504 del 2017; 11538 del 2017), ha ritenuto non corretto, ai fini dell’ammissibilità dell’assegno di divorzio, il riferimento al tenore di vita pregresso, sostituendolo con quello dell’indipendenza (o meglio autosufficienza) economica del richiedente.

Questo Collegio condivide e fa proprie argomentazioni e giustificazioni del nuovo orientamento, che individua, altresì, l’autosufficienza economica in alcuni specifici parametri cui dovrebbe richiamarsi la giurisprudenza di merito, adeguandoli alla concreta fattispecie dedotta: il possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri imposti e del costo della vita nel luogo di residenza: le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale; la stabile disponibilità di una casa di abitazione, salvo ovviamente altri elementi che potranno rilevare nelle singole fattispecie.

Come si vede, le variabili sono molte numerose per un adeguamento il più possibile efficace alla situazione concreta. In tal senso, si potrebbe fin d’ora escludere pericolosi automatismi (ad es. multipli della pensione sociale o simili) che renderebbero autosufficienza o non autosufficienza identiche sempre a se stesse ed uguali per tutti. Il coniuge richiedente l’assegno non può riguardarsi come una entità astratta, ma deve considerarsi come singola persona nella sua specifica individualità. Per di più, una volta superato il vaglio dell’ammissibilità dell’assegno, ed accertando la non autosufficienza economica del richiedente (e l’impossibilità di ottenere mezzi adeguati per ragioni oggettive), sicuramente potrebbero venire in considerazione i vari profili indicati dalla norma per la quantificazione dell’assegno, tali eventualmente da condurre ad una elevazione dell’importo (ragioni della decisione, contributo alla formazione del patrimonio familiare e personale dei coniugi, durata del matrimonio).

Conclusivamente può affermarsi che l’autosufficienza economica del coniuge è tale da permettergli di godere di una vita libera e dignitosa, e l’assegno va contenuto nella stretta misura in cui tale scopo venga raggiunto.

Per quanto si è detto precedentemente, il nuovo orientamento non può sicuramente considerarsi come elemento giustificante la modifica del regime economico del divorzio. E tuttavia il profilo dell’autosufficienza dovrà essere tenuto in considerazione dal giudice cui sia richiesta la modifica delle condizioni di divorzio in relazione all’assegno. Questi dovrà esaminare gli elementi di fatto innovativi e se, come nella specie, venga richiesto dall’obbligato l’esclusione dell’assegno o la sua riduzione (stante tra l’altro il miglioramento della situazione economica del beneficiario) valuterà dapprima se tale miglioramento abbia fatto raggiungere al coniuge una autosufficienza economica; in tal caso, in relazione alla domanda, escluderà totalmente l’assegno, altrimenti dovrà procedere ad una nuova quantificazione, considerando gli elementi di fatto innovativi (con il raffronto, a questo punto, delle condizioni economiche dei coniugi).

PRINCIPIO DELL’AUTORESPONSABILITA’

Premesso tutto ciò, la Suprema Corte conclude affermando il principio dell’ “autoresponsabilità economica” di ciascuno, per determinare se sussista il diritto all’assegno, valutando se via siano le condizioni di legge della mancanza di mezzi adeguati o impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica, desunta dai principali “indici”del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione.

PRINCIPIO DELLA SOLIDARIETA’ ECONOMICA

Una volta accertato il diritto all’assegno, nella fase della quantificazione, il giudice deve uniformarsi al  principio della “solidarietà economica” dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro in quanto “persona” economicamente più debole, tenendo conto di tutti gli elementi indicati dalla norma, quali le condizioni dei coniugi, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, il reddito di entrambi, anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

 

Articolo 3.

  1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

  1. a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
  2. b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  3. c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  4. d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

  1. a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
  2. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
  3. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

    AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
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In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta.(1)

  1. c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
  2. d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
  3. e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
  4. f) il matrimonio non è stato consumato;
  5. g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.

(1) Lettera così modificata, da ultimo, ad opera dell’ art. 1, comma 1, Legge 6 maggio 2015, n. 55.

Articolo 1.

  1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3.

Articolo 2.

  1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.

Articolo 3.

  1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

  1. a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
  2. b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  3. c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  4. d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

  1. a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
  2. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
  3. b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta.(1)

  1. c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
  2. d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
  3. e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
  4. f) il matrimonio non è stato consumato;
  5. g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.

(1) Lettera così modificata, da ultimo, ad opera dell’ art. 1, comma 1, Legge 6 maggio 2015, n. 55.

AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp  CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp

CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

STALING TRA CONIUGI

ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp

Giova in proposito premettere, in via generale, che con l’introduzione della fattispecie di cui all’art. 612 bis cod. pen. il legislatore ha voluto, prendendo spunto dalla disciplina di altri ordinamenti, colmare un vuoto dì tutela ritenuto inaccettabile rispetto a condotte che, ancorché non violente, recano un apprezzabile turbamento nella vittima.

Il legislatore ha preso atto però che la violenza (declinata nelle diverse forme delle percosse, della violenza privata, delle lesioni personali, della violenza sessuale) spesso è l’esito di una pregressa condotta persecutoria; pertanto, mediante l’incriminazione degli atti persecutori si è inteso in qualche modo anticipare la tutela della libertà personale e dell’incolumità fisio­psichica attraverso l’incriminazione dì condotte che, precedentemente, parevano sostanzialmente inoffensive e, dunque, non sussumibili in alcuna fattispecie penalmente rilevante o in fattispecie per così dire minori, quali la minaccia o la molestia alle persone. È peraltro utile ricordare come, per il consolidato insegnamento di questa Corte, integrano il delitto di atti persecutori anche due sole condotte tra quelle descritte dall’art. 612 bis cod.pen., come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice (ex multis Sez. 5, n. 46331 del 5 giugno 2013, D. V., Rv. 257560). Invece, un solo episodio, per quanto grave e da solo anche capace, in linea teorica, di determinare il grave e persistente stato d’ansia e di paura che è indicato come l’evento naturalistico del reato, non è sufficiente a determinare la lesione del bene giuridico protetto dalla norma in esame, potendolo essere, invece, alla stregua di precetti diversi: e ciò in aderenza alla volontà del legislatore il quale, infatti, non ha lasciato spazio alla configurazione di una fattispecie solo “eventualmente” abituale (Sez. 5, n. 48391 del 24/09/2014, C, Rv. 261024).

Il delitto, inoltre, è configurabile anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto,

AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp  CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

AVVOCATO PENALISTA :STALKING ATTI PERSECUTORI stalking art 612 bis cp

CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

 

a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice. (Sez. 5, n. 33563 del 16/06/2015, B, Rv. 264356)

Trattandosi di reato abituale

 è la condotta nel suo complesso ad assumere rilevanza ed in tal senso l’essenza dell’incriminazione di cui si tratta si coglie non già nello spettro degli atti considerati tipici, bensì nella loro reiterazione, elemento che li cementa, identificando un comportamento criminale affatto diverso da quelli che concorrono a definirlo sul piano oggettivo.

È dunque l’atteggiamento persecutorio ad assumere specifica autonoma offensività

ed è per l’appunto alla condotta persecutoria nel suo complesso che deve guardarsi per valutarne la tipicità, anche sotto il profilo della produzione dell’evento richiesto per la sussistenza del reato. In tale ottica il fatto che tale evento si sia in ipotesi manifestato in più occasioni e a seguito della consumazione di singoli atti persecutori è non solo non discriminante, ma addirittura connaturato al fenomeno criminologico alla cui repressione la norma incriminatrice è finalizzata, giacché alla reiterazione degli atti corrisponde nella vittima un progressivo accumulo dei disagio che questi provocano, fino a che tale disagio degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi nelle forme descritte nell’art. 612 bis cod. pen.

Indubbiamente l’evento deve essere il risultato della condotta persecutoria nel suo complesso, anche se può manifestarsi solo a seguito della consumazione dell’ennesimo atto persecutorio, in quanto dalla reiterazione degli atti deriva nella vittima un progressivo accumulo di disagio che, solo alla fine della sequenza, degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi in una delle forme previste dalla norma incriminatrice. (Sez. 5, n. 51718 del 05/11/2014, T, Rv. 262636).

Va detto, peraltro, che, ai fini della individuazione dell’evento cambiamento delle abitudini di vita

 (che – come si dirà più avanti- si è verificato nel caso in esame), occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate. (Sez. 5, n. 24021 del 29/04/2014, G, Rv. 260580).

Nè appare decisivo il ristretto ambito temporale in cui le condotte si erano consumate posto che questa Corte ha già avuto modo di affermare che è configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto, a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi, pur concentrata in un brevissimo arco temporale, una sola giornata, sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice (Sez. 5, n. 38306 del 13/06/2016, Rv. 267954).

Tanto più, allora, quando si sia accertato, come nel caso odierno, che le condotte contestate erano state commesse nel giro di una ventina di giorni e, quantomeno per un tempo analogo, avevano causato alla vittima il riferito stato d’ansia, oltre che il denunciato mutamento delle abitudini di vita.

I principi secondo cui, ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) non si richiede l’accertamento di uno stato patologico

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, ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima (Sez. 5, n. 18646 del 17/02/2017). 

Per quanto concerne, poi, il breve arco temporale nel quale le condotte sono state poste in essere, la Corte ha più volte evidenziato come sia configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto (anche nell’arco di una sola giornata), a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi, pur concentrata in un brevissimo arco temporale, sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice (Sez. 5, n. 38306 del 13/06/2016). 

Invero il reato di cui all’art. 612-bis cod. pen., la cui introduzione quale figura autonoma di illecito penale, intervenuta a seguito della entrata in vigore del decreto legge n. 11 del 2009, convertito con modificazioni, con legge n. 38 del 2009, ha destato non poche perplessità in seno alla dottrina penalistica, a causa della tecnica normativa adottata, non scevra di una qualche indeterminatezza nella descrizione della fattispecie, può, in prima approssimazione, essere ritenuto un reato plurioffensivo in esito alla commissione del quale – realizzata attraverso la reiterazione di condotte minacciose o comunque moleste, atte pertanto a ledere di per sé la capacità di autonomamente determinarsi del soggetto passivo, ove si tratti di minacce, ovvero, nel caso in cui si tratti di molestie, a danneggiare altri valori comunque penalmente rilevanti – si determina a carico del soggetto passivo una serie di possibili esiti, quali, alternativamente, un grave e perdurante stato di ansia, il fondato timore per la incolumità personale propria, di un prossimo congiunto o di persona unita al soggetto passivo da un legame affettivo o, infine, la alterazione delle proprie abitudini di vita.

È di tutta evidenza che la struttura del reato di atti persecutori

 sia costituita da una pluralità di azioni a contenuto minatorio o integranti molestie (per tali dovendosi, peraltro, intendere non esclusivamente le condotte rilevanti ai sensi dell’art. 660 cod. pen.: Corte di cassazione, Sezione V penale, 24 marzo 2016, n. 12528), causalmente orientate, ed obbiettivamente in tal senso efficienti, alla verificazione di uno degli eventi sopra indicati.

È egualmente evidente che, laddove non siano ravvisabili gli estremi della violazione dell’art. 612-bis cod. pen. perché ad esempio, le condotte non hanno raggiunto quel coefficiente di intensità nella reiterazione necessario per la integrazione del reato oppure nel caso in cui esse non abbiano determinato a carico del soggetto passivo l’evento tipico del reato, non per questo la condotta dell’agente non potrà essere sussunta entro il paradigma normativo ora del reato di cui all’art. 612 cod. pen. ora di quello di cui all’art. 660 cod. pen., ora di altro reato, necessariamente caratterizzato dalla minore gravità rispetto agli atti persecutori, il cui effetto accessorio, derivante proprio dalla ripetizione delle condotte, sarebbe potuto essere uno di quegli eventi elencati all’art. 612bis cod. pen. cui prima si è fatto cenno.

La giurisprudenza di legittimità ha spiegato che, ai fini della configurabilità del reato di atti persecutori, non è necessario che la vittima prospetti espressamente e descriva con esattezza uno o più degli eventi alternativi del delitto, potendo la prova di essi desumersi dal complesso degli elementi fattuali altrimenti acquisiti e dalla condotta stessa dell’agente (Sez. 5, n. 47195 del 06/10/2015 – dep. 27/11/2015, P.M. in proc. S., Rv. 265530; caso in cui la S.C. ha ritenuto irrilevante il fatto che la persona offesa non avesse riferito espressamente di essere impaurita, alla luce dei certificati medici sulle lesioni subite, delle annotazioni di polizia giudiziaria sul suo stato di esasperazione e spavento, dei messaggi sms di minaccia). Nel delitto previsto dall’art. 612-bis c.p., che ha natura abituale, l’evento deve essere il risultato della condotta persecutoria nel suo complesso e la reiterazione degli atti considerati tipici costituisce elemento unificante ed essenziale della fattispecie, facendo assumere a tali atti un’autonoma ed unitaria offensività, in quanto è proprio dalla loro reiterazione che deriva nella vittima un progressivo accumulo di disagio che infine degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi in una delle forme descritte dalla norma incriminatrice (Sez. 5, n. 54920 del 08/06/2016 – dep. 27/12/2016, G, Rv. 269081).

Nel caso in esame, la motivazione circa la sussistenza dell’evento, in relazione al periodo ritenuto dal giudice di appello per la responsabilità dell’imputato, è carente, perchè, dopo aver riconosciuto che l’epoca dei fatti in contestazione doveva essere suddivisa in due periodi, e dopo aver escluso la sussistenza in D.F. di uno stato di ansia e di paura per il primo di detti periodi, non spiega da quali elementi dovrebbe ricavarsi che per il secondo di essi (compreso fra il 22 aprile e il 2 maggio 2014) in relazione al quale è stata affermata la responsabilità dell’imputato per il reato di atti persecutori, dovrebbe ritenersi che D.F. abbia riportato, a causa della condotta dell’imputato, quello stato di ansia e di paura che la norma incriminatrice richiede per la configurabilità del reato. In altri termini, il giudice di appello, nell’affermare il carattere persecutorio degli atti compiuti nel secondo periodo, ha manifestato di aver ritenuto la sussistenza nella vittima, per tale periodo, quello stato di ansia e di paura che ha negato per il primo periodo, ma non ha chiarito quali siano le basi fattuali alle quali ancorare l’assunto condannatorio.

2. Il secondo motivo, ribadito con il secondo dei motivi nuovi e riguardante l’aggravante di cui all’art. 612-bis c.p., comma 2, è infondato. Non può essere condivisa la prospettazione del ricorrente nei termini esposti nel ricorso (di cui al punto 2.2. del “fatto”): in realtà, risponde ad una precisa esigenza di chiarezza l’inserimento della specificazione “anche senza convivenza” in quest’ultima norma, che prevede l’aggravamento del reato di violenza sessuale di cui all’art. 609-bis c.p. se vi è o vi è stata relazione affettiva fra l’agente e la persona offesa. La precisazione normativa ha la sua ratio, chiaramente emergente dal testo e ricollegabile alla particolare struttura del reato di violenza sessuale, nella necessità di evitare che possa revocarsi in dubbio la configurabilità dell’aggravante in mancanza della convivenza. Se la norma non avesse previsto le parole evidenziate, si sarebbe potuto ritenere, proprio in considerazione dell’attinenza del reato di cui all’art. 609-bis c.p. alla sfera sessuale ed alle connesse particolarità, che solo in presenza di una relazione affettiva caratterizzata da convivenza fosse possibile ravvisare l’aggravante, ancorata al riconoscimento di un grado maggiore di offensività della condotta rispetto a quella dell’ipotesi semplice.

La medesima esigenza di specificazione non si ravvisa, invece, per la previsione normativa di cui all’art. 612-bis c.p., comma 2, che prevede l’aggravante del reato di atti persecutori commesso, fra l’altro, da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. Pur in mancanza della precisazione normativa sulla configurabilità dell’aggravante “anche senza convivenza”, infatti, l’indifferenza della situazione di convivenza rispetto a quella di non convivenza emerge comunque dalla pertinenza del reato a sfera diversa da quella sessuale.

3. Il terzo motivo, riguardante il reato di incendio, non è fondato.

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il discrimine tra il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.) e quello di incendio (art. 423 c.p.) è costituito dall’elemento psicologico del reato. Nell’ipotesi prevista dall’art. 423 c.p. esso consiste nel dolo generico, cioè nella volontà di cagionare un incendio, inteso come combustione di non lievi proporzioni, che tende ad espandersi e non può facilmente essere contenuta e spenta, mentre il reato di cui all’art. 424 c.p. è caratterizzato dal dolo specifico, consistente nel voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare, senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento.

Pertanto, nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare, quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall’art. 423 c.p., è applicabile quest’ultima norma e non l’art. 424 c.p., nel quale l’incendio è contemplato come evento che esula dall’intenzione dell’agente (Sez. 5, n. 1697 del 25/09/2013 – dep. 16/01/2014, Cavallari, Rv. 258942).

Il reato di danneggiamento seguito da incendio richiede, come elemento costitutivo, il sorgere di un pericolo di incendio, sicchè non è ravvisabile qualora il fuoco appiccato abbia caratteristiche tali che da esso non possa sorgere detto pericolo; per cui, in questa eventualità o in quella nella quale chi, nell’appiccare il fuoco alla cosa altrui al solo scopo di danneggiarla, raggiunge l’intento senza cagionare nè un incendio nè il pericolo di un incendio, è configurabile il reato di danneggiamento, mentre se detto pericolo sorge o se segue l’incendio, il delitto contro il patrimonio diventa più propriamente un delitto contro la pubblica incolumità e trovano applicazione, rispettivamente, gli artt. 423 e 424 c.p. (Sez. 2, n. 47415 del 17/10/2014 – dep. 18/11/2014, Giagnoni, Rv. 260832; fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto gli imputati responsabili del reato di cui all’art. 424 c.p., avendo accettato il rischio di provocare l’incendio di una sala da bowling, avuto riguardo ai mezzi impiegati e all’entità dei danni verificatisi).

Ciò posto in astratto, deve osservarsi che nel caso in esame il giudice di appello ha chiaramente spiegato, senza incorrere in alcun errore giuridico nè in manifesta illogicità, l’inverosimiglianza della tesi difensiva che l’imputato non si fosse almeno rappresentato il pericolo che il fuoco divampasse raggiungendo le auto in prossimità di quella da lui avuta di mira. E il convincimento del giudice di appello in proposito risulta congruamente motivato, perchè poggia sul rilievo che l’imputato utilizzò del liquido infiammabile e diresse la propria condotta verso un contenitore di carburante.

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AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

SEPARARSI E DIVORZIARE TI SEMBRA  UNA COSA FACILE?

 

ASSOLUTAMENTE NON LO E’

 

 

AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

RILASSATI UNA SOLUZIONE ESISTE !!

 

Quando è necessario l’intervento di un avvocato? 

Quando ci si rende conto che il rapporto matrimoniale o di convivenza non è più solido. 

E’ opportuno contattare un avvocato divorzista che sia in grado di comprendere il problema e di consigliare come comportarsi per evitare di porre in atto comportamenti lesivi dei diritti dei minori e della persona con la quale si convive. 

Strettamente connessi a questi ambiti, poi, la professionista si occupa anche di spiegare i principi relativi al mantenimento, nonché le questioni relative al diritto di visita tra genitori e figli. 

Un avvocato familiarista è un professionista che si occupa prevalentemente di diritto di famiglia. Si tratta di una figura professionale molto importante e fondamentale per regolare tutti i rapporti tra coniugi, figli e genitori.

Separazione legale, consensuale o giudiziale

Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti ponendo  fine all’obbligo  di  convivenza,  nell’attesa di una eventuale riconciliazione, o di un provvedimento definitivo di scioglimento degli  effetti  civili  del matrimonio,  che si  ottiene soltanto con il  divorzio.

  1. a) PROCEDIMENTI DINANZI AL TRIBUNALE ORDINARIO:
  • procedimenti di separazione e divorzio;
  • separazione e divorzi con procedimento di negoziazione assistita D.L. n. 132/2014;
  • assistenza sullo scioglimento giudiziale unioni civili Legge n.76/2016
  • assistenza sui patti di convivenza Legge n. 76/2016;
  • procedimenti di inabilitazione e interdizione della persona;
  • procedimenti regolamentazione affidamento dei figli minori; ascolto del minore 336 bis c.c;
  • procedimenti per ordine di protezione contro gli abusi familiari, allontanamento del coniuge violento procedimento 342 bis c.c.;
  • procedimento di attribuzione assegno di reversibilità al coniuge, ai figli, ai genitori;
  • procedimento per assegno di mantenimentoalimenti.
  1. b) PROCEDIMENTI DINANZI AL GIUDICE TUTELARE:
  • redazione atti per autorizzazione del giudice tutelare per acquisto/vendita di beni immobili per minori,  
  • procedimento autorizzazione ad accettare l’eredità con beneficio di inventario per conto di minori;
  • autorizzazione di vendita di autoveicolo per il minore;
  • apertura conto corrente per il minore;
  • autorizzazione per rilascio passaporti del minore in caso di diniego di consenso dell’altro genitore;
  • procedimenti nomina di tutore,
  • procedimento di domanda di amministratore di sostegno

La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o “di fatto”, cioè conseguente all’allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l’intervento di un giudice e senza alcun valore sul piano legale.

 

SEPARAZIONE O DIVORZIO BOLOGNA Per separazione consensuale si intende un accordo tra i coniugi sulle condizioni che regoleranno i rapporti patrimoniali e personali. Il Tribunale, valutato che non sono stati violati i diritti dei coniugi o degli eventuali figli, procede con l’omologa.

La separazione consensuale dei coniugi è il modo più semplice e veloce per separarsi.

  • assistenza giudiziale per procedimenti di separazione consensuale, e separazione giudiziale;
  • assistenza nei procedimenti separazione e divorzio con procedimento di negoziazione assistita D.L. 132/2014;
  • procedimento di modifiche delle condizioni di separazione e divorzio;
  • procedimento per assegno di reversibilità al coniuge superstite;
  • procedimenti per assegno di alimenti a carico dell’eredità;
  • assistenza per lo scoglimento giudiziale di Unioni Civili Legge n. 76/2016
  • assistenza per lo sciglimento giudiziale accordi di convivenza.Legge n. 76/2016 

L’avvocato separazioni Bologna assiste quotidianamente Clienti nella fase della separazione o del divorzio gestendo le varie problematiche derivanti dalla crisi matrimoniale e quindi anche gli aspetti delicati relativi all’affidamento dei figli e agli assegni di mantenimento. In tale contesto viene sempre privilegiata la soluzione consensuale, più agile e meno costosa, e quando necessario si procede in via giudiziale per tutelare al meglio gli interessi dei Clienti.

diritto di famiglia

La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione degli assegni di mantenimento dei coniugi e dei figli, l’affidamento dei figli, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.

Ricordate che l’accordo di separazione non ha alcun effetto se non redatto secondo determinate forme e senza che vi sia l’omologazione del Tribunale.

 

L’avvocato separazioni Bologna Sergio Armaroli può assistervi con professionalità e competenza in ogni fase del percorso necessario per raggiungere l’accordo su tutte le condizioni di separazione, anche attraverso sedute di mediazione e consulenza finalizzate ad una maggiore comprensione dei vostri diritti.

La separazione consensuale ha molti vantaggi, non ultimo quello di avere dei costi alquanto ridotti rispetto alla separazione giudiziale. Una delle ragioni del risparmio si deve al fatto che entrambi i coniugi possono farsi seguire da un unico avvocato.

Con la separazione giudiziale non siamo in presenza di un accordo e allora sarà il Tribunale, tramite sentenza, a decidere sulle condizioni si separazione. Il diritto di proporre la separazione giudiziale spetta ad entrambi i coniugi anche in caso di assenso di consenso.

Quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni di separazione è necessario procedere unilateralmente presentando domanda di Separazione Giudiziale.

Ciò accade quando marito e moglie non riescono a trovare la concordia su alcuni punti fondamentali della separazione, come ad esempio l’ammontare degli assegni di mantenimento, l’assegnazione della casa familiare, la ripartizione dei beni mobili o immobili o l’affidamento dei figli minori.

In questo caso è necessario che il coniuge presenti, per proprio conto, domanda di separazione giudiziale citando in giudizio l’altro coniuge e presentando una serie di richieste sulle quali, a seguito di debita istruttoria, si pronuncerà il giudice.  
 
Il procedimento di separazione giudiziale è anche necessario quando uno dei coniugi intende addebitare all’altro la causa della fine del matrimonio, per aver questi mancato a taluni doveri fondamentali del matrimonio, come la fedeltà. la mutua assistenza, o la coabitazione (la separazione con addebito comporta la perdita del’assegno di mantenimento e dei diritti successori).

La separazione giudiziale è un procedimento attraverso il quale uno solo dei coniugi o ciascuno di essi con proprio ricorso autonomo (in questo caso si hanno due iniziative distinte che verranno riunite) chiedono al Tribunale competente di pronunciare una sentenza di separazione che regoli i loro rapporti dopo la cessazione della convivenza.

 

Separarsi e divorziare Bologna

Gestire un divorzio o una separazione significa lavorare per il cambiamento. Un buon avvocato matrimonialista è consapevole di assumere ad ogni incarico una straordinaria responsabilità morale.

 

L’avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli è attivo nel diritto di famiglia a Roma.

Le conseguenze della separazione e del divorzio,

Divorzio

Se il cliente decide per il divorzio, il nostro Studio lo accompagnerà nel percorso da affrontare nella maniera meno traumatica possibile. Il divorzio permette di sciogliere i vincoli del matrimonio. Per la precisione parliamo di “scioglimento” in caso di rito civile e di “cessazione degli effetti civili” in caso di matrimonio concordatario.
Vi sono due tipologie principali di divorzio:

  • Divorzio consensuale(se le parti trovano un accordo)
  • Divorzio giudiziale(se le parti non trovano un accordo e, dunque, sarà il giudice a decidere)

Con il divorzio,  che è stato introdotto e disciplinato con la legge 01.12.1970 n. 898,  viene, invece, pronunciato lo scioglimento del matrimonio, cessando definitivamente gli effetti del vincolo  coniugale, sia sul piano personale che patrimoniale. La Legge n. 55/2015 ha introdotto nel  nostro ordinamento il  divorzio breve: per porre fine al matrimonio è  possibile chiedere il  divorzio trascorsi  sei mesi  dalla separazione se  consensuale,  oppure trascorso un  anno dalla data di  comparizione dei  coniugi, nelle separazioni  giudiziali.  

Divorzio con figli minorenni

La presenza di figli minori o maggiorenni incapaci, con handicap grave o non autosufficienti economicamente implica differenze procedurali nell’ipotesi in cui i coniugi ritengano di divorziare ricorrendo alla negoziazione assistita.

Questa presuppone che i coniugi stipulino un accordo con l’assistenza degli avvocati (uno per parte) entro un termine di tempo prestabilito e non inferiore ad un mese dall’avvio della pratica, senza necessità di ricorrere al giudice.

Un esperto avvocato matrimonialista  sa che se un accordo o una sentenza non sono curati nel minimo dettaglio e non sono in grado di anticipare ogni occasione futura di conflitto, semplicemente non funzionano e lasciano la coppia alla ricerca di una soluzione alle incomprensioni di ogni giorno.

Separarsi significa riprogettare il proprio futuro con cura

Il miglior obiettivo per un buon avvocato matrimonialista non è semplicemente quello riuscire a far sì che i propri clienti possano separarsi e divorziare.

Un bravo avvocato divorzista deve soprattutto insegnare ai propri clienti a gestire con saggezza e prudenza le conseguenze di ciò che separarsi o divorziare in Bologna comporta.

Nella maggior parte dei casi, quando si pensa a un avvocato della famiglia il pensiero si rivolge subito alle problematiche relative ai divorzi e al mantenimento del coniuge.

Tuttavia, i campi in cui opera questa figura professionale sono molto più ampi e complessi.

Essi comprendono ad esempio i contratti di convivenza nonché le pratiche necessarie per l’adozione, di minori o maggiorenni; problematiche attinenti alle unioni civili, maltrattamenti a minori o conviventi maggiorenni, riconoscimento di figli naturali, diritto minorile, e molto altro.

Tra la separazione consensuale e la giudiziale conviene sempre se possibile UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE –

L’amore è imperfetto !!.

Lo studio avvocato Sergio Armaroli di Bologna ha specifiche competenze ed esperienza nel diritto di famiglia, con particolare riferimento ai seguenti procedimenti:

1) ricorsi per la separazione consensuale e giudiziale dei coniugi;

2) separazione e divorzi con negoziazione assistita, senza ricorso in Tribunale;

3) ricorsi per l’ottenimento del divorzio consensuale o giudiziale (scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario);

4) ricorsi congiunti o giudiziali per la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio;

5) famiglie more uxorio e accordi di convivenza;

6) Misure di protezione delle persone prive di autonomia ed in particolare amministrazioni di sostegno, inabilitazione ed interdizione;

AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA


La conseguenza è la separazione, sempre traumatica e dolorosa, ma indispensabile ad assicurare nuove libertà e diverse opportunità per non imprigionarsi nello sbaglio.

La separazione consensuale comporta numerosi vantaggi rispetto a una separazione giudiziale in quanto è più veloce e conveniente, comporta minori traumi per i figli e permette alla coppia di predisporre un regolamento di interessi conforme alle loro esigenze, anche avente carattere patrimoniale.

Studio legale matrimonialista dell’avvocato Sergio Armaroli di Bologna si rivolge a tutte le persone che vogliono affrontare con rapidità le controversie legate alla separazione, al divorzio o allo scioglimento della famiglia di fatto,

AVVOCATO MATRIMONIALISTA SERGIO ARMAROLI PER RISOLVERE SEPARAZIONE E DIVORZIO

PROVA…….

 

Attraverso l’assistenza legale dell’avvocato matrimonialista Sergio Armaroli  è possibile superare tali controversie in modo chiaro ed efficace e comprendere quale strada percorrere per chi decide di porre fine alla propria unione mediante una separazione consensuale o giudiziale o la negoziazione assistita. 

Lo studio legale Avvocato Sergio Armaroli Clienti la Consulenza Legale volta alla risoluzione delle problematiche inerenti i rapporti familiari di parentela e affinità, matrimonio, i rapporti personali fra i coniugi, i rapporti patrimoniali tra i familiari, la filiazione, i rapporti fra genitori e figli, la separazione dei coniugi ed il divorzio.

AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA
AVVOCATO SEPARAZIONI DIVORZI :CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

Tale Consulenza è volta anche alla valutazione di opportunità circa i trasferimenti di ricchezza all’interno della famiglia

L’avvocato matrimonialista spiegherà la differenza tra i due tipi di separazione e in particolare perchè una separazione consensuale possa risultare meno traumatica e dispendiosa di una separazione giudiziaria!!!

La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione degli assegni di mantenimento dei coniugi e dei figli, l’affidamento dei figli, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.

l suo studio mette a disposizione la sua profonda conoscenza della legge a tutti coloro che si trovano ad affrontare questioni legali concernenti la loro famiglia, che si tratti dell’affidamento o dell’adozione di un minore, dell’attribuzione o del disconoscimento di paternità, o delle problematiche relative allo scioglimento di un vincolo coniugale, dai rapporti patrimoniali all’affidamento dei figli. 

Inoltre, forniamo consulenza e assistenza per tutte le questioni relative alle donazioni all’interno della famiglia, tra coniugi, ai figli o in riguardo di matrimonio, e quelle riguardanti la successione, legittima o testamentaria.
Il nostro studio si occupa di tutte le attività legali e dei ricorsi ed è patrocinante in cassazione.

PERCHE’ UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE CONVIENE?

Perché porta a meno attrito tra la coppia

Perché costa meno

Perchè è piu’ veloce

AVVOCATO IMOLA AVVOCATO SEPARAZIONI IMOLA ,DIRITTO CIVILE AVVOCATO IMOLA

In caso di separazione il figlio maggiorenne ha diritto al mantenimento?

Si, qualora non sia economicamente autosufficiente e non per sua colpa.

Quanto tempo dopo la separazione posso chiedere il divorzio?

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Il ricorso per divorzio può essere depositato dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dalla separazione consensuale, un anno in caso di separazione giudiziale.

Qual è la differenza tra separazione e divorzio?

Con la separazione il vincolo matrimoniale è ancora esistente, mentre con il divorzio il matrimonio cessa. In caso di matrimonio contratto solo civilmente, si avrà lo scioglimento del matrimonio, nel caso invece di matrimonio concordatario, si avrà invece unicamente la cessazione degli effetti civili, perchè il vincolo religioso cessa soltanto con la morte del coniuge.

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IMOLA  Diritto civile:  recupero crediti, esecuzioni mobiliari e immobiliari, contenzioso fallimentare, redazione e risoluzione contratti, tutela della proprietà e di altri diritti reali, divisioni ereditarie e successioni, responsabilità contrattuale, professionale o da incidente stradale etc.

– Diritto di famiglia: separazioni e divorzi (anche per modifica delle condizioni di separazione o divorzio), affidamento e tutela dei minori, gestione rapporti personali e patrimoniali derivanti da unioni civili e convivenze di fatto, amministrazioni di sostegno

– Diritto penale: atti di querela o denuncia, attività di investigazione difensiva, difesa processuale, costituzione di parte civile

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IMOLA SE DEVO SEPARARMI QUALE TIPO DI SEPARAZIONE CONVIENE?

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Avvocato matrimonialista per separazioni e divorzi, ti guidera’ per trovare una soluzione per arrivare a una separazione consensuale o a un divorzio congiunto

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Competente per imola è il Tribunale di Bologna, per le cause ordinarie, la separazione e il divorzio e anche per i processi penali (ad esclusione del gdp che è anche a Imola).

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CASA CONIUGALE

Con riferimento all’assegnazione della casa coniugale, la ricorrente, attraverso l’avvocato matrimonialista, chiede che le venga assegnata con tutti gli arredi e soprammobili di pregio, eccezion fatta per gli effetti personali del resistente che la signora si impegna a restituire sin da subito ed appena il marito lo riterrà opportuno.

In tema di residenza ricordiamo l’art.155. quater c.c. secondo cui: “la casa familiare è attribuita tenendo principalmente conto dell’interesse dei figli” in piena sintonia con l’orientamento della Corte Costituzionale, precisato nella sentenza n.166 del 13 maggio 1998 secondo la quale è di “fondamentale importanza conservare la familiarità con l’ambiente domestico” e successivamente con la pronuncia n.394 del 21 ottobre 2005 nella quale viene ribadito che l’assegnazione della casa coniugale può essere disposta in favore del genitore onde consentire comunque ai figli di mantenere il tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori e permettere loro un sano e sereno sviluppo psicofisico nonostante le mutate condizioni familiari.

come avvocato Matrimonialista o avvocato divorzista a Bologna e Imola seguo con particolare interesse il settore riguardante la famiglia, tanto nel caso in cui essa abbia trovato fondamento sul matrimonio,

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quanto si  tratti di famiglia di fatto, prestando assistenza e consulenza legale per la gestione delle vicende ad essa relative, quali:

Composizione della crisi familiare

Separazioni

Divorzi

Accordi di Convivenza

Modifiche di condizioni di Separazione

Modifiche di condizioni di Divorzio

Rapporti  patrimoniali tra i coniugi

Alimenti

Mantenimento dei figli

Impresa familiare

e cerchi avvocati matrimonialisti e divorzisti Imola e Bologna non esitare a contattarmi  per acquisire un primo consulto con informazioni generali o un’assistenza specifica.

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Materia particolarmente delicata, il diritto di famiglia costituisce un ulteriore ambito di particolare attenzione  dello Studio legale dell’avvocato Sergio Armaroli , che assiste numerosi clienti in Imola e Bologna nella cause di separazione o divorzio, per l’affidamento dei minori o fornendo consulenze in materia di unioni civili e convivenze di fatto

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Accordi matrimoniali; separazioni personali e divorzi, giudiziali e/o consensuali; cessazione della convivenza di fatto, affidamento e mantenimento dei figli minori legittimi e /o naturali; nullità matrimonio; regolamentazione dei rapporti patrimoniali ed economici tra conviventi; questioni connesse alla comunione e divisione giudiziale o stragiudiziale del patrimonio comune; accertamento e disconoscimento di paternità, riconoscimento del figlio naturale, dichiarazione giudiziale di paternità e maternità, legittimazione del figlio naturale; mobbing familiare e stalking; risarcimento del danno esistenziale causato da violazione di obblighi genitoriali; questioni di diritto di famiglia internazionale; eredità; successioni legittime e testamentarie, divisioni, donazioni.

Diritto commerciale e societario

Recupero crediti

Diritto fallimentare

Contratti (redazione delle condizioni, assistenza alla stipula)

Risarcimento danni

Separazione e divorzio

Diritto di famiglia (interdizione, inabilitazione, tutela, affidamento, adozione, etc.)

Successioni e donazioni

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