Avvocato a Bologna Sergio Armaroli

AFFIDO CONGIUNTO, AFFIDO ESCLUSIVO, AFFIDO CONDIVISO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

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LO SAI CHE L’AFFIDO CONDIVISO E’ LA REGOLA? COME GESTIRLO?L’affidamento condiviso deve essere modulato in maniera tale da corrispondere al superiore interesse del figlio minore.

L’affidamento condiviso deve essere modulato in maniera tale da corrispondere al superiore interesse del figlio minore. È per tale ragione che può prevedersi che, nonostante la condivisione di affidamento tra i genitori, il figlio continui a vivere accanto alla madre, qualora ciò permetta di salvaguardare i suoi equilibri relazionali.

È per tale ragione che può prevedersi che, nonostante la condivisione di affidamento tra i genitori, il figlio continui a vivere accanto alla madre, qualora ciò permetta di salvaguardare i suoi equilibri relazionali. Su questa linea interpretativa, si può citare 

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L’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori costituisce il regime ordinario di affidamento e, tale regime, non è impedito dalla conflittualità dei genitori, a meno che tale regime non sia pregiudizievole negli interessi dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e il loro sviluppo psico-fisico“.

avvocato-successioni-nuove-4Le attività svolte dallo Studio in materia di famiglia riguardano:

  • Separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale;
  • Divorzio, congiunto o contenzioso;
  • Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio;
  • Affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita;
  • Problematiche riguardanti figli naturali, nati cioè da genitori non coniugati;
  • Riconoscimento e disconoscimento di paternità;
  • Interdizioni, inabilitazioni e nomina di amministratore di sostegno.

E’ quanto affermato dalla Cassazione civile, sezione prima, con sentenza n.27/2017 depositata in data 03/01/2017.

Nel quadro della nuova disciplina relativa ai “provvedimenti riguardo ai figli” dei coniugi separali, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis c.p.c., come modificativamente e integrativamente riscritti dalla L. n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritto del minore (già consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con L. n. 176 del 1991) alla cd.

 

“bigenitorialità” (al diritto, cioè, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), l’affidamento “condiviso” (comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non più (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensì come regola;

rispetto alla quale costituisce, invece, ora accezione la soluzione dell’affidamento esclusivo.

Alla regola dell’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore”.

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Non avendo, per altro, il legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del Giudice nel caso concreto da adottarsi con “provvedimento motivato”, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, l’affidamento esclusivo.

  1. L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sè, dalla mera conflittualità esistente fra i coniugi, poichè avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto.
  2. Occorre viceversa, perchè possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza …).
  3. Per cui l’esclusione della modalità dell’affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento.

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La Cass. civ., Sezione I, con sentenza n. 26587 del 17 dicembre 2009, stabilisce:

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‘‘l’affidamento esclusivo dei figli ad uno dei genitori doveva considerarsi come una eccezione alla regola dell’affidamento condiviso, da applicarsi rigidamente soltanto nelle ipotesi in cui esista una situazione di gravità tale da rendere detto affidamento condiviso contrario all’interesse dei figli, valutandosi tale contrarietà esclusivamente in relazione al rapporto genitore-figlio e quindi con riferimento a carenze comportamentali di uno dei due genitori, di gravità tale da sconsigliare l’affidamento al medesimo per la sua incapacità di contribuire alla realizzazione di un tranquillo ambiente familiare’’. Conformemente, anche la sentenza n. 16593 del 18 giugno 2008, Corte di Cassazione civile, Sezione I.

  Cass. civ., Sezione I, con sentenza n. 24841 del 7 dicembre 2010 ha affermato che

La regola dell’affidamento condiviso dei figli può essere derogata solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore, con la duplice conseguenza che l’eventuale pronuncia di affidamento esclusivo deve essere necessariamente sorretta da una motivazione non più solo in positivo, sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore ’’.

L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sé, dalla mera conflittualità esistente fra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto. Occorre viceversa, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza …). Per cui l’esclusione della modalità dell’affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento.”

il Tribunale di Bologna con la sentenza del 17 aprile 2008, affermando che “l’applicazione dell’affidamento condiviso comporta per i genitori l’impegno a collaborare responsabilmente nella predisposizione e attuazione di un programma concordato riguardante l’educazione, la formazione, la cura e la gestione dei figli, nel rispetto delle esigenze e delle richieste dei minori. Per altro verso, la mancanza di rapporti (specie se perdurante da lungo tempo) tra uno dei genitori ed il figlio, l’indifferenza del genitore nei confronti del minore o l’aperta e consolidata ostilità di quest’ultimo verso il genitore, possono comportare un ostacolo all’affidamento condiviso: infatti, l’applicazione del regime ordinario va esclusa se contraria all’interesse del minore (art. 155-bis c.c.). Sarebbe irrealistico, e fonte di inevitabili difficoltà, attribuire le decisioni nell’interesse del minore ad entrambi i genitori (separati o divorziati) quando uno dei due ha ormai da tempo perso i contatti col figlio (e con l’altro genitore) e non è più in grado di considerare le capacità, l’inclinazione naturale e le aspirazioni del figlio (cfr. Trib. Bologna, 8 novembre 2007, n. 2547, 

Contrariamente a tale orientamento, il Tribunale di Firenze, con sentenza del 21 febbraio 2007, ha disposto l’affidamento condiviso dei figli pur in presenza di rapporti conflittuali tra i minori e la figura paterna, stabilendo che: “va disposto l’affidamento condiviso dei figli, nonostante le difficoltà relazionali di uno dei due con i minori, ad eccezione dei casi in cui siano stati riscontrati segnali di incapacità o di pericolosità effettiva di tale genitori’’. Il Tribunale sottolinea inoltre: “la scarsa presenza relazionale e non oggettiva del padre accanto ai figli, ma ciò non giustifica sanzionare con un affidamento esclusivo la tendenza ad assumersi scarsa responsabilità, perché viceversa in una situazione quale la presente, in cui siano assenti segnali di incapacità o di effettiva pericolosità del padre, l’affidamento condiviso chiama la coppia genitoriale ad identiche assunzioni di doveri nei riguardi della crescita dei figli’’.

COSA PRECISA LA CASSAZIONE:

 

È stato, infatti, affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

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L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

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PRECISAZIONE CORTE

ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

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San Giovanni in Persiceto
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*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO
*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

GLI EFFETTI DI UNA SEPARAZIONE SONO PESANTI LO SAPEVI?

*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO
*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO
*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO
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SE DEVI AFFRONTARE UNA SEPARAZIONE O DIVORZIO A SAN GIORGIO DI PIANO ARGELATO CASTELLO D’ARGILE CHIAMA SUBITO PER AVERE LA GIUSTA ASSISTENZA LEGALE

LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Dal 2014 è stata introdotta la norma (Decreto Legge N°132-2014 con in Legge N°162 -2014) che permette di ottenere,

per i casi consensuali e congiunti, la separazione e il divorzio in tempi brevi 

attraverso la sottoscrizione di un accordo di negoziazione assistita

NORMA FAVOREVOLE AI CONIUGI

che hanno raggiunto l’accordo di separarsi consensualmente o divorziare congiuntamente in quanto riduce il tempo ed i costi ed evita la partecipazione all’udienza.

 

Raggiunto l’accordo i coniugi sottoscriveranno l’accordo di separazione o divorzio

 (cessazione degli effetti civili del matrimonio in caso di matrimonio concordatario – in Chiesa – o scioglimento del matrimonio – matrimonio civile in Comune -)

Il Diritto di famiglia e delle persone include le seguenti materie:

Separazioni consensuali o giudiziali;

Divorzi congiunti e giudiziali;

– Diritto minorile;

– Amministrazione di sostegno (nel caso di persone con incapacità, alle quali viene assegnato un amministratore nominato dal giudice tutelare);

– Trust e fondo patrimoniale.

La separazione coniugale può essere di natura consensuale o giudiziale.

L’avvocato separazioni e divorzi Bologna mette a disposizione le proprie competenze, offrendo assistenza e consulenza legale ai propri clienti per quel che riguarda ogni problematica afferente i rapporti fra coniugi o conviventi, anche per ciò che concerne la semplice regolamentazione dei reciproci rapporti patrimoniali.

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CONSULTAZIONI AFFINCHE’ TU POSSA COMPRENDERE I TUOI DIRITTI 

 

La separazione consensuale è certamente la via più semplice da seguire per risolvere le crisi coniugali.

Si parla di separazione consensuale quando i coniugi, assistiti da un legale, giungono a un accordo rispetto alle questioni connesse alla separazione, senza cioè rimettersi alla decisione di un Giudice.

Cos’è la separazione?

La separazione rappresenta una “pausa” nel matrimonio. Con la separazione infatti non si scioglie il vincolo matrimoniale (che si scioglierà invece con il divorzio) ma si apre una fase in cui i coniugi possono vivere separatamente e decidere se la loro crisi è solo passeggera o davvero irrimediabile.

 

Questa può dunque preludere al divorzio (dopo sei mesi se consensuale e dopo un anno se giudiziale) , concludersi con una riconciliazione o anche continuare per anni ed anni.

Quando è bene rivolgersi all’avvocato?

Naturalmente il prima possibile, anche solo per un consiglio.

E SE LA SEPARAZIONE LA CHIEDE IL CONIUGE?

Che siate voi a voler chiedere la separazione o sia il coniuge, un avvocato esperto in questi problemi vi può consigliare sul percorso da seguire in modo da evitare che l’emotività vi faccia compiere delle scelte sbagliate.

Quando può essere richiesta la separazione?

La separazione può essere richiesta se entrambi i coniugi sono d’accordo a vivere separati oppure: a) per fatti che rendono intollerabile la convivenza; 2) se la convivenza può arrecare un pregiudizio ai figli.

Gli avvocati divorzisti sono esperti  in questa branca del diritto che regola i rapporti tra coniugi e sono in grado di fornire un’assistenza legale mirata in caso di controversie e problematiche della coppia che possono causare la separazione o il divorzio.

Soluzioni legali a controversie famigliari

Il legale si occupa di illustrare ai coniugi i propri diritti e doveri e offre soluzioni legali nel caso di fine dell’unione matrimoniale, occupandosi inoltre di problematiche riguardanti:

La divisione patrimoniale

L’assegnazione dei beni

L’assegnazione della casa coniugale

L’affidamento dei figli minorenni

Il mantenimento della prole

I vantaggi, rispetto alla Separazione Giudiziale, sono notevoli:

  • si risolve in poco tempo,
  • il clima tra i coniugi rimane relativamente sereno,
  • costi sensibilmente ridotti
  • sono i coniugi a decidere ogni aspetto della separazione senza doversi sottoporre alla decisione di un terzo (il Giudice); decisione spesso deludente per entrambi,

Nel malaugurato caso in cui insorga una crisi della coppia, lo Studio presta la propria discreta e pluriennale esperienza nell’assistere le parti nella separazione e nelle procedure di divorzio, sia di natura consensuale che giudiziale, oltreché in tutto quanto concerne l’affidamento di figli minori

Data la particolarità della materia è opportuno rivolgersi ad un legale esperto. La trattazione di queste pratiche, infatti, oltre a richiedere conoscenze specifiche, necessita di un particolare tatto da parte del Professionista, che sin dai primi colloqui deve essere anche in grado di fornire un adeguato supporto al coniuge o alla coppia.

Lo Studio Legale offre la propria competenza ed assistenza ai propri Clienti in tutto il settore del diritto di famiglia.

In sintesi viene fornita assistenza per:

  • separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale;
  • divorzio,  :congiunto o contenzioso;
  • ricorso per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio;
  • affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita;
  • problematiche riguardanti figli  nati da genitori non coniugati;
  • riconoscimento e disconoscimento di paternità;
  • interdizioni, inabilitazioni e nomina di amministratore di sostegno.
separazioni avvocato esperto risolve
separazioni avvocato esperto risolve

Il Diritto di Famiglia è quela branca del diritto privato che disciplina i rapporti familiari nella loro accezione più ampia. Il Diritto di Famiglia tratta questioni attinenti ai rapporti tra i coniugi, alla filiazione e/o all’adozione e ai rapporti di parentela e affinità.

Tra le attività svolte dalL’avvocato separazioni e divorzi Bologna troviamo la tutela in fase stragiudiziale e giudiziale dei coniugi, spesso con la trattazione congiunta del conflitto, finalizzata in particolare a trovare le migliori soluzioni nei confronti della famiglia e dei figli minori.

Inoltre lo Studio si occupa di:
• Compravendite patrimoniali nel matrimonio e nella convivenza
• Separazioni dei coniugi
• Divorzio (cessazione degli effetti civili del matrimonio e/o scioglimento del matrimonio)(avvocato divorzista)
• Tutela dei coniugi in relazione agli oneri di Mantenimento
• Negoziazione assistita
• Separazione dei beni
• Tutela e affidamento dei figli minori 

Nel caso della separazione coniugale, le parti (i coniugi) decidono autonomamente e di comune accordo le condizioni economiche/patrimoniali e quelle riguardanti i figli minori (affidamento, diritto di visita, diritto di frequentazione dei nonni materni o paterni, ecc…)

In tal caso i coniugi possono farsi rappresentare anche da un solo avvocato.

Nella separazione di natura giudiziale, invece, ciascun coniuge viene rappresentato da un proprio avvocato e, poiché non vi è accordo sulle condizioni economiche o sull’affidamento dei figli, la decisione viene adottata dal Tribunale.

DIVORZIO L’avvocato separazioni e divorzi Bologna

Con la procedura di divorzio i coniugi, dopo aver ottenuto da almeno tre anni la separazione coniugale, possono procedere allo scioglimento definitivo de proprio vincolo matrimoniale.

Anche in questo caso i coniugi possono decidere di intraprendere una procedura consensuale ovvero giudiziale.

DIVORZIO L’avvocato separazioni e divorzi Bologna

È importante sapere che la Legge 162/2014 ha introdotto la possibilità di raggiungere un accordo negoziale in materia di separazione personale dei coniugi e divorzio nonché in materia di modifica delle condizioni raggiunte nelle rispettive procedure.

Separazione, divorzio, famiglie allargate, convivenze, contratti di convivenza, adozioni secondo nuove regole, nozze fra soggetti di diverse nazionalità, unioni civili, comunione e separazione dei beni in ambito matrimoniale, stalking… i contorni del Diritto di Famiglia sono stati ridisegnati dalla legge e, talvolta, anche dalla giurisprudenza. Un bravo avvocato matrimonialista deve saper gestire la fase patologica del rapporto coniugale favorendo sempre l’interesse primario della tutela del minore, cercando di fare del suo meglio per evitare l’esasperazione della conflittualità tra i coniugi.

Il suo studio mette a disposizione la sua profonda conoscenza della legge a tutti coloro che si trovano ad affrontare questioni legali concernenti la loro famiglia, che si tratti dell’affidamento o dell’adozione di un minore, dell’attribuzione o del disconoscimento di paternità, o delle problematiche relative allo scioglimento di un vincolo coniugale, dai rapporti patrimoniali all’affidamento dei figli.

Inoltre, forniamo consulenza e assistenza per tutte le questioni relative alle donazioni all’interno della famiglia, tra coniugi, ai figli o in riguardo di matrimonio, e quelle riguardanti la successione, legittima o testamentaria.

Solo una profonda preparazione consente di trovare le soluzioni giuridiche corrette, sia in giudizio che in sede extragiudiziale.

Il giudizio di separazione personale e quello di divorzio presentano differenti causa petendi e petitum nonché ulteriori diversità riscontrabili in ordine agli effetti del giudizio. Alla luce di ciò, al fine di valutare la sussistenza di un contrasto di giudicati ostativo al riconoscimento di una sentenza di divorzio straniera, non può effettuarsi alcuna comparazione rispetto ad una sentenza di separazione emessa in Italia.

ASSEGNO MANTENIMENTO  E NUOVA CONVIVENZA

Il diritto all’assegno di mantenimento può essere negato o eliminato se il coniuge debitore (convenuto nel giudizio per l’attribuzione dell’assegno o attore in quello per l’eliminazione o la revisione dello stesso) dimostri che l’altro coniuge ha instaurato una convivenza more uxorio con altra persona che assuma i caratteri della stabilità, continuatività ed effettiva progettualità di vita, presumendosi in tal caso che le disponibilità economiche di ciascun convivente siano messe in comune nell’interesse del nuovo nucleo familiare. La convivenza stabile e continuativa con altra persona deve ragionevolmente assumersi come fattore la cui prova è a carico del coniuge che si oppone all’attribuzione dell’assegno, trattandosi di un fatto potenzialmente impeditivo o estintivo del diritto azionato -che fa presumere la cessazione o l’interruzione dell’obbligo di mantenimento.

 

 

ASSEGNO DIVORZILE

 

 

Ai sensi dell’art. 5 c.6 della L. n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la L. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Rientra nei compiti dell’Avvocato matrimonialista una chiara illustrazione delle differenze tra separazione consensuale, basata su un accordo scritto tra i coniugi, stilato anche alla luce delle innovazioni apportate dalla L. 11 maggio 2015, n° 207 (introduttiva del cd. “divorzio breve”) il quale depositato in tribunale dopo l’udienza  ottenerne l’omologazione, e separazione giudiziale, che invece comporta un vero e proprio contenzioso giudiziario diretto all’esame dei conflitti insorti su questioni economiche e personali relative ai coniugi.

Grazie all’assistenza di un professionista potrai affrontare con più serenità un momento così difficile che avrà conseguenze non solo sulla tua vita sentimentale, ma anche familiare e patrimoniale, avendo la piena consapevolezza dei diversi tipi di separazione possibili, della durata del procedimento intrapreso e dei diritti e doveri che ciascun tipo comporta.

Lo studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli di Bologna offre consulenza ed assistenza privati ed alle aziende in merito alle seguenti aree:

Separazioni e Divorzi

La separazione consensuale consiste in un accordo fra i coniugi su tutte le condizioni attinenti la separazione, che diventa efficace con l’emanazione di un decreto (cd. di omologazione) del Tribunale

Successioni ereditarie

Amministrazione di sostegno e tutela minori

Recupero crediti

Contrattualistica

L’Avvocato matrimonialista è un professionista la cui esperienza prevalente riguarda il ramo del diritto di famiglia e del diritto matrimoniale e che, attraverso la pratica e i corsi di aggiornamento mirati, ha maturato consuetudine con le problematiche e le controversie relative al rapporto tra i coniugi e al rapporto dei genitori con i figli minori o con i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti.

L’Avvocato Sergio Armaroli tratta con particolare sensibilità e attenzione le problematiche del diritto di famiglia che vedono coinvolti minori, anche con problematiche legate al disagio adolescenziale, tenendo in primaria considerazione i bisogni e gli interessi del minore

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DIVORZIO

L’avvocato Sergio Armaroli divorzista esperto 051 6447838  assiste anche i coniugi che intendono avviare le pratiche di divorzio consensuale, tecnicamente chiamato divorzio congiunto. L’assistenza di un difensore è obbligatoria, anche se il divorzio viene avviato dai coniugi in maniera consensuale. Con l’aiuto dello  Studio Legale  AVVOCATO SERGIO ARMAROLI separazioni divorzi Bologna : divorzio giudiziale.

si procede a raggiungere l’accordo su tutte le condizioni dello scioglimento del matrimonio, in particolare sull’affidamento e il mantenimento dei figli, sul mantenimento del coniuge più debole, sull’assegnazione della casa coniugale e sulla spartizione dei beni comuni.

Studio Legale  AVVOCATO SERGIO ARMAROLI separazioni divorzi Bologna : divorzio giudiziale.

Il ricorso per divorzio congiunto comporta notevoli vantaggi per i coniugi: è più rapido e meno costoso, consente ai coniugi di stipulare un regolamento di interessi, aventi anche contenuto patrimoniale, costruito sulle loro rispettive esigenze.

Studio Legale  AVVOCATO SERGIO ARMAROLI separazioni divorzi Bologna : divorzio giudiziale.

La procedura di divorzio contenzioso è necessaria quando le parti non riescono a raggiungere un punto di incontro, nemmeno con l’aiuto di un mediatore familiare, sui capitoli fondamentali del divorzio, quali la presenza e/o l’ammontare dell’assegno divorzile (l’assegno di mantenimento del coniuge), l’assegnazione della casa familiare, la divisione dei beni residui o l’affido della prole. In questi casi, i professionisti del centro legale, altamente competenti e qualificati, assistono con professionalità e preparazione i clienti per raggiungere la migliore soluzione in caso di crisi matrimoniale.

Diritto di famiglia*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

 

Materia particolarmente delicata, il diritto di famiglia costituisce un ulteriore ambito di attenzione dello Studio legale, che assiste numerosi clienti in tutta Bologna nella cause di separazione o divorzio, per l’affidamento dei minori o fornendo consulenze in materia di unioni civili e convivenze di fatto.

procedure di separazione coniugale, di cessazione degli effetti civili di matrimonio, della cessazione delle convivenze more uxorio; di unioni civili;

redazione di convenzioni patrimoniali tra coniugi, conviventi more uxorio; unioni civili

affidamento dei minori nelle procedure di separazione, divorzio, cessazione delle convivenze more uxorio;

problematiche inerenti i rapporti di filiazione, di riconoscimento e/o disconoscimento di paternità, di esercizio della responsabilità genitoriale;

assegni di mantenimento per i coniugi, conviventi e figli, sia minori che maggiorenni non autosufficienti, nelle procedure di separazione, divorzio e cessazione delle convivenze more uxorio, nelle unioni civili;

procedure di interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno; in materia di affidamenti ed adozioni;

assistenza e tutela legale nelle procedure di amministrazione di sostegno, di interdizione e di inabilitazione.

Assegno al Coniuge*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

 

Per quanto riguarda il coniuge, il diritto al mantenimento trova la sua ragione nella conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio, qualora non disponga di adeguati redditi propri.
In tal caso, il coniuge privo di mezzi ha il diritto di ottenere dall’altro una somma periodica di denaro, purché le sostanze e i redditi effettivi dell’obbligato ne consentano il pagamento.
L’assegno è stabilito proporzionalmente ai redditi dell’obbligato ed è concesso su istanza di parte.

Assegno ai Figli*SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

 

Per quanto riguarda i figli, invece, il diritto al mantenimento ha la sua ratio nel dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare la prole.
Solitamente, l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento grava sul genitore non collocatario del figlio, anche per i periodi durante i quali quest’ultimo si trova presso di lui (ad es. vacanze estive), salvo il provvedimento giudiziario non disponga diversamente in modo espresso.

In quanto Studio di avvocati civilisti e penalisti, lo Studio Legale SERGIO ARMAROLI AVVOCATO CASSAZIONISTA  è in grado di fornire servizi di assistenza e consulenza ad ampio spettro, in tutti i principali settori in cui si articolano la materia civile e quella penale.

Tra le materie trattate:

diritto di famiglia;

diritto minorile;

diritto delle successioni;

diritto immobiliare,;

infortunistica stradale;

contrattualistica aziendale o tra privati;

Hai un problema inerente eredità o successione ? *SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE AVVOCATO BOLOGNA CASTENASO, MINERBIO

Vorresti redigere un testamento ?

Devi impugnare un testamento o resistere ad una causa legale di impugnazione ?

HAI UN PROBLEMA DI LESIONE DELLA QUOTA DI LEGITTIMA ?

Se desideri avere una consulenza legale al riguardo, lo Studio Legale dell’ avvocato SERGIO

ARMAROLI ogni tipo di questione inerente la Successione mortis causa e l’Eredità. È importante tenere presente che il testatore, nel redigere il testamento, non ha una libertà assoluta nelle proprie decisioni. La legge infatti stabilisce che vi sono alcune categorie di persone alle quali spetta necessariamente una quota dei beni del testatore. Ed è per questo che si parla di successione necessaria e di quota di legittima. I legittimari sono: il coniuge, i discendenti (figli) ed, in caso di mancanza di figli, agli ascendenti (genitori).
Successione

Testamento olografo

Testamento segreto

Testamento pubblico

Testamento biologico

Accettazione di eredità

Eredi necessari

Patto di famiglia

Azioni giudiziarie a tutela dell’erede legittimo

Donazione con diritto di usufrutto

Donazione fra coniugi

Donazione ai figli

Donazione in vista di un futuro matrimonio

Donazione indiretta

Revoca della donazione

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  •  Separazioni consensuali

  • Separazioni giudiziali
  • Divorzi giudiziali
  • Divorzio Breve
  • riconoscimento del matrimonio celebrato all’estero,
  • riconoscimento della separazione e del divorzio estero in Italia,
  • affidamento della prole,
  • convenzioni matrimoniali,
  • disconoscimento di paternità,
  • mantenimento del coniuge,
  • mantenimento dei minori,

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lo Studio legale Bologna avvocato Sergio Armaroli mette a disposizione vari tipi di Consulenza che mirano a fornire il più velocemente possibile un orientamento su varie problematiche di interesse generale e/o particolare, specialmente nell’ambito del diritto di famiglia delle successioni e dei contratti compravendita   immobiliare e responsabilita’ medica . separazioni avvocato eredita’ divorzi

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In particolare, l’attività di consulenza legale da parte dell’avvocato Bologna Sergio Armaroli consiste:

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  1. individuare le norme da applicare: il legale individua le norme giuridiche da applicare al caso concreto e ne fornisce un’esplicazione al cliente;

  2. prospettare le diverse soluzioni del caso: in applicazione delle norme giuridiche ed alla luce degli orientamenti giurisprudenziali, il legale descrive al cliente il ventaglio di soluzioni prospettabili al caso concreto.

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  • L’assistenza e tutela nelle problematiche giuridiche in tema di minori, separazioni e divorzi, tutela giuridica della “famiglia di fatto”, affidamento, misure di protezione contro gli abusi familiari, tematiche ereditarie e successorie, gestioni di comunioni ereditarie e divisioni, tutele, curatele e amministrazioni di sostegno.

  • offre consulenza e assistenza, anche stragiudiziale, in problematiche nell’ambito del diritto di famiglia:

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Diritto di famiglia

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Divorzio Consensuale e Separazione Consensuale

lo Studio avvocato divozista Bologna Sergio Armaroli assiste i coniugi nel percorso di separazione giudiziale o consensuale e di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, altresì, offrendo un servizio di negoziazione assistita, affidato ad esperti, che accompagna i coniugi fino al raggiungimento di un accordo di separazione o divorzio.SEPARAZIONI GALLIERA, PIANORO, CAUSE EREDITARIE TESTAMENTARIE GALLIERA MINERBIO PIANORO AVVOCATO GALLIERA PIANORO

Le controversie legate al diritto di famiglia costituiscono materia particolarmente delicata, poiché strettamente connesse agli aspetti più importanti della vita di ciascun individuo e, pertanto, devono essere trattate da professionisti altamente  esperti e che ti capiscono .

Avvocato Sergio Armaroli anni di attivita’  acquisendo specifiche competenze: ciò che si ritiene massimamente importante, tuttavia, è l’instaurazione di un rapporto di fiducia con il cliente che permetta anche di sostenerlo in frangenti che costituiscono, normalmente, una profonda crisi personale.

Il decreto legge 12 settembre 2014 n. 132, c.d. decreto ‘sblocca Italia’, agli artt. 6 e 12 apporta, tra l’altro, consistenti novità in materia di separazione consensuale divorzio consensuale.[wpforms id=”21592″ title=”true”]

Attraverso l’istituto della negoziazione assistita da un avvocato divorzista o matrimonialista,

  1. infatti, è possibile addivenire a una separazione consensuale o a un divorzio consensuale (cessazione degli effetti civili del matrimonio o scioglimento del matrimonio)
  • nonché alla modifica delle condizioni di separazione o di divorzio ad esempio per la misura dell’assegno di mantenimento in tempi molto veloci, acosti dell’avvocato contenutie mediante una procedura semplificata, anche qualora si tratti di un matrimonio con figli.
  1. I genitori che stanno per separarsi hanno comprensibilmente tanti e tali problemi che tendono a semplificare le cose. Una delle peggiori semplificazioni, forse la più nociva, è quella di non parlarne ai figli.

Questi, però, hanno un gran bisogno di sentire, dalla voce dei diretti interessati, quello che sta accadendo.

Ne consegue la necessità di porre il massimo dell’attenzione nel comunicare ai figli una decisione che li coinvolge e che cambierà in ogni caso la loro vita. In quei frangenti nulla è secondario o accidentale.

“La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
LUCIO ANNEO SENECA

“Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te. ”
LUCIO ANNEO SENECA

“Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi.”
“La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro…”  LUCIO ANNEO SENECA

  • – Allontanamento unilaterale dalla residenza familiare – Violazione degli obblighi matrimoniali – Sussiste – Limiti (Cc articoli 143, 144,146 e 151)L’allontanamento dalla residenza familiare che, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, confermato dal rifiuto di tornarvi, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all’impossibilità della convivenza; ciò a meno che non risulti o che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, nel qual caso l’onere probatorio incombe a chi ha posto in essere l’abbandono, ovvero che il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata e in conseguenza di tale fatto.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 18 giugno 2008 n. 16575 – – Assegnazione della casa familiare – Assenza di figli – Possibilità del giudice

    – Assegno di mantenimento – Figlio maggiorenne convivente con il coniuge separato – Spettanza – Fino al conseguimento dello status di autosufficienza economica – Sussiste (Cc, articolo 155)

    Il fondamento del diritto del coniuge separato a percepire l’assegno di cui all’articolo 155 del Cc, risiede, oltre che nell’elemento oggettivo della convivenza con il figlio maggiorenne (che lascia presumere il perdurare dell’onere del mantenimento), nel dovere di assicurare un’istruzione e una formazione professionale rapportate alle capacità della prole (oltreché alle condizioni economiche e sociali dei genitori), onde consentire alla stessa di acquisire una propria indipendenza economica. Tale dovere cessa all’atto del conseguimento, da parte del figlio, di uno status di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita, quale che sia, in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, restando attribuita al giudice di merito ogni valutazione in ordine all’eventuale esiguità del reddito percepito, al fine di escludere la cessazione dell’obbligo di mantenimento da parte del genitore non affidatario.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 21 gennaio 2011 n. 1476 –

    – Assegno di mantenimento – Presupposti – Accertamento del tenore di vita matrimoniale – Contenuto (Cc, articolo 156)

    L’articolo 156 del Cc attribuisce al coniuge al quale non sia addebitabile la separazione il diritto di ottenere dall’altro un assegno di mantenimento, non già soltanto se egli sia assolutamente indigente, bensì tutte le volte in cui non sia in grado di mantenere, durante la separazione, con le proprie potenzialità economiche, il tenore di vita che aveva in costanza di convivenza matrimoniale, sempre che questo corrispondesse alle potenzialità economiche complessive dei coniugi e vi sia tra loro una differente redditualità che giustifichi l’assegno con funzione riequilibratrice. Pertanto, il giudice, al fine di stabilire se l’assegno sia dovuto, deve prioritariamente valutare il suddetto tenore di vita e, quindi, stabilire se il coniuge richiedente  sia in grado di mantenerlo in regime di separazione con i mezzi propri, essendo la mancanza di tali mezzi condizione necessaria per averne diritto. Il tenore di vita matrimoniale deve essere accertato, in via presuntiva, sulla base dei redditi complessivamente goduti dai coniugi durante la convivenza matrimoniale, con particolare riferimento al momento della sua cessazione, tenendosi conto non solo dei redditi di lavoro di ciascun coniuge, ma anche dei redditi di ogni altro tipo, nonché delle utilità derivanti dai beni immobili di loro proprietà, ancorchè improduttivi di reddito.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 4 febbraio 2009 n. 2707 

    Tribunale|Roma|Sezione 1|Civile|Sentenza|16 marzo 2018

    Separazione dei coniugi – Assegno di separazione e il mantenimento – Adesione alla procedura di voluntary disclosure – Aumento legittimo

    Sì all’aumento dell’assegno di separazione per la moglie e di quello per il mantenimento per i figli pagati dall’ex coniuge che, dopo l’omologa della separazione consensuale, abbia aderito alla procedura di voluntary disclosure e abbia così fatto emergere disponibilità economiche non conosciute né conoscibili con l’ordinaria diligenza dalla moglie al momento della separazione.

     

     

    – Assegno per i figli maggiorenni – Cessazione – Inizio di attività lavorativa retribuita – Condizioni (Cc, articolo 155)

    In regime di separazione o di divorzio fra i genitori, l’obbligo di versare il contributo di mantenimento per i figli maggiorenni al coniuge presso il quale vivono cessa solo ove il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l’indipendenza economica, percependo un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato, ovvero che essi si sottraggano volontariamente allo svolgimento di un’attività lavorativa adeguata. Una volta che sia provato l’inizio di un’attività lavorativa retribuita, costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se motivata, quella circa l’esiguità, in relazione alle circostanze del caso, del reddito realizzato al fine di escludere o diminuire l’assegno.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 27 giugno 2011 n. 14123 

    – Assegno per il figlio minore – Buone risorse economiche dell’obbligato – Rilevanza (Cc, articolo 155)

    Ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore del figlio minore, le buone risorse economiche dell’obbligato hanno rilievo non soltanto nel rapporto proporzionale con il contributo dovuto dall’altro genitore, ma anche in funzione diretta di un più ampio soddisfacimento delle esigenze del figlio, posto che i bisogni, le abitudini, le legittime aspirazioni di questo e in genere le sue prospettive di vita, non potranno non risentire del livello economico-sociale in cui si colloca la figura del genitore.

     

    In materia di separazione o divorzio l’assegnazione della casa familiare è finalizzata esclusivamente alla tutela della prole, rispondendo all’esigenza di garantire l’interesse dei figli alla conservazione dell’ambiente domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle abitudini in cui si esprime e si articola la vita familiare. Resta, quindi, imprescindibile il requisito dell’affidamento dei figli minori (o della convivenza con i figli maggiorenni non autosufficienti); pertanto, se è vero che la concessione del beneficio presenta indubbi riflessi economici, nondimeno l’assegnazione della casa familiare non può essere disposta al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, alla cui garanzia è unicamente destinato l’assegno di mantenimento. Ne consegue che, ove manchi tale presupposto, perché i figli si sono già allontanati dal luogo in cui si svolgeva l’esistenza della famiglia, viene meno la ragione dell’applicazione dell’istituto in questione, che non può neanche trovare giustificazione nella circostanza che il coniuge già affidatario sia comproprietario dell’immobile in questione. Va fatta salva l’ipotesi di accordo, anche tacito, tra le parti in tal senso; rimanendo regolati, in caso contrario, i rapporti tra gli ex coniugi dalle norme sulla comunione e in particolare dall’articolo 1102 del Codice civile.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 17 luglio 2009 n. 16802 – Casa coniugale o familiare – In locazione – Provvedimento del giudice – Effetti sul rapporto contrattuale (Legge 392/1978, articolo 6)

    Il provvedimento del giudice della separazione, oltre a determinare una cessazione ex lege del contratto di locazione a favore del coniuge assegnatario, comporta anche l’estinzione del rapporto in capo al coniuge originario conduttore, rapporto che non è più suscettibile di reviviscenza. Peraltro, nel momento in cui si realizza la successione del coniuge assegnatario al coniuge originario conduttore, si verifica, altresì, in senso del tutto figurativo e virtuale, una sorta di riconsegna dell’immobile al locatore da parte del vecchio conduttore, con contestuale consegna, sempre in senso figurativo, della cosa locata al nuovo conduttore.

    Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 30 aprile 2009 n. 10104 

    – Condizioni per il diritto al mantenimento – Valutazione da parte del giudice di elementi diversi dal reddito dell’onerato – Sussiste (Cc, articolo 156)

    Condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri e cioè di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti. A tal fine il parametro di riferimento è costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l’entità delle aspettative del richiedente. Ai fini della determinazione del quantum dello stesso, si deve tener conto anche degli elementi fattuali di ordine economico e, comunque, apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’onerato, suscettibili di incidenza sulle condizioni delle parti.

     

    In seguito alla separazione personale tra coniugi, la prole ha diritto a un mantenimento tale da garantirle un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia e analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza, continuando a trovare applicazione l’articolo 147 del Cc che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte a una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, all’opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione; mentre il parametro di riferimento, ai fini della determinazione del concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell’articolo 148 del Cc, non soltanto dalle sostanze, ma anche dalla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, ciò che implica una valorizzazione anche delle accertate potenzialità reddituali.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 19 maggio 2009 n. 11538 – 

    – Modifica delle condizioni di separazione – Presupposti – Venir meno di un introito per l’obbligato – Sufficienza – Esclusione (Cc, articolo 156)

    L’articolo 156, ultimo comma, del Cc, dispone che per aversi modificazione delle condizioni di separazione occorre la sopravvenienza di giustificati motivi, quali sono i mutamenti delle condizioni economiche delle parti, in guisa tale che sia mutato il complessivo equilibrio fissato in sede di separazione, non bastando a tal fine il venir meno di un determinato introito di cui fruiva l’obbligato, ovvero l’alienazione da parte sua di un bene, dovendo l’obbligato, per poter chiedere e ottenere la modifica dell’assegno stabilito in sede di separazione, dare prova del mutamento, in conseguenza di tali fatti, di detto equilibrio.

    Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 8 maggio 2008 n. 11487 Lo Studio si occupa in particolar modo di:

  • attività di consulenza e assistenza, giudiziale e stragiudiziale, in materia di diritti della persona, separazioni e divorzi, modifica delle condizioni di separazione e divorzio.
  • Attività di consulenza per la tutela della prole e del diritto genitoriale, con particolare attenzione all’affido condiviso.
  • Procedimenti dinanzi al Giudice Tutelare.
  • Consulenza in materia di costituzione di Fondi Patrimoniali.
  • Azioni di disconoscimento e accertamento giudiziale di paternità, riconoscimento dei figli naturali e tutela dei figli nati fuori dal matrimonio.
  • Attività di assistenza e consulenza in materia di tutela delle coppia di fatto.
  • Assistenza ai fini della corretta gestione del conflitto all’interno della coppia in fase di separazione o divorzio, con particolare attenzione alla protezione degli interessi della prole.

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  1. Separazione consensuale e divorzio consensuale nella mia esperienza di avvocato divorzista o matrimonialista presso il Tribunale di Bologna

Nella soluzione di separazione e divorzio viene privilegiata la ricerca dell’accordo tra le parti, per quanto possibile e consentito dal caso specifico, con l’obiettivo di limitare il contenzioso giudiziario, e di giungere ad una soddisfacente definizione dei procedimenti in tempi brevi.

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Separazione consensuale e divorzio consensuale nella mia esperienza di avvocato divorzista o matrimonialista presso il Tribunale di Bologna

Da tale ultimo profilo, la procedura in Tribunale potrebbe avere costi inferiori, potendo bastare un avvocato divorizista unico per entrambi i coniugi che chiedono il divorzio consensuale o la separazione consensuale.

Separazione consensuale e divorzio consensuale nella mia esperienza di avvocato divorzista o matrimonialista presso il Tribunale di Bologna

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Se stai cercando un avvocato per separazioni Bologna, o un avvocato per divorzio Bologna, contatta l’avvocato separazioni divorzi Bologna Sergio Armaroli.

La separazione può essere consensuale, se è chiesta da entrambi i coniugi che abbiano raggiunto un accordo sulle condizioni della stessa, oppure giudiziale, se domandata da un coniuge nei confronti dell’altro. Solo in quest’ultimo caso può essere richiesto l’addebito della separazione a carico dell’altro coniuge, se il suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio sia stato la causa dell’intollerabilità della convivenza.

Con la separazione viene attenuato il vincolo matrimoniale, in quanto vengono meno alcuni dei doveri in capo ai coniugi, in primis quello della coabitazione.

’assistenza legale fornita in questo settore si realizza prestando scrupolosa attenzione ai problemi relativi all’affidamento della prole, connotandosi per il costante interesse verso tutte le questioni sottese alla continua evoluzione degli istituti giuridici in materia.

Quando si intende avviare una pratica per la separazione coniugale, è bene tener presente le molteplici implicazioni di carattere personale e patrimoniale che occorre affrontare.
Se la coppia ha figli, occorrerà prevederne il regime di affidamento e la collocazione, regolamentare i rapporti con entrambi i genitori e stabilire l’entità dell’assegno di contributo al mantenimento. Misure che dovranno privilegiare l’interesse dei minori, affinché sui figli non ricada in modo traumatico il peso della separazione.

Nei rapporti fra i coniugi, occorrerà definire le questioni patrimoniali mediante l’assegnazione della casa coniugale, la determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole e l’eventuale divisione dei beni comuni.

Separazione giudiziale

Prima di procedere alla separazione giudiziale, il giudice tenta di riconciliare le parti. In caso negativo prende le decisioni che reputa più urgenti che riguardano l’autorizzazione a vivere separati, l’affidamento dei figli e l’assegno di mantenimento. Inoltre nominerà un giudice istruttore fissando la prima udienza.
Con la separazione giudiziale è possibile richiedere l’addebito della separazione da parte di uno dei coniugi che abbia violato gli obblighi matrimoniali determinando la cessazione del rapporto.
• L’obbligo di collaborazione nonché l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli
• Fedeltà
• Assistenza morale e materiale
• L’obbligo di coabitazione 

lo Studio legale matrimonialista si rivolge a tutte le persone che vogliono affrontare con rapidità le controversie legate alla separazione, al divorzio o allo scioglimento della famiglia di fatto.

Attraverso l’assistenza legale dell’avvocato matrimonialista Bologna Sergio Armaroli  è possibile superare tali controversie in modo chiaro ed efficace e comprendere quale strada percorrere per chi decide di porre fine alla propria unione mediante una separazione consensuale o giudiziale o la negoziazione assistita.

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L’avvocato Successioni Bologna Sergio Armaroli fornisce consulenza e tutela giudiziale in materia successoria, quindi per quanto riguarda la distribuzione del patrimonio, la redazione di testamenti, di dichiarazioni di successione, divisioni ereditarie, contenziosi sulla validità dei testamenti o relativi alla lesione della quota di legittima.

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  • 3 modi per UNA SEPARAZIONE senza INUTILI LITI

1)PENSARE ANCHE ALLE ESIGENZE DELL’ALTRO

2) PENSARE MOLTO AI FIGLI E NON LITIGARE DAVANTI A LORO 

3)CONSIDERARE I COSTI DI DUE CASE, DOPPIE BOLLETTE ECC ECC

  • 5 errori che commetti quando  affrontiamo la separazione:

  • NON SI VALUTA BENE LA SITUAZIONE
  • NON SI VALUTA A SUFFICIENZA LA POSSIBILITA’ DI UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE
  • NON SI CHIEDE NEL MODO GIUSTO
  • SI VUOLE TUTTO E SUBITO
  • SI SMETTE DI PENSARE ALLA FAMIGLIA
  • AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA CAPIRE -I CLIENTIE’ altrettanto frequente riscontare situazioni in cui: a) i sentimenti di malcontento e insoddisfazione aumentano in maniera progressiva; b) vengono compiuti svariati tentativi di riconciliazione per salvare il legame di coppia; c) i momenti d’intimità divengono sempre più rari; d) i partners non si trattengono dall’esternare i conflitti, anche al di fuori delle mura domestiche. La durata di questa fase può oscillare da alcune settimane a diversi anni. Gli indicatori sono di solito rappresentati da comportamenti tesi ad incrinare sempre più la relazione: scarsa attenzione verso l’altro; ricorso a toni provocatori e azioni di sabotaggio; diminuzione o azzeramento della collaborazione domestica; intensificazione delle relazioni extra-domestiche; maltrattamenti fisici e/o psicologici. Con l’andare del tempo il malcontento aumenta, le provocazioni si intensificano e la situazione diviene intollerabile, fino a raggiungere il “punto di non ritorno”. Magari hai davvero bisogno di divorziare, capire come gestire i figli e andare avanti con la tua vita.  Un divorzio non è mai facile, ma se sei davvero insoddisfatta della vita che hai con tuo marito, so tratta di uno stress che vale la pena affrontare per voltare pagina. Anche se non è escluso che le cause della tua infelicità possano essere altre. L’amore spesso non dura per sempre, nella “vita” di una coppia i sentimenti possono cambiare, nonostante questo il rapporto in genere rimane forte, solido, i motivi possono essere mille, non stò ad elencarli.Amore, passione, desiderio, complicità: tutte caratteristiche che entrambi i sessi ricercano per vivere una relazione che sia l’esatto compimento di ciò che ogni essere umano ha la necessità di avere. Ma è sempre bene tenere presente che una storia sana è caratterizzata dalla reciprocitàIl lutto rappresenta una delle sfide più impegnative che un individuo possa affrontare nel corso della vita. “È il sentimento d’intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara” , non intendendo necessariamente la morte. In letteratura, infatti, si parla di “lutto” anche a proposito della separazione. Il termine “elaborazione del lutto” fa invece riferimento al lavoro di elaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali necessario a interiorizzare l’ex partner come parte del proprio mondo interiore e a uscire dallo stato depressivo conseguente alla perdita.
  • SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA cosa e’ e come si svolge  una separazione consensuale

    LA PROCEDURA DI SEPARAZIONE CONSENSUALE .

    L’art. 158 c.c. disciplina l’istituto della separazione consensuale che permette ai coniugi di addivenire un accordo congiunto in merito alla cessazione del loro rapporto matrimoniale. Detto accordo ha come contenuto il reciproco consenso a vivere separati e laregolamentazione delle questioni derivanti dallacessazione dell’unione familiare ed è soggetto all’omologazione da parte del Tribunale.

    Elemento essenziale dell’istituto è quindi il consenso espresso dai coniugi, rispetto al quale l’omologa del Tribunale costituisce mera condizione di efficacia dell’accordo raggiunto.

    In tema di separazione consensuale, dottrina e giurisprudenza si sono più volte pronunciate in merito alla validità delle pattuizione concordate dai coniugi e successivamente non trasfuse nell’accordo omologato. Sul punto vanno distinte le pattuizioni che attengono a diritti indisponibili (in primis l’affidamento e il mantenimento dei figli) da quelle che attengono a diritti disponibili.

    Se con riferimento alle prime la giurisprudenza è unanime nel ritenere le stesse non solo prive di effetti ma radicalmente nulle, per quanto riguarda le altre, si ritiene che a esse possa riconoscersi validità solo in quanto risultino tali da assicurare una maggiore vantaggiosità all’interesse protetto dalla norma (ad esempio prevedendo una misura dell’assegno di mantenimento superiore a quella sottoposta ad omologazione), ovvero concernano un aspetto non preso in considerazione dall’accordo omologato e sicuramente compatibile con questo in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, o ancora costituiscano clausole meramente specificative dell’accordo stesso, non essendo altrimenti consentito ai coniugi incidere sull’accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa a priori l’uguale o migliore rispondenza all’interesse tutelato attraverso il controllo giudiziario di cui all’art. 158 c.c. (sul punto Cass. civ. sent. 21736/2013, Trib. Milano Sez. III, 20/09/2011).

    La procedura “tradizionale” che consente di separarsi consensualmente è dunque quella attraverso la quale i coniugi si rivolgono al Tribunale competente. A seguito della proposizione della domanda, il procedimento si articola in due fasi quella presidenziale e la successiva che si concluderà con l’omologazione della separazione.

    SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA : I FIGLI

     

    Le condizioni della separazione, in presenza di figli minorenni,  devono rispettare il principio della bigenitorialità. I minori hanno diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori,  di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. In particolare, per quanto riguarda la misura e il modo con cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’educazione e all’istruzione dei figli, salvo accordi accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede in misura proporzionale al proprio reddito; ove necessario il giudice stabilisce la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità.

    Nei procedimenti di cui si tratta (in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori relativo alle condizioni di affidamento dei figli) il giudice non procede all’ascolto del figlio minore (che abbia  compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capace di discernimento) se in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo.

     

    SEPARAZIONE CONSENSUALE IN TRIBUNALE. INSTAURAZIONE DEL PROCEDIMENTO.

    Il primo passo è la redazione di un ricorso congiunto dei coniugi che va depositato in tribunale.

    L’atto dovrà essere corredato dei seguenti documenti: estratto per sunto dell’atto di matrimonio, stato di famiglia, certificato di residenza di entrambi i coniugi.

    L’addebito può essere chiesto a carico di chi ha assunto comportamenti contrari ai doveriche nascono dal matrimonio, come la fedeltà, ma ogni caso deve essere valutato autonomamente perché deve essere provata l’incidenza del fatto sull’intollerabilità della convivenza.

    Quando una coppia si separa consensualmente, invece, i diritti dei coniugi rimangono sempre i medesimi di quelli acquisiti dopo la celebrazione del matrimonio.

    SEPARAZIONE CONSENSUALE TRIBUNALE BOLOGNA

     UDIENZA INNAZI PRESIDENTE DEL TRIBUNALE

    Il Presidente del Tribunale fissa la data dell’udienza in cui dovranno comparire personalmente i coniugi assistiti dai rispettivi difensori, in occasione della quale verrà esperito un tentativo di conciliazione.

    Quando (quasi sempre) il tentativo non riesce  “si darà atto, nel processo verbale, del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole” (art. 711, 3° comma).

    Nella separazione consensuale il coniuge economicamente più debole ha diritto a percepire un assegno di mantenimentoda determinarsi in base ai redditi ed allo stato del patrimonio di ciascuna delle parti, alla durata del matrimonio, alla capacità lavorativa del richiedente ed al tenore di vita goduto dalla coppia durante l’unione.

    Documenti richiesti

    Il procedimento di separazione necessita dei seguenti documenti:

    • Certificato di matrimonio e/o estratto integrale dell’atto di matrimonio;
    • Certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi (non è possibile utilizzare l’autocertificazione);
    • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi;
    • Copia di un documento di identità di entrambi i coniugi;
    • Copia del codice fiscale di entrambi i coniugi

    A volte, le persone con cui stiamo possono farci sentire ancora peggio. Ma è anche vero, per quanto sia dura da accettare, che nessuno al di fuori di noi stessi è responsabile di come ci sentiamo dentro di noi. A volte finiamo in un tunnel da cui non riusciamo ad uscire e non sappiamo il perché, sembra davvero non esserci alcuna ragione. E quando cerchiamo di capire quali sono le cause del nostro disagio, finiamo spesso per dare la colpa alla persona che ci è più vicina, anche se la amiamo, e anche non ne ha nessuna colpa. A volte la vita è dura, e molto.  

    • Ricorda che il divorzio è una decisione importante dal punto di vista mentale, emotivo ed economico. Devi essere disposta a spezzare un forte legame emotivo con il tuo partner, quindi la tua decisione deve essere chiara e razionale.

     

    • Chiediti: “Cosa cerco chiedendo il divorzio?”. Qualsiasi risposta che non sia semplicemente “la fine del matrimonio” indica che non sei pronta a divorziare. Il divorzio non aiuta a farsi giustizia o a far cambiare il cuore delle persone. Non può far altro che mettere termine al matrimonio e alla relazione con tuo marito.

    Ricorda che minacciare continuamente il divorzio può farti perdere credibilità ai tuoi stessi occhi e a quelli del tuo partner.

     

    Quindi, se vuoi davvero divorziare dovrai dirlo a tuo marito in modo chiaro e appropriato. Perché, parliamoci chiaro: non si esce mai indenni da un divorzio. 

    SODDISFATTO!!

    051 6447838 051 6447838 051 6447838 051 6447838

    PIANORO, LOIANO SAN LAZZARO DI SAVENA SAN PIETRO IN CASALE, MALALBERGO ,GALLIERA, ALTEDO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO ESPERTO

    Ci sono ferite che rimangono lì, impresse tra le pieghe della nostra anima.

     

     

Genitore defunto ed eredità, fratelli coeredi in disaccordo: divisione del patrimonio ereditario, retratto successorio e divisione giudiziale.

A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali.
I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani.

Soggetti con diritto di successione di 1° grado:

Gli eredi con diritto di successione di primo grado sono i figli di colui che muore (sia figli legittimi, naturali o adottati)

Soggetti con diritto di successione di 2° grado:

Gli eredi con diritto di successione di secondo grado vengono individuati tra: ascendenti (genitori), fratelli e sorelle, compresi i loro discendenti.

Soggetti con diritto di successione di 3° grado:

Tutti gli altri parenti fino al sesto grado di parentela incluso.

Coniuge:

Il coniuge eredità con i soggetti che rientrano nei primi due gruppi ed esclude coloro che rientrano nel terzo gruppo.

La quota disponibile può quindi essere definita quella parte del patrimonio caduto in successione della quale il testatore può liberamente disporre, senza alcun vincolo.
QUALI LE QUOTE DIPONIBILI O NON DISPONIBILI SECONDO CC

cioè di quali parti un testatore possa liberamente disporre con il proprio testamento, e quali parti debbano invece essere riservate ai legittimari.

Se il testatore lascia quale legittimario unicamente un figlio, questi avrà diritto a metà del patrimonio del padre;

Se il testatore lascia il coniuge e due figli, il coniuge avrà diritto ad ¼ del patrimonio e i figli ad ¼ ciascuno; in questo caso la quota disponibile, cioè la parte della quale il testatore può liberamente disporre, sarà il residuo ¼.

Le persone che hanno diritto alla riserva sono:

il coniuge

i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti)

i genitori (solo in assenza di figli)

NON VI SONO IFRATELLI!1

QIUINDI SE UNA PERSONA MUORE FACENDO TESTAMENTO A FAVORE  DI UN SUO AMICO E CHI MUORE HA SOLO COME PARENTI FRATELLI, PUO’ DECIDERE DI NON LASCIAR ENULLA AGLI STESSI PERCHE’ NO NSONO EREDI NECESSARI

Detto questo ,quando sono i fratelli a dividersi l’eredita’ dei genitori nascono liti terribili molto spesso, raffiorano vecchi rancori

L’avvocato Sergio Armaroli aiuta gli eredi a trovare un accordo di divisione

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Consulenza legale in  diritto di famiglia, separazioni e divorzi per avere chiari i tuoi diritti e cosa puoi pretendere  ma soprattutto come ottenerlo.

La consulenza legale è una attività complessa richiede conoscenza approfondita delle materie trattate e va analizzata una problematica a 360 gradi .

Ottenere una buona consulenza legale infatti ti indica il modo giusto con cui procedere, le linee guida e i tuoi diritti ma soprattutto e non è poco come esercitarli . Mi spiego meglio facendo un esempio. :sei erede, tuo padre ha disposto che tutte le sue sostanze vadano alla sua nuova compagna o alla sua badante. Non basta sapere che hai diritto comunque alla legittima occorre che venga indicato in modo chiaro come ottenerla , cioè mediante quali azioni giudiziarie, mediante quali  procedimenti giudiziari.

 

 

Diritto di famiglia Avvocato matrimonialista Bologna PIANORO GALLIERA

Nell’ambito del diritto di famiglia, l’avvocato Sergio Armaroli si è distinto nel corso degli anni in:

  • separazioni consensuali e giudiziali;
  • divorzi;
  • affidamento di minori;
  • riconoscimento della paternità;
  • tutela e mantenimento minori;

eredità e lasciti.

  • separazione
  • divorzio
  • modifica delle condizioni di separazione o di divorzio
  • convivenze e famiglie di fatto italiane e straniere
  • matrimonio, nullità e annullamento
  • regolamentazione di convivenze (con o senza figli) con scritture private

SPESE STRAORDINARIE AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

Separazione: le spese straordinarie da rimborsare se non determinate richiedono un accertamento

La determinazione dell’entità delle spese straordinarie che il coniuge non affidatario deve restituire quando la loro misura non risulti previamente determinata richiede un accertamento circa l’insorgenza dell’obbligo di pagamento e l’esatto ammontare della spesa, da effettuarsi in comparazione con quanto stabilito dal giudice della separazione

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione I Civile, con la sentenza del 18 gennaio 2017, n. 1161, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso dal Tribunale di Fermo con la sentenza n. 518/2015.

 

AFFIDO CONDIVISO NELL’INTERESSE DEL MINORE AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

Gli Ermellini confermano l’ormai consolidata giurisprudenza secondo la quale l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori costituisce il regime ordinario di affidamento e, tale regime, non è impedito dalla conflittualità dei genitori, a meno che tale regime non sia pregiudizievole negli interessi dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e il loro sviluppo psico-fisico.

L’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

  • La legge n. 54/2006 sull’affido condiviso, ha introdotto significative modifiche in materia. Il nuovo art. 155 c.c. “Provvedimenti riguardo ai figli”, al primo comma afferma il principio secondo cui il figlio ha diritto ad un rapporto equilibrato e continuativo con i due genitori e a rapporti significativi con i nonni e i parenti di ciascun ramo genitoriale. Il  giudice per realizzare la finalità indicata dal primo comma adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli restino affidati ad entrambi i genitori .
  • Diventa regola generale quella dell’affidamento condiviso che il giudice dispone senza necessità di valutare quale dei due genitori sia maggiormente idoneo ad occuparsi del figlio, come accadeva per decidere sull’affidamento esclusivo. Come eccezione alla regola, è tuttavia possibile disporre l’affidamento esclusivo ad un solo genitore, qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore (v. art. 155 bis c.c.).
  • In ogni caso, il giudice determina i tempi e le modalità modi di permanenza dei figli presso ciascun genitore (nella prassi si tiene conto dell’età dei figli, della scuola, delle amicizie, del tempo disponibile dei genitori, della rispettiva residenza, ecc.) e fissa la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura all’istruzione e all’educazione dei figli.
  • Nel caso di specie, invece, alcun pregiudizio era potenzialmente arrecato e nessuna indagine diretta a verificarlo era stata effettuata, limitandosi il Giudice di Primo Grado a valutare semplicemente la conflittualità dei coniugi nell’ambito del giudizio di separazione e giustificando la tipologia di affido in ragione della necessità di assicurazione una rapidità di decisione riguardanti la prole, che sarebbe venuta meno a causa della stessa (nello stesso senso anche Cassazione n.1777 e n. 5108 del 2012, n.24526 del 2010 e 16593 del 2008).
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PIANORO, LOIANO SAN LAZZARO DI SAVENA SAN PIETRO IN CASALE, MALALBERGO ,GALLIERA, ALTEDO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO ESPERTO

 

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L’avvocato matrimonialista spiegherà loro quali sono i rispettivi diritti e doveri e illustrando tutti gli aspetti teorico-pratici del caso e la differenza tra una separazione di tipo consensuale da una separazione di tipo giudiziale. Il matrimonialista quindi è un avvocato che ha una esperienza prevalente nel ramo del diritto di famiglia e matrimoniale e che attraverso la pratica, l’esperienza ed i corsi di aggiornamento nella materia, ha acquisito una notevole dimestichezza nel settore del diritto di famiglia. Contattando telefonicamente o via mail lo studio legale è possibile fissare un appuntamento per ricevere consulenza professionale immediata

Senza una valida consulenza legale non si puo’ ottenere, occorre  prima studiare in caso e aver chiaro i propri diritti con una giusta consulenza legale

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Consulenza legale sulla difficile materia delle  interdizioni, inabilitazioni ed amministrazioni di sostegno, quando si chiede l’amministratore di sostegno pe runa persona quando conviene?  chiederlo perché chiederlo ?

Una giusta consulenza legale approfondita ti aiuta a spiegare i diversi punti

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la responsabilità contrattuale ed extra-contrattuale è una materia in continua evoluzione, riguarda sia i rapporti contrattuali sia quelli extracontrattuali ad esempio nella materia della responsabilità extracontrattuale  oppure  da fatto illecito rientra la materia del risarcimento danni da incidente stradale, mentre la materia della responsabilità medica sembra rientrare in quella della responsabilità contrattuale

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Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno

STAI PER PAGARE UNA CAPARRA CONFIRMATORIA? OPPURE L’ HAI PAGATA SENZA RISULTATI ?

Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno

Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno
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Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno

In tema di caparra confirmatoria, il principio di cui al comma 2 dell’art. 1385 c.c. (in virtù del quale la parte non inadempiente ha facoltà di recedere dal contratto ritenendo la caparra ricevuta od esigendone il doppio rispetto a quella versata) non è applicabile tutte le volte in cui la parte non inadempiente, anziché recedere dal contratto, si avvalga del rimedio ordinario della risoluzione del negozio, perdendo, in tal caso, la funzione di liquidazione convenzionale anticipata del danno; tuttavia, deve affermarsi (cfr, ad es., Cass. n. 11356 del 2006) che, qualora, anziché recedere dal contratto, la parte non inadempiente si avvalga dei rimedi ordinari della richiesta di adempimento ovvero di risoluzione del negozio,

la restituzione della caparra

la restituzione della caparra è ricollegabile agli effetti restitutori propri della risoluzione negoziale, come conseguenza del venir meno della causa della corresponsione, giacché in tale ipotesi essa perde la suindicata funzione di limitazione forfettaria e predeterminata della pretesa risarcitoria all’importo convenzionalmente stabilito in contratto, e la parte che allega di aver subito il danno, oltre che alla restituzione di quanto prestato in relazione o in esecuzione del contratto, ha diritto anche al risarcimento dell’integrale danno subito, se e nei limiti in cui riesce a provarne l’esistenza e l’ammontare in base alla disciplina generale di cui agli artt. 1453 ss. c.c., salvo che non ne sia stata convenzionalmente predeterminata la misura sotto forma di clausola penale.

Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno
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In tal senso, occorre richiamare il costante orientamento di questa Corte per il quale (Cass. 4 novembre 2010 n. 22464) la possibilità di eccepire, nel legittimo esercizio del potere di autotutela che l’art. 1460 comma 1 c.c. espressamente attribuisce a ciascuno dei contraenti nei contratti a prestazioni corrispettive, al fine di paralizzare la pretesa avversaria chiedendone il rigetto, l’inadempimento o l’imperfetto adempimento dell’obbligazione assunta da controparte, trova un limite nella ipotesi in cui siano stabiliti termini diversi per l’adempimento in relazione ai diversi contraenti (nello stesso senso Cass. 24 settembre 2009 n. 20614; Cass. 16 luglio 2004 n. 13271; Cass. 26 maggio 2003 n. 8314; Cass. 14 ottobre 1970 n. 2026).

Cass. civ. n. 14014/2017

La risoluzione del contratto di diritto per una delle cause previste dagli artt. 1454, 1455 e 1457 c.c., non preclude alla parte adempiente, nel caso in cui sia stata contrattualmente prevista una caparra confirmatoria, l’esercizio della facoltà di recesso ai sensi dell’art. 1385 c.c. per ottenere, invece del risarcimento del danno, la ritenzione della caparra o la restituzione del suo doppio, poiché dette domande hanno una minore ampiezza rispetto a quella di risoluzione e possono perciò essere proposte anche nel caso in cui si sia verificata di diritto la risoluzione stessa.

Il recesso unilaterale dal contratto, previsto dall’art. 1385, secondo comma, cod. civ., è di natura legale e non convenzionale,

trovando la sua giustificazione nell’inadempienza dell’altra parte, laddove l’art. 1373, primo comma, cod. civ., secondo il quale il recesso non può essere esercitato quando il contratto abbia avuto un principio di esecuzione, riguarda esclusivamente il recesso convenzionale e non anche quello stabilito dall’art. 1385 in favore del contraente non inadempiente

In tema di caparra confirmatoria, qualora la parte non inadempiente, invece di recedere dal contratto, preferisca domandarne la risoluzione,

ai sensi dell’art. art. 1385, terzo comma, c.c., la restituzione di quanto versato a titolo di caparra è dovuta dalla parte inadempiente quale effetto della risoluzione stessa, in conseguenza della caducazione della sua causa giustificativa, senza alcuna necessità di specifica prova del danno, essendo questo (consistente nella perdita della somma capitale versata alla controparte, maggiorata degli interessi) “in re ipsa”, mentre la prova richiesta alla parte che abbia scelto il rimedio ordinario della risoluzione riguarda esclusivamente l’eventuale maggior danno subito per effetto dell’inadempimento dell’altra parte. Peraltro, ove nello stesso contratto sia stipulata una clausola penale in aggiunta alla caparra confirmatoria, tale ulteriore danno risulta automaticamente determinato nel “quantum” previsto a titolo di penale, la quale ha la funzione di limitare preventivamente il risarcimento del danno nel caso in cui la parte che non è inadempiente preferisca, anziché recedere dal contratto, domandarne l’esecuzione o la risoluzione.

La risoluzione di diritto del contratto per diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 1454 c.c.,

non preclude alla parte adempiente, nel caso in cui sia stata contrattualmente prevista una caparra confirmatoria, l’esercizio della facoltà di ottenere, secondo il disposto dell’art. 1385 c.c., invece del risarcimento del danno, la ritenzione della caparra o la restituzione del suo doppio, con la conseguenza che, sebbene spetti al giudice di accertare che l’inadempimento dell’altra parte non sia di scarsa importanza, non è poi onere della parte adempiente provare anche il danno nell'”an” e nel “quantum debeatur”.

Precisa la cassazione con sentenza (Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 409 del 13 gennaio 2012 che ai fini della legittimità del recesso di cui all’art. 1385 c.c., come in materia di risoluzione contrattuale,

 

 non è sufficiente l’inadempimento, ma occorre anche la verifica circa la non scarsa importanza prevista dall’art. 1455 c.c., dovendo il giudice tenere conto dell’effettiva incidenza dell’inadempimento sul sinallagma contrattuale e verificare se, in considerazione della mancata o ritardata esecuzione della prestazione, sia da escludere per la controparte l’utilità del contratto alla stregua dell’economia complessiva del medesimo.

La risoluzione del contratto di diritto per inosservanza del termine essenziale (art. 1457 c.c.) non preclude alla parte adempiente, nel caso in cui sia stata contrattualmente prevista una caparra confirmatoria, l’esercizio della facoltà di recesso ai sensi dell’art. 1385 c.c. per ottenere, invece del risarcimento del danno, la ritenzione della caparra o la restituzione del suo doppio, poiché dette domande hanno una minore ampiezza rispetto a quella di risoluzione e possono essere proposte anche nel caso in cui si sia verificata di diritto la risoluzione stessa; in tal caso, però, si può considerare legittimo il recesso solo quando l’inadempimento dell’altra parte non sia di scarsa importanza avuto riguardo all’interesse del recedente.

In tema di contratti cui acceda la consegna di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (giudiziale o di diritto) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta ad ottenere la declaratoria dell’intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo – oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso ed all’irrinunciabilità dell’effetto conseguente alla risoluzione di diritto – all’incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento: la funzione della caparra, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe infatti frustrata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all’azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito – in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale – di modificare la propria strategia difensiva, quando i risultati non corrispondano alle sue aspettative.

Qualora all’atto della stipula di un contratto preliminare di compravendita il promissario acquirente abbia versato al promittente venditore una somma a titolo di caparra confirmatoria ed il contratto preliminare sia stato successivamente dichiarato nullo con sentenza passata in giudicato, il promissario acquirente ha diritto – in considerazione della retroattività della caducazione del titolo che giustificava detto versamento – alla restituzione della caparra confirmatoria, trattandosi di una prestazione ormai sine causa.

La caparra confirmatoria di cui all’art. 1385 c.c. assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento qualora la parte non inadempiente abbia esercitato il potere di recesso conferitole dalla legge e in tal caso, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte abbia preferito agire per la risoluzione o l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno dovrà essere provato nell’an e nel quantum (Applicando tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, una volta accertato l’inadempimento di una parte e dichiarata la risoluzione del contratto, aveva ritenuto la parte non inadempiente legittimata a trattenere la somma ricevuta a titolo di caparra confirmatoria senza alcuna prova del danno subito).

La caparra confirmatoria ha natura composita — consistendo in una somma di denaro o in una quantità di cose fungibili — e funzione eclettica — in quanto è volta a garantire l’esecuzione del contratto, venendo incamerata in caso di inadempimento della controparte (sotto tale profilo avvicinandosi alla cauzione); consente, in via di autotutela, di recedere dal contratto senza la necessità di adire il giudice; indica la preventiva e forfettaria liquidazione del danno derivante dal recesso cui la parte è stata costretta a causa dell’inadempimento della controparte. Va invece escluso che abbia anche funzione probatoria e sanzionatoria, così distinguendosi sia rispetto alla caparra penitenziale, che costituisce il corrispettivo del diritto di recesso, sia dalla clausola penale, diversamente dalla quale non pone un limite al danno risarcibile, sicché la parte non inadempiente ben può recedere senza dover proporre domanda giudiziale o intimare la diffida ad adempiere, e trattenere la caparra ricevuta o esigere il doppio di quella prestata senza dover dimostrare di aver subito un danno effettivo. La parte non inadempiente può anche non esercitare il recesso, e chiedere la risoluzione del contratto e l’integrale risarcimento del danno sofferto in base alle regole generali (art. 1385, terzo comma, c.c.), e cioè sul presupposto di un inadempimento imputabile e di non scarsa importanza, nel qual caso non può incamerare la caparra, essendole invece consentito trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria o in acconto su quanto spettantele a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati. Qualora, anziché recedere dal contratto, la parte non inadempiente si avvalga dei rimedi ordinari della richiesta di adempimento ovvero di risoluzione del negozio, la restituzione della caparra è ricollegabile agli effetti restitutori propri della risoluzione negoziale, come conseguenza del venir meno della causa della corresponsione, giacché in tale ipotesi essa perde la suindicata funzione chi limitazione forfettaria e predeterminata della pretesa risarcitoria all’importo convenzionalmente stabilito in contratto, e la parte che allega di aver subito il danno, oltre che alla restituzione di quanto prestato in relazione o in esecuzione del contratto, ha diritto anche al risarcimento dell’integrale danno subito, se e nei limiti in cui riesce a provarne l’esistenza e l’ammontare in base alla disciplina generale di cui agli artt. 1453 ss. c.c. Anche dopo aver proposto la domanda di risarcimento, e fino al passaggio in giudicato della relativa sentenza, la parte non inadempiente può decidere di esercitare il recesso, in tal caso peraltro implicitamente rinunziando al risarcimento integrale e tornando ad accontentarsi della somma convenzionalmente predeterminata al riguardo. Ne consegue che ben può pertanto il diritto alla caparra essere fatto valere anche nella domanda di risoluzione.

La caparra confirmatoria conserva la sua funzione di garanzia sino alla conclusione del procedimento per la liquidazione dei danni derivanti dall’avvenuta risoluzione del contratto cui si riferisce, cosicché la richiesta di restituzione non può trovare giustificazione sino a che non sia definito tale procedimento. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima la mancata restituzione della caparra a seguito dell’avvenuta risoluzione di un contratto preliminare di compravendita, ma in pendenza del giudizio sulla domanda di risarcimento del danno subito dal promittente venditore adempiente).

In caso di pattuizione di caparra confirmatoria, la parte non adempiente, convenuta in giudizio per la restituzione della caparra, può limitarsi per resistere alla domanda ed ottenere la declaratoria di legittimità della ritenzione della caparra, ad eccepire l’inadempimento dell’altra parte, senza necessità di richiedere espressamente di ritenerla o di proporre in via riconvenzionale domanda di risarcimento danni, in quanto quest’ultima domanda si collega ad una situazione giuridica autonoma ed alternativa rispetto a quella della ritenzione della caparra.

In caso di pattuizione di caparra confirmatoria, ai sensi dell’art. 1385, c.c., la parte adempiente, per il risarcimento dei danni derivati dall’inadempimento della controparte, può scegliere tra due rimedi, alternativi e non cumulabili tra loro: o recedere dal contratto e trattenere la caparra ricevuta (o esigere il doppio di essa), avvalendosi della funzione tipica dell’istituto, che è quella di liquidare i danni preventivamente e convenzionalmente, così determinando l’estinzione ope legis di tutti gli effetti giuridici del contratto e dell’inadempimento ad esso; ovvero chiedere, con pronuncia costitutiva, la risoluzione giudiziale del contratto, ai sensi degli artt. 1453, 1455 c.c. ed il risarcimento dei conseguenti danni, da provare a norma dell’art. 1223 c.c.

Qualora il contraente rinunci al diritto a trattenere la caparra confirmatoria versata, o a richiederne il doppio, allo scopo di ottenere un risarcimento del danno da inadempimento contrattuale svincolato dai limiti imposti dal meccanismo della caparra confirmatoria stessa, la somma versata a titolo di caparra diviene un acconto sul prezzo e la parte che assume di aver subito il danno avrà diritto al risarcimento se e nei limiti in cui riesca a provarne l’esistenza e l’ammontare, sottostando alle normali regole probatorie. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che correttamente la Corte di merito avesse rigettato la domanda di risarcimento danni, considerando che il mancato versamento del saldo prezzo aveva consentito al promittente acquirente, imprenditore, di trame un profitto superiore alla differenza tra il prezzo del terreno e il suo valore commerciale al momento della domanda, e che a prova del lucro cessante consistente nella perdita della possibilità di realizzare e vendere, sul terreno oggetto del preliminare di vendita rimasto inadempiuto, appartamenti e box, avrebbe dovuto essere esibita una concessione edilizia della quale non era mai stata dimostrata

La parte adempiente di un contratto preliminare di compravendita, che abbia ricevuto una caparra confirmatoria e si sia avvalsa della facoltà di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.), può agire in giudizio esercitando il diritto di recesso (art. 1385, secondo comma, c.c.) e, in quest’ultimo caso, ha diritto di ritenere definitivamente la caparra confirmatoria, non anche il diritto di ottenere il risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso.

La caparra confirmataria costituisce un contratto che si perfeziona con la consegna che una parte fa all’altra di una somma di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili per il caso d’inadempimento delle obbligazioni nascenti da un diverso negozio ad essa collegato (c.d. contratto principale), e, sebbene la prestazione delle caparra confirmatoria, necessaria al perfezionamento del negozio, sia riferita dall’art. 1385, primo comma, c.c. al momento della conclusione del contratto principale, le parti, nell’ambito della loro autonomia contrattuale, possono, tuttavia, differirne la dazione, in tutto o in parte, ad un momento successivo, purché anteriore alla scadenza delle obbligazioni pattuite.

Ai sensi dell’art. 1385 c.c., la caparra confirmatoria assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento qualora la parte non inadempiente abbia esercitato il potere di recesso conferitole dalla legge, essendo così legittimata a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella versata, mentre qualora essa parte abbia preferito domandare la risoluzione o l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno rimane regolato dalle norme generali, onde il pregiudizio subito dovrà in tal caso essere provato nell’an e nel quantum, conservando la caparra solo la funzione di garanzia dell’obbligazione risarcitoria.

La norma di cui al terzo comma dell’art. 1385 c.c., stabilendo che, se la parte non inadempiente preferisce domandare la risoluzione del contratto il risarcimento è regolato dalle norme generali, non ha inteso negare alla parte stessa il diritto di esigere il doppio della caparra versata (nella specie, in sede di stipula di un preliminare), ma le ha conferito la facoltà ulteriore di conseguire un più cospicuo risarcimento qualora il danno superi quello preventivamente determinato in sede di pattuizione di una caparra confirmatoria. Ne consegue che il promissario acquirente di un contratto preliminare di vendita, dopo avere inutilmente formulato, nei confronti del promittente venditore, diffida ad adempiere, ed aver instaurato il conseguente giudizio per l’accertamento dell’avvenuta risoluzione di diritto del contratto, ben può, ove non abbia contestualmente avanzato richiesta di risarcimento ai sensi dell’art. 1453 c.c., instare per il semplice conseguimento del doppio della caparra versata, secondo la previsione dell’art. 1385 c.c., e sul presupposto della risoluzione di diritto verificatasi ex art. 1454 stesso codice.

Nel contratto preliminare unilaterale la dazione di una somma da parte del contraente non ancora obbligato, ancorché qualificata come dazione a titolo di caparra confirmatoria, assolve solo la funzione di versamento di un acconto nel prezzo.

In tema di caparra confirmatoria, la parte non inadempiente che abbia agito per l’esecuzione (o la risoluzione) del contratto ed il risarcimento dei danni può, in sostituzione di tali, originarie pretese, legittimamente invocare (senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei nova in sede di gravame) la facoltà di cui all’art. 1385, comma secondo, c.c., poiché tale modificazione delle istanze originarie costituisce legittimo esercizio di un perdurante diritto di recesso rispetto alla domanda di adempimento, ed un’istanza di ampiezza più ridotta rispetto all’azione di risoluzione.

In tema di caparra confirmatoria, il principio di cui al secondo comma dell’art. 1385 c.c. (in forza del quale la parte non inadempiente ha facoltà di recedere dal contratto ritenendo la caparra ricevuta o esigendone il doppio rispetto a quella versata) non è applicabile tutte le volte in cui la parte non inadempiente, anziché recedere dal contratto, si avvalga dei rimedi ordinari della richiesta di adempimento ovvero di risoluzione del negozio, perdendo, in tal caso, la caparra la sua funzione di liquidazione convenzionale anticipata del danno, così che la sua restituzione è, in tal caso, ricollegabile agli effetti restitutori propri della risoluzione negoziale, come conseguenza del venir meno della causa della sua corresponsione.

Con riferimento ad un contratto cui acceda la consegna di una caparra confirmatoria, il contraente non inadempiente che abbia intimato diffida ad adempiere alla controparte, dichiarando espressamente che, allo spirare del termine fissato, il contratto si avrà per risoluto di diritto, ben può rinunciare, successivamente, anche mercè comportamenti concludenti, alla diffida ed al suo effetto risolutivo, come nel caso in cui espressamente conceda un nuovo, ulteriore termine per l’adempimento, con la conseguenza che, nelle more di quest’ultimo, dovrà ritenersi legittimamente esercitato, da parte del medesimo, il diritto di recesso di cui all’art. 1385 (il cui unico presupposto è ravvisabile nell’inadempimento della controparte) non essendo, nella specie, predicabile una ormai avvenuta risoluzione contrattuale (concettualmente ostativa all’esercizio del diritto di recesso).

Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno
Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno
Visuale aerea di Bologna, la città in cui ha la sede Avvocato a Bologna

Qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (in questo caso per la risoluzione per inadempimento) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello

(come previsto dall’art. 345 c.p.c. anche nel regime anteriore alla riforma del 1990), quella volta ad ottenere la declaratoria dell’intervenuto recesso con ritenzione della caparra, avuto riguardo – oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso ed all’irrinunciabilità dell’effetto conseguente alla risoluzione di diritto – all’incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento; infatti la funzione della caparra, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe frustrata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all’azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito – in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale – di modificare la propria strategia difensiva, quando i risultati non corrispondano alle sue aspettative (Cass. S.U. 14/1/2009 n. 553; Cass. 23/2/2012 n. 2737).

In passato alcune sentenze di questa Corte avevano escluso che la domanda di recesso in appello fosse domanda nuova, affermando che la parte adempiente che avesse agito per l’esecuzione o la risoluzione del contratto e per la condanna al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 1453 cod. civ., poteva, in sostituzione di dette pretese, chiedere anche in appello il recesso dal contratto a norma dell’art. 1385, secondo comma, cod. civ., non costituendo tale richiesta una domanda nuova, bensì configurando, rispetto alla domanda di adempimento o di risoluzione, l’esercizio di una perdurante facoltà e solo un’istanza ridotta con riguardo alla proposta risoluzione, nello stesso ambito risarcitorio, in relazione all’inadempimento dell’altra parte (cfr. Cass. 849/2002).

Tuttavia tale orientamento, contraddetto da altra giurisprudenza (cfr. Cass. 2/12/2005 n. 26232) è stato poi definitivamente superato dalla richiamata sentenza delle SS.UU.,seguita da altre conformi.

Le S.U. al riguardo si sono così espresse: ‘ In tema di contratti cui acceda la consegna di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (giudiziale o di diritto) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta ad ottenere la declaratoria dell’intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo – oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso ed all’irrinunciabilità dell’effetto conseguente alla risoluzione di diritto – all’incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento: la funzione della caparra, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe infatti frustrata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all’azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito – in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale – di modificare la propria strategia difensiva, quando i risultati non corrispondano alle sue aspettative ‘(Cass. Sez. U, n. 553 del 14/01/2009). Alla luce di queste considerazioni, non v’è dubbio che la M. non poteva chiedere la risoluzione del contratto per poi trasformarla, all’occorrenza, in domanda di recesso (nel caso in cui i pretesi danni fossero stati inferiori al doppio della caparra), senza incorrere, così facendo, in una forma di abuso processuale che proprio l’art. 1385 c.c. mira a prevenire, in relazione alla particolare natura della caparra come sopra evidenziata.

 delle Sezioni Unite di questa Corte che con la sentenza n.553/2009 , componendo un contrasto insorto sul punto, ha affermato che

ha affermato che : i rapporti tra azione di risoluzione e di risarcimento integrale da una parte, e azione di recesso e di ritenzione della caparra dall’altro, si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale: proposta la domanda di risoluzione volta al riconoscimento del diritto al risarcimento integrale dei danni asseritamente subiti, non può ritenersene consentita la trasformazione in domanda di recesso con ritenzione di caparra perché verrebbe così a vanificarsi la stessa funzione della caparra, quella cioè di consentire una liquidazione anticipata e convenzionale dei danno volta ad evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, consentendosi inammissibilmente alla parte non inadempiente di ‘scommettere’ puramente e semplicemente sul processo, senza rischi di sorta;

l’azione di risoluzione avente natura costitutiva e l’azione di recesso si caratterizzano per evidenti disomogeneità morfologiche e funzionali che rendono inammissibile la trasformazione dell’una nell’altra ;

i rapporti tra l’azione di risarcimento integrale e l’azione di recesso, isolatamente e astrattamente considerate, sono, a loro volta, di incompatibilità strutturale e funzionale;

Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno
Caparra confirmatoria liquidazione convenzionale anticipata del danno

la parte, in sostituzione della domanda adempimento o di risoluzione contrattuale per inadempimento con domanda di risarcimento del danno, può legittimamente invocare (senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei ‘nova’ in sede di gravame) la facoltà di cui all’art. 1385 c.c., comma 2

i principi espressi dalla sentenza delle sezioni unite dei 2009,non condividendo quanto affermato nella isolata ordinanza di questa Corte n. 24.841 del 2011 dove si afferma che la parte, in sostituzione della domanda adempimento o di risoluzione contrattuale per inadempimento con domanda di risarcimento del danno, può legittimamente invocare (senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei ‘nova’ in sede di gravame) la facoltà di cui all’art. 1385 c.c., comma 2, poiché tale modificazione delle istanze originarie costituisce legittimo esercizio di un perdurante diritto di recesso rispetto alla domanda di adempimento, ed un’istanza di ampiezza più ridotta rispetto all’azione di risoluzione (Cass. Sez. 2, 11-1-1999 n. 186; Sez. 2, 23-9-1994 n. 7644).

 

 

Tale decisione si fonda su una giurisprudenza di legittimità risalente nel tempo e dei tutto superata dalla decisione delle sezioni unite del 2009 da cui detta ordinanza si discosta senza contrastarne la motivazione con alcun argomento convincente e senza tenere conto dell’ulteriore rilievo che chi ammette una fungibilità tra le azioni lato sensu risarcitorie ignora che ciò si risolverebbe nella indiscriminata e gratuita opportunità di modificare, per ragioni di mera convenienza economica, la strategia processuale iniziale dopo averne sperimentato gli esiti ‘; dall’altro ancora, soltanto l’esclusione di una inestinguibile fungibilità tra rimedi consente di evitare situazioni di abuso e rende il contraente non inadempiente doverosamente responsabile delle scelte operate, impedendogli di sottrarsi ai risultati che ne conseguono, quando gli stessi non siano corrispondenti alle aspettative che ne hanno dettato la linea difensiva.

MALASANITA-AVVOCATO-ESPERTO

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COME SI VALUTA IL DANNO AI CONGIUNTI? OCCORRE  ATTENZIONE E PRATICA [wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

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La morte o la lesione grave  in incidente stradale di un famigliare ha inevitabilmente riflessi assai pesanti sui membri della famiglia che vanno valutati ma soprattutto RISARCITI!

 “il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta” Cass. 11212/2019; Cass. 2788/2019; Cass. 17058/2017). La decisione della corte di merito, in realtà, è errata nella premessa: essa postula, invero, che il danno risarcibile ai congiunti per le lesioni patite dal parente, vittima primaria dell’illecito, sia solo quello consistente nel “totale sconvolgimento delle abitudini di vita”, limitazione che non ha in realtà alcuna ragion d’essere. Dalle lesioni inferte a taluno possono derivare, in astratto, per i congiunti sia una sofferenza d’animo (danno morale) che non produce necessariamente uno sconvolgimento delle abitudini di vita, sia un danno biologico (una malattia), anche essa senza rilevanza alcuna sulle abitudini di vita. Il danno dei congiunti è qui invocato iure proprio. Si parla spesso impropriamente di fanno riflesso, ossia di un danno subito per una lesione inferta non a sè stessi, ma ad altri. In realtà, il danno subito dai congiunti è diretto, non riflesso, ossia è la diretta conseguenza della lesione inferta al parente prossimo, la quale rileva dunque come fatto plurioffensivo, che ha vittime diverse, ma egualmente dirette. Ed anche impropriamente allora, se non per mera esigenza descrittiva, si parla di vittime secondarie. Con la conseguenza che la lesione della persona di taluno può provocare nei congiunti sia una sofferenza d’animo sia una perdita vera e propria di salute, come una incidenza sulle abitudini di vita. Non v’è motivo di ritenere questi pregiudizi soggetti ad una prova più rigorosa degli altri, e dunque insuscettibili di essere dimostrati per presunzioni.

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E tra le presunzioni assume ovviamente rilievo il rapporto di stretta parentela (nella fattispecie, genitori e fratelli) tra la vittima in primis, per cosi dire, ed i suoi congiunti. Il rapporto di stretta parentela esistente fa presumere, secondo un criterio di normalità sociale (ossia ciò che solitamente accade) che genitori e fratelli soffrano per le gravissime permanenti lesioni riportate dal congiunto prossimo. Nè v’è bisogno, come postula la sentenza impugnata, che queste sofferenze si traducano in uno “sconvolgimento delle abitudini di vita”, in quanto si tratta di conseguenze estranee al danno morale, che è piuttosto la soggettiva perturbazione dello stato d’animo, il patema, la sofferenza interiore della vittima, a prescindere dalla circostanza che influisca o meno sulle abitudini di vita. 3.- Il secondo motivo riguarda la vittima primaria.

Quest’ultima si duole del mancato riconoscimento del danno morale e di quello alla capacità lavorativa, e lamenta dunque una erronea interpretazione della regola sulla prova di tali pregiudizi (art. 2697 c.c.). Il motivo è inammissibile. Esso contiene la rivendicazione di due tipi di danno, non riconosciuti dal giudice di merito: quello morale soggettivo, e quello alla capacità lavorativa. Quanto al primo, il giudice di merito ha ritenuto che la sua liquidazione debba farsi, seguendo le tabelle milanesi, nei termini di una personalizzazione del danno biologico, o meglio, attraverso l’aumento di una percentuale di quel danno, a significare il rilievo accordato al danno morale (pagine 12-14). Tuttavia, il ricorrente non allega alcunchè a dimostrazione di aver patito un danno morale. Ossia: contesta in astratto la regola che la corte di merito ritiene applicarsi a quel tipo di danno, ma non allega in concreto elementi che possano giustificare un accertamento di tale pregiudizio. Così che la censura non è rilevante, avendo di mira solo un principio astratto senza alcuna concreta rilevanza quanto alla rivendicazione del ricorrente.

Infondato è invece il motivo quanto al danno alla capacità lavorativa. Si può concordare con la tesi secondo cui la capacità lavorativa generica e una componente del danno biologico (Cass. 17931/2019; contra 12211/2015, che ne fa questione di perdita di chance. Tuttavia, la chance è un danno incerto attuale e non un danno certo futuro). Con la conseguenza che la presenza di postumi macropermanenti non consente di desumere automaticamente, in via presuntiva, la diminuzione della capacità di produrre reddito della vittima, potendo per altro verso integrare un danno da lesione della capacità lavorativa generica il quale, risolvendosi in una menomazione dell’integrità psico-fisica dell’individuo, è risarcibile in seno alla complessiva liquidazione del danno biologico (Cass. 17931/2019

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Circa il risarcimento del danno riflesso ai congiunti

gli orientamenti da ultimo compiutamente sviluppati dalla Suprema Corte (Cass. n. 4186/98 e n. 4852/99)- che debba essere riconosciuto ai prossimi congiunti del macroleso il diritto ai risarcimento del danno riflesso ove si accerti in concreto che questo sia in rapporto di regolarità causale con il fatto illecito. Tale principio era già stato affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 60/91. Nell’occasione la Suprema Corte aveva ritenuto ammissibile,

“sulla base del disposto degli artt. 1223 e 2056 c.c., il risarcimento della lesione dei così detti ‘diritti riflessi’ di cui siano portatori soggetti diversi dalla vittima iniziale del fatto ingiusto altrui”.

La Cassazione ha in particolare sottolineato come il requisito della “consequenzialità immediata e diretta” indicato nell’art. 1223 c.c. quale limite alla risarcibilità del danno, non riguardi tanto la distinzione soggettiva tra vittima iniziale ed altri portatori di diritti lesi di riflesso, quanto “la qualificazione oggettiva del nesso di causalità; nesso che deve presentarsi tale da stringere con un vincolo di stretta lineare derivazione l’evento lesivo lamentato con il fatto doloso o colposo ascritto ad altri”. I danni sopportati da soggetti diversi dalla vittima iniziale del fatto illecito sono, dunque, solo apparentemente mediati, risultando eziologicamente collegati in via diretta ed immediata con il medesimo fatto illecito.

In primo luogo questa Corte ha più volte affermato che il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari del danno biologico, non è ricompreso in quest’ultimo e va liquidato a parte, con criterio equitativo che tenga debito conto di tutte le circostanze del caso concreto. È, pertanto, errata la liquidazione in misura pari ad una frazione dell’importo liquidato a titolo di danno biologico, perché tale criterio non rende evidente e controllabile l’iter logico attraverso cui il giudice di merito è pervenuto alla relativa quantificazione, né permette di stabilire se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell’entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d’animo (Cass. civ. Sez. 3, 16 febbraio 2012 n. 2228; Idem, 29 novembre 2011 n. 25222; Idem, 12 dicembre 2008 n. 29191, fra le tante).

Occorre invece provvedere all’integrale riparazione secondo un criterio di personalizzazione del danno, che, escluso ogni semplicistico meccanismo di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell’ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, della gravità delle conseguenze pregiudizievoli e delle particolarità del caso concreto, al fine di valutare in termini il più possibile equilibrati e realistici, l’effettiva entità del danno (Cass. civ. Sez. Lav., 21 aprile 2011 n. 9238. Anche nel caso in cui siano derivate dell’illecito lesioni personali e non la morte, il danno subito dai congiunti deve essere concretamente accertato sulla base di una valutazione complessiva ed equitativa, che tenga conto della peculiare relazione affettiva di ogni danneggiato con la vittima, in relazione alla peculiare situazione familiare, alle abitudini di vita, alla consistenza del nucleo familiare ed alla compromissione che ne sia derivata dal sinistro, e di ogni altra circostanza (Cass. civ. Sez. 3, 5 ottobre 2010 n. 20667). A maggior ragione ciò deve avvenire qualora l’illecito abbia provocato la morte della vittima.

Inoltre, pur se l’importo del risarcimento va quantificato in un’unica somma (come indicato da Cass. civ. S.U. 11 novembre 2008 n. 26972, leading case in materia), il giudice deve dimostrare nella motivazione di avere tenuto conto di tutti gli aspetti che il danno non patrimoniale abbia assunto nel caso concreto, ed in particolare del danno insito nella perdita del rapporto parentale, oltre che delle sofferenze morali transeunti (cfr. Cass. civ. Sez. 3, 28 novembre 2008 n. 28423).

Dalla sentenza impugnata non risulta alcuna motivazione in tal senso.

Non solo, ma la Corte di merito ha quantificato i danni non patrimoniali tramite un doppio automatismo, poiché il danno subito da coniuge, figli e madre della vittima, D.B.A. , è stato calcolato in una percentuale del danno non patrimoniale ipotizzabile a carico di quest’ultima, che a sua volta è stato determinato in una percentuale del danno biologico ad essa riferibile.

Per questa parte la motivazione è non solo insufficiente, ma anche illogica ed antigiuridica, poiché i congiunti della vittima di un illecito – non solo in caso di morte, ma anche in caso di gravi lesioni personali – hanno il diritto di chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali come diritto proprio e personale; non quale mero effetto riflesso del danno subito dalla vittima. Anche nel caso in cui la vittima abbia subito lesioni personali, ai prossimi congiunti spetta il risarcimento del danno non patrimoniale concretamente accertato in relazione ad una particolare relazione affettiva con la vittima, non essendo a ciò ostativo il disposto dell’art. 1223 cod. civ., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire ‘iure proprio’ contro il responsabile (Cass. civ. 5 ottobre 2010 n. 20667).

Così come i prossimi congiunti hanno legittimazione propria e diretta ad agire in risarcimento dei danni, parimenti hanno diritto a che il danno subito sia quantificato con riferimento alla peculiare e specifica situazione di ognuno; non quale mera percentuale del danno altrui.

La Suprema Corte ha più volte deciso che in caso di morte di una casalinga i congiunti conviventi hanno diritto al risarcimento del danno subito per la perdita delle prestazioni attinenti alla cura ed assistenza dalla stessa fornita, le quali, benché non produttive di reddito, sono valutabili economicamente, o facendo riferimento al criterio del triplo della pensione sociale o ponendo riguardo al reddito di una collaboratrice familiare (con gli opportuni adattamenti per la maggiore ampiezza di compiti esercitati dalla casalinga) (Cass. civ. Sez. 3, 12 settembre 2005 n. 18092; Idem, 24 agosto 2007 n. 17977; Idem,. Ha soggiunto che il diritto al risarcimento spetta anche nei casi in cui la vittima si avvalesse di aiuti o collaboratori domestici, perché comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza,. intensità e responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d’opera dipendente (Cass. civ. Sez. 3, n. 17977, cit; Idem, 20 luglio 2010 n. 16896).

La motivazione della Corte di appello, secondo cui ‘Non sembra che gli allora attori abbiano dedotto il benché minimo elemento di prova in ordine non soltanto all’attività di casalinga della loro congiunta deceduta, ma anche con riferimento all’attività in concreto dalla stessa esercitata in ambito familiare’ è insufficiente ed incongrua. Quanto alla qualità di casalinga, per mancanza di possibili alternative, trattandosi di donna convivente con la famiglia e non essendo stato affermato da alcuno, né dedotto a prova, che lavorasse fuori casa (caso quest’ultimo in cui la sussistenza di un danno patrimoniale per i congiunti, derivante dalla perdita del relativo reddito, sarebbe stato innegabile e probabilmente maggiore.

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lesioni ed i danni permanenti riportati dalla vittima siano di estrema gravità, i prossimi congiunti subiscano personalmente un pregiudizio

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Non vi è dubbio che, nell’ipotesi in cui le lesioni ed i danni permanenti riportati dalla vittima siano di estrema gravità, i prossimi congiunti subiscano personalmente un pregiudizio in termini di sofferenza che merita congrua riparazione ex art. 2059 c.c. Risulta, altresì, principio ormai consolidato in giurisprudenza (cfr. Corte Costituzionale 372/94) che la condizione di sofferenza che sostanzia il danno morale “in persone predisposte da particolari condizioni (debolezza cardiaca, fragilità nervosa, ecc.) anziché esaurirsi in un paterna d’animo o in uno stato di angoscia transeunte, può degenerare in un trauma fisico o psichico permanente, alle cui conseguenze in termini di perdita di qualità personali, e non semplicemente al pretium doloris in senso stretto, va allora commisurato il risarcimento”. Lo stato di prostrazione e sofferenza- riconducibile al danno morale – può dar luogo in taluni soggetti ad una modificazione peggiorativa del loro stato di salute producendo una vera e propria menomazione psico-fisica – danno biologico – che merita adeguato ristoro ogni volta che venga rigorosamente dimostrato che la lesione subita dal congiunto abbia prodotto – secondo la già citata regola della causalità adeguata – una perdita di tipo analogo a quello indicato dall’art. 1223 c.c. Nel caso concreto la gravità delle lesioni e dei postumi s – come si è già accennato- indubbiamente tanto rilevante da avere immediati riflessi sulla famiglia. Ivano Tosetto, infatti, in conseguenza delle gravissime lesioni riportate nell’incidente non ha solo perduto la vista dall’occhio sinistro e ridotto le capacità auditive dall’orecchio sinistro, ma ha altresì riportato rilevanti postumi di carattere neurologico che si manifestano in un rallentamento del flusso delle idee e dei processi associativi – tanto da non essere più in grado di svolgere le mansioni di operaio specializzato – difficoltà nella vita di relazione..

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nesso di derivazione automatica fra invalidita’ permanente e danno patrimoniale da lucro cessanteDANNO FAMIGLIARE INCIDENTE MORTALE

Seppure non esista un nesso di derivazione automatica fra invalidita’ permanente e danno patrimoniale da lucro cessante, “poiche’ esso sussiste solo se tale invalidita’ abbia prodotto una riduzione della capacita’ lavorativa specifica” (Cass. n. 10074/2010) e richiede di “essere accertato in concreto attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse – o presumibilmente in futuro avrebbe svolto – un’attivita’ lavorativa produttiva di reddito” (Cass. n. 6291/2003), pare evidente che il dato -incontestato – di una riduzione di quasi il 50% della capacita’ di svolgere qualunque attivita’ lavorativa non consenta di escludere a priori la sussistenza di un danno da lucro cessante e comporti pertanto la necessita’ di verificare se e – in ipotesi – “quale sia stata in concreto la riduzione della capacita’ lavorativa specifica del soggetto leso … tenendo conto della varieta’ di attivita’ o di lavorazioni che il soggetto puo’ essere chiamato a compiere, in riferimento alla situazione lavorativa specifica, ambientale e personale” (Cass. n. 18945/2003).

riconosce anche ai prossimi congiunti di persona che abbia subito lesioni personali a causa di fatto illecito

riconosce anche ai prossimi congiunti di persona che abbia subito lesioni personali a causa di fatto illecito costituente reato la possibilita’ di conseguire “il risarcimento del danno non patrimoniale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell’articolo 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire “iure proprio” contro il responsabile” (Cass. n. 20667/2010; cfr. Cass. n. 7844/2011), ferma restando la necessita’ di allegazione nell’atto introduttivo (Cass. n. 2228/2012) e con liquidazione da effettuare “in via equitativa, in forza di una … valutazione complessiva, potendosi ricorrere a presunzioni sulla base di elementi oggettivi, forniti dal danneggiato, quali le abitudini di vita, la consistenza del nucleo familiare e la compromissione delle esigenze familiari” (Cass. n. 20667/2010; cfr. anche Cass. n. 22909/2012).

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Il consolidato orientamento di legittimita’ che riconosce anche ai prossimi congiunti di persona che abbia subito lesioni personali a causa di fatto illecito costituente reato la possibilita’ di conseguire “il risarcimento del danno non patrimoniale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell’articolo 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire “iure proprio” contro il responsabile” (Cass. n. 20667/2010; cfr. Cass. n. 7844/2011), ferma restando la necessita’ di allegazione nell’atto introduttivo (Cass. n. 2228/2012) e con liquidazione da effettuare “in via equitativa, in forza di una … valutazione complessiva, potendosi ricorrere a presunzioni sulla base di elementi oggettivi, forniti dal danneggiato, quali le abitudini di vita, la consistenza del nucleo familiare e la compromissione delle esigenze familiari” (Cass. n. 20667/2010; cfr. anche Cass. n. 22909/2012).

Al riguardo, si riportano a seguire le considerazioni della Terza Sezione della Corte di Cassazione, che con la sentenza n 7844 del 2011, cassava la pronuncia della Corte d’Appello di Roma, per la parte in cui non riconosceva agli attori, congiunti conviventi di un danneggiato macroleso, il danno morale da essi sofferto: «Anziché rigettare la domanda, argomentando dalla ritenuta carenza di prova in proposito, la corte di merito avrebbe dovuto invero ritenere, in assenza di prova contraria, presuntivamente provato il domandato danno non patrimoniale in questione. A fortiori in considerazione della circostanza che l’odierna ricorrente G. ha non solo allegato ma, giusta quanto emerge dalla motivazione dell’impugnata sentenza, dato in realtà addirittura prova diretta dell’essere la propria sofferenza inferiore (o patema d’animo) nel caso degenerata in termini obiettivamente riscontrabili, e in particolare nella scelta, deponente per un radicale cambiamento di vita, di abbandonare il lavoro per potersi dedicare all’esclusiva cura e assistenza del figlio che ne abbisognava in ragione delle gravi lesioni riportate all’esito del sinistro stradale in argomento».

Il percorso logico con cui, sul finire degli anni Novanta, la Suprema Corte è pervenuta a tale interpretazione, e che successivamente è stato recepito dalla giurisprudenza, come sopra evidenziato, è da ricondursi al già avvenuto superamento nei recentissimi anni precedenti della dicotomia fra danno evento e danno conseguenza, che aveva determinato come risarcibile il danno riflesso in forma di danno biologico psichico ai congiunti del macroleso.

Sostanzialmente, si è ritenuto che l’art. 2059 che disciplina il danno morale, superata la dicotomia fra danno evento e danno conseguenza, non è ostativo alla previsione del riconoscimento anche del danno morale ai congiunti della vittima macrolesa, ritenendo che l’articolo 1223 cc va ricondotto in tale caso ad un profilo interpretativo di semplice regolarità causale, relegando la rigida interpretazione della causalità materiale all’ambito penalistico degli art. 40 e 41 cp.

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Come avviare una separazione Bologna?  Avvocato Sergio Armaroli Bologna devi avviare una separazione e non sai come fare?

AVVIARE UNA SEPARAZIONE E’ COMPLESSO ? COSA VALUTARE PRIMA DI TUTTO?

Come avviare una separazione Bologna?  Avvocato Sergio Armaroli

Bologna devi avviare una separazione e non sai come fare?

 

Le maggiori problematiche della separazione sono la richiesta da parte di uno dei coniugi o entrambi di contributo di mantenimento per sè , c.d. assegno, le statuizioni circa l’affido dei minori ed il contributo al mantenimento dei medesimi e relativa assegnazione della casa coniugale.

Parliamoci chiaro,  avviare una separazione vuol dire fare sacrifici per molte coppie soprattutto economici poi, morali e sentimentali .

La decisione di separarsi deve essere molto ponderata da entrambi , capita di esser etravolti da rabbia ad esempio per un litigio del momento e agire in modo assolutamente irrazionale, per questo è opportuno, prima di avviare le pratiche di separazione, essere convinti del passo che si sta attuando.

Come avviare una separazione Bologna?  Avvocato Sergio Armaroli

 

Separarsi legalmente Bologna

Se la separazione è legale abbiamo la distinzione in separazione consensuale quando avviene su accordo dei coniugi ed è omologata dal Giudice, oppure separazione giudiziale quando avviene per volontà unilaterale di uno solo dei coniugi ed è stabilita dal Giudice.

Va precisato che quando la separazione è giudiziale può anche essere richiesto l’addebito della separazione.

I coniugi trovano da soli, o con l’aiuto degli avvocati, un accordo.

Di solito nella consensuale basta un avvocato se vi è accordo

Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020
Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020

Con gli accordi di una separazione affidamento condiviso dei figli, la scelta di una collocazione prevalente presso uno dei due genitori e il diritto di visita dell’altro. Normalmente la casa familiare resta al genitore che ha la locazione. Si stabilisce poi un contributo al mantenimento dei figli,ed eventualmente pe ril coniuge

SEPARAZIONE CONIUGI ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI BOLOGNA

TUTTI SANNO CHE AI FIGLI VA DATO L’ ASSEGNO MA NON TUTTI SANNO QUANTO? E COME

SEPARAZIONE CONIUGI ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI BOLOGNA

Se possiamo discutere o valutare in una separazione il mantenimento del coniuge mai verrà messo in discussione nella  SEPARAZIONE CONIUGI ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI BOLOGNA.

Assegno di mantenimento. La modalità classica di mantenimento dei figli minori (o dei maggiorenni non economicamente indipendenti) è quella dell’assegno di mantenimento: essa può essere decisa dalle parti o imposta dal giudice in sede di separazione consensuale o divorzio.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Chiudere con il coniuge ovviamente non vuol dire chiudere con i figli che devono avere una maggiore attenzione nel momento della separazione dei genitori

Ma come va calcolato nella separazione lassegno di mantenimento per i figli?

nella separazione l’assegno di mantenimento per i figli va calcolato considerando :

È stato, infatti, affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

6 – È stato poi precisato che l’assegno disposto in favore del genitore presso il quale la prole è prevalentemente collocata non contrasta con il contenuto dell’art. 155 cod. civ., che fornisce alcune indicazioni sui presupposti e caratteri dell’assegno, introducendo il principio generale, già elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

Questa Corte ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

L’orientamento affermatosi nella giurisprudenza di legittimità ha nettamente escluso che nel giudizio di separazione personale tra coniugi che abbia ad oggetto anche le statuizioni sui figli minori si determini un’ipotesi di litisconsorizio necessario nei confronti del pubblico ministero analogamente a quanto si verifica nel giudizio di divorzio, precisando che ‘nel giudizio di separazione”, il P.M. deve intervenire a pena di nullità (art. 10 c.p.c.) ma non ha potere d’iniziativa né può impugnare la sentenza che lo conclude ex art. 12, 3 comma, c.p.c., a differenza di quanto previsto per il divorzio nel cui procedimento assume la qualità di litisconsorte se vi sono figli minori o incapaci, avendo potere di impugnare la decisione che conclude questa causa matrimoniale, anche in ordine agli interessi patrimoniali dei figli minori o incapaci ex art. 5, comma 5, L. 1 dicembre 1970 n. 898, come modificata (Cass. 29 ottobre 1998 n. 10803). Nella separazione, che è causa che può essere promossa solo dai coniugi ai sensi dell’art. 150, 3 comma, c.c. (Cass. 17 gennaio 1996 n. 364) e nella quale è espressamente escluso il potere d’impugnazione del P.M. dall’art. 72, terzo comma, c.p.c., che lo prevede nelle altre cause matrimoniali, non vi è litisconsorzio necessario. (…). Il legislatore,pur qualificando il giudizio di separazione causa matrimoniale, esclude che il P.M. possa impugnare la decisione che lo conclude e attribuisce ai coniugi soltanto il ‘diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e le disposizioni relative alla misura e alle modalità del contributo’, (art. 155 c.c.). (…). Non si può estendere il potere d’impugnazione del P.M. di cui al 5 comma dell’art. 5 della L. 898/10, non espressamente richiamato (a differenza dell’art. 4) dall’art. 23 della L. 6 marzo 1981 n. 74, al giudizio di separazione (sul tema, Cass. 10 giugno 1998 n. 5756), neppure alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale relative alle fattispecie diverse della disparità di trattamento dei minori, nell’art. 9 della L. n. 898/70 rispetto agli art. 710 e 70 c.p.c. (in quest’ultimo caso per i giudizi ira genitori naturali relativi ai figli), e riguardanti il potere d’intervento del P.M. e non quello di impugnazione (C, Cost. 25 giugno 1996 n. 214 e 9 novembre 1992 n. 416), precluso espressamente dall’art. 12 c.p.c.’. (Cass. 6965 del 2002).

Ne consegue, come esaurientemente spiegato nel passo della motivazione sopra trascritto, la manifesta infondatezza della eccezione d’illegittimità costituzionale dell’art. 72, terzo comma cod. proc. civ. in relazione all’art. 5 della l. n. 898 del 1970 e successive modificazioni ed integrazioni, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Cost., avendo la Corte Costituzionale costantemente affermato la generale adeguatezza della previsione dell’intervento obbligatorio del pubblico ministero nei procedimenti riguardanti i minori (Corte Cost. n. 185 del 1986; 416 del 1992) assieme alle altre misure processuali poste a tutela dei loro specifici interessi, nonché la sufficienza del predetto intervento al fine di equiparare la posizione dei figli legittimi e naturali. (Corte Cost. 214 del 1996). Del pari da rigettare il quarto motivo. Al riguardo, va rilevato che nella sentenza impugnata non viene affrontata, perché non sollecitata dai motivi d’appello, la questione relativa all’adeguamento automatico dell’assegno di mantenimento ai figli minori. Deve, pertanto, ritenersi che tale statuizione, contenuta nella pronuncia di primo grado, sia coperta dal giudicato.

Peraltro, com’è agevole verificare dall’esame testuale del dispositivo della sentenza della Corte d’Appello di Catania, le modalità relative al contributo al mantenimento dei figli minori vengono rimesse per relationem all’ordinanza cautelare del 23/6/2005, che richiama, sul meccanismo di adeguamento dell’assegno, la pronuncia di primo grado. (pag. 28 controricorso) Pertanto, l’omessa statuizione denunciata non sussiste.

In ordine al secondo motivo, deve preliminarmente evidenziarsi l’infondatezza dell’eccezione d’inammissibilità sollevata dal controricorrente. Non risulta dall’esame del motivo, relativo al vizio di cui all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ. che si richieda al giudice di legittimità il riesame delle emergenze istruttorie al fine di darne una valutazione diversa da quella incensurabile fornita dal giudice di merito, ma, al contrario, dallo sviluppo argomentativo di esso e dalla lettura del quesito ex art. 366 bis cod. proc. civ., ratione temporis applicabile, risulta palese che il ricorrente abbia espressamente voluto censurare la violazione, da parte della Corte d’Appello di Catania, dell’art. 156 cod. civ. per non aver ritenuto condizione essenziale per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione la mancanza di redditi adeguati a consentire un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e di aver reputato che l’astratta attitudine e capacità di lavoro del coniuge separato potesse far elidere il dovere di solidarietà coniugale posto alla base dell’obbligo di mantenimento sancito nell’art. 156 cod. civ. (cfr. quesito di diritto p. 28 ricorso).

Il motivo risulta, peraltro fondato. Nella sentenza impugnata si da atto che la ricorrente non svolge attività lavorativa e che la sua condizione patrimoniale, come affermato dalla Corte d’Appello nella motivazione della statuizione relativa all’aumento dell’assegno di mantenimento in favore dei figli minori, era nettamente inferiore a quella del coniuge. L’esclusione del riconoscimento di un contributo al suo mantenimento si è, conseguentemente, fondato, sulla sua attitudine al lavoro, desumibile dall’età, le condizioni di salute e il possesso di un diploma di laurea oltre che di una potenziale professionalità. Tali condizioni, se non eziologicamente collegate alla prospettiva effettiva ed attuale di svolgimento di un’attività produttiva di reddito, sono inidonee a far venire meno il dovere di solidarietà coniugale, sancito dall’art. 143 terzo comma, cod. civ., che impone, in sede di separazione personale, ai sensi dell’art. 156 cod. civ., la corresponsione di un assegno di mantenimento, in favore del coniuge che non abbia adeguati redditi propri. La valutazione di adeguatezza od inadeguatezza dei redditi personali, deve essere svolta, in virtù dell’origine solidale dell’obbligo a carico dell’altro coniuge, sulla base delle condizioni reddituali e patrimoniali valutabili al momento dell’accertamento della sussistenza del diritto, ben potendo in futuro, tali valutazioni essere modificate in sede di revisione delle condizioni della separazione, qualora le potenzialità lavorative e reddituali del titolare dell’assegno si attualizzino. (art.156, ultimo comma, cod. civ.). Al riguardo, secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, è stato affermato che: ‘In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica. Peraltro, l’attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche. (Cass. 18547 del 2006, cui devono aggiungersi i precedenti conformi 3975 del 2002 e 12121 del 2004)’.

Ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi, alla luce dei criteri sanciti dall’art. 156 cod. civ., risulta pertanto rilevante la condizione patrimoniale e reddituale comparativa riscontrabile alla luce dei complessivi riscontri istruttori al momento dell’accertamento del diritto, non rilevando, in via generale, ai fini dell’attribuzione di esso, le ragioni recenti o remote dell’assenza attuale di effettiva capacità reddituale, salva la loro valutabilità in sede di quantificazione del contributo, non risultando, peraltro, neanche dedotto dalla parte controricorrente che siano state rifiutate opportunità di lavoro diverse da quella svolta con il coniuge in costanza di matrimonio.

– le esigenze attuali del figlio;

– il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;

– i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

– le risorse economiche di entrambi i genitori;

I genitori devono mantenere i figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti in proporzione al proprio reddito, considerando le loro esigenze, il tenore di vita goduto quando i genitori erano conviventi, il tempo di permanenza presso uno di questi, le risorse economiche di entrambi i coniugi e la valenza economica dei compiti domestici nonchè di cura assunti da ciascuno dei genitori.

Parametri che vanno sapientemente dosati, caso per caso, per la determinazione di un equilibrato importo, idoneo a garantire i bisogni dei minori ritenuti prioritari rispetto ad ogni altra questione economica che scaturisce dalla rottura del rapporto coniugale.

Il Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio del 27 novembre 2003 agli artt. 3 p.1) e 8 p.1) introduce distinti criteri generali di attribuzione della giurisdizione per il caso di separazione personale e di domande inerenti alla responsabilità genitoriale su un minore. devolvendo in via esclusiva la competenza a decidere sulle domande incluse nel secondo ambito (art. 1 lett. b e p.2; art. 2 nn. da 7 a 10; Considerando 12), pure se proposte congiuntamente a quella di separazione giudiziale, al giudice del luogo in cui il minore risiede abitualmente (cfr. Cass. SU n. 30646 del 2011). Quando, dunque, come nella specie. il minore non risiede abitualmente nello Stato membro in cui si svolge il procedimento separatizio, il suo superiore e preminente interesse col criterio di vicinanza (Considerando 12 e 13) impongono, salvo le contemplate eccezionali deroghe peraltro nel caso non operative, di scindere i due ambiti e di non attribuire al giudice adito per il primo procedimento d’indole matrimoniale anche la competenza a conoscere delle domande concernenti la responsabilità genitoriale, se non accettata dal coniuge convenuto e non corrispondente all’interesse del tiglio minorenne. Inoltre. qualora il giudice italiano sia investito della domanda di separazione personale dei coniugi e il giudice di altro Stato membro sia investito e competente sulla domanda di responsabilità genitoriale, a quest’ultimo spetta, anche ai sensi dell’art. 5 n. 2) del Regolamento (CE) n. 44 del 2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000. nella specie applicabile ratione temporis, la giurisdizione sulla domanda relativa al mantenimento del figlio minore (non ricompresa nel campo d’applicazione del Regolamento CE n. 1201/2003: Considerando n. 11). trattandosi di domanda accessoria a quella di responsabilità genitoriale e non a quella separatizia (in tema, cfr, Cass. SU n. 2276 del 2016: Corte di Giustizia UE, sentenza 16 luglio 2015 in causa c. 184/14).

È noto d’altronde che l’attitudine al lavoro del coniuge, quale elemento di valutazione della sua capacità di guadagno, in tanto può assumere rilievo ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, in quanto venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (cfr. Cass., Sez. I, 13 febbraio 2013, n. 3502; 25 agosto 2006, n. 18547; 2 luglio 2004, n. 12121).

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SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI – AVVOCATO BOLOGNA

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SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI-AVVOCATO BOLOGNA COME CI SI REGOLA PER LA SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI?
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COME CI SI REGOLA PER LA SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI?

 MIGLIOR AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

All’articolo 250 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Il figlio nato fuori del matrimonio puo’ essere riconosciuto, nei modi previsti dall’articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se gia’ uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento. Il riconoscimento puo’ avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente»;

  2. b) al secondo comma, le parole: «sedici anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattordici anni»;
  3. c) al terzo comma, le parole: «sedici anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattordici anni»;
  4. d) il quarto comma e’ sostituito dal seguente: «Il consenso non puo’ essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell’altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l’audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di eta’ inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell’articolo 315-bis e al suo cognome ai sensi dell’articolo 262»;

    SEPARAZIONE DIVORZIO FIGLI BOLOGNA PROVINCIA AVVOCATO BOLOGNA SERGIO ARMAROLI
    SEPARAZIONE DIVORZIO FIGLI BOLOGNA PROVINCIA AVVOCATO BOLOGNA SERGIO ARMAROLI
  5. e) al quinto comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio».
  6. L’articolo 251 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 251 (Autorizzazione al riconoscimento). – Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinita’ in linea retta, puo’ essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessita’ di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Il riconoscimento di una persona minore di eta’ e’ autorizzato dal tribunale per i minorenni».
  7. Il primo comma dell’articolo 258 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e riguardo ai parenti di esso».
  8. L’articolo 276 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 276 (Legittimazione passiva). – La domanda per la dichiarazione di paternita’ o di maternita’ naturale deve essere proposta nei confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei suoi eredi. In loro mancanza, la domanda deve essere proposta nei confronti di un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso. Alla domanda puo’ contraddire chiunque vi abbia interesse»

 

 

legge n. 219/2012

La legge, come è ben noto, introduce u

n principio “semplice” ma di enorme rilevanza

teorica e pratica per il nostro diritto di famiglia, ovvero la totale equiparazione tra figlilegittimi e naturali e anzi il superamento stesso

di tale “terminologia”

: in effetti, oggi, si può parlare solo (e a meri

fini “descrittivi”) di figli nati dentro o fuori dal matrimonio

 

 

La legge n. 219/2012, in vigore dal 1 gennaio 2013, equipara i figli nati da una coppia di conviventi a quelli di una regolare coppia sposata. Questo comporta che i genitori, coniugati o meno, abbiano nei confronti dei figli i medesimi diritti e doveri. Sono venute meno inoltre le differenze in materia successoria e per quanto riguarda la competenza processuale. La legge ha infatti stabilito che il Tribunale ordinario è competente nel risolvere le questioni relative all’affido e al mantenimento dei figli sia di coppie sposate che di fatto. Novità che presenta aspetti positivi per quanto riguarda la tutela dei diritti.

 

SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI-AVVOCATO BOLOGNA

 

 

Le Coppie di Fatto sono sempre più numerose. Si tratta di una scelta personale legata a motivazioni di varia natura. Sta di fatto, però, che quando la coppia “scoppia”, nascono le sorprese e il partner più debole economicamente non può contare su alcuna protezione da parte dell’ordinamento.

La riforma ha eliminato la distinzione tra figli legittimi, naturali ed adottivi. Il nuovo art. 315 c.c. proclama che tutti i figli hanno lo stesso status giuridico. Non esistono più le disposizioni che fanno riferimento alla legittimazione. La nuova legge prevede l’abolizione delle terminologie utilizzate fino ad oggi, e la loro sostituzione con l’unica parola “figli”.

Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Egli, inoltre, ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con tutti i parenti. I nonni possono agire in giudizio per far valere il loro diritto di conservare il rapporto con i nipoti.

 

 

SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI-AVVOCATO BOLOGNA

 

 

COME CI SI REGOLA PER LA SEPARAZIONE COPPIE DI FATTO CON FIGLI?