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Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli – AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli –

Avvocato affidamento figli naturali Bologna Studio Legale

Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020
Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020

L’AFFIDO DEI FIGLI E’ UNA DELLE MAGGIORI PROBLEMATICHE NELLA SEPARAZIONE VEDIAMO PERCHE’ 

Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli – Avvocato affidamento figli naturali Bologna Studio Legale …Separazione e affidamento di minore.

Minore va collocato presso il genitore che garantisce meglio la

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genitori …

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Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli - AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli – AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

In tema di separazione personale, la regola prioritaria dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 cod. civ., è, ai sensi dell’art. 155 bis, primo comma, cod. civ., derogabile solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore, interesse che costituisce esclusivo criterio di valutazione in rapporto alle diverse e specifiche connotazioni dei singoli casi dedotti in sede giudiziaria.

La mera conflittualità esistente tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti separatizi, non preclude il ricorso a tale regine preferenziale solo se si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole; assume, invece, connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro superiore interesse.Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli – Avvocato affidamento figli naturali Bologna Studio Legale

Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli - AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA
Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli – AVVOCATO DIVORZISTA BOLOGNA

per i procedimenti di cui agli arti. 330 e 333 cod. civ, la competenza è attribuita in via generale al tribunale dei minorenni, ma, quando sia pendente un giudizio di separazione, di divario o ex art. 316 cod. civ., e fino alla sua definitiva conclusione, in deroga a questa attribuzione, le azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, proposte successivamente e richieste con unico atto introduttivo dalle parti (così determinandosi un’ipotesi di connessione oggettiva e soggettiva), spettano al giudice del conflitto familiare, individuabile nel tribunale ordinario, se sia ancora in corso il giudizio di primo grado, ovvero nella corte d’appello in composi-ione ordinaria, se penda il termine per l’impugnazione o sia stato interposto appello»;

che, le pur rilevanti osservazioni della parte ricorrente, condivise dal PG, non sono idonee al mutamento dell’indirizzo adottato con regolarità, e con beneficio per la certezza del diritto, da questa Corte che, con riferimento al diverso caso in cui il procedimento diretto ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sia proposto prima di quello di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., ha affermato il principio, complementare a quello sopra enunciato (ed applicabile al caso in esame) secondo cui « il tribunale per i minorenni resta competente a conoscere della domanda diretta ad ottenere la declaratoria di decadenza o la limitazione della potestà dei genitori ancorché, nel corso del giudizio, sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separa ione personale dei coniugi o di divorzio, trattandosi di interpretazione aderente al dato letterale della norma, rispettosa del principio della perpetuatio jurisdictionis” di cui all’art 5 cod. proc. civ., nonché coerente con ragioni di economia processuale e di tutela dell’interesse superiore del minore, che trovano fondamento nell’art. 111 Cost., nell’art. 8 CEDU e nell’art. 24 della Carta di Nizza.»;

La Cassazione n. 3652/2020, che si commenta e che è, la Corte ribadisce che il regime di affido condiviso non significa che i tempi da trascorrere con il proprio figlio debbano essere perfettamente divisi a metà in base a un calcolo aritmetico tra i genitori. L’affido condiviso è disposto per attuare al contempo il diritto di ogni genitore a mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30 cost.) ed il diritto della prole (art. 315 bis primo comma c.c.) a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori nonché di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Ciò non di meno (per le ragioni meglio di seguito evidenziate) l’affido condiviso è (in applicazione stretta degli artt. 337 bis e ter c.c.) inequivocabilmente funzionalizzato alla realizzazione dell’interesse morale e materiale della prole e per questa ragione, dopo e nonostante la crisi della coppia, i provvedimenti giudiziari mirano (ovviamente ove possibile) alla conservazione (od al ripristino) del rapporto dei minori con entrambi i genitori il che comporta l’attribuzione a ciascuno di essi di pari opportunità quando abbiano capacità genitoriali omogenee e quando il minore abbia in concreto l’interesse ad una frequentazione paritaria.

il giudice dovrà preliminarmente valutare ed apprezzare il diritto del minore a crescere in modo sano ed equilibrato, passando in secondo piano le problematiche contingenti lavorative dei genitori.

Ove quindi uno dei genitori presti attività lavorativa in un’altra città, non potrà pretendere di far trasferire il figlio, mettendo a repentaglio la serenità di vita e di sviluppo del minore all’interno del contesto sociale e scolastico in cui se ne assicura lo sviluppo sano e protettivo.

Secondo la suprema Corte una convivenza paritaria in termini assoluti comporterebbe uno sconvolgimento della situazione attuale, tale da rendere la condizione della figlia più faticosa e destabilizzante. Ciò detto, il padre quindi non può reclamare alcun diritto ad una simmetrica ripartizione dei tempi di permanenza della figlia com i genitori.

Posto che il giudice, in tema di affidamento dei figli minori nella separazione, come nella specie, o nel divorzio, deve attenersi al criterio fondamentale dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, riguardo al quale i genitori, sia l’affidatario/collocatario che l’altro, sono titolari non di diritti, ma di un mero munus, ne segue che il principio di bigenitorialità non postula una paritaria determinazione dei tempi di permanenza del figlio presso di essi, purché siano assicurate congrue modalità di incontro con i medesimi.

(Nella specie, la Suprema corte ha confermato la pronuncia di merito che aveva previsto, qualora la figlia minore si fosse opposta agli incontri con il padre, genitore non collocatario in regime di affido condiviso, che questi avessero luogo presso una struttura protetta).

Qualora non emergano elementi di incapacità o inadeguatezza genitoriale, deve essere disposto il regime dell’affidamento condiviso, la cui adozione è esclusa dal Legislatore nelle sole ipotesi in cui la condivisione della responsabilità genitoriale in capo ad entrambi i genitori determini un concreto e specifico pregiudizio per il minore; in assenza di elementi di incapacità genitoriale, deve prioritariamente disporsi l’affido condiviso anche quando uno dei due genitori risieda abitualmente all’estero.

Affido condiviso di minore nato fuori dal matrimonio

In tema di affidamento dei figli minori, disposto l’affido condiviso di un minore di circa quattro anni di età, nato fuori dal matrimonio, con collocamento presso la madre, va rigettata la domanda di quest’ultima di autorizzazione al trasferimento del domicilio del figlio da Roma a Londra, atteso che: a) una tale misura osterebbe al consolidamento del rapporto del padre con il figlio, con assidue frequentazioni anche infrasettimanali, posto che il primo, in forza di provvedimento provvisorio, si era trasferito da Milano a Roma, esercitando regolarmente il diritto di visita; b) il minore è ben radicato nella capitale, dove risiede dalla nascita, e intrattiene una fitta rete di relazioni parentali, come emerso dalla espletata c.t.u.; c) la madre svolge a Roma idonea attività lavorativa, sicché non ha la necessità di trasferirsi all’estero.

Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento

L’omesso versamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile per il figlio di minore età non integra necessariamente quella mancanza di mezzi di sussistenza idonea per ritenere sussistente il reato.

(Nel caso di specie , si trattava di un programma di affido condiviso in cui entrambi i genitori avevano rinunciato a forme di mantenimento reciproco e seppure l’ex marito non aveva sempre versato l’assegno di mantenimento stabilito in euro 500,00, egli non aveva mai fatto mancare la vicinanza e l’affetto al figlio provvedendo al pagamento di somme inferiori soprattutto quando si ammalò e perse il lavoro).

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Affidamento dei figli | Affido condiviso

LEGGE 8 febbraio 2006, n.54 

Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli.

(GU n. 50 del 1-3-2006)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1.

(Modifiche al codice civileL’articolo 155 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli) – Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

1) le attuali esigenze del figlio;
2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4) le risorse economiche di entrambi i genitori;
5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi».

  1. Dopo l’articolo 155 del codice civile, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, sono inseriti i seguenti:

«Art. 155-bis. – (Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso) – Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.
Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell’articolo 155. Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, rimanendo ferma l’applicazione dell’articolo 96 del codice di procedura civile.

Affidamento dei Minori e Mantenimento dei Figli

Art. 155-ter. – (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli) – I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.

Art. 155-quater. – (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza) – Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.
Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.

Art. 155-quinquies. – (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni) – Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto.
Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.

Art. 155-sexies. – (Poteri del giudice e ascolto del minore) – Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.
Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli».

Art. 2.

(Modifiche al codice di procedura civile)

  1. Dopo il terzo comma dell’articolo 708 del codice di procedura civile, è aggiunto il seguente:

«Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento».

  1. Dopo l’articolo 709-bisdel codice di procedura civile, è inserito il seguente:

«Art. 709-ter. – (Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni) – Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.
A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

1) ammonire il genitore inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari».

Art. 3.

(Disposizioni penali)

  1. In caso di violazione degli obblighi di natura economica si applica l’articolo 12-sexiesdella legge 1º dicembre 1970, n. 898.

Art. 4.

(Disposizioni finali)

  1. Nei casi in cui il decreto di omologa dei patti di separazione consensuale, la sentenza di separazione giudiziale, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sia già stata emessa alla data di entrata in vigore della presente legge, ciascuno dei genitori può richiedere, nei modi previsti dall’articolo 710 del codice di procedura civile o dall’articolo 9 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, l’applicazione delle disposizioni della presente legge.

  2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati.

Art. 5.

(Disposizione finanziaria)

  1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

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Anestesia: morte sopraggiunta nel corso dell’anestesia lesioni dovute all’intubazione
Chirurgia: errata esecuzione dell’intervento inefficacia dell’intervento scarsa assistenza post-operatoria esecuzione di interventi inadeguati errata o mancata diagnosi patologica I casi più frequenti di malasanità riguardano l’anestesia, la chirurgia generale, la neurochirurgia, l’oncologia, l’ortopedia, l’ostetricia e la ginecologia.
Si sono avuti errori medici nella somministrazione sbagliata di farmaci, nella lesione di organi durante un intervento chirurgico, mancanza di guarigione per diagnosi sbagliata, non riconoscimento di una frattura, accertamenti diagnostici non eseguiti, decesso durante il parto, mancata diagnosi di eventuali malformazioni del nascituro prima del parto.
Chirurgia Estetica: errata esecuzione dell’intervento
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Oculistica: infezioni contratte durante gli interventi errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia
Odontoiatria: mancato raggiungimento dei risultati sperati
Oncologia: diagnosi ritardata dei tumori trattamento tumorale ritardato
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – SENTENZA 4 giugno 2019, n.15182 – Presidente Manna – Relatore Dongiacomo
Ragioni della decisione
1. Il ricorso è tempestivo. La sentenza impugnata, infatti, è stata depositata in data 28/8/2014 mentre il ricorso per cassazione è stato notificato a seguito di richiesta del 15/10/2015: vale a dire, com’è evidente, se si considera, per l’anno 2014, il periodo di sospensione dei termini dall’1 agosto al 15 settembre, e, per l’anno 2015, il periodo di sospensione dei termini dal 1 agosto al 31 agosto (L. n. 742 del 1969, art. 1, nel testo applicabile ai sensi del D.L. n. 132 del 2014, art. 16, commi 1 e 3, conv. con modif. dalla L. n. 162 del 2014: Cass. n. 20866 del 2017), entro il termine di decadenza stabilito dall’art. 327 c.p.c., comma 1, nel testo in vigore prima delle modifiche apportate dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17, trattandosi, ai fini della L. n. 69 cit., art. 58, comma 1, di processo introdotto in data anteriore al 4/7/2009, pari ad un anno dalla pubblicazione della sentenza.
2. Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di pronunciarsi sulla domanda che lo stesso, tanto nella comparsa di risposta nel giudizio di primo grado, quanto nell’atto d’appello nel giudizio di secondo grado, aveva proposto, sia pur in via subordinata, e cioè di dichiarare che l’appartamento in (omissis) , con annessa autorimessa, ricadeva nella comunione legale tra la L. ed il marito e che, pertanto, la metà dello stesso facesse parte dell’asse ereditario relitto dal defunto.
3. Il motivo è infondato. La sentenza impugnata, in effetti, si è pronunciata sulla domanda proposta dall’appellante. La corte d’appello, infatti, ha, sul punto, ritenuto, correttamente o meno non importa, che, relativamente al predetto bene, l’appellante non avesse adempiuto al proprio onere probatorio, non avendo dimostrato che gli acquisti da parte della L. erano stati, in realtà, fatti dal padre con denaro proprio o, altrimenti, con denaro comune dei conti bancari cointestati, con la conseguente applicazione, a dispetto della contraria dichiarazione contenuta nell’atto d’acquisto, del regime previsto della comunione legale tra i coniugi. La pronuncia sulla domanda (o meglio, sul motivo di gravame con il quale l’appellante aveva censurato la sentenza di primo grado che l’aveva rigettata) esclude, pertanto, che la sentenza impugnata possa essere efficacemente censurata per il vizio costituito dalla dedotta violazione dell’art. 112 c.p.c..
4. Con il secondo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione dell’art. 183 c.p.c., nella formulazione vigente fino al 1 marzo 2006, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui ha confermato la decisione con la quale il tribunale ha accolto la domanda che gli attori avevano proposto solo in sede di precisazione delle conclusioni, procedendo alla divisione dell’asse ereditario con la formazione di due soli lotti della consistenza pari, rispettivamente, a 7/9, che ha assegnato congiuntamente agli attori, ed a 2/9, che ha assegnato al convenuto, in tal modo violando la preclusione stabilita dall’art. 183 c.p.c., u.c., superabile nel giudizio di divisione solo in ipotesi di indivisibilità prevista dall’art. 720 c.c., la quale, tuttavia, nel caso di specie non ricorre, visto che, in sede di divisione di una comunione ereditaria, qualora di essa facciano parte più immobili che, seppure isolatamente considerati non possano dividersi in tante frazioni quante sono le quote dei condividenti, ma consentano da soli o insieme con altri beni, di comporre la quota di alcuni in modo che porzioni degli altri possano formarsi con i restanti immobili del compendio, non può più farsi questione di indivisibilità o di non comoda divisibilità, dato il realizzarsi del soddisfacimento delle quote con la ripartizione qualitativa e quantitativa dei vari cespiti compresi nella comunione.
5. Il motivo è infondato. Lo scioglimento della comunione ereditaria non è, infatti, incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell’asse ereditario in divisione: in effetti, quando siano state compiute le operazioni divisionali, dirette ad eliminare la maggior parte delle varie componenti dell’asse ereditario, indiviso al momento dell’apertura della successione, la comunione residuale sui beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria (Cass. n. 20041 del 2016, in motiv.). Va, dunque, rimarcato che, in tema di divisione ereditaria, l’art. 720 c.c., consente al giudice di attribuire un bene non comodamente divisibile, per l’intero, non solo nella porzione del coerede con quota maggiore, ma anche nelle porzioni di più coeredi che tendano a rimanere in comunione come titolari della maggioranza delle quote (cfr. Cass. n. 2296 del 1996; Cass. n. 5603 del 2016), a prescindere dal fatto che altri coeredi si oppongano (Cass. n. 20250 del 2016: nell’ipotesi di non comoda divisibilità dei beni immobili compresi nell’eredita, è consentito che venga assegnato ad alcuni coeredi, che ne facciano unitamente domanda, un cespite comodamente separabile dagli altri e rientrante nella quota congiunta dei coeredi predetti, ancorché gli altri coeredi si oppongano, in quanto, come risulta dai principi in tema di comunione e dal combinato disposto degli artt. 718 e 720 c.c., l’attribuzione a più coeredi di un unico cespite pro indiviso è possibile se vi sia la richiesta congiunta dei coeredi interessati, che sono soltanto coloro i quali rimarranno in comunione nei confronti del cespite di cui è stata domandata la attribuzione). Peraltro, nel giudizio di divisione, la richiesta di attribuzione di beni determinati ai sensi dell’art. 720 c.c., attiene alle modalità di attuazione della divisione e, pertanto, essendo diretta al già richiesto scioglimento della comunione, della quale costituisce una mera specificazione, non costituisce domanda nuova (Cass. n. 10624 del 2010; Cass. n. 10856 del 2016; Cass. n. 3497 del 2019) e può essere, dunque, proposta anche in sede di precisazione delle conclusioni nel giudizio di primo grado (Cass. n. 14756 del 2016: l’istanza di attribuzione ex art. 720 c.c., pur tendenzialmente soggetta alle preclusioni processuali, può essere avanzata per la prima volta in corso di giudizio, e anche in grado di appello, ogni volta che le vicende soggettive dei condividenti o quelle attinenti alla consistenza oggettiva e qualitativa della massa denotino l’insorgere di una situazione di non comoda divisibilità del bene, così da prevenirne la vendita, che rappresenta l’extrema ratio voluta dal legislatore) e, per la prima volta, perfino in appello (Cass. n. 9367 del 2013, che ha affermato il diritto delle parti del giudizio divisorio di mutare, anche in sede di appello, le proprie conclusioni e richiedere per la prima volta l’attribuzione, per intero o congiunta, del compendio immobiliare, integrando tale istanza una mera modalità di attuazione della divisione): la composizione delle quote, infatti, non modifica né la causa petendi, né l’oggetto del giudizio, ma attiene solo alle modalità di scioglimento della comunione in base alla stima dei beni, rimessa alla valutazione del giudice di merito (Cass. n. 9655 del 2013). Peraltro, nel caso in cui, in primo grado, una delle parti abbia formulato domanda di attribuzione dell’intero compendio, mentre l’altra si è limitata ad opporsi alla divisione, quest’ultima non può più proporre la domanda di attribuzione per la prima volta in grado di appello (Cass. n. 10624 del 2010). Quanto al resto, la Corte non può che ribadire come, in tema di scioglimento di una comunione ereditaria avente ad oggetto un compendio immobiliare, l’accertamento del requisito della comoda divisibilità del bene, ai sensi dell’art. 720 c.c., è riservato all’apprezzamento di fatto del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua, coerente e completa (Cass. n. 5603 del 2016; Cass. n. 7961 del 2003). Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, infatti, in tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l’art. 718 c.c., in virtù del quale ciascun coerede ha il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi artt. 726 e 727 c.c., trova deroga, ai sensi dell’art. 720 c.c., nel caso di ‘non divisibilità’ dei beni, come anche in ogni ipotesi in cui gli stessi non siano ‘comodamente’ divisibili, vale a dire quando, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l’aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitù, pesi o limitazioni eccessive, e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l’aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell’intero (Cass. n. 25888 del 2016; Cass. n. 12498 del 2007). La non comoda divisibilità di un immobile, integrando, tuttavia, un’eccezione al diritto potestativo di ciascun partecipante alla comunione di conseguire i beni in natura, può ritenersi legittimamente praticabile solo quando risulti rigorosamente accertata la ricorrenza dei suoi presupposti, costituiti, come detto, dall’irrealizzabilità del frazionamento dell’immobile, o dalla sua realizzabilità a pena di notevole deprezzamento o di costi eccessivi, o dall’impossibilità di formare in concreto porzioni autonome. La relativa indagine implica un accertamento di fatto e la conseguente decisione è incensurabile in sede di legittimità per violazione di legge, potendosi sindacare soltanto l’eventuale omesso esame circa un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. n. 30073 del 2017, in motiv.; Cass. n. 14577 del 2012): ciò che, nella specie, non risulta neppure implicitamente dedotto.
6. Con il terzo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione degli artt. 713, 718 e 726 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, dopo aver espunto dalla massa ereditaria da dividere la quota pari alla metà dell’appartamento di via (omissis) di proprietà di L.S. , non ha provveduto alla formazione di un altro progetto divisionale con la conseguenza che nel lotto del convenuto ricade il 50% dell’appartamento di proprietà del de cuius, vale a dire un bene del quale non è l’esclusivo proprietario e per di più indivisibile, violando, in tal modo, la funzione della divisione, che è quella di far cessare lo stato di comunione trasformando i diritti pro quota dei singoli partecipanti in diritti individuali di proprietà esclusiva.
7. Il motivo è infondato. Il ricorrente, infatti, lamenta, in sostanza, che, nel lotto attribuitogli, è stata inserita una quota immobiliare: la quale, però, costituisce l’intero diritto del de cuius caduto in successione. La composizione delle quote, del resto, attiene, come in precedenza osservato, solo alle modalità di scioglimento della comunione in base alla stima dei beni ed è rimessa alla valutazione del giudice di merito (Cass. n. 9655 del 2013). La corte d’appello, sul punto, con motivazione non apparente né contraddittoria, ha ritenuto di confermare il progetto divisionale ‘C’ sul rilievo che lo stesso comprendeva nella quota di M.M. proprio la quota dell’appartamento che lo stesso occupa, ‘ciò che si presume rispettare un vecchio assetto di interessi, prospettato nel processo e non specificamente (in)contestato, così come del resto ha detto il tribunale’.
8. Con il quarto motivo, il ricorrente, lamentando la violazione dell’art. 183 c.p.c., nella formulazione vigente fino al 1 marzo 2006, e dell’art. 723 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha ritenuto che il convenuto avesse fatto richiesta agli attori di rendere il conto della propria gestione non già con la comparsa di risposta ma con una successiva memoria e che, al riguardo, il contraddittorio non era stato accettato dagli attori i quali, al contrario, con la prima risposta, ne avevano eccepito la tardività, laddove, in realtà, la richiesta di rendiconto era stata proposta dal convenuto nella memoria depositata ai sensi dell’art. 183 c.p.c., u.c., che, nella formulazione applicabile alla controversia in questione, consente di precisare o modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già proposte, per cui la domanda di rendiconto non è affatto tardiva, tanto più che, a norma dell’art. 723 c.c., il rendiconto è un’operazione inserita nel procedimento divisorio allo scopo di determinare lo stato attivo e passivo, le porzioni ereditarie e i conguagli.
9. Il motivo è infondato. Questa Corte, infatti, ha avuto modo di affermare che, per potersi procedere al rendiconto ai sensi dell’art. 723 c.c., è necessaria un’apposita domanda. Il rendiconto, infatti, ancorché per il disposto dell’art. 723 c.c., costituisca un’operazione contabile che deve necessariamente precedere la divisione, in quanto preliminare alla determinazione della quota spettante a ciascun condividente, non si pone, tuttavia in rapporto di pregiudizialità con la proposizione della domanda di divisione giudiziale, ben potendosi richiedere la divisione giudiziale ex art. 1111 c.c., a prescindere dal rendiconto. L’azione di rendiconto costituisce, pertanto, un’azione autonoma e distinta rispetto alla domanda di scioglimento della comunione con la conseguenza che la domanda riconvenzionale con la quale si intende chiedere il rendiconto dev’essere proposta, a pena di inammissibilità con la comparsa di risposta ai sensi dell’art. 167 c.p.c., che ne preclude la proponibilità nell’ulteriore corso del giudizio (Cass. n. 5861 del 1991): in particolare, la domanda di rendiconto non può essere proposta per la prima volta, nel corso del giudizio di primo grado, con la memoria prevista dall’art. 183 c.p.c., comma 5, nel testo in vigore anteriormente alle modifiche apportate con il D.L. n. 35 del 2005, conv. con la L. n. 80 del 2005, applicabile ratione temporis al giudizio in questione.
10. Con il quinto motivo, il ricorrente, lamentando la violazione degli artt. 713, 720, 718, 726 e 728 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, pur dando atto dell’inattualità dei valori dei beni, ha rifiutato l’ammissione di una consulenza tecnica d’ufficio ed ha, quindi, deciso sulla di valori non più attuali in quanto risalenti al momento in cui gli stessi sono stati stimati nel corso del giudizio di primo grado, laddove, in realtà, il valore dei beni da dividere dev’essere determinato con riferimento al loro valore venale al momento della decisione.
11. Con il sesto motivo, il ricorrente, lamentando la violazione dell’art. 726 c.c., e degli artt. 191 e 196 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha rifiutato l’ammissione di una consulenza tecnica d’ufficio per determinare all’attualità i valori dei cespiti da dividere, sul rilievo che, pur non essendovi dubbi circa la perdita di attualità dei valori, ‘un po’ per non essere stati specificamente contestati dall’appellante’, ‘un po’ per la presuntiva compensazione in questi sei anni di certe note turbolenze del mercato immobiliare verificatesi come conseguenza della crisi economica di fine 2008’, tali valori si presumono ancora validi, specie se si considera che, in mancanza di consulenza di parte e di specifiche deduzioni dell’appellante, la nuova consulenza tecnica avrebbe un’inammissibile funzione esplorativa. Sennonché, ha osservato il ricorrente, la logica del ragionamento della corte d’appello è incomprensibile e non consente di rinvenire nella sentenza l’esistenza di un minimo motivazionale che è escluso proprio dal contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, con la conseguente inesistenza della motivazione.
12. Il quinto ed il sesto motivo, da trattare congiuntamente per l’evidente connessione dei temi trattati, sono infondati. La corte d’appello, infatti, ha escluso la necessità di un supplemento peritale non essendovi dubbi ‘in ordine alla perdita di attualità dei valori’ (rectius: all’attualità dei valori) dei beni da dividere dei quali, in sostanza, ha presunto la perdurante validità ‘un po’ per non essere stati specificamente contestati dall’appellante’, ‘un po’ per la presuntiva compensazione in questi sei anni di certe note turbolenze del mercato immobiliare verificatesi come conseguenza della crisi economica di fine 2008’, aggiungendo, infine, che, in mancanza di consulenza di parte e di specifiche deduzioni dell’appellante, la nuova consulenza tecnica avrebbe avuto un’inammissibile funzione esplorativa. Ora, nel giudizio di divisione, il valore dei beni si determina con riferimento ai prezzi di mercato correnti al tempo della decisione, con conseguente necessità di aggiornamento di tale valore d’ufficio, anche in appello, per adeguarlo alle fluttuazioni di mercato dello specifico settore (Cass. n. 9207 del 2005). Tale regola, tuttavia, non esclude che, in tale giudizio, può aversi riguardo alla stima dei beni effettuata in data non troppo vicina a quella della decisione tutte le volte in cui il giudice di merito – con apprezzamento di fatto non censurabile in cassazione se non per omesso esame circa un fatto decisivo a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nel testo applicabile ratione temporis – accerti che, nonostante il tempo trascorso, per la stasi del mercato o per il minor apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, non sia intervenuto un mutamento di valore che renda necessario l’adeguamento di quello stabilito al tempo della stima (cfr. Cass. n. 3635 del 2007). Ne consegue che, ove solleciti una rivalutazione degli immobili per effetto del tempo trascorso dall’epoca della stima, la parte che vi è interessata ha l’onere non soltanto di allegare le ragioni di un significativo mutamento del valore degli stessi intervenuto medio tempore, non essendo sufficiente il mero riferimento al lasso temporale intercorso (Cass. n. 3029 del 2009), ma anche di fornire, nel caso in cui a tal fine invochi una consulenza tecnica d’ufficio, tutti gli elementi materiali e logici che possano convincere il giudice, sia pur a livello di fumus, della sussistenza del dedotto mutamento e, così, giustifichino la promozione del complesso meccanismo degli accertamenti peritali d’ufficio, senza sollecitare il compimento di un’indagine meramente esplorativa che ricerchi elementi, fatti o circostanze non provati (Cass. n. 2205 del 1996; Cass. n. 3343 del 2001; Cass. n. 5422 del 2002; Cass. n. 3191 del 2006; Cass. n. 3130 del 2011; Cass. n. 30218 del 2017). Stando così le cose, la decisione impugnata si sottrae, evidentemente, alle censure formulate dal ricorrente il quale, infatti, non solo non ha indicato quale fatto la corte d’appello, nel presumere l’attualità dei valori a suo tempo accertati dal consulente tecnico, avrebbe omesso, benché decisivo, di esaminare, ma neppure ha chiarito, riproducendone in ricorso i passi significativi (v. invece, il ricorso, p. 13, 14), di avere dedotto in giudizio tutti gli elementi necessari per convincere il giudice del lamentato mutamento di valore dei beni da dividere e di aver chiesto, proprio su tale base, l’aggiornamento del relativo accertamento peritale.
13. Con il settimo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione dell’art. 789 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, dopo aver espunto dal lotto assegnato a M.M. il 50% dell’appartamento di (omissis) di proprietà di L.S. , non ha predisposto, come imposto dall’art. 789 c.c., un progetto di formazione delle quote che tenesse conto anche del fatto che il valore dei cespiti nel frattempo si era modificato e che l’inserimento del 50% de quo non rispondeva alla funzione della divisione, che è quella di trasformare la quota di diritto in un lotto formato da beni di esclusiva proprietà.
14. Il motivo è assorbito dal rigetto dal terzo.
15. Il ricorso dev’essere, quindi respinto.
16. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
17. La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.
P.Q.M.
la Corte così provvede: rigetta il ricorso; condanna il ricorrente a rimborsare ai controricorrenti le spese di lite, che liquida in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali nella misura del 15%; dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.
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Possono commettere un errore medico uno o più delle seguenti figure, talvolta in concorso tra loro:
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·       Nel caso in cui è certo che un errore medico ha provocato un danno, allora il paziente o la sua famiglia è legittimata a richiedere risarcimento. Al medico che ha stabilito la diagnosi, somministrato la terapia, eseguito l’intervento, ecc, o anche alla struttura ospedaliera nella quale il medico in regime di convenzione o in qualità di dipendente. Nel caso che si tratti di una struttura pubblica, il risarcimento dovrà essere inviato anche all’ASL di riferimento.Responsabilità medica assicurazioni
·       Quale documentazione serve:
Cartelle cliniche, referti medici ospedalieri, certificazioni e prescrizioni di eventuali cure o esami, che vanno dal periodo in cui sono sorti i primi sintomi fino a quando si sono stabilizzati o conclusi . 

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L’imperizia e la disattenzione sono spesso i motivi principali che portano ai danni alle persone nelle strutture sanitarie. L’errore fa parte della vita professionale del medico, in particolare di chi lavora in sala operatoria o è addetto al primo soccorso, come chirurghi, anestesisti e paramedici.
A volte questi però errori hanno conseguenze molto dolorose e nei casi più drammatici possono portare al decesso: in questi casi è un diritto di ognuno di noi potersi appellare in sede giuridica per ottenere il giusto risarcimento morale e materiale.
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 COME OTTENERE IL RISARCIMENTO DA ERRORE MEDICO ?
  1. Chi sospetta di essere stato vittima di errore medico deve:
  2. richiedere copia della cartella clinica;
  3. sottoporre tutta la documentazione ad un medico legale che valuterà se sussiste un errore e l’entità dei danni;
  4. in caso di parere positivo del medico legale inviare una richiesta di risarcimento:
    1. al medico che ha curato la terapia
    2. alla struttura sanitaria dove la terapia è stata eseguita
    3. all’Azienda Sanitaria Locale competente (in caso di cure presso una struttura pubblica);
  5. prendere contatti con la Compagnia Assicuratrice incaricata della gestione del sinistro per valutare di trovare un accordo;
  6. in caso di esito negativo prima di rivolgersi al giudice è necessario, tramite un avvocato, tentare una conciliazione.
  7. Chi ha subito un danno puo ‘chiedere all’autorita’ giudiziaria , cioè da un Giudice, se ha subito le conseguenze di un errore medico nella diagnosi o nella terapia e se ha diritto ad un risarcimento del danno.
  8. Considerato che il peggioramento delle condizioni di salute può essere dovuto non soltanto ad una azione non appropriata o ad una omissione del medico, ma anche alla generale condizione fisica del paziente stesso, la prova spesso non è così lampante.
  9. Non è pertanto facile provare dinanzi al Giudice che il danno è stato provocato dal trattamento medico.
L’errore medico o malpractice medica implica danni e quindi un risarcimento sia per l’invalidità riportata dal paziente sia per il danno patrimoniale che  ne può conseguire; inoltre la legge prevede un maxi risarcimento per i famigliari della persona morta in seguito ad errore medico e malasanità. Importanti inoltre sono i risarcimenti da responsabilità medica per danni cerebrali al neonato durante il parto e durante il travaglio. tutelare infine i diritti del malato per una mancanza di consenso informato sui rischi della terapia.
Secondo gli articoli 2935 e 2946 del cod. civile la responsabilità professionale del medico e’ da considerarsi nell’ ambito contrattuale quindi la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e si compie nel termine di dieci anni.
Anche in caso di danno rimasto occulto, il termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento dell’esteriorizzazione di esso.
AVVOCATO ESPERTO MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA PADOVA FORLI
BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI
BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI
Lo Studio Legale Avvocato Sergio Armaroli  è esperto nella tutela, tanto in sede civile quanto in sede penale, di persone che siano state vittime di episodi di malasanità, alle quali si procura un giusto risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.
Rivolgersi ad un avvocato esperto  in responsabilità medica è la strada più sicura ed efficace per ottenere un risarcimento.
I legali dello studio assistono pure i medici, i paramedici e gli enti ospedalieri nei processi che li vedono coinvolti.
Gli avvocati dello studio nello svolgimento della loro attività collaborano con esperti medici-legali e medici specialisti per la migliore elaborazione della strategia difensiva.
MALASANITA' DANNO OSPEDALE, DANNO MEDICO RISARCIMENTO
Risarcimento Errore Medico-Malasanità malasanita’malasanità emilia romagna malasanità italia avvocato malasanità bologna malasanita diritto risarcime
PER GLI ERRORI DI MALASANITÀ E PER IL RISARCIMENTO DANNI DA ERRORE MEDICO DEVO RIVOLGERMI AD UN AVVOCATO?
Si, con l’aiuto di un avvocato si deve rediggere e far pervenire un atto di citazione nei confronti del medico o nei confronti della struttura Sanitaria di cui il medico fa parte, onde ottenere l’integrale risarcimento dei danni subiti a seguito dell’intervento medico.
Risarcimento Errore Medico-Malasanità risarcimento danni, errore medico risarcimento danni-morte del paziente risarcimento ai famigliari
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Non vi è dubbio che l’intervento normativo, se sottoposto a critica serrata, mostrerebbe molti aspetti critici. Si è in effetti in presenza, per quel che qui interessa, di una disciplina in più punti laconica, incompleta; che non corrisponde appieno alle istanze maturate nell’ambito del lungo dibattito dottrinale e della vivace, tormentata giurisprudenza in tema di responsabilità medica. E’ mancata l’occasione per una disciplina compiuta della relazione terapeutica e delle sue patologie. Tuttavia, piuttosto che attardarsi nelle censure, conviene tentare, costruttivamente, di cogliere e valorizzare il senso delle innovazioni.
Orbene, già ad una prima lettura risulta chiaro che due sono i tratti di nuova emersione. Da un lato la distinzione tra colpa lieve e colpa grave, per la prima volta normativamente introdotta nell’ambito della disciplina penale dell’imputazione soggettiva.
Dall’altro, la valorizzazione delle linee guida e delle virtuose pratiche terapeutiche, purchè corroborate dal sapere scientifico.
Si tratta di novità di non poco conto. La colpa penale, sia pure in un contesto limitato, assume ora una duplice configurazione. E d’altra parte viene abbozzato, in ambito applicativo, un indirizzo sia per il terapeuta che per il giudice, nel segno della documentata aderenza al più accreditato sapere scientifico e tecnologico.
Come si è accennato, tali nuovi tratti della disciplina legale non nascono dal nulla. Al contrario, essi germinano sul terreno di controverse letture della colpa professionale, maturate sia in ambito teorico che giurisprudenziale. Non meno importante, poi, è la temperie di politica del diritto che sta sullo sfondo: le istanze difensive della professione, le attese delle vittime, i problemi afferenti all’allocazione dei costi, il contemperamento tra esigenze terapeutiche e limitatezza dei bilanci pubblici.
Ne discende che, pur volendo porre le cose nel modo più semplice e breve, rifuggendo da inutili complicazioni, il senso della nuova disciplina sfuggirebbe se essa non fosse collocata in una prospettiva storica, particolarmente per ciò che attiene allo sviluppo della giurisprudenza in tema di colpa dell’esercente le professioni sanitarie. Tale pur sommaria analisi è funzionale alla complessiva lettura del sistema, alla comprensione dell’esatta portata della riforma ed all’armonizzazione del nuovo con il preesistente.
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RISARCIMENTO MALASANITÁ: A CHI RIVOLGERSI
  
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COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO?
Risarcimento danno da errore medico
Se non riusciremo a raggiungere un accordo bonario, avvieremo il giudizio nei confronti della struttura ospedaliera e del personale che ha prestato l’attività sanitaria per ottenere il risarcimento da responsabilità medica che ti compete.
La prova della responsabilità dell’ ente o del medico
Ecco quali sono gli eventi più frequenti:
ANESTESIA
CHIRURGIA GENERALE
NEUROCHIRURGIA
ONCOLOGIA
ORTOPEDIA
OSTETRICIA E GINECOLOGIA
Quanto asserito in ordine alla responsabilità di natura contrattuale dell’ente, riveste notevole importanza relativamente al così detto onere della prova a carico del paziente di dimostrare la responsabilità dei sanitari in ordine al peggioramento delle proprie condizioni di salute. Ecco quali sono gli eventi più frequenti:
  1. ANESTESIA
  2. CHIRURGIA GENERALE
  3. NEUROCHIRURGIA
  4. ONCOLOGIA
  5. ORTOPEDIA
  6. OSTETRICIA E GINECOLOGIA
L’art.7 com.3 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che il singolo medico risponderà del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 cc (responsabilità fatto illecito) salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. I casi di responsabilità extracontrattuale ben potrebbero rinvenirsi per esempio negli interventi di urgenza o comunque in stato di incoscienza della vittima, ma anche nei confronti del medico di base, insomma dove manca il contratto con l’ospedale.
Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro il medico?
In questo caso l’onere probatorio è più gravoso per il paziente che agisce in giudizio perché deve dimostrare:
– il danno subito;
– il nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso;
– la colpa o dolo del sanitario.
Al paziente spetterà soltanto l’onere di provare l’esistenza del contratto con il medico o del “contatto sociale” con l’ospedale, l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato (Cassazione 23562/11).
“In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell’assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell’inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell’arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L’infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto.
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Risarcimento Errore Medico-Malasanità malasanita’malasanità emilia romagna malasanità italia avvocato malasanità bologna malasanita diritto risarcime
“In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell’assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell’inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell’arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L’infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto.
“Questa corte regolatrice ha difatti avuto modo di affermare (Cass. 21619/07; Cass. ss. uu. 576/2008 nonchè, nella sostanza, Cass. 4400/04) come la disomogenea morfologia e la disarmonica funzione del torto civile rispetto al reato consenta – e addirittura imponga – l’adozione di un diverso criterio di analisi della causalità materiale, quello, cioè, della probabilità relativa, criterio altrimenti definito del “più probabile che non”, rettamente inteso come analisi specifica e puntuale di tutte le risultanze probatorie del singolo processo – nella sua dimensione di “unicità” non ripetibile), della singola vicenda di danno, della singola condotta causalmente efficiente alla produzione dell’evento, tutte a loro volta permeate di una non ripetibile unicità (di talché la conseguente svalutazione della regola statistica e sovente di quella scientifica non appare un metagiuridico cedimento ad ideali aneliti riparatori cui dar respiro tout court in seno al processo, quanto piuttosto una attenta valorizzazione e valutazione della specificità del caso concreto, onde la concorrenza di cause di diversa incidenza probabilistica non conduca ipso facto alla aberrante regola del 50% plus unum, bensì alla compiuta valutazione dell’evidenza del probabile (così, esemplificando, se, in tema di danni da trasfusione di sangue infetto, le possibili concause appaiono plurime e quantificabili in misura di dieci, ciascuna con un’incidenza probabilistica pari al 3%, mentre la trasfusione attinge al grado di probabilità pari al 40%, non per questo la domanda risarcitoria sarà per ciò solo rigettata – o geneticamente trasmutata in risarcimento da chance perduta -, dovendo viceversa il giudice, secondo il suo prudente apprezzamento che trova la sua fonte nella disposizione di legge di cui all’art. 116 c.p.c., valutare la complessiva evidenza probatoria del caso concreto e addivenire, all’esito di tale giudizio comparativo, alla più corretta delle soluzioni possibili, pur nella non confortante consapevolezza della natura di malinconico ossimoro del sintagma “accertamento del nesso causale”, la cui “incertezza” trova una assai felice rappresentazione nel verso virgiliano felix qui potuit rerum cognoscere causa…)”
Cass. III, 21 luglio 2011, n. 15991
 RISARCIMENTO MALASANITÁ: A CHI RIVOLGERSI COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO? Risarcimento danno da errore medico Se non riusciremo a raggiungere un accordo bonario, avvieremo il giudizio nei confronti della struttura ospedaliera e del personale che ha prestato l’attività sanitaria per ottenere il risarcimento da responsabilità medica che ti compete. La prova della responsabilità dell’ ente o del medico Ecco quali sono gli eventi più frequenti: ANESTESIA CHIRURGIA GENERALE NEUROCHIRURGIA ONCOLOGIA ORTOPEDIA OSTETRICIA E GINECOLOGIA Quanto asserito in ordine alla responsabilità di natura contrattuale dell’ente, riveste notevole importanza relativamente al così detto onere della prova a carico del paziente di dimostrare la responsabilità dei sanitari in ordine al peggioramento delle proprie condizioni di salute. Ecco quali sono gli eventi più frequenti: 1. ANESTESIA 2. CHIRURGIA GENERALE 3. NEUROCHIRURGIA 4. ONCOLOGIA 5. ORTOPEDIA 6. OSTETRICIA E GINECOLOGIA 7. L’art.7 com.3 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che il singolo medico risponderà del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 cc (responsabilità fatto illecito) salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. I casi di responsabilità extracontrattuale ben potrebbero rinvenirsi per esempio negli interventi di urgenza o comunque in stato di incoscienza della vittima, ma anche nei confronti del medico di base, insomma dove manca il contratto con l’ospedale. Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro il medico? In questo caso l’onere probatorio è più gravoso per il paziente che agisce in giudizio perché deve dimostrare: – il danno subito; – il nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso; – la colpa o dolo del sanitario. Al paziente spetterà soltanto l’onere di provare l’esistenza del contratto con il medico o del “contatto sociale” con l’ospedale, l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato (Cassazione 23562/11). "In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell'assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell'inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell'arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L'infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto. "In tema di colpa medica, in presenza di una condotta colposa posta in essere da un determinato soggetto, non può ritenersi interattiva del nesso di causalità (art. 41, comma secondo, cod. pen.) una successiva condotta parimenti colposa posta in essere da altro soggetto, quando essa non abbia le caratteristiche dell'assoluta imprevedibilità e inopinabilità; condizione, questa, che non può, in particolare configurarsi quando, nel caso di colpa medica, tale condotta sia consistita nell'inosservanza, da parte di soggetto successivamente intervenuto, di regole dell'arte medica già disattese da quello che lo aveva preceduto (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 6215 del 10/12/2009 Ud. (dep. 16/02/2010), Rv. 246421; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9967 del 18/01/2010 Ud. (dep. 11/03/2010), Rv. 246797; Cass. Sez. 47 Sentenza n. 13939 del 30/01/2008 Ud. (dep. 03/04/2008), Rv. 239593; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 20272 del 16/05/2006 Ud. (dep. 14/06/2006), Rv. 234596). L'infondatezza del ricorso del P. impone, pertanto, il suo rigetto. “Questa corte regolatrice ha difatti avuto modo di affermare (Cass. 21619/07; Cass. ss. uu. 576/2008 nonchè, nella sostanza, Cass. 4400/04) come la disomogenea morfologia e la disarmonica funzione del torto civile rispetto al reato consenta – e addirittura imponga – l’adozione di un diverso criterio di analisi della causalità materiale, quello, cioè, della probabilità relativa, criterio altrimenti definito del “più probabile che non”, rettamente inteso come analisi specifica e puntuale di tutte le risultanze probatorie del singolo processo – nella sua dimensione di “unicità” non ripetibile), della singola vicenda di danno, della singola condotta causalmente efficiente alla produzione dell’evento, tutte a loro volta permeate di una non ripetibile unicità (di talché la conseguente svalutazione della regola statistica e sovente di quella scientifica non appare un metagiuridico cedimento ad ideali aneliti riparatori cui dar respiro tout court in seno al processo, quanto piuttosto una attenta valorizzazione e valutazione della specificità del caso concreto, onde la concorrenza di cause di diversa incidenza probabilistica non conduca ipso facto alla aberrante regola del 50% plus unum, bensì alla compiuta valutazione dell’evidenza del probabile (così, esemplificando, se, in tema di danni da trasfusione di sangue infetto, le possibili concause appaiono plurime e quantificabili in misura di dieci, ciascuna con un’incidenza probabilistica pari al 3%, mentre la trasfusione attinge al grado di probabilità pari al 40%, non per questo la domanda risarcitoria sarà per ciò solo rigettata – o geneticamente trasmutata in risarcimento da chance perduta -, dovendo viceversa il giudice, secondo il suo prudente apprezzamento che trova la sua fonte nella disposizione di legge di cui all’art. 116 c.p.c., valutare la complessiva evidenza probatoria del caso concreto e addivenire, all’esito di tale giudizio comparativo, alla più corretta delle soluzioni possibili, pur nella non confortante consapevolezza della natura di malinconico ossimoro del sintagma “accertamento del nesso causale”, la cui “incertezza” trova una assai felice rappresentazione nel verso virgiliano felix qui potuit rerum cognoscere causa…)” Cass. III, 21 luglio 2011, n. 15991     Ti senti vittima di un errore medico per un intervento chirurgico sbagliato o hai subito un danno per negligenza medica? Hai il diritto e anche il dovere di segnalarlo, per evitare che casi analoghi si ripetano.   COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAORLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO? Analizza in via preliminare le eventuali responsabilità dei singoli medici e sanitari, oltre che delle stesse strutture ospedaliere per capire se trattasi di episodi di malasanità; interviene direttamente, qualora sussistano i presupposti, con la richiesta risarcitoria per malasanità nei confronti dei responsabili. Il risarcimento per malasanità trova accoglimento quando: Si accerta un errore medico L’errore medico ha causato un danno Il danno ha causato danni gravi e/o permanenti al paziente Questi elementi vanno comprovati  e dimostrati, e quindi rivolgersi a un qualsiasi avvocato può rivelarsi un errore: meglio farsi assistere da uno studio legale preparato a seguire casi di malasanità, Qui di seguito trovi solo alcuni dei casi, individuati per area medica, per cui è possibile intentare una causa e per cui rivolgerti all’avvocato esperto in responsabilità medica dell’avvocato Sergio Armaroli . Per altre esigenze relative a risarcimenti per errore medico e danni da malasanità, Anestesia: morte sopraggiunta nel corso dell’anestesia lesioni dovute all’intubazione GINECOLOGIA Danni alla madre durante il parto. Diagnosi errate per malattie ginecologiche. Distocia della spalla. Errate terapie per la cura della infertilità. Erronea diagnosi prenatale. Fratture della clavicola. Ipossia del bambino al momento del parto. Lesioni del plesso brachiale. Mancata effettuazione di manovre rianimatorie sul bambino. Mancata diagnosi di malformazioni fetali durante l’esecuzione di ecografie in epoca prenatale in tempo utile per effettuare l’interruzione di gravidanza. Chirurgia: errata esecuzione dell’intervento inefficacia dell’intervento comunicazioni incomplete sul consenso informato scarsa assistenza post-operatoria esecuzione di interventi inadeguati errata o mancata diagnosi patologica Gli errori più frequenti in tale ambito sono: •    Errata esecuzione di interventi chirurgici. •    Aderenze post-operatorie. •    Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante. •    Errato approccio terapeutico alla patologia con esecuzioni di interventi non necessari alla risoluzione del problema. •    Garze e ferri chirurgici dimenticati in corpo dopo gli interventi. •    Infezioni post-operatorie. •    Lesioni di nervi, vasi, organi adiacenti, durante interventi chirurgici. •    Mancata diagnosi di patologie. •    Mancata informazione o mancata acquisizione del consenso informato. •    Mancata risoluzione del problema per il quale è stato programmato l’intervento. •    Scarsa assistenza nel post-operatorio. •    Suture (abnormi, tolte troppo precocemente). •    Lesioni durante le intubazioni oro-tracheali. Chirurgia Estetica: errata esecuzione dell’intervento Medicina Interna: errata o mancata diagnosi patologica errato approccio terapeutico Oculistica: infezioni contratte durante gli interventi errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia Infezioni durante l’esecuzione di interventi. Errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia. Errata esecuzione di iniezioni intravitreali. Colpevole ritardo nel trattamento di patologie oculari. Omessa prescrizione di controlli in fase post-operatoria Odontoiatria: mancato raggiungimento dei risultati sperati Oncologia: diagnosi ritardata dei tumori trattamento tumorale ritardato Interventi eccessivamente demolitivi rispetto alla diagnosi. Interventi incompleti, che rendono necessari nuovi interventi chirurgici. Perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza per omessa o ritardata diagnosi. Prescrizione di accertamenti non idonei. Radio e chemioterapia effettuata con ritardo o in dosi non adatte. Ritardo nella diagnosi o nell’esecuzione delle terapie di trattamento. Ortopedia: errata diagnosi presso il Pronto Soccorso , errata esecuzione dell’intervento per la sintesi delle fratture, sopraggiungere di infezioni nosocomiali, mancata diagnosi dell’infarto del miocardio, errato approccio terapeutico per le fratture, Responsabilità della Struttura Ospedaliera Errata esecuzione di interventi chirurgici per la sintesi delle fratture. Infezione ospedaliera ed emorragie post-operatorie. Inserimento di protesi di dimensioni errate. Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco. Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta. Mancato recupero della gamba per un intervento errato sui legamenti. Mancato riconoscimento di fratture. Presenza di infezioni nosocomiali dovute alla mancata sterilizzazione dei ferri di sala operatoria o scarsa igiene delle sale.

RISARCIMENTO MALASANITÁ: A CHI RIVOLGERSI
COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO?
Risarcimento danno da errore medico
Ti senti vittima di un errore medico per un intervento chirurgico sbagliato o hai subito un danno per negligenza medica? Hai il diritto e anche il dovere di segnalarlo, per evitare che casi analoghi si ripetano.
COME INTERVIENE SPECIFICATAMENTE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA LUGO RAVENNA CESENA FORLI TREVISO VICENZA IN CASO DI ERRORE MEDICO?
Analizza in via preliminare le eventuali responsabilità dei singoli medici e sanitari, oltre che delle stesse strutture ospedaliere per capire se trattasi di episodi di malasanità;
interviene direttamente, qualora sussistano i presupposti, con la richiesta risarcitoria per malasanità nei confronti dei responsabili.
Il risarcimento per malasanità trova accoglimento quando:
Si accerta un errore medico
L’errore medico ha causato un danno
Il danno ha causato danni gravi e/o permanenti al paziente
Questi elementi vanno comprovati  e dimostrati, e quindi rivolgersi a un qualsiasi avvocato può rivelarsi un errore: meglio farsi assistere da uno studio legale preparato a seguire casi di malasanità,
Qui di seguito trovi solo alcuni dei casi, individuati per area medica, per cui è possibile intentare una causa e per cui rivolgerti all’avvocato esperto in responsabilità medica dell’avvocato Sergio Armaroli .
Per altre esigenze relative a risarcimenti per errore medico e danni da malasanità, Anestesia: morte sopraggiunta nel corso dell’anestesia lesioni dovute all’intubazione
GINECOLOGIA Danni alla madre durante il parto.
Diagnosi errate per malattie ginecologiche.
Distocia della spalla.
Errate terapie per la cura della infertilità.
Erronea diagnosi prenatale.
Fratture della clavicola.
Ipossia del bambino al momento del parto.
Lesioni del plesso brachiale.
Mancata effettuazione di manovre rianimatorie sul bambino.
Mancata diagnosi di malformazioni fetali durante l’esecuzione di ecografie in epoca prenatale in tempo utile per effettuare l’interruzione di gravidanza.
Chirurgia: errata esecuzione dell’intervento inefficacia dell’intervento comunicazioni incomplete sul consenso informato scarsa assistenza post-operatoria esecuzione di interventi inadeguati errata o mancata diagnosi patologica Gli errori più frequenti in tale ambito sono:
•    Errata esecuzione di interventi chirurgici.
•    Aderenze post-operatorie.
•    Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante.
•    Errato approccio terapeutico alla patologia con esecuzioni di interventi non necessari alla risoluzione del problema.
•    Garze e ferri chirurgici dimenticati in corpo dopo gli interventi.
•    Infezioni post-operatorie.
•    Lesioni di nervi, vasi, organi adiacenti, durante interventi chirurgici.
•    Mancata diagnosi di patologie.
•    Mancata informazione o mancata acquisizione del consenso informato.
•    Mancata risoluzione del problema per il quale è stato programmato l’intervento.
•    Scarsa assistenza nel post-operatorio.
•    Suture (abnormi, tolte troppo precocemente).
•    Lesioni durante le intubazioni oro-tracheali.
Chirurgia Estetica: errata esecuzione dell’intervento
Medicina Interna: errata o mancata diagnosi patologica errato approccio terapeutico
Oculistica: infezioni contratte durante gli interventi errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia Infezioni durante l’esecuzione di interventi.
Errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia.
Errata esecuzione di iniezioni intravitreali.
Colpevole ritardo nel trattamento di patologie oculari.
Omessa prescrizione di controlli in fase post-operatoria
  • Odontoiatria: mancato raggiungimento dei risultati sperati
  • Oncologia:
    • Interventi incompleti, che rendono necessari nuovi interventi chirurgici.
    • Perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza per omessa o ritardata diagnosi.
    • Prescrizione di accertamenti non idonei.
    • Radio e chemioterapia effettuata con ritardo o in dosi non adatte.
    • Ritardo nella diagnosi o nell’esecuzione delle terapie di trattamento.
    ritardata dei tumori trattamento tumorale ritardato Interventi eccessivamente demolitivi rispetto alla diagnosi.
  • Ortopedia:
    • Infezione ospedaliera ed emorragie post-operatorie.
    • Inserimento di protesi di dimensioni errate.
    • Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco.
    • Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta.
    • Mancato recupero della gamba per un intervento errato sui legamenti.
    • Mancato riconoscimento di fratture.
    • Presenza di infezioni nosocomiali dovute alla mancata sterilizzazione dei ferri di sala operatoria o scarsa igiene delle sale.
    diagnosi presso il Pronto Soccorso , errata esecuzione dell’intervento per la sintesi delle fratture, sopraggiungere di infezioni nosocomiali, mancata diagnosi dell’infarto del miocardio, errato approccio terapeutico per le fratture,
  • Responsabilità della Struttura Ospedaliera Errata esecuzione di interventi chirurgici per la sintesi delle fratture.
La storia della responsabilità medica appare complessa, sfumata e ricca di insegnamenti. Essa costituisce, tra l’altro, il topos per lo studio della colpa grave ora normativamente introdotta nell’ordinamento penale. La più antica giurisprudenza di legittimità in tema di colpa nell’esercizio della professione medica si caratterizza per la particolare larghezza: si afferma che la responsabilità penale può configurarsi solo nei casi di colpa grave e cioè di macroscopica violazione delle più elementari regole dell’arte.
Nelle pronunzie risalenti si legge che la malattia può manifestarsi talvolta in modo non chiaro, con sintomi equivoci che possono determinare un errore di apprezzamento, e che sovente non esistono criteri diagnostici e di cura sicuri.
La colpa grave rilevante nell’ambito della professione medica si riscontra nell’errore inescusabile, che trova origine o nella mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla professione o nel difetto di quel minimo di abilità e perizia tecnica nell’uso dei mezzi manuali o strumentali adoperati nell’atto operatorio e che il medico deve essere sicuro di poter gestire correttamente o, infine, nella mancanza di prudenza o di diligenza, che non devono mai difettare in chi esercita la professione sanitaria.
 Dovendo la colpa del medico essere valutata dal giudice con larghezza di vedute e comprensione, sia perchè la scienza medica non determina in ordine allo stesso male un unico criterio tassativo di cure, sia perchè nell’arte medica l’errore di apprezzamento è sempre possibile, l’esclusione della colpa professionale trova un limite nella condotta del professionista incompatibile col minimo di cultura e di esperienza che deve legittimamente pretendersi da chi sia abilitato all’esercizio della professione medica. Insomma, in questa ormai remota giurisprudenza l’esclusione della colpa è la regola e l’imputazione colposa è l’eccezione che si configura solo nelle situazioni più plateali ed estreme.
 
·       COME POSSO RICHIEDERE LA CARTELLA CLINICA? 
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·       COME DOVETE FARE PER OTTENERE LA CARTELLA CLINICA DALL’OSPEDALE ?
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·       La cartella clinica è composta dai documenti che registrano le informazioni sanitarie del paziente; il malato ha diritto a vedere la propria cartella clinica e richiederne una copia una volta dimesso facendone richiesta alla direzione sanitaria dell’ospedale. I tempi per averla sono in genere 20-30 giorni dalla richiesta alla struttura ospedaliera che sarà fatta compilando una domanda scritta  
·       RISARCIMENTO MALASANITA’ BOLOGNA  RAVENNA FAENZA FORLI CESENA
Avviare un’azione di risarcimento del danno per responsabilità medica , prevede vari step.
Il primo step è quello di mettere insieme tutta la documentazione medica relativa al caso del paziente.
Successivamente, riscontrato l’ esito negativo per il paziente e talune criticità nel comportamento di medico o struttura sanitaria, si procede con l’invio di una diffida stragiudiziale da parte del legale, dove si espongono i profili di responsabilità rinvenuti nella condotta della struttura sanitaria.
  1. Consenso informato
  2. Scarsa assistenza post-operatoria
  3. Errata o tardiva diagnosi malattie oncologiche
  4. Interventi chirurgici eccessivamente invasivi o non necessari
  5. Interventi chirurgici inefficaci perché non completi
  6. Terapie oncologiche (chemioterapie, radioterapie, ecc) inadatte
 
  1. Lesioni colpose di organi, terminazioni nervose, legamenti in corso di intervento
  2. Suturazioni errate
  3. Lesioni causate da intubazione oro-tracheale
  4. Errori in fase di anestesia con lesioni cerebrali o decesso del paziente
Embolie, trombo embolie, infarti in sala operatoria
Infezioni per cattiva cura post operatoria
Il secondo step avviene in caso di mancato riscontro della struttura nel termine indicato e dal punto di vista procedurale il cliente ha a disposizione due alternative: il deposito di un ricorso per Accertamento tecnico preventivo (Atp) ex art. 696 bis C.p.c. o l’instaurazione di un giudizio di merito.
La riforma Gelli, operata con la Legge numero 24 dell’8 marzo 2017, ha completamente riformato la disciplina della responsabilità professionale in ambito medico. Sono stati in primo luogo modificati i profili di responsabilità penale del medico, non più evitabili nella circostanza in cui i medici dimostrino solo “di essersi attenuti alle linee guida” dell’istituto superiore della sanità. Per quanto attiene alla responsabilità civile e risarcitoria in ambito sanitario, la riforma ha scisso la responsabilità della struttura sanitaria da quella del medico o del professionista.
In caso di negligenza del professionista, attività preliminare dello Studio è quella di acquisire una relazione medico-legale, necessaria al fine di chiarire se le lesioni subite dal paziente siano state causate dal comportamento negligente o imprudente del medico.
Una volta ottenuta detta relazione, lo Studio provvede a inoltrare formale richiesta di risarcimento danni direttamente al medico, all’Ospedale, alla Clinica privata o eventualmente al Ministero della Salute.
PRONTO SOCCORSO ERRORI:
Altre ipotesi comuni di diagnosi errata nel pronto soccorso riguardano:
  • attese eccessive
  • errori nella diagnosi
  • errori nel trattamento
  • condizioni antigieniche
  • strumenti diagnostici inadeguati
  • defibrillatore non funzionante
  • ritardi nel trasporto con ambulanza
  • dimissioni precoci
  • mancanza di mezzi e di attrezzature
  •  Ictus
  • Volvolo intestinale
  • Dissezione aortica
  • Aneurisma dell’aorta addominale
  • Ascesso spinale epidurale
  • Appendicite
  • INFARTO
  • MANCATA ATTENZIONE PAZIENTE
  • MANCATA ACCURATA VISITA PAZIENTE
  • Meningite
  • Torsione testicolare
  • Intussuscezione
  • Errori nell’uso di farmaci: farmaci sbagliati possono essere somministrati a causa di cattiva calligrafia, difetti di comunicazione ecc. 
  • Errori chirurgici: gli errori nella chirurgia possono verificarsi in tutti i tipi di intervento chirurgico e consistere in errori di esecuzione, intervento sulla parte del corpo sbagliata, intervento sul paziente sbagliato, ritenzioni di strumenti chirurgici nel sito dell’intervento ecc. 
Accertamento tecnico preventivo
Ai sensi della nuova disposizione dell’art. 8 della Legge numero 24 dell’8 marzo 2017 (c.d. “LEGGE GELLI”), per instaurare un giudizio risarcitorio in tema di responsabilità medica, è necessario depositare un ricorso ex art. 696-bis c.p.c. al fine di ottenere una Consulenza Tecnica preventiva finalizzata alla composizione della lite.
In alternativa potrà essere instaurato, ai sensi della medesima nuova Legge, un procedimento di mediazione ex art. 5, comma 1-bis del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, ossia il procedimento di mediazione di cui sopra.
Avvocato Sergio Armaroli assiste con successo vittime di casi di malasanità, operando attraverso la nostra rete di medici legali e consulenti medici specialistici, in collaborazione con oltre 20 domiciliatari in tutta Italia per essere vicino a coloro che soffrono in ragione di un errore medico.
  • Tutela del paziente
    Responsabilità del medico
    • Responsabilità dell’equipe medica
    • Consenso informato
    • Corretta redazione delle cartelle cliniche
    • Errori diagnostici e terapeutici
L’errore nella fase diagnostica si distingue dal precedente in quanto il medico, pur avendo eseguito tutti gli accertamenti diagnostici richiesti dall’arte medica e dalle linee guida, formula una diagnosi del tutto incoerente ed incompatibile con i dati diagnostici.
L’errore nella fase terapeutica consiste nella scelta di un’errata terapia o trattamento, come ad es. una terapia farmacologica o ad un trattamento radioterapico inappropriato, o nell’errata scelta o esecuzione di un intervento chirurgico.
Ed  ancora, in caso di precoci dimissioni, di carente assistenza post-operatoria, in caso di omissione e/o vizio del consenso informato all’operazione, ecc.
AVVOCATO MALASANITA’ BOLOGNA RIMINI RAVENNA FORLI PADOVA ROVIGO  tu o un tuo caro avete subito un danno a causa della negligenza altrui, i nostri avvocati possono assistervi nel presentare la relativa richiesta di risarcimento. L’assistenza fornita dall’avvocato Sergio Armaroili consta nelle seguenti attività:
  • Esaminare le informazioni e la documentazione fornite loro al fine di stabilire se siano presenti i presupposti per far risarcire i danneggiato
  • Suggerire al danneggiato di produrre ulteriore documentazione o individuare testimoni
  • Determinare la quantificazione dei danni subiti
  • Individuare i potenziali responsabili
  • Illustrare al cliente quali siano i suoi diritti e quali siano le opzioni legali più veloci e meno rischiose per esercitarli al fine di ottenere il risarcimento
  • Assistere il danneggiato nell’ambito delle azioni legali scelte
La Responsabilità del medico è fondata sugli stessi principi giuridici penali e civili che regolano la responsabilità per colpa connessa all’esercizio di qualsiasi attività professionale, ossia l’art. 43 c.p., gli artt. 1176, 2236 c.c.
Chi mi può aiutare ad intentare una causa di malasanità?
Quali sono i tempi per fare una denuncia di malasanità?
AVVOCATO MALASANITA’ BOLOGNA RIMINI RAVENNA FORLI PADOVA ROVIGO OTTIENI RISOLVI PRETENDI!!  tu o un tuo caro avete subito un danno a causa della negligenza altrui, i nostri avvocati possono assistervi nel presentare la relativa richiesta di risarcimento. L’assistenza fornita dai nostri avvocati consta nelle seguenti
Il rapporto che intercorre tra medico e paziente è a tutti gli effetti un contratto.
ad esso, pertanto, va applicata la disciplina sul rapporto contrattuale di modo che ai sensi dell’art. 1218 c.c., “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.
Per i casi di malasanità od inadempimento dell’obbligazione gravante sul professionista (il medico) e sulla struttura sanitaria, possono, a seconda delle circostanze, configurarsi delle ipotesi di risarcimento del cosiddetto “danno da morte” o da inabilità, sia per il paziente che per i prossimi congiunti dello stesso. Ancora, il giudice può prevedere la liquidazione del cosiddetto danno esistenziale per il caso in cui vengano frustrate alcune aspettative sostanziali relative alla vita del paziente.
Costituisce infatti ius receptum, nella giurisprudenza della suprema Corte, il principio secondo il quale, anche alla luce della novella del 2006, il controllo del giudice di legittimita’ sui vizi della motivazione attiene pur sempre alla coerenza strutturale della decisione, di cui saggia l’oggettiva “tenuta”, sotto il profilo logico-argomentativo, e quindi l’accettabilita’ razionale, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (Cass., Sez. 3, n. 37006 del 27 -9-2006, Piras, Rv. 235508; Sez. 6, n. 23528 del 6-62006, Bonifazi, Rv. 234155). Ne deriva che il giudice di legittimita’, nel momento del controllo della motivazione, non deve stabilire se la decisione di merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti ne’ deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilita’ di apprezzamento, atteso che l’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), non consente alla Corte di cassazione una diversa interpretazione delle prove. In altri termini, il giudice di legittimita’, che e’ giudice della motivazione e dell’osservanza della legge, non puo’ divenire giudice del contenuto della prova, non competendogli un controllo sul significato concreto di ciascun elemento probatorio. Questo controllo e’ riservato al giudice di merito, essendo consentito alla Corte regolatrice esclusivamente l’apprezzamento della logicita’ della motivazione (ex plurimis, Cass., Sez. 3, n. 8570 del 14-1-2003, Rv. 223469; Sez. fer., n. 36227 del 3-9-2004, Rinaldi; Sez. 5, n. 32688 del 5-7-2004, Scarcella; Sez. 5, n.22771 del 15-4-2004, Antonelli).
AVVOCATO MALASANITA’ BOLOGNA RIMINI RAVENNA FORLI PADOVA ROVIGO  tu o un tuo caro avete subito un danno a causa della negligenza altrui, i nostri avvocati possono assistervi nel presentare la relativa richiesta di risarcimento. L’assistenza fornita dai nostri avvocati consta nelle seguenti
Nel 2012 entro’ in vigore il decreto-legge 13 settembre 2012 n. 158, convertito in legge 8 novembre 2012 n. 189 (cosiddetta legge Balduzzi), il quale all’articolo 3, comma 1, recitava: “L’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attivita’, si attiene alle linee-guida e buone pratiche accreditate dalla comunita’ scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi, resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 c.c.. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”. E’ poi, di recente, entrata in vigore la L. 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco), la quale, all’articolo 6, ha abrogato il predetto Decreto Legge n. 158 del 2012, articolo 3 e ha dettato l’articolo 590 sexies c.p., attualmente vigente. Nel caso di specie, va esclusa l’applicabilita’ sia del Decreto Legge n. 158 del 2012, articolo 3, comma 1, che dell’articolo 590 sexies c.p.. Per quanto riguarda quest’ultima norma, va, infatti, rilevato come il tenore testuale dell’articolo 590 sexies, introdotto dalla L. n. 24 del 2017, nella parte in cui fa riferimento alle linee-guida, sia assolutamente inequivoco nel subordinare l’operativita’ della disposizione all’emanazione di linee-guida “come definite e pubblicate ai sensi di legge”. La norma richiama dunque la L. n. 24 del 2017, articolo 5, che detta, come e’ noto, un articolato iter di elaborazione e di emanazione delle linee- guida. Dunque, in mancanza di linee-guida approvate ed emanate mediante il procedimento di cui alla L. n 24 del 2017, articolo 5, non puo’ farsi riferimento all’articolo 590 sexies c.p., se non nella parte in cui questa norma richiama le buone pratiche clinico-assistenziali, rimanendo, naturalmente, ferma la possibilita’ di trarre utili indicazioni di carattere ermeneutico dall’articolo 590 sexies c.p., che, a regime, quando verranno emanate le linee-guida con il procedimento di cui all’articolo 5, costituira’ il fulcro dell’architettura normativa e concettuale in tema di responsabilita’ penale del medico. Ne deriva che la possibilita’ di riservare uno spazio applicativo nell’attuale panorama fenomenologico all’articolo 590 sexies c.p. e’ ancorata all’opzione ermeneutica consistente nel ritenere che le linee-guida attualmente vigenti, non approvate secondo il procedimento di cui alla L. n. 24 del 2017, articolo 5, possano venire in rilievo, nella prospettiva delineata dalla norma in esame, come buone pratiche clinico-assistenziali. Opzione ermeneutica non agevole ove si consideri che le linee guida differiscono notevolmente, sotto il profilo concettuale, prima ancora che tecnico-operativo, dalle buone pratiche clinico – assistenziali, sostanziandosi in raccomandazioni di comportamento clinico sviluppate attraverso un processo sistematico di elaborazione concettuale, volto a offrire indicazioni utili ai medici nel decidere quale sia il percorso diagnostico-terapeutico piu’ appropriato in specifiche circostanze cliniche (Cass., Sez. 4, n. 18430 del 5-11-2013, Rv. 261293). Esse consistono dunque nell’indicazione di standards diagnostico-terapeutici conformi alle regole dettate dalla migliore scienza medica, a garanzia della salute del paziente (Cass., n. 11493 del 24-12013; Cass., n. 7951 dell’8-10-2013, Rv. 259334) e costituiscono il condensato delle acquisizioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche concernenti i singoli ambiti operativi (Sez. U., n. 29 del 21-12-2017): e quindi qualcosa di molto diverso da una semplice buona pratica clinico-asssitenziale. Ma anche se volesse accedersi alla tesi, pur non esente da profili di problematicita’, dell’equiparazione delle linee- guida attualmente vigenti – non approvate ed emanate attraverso il procedimento di cui alla L. n. 24 del 2017, articolo 5 – alle buone pratiche clinico-assistenziali, previste dall’articolo 590 sexies c.p., aprendo cosi’ la strada ad un’immediata operativita’ dei principi dettati da quest’ultima norma, rimarrebbe insuperabile il rilievo secondo cui essa esclude la punibilita’ soltanto laddove siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida oppure le buone pratiche clinico- assistenziali. E abbiamo poc’anzi visto invece come, secondo quanto emerge dalla sentenza impugnata, esse non siano state affatto rispettate, poiche’ i giudici di merito hanno accertato profili di imperizia, consistenti nella mancata posizione in diagnosi differenziale della dissezione dell’aorta e nell’errata formulazione della diagnosi di sindrome coronarica acuta, nonostante gli esiti delle analisi, per nulla dirimenti. Hanno poi accertato profili di negligenza, consistenti nella omessa esecuzione degli esami indicati dalle linee guida; nella omessa visione diretta delle lastre della radiografia toracica, dimostrative dello sbandamento dell’aorta, e nella omessa esecuzione di una ECO completa, per esaminare la parte superiore del cuore, l’origine dell’aorta e i tronchi sovraortici. Vengono dunque a mancare due dei presupposti fondamentali per l’applicabilita’ dell’articolo 590 sexies c.p. e cioe’ il rispetto delle raccomandazioni previste dalle linee guida e la ravvisabilita’ in via esclusiva di imperizia e non anche di negligenza. Per le stesse ragioni non puo’ trovare applicazione neanche il Decreto Legge n. 158 del 2012, articolo 3; non potendosi ritenere che il (OMISSIS) si sia attenuto alle linee-guida e alle buone pratiche accreditate dalla comunita’ scientifica.
L’importanza della ricostruzione degli anelli determinanti della sequenza eziologica e’ stata sottolineata, in giurisprudenza, laddove si e’ affermato che, al fine di stabilire se sussista o meno il nesso di condizionamento tra la condotta del medico e l’evento lesivo, non si puo’ prescindere dall’individuazione di tutti gli elementi rilevanti in ordine alla “causa” dell’evento stesso, giacche’ solo conoscendo in tutti i suoi aspetti fattuali e scientifici la scaturigine e il decorso della malattia e’ possibile analizzare la condotta omissiva colposa addebitata al sanitario per effettuare il giudizio controfattuale, avvalendosi delle leggi scientifiche e/o delle massime di esperienza che si attaglino al caso concreto (Cass., Sez. 4, 25.5.2005, Lucarelli). E, al riguardo,le Sezioni unite, con impostazione sostanzialmente confermata dalla giurisprudenza successiva, hanno ribadito la perdurante validita’ del plesso concettuale costituito dalla teoria condizionalistica e dalla teoria della causalita’ umana, quanto alle serie causali sopravvenute, ex articolo 41 c.p., comma 2, con l’integrazione del criterio della sussunzione sotto leggi scientifiche. Secondo il predetto criterio, un antecedente puo’ essere configurato come condizione necessaria solo se esso rientri nel novero di quelli che, sulla base di una successione regolare conforme ad una generalizzata regola di esperienza o ad una legge dotata di validita’ scientifica – “legge di copertura “-, frutto della migliore scienza ed esperienza del momento storico, conducono ad eventi “del tipo” di quello verificatosi in concreto (Sez. U., 10 – 7- 2002, Franzese). Ad ogni spiegazione causale e’, dunque, in linea di massima, coessenziale il riferimento ad una legge idonea ad istituire una correlazione fra l’accadimento di cui si cerca la spiegazione e determinati antecedenti fattuali. In assenza di tale legge, e’ difficile che i fatti, in se’ considerati, forniscano una spiegazione, anche se non sembra da escludersi la possibilita’ di giungere all’enucleazione, in senso positivo o negativo, del nesso di condizionamento attraverso un procedimento di natura induttiva fondato sulla rilevazione di tutte le emergenze del caso concreto, laddove il sapere scientifico ed esperienziale, pur fornendo una serie di metodologie di indagine e di elementi di giudizio, non fornisca parametri nomologici cui correlare la verifica condizionalistica. Ma non appare revocabile in dubbio che, in linea di principio, nella ricerca del nesso di condizionalita’ necessaria, il riferimento ad una legge – o comunque ad un parametro nomologico, di matrice scientifica o esperienziale – sia fondamentale. Una legge e’ un enunciato generalizzante, asserente una successione regolare di eventi e percio’ idoneo a rendere intelligibile un accadimento del passato ed a consentire previsioni su accadimenti del futuro. La spiegazione di un evento si svolge, percio’, in quest’ottica, secondo un ben preciso schema: cio’ che deve essere spiegato (explanandum: ad esempio, la morte di Tizio) viene inferito’ da un insieme di premesse (explanans) costituite da enunciati relativi alle condizioni empiriche antecedenti di rilievo (ad esempio, Caio ha sparato a Tizio, colpendolo al cuore) e da generalizzazioni asserenti delle regolarita’ (se un proiettile attinge il cuore di un uomo, questi muore). Dunque lâââEurošÂ¬Ã‹Å”explanandum viene reso intelligibile mediante la connessione ad un complesso di condizioni empiriche antecedenti, sulla base delle leggi incluse nell’explanans. E’ questa la c.d. nozione nomologico-funzionale di causa, prevalente nel pensiero scientifico moderno, secondo la quale il “perche'” di un evento risulta identificato con un insieme di condizioni empiriche antecedenti, contigue nello spazio e continue nel tempo, dalle quali dipende il susseguirsi dell’evento stesso, secondo un’uniformita’ regolare, rilevata in precedenza ed enunciata in una legge.
AVVOCATO MALASANITA’ BOLOGNA RIMINI RAVENNA FORLI PADOVA ROVIGO  tu o un tuo caro avete subito un danno a causa della negligenza altrui, i nostri avvocati possono assistervi nel presentare la relativa richiesta di risarcimento. L’assistenza fornita dai nostri avvocati consta nelle seguenti
Ma da dove provengono le leggi utilizzabili dal giudice- Le fonti non possono che essere due: la scienza e l’esperienza. Esula dalla presente trattazione l’analisi del problema dell’utilizzabilita’ delle leggi di matrice esperienziale. Ci soffermeremo invece sulle leggi scientifiche, che vengono in rilievo nell’ottica della regiudicanda sub iudice.
Cos’e’ una legge scientifica – A quali condizioni puo’ dirsi che un enunciato abbia valenza di legge scientifica- Su questo tema si registra una sostanziale convergenza del pensiero scientifico ed epistemologico nell’enucleazione dei seguenti requisiti: la generalita’; la controllabilita’; il grado di conferma; l’accettazione da parte della comunita’ scientifica internazionale.
  1. A) E’, in primo luogo, necessario che la legge soddisfi il requisito della generalita’: occorre infatti che i casi osservati non coincidano con il campo di applicazione della legge. Ad esempio, l’asserto secondo il quale se si conficca un pugnale nel cuore di un essere umano, questi muore, ha una portata generale perche’, pur essendo vero che il numero di esempi finora osservati di pugnali conficcati in cuori umani e’ finito, esiste un’infinita’ di esempi possibili. Se un’asserzione non affermasse nulla di piu’ di quanto venga affermato dalle sue prove, sarebbe assurdo adoperarla per spiegare o per predire qualcosa che non sia gia’ contenuto nelle prove medesime.
  2. B) La controllabilita’. E’ coessenziale alla nozione di scientificita’ la possibilita’ di assoggettare la teoria a controllo empirico e, pertanto, di valutarla alla luce dei controlli osservativi e sperimentali. Una teoria risulta soddisfacente di fatto (e non solo potenzialmente) se supera i controlli piu’ severi: specialmente quelli che possono essere ritenuti cruciali ancor prima di venire esperiti. Tuttavia, per quante conferme una teoria possa avere avuto, essa non e’ mai certa, in quanto un controllo successivo puo’ sempre smentirla. Miliardi di conferme non rendono certa una teoria (ad esempio, tutti’i pezzi di legno galleggiano in acqua) mentre un solo fatto negativo (questo pezzo di ebano non galleggia), dal punto di vista logico, la falsifica. Di qui il celebre criterio della falsificabilita’ elaborato nel pensiero epistemologico moderno, secondo cui un sistema teorico e’ scientifico solo se puo’ risultare in conflitto con certi dati dell’esperienza. E’ la caratteristica logica di essere deduttivamente falsificabili che contraddistingue le teorie scientifiche. Le teorie pseudo-scientifiche, come l’astrologia, fanno talvolta predizioni corrette ma sono formulate in un modo tale da essere in grado di sottrarsi ad ogni falsificazione e percio’ non sono scientifiche. Va da se’ che ove un’affermazione scientifica si imbatta in un singolo caso falsificante, essa deve essere immediatamente respinta. La controllabilita’ coincide con la falsificabilita’ e cioe’ con la smentibilita’. Non esiste quindi alcun processo induttivo mediante cui le teorie scientifiche siano confermate. Noi possiamo controllare la validita’ delle teorie scientifiche esclusivamente deducendone conseguenze e respingendo quelle teorie che implicano una singola conseguenza falsa.
  3. C) Grado di conferma di una teoria scientifica. Strettamente connesso alla nozione di controllabilita’ e’ il concetto di grado di conferma o di corroborazione di una teoria. Per grado di corroborazione di una teoria e’ da intendersi, in quest’ottica, un resoconto valutativo dello stato – ad un determinato momento storico – della discussione critica di una teoria, relativamente al suo grado di controllabilita’, alla severita’ dei controlli cui e’ stata sottoposta e al modo in cui li ha superati. In sintesi, una valutazione globale del modo in cui una teoria ha retto, fino ad un certo momento della sua discussione critica, ai controlli empirici cui e’ stata sottoposta; e una valutazione dei risultati dei detti controlli empirici. E’ pertanto possibile parlare esclusivamente di grado di corroborazione di una teoria ad un determinato momento della sua discussione critica e non in assoluto. Al riguardo, anche dalla giurisprudenza d’oltre oceano (sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti 28 giugno 1993, pronunziata nel caso Daubert v. Merrel Dow Pharmaceuticals Inc., che ha analizzato il problema degli effetti teratogeni di un farmaco antinausea, il Bendectin) provengono indicazioni interessanti. La sentenza Daubert indica infatti i seguenti. criteri di affidabilita’ delle teorie scientifiche:
1) Verificabilita’ del metodo. Il primo carattere che la conoscenza scientifica deve possedere e’ quello della verificabilita’: una teoria e’ scientifica se puo’ essere controllata mediante esperimenti.
2) Falsificabilita’. Il secondo criterio richiede che la teoria scientifica sia sottoposta a tentativi di falsificazione, i quali, se hanno esito negativo, la confermano nella sua credibilita’.
3) Conoscenza del tasso di errore. Occorre che al giudice sia resa nota, per ogni metodo proposto, la percentuale di errore accertato o potenziale che questo comporta.
In questa prospettiva, si e’ evidenziato, in giurisprudenza, che la legge causale scientifica puo’ considerarsi tale soltanto dopo essere stata sottoposta a ripetuti, superati tentativi di falsificazione e dopo avere avuto ripetute conferme, donde, appunto, l'”alto grado di conferma” che la contraddistingue e donde la “fiducia” che non puo’ non esserle riservata. La certezza che essa esprime viene connotata con le formule “alto grado di probabilita’ “, “alto grado di credibilita’ razionale “, “alto grado di conferma”, proprio perche’ non e’ un valore assoluto, non e’ un’acquisizione irreversibile, poiche’ e’ certezza “allo stato” ma – va aggiunto-allo stato e’ certezza e non probabilita’ (Cass., Sez. 4, 25 novembre 2004, Nobili).
  1. D) Il requisito piu’ pregnante, nell’ottica della giurisprudenza di legittimita’, pero’ quello della diffusa accettazione in seno alla comunita’ scientifica internazionale. La rilevanza di questo requisito e’ tale da segnare il discrimine tra affermazione e negazione del nesso di causalita’. Incertezza scientifica significa mancanza di accettazione da parte della generalita’ della comunita’ scientifica della validazione di un’ipotesi. E da tale incertezza non puo’ che conseguire l’assoluzione dell’imputato perche’ in questi casi non puo’ ritenersi realizzata l’evidenza probatoria in ordine all’effettiva efficacia condizionante della condotta. Il giudice e’, pertanto, tenuto ad accertare se gli enunciati che vengono proposti trovino comune accettazione nell’ambito della comunita’ scientifica (Cass., Sez. 4, n. 43796 del 17-9-2010, Rv.248943), esaminando le basi fattuali sulle quali le argomentazioni del perito sono state condotte; l’ampiezza, la rigorosita’ e l’oggettivita’ della ricerca; l’attitudine esplicativa dell’elaborazione teorica nonche’ il grado di consenso che le tesi sostenute dall’esperto raccolgono nell’ambito della comunita’ scientifica (Cass., Sez. 4, n. 18678 del 14-3-2012, Rv. 252621). Rimane, pero’, fermo che, ai fini della ricostruzione del nesso causale, e’ utilizzabile anche una legge scientifica.che non sia unanimemente riconosciuta,. essendo sufficiente il ricorso alle acquisizioni maggiormente accolte o generalmente condivise, attesa la diffusa consapevolezza della relativita’ e mutabilita’ delle conoscenze scientifiche (Sez. U., 25-1-2005, Rv. 230317; Cass., Sez. 4, n. 36280 del 21-6-2012, Rv. 253565). Di tale indagine il giudice e’ chiamato a dar conto in motivazione, esplicitando le informazioni scientifiche disponibili e utilizzate e fornendo una razionale giustificazione, in modo completo e, il piu’ possibile, comprensibile a tutti, dell’apprezzamento compiuto. Si tratta di accertamenti’e valutazioni di fattd, insindacabili in cassazione, ove sorretti tia congrua motivazione, poiche’ il giudizio di legittimita’ non puo’ che incentrarsi esclusivamente sulla razionalita’, completezza e rigore metodologico del predetto apprezzamento. Il giudice di legittimita’, infatti, non e’ giudice del sapere scientifico e non detiene proprie conoscenze privilegiate (Cass., Sez. 4, n. 1826 del 19-10-2017), di talche’ esso non puo’, ad esempio, essere chiamato a decidere se una legge scientifica, di cui si postuli l’utilizzabilita’ nell’inferenza probatoria, sia o meno fondata (Cass., Sez. 4, n. 43786 del 17-9-2010). La Corte di cassazione ha invece il compito di valutare la correttezza metodologica dell’approccio del giudice di merito al sapere tecnico-scientifico, che riguarda la preliminare e indispensabile verifica critica in ordine all’affidabilita’ delle informazioni che utilizza ai fini della spiegazione del fatto (Cass., Sez. 4, n. 42128 del 30-9-2008).
Questa impostazione e’ coerente con gli approdi della piu’ avveduta giurisprudenza sull’argomento. Si e’ poc’anzi analizzata la sentenza Daubert. Orbene, questa sentenza addita espressamente all’interprete l’importanza del requisito della sottoposizione al controllo della comunita’ scientifica internazionale, mediante la pubblicazione sulle piu’ diffuse riviste specializzate, e della generale accettazione in seno alla comunita’ degli esperti. E’ vero che la sentenza Daubert attribuisce a tale requisito un carattere ausiliario ma non indispensabile, affermando che una valutazione di affidabilita’ ammette ma non richiede l’esplicita identificazione di una comunita’ scientifica rilevante e una espressa definizione di un particolare grado di accettazione all’interno di quella comunita’. Ma rimane comunque fermo che, nella prospettiva delineata da questa sentenza, l’accettazione diffusa puo’ essere un fattore importante per stabilire l’ammissibilita’ di una particolare prova mentre una tecnica che e’ stata in grado di ottenere soltanto un consenso sporadico nella comunita’ scientifica puo’ essere vista con scetticismo. Del resto, il criterio in disamina era stato accolto dalla giurisprudenza nordamericana fin dal 1923, con la sentenza Frye, secondo la quale una prova scientifica puo’ essere ammessa soltanto quando sia fondata su un principio o una scoperta sufficientemente stabile, si’ da aver ricevuto generale accettazione nell’ambito di ricerca al quale attiene.. Del resto, non esistendo, fra gli epistemologi, un accordo sull’esistenza di un unico metodo scientifico e proponendo la “corrente metodologia” metodi di ricerca diversi e fra loro in contrasto, l’esigenza di assicurare al massimo grado la certezza richiesta dal diritto impone al giudice di considerare affidabili solo teorie scientifiche che, oltre a possedere i requisiti poc’anzi illustrati, godano del consenso generale.
Sulla base delle considerazioni appena formulate e’ dunque possibile affermare che le leggi scientifiche utilizzabili dal giudice per la spiegazione causale sono esclusivamente quelle connotate da un elevato grado di conferma empirica e di corroborazione, per il superamento dei tentativi di falsificazione, e che godano inoltre di un diffuso consenso, nell’ambito della comunita’ scientifica internazionale.
  1. Una volta stabilito quali debbano essere i requisiti delle leggi scientifiche utilizzabili dal giudice nella valutazione del nesso causale, analizziamo un ulteriore profilo, inerente alla loro natura. Nell’ambito della categoria delle leggi scientifiche, summa divisio si pone tra leggi di carattere universale e leggi di carattere statistico. Le prime sono quelle che asseriscono, nella successione di determinati eventi, invariabili regolarita’, senza eccezioni. Le seconde si limitano invece ad affermare che il verificarsi di un evento e’ accompagnato dal verificarsi di un altro evento in una certa percentuale di casi e con una frequenza relativa. Sono leggi universali, ad esempio, le asserzioni: tutte le volte in cui una sbarra di ferro magnetizzata viene spezzata in due, entrambe le sue parti sono ancora magneti; se un individuo viene lasciato senza mangiare ne’ bere, muore. Sono invece leggi statistiche le asserzioni del tipo: se viene lanciato un dado simmetrico, la probabilita’ che esso si arresti volgendo verso l’alto una determinata faccia e’ di uno a sei; il fumo provoca il cancro al polmone; l’esposizione a cloruro di vinile monomero provoca l’angiosarcoma epatico. Leggi probabilistiche si incontrano praticamente in tutte le discipline, dalla fisica all’economia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia alle scienze sociali. Si distinguono leggi probabilistiche epistemiche e leggi probabilistiche intrinseche: le prime assumono che esistano, in relazione ai fenomeni oggetto d’indagine, autentiche leggi universali, che pero’ sono ignote, ragion per cui il probabilismo e’ soltanto frutto dei limiti della conoscenza scientifica attuale; le seconde costituiscono invece, per quel che ad oggi e’ dato sapere, autentiche leggi stocastiche, irriducibili a leggi universali. Ve ne sono innumerevoli, ad esempio nella fisica quantistica e nella genetica. La Corte di cassazione ha affermato che il ricorso alle leggi statistiche da parte del giudice e’ piu’ che legittimo perche’ il modello della sussunzione sotto leggi sottende, il piu’ delle volte, necessariamente il distacco. da una spiegazione causale deduttiva, che implicherebbe una impossibile conoscenza di tutti i fatti e di tutte le leggi pertinenti (Cass., Sez. 4, 6 dicembre 1990, Bonetti, relativa alla frana di Stava, verificatasi il 9 luglio 1985). E, correttamente, le Sezioni unite, hanno sottolineato che, ove si ripudiasse la natura eminentemente induttiva dell’accertamento giudiziale e si pretendesse comunque una spiegazione causale di tipo deterministico e nomologico-deduttivo, secondo criteri di utopistica certezza assoluta, si finirebbe col frustrare gli scopi preventivo-repressivi del diritto e del processo penate in settori nevralgiti per la tutela di beni primari, stabilendo conseguentemente che la spiegazione causale dell’evento puo’ essere tratta da leggi scientifiche, universali o statistiche, enucleabili anche da rilevazioni epidemiologiche (Sez. U., 10 luglio 2002, Franzese, cit.).
Indubbiamente, pero’, qualora si circoscrivesse lo spettro cognitivo alla sola considerazione dello spessore statistico-quantitativo del parametro nomologico utilizzato, laddove venisse utilizzata, come premessa maggiore del sillogismo esplicativo, una legge statistica con coefficiente percentualistico elevato ma non prossimo al 100%, gli approdi decisori assai raramente si configurerebbero in termini di certezza. Ad esempio, si considera statisticamente provato che il fumo possa produrre il cancro al polmone. Tuttavia, non soltanto vi sono accaniti fumatori che non contraggono il cancro al polmone ma vi sono anche molte persone che contraggono questo tipo di tumore senza aver mai fumato: quindi il fumo non ne costituisce condicio sine qua non. Ne deriva che perfino se riscontrassimo un cancro al polmone in un fumatore, non potremmo concludere con certezza che il fumo ne sia stato la causa. A fortiori, una correlazione statistica di bassa frequenza non e’ in grado di fondare l’imputazione causale dell’evento singolo.
  1. Per colmare le carenze epistemiche derivanti dall’utilizzo di parametri nomologici che, di per se’, non assicurano la certezza, e’ stato elaborato, in giurisprudenza, il concetto di “probabilita’ logica”. Su questo versante, viene in rilievo la differenza fra probabilita’ statistica e probabilita’ logica. Mentre la prima attiene alla verifica empirica circa la misura della frequenza relativa nella successione degli eventi, la seconda contiene la verifica aggiuntiva, sulla base dell’intera evidenza disponibile, dell’attendibilita’ dell’impiego della legge statistica per il singolo evento e della persuasiva e razionale credibilita’ dell’accertamento giudiziale. Dunque, il concetto di probabilita’ logica impone di tener conto di tutte le caratteristiche del caso concreto, integrando il criterio della frequenza statistica con tutti gli elementi astrattamente idonei a modificarla. Ad esempio: dall’indagine statistica si rileva che la somministrazione di una determinata terapia per contrastare una certa patologia, ha avuto efficacia positiva nell’80% dei casi. Rimanendo ancorati al dato statistico, non e’ possibile affermare il nesso di condizionamento tra la condotta del medico che abbia omesso di prescrivere la terapia e la morte del paziente perche’ residuerebbe un rischio troppo elevato di condannare un innocente, dato che nel 20% dei casi la terapia non ha avuto efficacia risolutiva. Se la probabilita’ statistica viene invece integrata da tutti gli elementi forniti dall’evidenza disponibile, e’ possibile pervenire ad una valutazione, in un senso o nell’altro, connotata da un elevato grado di credibilita’ razionale, non piu’ espresso in termini meramente percentualistici.
  2. Le caratteristiche del caso concreto da prendere in considerazione potranno inerire all’eta’, al sesso del paziente, allo stadio cui era pervenuta la patologia, alla tempestivita’ dell’accertamento della malattia, alle condizioni di salute generale del soggetto, alla presenza di altre patologie, alla necessaria assunzione, da parte del paziente, di altri farmaci che interferiscono con la terapia praticata e, in generale, a tutte le circostanze che possono aumentare o diminuire le speranze di sopravvivenza. E le Sezioni unite, nella sentenza Franzese, hanno affermato che anche coefficienti medio-bassi di probabilita’ c.d. frequentista per tipi di evento, rivelati dalla legge statistica o da generalizzazioni empiriche del senso comune o da rilevazioni epidemiologiche, pur imponendo verifiche particolarmente attente sia in merito alla loro fondatezza che alla specifica applicabilita’ alla fattispecie concreta, possono essere utilizzati per l’accertamento del nesso di condizionamento, ove siano corroborati dal positivo riscontro probatorio circa la sicura non incidenza, nel caso di specie, di altri fattori interagenti in via alternativa. Il procedimento logico, non dissimile, secondo le Sezioni unite, dalla sequenza del ragionamento inferenziale, dettato, in tema di prova indiziaria, dall’articolo 192 c.p.p., comma 2, deve pertanto condurre alla conclusione, caratterizzata da “un alto grado di credibilita’ razionale”, quindi alla “certezza processuale “, che, esclusa l’interferenza di decorsi alternativi, la condotta omissiva dell’imputato, alla luce della cornice nomologica e dei dati ontologici, sia stata condizione “necessaria” dell’evento, attribuibile percio’ all’agente come fatto proprio.
L’ulteriore passo sara’ costituito, nell’ottica del giudizio di probabilita’ logica, dalla ricerca – ed,eventualmente, dall’esclusione – di decorsi causali alternativi. Dunque l’attivita’ investigativa del pubblico ministero prima e quella istruttoria del giudice poi non devono essere dirette soltanto ad ottenere la conferma dell’ipotesi formulata ma devono riguardare anche l’esistenza di fattori causali alternativi, che possano costituire elementi di smentita dell’ipotesi prospettata. L’impossibilita’ di escludere, al di la’ di ogni ragionevole dubbio, l’esistenza di fattori causali alternativi non consente di ritenere processualmente certo il rapporto di causalita’ e dunque. di attribuire, sotto il profilo oggettivo, l’evento all’imputato. In giurisprudenza, si e’, in proposito, precisato pero’ che il giudice deve adeguatamente motivare la conclusione sulla possibile esistenza di fattori alternativi di spiegazione dell’evento e non puo’ contrapporre ai dati di fatto accertati mere congetture per ipotizzare tali spiegazioni alternative (Cass., Sez. 4, 2 marzo 2005, Herreros). E le Sezioni unite hanno ribadito che il rapporto di causalita’ tra omissione ed evento non puo’ ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilita’ statistica ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilita’ logica, che a sua volta deve essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sulla base dell’analisi delle connotazioni del fatto storico e delle peculiarita’ del caso concreto. (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Rv. 261103).
  1. La via per giungere ad un corretto giudizio di probabilita’ logica e’ additata dalle Sezioni unite nel procedimento abduttivo, strumento principe dell’accertamento della condizionalita’ necessaria (Sez. U., 10.7.2002, Franzese). Lo schema dell’abduzione e’ il seguente: si osserva F, un fatto sorprendente, di cui si vogliono ricercare le cause; se A fosse vero, allora F sarebbe naturale; vi e’ quindi motivo di credere che A sia vero. Dunque, al fine di trovare una spiegazione di un fatto problematico, dobbiamo elaborare un’ipotesi o congettura da cui dedurre delle conseguenze, le quali, a loro volta, possano essere collaudate empiricamente. Il primo passo e’ pertanto la formulazione di un’ipotesi esplicativa. Si procede poi, per via deduttiva, a trarre dall’ipotesi le previsioni dei risultati di determinate verifiche. Si eseguono quindi le verifiche e si confrontano le previsioni con i risultati di essi, concludendo con la validazione o l’invalidazione dell’ipotesi.
  2. L’abduzione cerca quindi di risalire dai fatti alle loro cause, procedendo dal conseguente all’antecedente. Dunque, la logica abduttiva e’ un ragionare all’indietro: dall’esperienza all’ipotesi. Il punto di partenza e’ un fatto sorprendente, che genera “uno stato di insoddisfazione”, che “stimola alla ricerca”. Orbene, l’indagante formula un’ipotesi di spiegazione che e’ un tentativo di ricondurre l’evento sorprendente alle sue cause sulla base di una qualche forma di regolarita’ nomologica. Una volta formulata un’ipotesi di spiegazione dei fatti, cio’ che si deve fare e’ trarne le conseguenze per deduzione, confrontarle con i risultati delle verifiche e scartare l’ipotesi, provandone un’altra, non appena la prima verra’ smentita.
  3. Sulla base delle considerazioni dianzi formulate, le Sezioni unite, con impostazione sostanzialmente confermata dalla giurisprudenza successiva, hanno enucleato, per quanto attiene alla responsabilita’ professionale del medico, relativamente al profilo eziologico, i seguenti principi di diritto: il nesso causale puo’ essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio contro fattuale, condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica -, si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa, l’evento non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe – verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensita’ lesiva. Non e’ pero’ consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilita’ espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale, poiche’ il giudice deve verificarne la validita’ nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile, cosicche’, all’esito del ragionamento probatorio, che abbia altresi’ escluso l’interferenza di fattori eziologici alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico e’ stata condizione necessaria dell’evento lesivo con “alto grado di credibilita’ razionale”. L’insufficienza, la contraddittorieta’ e l’incertezza del riscontro probatorio sulla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionevole dubbio, in base all’evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante della condotta del medico rispetto ad altri fattori interagenti nella produzione dell’evento lesivo, comportano la neutralizzazione dell’ipotesi prospettata dall’accusa e l’esito assolutorio del giudizio (Sez. U. 10.7.2002, Franzese). Ne deriva che nelle ipotesi di omicidio o lesioni colpose in campo medico, il ragionamento controfattuale deve essere svolto dal giudice in riferimento alla specifica attivita’ (diagnostica, terapeutica, di vigilanza e salvaguardia dei parametri vitali del paziente o altro) che era specificamente richiesta al sanitario e che si assume idonea, se realizzata, a scongiurare o ritardare l’evento lesivo, come in concreto verificatosi, con alto grado di credibilita’ razionale (Cass.,Sez.4,n. 30649 del 13-6-2014, Rv. 262239).Sussiste, pertanto, il nesso di causalita’ tra l’omessa adozione, da parte del medico, di misure atte a rallentare o bloccare il decorso della patologia e il decesso del paziente, allorche’ risulti accertato, secondo il principio di controfattualita’, condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica, universale o statistica, che la condotta doverosa avrebbe inciso positivamente sulla sopravvivenza del paziente, nel senso che l’evento non si sarebbe verificato ovvero si sarebbe verificato in epoca posteriore -o con modalita’ migliorative, anche sotto il profilo dell’intensita’ della sintomatologia dolorosa (Cass., Sez. 4, n. 18573 del 14-2-2013, Rv. 256338).
  4. Nel caso in disamina, il giudice a quo ha posto in rilievo che dagli accertamenti peritali e’ emerso che entro le prime sei ore dall’ingresso in ospedale dell’ (OMISSIS), quando la dissezione era verosimilmente limitata alla sola aorta ascendente e poteva essere individuata con una ecocardiografia correttamente eseguita e integrata da un approccio trans-esofageo o anche valutando correttamente la RX toracica ed eseguendo una tac multistrato, le probabilita’ di successo dell’intervento chirurgico erano molto elevate, in un soggetto giovane, senza comorbilita’, in assenza di estensione della dissezione agli osti coronarici e di ematoma pericardico. In tale situazione le probabilita’ di successo erano stimabili in misura superiore al 90%. Al momento dell’estensione della dissezione a tutta la aorta, stimabile nelle sei-otto ore successive al ricovero, le chances di sopravvivenza, pur inferiori a quelle connesse ad una diagnosi tempestiva, sarebbero state ancora superiori al 50-60%. Ne deriva che le probabilita’ di successo, con sopravvivenza del paziente, sono rimaste ottime per l’intero periodo in cui l’ (OMISSIS) e’ rimasto affidato alle cure del dottor (OMISSIS), tanto piu’ che si trattava di un paziente relativamente giovane (55 anni), che non risultano accertate, nemmeno all’esito dell’esame autoptico, altre patologie rilevanti e che la struttura d’eccellenza in cui il paziente era ricoverato assicurava la migliore assistenza e professionalita’. L’impianto argomentativo a sostegno del decisum e’, dunque, puntuale, coerente, privo di discrasie logiche, del tutto idoneo a rendere intelligibile l’iter logico-giuridico seguito dal giudice e percio’ a superare lo scrutinio di legittimita’.
11.Considerazioni non dissimili attengono al secondo motivo del ricorso presentato dalle parti civili, concernente sempre la problematica del nesso causale in relazione pero’ alla posizione processuale di (OMISSIS). La Corte d’appello ha, al riguardo, evidenziato che quest’ultima assunse la cura del paziente tra le 8 e le 8,30 del (OMISSIS), 12 ore dopo il ricovero in UCIC.
E’ vero che anche ella si appiatti’ sulla diagnosi formulata dal collega piu’ anziano, senza rivalutare autonomamente, come doveroso, la situazione clinica del paziente e gli esiti dell’ECG e dell’analisi degli enzimi cardiaci e senza tenere conto della persistenza del dolore lombare, cioe’ senza considerare tutta una serie di elementi che imponevano, proprio per la specializzazione rivestita, una rivisitazione della diagnosi ed una rivalutazione critica di essa. Tuttavia, non puo’ sottovalutarsi il decorso del tempo. Erano, infatti, trascorse gia’ oltre 12 ore dall’insorgenza del primo sintomo. Altro tempo sarebbe stato necessario per l’esecuzione degli interventi diagnostici, anche strumentali, necessari per la verifica dell’originaria diagnosi e la ricerca di un’alternativa diagnostica. A quel punto, per la progressione dell’estensione della dissezione, l’intervento non avrebbe potuto offrire le stesse chances di successo che, come si e’ visto, erano ancora molto elevate nelle ore precedenti..In questo caso, davvero, il ricorso all’intervento chirurgico sarebbe stato ad alto rischio e sicuramente scarsamente praticabile. Di qui la conclusione relativa all’insussistenza del nesso eziologico fra le omissioni colpevoli in cui pure e’ incorsa la (OMISSIS) e l’evento letale. Trattasi, come si vede, di una motivazione precisa, fondata su specifiche risultanze processuali e del tutto idonea a illustrare l’itinerario concettuale esperito dal giudice di merito. D’altronde, il vizio di manifesta illogicita’ che, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), legittima il ricorso per cassazione implica the il ricorrente dimostri che l’iter argomentativo seguito dal giudice e’ assolutamente carente sul piano logico e, per altro verso, che questa dimostrazione non ha nulla a che fare con la prospettazione di un’altra interpretazione o di un altro iter, in tesi egualmente corretti sul terreno della razionalita’. Ne consegue che, una volta che il giudice abbia coordinato logicamente gli atti sottoposti al suo esame, a nulla vale opporre che questi atti si prestavano a una diversa lettura o interpretazione, munite di eguale crisma di logicita’ (Sez. U.. 27-9-1995, Mannino, Rv. 202903).La verifica che la Corte di cassazione e’ abilitata a compiere sulla completezza e correttezza della motivazione di una sentenza non puo’ infatti essere confusa con una rinnovata valutazione delle risultanze acquisite, da contrapporre a quella fornita dal giudice di merito. Ne’ la Corte suprema puo’ esprimere alcun giudizio sulla rilevanza e sull’attendibilita’ delle fonti di prova, giacche’ esso e’ attribuito al giudice di merito, con la conseguenza che le scelte da questo compiute, se coerenti, sul piano logico, con una esauriente analisi delle risultanze probatorie acquisite, si sottraggono al sindacato di legittimita’, una volta accertato che, come nel caso in disamina, il processo formativo del libero convincimento del giudice non abbia subi’to il condizionamento derivante da una riduttiva indagine conoscitiva o gli effetti altrettanto negativi di un’imprecisa ricostruzione del contenuto di una prova (Sez. U., Rv. 203767 del 25-11-1995, Facchini). Dedurre infatti vizio di motivazione della sentenza significa dimostrare che essa e’ manifestamente carente di logica e non gia’ opporre alla ponderata ed argomentata valutazione degli atti effettuata dal giudice di merito una diversa ricostruzione, anche se non irragionevole (Sez. U. 19-6-1996, Di Francesco, Rv 205621).

QUANDO ABBIAMO COLPA MEDICA?Quanto, infatti, alla censura concernente la ripartizione dell’onere probatorio del nesso causale tra paziente danneggiato (o, come nella specie, i suoi eredi) e struttura sanitaria, va ribadito – nel senso della sua infondatezza – che, nei giudizi risarcitori da responsabilità sanitaria, si delinea “un duplice ciclo causale, l’uno relativo all’evento dannoso, a monte, l’altro relativo all’impossibilità di adempiere, a valle”. Orbene, il primo, “quello relativo all’evento dannoso, deve essere provato dal creditore/danneggiato, il secondo, relativo alla possibilità di adempiere, deve essere provato dal debitore/danneggiante. Mentre il creditore deve provare il nesso di causalità fra l’insorgenza (o l’aggravamento) della patologia”, ovvero la morte, “e la condotta del sanitario (fatto costitutivo del diritto), il debitore deve provare che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione (fatto estintivo del diritto)” (così, in motivazione, tra le altre, Cass. Sez. 3, sent. 26 luglio 2017, n. 18392, Rv. 645164-01). Ne consegue, dunque, che “la causa incognita resta a carico dell’attore relativamente all’evento dannoso, resta a carico del convenuto relativamente alla possibilità di adempiere. Se, al termine dell’istruttoria, resti incerti la causa del danno o dell’impossibilità di adempiere, le conseguenze sfavorevoli in termini di onere della prova gravano rispettivamente sull’attore o sul convenuto. Il ciclo causale relativo alla possibilità di adempiere acquista rilievo solo ove risulti dimostrato il nesso causale fra evento dannoso e condotta del debitore. Solo una volta che il danneggiato abbia dimostrato che l’aggravamento della situazione patologica (o l’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento)”, ovvero la morte del paziente, “è causalmente riconducibile alla condotta dei sanitari sorge per la struttura sanitaria l’onere di provare che l’inadempimento, fonte del pregiudizio lamentato dall’attore, è stato determinato da causa non imputabile” (così, nuovamente, Cass. Sez. 3, sent. n. 18392 del 2017, cit.; nello stesso senso anche Cass. Sez. 3, sent. 4 novembre 2017, n. 26824, non massimata; Cass. Sez. 3, sent. 7 dicembre 2017, n. 29315, Rv. 646653-01; Cass. Sez. 3, sent. 15 febbraio 2018, n. 3704, Rv. 647948-01; Cass. Sez. 3, ord. 23 ottobre 2018, n. 26700, Rv. 651166-01, nonchè, da ultimo, Cass. Sez. 3, sent. 11 novembre 2019, n. 28991, Rv. 655828-01). Si tratta, peraltro, di conclusione – come è stato di recente sottolineato – che tiene conto della peculiare configurazione che il “sottosistema” della responsabilità per attività sanitaria riveste nell’ambito del sistema “generale” della responsabilità contrattuale. Se, invero, nell’ambito di quest’ultimo, la “causalità materiale, pur teoricamente distinguibile dall’inadempimento per la differenza fra eziologia ed imputazione, non è praticamente separabile dall’inadempimento, perchè quest’ultimo corrisponde alla lesione dell’interesse tutelato dal contratto e dunque al danno evento”, non altrettanto può dirsi in ambito di responsabilità sanitaria, giacchè nel “diverso territorio del “tacere” professionale la causalità materiale torna a confluire nella dimensione del necessario accertamento della riconducibilità dell’evento alla condotta”. Qui, infatti, “l’interesse corrispondente alla prestazione è solo strumentale all’interesse primario del creditore” (che, nel caso del “facere” professionale del sanitario, è quello alla guarigione), giacchè oggetto della prestazione sanitaria è solo “il perseguimento delle “leges artis” nella cura dell’interesse del creditore” (o, altrimenti detto, il diligente svolgimento della prestazione professionale), di talchè, il “danno evento in termini di aggravamento della situazione patologica o di insorgenza di nuove patologie attinge non l’interesse affidato all’adempimento della prestazione professionale, ma quello presupposto corrispondente al diritto alla salute”. Ne consegue, pertanto, che non essendo l’aggravamento della situazione patologica o l’insorgenza di nuove patologie (ovvero la morte) “immanenti alla violazione delle “leges artis””, potendo “avere una diversa eziologia”, all’onere del creditore/ danneggiato “di allegare la connessione puramente naturalistica fra la lesione della salute, in termini di aggravamento della situazione patologica o insorgenza di nuove patologie, e la condotta del medico”, si affianca – “posto che il danno evento non è immanente all’inadempimento”, anche quello “di provare quella connessione” (così Cass. Sez. 3, sent. n. 28991 del 2019, cit.).

 

​Imprudenza: fa riferimento ad un atteggiamento avventato da parte dell’operatore sanitario che, nonostante fosse al corrente dei rischi per il paziente, decide di procedere con una determinata procedura;

 

 

​​Imperizia: viene identificata con tutti i casi in cui il medico non ha la preparazione professionale e tecnica sufficiente per fronteggiare una determinata situazione.

 

 

1)Risarcimento Danni per errore, per negligenza del ginecologo;

Risarcimento Danni per errore, per imperizia dell’ortopedico;

Risarcimento Danni per errore, per negligenza dell’oncologo;

Risarcimento Danni per errore, per imprudenza del cardiologo;

Risarcimento danni per errore, per imperizia del nefrologo;

Risarcimento Danni per errata diagnosi prenatale e nascita indesiderata;

Risarcimento Danni per anestesia errata;

Risarcimento Danni per carenza consenso informato.

 

 

 

 

 

 

2)Risarcimento Danni causati da omessa, tardiva, errata diagnosi;

Risarcimento Danni causati da terapie farmacologiche errate;

Risarcimento Danni conseguenti ad Infezioni contratte durante il Ricovero Ospedaliero;

Risarcimento Danni causati da errati interventi chirurgici;

Risarcimento Danni per errore, negligenza, imperizia, imprudenza del Chirurgo Estetico;

Risarcimento Danni causati da cure errate o insufficienti nella fase post operatoria;

Risarcimento Danni causati da trasfusioni di sangue infetto;

Risarcimento Danni causati da gravi errori, imprudenza in sala parto;

Risarcimento Danni per errore, per imprudenza del pediatra;

Risarcimento Danni per errore, per imperizia del dentista/odontoiatra;

 

 

Risarcimento Salute

ESCLUSO DALL’EREDITA’ ? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA!! Cosa fare se vieni escluso dall’eredita’?

ESCLUSO DALL’EREDITA’ ? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA!!

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Cosa fare se vieni escluso dall’eredita’?

come comportarti ?

a chi rivolgerti ?

avvocato Sergio Armaroli esperto di successioni e testamenti a Bologna .

MA COSA PUO’ ESCLUDERTI DALLA TUA EREDITA’ ?

Un testamento per esempio:

poniamo il caso che tu sia il fratello di una persona facoltosa che non ha moglie e figli , la legge  se non vi è testamento prevede  i fratelli quali eredi legittimi, bada bene legittimi e non legittimari!!

Quale la differenza tra eredi legittimi e legittimari?

Gli eredi legittimi sono la categoria di eredi a cui la legge in assenza di testamento lascia una quota di eredita’ ,ad esempio i fratelli se non vi sono figli o coniuge .

Il legittimario che non ha accettato l’eredità col beneficio d’inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato all’eredità. Questa disposizione non si applica all’erede che ha accettato col beneficio d’inventario e che ne è decaduto. In ogni caso il legittimario, che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie, deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato. Il legittimario che succede per rappresentazione deve anche imputare le donazioni e i legati fatti, senza espressa dispensa, al suo ascendente.

La dispensa non ha effetto a danno dei donatari anteriori. Ogni cosa, che, secondo le regole contenute nel capo II del titolo IV di questo libro, è esente da collazione, è pure esente da imputazione.”

AZIONE RIDUZIONE

 è quindi la forma di tutela riconosciuta ai legittimari per ottenere giudizialmente la quota di legittima così come determinata dall’artcolo 556 del codice civile.

Questa forma di tutela è riconosciuta dal codice civile ai soli legittimari: stretti congiunti del defunto a cui la legge riconosce particolari diritti e quote sul patrimonio del defunto. L’azione di riduzione spetta anche agli eredi ed agli aventi causa dei legittimari. Si tratta di un’azione che ha la natura di accertamento costitutivo.

Senza che sia necessario trattare sotto il profilo teorico della molteplicità degli elementi distintivi fra la collazione e l’azione di riduzione, evidenziati in dottrina già a livello manualistico, al fine di fare emergere l’errore in cui è incorsa la corte d’appello, è sufficiente soffermarsi sul diverso modo di operare della collazione e dell’azione di riduzione, anche quando la prima sia fatta per imputazione. La riduzione sacrifica i donatari nei limiti di quanto occorra per reintegrare la legittima lesa ed è quindi imperniata sul rapporto fra legittima e disponibile, mentre la collazione, nei rapporti indicati nell’art. 737 c.c., pone il bene donato, in proporzione della quota ereditaria di ciascuno, in comunione fra i coeredi che siano il coniuge o discendenti del de cuius, donatario compreso, senza alcun riguardo alla distinzione fra legittima e disponibile (Cass. n. 1481/1979). La collazione opera sia nella successione legittima, sia nella successione testamentaria (Cass. n. 3012/2006). Nessuna contrapposizione è, sotto questo profilo proponibile fra collazione in natura e collazione per imputazione. La collazione, in entrambe le forme in cui è prevista dalla legge (in natura e per imputazione) rappresenta un istituto preordinato dalla legge per la formazione della massa ereditaria, allo scopo di assicurare l’equilibrio e la parità di trattamento in senso relativo tra i coeredi in modo da far sì che non venga alterato il rapporto di valore tra le varie quote e sia garantita a ciascun coerede la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionata alla propria quota. La differenza tra i due modi di collazione consiste in ciò che, mentre quella in natura consta di un’unica operazione, che implica un effettivo incremento dei beni in comunione che devono essere divisi, la collazione per imputazione ne postula due, l’addebito del valore dei beni donati, a carico della quota dell’erede donatario, ed il contemporaneo prelevamento di una corrispondente quantità di beni da parte degli eredi non donatari, cosicchè soltanto nella collazione per imputazione, non in quella in natura, i beni rimangono sempre in proprietà del coerede donatario, che li trattiene in virtù della donazione ricevuta e deve versare alla massa solo l’equivalente pecuniario, il che di norma avviene soltanto idealmente” (Cass. n. 2453/1976). Insomma, con la collazione in natura il bene diventa, in termini reali, oggetto di comunione fra il donatario e gli altri coeredi: esso sarà diviso fra i coeredi insieme alle altre cose presenti nell’asse in ragione della rispettiva quota ereditaria (Cass. n. 4777/1983); con la collazione per imputazione è ripartito invece il valore della stessa donazione: attraverso il metodo dei prelevamenti o altro equivalente i coeredi non donatari conseguono sulla massa comune, in aggiunta al valore della quota quale sarebbe stata senza la collazione, anche il valore che loro compete sul bene donato in proporzione di quella stessa quota. Il bene donato, conferito per imputazione, rimane di proprietà del donatario (Cass. n. 25646/2008; n. 9177/2018). Anche quando sia fatta per imputazione la collazione rimane distinta dalla riunione fittizia delle donazioni prevista dall’art. 556 c.c.. Entrambe lasciano i beni donati nel patrimonio del donatario, ma mentre la riunione fittizia resta comunque una pura operazione contabile, da cui può non derivare alcuna alterazione nel patrimonio dei donatari, se non sia lesa la legittima, la collazione attuata per imputazione si traduce comunque in un sacrificio a carico del conferente. il quale subisce il maggior concorso dei coeredi sui beni relitti. 4. In quanto la collazione obbliga i coeredi accettanti a conferire nell’asse ereditario i beni ricevuti con atti di liberalità, essa può raggiungere il risultato di eliminare le eventuali lesioni di legittima realizzati attraverso tali atti. Si spiega probabilmente con questa constatazione la tesi, seguita da Cass. n. 1521/1980, secondo cui nei rapporti in cui opera la collazione la questione della riduzione di una liberalità lesiva non può sorgere se non quando il donatario sia stato dispensato dall’obbligo di conferire, “giacche, in caso contrario, il solo meccanismo della collazione sarebbe sufficiente per far conseguire ad ogni coerede la porzione spettantegli sull’eredità, senza necessità di ricorso alla specifica tutela apprestata dalla legge per la quota di legittima”. La soluzione di giurisprudenza è criticata dalla dottrina sulla base della considerazione che non sempre il meccanismo della collazione è idoneo a far conseguire al legittimario la legittima nella sua integrità anche qualitativa. Tale obiezione è stata recepita da Cass. n. 22097/2015 che ha ammesso il concorso dell’azione di riduzione con la collazione: “è sufficiente considerare, in proposito, che in caso di azione di riduzione di un legato o di una donazione di immobili, il legatario o donatario è tenuto a restituire i beni in natura (salvo le ipotesi di cui all’art. 560 c.c., nn. 2 e 3), senza avere la facoltà, riconosciuta invece dall’art. 746 c.c., al soggetto tenuto alla collazione, di procedere, invece che al conferimento in natura, all’imputazione del mero valore dell’immobile alla propria porzione divisoria. E’ evidente, pertanto, che nel caso – ricorrente nella fattispecie in esame – di concorso di discendenti alla successione, pur potendo la collazione comportare di fatto l’eliminazione di eventuali lesioni di legittima, consentendo agli eredi legittimi di conseguire nella divisione proporzioni uguali, la contestuale proposizione della domanda di riduzione non può ritenersi priva di ogni utilità: solo l’accoglimento di tale domanda, infatti, può valere ad assicurare al legittimario leso la reintegrazione della sua quota di riserva con l’assegnazione di beni in natura, privando i coeredi della facoltà di optare per la imputazione del relativo valore”. In conclusione, il rilievo che la collazione riporta, a beneficio del coniuge o dei discendenti coeredi, la donazione eventualmente lesiva della legittima altrui fatta a uno di essi non fornisce argomento per negare al legittimario la tutela specifica offerta dall’azione di riduzione. Nello stesso tempo, e in modo speculare, deve riconoscersi che l’azione di riduzione, una volta esperita, non esclude l’operatività della collazione con riguardo alla donazione oggetto di riduzione. Si deve tuttavia fare una precisazione: mentre la collazione, qualora richiesta in via esclusiva, comporta il rientro del bene donato nella massa, senza riguardo alla distinzione fra legittima e disponibile, nel caso di concorso con l’azione di riduzione, essa interviene in un secondo tempo, dopo che la legittima sia stata reintegrata, al fine di redistribuire l’eventuale eccedenza, e cioè l’ulteriore valore della liberalità che esprime la disponibile (Cass. n. 12317/2019).

LESIONE DI LEGITTIMA CIOE’ DELLA QUOTA CHE TI SPETTA QUALE EREDE NECESSARIO COSA DI CE LA CASSAZIONE ?

Ritiene il Collegio che il precedente ora segnalato non possa ritenersi espressivo di principi condivisibili, non tenendo conto in particolare della necessità di dover fare puntuale applicazione anche in tale materia del regime delle preclusioni di cui al codice di rito, come modificato dalla novella di cui alla L. n. 353 del 1990 (applicabile alla fattispecie ratione temporis).

In tal senso la novella di cui alla L. n. 353 del 1990, ha visto affermare la sua applicabilità anche al giudizio di divisione come autorevolmente affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 14109/2006, ed i principi affermati in tale circostanza sono stati poi ribaditi anche dalla successiva giurisprudenza della Corte la quale da ultimo ha affermato (Cass. n. 22274/13) che nel giudizio di divisione ereditaria, qualora l’attore – nel replicare alla domanda riconvenzionale di collazione proposta dal convenuto – deduca la nullità di altra donazione, effettuata dal “de cuius” in favore di costui, formula non già una mera precisazione della domanda, bensì un’eccezione di merito in senso proprio, che, come tale, deve essere proposta non con la memoria assertiva di cui al quinto comma dell’art. 183 c.p.c. (nel testo applicabile “ratione temporis”, anteriore alla novella di cui al D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, comma 3, lett. c-ter, convertito con modificazioni in L. 14 maggio 2005, n. 80), bensì entro l’udienza di trattazione, ai sensi del quarto comma del medesimo articolo. Nella motivazione il Collegio ha ricordato che, secondo quanto precisato alle Sezioni Unite, le caratteristiche del procedimento divisorio – rappresentate dalla finalità che esso persegue, di porre fine alla comunione con riferimento all’intero patrimonio del de cuius, e dalla possibilità che esso si concluda, in luogo che con sentenza, con ordinanza che, sull’accordo delle parti, dichiari esecutivo il progetto divisionale – non sono di per sè sufficienti a giustificare deroghe alle preclusioni tipiche stabilite dalla legge per il normale giudizio contenzioso.

In linea con tale precedente si pone anche Cass. n. 29372/2011, che appare evidentemente diretta ad arrestare la tendenza che pur si era manifestata, anche dopo l’intervento delle SS.UU., di individuare delle maglie attraverso le quali far penetrare i nova nel giudizio di divisione (come appunto isolatamente affermato da Cass. n. 13385/2011), e ciò in sostanziale continuità anche con quanto affermato, sebbene con specifico riferimento all’ordinario giudizio di scioglimento delle comunioni da Cass. n. 9472/2011 (citata anche dai giudici di appello).

Ritiene il Collegio che debba darsi sicuramente continuità all’orientamento delle Sezioni Unite, da ultimo ribadito da Cass. n. 14756/2016, in tema di tempestività dell’istanza di attribuzione ex art. 720 c.p.c., sicchè dovendo anche il potere di specificazione della domanda (nel caso di specie riconvenzionale) manifestarsi nel rispetto delle preclusioni, non appare idonea a denotare l’erroneità della decisione gravata la semplice affermazione che nel corso del giudizio di primo grado vi sarebbe stata un’integrazione della domanda, essendo tale asserzione, come detto, del tutto generica quanto all’individuazione degli atti processuali con i quali ciò sarebbe avvenuto, onde poter riscontrare se la deduzione sia avvenuta a preclusioni già maturate o meno.

Inoltre, e proprio con specifico riferimento al giudizio di riduzione per lesione di legittima, l’operatività del regime delle preclusioni è stata ribadita anche da Cass. n. 3993/2018, non massimata, dovendosi quindi ritenere preclusa la possibilità per la parte di poter allegare ovvero provare in sede di appello l’esistenza di altri beni idonei ad incidere sulla determinazione del relictum e, conseguentemente, dell’effettiva entità della lesione.

Nè appare idoneo a determinare un diverso convincimento quanto affermato da questa Corte nella sentenza n. 26741/2017, secondo cui nel giudizio di reintegrazione della quota di riserva, non costituiscono domande nuove e sono conseguentemente ammissibili anche se formulate per la prima volta in appello, le richieste volte all’esatta ricostruzione sia del “relictum” che del “donatum”, mediante l’inserimento di beni, liberalità o l’indicazione di pesi o debiti del “de cuius”, trattandosi di operazioni connaturali al giudizio medesimo cui il giudice è tenuto d’ufficio ed alle quali può darsi corso, nei limiti in cui gli elementi acquisiti le consentono, indipendentemente dalla formale proposizione di domande riconvenzionali in tal senso da parte del convenuto, essendosi la soluzione ivi proposta limitata a fare proprie le conclusioni di cui a Cass. n. 13385/2011, la cui assenza di persuasività è stata sopra evidenziata, stante anche la sua evidente sconfessione ad opera della prevalente successiva giurisprudenza di questa Corte.

ESCLUSO DALL’EREDITA’ ? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA!! Cosa fare se vieni escluso dall’eredita’?
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Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Imola AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Valsamoggia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Castel San Pietro Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Zola Predosa AVVOCATO ESPERTO 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PENALE Argelato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Malalbergo AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Minerbio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE San Giorgio di Piano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Sala Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Vergato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Sant'Agata Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Pieve di Cento AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI 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Benedetto Val di Sambro   Grizzana Morandi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Monghidoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Casalfiumanese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castel di Casio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Borgo Tossignano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Lizzano in Belvedere AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Fontanelice AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   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PENALE Argelato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Malalbergo AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Minerbio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE San Giorgio di Piano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Sala Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Vergato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Sant’Agata Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE Pieve di Cento AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI 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DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castiglione dei Pepoli AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Bentivoglio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Galliera AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Gaggio Montano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Mordano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castel Guelfo di Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Loiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   San Benedetto Val di Sambro   Grizzana Morandi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Monghidoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Casalfiumanese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castel di Casio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Borgo Tossignano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Lizzano in Belvedere AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Fontanelice AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castel d’Aiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Camugnano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE   Castel del Rio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE

AZIONE DI PETIZIONE COSA E’ ?

L’azione, che spetta solo all’erede, è imprescrittibile, ma sono fatti salvi gli effetti dell’usucapione eventualmente intervenuta.

Si tratta di un’azione speciale concessa all’erede, che ha in comune con la rivendica il carattere della imprescrittibilità.
A guardare bene, però, questa azione tende a far conseguire all’erede il possesso dei beni ereditari, ma si distingue dalle azioni possessorie, oltre per la sua imprescrittibilità, per le diverse condizioni necessarie per poterla esperire. Non è previsto, infatti, che vi sia stato spoglio violento o clandestino del possesso, e legittimato attivo può essere solo l’erede (o chi affermi di essere tale) e non il semplice possessore.

Si tratta, quindi, di azione di condanna, ma nulla vieterebbe all’erede di agire solo per chiedere l’accertamento della sua qualità in presenza di contestazioni.
In quest’ultimo caso, però, non rientriamo più nell’ipotesi dell’art. 533, ma nel generale potere di esercitare l’azione di accertamento che è senza dubbio riconosciuto a tutti i titolari di diritti assoluti.

Essendoci dilungati sulla natura della “petitio hereditatis”, vediamone in maniera schematica le caratteristiche.

ESCLUSO DALL’EREDITA’ ? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA!! Cosa fare se vieni escluso dall’eredita’?
ESCLUSO DALL’EREDITA’ ? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA!! Cosa fare se vieni escluso dall’eredita’?

Gli eredi legittimari sono gli eredi a cui la legge lascia com unque anche in presenza di un testamento una quota di eredita’ .

avvocato Sergio Armaroli esperto di successioni e testamenti a Bologna .

AZIONE DI COLLAZIONE

La collazione è istituto peculiare alla divisione ereditaria. Essa, come indica la parola stessa dal latino cum fero, è l’atto con il quale i discendenti e il coniuge che accettano l’eredità conferiscono nell’asse ereditario (in natura o per imputazione) quanto ricevuto dal defunto in donazionei. La collazione è obbligatoria per legge salvo che il donatario ne sia dispensato dal donante nei limiti della quota disponibile (737, I° co., cod. civ.).

avvocato Sergio Armaroli esperto di successioni e testamenti a Bologna .

MA COME SI IMPUGNA UN TESTAMENTO?

Un testamento è da ritenersi nullo quando è contrario alla legge oppure presenta gravi difetti di forma.
Nel caso del  testamento olografo, tali difetti possono riguardare l’autografia (per esempio un testamento non interamente scritto di pugno del testatore) e la mancanza della sottoscrizione.

Il testamento è invece annullabile nel caso in cui il testatore sia incapace d’intendere e di volere o per altri difetti di forma del testamento, quali la mancanza della data.

  • Consulenza ereditaria
  • Quote di legittima
  • Testamento olografo
  • Testamento segreto
  • Testamento pubblico
  • Testamento biologico
  • Accettazione di eredità
  • Eredi necessari
  • Patto di famiglia
  • Trust
  • Azione giudiziaria a tutela dell’erede legittimo
  • Donazioni tra coniugi
  • Donazione ai figli
  • Revoca della donazione
  • Libertà d’uso
  • Ricerca e studio della provenienza di beni
  • Tutela della massa ereditaria prima della Morte

Successioni

  • Redazione della Dichiarazione di successione e sua presentazione presso gli Uffici competenti
  • Esecuzione visure catastali
  • Riunioni di usufrutto
  • Domande formali di ogni genere attinenti alla successione
  • Rinunzia all’eredità
  • Assistenza in atti pubblici
  • Attivazione della pianificazione successoria
  • Redazione di testamenti sulla base delle disposizioni del testatore
  • Pianificazione della successione
  • Verifica delle possibilità di disposizione (quota disponibile, usufrutto)
  • Pianificazione della successione all’interno dell’impresa
  • Custodia di testamenti
Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Imola AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Lazzaro di Savena AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Valsamoggia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giovanni in Persiceto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel San Pietro Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Zola Predosa AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Budrio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel Maggiore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pianoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Medicina AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Molinella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castenaso AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sasso Marconi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Ozzano dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Crevalcore AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Calderara di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Pietro in Casale AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Anzola dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Granarolo dell’Emilia AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monte San Pietro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Argelato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Malalbergo AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Minerbio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Giorgio di Piano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sala Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Vergato AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Sant’Agata Bolognese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Pieve di Cento AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Baricella AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Alto Reno Terme AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Marzabotto AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Dozza AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castello d’Argile AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monzuno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monterenzio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castiglione dei Pepoli AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Bentivoglio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Galliera AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Mordano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel Guelfo di Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Loiano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
San Benedetto Val di Sambro
Grizzana Morandi AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Monghidoro AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Casalfiumanese AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Castel di Casio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Borgo Tossignano AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
Lizzano in Belvedere AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Castel del Rio AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE

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affido condiviso assegno di mantenimento avvocato separazioni Bologna

affido condiviso assegno di mantenimento avvocato separazioni Bologna

Come ottenere affido condivisoassegno di mantenimento avvocato separazioni Bologna

I figli (nati sia fuori che dentro il matrimonio) hanno il diritto di essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti da entrambi i genitori, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni; dunque, su madre e padre non grava un semplice dovere morale di prendersi cura dei figli, ma un vero e proprio dovere giuridico .

n tema di separazione personale, la regola prioritaria dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 cod. civ., è, ai sensi dell’art. 155 bis, primo comma, cod. civ., derogabile solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore, interesse che costituisce esclusivo criterio di valutazione in rapporto alle diverse e specifiche connotazioni dei singoli casi dedotti in sede giudiziaria.

La mera conflittualità esistente tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti separatizi, non preclude il ricorso a tale regine preferenziale solo se si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole; assume, invece, connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro superiore interesse.

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L’art. 337-ter, comma 4, c.c., invero, prevede che ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli, sia con riferimento alle spese ordinarie che alle spese straordinarie, in misura proporzionale al proprio reddito, tenuto conto dei seguenti elementi: – le attuali esigenze del figlio; 3 – il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; – i tempi di permanenza presso ciascun genitore; – le risorse economiche di entrambi i genitori; – la valenza economica dei compiti domestici e di cura svolti da ciascun genitore. Il concorso dei genitori al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito, viene poi ribadito dall’art. 316-bis c.c. (che, a seguito della riforma operata dal d.lgs. n. 154 del 2013, ha sostituito l’art. 148 c.c.), secondo il quale, per determinare le risorse economiche dei genitori, si devono considerare non solo i redditi, ma l’intero patrimonio di ciascuno di essi, nonché la rispettiva capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, dovendosi con ciò valorizzare anche le accertate potenzialità reddituali (ex multis, Cass. n. 3974/2002). La previsione di un assegno di mantenimento in favore del figlio contribuisce, quindi, a riequilibrare gli oneri di ciascun genitore nei casi di separazione, divorzio o cessazione della convivenza. Sul punto è stato, tuttavia, precisato che la determinazione del contributo, a differenza di quanto avviene nella determinazione dell’assegno spettante al coniuge separato o divorziato, non si fonda su di una rigida comparazione della situazione patrimoniale di ciascun genitore, per cui le maggiori potenzialità economiche del genitore affidatario concorrono a garantire al minore un migliore soddisfacimento delle sue esigenze di vita, ma non comportano una proporzionale diminuzione del contributo posto a carico dell’altro genitore (Cass. n. 18538/2013)

avvocato per separazione
avvocato per separazione

ASSEGNO DI MANTENIMENTO

L’obbligo di assistenza materiale nascente dal matrimonio non si estingue con la separazione e non si sospende neppure in corso di causa di separazione, ma si concretizza con la corresponsione dell’assegno di mantenimento che si verifica quando sussistono alcune condizioni:

deve esserne fatta esplicita richiesta nella domanda di separazione dal coniuge richiedente;

al coniuge che richiede l’assegno non deve essere addebitata la separazione;

affido condiviso assegno di mantenimento avvocato separazioni Bologna
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il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”;

il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei.

L’assegno da corrispondere è periodico (con scadenza generalmente mensile) e può consistere in una somma di denaro unica o in voci di spesa (per esempio il canone di affitto o le spese condominiali).

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 LA LEGGE SULL’AFFIDAMENTO CONDIVISO E LA NEGOZIALITÀ

II – BIGENITORIALITA’ E AFFIDAMENTO CONDIVISO

  1. 9. Il diritto del minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.
  2. 10. I rapporti con i nonni e gli altri parenti. Ricadute sul piano processuale.
  3. 11. L’affidamento alternato e quello a terze persone.
  4. 12. I poteri del giudice nell’affidamento condiviso.
  5. 13. Affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori.
  6. 14. Esercizio della potestà in capo ad entrambi i genitori.

ASSEGNAZIONE CASA CONIUGALE

L’assegnazione della casa familiare prevista dall’art. 155 quater, cod. civ., ratione temporis applicabile, viene attribuita “tenendo conto prioritariamente dell’interesse dei figli”. La norma, rimasta immutata anche nell’attuale formulazione, contenuta nell’art. 337 sexies cod. civ., indica un criterio: “l’interesse dei figli” sulla base del quale stabilire a quale dei genitori dovrà essere attribuito il godimento dell’abitazione coniugale ma non determina le caratteristiche identificative di tale peculiare destinazione. Pertanto, se risulta del tutto agevole desumere dalla norma che la casa familiare sia assegnata al genitore collocatario dei figli minori (o maggiorenni non autosufficienti) o affidatario esclusivo, più complessa può apparire la qualificazione giuridica di un immobile come abitazione familiare in tutte le ipotesi in cui non risulti in modo inequivoco che la situazione preesistente al conflitto giudiziale sia caratterizzata da una stabile e continuativa utilizzazione dello stesso come abitazione del nucleo familiare, composto dai genitori e dai figli minori o maggiorenni ma non autosufficienti. Le situazioni di confine possono essere molteplici. Tendenzialmente le criticità sorgono quando non venga utilizzato un solo immobile dal nucleo familiare o come nella specie, il conflitto sia sorto prima della stabilizzazione del nucleo familiare costituito dai genitori e dal figlio nell’immobile. I criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità, tuttavia, contengono indicatori adeguati anche per le situazioni che possano apparire d’incerta soluzione.

In primo luogo deve escludersi che possa essere qualificata “casa familiare” l’immobile in cui la coppia coniugata o non coniugata non abbia mai convissuto prima della nascita del figlio.

La mera destinazione dell’immobile ad un progetto di coabitazione è insufficiente a fondarne il godimento in funzione del prioritario interesse del minore, quando né i genitori né quest’ultimo vi abbiano mai abitato.

Diversa tuttavia deve ritenersi la soluzione quando, come nella specie, i genitori del minore abbiano non solo destinato di comune accordo e con impegno economico comune un immobile a loro abitazione familiare ma vi abbiano anche convissuto stabilmente prima del conflitto, deflagrato con la nascita del figlio. In questa ipotesi la casa familiare preesisteva alla nascita del figlio minore ed il temporaneo allontanamento dovuto al conflitto del nucleo genitori figli non ha mutato tale preesistente destinazione.

L’abitazione nella quale la coppia di genitori ha convissuto, per cinque anni circa (secondo quanto risulta dagli atti) costituisce nella specie l’habitat domestico, ovvero il “centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui sì esprime e si articola la vita familiare” (Cass.8867 del 1992). Nella specie l’immobile assegnato al genitore collocatario ha costituito per la fase della stabile convivenza delle parti “il centro di aggregazione della famiglia” (Cass. 14553 del 2011, con la quale è stata esclusa la destinazione a casa familiare di un immobile acquistato allo stato di rustico e solo occasionalmente utilizzato per il periodo estivo dal nucleo familiare).

Ne consegue che la destinazione a casa familiare deve ritenersi univocamente impressa all’immobile dalle parti non solo in astratto (con l’acquisto in comunione) ma anche in concreto per mezzo della loro convivenza. Per queste ragioni la fruizione dell’abitazione da parte del minore con il genitore collocatario è stata, fondatamente, ritenuta la scelta più coerente con il suo prioritario interesse secondo il criterio dettato dalla norma.

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È stato,  affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

È stato poi precisato che l’assegno disposto in favore del genitore presso il quale la prole è prevalentemente collocata non contrasta con il contenuto dell’art. 155 cod. civ., che fornisce alcune indicazioni sui presupposti e caratteri dell’assegno, introducendo il principio generale, già elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

La  Corte ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

 

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cosa succede se si impugna un testamento? RISPOSTE ! Avvocato testamento bologna

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testamento? Avvocato testamento bologna

Nel caso di decesso di una persona cara, è importante affidarsi a un vero professionista che sappia orientare gli eredi nelle operazioni di divisione dei beni lasciati dal defunto, al fine di evitare spiacevoli liti e il deterioramento dei rapporti all’interno della famiglia. 
  1. Avvocato testamento bologna La successione ereditaria
  2. Alla morte di una persona cosa succede a  livello ereditario?
  3. la legge predispone una serie di regole molto complesse allo scopo di assicurare la continuità nella titolarità di beni, diritti e obblighi del defunto.

  4. Un avvocato esperto esperto di eredita’
  5. è molto importante per poter comprendere completamente, in primis, quali siano gli effetti, anche fiscali, della successione, considerato, tra l’altro, che non tutti i diritti e i rapporti sono trasmissibili e comunque non tutti con le stesse modalità. 
    Successioni
    Ai sensi degli artt. 2 e 4 della legge 3 febbraio 1975, n. 18, i non vedenti hanno, in linea di principio, la capacità di sottoscrivere gli atti che li riguardano, sicché, ai fini della validità del testamento pubblico, la dichiarazione del testatore di non poter firmare perché cieco, seppur trasfusa nell’atto dal notaio rogante, è insufficiente, occorrendo anche che essa sia veridica, in quanto, altrimenti, il testamento è nullo per difetto di sottoscrizione Le conseguenze della mancanza della sottoscrizione di un testamento olografo – requisito prescritto dall’art. 602 c.c., distintamente dall’autografia delle disposizioni in esso contenute, per l’imprescindibile esigenza di avere l’assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall’olografia, ma anche dell’inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo nel disporre del suo patrimonio – non sono ovviabili da una firma apposta dal testatore sul plico contenente la scheda testamentaria, non rivelandosi essa sufficiente a collegare, logicamente e sostanzialmente, lo scritto della scheda con quello del plico stesso.
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    Non incorre nel difetto di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ., il giudice che, in presenza di una domanda che deduce l’invalidità di un testamento olografo sia per incapacità del testatore, sia per la falsità dell’atto, dichiari la nullità dello stesso, avendo accertato la mancanza dell’autografia ed avendo ritenuto assorbente tale causa di nullità rispetto a quella di annullamento per difetto di capacità, in quanto la nullità, quale forma più grave di invalidità, comprende, nell’ambito del “petitum”, le ragioni dell’annullamento e la decisione della domanda assorbente, comportando una tutela più piena, che rende superflua la pronuncia sulla domanda assorbita, ormai non sorretta da alcun concreto interesse.
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    Le contestazioni dell’autenticità di un testamento olografo, avendo a oggetto l’accertamento della inesistenza dell’atto, danno luogo a controversie diverse da quelle relative alla nullità del testamento stesso, ex art. 606 c.c., per mancanza dei requisiti intrinseci dell’atto, e si inseriscono nel più ampio tema delle contestazioni delle scritture private provenienti da terzi estranei alla lite. In tale contesto, posta l’inapplicabilità della procedura di disconoscimento e di verificazione di scrittura privata di cui agli art. 214 e 216 c.p.c, in quanto concernente unicamente le scritture provenienti dai soggetti del processo e non da terzi, deve farsi luogo alla procedura di cui all’art. 221 e ss. c.p.c. poiché la contestazione si risolve in una eccezione di falso. Consegue a quanto innanzi la declaratoria di inammissibilità della contestazione dell’autenticità del testamento in difetto di proposizione della prevista querela di falso.
    Il termine di prescrizione di cinque anni, che l’art. 606 comma 2 c.c. stabilisce per impugnare il testamento olografo per difetti di forma diversi dalla mancanza di autografia o di sottoscrizione, decorre dal giorno in cui è stata data, anche da uno soltanto dei chiamati all’eredità, esecuzione alle disposizioni testamentarie, senza che sia necessario che siano eseguite tutte le disposizioni del testatore, poiché altrimenti la situazione giuridica inerente allo status dei chiamati all’eredità e alla qualità stessa di eredi rimarrebbe indefinitamente incerta, il che la legge ha inteso evitare assoggettando l’azione di annullamento, su istanza di chiunque vi abbia interesse, al breve termine quinquennale dall’esecuzione anche parziale dell’atto di ultima volontà.
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    Il testamento olografo non perde il requisito dell’autografia seppure il testatore vi alleghi planimetrie redatte da terzi (nella specie, da un geometra) per meglio descrivere gli immobili ereditari, già compiutamente indicati nella scheda testamentaria
    La guida della mano del testatore da parte di una terza persona esclude, di per sé, il requisito dell’autografia, indispensabile per la validità del testamento olografo, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda rispetto alla volontà del testatore ed essendo ultroneo verificare se la “mano guidante” sia intervenuta (come nella specie) su tutta la scheda testamentaria o se la parte non interessata dal suo intervento rappresenti una compiuta manifestazione di volontà.
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    Chi agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del “corpus”, ma anche dell'”animus”; quest’ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà, sicché è allora il convenuto a dover dimostrare il contrario, provando che la disponibilità del bene è stata conseguita dall’attore mediante un titolo che gli conferiva un diritto di carattere soltanto personale. Pertanto, per stabilire se in conseguenza di una convenzione (anche se nulla per difetto di requisiti di forma) con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all’elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l'”animus possidendi” nell’indicato soggetto. Chi agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del “corpus”, ma anche dell”animus”; quest’ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà, sicché è allora il convenuto a dover dimostrare il contrario, provando che la disponibilità del bene è stata conseguita dall’attore mediante un titolo che gli conferiva un diritto di carattere soltanto personale. Pertanto, per stabilire se in conseguenza di una convenzione (anche se nulla per difetto di requisiti di forma) con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all’elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un, contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l”‘animus possidendi” nell’indicato soggetto.
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    In tema di azione di rivendicazione, nel caso in cui il convenuto non contesti l’originaria appartenenza del bene conteso ad un comune dante causa, l’onere probatorio a carico dell’attore si riduce alla prova di un valido titolo di acquisto da parte sua e dell’appartenenza del bene medesimo al suo dante causa in epoca anteriore a quella in cui il convenuto assume di avere iniziato a possedere, ed alla prova che quell’appartenenza non è stata interrotta da un possesso idoneo ad usucapire da parte del convenuto.
    In tema di azione di rivendicazione, di cui all’articolo 948 c.c., per l’individuazione del bene rivendicato, del quale si chiede il rilascio (ovvero per stabilire esattamente l’unità immobiliare contesa), la base primaria dell’indagine del giudice di merito è costituita dall’esame e dalla valutazione dei titoli di acquisto delle rispettive proprietà, quando essi sono stati esibiti in giudizio. Difatti solo la mancanza o l’insufficienza di indicazioni sui dati di individuazione delle unità rilevabile dai titoli, ovvero la loro mancata produzione, giustifica il ricorso ad altri mezzi di prova, ivi comprese le mappe catastali. (Nella fattispecie, relativa alla rivendicazione di una cantina occupata dal proprietario di altro appartamento dello stesso fabbricato, è stato ritenuto che gli attori non avessero fornito la prova precisa che la cantina da essi acquistata fosse proprio quella da loro pretesa, e non altra, giacché il loro atto di acquisto conteneva dati identificativi diversi rispetto a quelli di cui al rogito di acquisto dei propri danti causa, né avevano allegato le schede di frazionamento catastale).
    L’azione di rivendicazione esige che l’attore provi il proprio diritto di proprietà risalendo sino all’acquisto a titolo originario attraverso i propri danti causa, o dimostrando il compimento dell’usucapione in suo favore, mentre il convenuto può limitarsi a formulare l’eccezione “possideo quia possideo”, senza onere di prova. Quando tuttavia il convenuto rinunci a questa posizione, opponendo, ad esempio, un proprio diverso diritto, senza contestare quello affermato dall’attore, il giudice del merito non può respingere la domanda per difetto di prova, ma deve tener conto delle ammissioni del convenuto e degli altri fatti di causa, ricavandone possibili elementi presuntivi.
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    In tema di azioni a difesa della proprietà, le difese di carattere petitorio opposte, in via di eccezione o con domande riconvenzionali, ad un’azione di rilascio o consegna non comportano – in ossequio al principio di disponibilità della domanda e di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato – una “mutatio” od “emendatio libelli”, ossia la trasformazione in reale della domanda proposta e mantenuta ferma dell’attore come personale per la restituzione del bene in precedenza volontariamente trasmesso al convenuto, né, in ogni caso, implicano che l’attore sia tenuto a soddisfare il correlato gravoso onere probatorio inerente le azioni reali (cosiddetta “probatio diabolica”), la cui prova, idonea a paralizzare la pretesa attorea, incombe solo sul convenuto in dipendenza delle proprie difese
    successioni avvocato esperto 051 6447838
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    In tema di azione di rivendicazione, ai fini dell’individuazione del bene conteso, la base primaria dell’indagine del giudice è costituita dall’esame e dalla valutazione dei titoli di acquisto delle rispettive proprietà, costituendo peraltro, il giudizio sulla corrispondenza o meno del bene domandato con quello descritto nel titolo un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, qualora risultino verificate la correttezza dei criteri ermeneutici adottati dal giudice del merito e l’adeguatezza logico-giuridica della motivazione che ne giustifica i risultati.
La successione ereditaria è legata ad un evento triste e spesso rimosso dai propri pensieri: la morte; essa è, però, ineludibile, per questo a tutti sarebbe utile conoscere i principi del diritto successorio, un complesso di regole che garantisce il passaggio del patrimonio e la continuazione di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dal defunto ai suoi eredi.
La presenza e consulenza di un avvocato esperto di successioni diventa necessaria per una consapevole visione di come effettuare la trasmissione dei propri beni, soprattutto quando questi consistano in attività complesse e/o legate all’impresa, rispettando ove possibile le naturali inclinazioni dei futuri eredi, ed evitando incomprensioni e liti tra di essi.
cosa succede se si impugna un  testamento? Avvocato testamento bologna
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cosa puo’ affliggere la volonta’ testamentaria ?
si possono distinguere ivizi formali dai vizi sostanziali, dal difetto della capacità e dai vizi della volontà:
  • I primi sono quelli che attengono alla forma, come l’olografia nel testamento olografo o la presenza dei testimoni nel testamento pubblico.
  • I secondi sono quelli che attengono ad un contenuto testamentario difforme rispetto alle previsioni di legge, come ad esempio le disposizioni a favore del notaio o dei testimoni nel testamento pubblico.
  • I terzi sono quelli che afferiscono alla capacità di disporre per testamento, come il caso in cui il testamento sia redatto da un minore.
  • Gli ultimi sono quelli relativi a violenza, errore e dolo.

Impugnare un testamento è un atto particolare,
occorre esaminare prima una serie di possibilita’ ed esserne sicuri, per non incorrere in risarcimento del danno
cosa succede se si impugna un  testamento? Avvocato testamento bologna
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RIVOLGENDOVI ALL’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DI BOLOGNA AVRETE LE GIUSTE RISPOSTE
Difetti di capacità del testatore previsti dalla legge:
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Per regola generale, non possono fare testamento tutti coloro che sono dichiarati incapaci dalla legge.
Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge
Sono incapaci di testare :
1) coloro che non hanno compiuto la maggiore età
2) gli interdetti per infermità di mente  [414 ss. c.c.];
3) quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento  [428 c.c.].
Nei casi d’incapacità preveduti dal presente articolo il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse (6). L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie . L’annullamento del testamento sussiste in caso d’incapacità a testare cioè quando il testatore è incapace d’intendere e di volere, non avendo la capacità d’agire, consistente nella capacità di manifestare la propria volontà nell’esercizio di diritti o nell’assunzione di obblighi e compiere atti giuridici.
Sono incapaci di testare: i minorenni, coloro interdetti per infermità mentale ed infine coloro che, anche se non interdetti al momento della redazione dell’atto, erano incapaci d’intendere e di volere (art. 591, cod. civ.).
Gli eredi legittimari: testamento e azione di riduzione
Quali sono i soggetti legittimati ad impugnare il testamento?
  1. rientrano gli eredi legittimari, ossia il coniuge, i figli e gli ascendenti del defunto. A questi, si aggiungono i loro eredi o aventi causa, nonché il legittimario pretermesso dal testatore, colui che pur avendo diritto ad una porzione dell’eredità, è stato escluso dalla distribuzione ereditaria.
  2. In caso di lesione della legittima, l’art. 553 c.c., riconosce ad essi la facoltà di attuare l’azione di riduzione al fine di reintegrare nel compendio ereditario. La quota di riserva su cui il testatore non può disporre attraverso la dichiarazione giudiziale d’inefficacia degli atti compiuti dal defunto, di conseguenza, riduce proporzionalmente le disposizioni testamentarie lesive nonchè le donazioni dall’ultima alla prima.
  3. L’azione di riduzione è soggetta all’ordinario termine di prescrizione di dieci anni, decorrente dalla data dell’accettazione dell’eredità.
Avvocato testamento bologna
Avvocato testamento bologna
Più in particolare, vengono consideratiincapaci e quindi impossibilitati a fare testamento i minori di età, gli interdetti per infermità di mente e tutti coloro che, sebbene non interdetti, si provi siano stati, anche per causa transitoria all’epoca della redazione del testamento, incapaci di intendere e di volere.
cosa succede se si impugna un testamento? RISPOSTE ! Avvocato testamento bologna
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Difetti di forma
Cosa sono i difetti di forma del testamento?
QUANDO E’ NULLO IL TESTAMENTO OLOGRAFO?
Per il testamento olografo occorre che sia completamente critto di pugno dal testatore, che sia firmato e datato dal testatore
QUANDO E’ NULLO IL TESTAMENTO PUBBLICO ?
Il testamento pubblico invece, cioè quello fatto davanti al Notaio, è nullo quando non contiene la firma del testatore oppure la redazione per iscritto, a cura del Notaio, delle ultime volontà.
PROBLEMATICHE LEGATE ALLA NULLITA’ DEL TESTAMENTO PER MANCATA OSSERVANZA DELLA QUOTA SPETTANTE AI LEGITTIMARI
La nullità delle singole disposizioni testamentarie 
La nullità delle singole disposizioni testamentarie non inficia, il resto dell’atto, che continua ad essere valido.
La nullità sussiste, innanzitutto, in caso di motivo illecito, ai sensi dell’art. 626 cod. civ., quando sia contrario alle norme imperative ovvero all’ordine pubblico o al buon costume.
Il motivo è la ragione che spinge il testatore a disporre delle proprie sostanze in un determinato modo nei confronti di una certa persona.
Esso comporta la nullità della disposizione, quando risulti che è l’unico motivo che abbia indotto il testatore a disporre.
Difatti, la disposizione, determinata da due motivi, di cui uno lecito, è legittima.
TERMINI
 L’azione per impugnare un testamento nullo non è soggetta a prescrizione.
Si potrà sempre invocare tale suprema invalidità, salva l’eventuale eccezione da parte del soggetto avvantaggiato dall’atto nullo di rivendicare l’usucapione di quanto ricevuto, qualora ve ne fossero i presupposti.
Per impugnare un testamento annullabile occorre agire entro 5 anni.
La decorrenza di tale termine varia a seconda delle circostanze, e può partire, ad esempio, dal momento in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie (nel caso di testamento redatto da incapace, o per uno  con data difettosa), oppure dal momento in cui si è avuta notizia della violenza, del dolo o dell’errore in caso di vizio del volere.
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SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA COME FARE? COME RISOLVERE? A CHI RIVOLGERSI?

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Avvocato matrimonialista e divorzista , da oltre 25 anni mi occupo delle più complesse controversie di separazione e divorzio. MATRIMONIO CON CONIUGE ESTERO, SEPARAZIONE , DIVORZIO,

Come avvocato per le separazioni assisto i clienti con la massima discrezionalità trattandosi di questioni molto intime e private. In vent’anni di attività in materia ho patrocinato svariate cause giudiziali con problematiche inerenti l’addebito, il mantenimento, l’affidamento dei figli . Molti clienti si sono rivolti al mio studio anche per consensualizzare accordi di separazione e sono rimasti soddisfatti sia per la assistenza sia per la trasparenza nei rapporti. Ogni cliente viene informato in giornata sullostato della pratica

La procedura separazione  consensuale consiste nel raggiungimento di un accordo, tra i coniugi, avente ad oggetto le condizioni normative ed economiche della separazione/divorzio. L’addebito della separazione viene valutata sulla contestazione di fatti o comportamenti che ledano il rapporto tra i coniugi e ne minino la fiducia. In caso di infedeltà coniugali, Con un ricorso l’accordo viene depositato in Tribunale e quindi omologato, previo controllo della legalità delle condizioni di separazione e la corrispondenza all’interesse dei figli.

La procedura separazione  giudiziale consiste invece in un contenzioso che viene radicato in Tribunale, tramite il quale i coniugi devolvono al Giudice la pronuncia delle condizioni economiche e normative, in caso di loro disaccordo.

Nella separazione Giudiziale il giudice adotta i provvedimenti temporanei ed urgenti, per poi disporre la prosecuzione del processo ai fini della pronuncia della separazione o divorzio e delle relative statuizioni.

  • Modalità mantenimento coniuge e figli
  • Nullità/annullamento matrimonio
  • Azione di disconoscimento figli legittimi
  • Risarcimento del danno endofamiliare
  • Separazione consensuale e giudiziale
  • Divorzio congiunto e giudiziale
  • Consulenza sul regime patrimoniale della famiglia
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia

Famiglia di fatto

Rapporti patrimoniali e personali tra conviventi

  • Testamento a tutela del figlio naturale
  • Ordine di protezione e allontanamento del convivente e/o del figlio
  • Richiesta arretrati mantenimento figlio nei confronti del genitore inadempiente e relativo risarcimento del danno
  • Contratti di convivenza 

 

  • Tutela figli naturali (affidamento – frequentazioni parenti)
  • Assegnazione/divisione casa di famiglia
  • Mantenimento figli naturali
  • Legittimazione figli naturali (equiparazione del figlio naturale al figlio legittimo)
  • Azione di riconoscimento figli naturali con o senza il consenso dell’altro genitore

 

 

 

 

 

SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA COME FARE una separazione  o un divorzio è molto traumatico, diciamocelo nessuno ne è abituato  nessuno sa come fare fino a quando non l’ha vissuta  in prima persona !!

Queste alcune delle loro competenze:
  • separazioni e divorzi consensuali o giudiziali (sono, in particolare, Avvocati divorzisti del Foro di Bologna  esperti in mediazione e negoziazione assistita tra i coniugi);
  • mantenimento dei figli SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA COME FARE;
  • assegnazione della casa coniugale;
  • regolamentazione dei rapporti nelle coppie di fatto;
  • riconoscimento dei figli;
  • limitazioni della responsabilità genitoriale;
  • adozioni;
  • violenza domestica e diritto penale di famiglia in genere.

       MA ALLORA COME SEPARARSI O DIVORZIARE?

SEPARAZIONI DIVORZI BOLOGNA COME FARE? COME RISOLVERE? A CHI RIVOLGERSI?
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In primo luogo occorre aver e una visione completa del matrimonio, delle situazioni economiche e personali, quali i figli, la casa coniugale i beni in comune , le possibilita’ econonomiche dopo la separazione o il divorzio!!

. Far alzare il costo del contenzioso
In cima alla lista spicca la tendenza a spingere al rialzo il costo del contenzioso, non raggiungendo un accordo con l’ex partner e trascinando il processo di divorzio per anni. In effetti, considerando che la legge italiana stabilisce che debbano passare tre anni prima di mettere la parola fine al proprio matrimonio si può immaginare come i costi possano diventare proibitivi. anno.

Non informarsi sui propri obblighi legali
con la separazione o il divorzio occorre fare i conti con numerose spese, spesso difficili da sostenere. La casa infatti in genere resta alla madre con i figli, mentre il padre è tenuto a cercarsi una nuova sistemazione.

I costi vengono sicuramente ad aumentare dovendo l’uomo contribuire al mantenimento dei figli e alle spese per l’affitto o l’acquisto di una nuova casa.

 

RIVOLGENDOSI ALL’AVVOCATO SEPARAZIONI E DIVORZI BOLOGNA SERGIO ARMAROLI AVRETE UNA IDEA CHIARA DEI COSTI DEL DIVORZIO E DELLA SEPARAZIONE DEI VOSTRI DIRITTI E ANCHE DEI VOSTRI OBBLIGHI !!

CONVIENE UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE?

Assolutamente si sempre, perché oltre a costare molto meno porta i coniugi a una distensione dei loro rapporti, si trova infatti una linea comune per  arrivare a un passo doloroso quale la separazione.

 

Anche i figli soffrono meno erchè vedono i genitori piu’ distesi per aver trovato una soluzione piu’ soft alla loro separazione

 

MA QUALI DOCUMENTI SERVONO?

 

 

La documentazione, esente da bollo, da presentare è la seguente:

  • Stato di famiglia di entrambi i coniugi;
  • Certificato di residenza di ambedue i coniugi (certificato storico se i coniugi non hanno più la stessa residenza);
  • Certificato di matrimonio, da richiedere nel comune dove il matrimonio è stato celebrato.

COME FUNZIONA IL SERVIZIO DI DIVORZIO CONSENSUALE CONGIUNTO?

Divorzio Consensuale – Congiunto consta delle seguenti attività:

  • Consulenza legale per fissare le condizioni di separazione decise dai coniugi
  • Redazione del ricorso per divorzio congiunto da parte di un avvocato
  • Deposito del Ricorso presso il Tribunale Italiano Competente per Territorio
  • Assistenza in Giudizio in Tutti i Tribunali Italiani.
  • Consegna ai coniugi della sentenza di Divorzio.
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SEPARAZIONE BOLOGNA ASSEGNAZIONE CASA CONIUGALE

 

La giurisprudenza ha chiarito che l’assegnazione della casa coniugale è finalizzata esclusivamente alla tutela dei figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, e non a compensare un eventuale divario tra le posizioni economiche dei coniugi.

Il provvedimento di assegnazione ha lo scopo di proteggere i figli, garantendo loro di conservare una continuità, quando meno sotto il profilo abitativo e delle abitudini, di fronte alla disgregazione del nucleo familiare.

 

 

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Avvocato Bologna, se stai cercando un avvocato Bologna contatta l’avvocato Sergio Armaroli , cassazionista civilista e penalista

L’avvocato Bologna Sergio Armaroli da anni tratta sia  cause civili che penali, con particolare attenzione alle cause civili di risarcimento danni e successioni, oltre che separazione e divorzio.

 

Chiamando l’avvocato Bologna Sergio Armaroli potrai chiedere un appuntamento per risolver ee avere consulenza e assistenza legale sui tuoi problemi giuridici, e con attenzione ci avvieremo alla soluzione degli stessi.

 

Credo fermamente che un cliente dovrebbe consultare  l’avvocato prima in via preliminare, prima di compiere attiche possono recare pregiudizio , cioè chiedere consulenze preventive, per me questo è molto importante.

 

Ad esempio devi fare una proposta in agenzia immobiliare per acquistar eun immobile, chiama prima ,chiedi prima, una volta firmato se vi sono clausole particolari non sempre è possibile tornare indietro.

 

 

Se devi ad esempio affrontare una separazione a Bologna vorrai chiedere prima di compiere il passo quali sono i tuoi diritti, cosa devi aspettarti dal coniuge, ma anche quali sono i tuoi doveri

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TESTAMENTO? ESCLUSIONE EREDE BOLOGNA? COME FARE? CHI CHIAMARE? SI PUO’ ESSERE DISEREDATI?

TESTAMENTO? ESCLUSIONE EREDE BOLOGNA? COME FARE? CHI CHIAMARE?

SI PUO’ ESSERE DISEREDATI?

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TESTAMENTO? ESCLUSIONE EREDE BOLOGNA? COME FARE? CHI CHIAMARE? SI PUO’ ESSERE DISEREDATI?

Ai sensi dell’art. 587, primo comma, cod. civ., il testatore può validamente escludere dall’eredità, in modo implicito o esplicito, un erede legittimo, purché non legittimario, a condizione, però, che la scheda testamentaria contenga anche disposizioni positive e cioè rivolte ad attribuire beni ereditari ad altri soggetti, nelle forme dell’istituzione di erede o del legato. È quindi nullo il testamento con il quale, senza altre disposizioni, si escluda il detto erede, diseredandolo. Peraltro, qualora dall’interpretazione della scheda testamentaria risulti che il de cuius, nel manifestare espressamente la volontà di diseredare un successibile, abbia implicitamente inteso attribuire, nel contempo, le proprie sostanze ad altri soggetti, il testamento deve essere ritenuto valido, contenendo una vera e propria valida disposizione positiva dei beni ereditari, la quale è sufficiente ad attribuire efficacia anche alla disposizione negativa della diseredazione… “.

In motivazione, la Corte, che ha esaminato una clausola testamentaria meramente negativa (“Nelle mie piene facoltà mentali e in perfetta salute, dichiaro, qualora io dovessi mancare, di escludere dalla mia eredità e cioè da quello che io posseggo, le mie due nipoti A. e G…. figlie del mio defunto fratello P…., per il loro indegno comportamento verso di me ed i miei fratelli”), è partita dalla tesi tradizionale dell’invalidità della clausola di diseredazione ma, anziché pervenire ad una dichiarazione di nullità, come avrebbe dovuto coerentemente fare, data la portata meramente diseredativa della richiamata disposizione, e quindi dichiarare aperta la successione legittima, ha ritenuto di poter ricavare, per via interpretativa, una volontà, implicita, del testatore di disporre col testamento stesso a favore dei successibili ex lege diversi dalle nipoti escluse; ha pertanto, coerentemente affermato l’apertura della successione testamentaria.

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TESTAMENTO? ESCLUSIONE EREDE BOLOGNA? COME FARE? CHI CHIAMARE? SI PUO’ ESSERE DISEREDATI?

In particolare, la Corte, pur ritenendo che il testamento abbia carattere necessariamente attributivo, ha ammesso tuttavia la validità della clausola non solo quando questa si accompagni a disposizioni attributive espresse, ma anche quando esaurisca il contenuto del testamento, purché sia possibile ricavare in sede ermeneutica “sia in modo diretto ed esplicito, sia in modo indiretto ed implicito la inequivocabile volontà del testatore, oltre che di diseredare un determinato successibile, di attribuire le proprie sostanze ad un determinato altro”.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Successivamente, nella giurisprudenza di questa Corte, si è affermato il principio per cui “la volontà di diseredazione di alcuni successibili può valere a fare riconoscere una contestuale volontà di istituzione di tutti gli altri successibili non diseredati solo quando, dallo stesso tenore della manifestazione di volontà o dal tenore complessivo dell’atto che la contiene, risulti la effettiva esistenza della anzidetta autonoma positiva volontà del dichiarante, con la conseguenza che solo in tal caso è consentito ricercare, anche attraverso elementi esterni e diversi dallo scritto contenente la dichiarazione di diseredazione, l’effettivo contenuto della volontà di istituzione. Pertanto, ove il giudice del merito nell’interpretazione dello scritto ritenga inesistente una tale volontà, correttamente lo stesso non ammette la prova diretta al fine di dimostrare la volontà del de cuius di disporre dei propri beni a favore di alcuni soggetti, in quanto con tale prova si mira non già ad identificare la volontà testamentaria contenuta, esplicitamente o implicitamente, nella scheda, ma alla creazione di una siffatta volontà” (Cass. n. 6339 del 1982; Cass. n. 5895 del 1994).

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TESTAMENTO? ESCLUSIONE EREDE BOLOGNA? COME FARE? CHI CHIAMARE? SI PUO’ ESSERE DISEREDATI?
Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020
Avvocato matrimonialista Bologna, ma il figlio che non lavora va mantenuto? Pare di si secondo la cassazione Civile, sentenza 6 marzo – 9 maggio 2013, n. 11020

L’azione di petizione di eredità è disciplinata dagli articoli 533-535 del codice civile, ed è volta al recupero, da parte dell’erede, di cespiti di cui lo stesso abbia perduto (o meglio: non ne abbia mai avuto) il possesso.

Va ricordato che per quanto concerne la legittimazione attiva, può proporre l’azione colui il quale sostenga la propria qualità di erede.

Pertanto, nell’ipotesi per esempio di legittimario pretermesso, dovrà prima svolgere l’azione di riduzione o annullamento del testamento.

Ciò premesso, la sentenza in commento si sofferma sull’ipotesi che venga richiesto il risarcimento dei danni a carico del possessore dei beni ereditari in virtù di testametno poi annullato.

Ebbene, posto il richiamo operato dall’art. 535 c.c alle norme in materia di possesso, occorre fare riferimento agli articoli 1147 e 1148, vale a dire:

Art. 1147 (Possesso di buona fede)

E’ possessore di buona fede chi possiede ignorando di ledere l’altrui diritto.

La buona fede non giova se l’ignoranza dipende da colpa grave.

La buona fede è presunta e basta che vi sia stata al tempo dell’acquisto.

Art. 1148 (Acquisto dei frutti)

Il possessore di buona fede fa suoi i frutti naturali separati fino al giorno della domanda giudiziale e i frutti civili maturati fino allo stesso giorno. Egli, fino alla restituzione della cosa, risponde verso il rivendicante dei frutti percepiti dopo la domanda giudiziale e di quelli che avrebbe potuto percepire dopo tale data, usando la diligenza di un buon padre di famiglia.

Dunque

chi agisce per rivendicare i beni ereditari – eventualmente previo annullamento del testamento che ha chiamato all’eredità il possessore di buona fede – non può pretendere il risarcimento dei danni, ma soltanto i frutti indebitamente percepiti, nei limiti fissati dall’art. 1148 c.c..

Quindi, per la richiesta di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c.  (o eventualmente ex art. 2038 c.c.) occorre affermare e, soprattutto, provare  la mala fede nel possesso del terzo.

“Gli atti di scioglimento delle comunioni relativi ad edifici, o a loro parti, sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità prevista dalla L. n. 47 del 1985, art. 40, comma 2, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici realizzati prima della entrata in vigore della L. n. 47 del 1985 dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria ovvero ai quali non sia unita copia della domanda di sanatoria corredata dalla prova del versamento delle prime due rate di oblazione o dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che la costruzione dell’opera è stata iniziata in data anteriore al 1 settembre 1967”.

Dal principio di diritto appena enunciato scaturisce l’infondatezza della censura in esame, giacchè l’applicabilità della L. n. 47 del 1985, art. 40, comma 2, alla fattispecie per cui è causa (per essere state le parti abusive dell’edificio in comunione edificate – secondo l’accertamento in fatto compiuto dalla Corte territoriale – prima della entrata in vigore della detta legge) non comporta affatto l’esclusione della comminatoria della nullità per gli atti di scioglimento della comunione.

Una volta risolta la prima questione di diritto nel senso che lo scioglimento della comunione deve ritenersi ricompreso tra gli atti tra vivi per i quali la L. n. 47 del 1985, art. 40, comma 2, commina la sanzione della nullità, è necessario passare all’esame della seconda questione sottoposta col primo motivo di ricorso.

3. – La questione di diritto ora da risolvere è la seguente: se nel novero degli atti tra vivi, per i quali la L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2, (come sopra interpretato) commina la sanzione della nullità, possa includersi solo l’atto di scioglimento della comunione ordinaria, dovendo ritenersi l’atto di divisione della comunione ereditaria un negozio assimilabile agli atti mortis causa, ovvero debba includersi anche l’atto di scioglimento della comunione ereditaria, da qualificarsi invece come negozio inter vivos.

Seppure, nella presente causa, in relazione all’epoca di realizzazione dell’abuso edilizio, rilevi solo l’applicazione dell’art. 40 cit., la questione ha valenza più ampia, investendo, nei medesimi termini, anche l’interpretazione del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46, comma 1. Essa, pertanto, può essere trattata in termini generali, in rapporto ad entrambe le norme.

Com’è noto, la giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto di risolvere la questione in esame affermando che l’atto di scioglimento della comunione ereditaria è un negozio assimilabile agli atti mortis causa, come tale sottratto alla disciplina della L. n. 47 del 1985.

Si è affermato, in particolare, che la nullità prevista dalla L. n. 47 del 1985, art. 17 con riferimento alle vicende negoziali relative a beni immobili privi della necessaria concessione edificatoria, tra le quali sono da ricomprendere anche gli atti di “scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti”, deve ritenersi limitata ai soli “atti tra vivi”, rimanendo esclusa, quindi, tutta la categoria degli atti “mortis causa” e di quelli non autonomi rispetto ad essi, tra i quali deve ritenersi compresa la divisione ereditaria, quale atto conclusivo della vicenda successoria (Cass., Sez. 2, n. 15133 del 28/11/2001; Cass., Sez. 2, n. 2313 del 01/02/2010). E si è ritenuto di trovare sostegno a tale conclusione nel dato positivo offerto dall’art. 757 c.c., che assegna “efficacia retroattiva” alle attribuzioni scaturenti dall’atto divisionale, essendosi da tale disposizione dedotto che la divisione non ha efficacia traslativa, non è cioè un atto di alienazione, ma ha natura puramente dichiarativa (Cass., Sez. 2, n. 9659 del 24/07/2000; Cass., Sez. 3, n. 7231 del 29/03/2006; Cass., Sez. 2, n. 17061 del 05/08/2011; Cass., Sez. 2, n. 26351 del 07/11/2017).

Il Collegio ritiene di non poter condividere queste conclusioni per le ragioni qui di seguito illustrate.

Prima di esaminare funditus la questione circa la natura giuridica dell’atto di scioglimento della comunione ereditaria, appare opportuno svolgere alcune essenziali premesse volte a illustrare l’attuale configurazione codicistica della comunione ereditaria e del suo scioglimento.

4. – La legge non definisce la comunione “ereditaria”, la cui nozione va ricavata da quella – più generale – dettata dall’art. 1100 c.c. per la comunione c.d. “ordinaria”, definita come quella situazione in cui “la proprietà o altro diritto reale spetta in comune a più persone”. Ogni comunione consiste nella contitolarità della proprietà di un bene o di altro diritto reale sopra di esso, di modo che ogni compartecipe è titolare del diritto sull’intero bene per una quota ideale: la “quota” è la misura della contitolarità spettante al partecipe alla comunione.

Ma la peculiarità della comunione ereditaria, che ne fa una “figura speciale” rispetto alla più generale figura della comunione (è questa la ragione per cui è soggetta alla medesima disciplina della comunione ordinaria – artt. 1100 c.c. e segg. – in quanto con essa compatibile), consiste nel fatto che essa ha ad oggetto i beni che componevano il patrimonio del de cuius e si costituisce ipso iure tra gli eredi quando, a seguito dell’apertura di una successione mortis causa, vi siano una pluralità di chiamati all’eredità ed una pluralità di accettazioni (espresse o tacite).

La comunione ereditaria è, perciò, indipendente dalla volontà dei chiamati alla eredità (non è una comunione “volontaria”, mancando un atto negoziale diretto a costituirla) e va annoverata tra le comunioni “incidentali” (“communio incidens”), in quanto sorge per il verificarsi del mero “fatto giuridico” della pluralità di acquisti della medesima eredità; tale fatto è indipendente ed esterno rispetto al negozio di accettazione, diretto com’è – quest’ultimo – solo a perfezionare l’acquisto della eredità (per la qualificazione della comunione ereditaria come comunione incidentale, cfr. Cass., Sez. 2, n. 355 del 10/01/2011; Cass., Sez. 2, n. 1085 del 30/01/1995). Con l’apertura della successione e con l’accettazione, gli eredi subentrano in universum ius defuncti in modo indistinto e promiscuo, divenendo (con)titolari dell’intero patrimonio del de cuius e di tutte le attività che lo compongono.

Carattere peculiare della comunione ereditaria è il fatto che essa – a differenza della comunione ordinaria, la quale può avere ad oggetto solo i diritti reali, ma non quelli personali – comprende anche i crediti del de cuius, i quali – secondo quanto prevede l’art. 727 c.c. – vanno inclusi nelle porzioni da formare ai fini della divisione della eredità (Cass., Sez. Un., n. 24657 del 28/11/2007; Cass., Sez. 2, n. 11128 del 13/10/1992; Cass., Sez. 3, n. 15894 del 11/07/2014). Non fanno parte della comunione ereditaria, invece, i debiti del defunto, i quali si ripartiscono automaticamente tra i coheredes in proporzione delle rispettive quote ereditarie (art. 752 c.c.), di modo che ogni coerede può essere chiamato a rispondere di essi solo nei limiti della propria quota (“debita hereditaria ipso iure dividuntur”).

Ogni comunione è, per sua natura, “transitoria”, potendo in ogni momento cessare. La cessazione della comunione può determinarsi per fatti o atti giuridici (come il perimento della cosa comune; l’usucapione di essa da parte del contitolare o di un terzo; la donazione di quota tra compartecipi; l’acquisto della quota del compartecipe per successione mortis causa; l’accrescimento; la rinunzia abdicativa); ma ciascuno dei partecipanti può chiedere in ogni tempo lo scioglimento della comunione (c.d. “divisione”), anche in disaccordo con gli altri compartecipi, mediante l’esercizio di un apposito diritto potestativo individuale riconosciutogli dall’ordinamento (art. 1111 c.c., comma 1): vale il principio “In communione nemo compellitur invitus detineri”.

Tale principio, che nella comunione ordinaria può essere derogato con l’accordo dei compartecipi di rimanere in comunione purchè per un tempo non superiore a dieci anni (art. 1111 c.c., comma 2), è inderogabile nella comunione ereditaria, in quanto “i coeredi possono sempre domandare la divisione” (art. 713 c.c.); anche se in taluni casi la legge prevede una indivisibilità temporanea della comunione ereditaria, a tutela degli interessi di particolari chiamati (art. 715 c.c.) o del patrimonio ereditario (art. 717 c.c.).

La divisione – la cui disciplina codicistica, dettata con riferimento alla comunione ereditaria, si applica anche alla comunione ordinaria in quanto compatibile (art. 1116 c.c.) – può essere “contrattuale”, quando è conseguita attraverso l’accordo tra i tutti i partecipanti alla comunione, culminante nella stipulazione di un apposito contratto divisionale (divisio ex contractu); oppure “giudiziale”, quando è disposta con apposita pronuncia del giudice (divisio ope iudicis) a seguito dell’azione di divisione esercitata da uno dei partecipanti alla comunione (si tratta dell’azione che le fonti giustineanee denominano “actio familiae erciscundae”, che corrisponde, con riguardo alla comunione ordinaria, alractio communi dividundo”).

Il negozio divisorio (che, quando concerne beni immobili, è soggetto alla forma scritta ad substantiam: art. 1350 c.c., n. 11) è un contratto plurilaterale, cui devono necessariamente prendere parte tutti i partecipanti alla comunione, con il quale la quota ideale spettante a ciascun condividente (pars quota) viene convertita in una “porzione concreta” (pars quanta) dei beni comuni in titolarità esclusiva (c.d. “apporzionamento”).

L’apporzionamento determina l’attribuzione in titolarità esclusiva dei diritti in comunione su una porzione di essi, il cui valore, rispetto al valore dei beni divisi, deve corrispondere al valore della quota spettante al condividente sui beni comuni.

Anche la divisione giudiziale, come quella contrattuale, esige la partecipazione al giudizio di tutti i compartecipi (l’art. 784 c.p.c. prevede espressamente che, nel giudizio divisorio, vi è litisconsorzio necessario tra tutti gli eredi o condomini: cfr. Cass., Sez. 2, n. 4891 del 26/04/1993; Cass., Sez. 1, n. 7954 del 13/08/1998). Con essa alla contitolarità del diritto sopra i beni comuni si sostituisce il diritto esclusivo di ciascuno degli originari partecipanti su una parte di tali beni; ma la legge prevede che, qualora i beni ereditari non possano essere divisi in natura, si possa procedere all’attribuzione congiunta (se più coeredi la chiedano) o alla vendita all’incanto con successiva divisione del ricavato (artt. 720 e 722 c.c.).

5. – Premesso quanto sopra in ordine alla natura della comunione ereditaria e della relativa divisione, può passarsi all’esame degli argomenti posti a fondamento della tesi secondo cui l’atto di scioglimento della comunione ereditaria avente ad oggetto un edificio abusivo o parti di esso non sarebbe tra quelli sanzionati con la nullità dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46 e L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, pur se da esso non risultino le menzioni urbanistiche.

5.1. – Il primo argomento su cui si fonda la tesi di cui sopra è quello secondo cui l’atto di divisione di una comunione ereditaria non sarebbe un atto inter vivos, ma sarebbe assimilabile agli atti mortis causa (così, Cass., n. 15133 del 2001, cit.).

Sul punto, va ricordato che, secondo la dottrina, i negozi a causa di morte si distinguono dai negozi tra vivi per il fatto che i loro effetti giuridici sono collegati all’evento della morte del loro autore, del quale sono destinati a regolamentare la vicenda successoria o a disporre per il tempo successivo alla sua morte. Nei negozi mortis causa, la morte è l’evento in forza del quale l’effetto giuridico si produce e senza il quale il negozio non produce alcun effetto.

Nel nostro ordinamento, che vieta i patti successori (eccettuati ora i patti di famiglia: art. 458, come novellato dalla L. 14 febbraio 2006, n. 55, art. 1), si ritiene tradizionalmente che l’unico negozio a causa di morte sia il testamento (art. 587 c.c.); accanto al quale si pongono – quali negozi mortis causa a struttura inter vivos la dispensa dalla imputazione (art. 564 c.c., comma 2) e la dispensa dalla collazione (art. 737 c.c.), ove contenute in un atto di donazione o in un atto inter vivos posteriore alla donazione.

Orbene, se la morte dell’autore del negozio è l’evento che connota i negozi mortis causa e che determina la produzione dei loro effetti, è da escludere che il contratto di scioglimento della comunione ereditaria possa essere qualificato come negozio mortis causa.

Il contratto di divisione ereditaria, infatti, produce i propri effetti indipendentemente dalla morte del de cuius (che costituisce un fatto del passato, i cui effetti giuridici si sono esauriti con l’insorgere della comunione ovvero con l’eventuale divisione disposta dal testatore ex art. 734 c.c.). Esso, piuttosto, produce i propri effetti immediatamente, col mero scambio dei consensi espresso dai condividenti nelle forme di legge; il suo contenuto – ossia l’attribuzione di un cespite o di un altro in titolarità esclusiva – dipende dalla volontà degli eredi, non da quella del de cuius: ciò ne determina, indubbiamente, il carattere di negozio inter vivos.

L’atto di scioglimento della comunione ereditaria va dunque assimilato, quanto alla natura e ai suoi effetti, all’atto di scioglimento della comunione ordinaria: entrambi costituiscono contratti plurilaterali ad effetti reali e con funzione distributiva, con i quali i contraenti si ripartiscono le cose comuni in proporzione alle rispettive quote, facendo cessare lo stato di contitolarità in cui essi si trovano rispetto ad un bene o ad un complesso di beni; entrambi i negozi producono i loro effetti col mero scambio dei consensi espresso nelle forme di legge.

In sostanza, la diversa origine della comunione non muta nè la natura nè gli effetti del negozio divisorio, che ha carattere unitario. Di ciò, del resto, si trae conferma dalla previsione dell’art. 1116 c.c., che estende l’applicazione delle norme sulla divisione dell’eredità alla divisione delle cose comuni, in quanto non contrastino con le norme che regolano la comunione.

Non può condividersi, perciò, l’affermazione secondo cui lo scioglimento della comunione ereditaria sarebbe un atto non autonomo rispetto alla vicenda successoria, della quale costituirebbe l’evento terminale, permeandosi così della medesima natura.

Innanzitutto, lo scioglimento della comunione – seppure corrisponda all’id quod plerumque accidit – non costituisce un atto necessariamente conseguente all’evento successorio; è un atto “eventuale”, che potrebbe non essere compiuto dagli eredi ove essi decidano di rimanere in comunione.

Va poi considerato che il fatto che un negozio si inserisca nella vicenda successoria non implica affatto che esso debba essere qualificato mortis causa: persino l’accettazione dell’eredità (art. 459 c.c.), che pur costituisce un atto necessario della vicenda successoria essendo indispensabile al suo completamento, non costituisce un negozio mortis causa, dovendosi piuttosto qualificare come un negozio unilaterale tra vivi avente contenuto patrimoniale (art. 1324 c.c.).

In realtà, una volta che la successione si è perfezionata con le accettazioni dell’eredità da parte dei chiamati, il fenomeno successorio si è esaurito, rimanendo ad esso estranee le vicende negoziali successive.

 

 

divorzio bologna come fare ? sePArazioni BOloGna  avvOCati matrimoNIalisti

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Nel divorzio come nella separazione, l’affidamento dei figli è disciplinato artt. 155 e ss del codice civile, così e come modificati con la Legge n. 54 – 8 febbraio 2006. L’affido dei figli minori dopo la separazione ad entrambi i genitori (affido condiviso) è oggi la forma principale di affidamento della prole, cui si affianca l’affidamento congiunto, già previsto nella precedente normativa, che richiede sempre la completa cooperazione tra i genitori.

La separazione è un momento decisamente doloroso per ambedue i coniugi, a prescindere da chi abbia preso la decisione, rappresenta comunque la chiusura di un capitolo di un tratto di vita trascorso insieme.

Che cos’è la separazione dei coniugi

Cosa è il  Diritto di Famiglia ?

 

è un settore in continua evoluzione che necessita di specifiche competenze tecniche non solo per la delicatezza della materia che coinvolge spesso minori ma per l’elevato livello di difficoltà nella gestione dei rapporti familiari e dei rapporti tra i coniugi (si pensi al caso della separazione, divorzio, affidamento dei figli minori, reati familiari ecc.).

La separazione dei coniugi è un atto formale al quale ricorrono i coniugi nel momento in cui dei problemi interni o esterni alla coppia rendano insopportabile la convivenza o compromettano l’educazione dei figli.

  • le condizioni sono determinate da specifiche questioni molto importanti nella separazione consensuale al infine raggiungere un accordo di separazione sono:
  • Gli alimenti.
  • La custodia dei figli.
  • La suddivisione dei beni in comunione come l’auto e il conto corrente.
  • L’affidamento dell’abitazione coniugale.

L’assistenza del legale (specie se matrimonialista / divorzista), assume un ruolo fondamentale sin dalle prime fasi di gestione della pratica al fine di individuare la soluzione più opportuna da adottare a seconda delle circostanze del caso concreto.

La separazione legale dei coniugi è l’istituto che permette ai coniugi di far venir meno alcuni effetti del matrimonio.

La separazione può essere consensuale oppure giudiziale. 

E’ consensuale quanto i coniugi raggiungo un accordo sulle condizioni patrimoniali e di rapporto con i figli.

Se invece non si riesce a giungere ad alcun accordo, il coniuge che si vuole separare deve rivolgersi ad un avvocato per intraprendere la via della separazione giudiziale.

La separazione consensuale si fonda sull’accordo dei coniugi su alcuni elementi fondamentali della divisione; essi sono, tra gli altri, l’assegnazione della casa coniugale, la quantificazione dell’assegno di mantenimento del coniuge (ove previsto) e dell’assegno di mantenimento dei figli, l’affidamento della prole, la spartizione dei beni comuni tra i coniugi.

Una separazione come accordo deve essere redatta secondo certi principi e non ha validita’ e senza l’omologazione o autorizzazione del Tribunale;

Per questo lo studio legale avvocato Sergio Armaroli  può assistervi con professionalità e competenza in ogni fase del percorso necessario per raggiungere la concordia su tutte le condizioni di separazione, anche attraverso sedute di mediazione, consulenza o negoziazione finalizzate ad una maggiore comprensione dei vostri diritti.

Alla luce di tutto questo scegliere un Avvocato Bologna per la separazione, che riesca a seguirvi in questo percorso tortuoso non è facilissimo. 

Separazione
• Divorzio
• Modifica delle condizioni di separazione/divorzio
• Nullità/annullamento del matrimonio
• Affidamento e mantenimento di figli di genitori non coniugati
• Affidamento condiviso e esclusivo
• Affidamento eterofamiliare ed affidamento ai Servizi Sociali
• Casa familiare (assegnazione – divisione)
• Riconoscimento e disconoscimento della paternità
• Decadenza dalla potestà
• Tutela frequentazione nonni/zii  
• Ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e/o del convivente e/o del figlio

  • Per salvaguardare questi aspetti essenziali, non si può pertanto prescindere dall’assistenza di un avvocato matrimonialista con elevata competenza e professionalità, il quale gioca un ruolo decisivo nella risoluzione della crisi e dell’eventuale conflitto presente tra le parti, al fine di addivenire serenamente ad un accordo condiviso.
  • Anche quando il rapporto risulta particolarmente conflittuale e ormai intollerabile, diventa essenziale essere assistiti da uno studio legale che si occupa di diritto di famiglia, per difendere e far valere le ragioni e le pretese del Cliente, sempre nell’ottica di raggiungere una soluzione soddisfacente e condivisibile.
  • sulla base di una consolidata esperienza maturata in questo ambito, fornisce ai propri Assistiti una consulenza valida, fidata ed efficace, mettendo sempre al centro del proprio lavoro e delle proprie prerogative i diritti e la tutela del proprio Cliente.
  • Assegno di mantenimento e divorzile
  • Inoltre, qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri che gli consentano di conservare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, il giudice potrà imporre all’altro di versare al coniuge a cui non è stata addebitata la separazione un assegno periodico, la cui entità deve verrà determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato, dei bisogni dell’altro e del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
  • L’assegno divorzile è, invece, una contribuzione economica con funzione sostanzialmente assistenziale che, ove ritenuta opportuna dal Giudice, deve essere versata periodicamente all’ex coniuge. Va detto che con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10.05.2017 sono stati fissati dei nuovi criteri in

·     Perché rivolgersi ad un avvocato familiarista

Uno dei principali aspetti che vale la pena considerare da parte di chi vuole affidarsi ad un avvocato familiarista è quello legato all’assoluta professionalità di una figura del genere. Infatti non si tratta né di uno psicologo né di un terapista di coppia, bensì di un esperto che guarda alla tutela legale della famiglia e dei suoi componenti. Ci si può rivolgere ad un avvocato con questo tipo di competenze qualora si presentino controversie legate alla filiazione, al riconoscimento di un matrimonio che viene celebrato in un paese estero, affidamento congiunto e condiviso e anche per quel che riguarda lo scioglimento del matrimonio e di quelli che sono i suoi effetti civili.

 

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Nel divorzio come nella separazione, l’affidamento dei figli è disciplinato artt. 155 e ss del codice civile, così e come modificati con la Legge n. 54 – 8 febbraio 2006. L’affido dei figli minori dopo la separazione ad entrambi i genitori (affido condiviso) è oggi la forma principale di affidamento della prole, cui si affianca l’affidamento congiunto, già previsto nella precedente normativa, che richiede sempre la completa cooperazione tra i genitori.

 

Divorziare, per fortuna adesso vi è il divorzio breve solo sei mesi dalla consensuale e un ano dalla separazione giudiziale

 

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La separazione legale dei coniugi è l’istituto che permette ai coniugi di far venir meno alcuni effetti del matrimonio.

La separazione può essere consensuale oppure giudiziale.

E’ consensuale quanto i coniugi raggiungo un accordo sulle condizioni patrimoniali e di rapporto con i figli.

Se invece non si riesce a giungere ad alcun accordo, il coniuge che si vuole separare deve rivolgersi ad un avvocato per intraprendere la via della separazione giudiziale.

 

 

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Quando la convivenza diventa impossibile

Quando la convivenza diventa impossibile Quando non sai a chi rivolgerti durante il difficile cammino della separazione

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A seguito della pubblicazione della Legge n. 55 del 6 Maggio 2015 sulla Gazzetta Ufficiale, a partire dal 26 Maggio 2015 è in vigore in Italia la c.d. Legge sul divorzio breve.

Con la nuova legge e l’assistenza di un avvocato divorzista sarà possibile per i coniugi ottenere velocemente il divorzio grazie alla riduzione del tempo necessario tra la separazione e la richiesta di divorzio e ciò indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

Per effetto della nuova normativa il divorzio potà essere chiesto una volta decorsi 6 mesi dal momento in cui i coniugi sono comparsi innanzi al Presidente del Tribunale se la separazione è stata consensuale.

Il termine viene elevato a 12 mesi, sempre dal momento in cui i coniugi sono comparsi avanti il Presidente del Tribunale, nel caso in cui la separazione sia stata giudiziale.

Nel divorzio come nella separazione, l’affidamento dei figli è disciplinato artt. 155 e ss del codice civile, così e come modificati con la Legge n. 54 – 8 febbraio 2006.

L’affido dei figli minori dopo la separazione ad entrambi i genitori (affido condiviso) è oggi la forma principale di affidamento della prole, cui si affianca l’affidamento congiunto, già previsto nella precedente normativa, che richiede sempre la completa cooperazione tra i genitori.

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Con l’introduzione di tale normativa il Giudice, in sede di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, avendo cura di considerare esclusivamente l’interesse della prole “…valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori (affidamento condiviso)…” (art. 155 c.c., II comma), ciò proprio perché “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

 

 

 

 

 

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Vuoi vedere quante

separazioni nascono per

strane  scoperte nel cellulare

del coniuge?

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Molti lo sanno già, altri no, nelle separazioni e divorzi si scopre sempre di piu’ il tradimento del partner leggendo casualmente o volutamente i messaggi o le mail del proprio coniuge.

l’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione”. Il che, nella sfera sessuale, hanno concluso i giudici della Suprema Corte, “comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine“.
Lo “spionaggio”, tuttavia, può avere anche conseguenze penali, integrandosi l’ipotesi prevista dall’art. 615-ter c.p. che punisce l’accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.  Ai sensi della menzionata disposizione, rischia la reclusione fino a tre anni “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo“.

Non si puo’ nemmeno immaginar equante separazioni e divorzi per messaggini, trovati dal coniuge che portano alla scoperta di relazioni extraconiugali.

Da anni tratto a Bologna e provincia separazioni e divorzi,ma quando si tratta di separazioni per tradimenti coniugali molto spesso i cellulari  e internet giocano la parte del leone nelle prove del tradimento

Io ho avuto tra i miei clienti diverse situazioni simili .

Giovanni autotrasportatore tornato a casa, trovo’ il cellulare dimenticato dalla moglie che era uscita per accompagnar e i figli in palestra.

Non avrebbe fatto caso al cellulare  se in quel momento non fosse arrivato un messaggio facendo il classico bip.

Pensando fosse una cosa di lavoro della moglie  prese il cellulare della moglie, che si apri’ nella pagina dei messaggi.

Noto’ una gran numero di messaggi salvati con il nome Piero.

Inizialmente non penso’ male, ma la curiosita’ lo porto’ a Leggere i messaggi .

Ne fu meravigliato quando lesse che questo Piero aveva piu’ volte dato appuntamento alla moglie nel solito posto, e leggendo a ritroso i messaggi scopri’ che si trattava di una pensione a 20 km da casa.

Il tono dei messaggi era chiaro, fin troppo chiaro “ amore ti aspetto!!” ,Piero mi manchi ecc ecc “.

Tornata la moglie vi fu una lite e la moglie confesso’ una relazione che durava da due anni.

Tutto per un telefonino lasciato a casa, altrimenti forse non avrebbe mai scoperto Giovanni i Tradimenti della moglie .

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Altra situazione

 

Giorgio è un funzionario di banca, bella famiglia moglie molto piu’ giovane e decisamente una bella donna, hanno tre figli.

 

Giorgio donnaiolo impenitente, ha una relazione con una giovane donna da tre anni, e la moglie non sa niente fino a che Giorgio non esce  a portare fuori il cane ,una mezz’ora circa.

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Commette lea leggerezza di lasciare il cellulare in casa, salvati cielo, la moglie trova messaggi espliciti della sua amante, e le conseguenze possono essere ben immaginabili: separazione con addebito.

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Marco, informatico, di fama, rientrato a casa, dopo che la moglie aveva mandato un messaggio che cenava con i genitori, trova aperto il computer della moglie, senza password,

Marco fa una cosa che non si deve fare legge le mail della moglie, e scopre che la moglie da sei mesi si vede  con un giovane medico, presso l’appartamento di lui.

Compresa la sera che doveva essere a cena dai genitori.

 

Finale? Separazione

 

Avvocato esperto di separazioni e divorzi a Bologna e provincia

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 6 marzo 2017, n. 5510

Presidente Bernabai – Relatore Lamorgese

Fatti di causa

1.- La Corte d’appello di Milano, con sentenza 8 luglio 2014, ha rigettato i gravami delle parti avverso l’impugnata sentenza del Tribunale della stessa città che, nel giudizio di separazione personale dei coniugi E. C. e F. V., aveva addebitato la separazione al marito, aveva affidato i figli minori M. (n. nel omissis) e G. (n. nel omissis) al Comune di Milano, li aveva collocati presso la madre e aveva posto a carico del C. un assegno di Euro 2000,00 al mese in favore della moglie e un contributo di mantenimento per tre figli di Euro 3000,00 mensili, oltre al pagamento della globalità delle spese straordinarie concordate tra le parti. Per quanto ancora interessa, la Corte ha giustificato l’addebito per la violazione dell’obbligo di fedeltà, in ragione della scoperta, nel novembre 2007, di messaggi amorosi pervenuti sul cellulare di C.. Con riguardo alle statuizioni economiche, la Corte ha ritenuto giustificate l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno in favore della V. e dei figli, in considerazione dell’elevato tenore di vita dei coniugi durante la vita matrimoniale e della sproporzione reddituale tra le parti, anche tenendo conto della capacità lavorativa della stessa V., non tale comunque da giustificare un incremento dei contributi economici a carico del marito; ha compensato le spese del grado di giudizio.[wpforms id=”21592″]

2.- Avverso questa sentenza ricorrono per cassazione, in via principale, il C. con quattro motivi articolati in varie censure, illustrati da memoria; in via incidentale, la V. con due motivi, ai quali il primo si oppone con controricorso.

Ragioni della decisione

1.- Il ricorrente principale ha allegato alla memoria la sentenza di divorzio emessa dal Tribunale di Milano, passata in giudicato (la quale ha determinato in Euro 1300,00 l’assegno divorzile a suo carico e in Euro 2800,00 l’assegno di mantenimento per i figli, oltre alla metà delle spese straordinarie). Al riguardo si osserva che la pronuncia di divorzio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale (o di modifica delle condizioni di separazione) iniziato anteriormente e ancora pendente, ove esista l’interesse di una delle parti all’operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, che trovano il proprio limite temporale nel passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (Cass. n. 17825 e 19555 del 2013).

spese straordinarie nella separazione Bologna
spese straordinarie nella separazione Bologna

2.- Venendo ai motivi del ricorso principale del C., il primo motivo si articola in due connessi profili, entrambi inammissibili. Il primo profilo (sub 1.3.1.), per violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, e 156, secondo comma, c.p.c, denuncia insufficienza e contraddittorietà della motivazione in ordine all’addebito della separazione, per avere confermato la sentenza di primo grado sulla base di ragioni, concernenti la violazione dell’obbligo di fedeltà come causa della crisi coniugale, diverse da quelle indicate dal primo giudice, secondo il quale quella violazione aveva aggravato una crisi coniugale presente da tempo. Il profilo in esame è inammissibile, perché nel prospettare un vizio motivazionale suppone come ancora esistente il controllo di legittimità sulla motivazione della sentenza, essendo invece oggi denunciabile, in seguito alla modifica dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. apportata dall’art. 54 D.L. n. 83/2012, convertito in legge n. 134/2012, soltanto l’omesso esame – non ravvisabile nella specie – di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti (Cass., sez. un., n. 8053/2014, n. 8054/2014). Il secondo profilo del motivo (sub 1.3.2) denuncia la violazione dell’art. 151, secondo comma, cc, per avere dichiarato l’addebito come conseguenza automatica della violazione dell’obbligo di fedeltà, senza che tale violazione fosse stata causa diretta della crisi coniugale. Il profilo in esame non coglie la ratio deciderteli della sentenza impugnata, la quale ha giustificato l’addebito rilevando che la violazione dell’obbligo di fedeltà era stata causa della crisi coniugale, come evidenziato dal fatto che la scoperta della infedeltà era avvenuta nel 2007, cioè successivamente alla riconciliazione intervenuta nel 2002. Il ricorrente chiede, in sostanza, una rivisitazione del giudizio di fatto concernente l’accertamento della responsabilità di uno o di entrambi i coniugi nel determinarsi della intollerabilità della convivenza, che è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità (v. Cass. n. 961/1992).

3.- Il secondo motivo si articola in due profili connessi, entrambi inammissibili. Il primo profilo denuncia nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, e 156, secondo comma, cc. e 111, sesto comma, Cost., in ordine alla motivazione, ritenuta contraddittoria, sul riconoscimento dell’assegno di mantenimento in favore della V., per avere mal valutato la situazione reddituale delle parti e l’entità del patrimonio del C. e per avere omesso di considerare i documenti prodotti che dimostravano il peggioramento delle sue condizioni economiche. Il secondo profilo denuncia la violazione dell’art. 156, primo comma, ce, per avere motivato in modo contraddittorio sulla capacità reddituale della V. e per avere dato rilievo a un fatto non previsto dalla legge, e non vero, come l’abitudine del marito in costanza di matrimonio di addossarsi le spese di famiglia in misura preponderante. Entrambi i profili si risolvono in critiche all’accertamento dei redditi delle parti, ai fini della concreta determinazione dell’assegno di mantenimento, che è compito riservato al giudice di merito, la cui valutazione è incensurabile in sede di legittimità (Cass. n. 17055/2007), in presenza di motivazione idonea a rivelare la ratio decidendi, dovendosi considerare in tali limiti ridotto il controllo di legittimità sulla motivazione, ai sensi del novellato art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. (Cass., sez. un., n. 8053/2014). Il motivo, pur prospettando violazione di norme di diritto, si risolve nella critica della sufficienza del ragionamento logico esposto dal giudice di merito e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli elementi probatori del processo, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).

4.- Il terzo motivo denuncia la violazione dei suindicati parametri normativi, nonché dell’art. 337 ter, quarto comma, cc, per avere motivato sul quantum, ritenuto eccessivo, dell’assegno di mantenimento dei figli senza rispettare il parametro normativo da ultimo indicato che impone di valutare le risorse di entrambi i genitori; i giudici di merito avrebbero erroneamente considerato florida la situazione reddituale del C., senza confrontarsi con le produzioni documentali né considerare le ingenti disponibilità economiche della V.. Il motivo è inammissibile, per ragioni analoghe a quelle poc’anzi esposte in ordine al precedente motivo.

5.- Il quarto motivo denuncia violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. per omessa pronuncia sul motivo di gravame riguardante la condanna del C., disposta dal primo giudice, al pagamento delle spese del giudizio di primo grado e per non avere considerato la sussistenza di giusti motivi di compensazione totale o parziale. Il motivo è infondato, in ordine alla censura di omessa pronuncia: la sentenza impugnata, infatti, avendo confermato la soccombenza del C., ha implicitamente rigettato il motivo sulle spese; esso è inammissibile nella parte in cui invoca la compensazione delle spese del giudizio di primo grado.

6.- Venendo al ricorso incidentale, il primo motivo denuncia omesso esame di un fatto discusso tra le parti e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c, per avere condizionato l’operatività dell’obbligo del C. di farsi carico delle spese straordinarie al suo consenso, di fatto sempre negato, con l’effetto di sottrarre ai figli una parte del contributo di mantenimento posto a suo carico. Il motivo è inammissibile, risolvendosi in una istanza di revisione del giudizio di congruità del contributo posto a carico di C. in relazione alle spese straordinarie per i figli.

7.- Il secondo motivo del ricorso incidentale denuncia violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, per omessa pronuncia sul motivo di appello incidentale con cui la V. aveva chiesto di convertire in una misura fissa la parte variabile del contributo di mantenimento per i figli. Il motivo è infondato, avendo i giudici di merito implicitamente pronunciato sul motivo respingendolo.BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI, MESSAGGI NEL CELLULARE CHE CREANO INDIZI E PROVE

8.- In conclusione, entrambi i ricorsi sono rigettati. Le spese sono compensate.

P.Q.M.

La Corte rigetta entrambi i ricorsi; compensa le spese del giudizio. Sussistono i presupposti per porre a carico di entrambe le parti l’ulteriore contributo dovuto per legge. In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.

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Albareto
Albinea
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Alseno
Alta Val Tidone
Alto Reno Terme
Anzola dell’Emilia
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Argenta
Bagnacavallo
Bagnara di Romagna
Bagno di Romagna
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Borgo Tossignano
Borgo Val di Taro
Borgonovo Val Tidone
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Castrocaro Terme e Terra del Sole
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Ferriere
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Fiorano Modenese
Fiorenzuola d’Arda
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Fornovo di Taro
Frassinoro
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Galeata
Galliera
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Gatteo
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Goro
Gossolengo
Gragnano Trebbiense
Granarolo dell’Emilia
Grizzana Morandi
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Jolanda di Savoia
Lagosanto
Lama Mocogno
Langhirano
Lesignano de’ Bagni
Lizzano in Belvedere
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Marano sul Panaro
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Massa Lombarda
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Mercato Saraceno
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Minerbio
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Misano Adriatico
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Modigliana
Molinella
Monchio delle Corti
Mondaino
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Monte San Pietro
Montecchio Emilia
Montechiarugolo
Montecreto
Montefiore Conca
Montefiorino
Montegridolfo
Monterenzio
Montescudo-Monte Colombo
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Monticelli d’Ongina
Monzuno
Morciano di Romagna
Mordano
Morfasso
Neviano degli Arduini
Noceto
Nonantola
Novafeltria
Novellara
Novi di Modena
Ostellato
Ottone
Ozzano dell’Emilia
Palagano
Palanzano
Parma
Pavullo nel Frignano
Pellegrino Parmense
Pennabilli
Piacenza
Pianello Val Tidone
Pianoro
Pieve di Cento
Pievepelago
Piozzano
Podenzano
Poggio Renatico
Poggio Torriana
Polesine Zibello
Polinago
Ponte dell’Olio
Pontenure
Portico e San Benedetto
Portomaggiore
Poviglio
Predappio
Premilcuore
Prignano sulla Secchia
Quattro Castella
Ravarino
Ravenna
Reggio nell’Emilia
Reggiolo
Riccione
Rimini
Rio Saliceto
Riolo Terme
Riolunato
Riva del Po
Rivergaro
Rocca San Casciano
Roccabianca
Rolo
Roncofreddo
Rottofreno
Rubiera
Russi
Sala Baganza
Sala Bolognese
Salsomaggiore Terme
Saludecio
San Benedetto Val di Sambro
San Cesario sul Panaro
San Clemente
San Felice sul Panaro
San Giorgio di Piano
San Giorgio Piacentino
San Giovanni in Marignano
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San Giovanni in Persiceto
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San Lazzaro di Savena
San Leo
San Martino in Rio
San Mauro Pascoli
San Pietro in Casale
San Pietro in Cerro
San Polo d’Enza
San Possidonio
San Prospero
San Secondo Parmense
Santa Sofia
Sant’Agata Bolognese
Sant’Agata Feltria
Sant’Agata sul Santerno
Santarcangelo di Romagna
Sant’Ilario d’Enza
Sarmato
Sarsina
Sasso Marconi
Sassuolo
Savignano sul Panaro
Savignano sul Rubicone
Scandiano
Serramazzoni
Sestola
Sissa Trecasali
Sogliano al Rubicone
Solarolo
Soliera
Solignano
Soragna
Sorbolo Mezzani
Spilamberto
Talamello
Terenzo
Terre del Reno
Tizzano Val Parma
Toano
Tornolo
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Traversetolo
Travo
Tredozio
Tresignana
Valmozzola
Valsamoggia
Varano de’ Melegari
Varsi
Ventasso
Vergato
Verghereto
Vernasca
Verucchio
Vetto
Vezzano sul Crostolo
Viano
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Villa Minozzo
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Voghiera
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avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

 

separati in casa” divorziano lo stesso : si può ottenere lo stesso il divorzio , lo afferma la corte suprema

SEPARAZIONE BOLOGNA, SEPARAZIONI COMPLESSE BOLOGNA, DIVORZIO BOLOGNA

DIVORZI IMPOSSIBILI BOLOGNA CHIAMA L’AVVOCATO ESPERTO SERGIO ARMAROLI

051 6447838

 

Diritto di famiglia

Mi occupo di diritto di famiglia da molto tempo. Rientrano nella materia anche le questioni sull’affidamento dei figli, a cui mi dedico sempre con la massima serietà, cercando di garantire il rispetto del principio della bigenitorialità. Essendo il tema molto delicato, curo molto la fase della consulenza, perchè solo ascoltando con attenzione i clienti si può comprendere la strada più opportuna da seguire.

Seguo in modo particolare le separazioni personali dei coniugi. Tento in tutti i modi di agevolare i clienti depositando ricorsi consensuali. Se ciò non è possibile, seguo con la massima cura il contenzioso giudiziale. Questa è la materia, a mio parere, più delicata; i clienti necessitano della massima attenzione e disponibilità. Tra l’altro sono madre di due figli e quando parlo con le persone mi sento molto partecipe e responsabile dei loro problemi personali.

 

Mi occupo di divorzi da molto tempo. Anche in questa fase, come per la separazione personale, si cerca di mettere d’accordo i coniugi per depositare un ricorso congiunto. Se ciò non è possibile, verrà dato corso al divorzio giudiziale. Questa è la materia, a mio parere, più delicata; i clienti necessitano della massima attenzione e disponibilità.

DIVISIONE-EREDITARIA-BOLOGNA
DIVISIONE EREDITARIA BOLOGNA

 AVVOCATO PER SEPARAZIONE BOLOGNA ESPERTO 051 6447838

A QUALCHE DOMANDA?

SAI COSA VUOL DIRE SEPARARSI?

SAI QUANDO CI SI PUO’ SEPARARE?

 SAI COME SI FA A SEPARARSI?

SAI I TEMPI CHE CI VOGLIONO A SEPARARSI?

SAI QUALI SONO I TUOI DIRITTI IN CASO DI SEPARAZIONE?

SAI A CHI VA L’ADDEBITO SE VI E’ ADDEBITO?

SAI A CHI VA LA CASA CONIUGALE?

SAI COME OTTENR EL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO E QUANDO NE HAI DIRITTO?

SAI COSA E’ IL DIVORZIO?

SAI COSA E” LA BIGENITORIALITA’ COME PRINCIPIO?

SAI COSA E’ L’AFFIDO CONDIVISO?

SAI COME CHIEDERE IL GIUSTO MANTENIMENTO PER I FIGLI?

SAI COME DIMOSTRARE IL TRADIMENTO DI TUA MOGLIE O TUO MARITO?

AVVOCATO PER SEPARAZIONE TRA CONIUGI BOLOGNA  051 6447838

AVVOCATO SEPARAZIONE VELOCE BOLOGNA

AVVOCATO ESPERTO SEPARAZIONI E DIVORZI BOLOGNA

 

AVVOCATO PER SEPARAZIONE BOLOGNA

durante la separazione legale, in quanto ciò che è rilevante è che non ci sia stata la riconciliazione intesa come 

comunione spirituale

,

 

ossia la volontà di “riservare al coniuge la posizione di esclusivo compagno di vita”.

AVVOCATO MATRIMONIALISTA DIVORZISTA BOLOGNA PER DIVORZI SEPARAZIONI

Diritto di famiglia

Negli ultimi anni ho seguito diverse pratiche di separazione / divorzio, mantenimento figli (minorenni e maggiorenni,), amministrazioni di sostegno … Cerco, per quanto possibile, di dirimere le controversie per giungere ad una soluzione condivisa. Possiedo una consolidata esperienza della delicata materia dei rapporti di coniugio, quali separazioni, divorzi, convivenza, matrimonio ed altre questioni di diritto di famiglia. Ho seguito innumerevoli separazioni e divorzi di ogni tipo, a partire dalle coppie con figli che non riescono più a convivere, fino ad arrivare ai casi più complessi di tradimento e di violenza familiare.

Ogni caso viene trattato con l’attenzione alla persona e la delicatezza che la materia richiede, cosicchè i diritti dei coniugi siano fatti valere adeguatamente e si giunga prontamente, e con il minor trauma possibile, specie in presenza di figli minori, ad una composizione della controversia e/o ad una celere definizione giudiziaria della stessa.

Separazione

Avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli esperto in materia di separazione sia in sede consensuale che giudiziale. Ogni caso viene trattato i modo da conseguire la migliore soluzione per il cliente. Ho seguito separazioni di ogni tipo, a partire dalle coppie con figli che non riescono più a convivere, fino ad arrivare ai casi più complessi di tradimento e di violenza familiare.

La terminazione del rapporto coniugale comporta punti critici che mi trovo spesso ad affrontare, quali ad esempio l’affidamento e le questioni patrimoniali. Fornisco sia assistenza per il divorzio congiunto che giudiziale, qualora non si riuscisse ad ottenere un accordo condiviso. Negli ultimi anni ho seguito diverse separazioni sia giudiziali che consensuali, con figli minori e non. Opero cercando preferibilmente un accordo con la controparte ai fini di un deposito congiunto del ricorso, al fine di evitare il più possibile situazioni stressanti (per gli adulti ed i bambini) e contenere i costi della pratica.

Divorzio

Ho seguito divorzi di ogni tipo, a partire dalle coppie con figli che non riescono più a convivere, fino ad arrivare ai casi più complessi di tradimento e di violenza familiare. La terminazione del rapporto coniugale comporta punti critici che mi trovo spesso ad affrontare, quali ad esempio l’affidamento e le questioni patrimoniali. Fornisco sia assistenza per il divorzio congiunto che giudiziale, qualora non si riuscisse ad ottenere un accordo condiviso. Ho seguito vari casi di divorzio, sia ex novo che conseguenti a cause di cui avevo seguito anche la separazione. Cerco sempre di arrivare ad un accordo con la controparte in modo da cercare di ridurre al minimo la tensione che normalmente si crea, ed anche per tenere calmierati i costi della pratica

BOLOGNA SAI COME CI SI SEPARA TRA CONIUGI?

DEVI SEPARARTI SAI COME? CHIAMA 051 6447838

 

AVVOCATO MATRIMONIALISTA DIVORZISTA BOLOGNA PER DIVORZI SEPARAZIONI

DEVI SEPARARTI BOLOGNA SAI COME ? CHIAMA 051 6447838

DEVI SEPARARTI DAL MARITO BOLOGNA? SAI COME ? CHIAMA  AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838

DEVI SEPARARTI DALLA MOGLIE SAI COME ? CHIAMA 051 6447838

SAI COME AVERE LA CASA CONIUGALE?

SAI  COME A CHI DANNO LA CASA CONIUGALE?

SAI  COME QUANDO DEVI DARE IL MANTENIMENTO ALLA MOGLIE?

La separazione giudiziale è una separazione personale pronunciata dal Tribunale dopo la richiesta di uno o di entrambi i coniugi a seguito di fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave danno ai figli come da art. 151 Codice Civile.

La separazione tra coniugi è la sospensione dei doveri reciproci dei coniugi, salvo quello di assistenza e reciproco rispetto.
La separazione è una nozione nata nel diritto canonico e accolto dall’ordinamento italiano già prima della introduzione della legge sul divorzio.
La separazione si differenzia dal divorzio per i seguenti motivi:

1) Non determina lo scioglimento del vincolo, per cui i coniugi non possono contrarre nuovo matrimonio.
2) Ha carattere transitorio poiché i coniugi possono riconciliarsi in qualunque momento.

Se ricorrono i presupposti dopo la richiesta il giudice pronunciando la separazione giudiziale, dichiara a quale coniuge va addebitata la separazione stessa in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri del matrimonio.
L’addebito della separazione comporta la perdita del diritto al mantenimento ancorché ci si trovi nella situazione di non poter mantenere lo stesso tenore vita goduto durante il matrimonio, la perdita dei diritti successori, nonché la perdita dei diritti sulla pensione di reversibilità.

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

La separazione giudiziale può essere chiesta – su istanza di parte – in tutti quei casi in cui la coppia non riesca a raggiungere un accordo(separazione consensuale) sugli aspetti attinenti la fine del rapporto coniugale.

FONDAMENTO DELLA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

Il coniuge ha diritto di chiedere la separazione giudiziale per circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione dell’unione, “fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”. L’eventuale richiesta di addebito da parte di uno dei coniugi nel caso di violazione dei doveri derivanti dal matrimonio, costituisce, nell’ambito del procedimento, una pronuncia “accessoria” con la quale verrà attribuita all’altra parte la responsabilità della fine della convivenza e che inciderà sui diritti successori e sull’assegno di mantenimento.

Cass. civ., Sez. VI – 2, Ordinanza, 11/03/2021, n. 6820 (rv. 660941-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Rapporti patrimoniali tra coniugi – Comunione legale – Scioglimento – In genere – Separazione personale – Riconciliazione successiva – Effetti – Ripristino automatico della comunione legale dei beni – Sussistenza – Limiti

In materia di comunione legale tra i coniugi, la separazione personale costituisce causa di scioglimento della comunione, che è rimossa dalla riconciliazione dei coniugi medesimi, cui segue il ripristino automatico del regime di comunione originariamente adottato, con la sola esclusione degli acquisti effettuati durante il periodo di separazione e fatta salva l’invocabilità, “ratione temporis”, dell’effetto pubblicitario derivante dalla novella di cui all’art. 69 del d.P.R. n. 396 del 2000, che ha previsto l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio delle dichiarazioni rivelatrici della volontà riconciliativa. (Principio affermato in fattispecie anteriore all’entrata in vigore del d.P.R. n. 396 cit.). (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO BOLOGNA, 13/07/2018)

Corte d’Appello Bologna Sez. I, 17/05/2006

… L’irragionevolezza della facoltà di reclamo, prevista avverso l’ordinanza presidenziale di separazione dei coniugi, che trovi causa ed evidenza anche nel principio giurisprudenziale della inoppugnabilità dei provvedimenti modificabili o revocabili da parte della medesima autorità dalla quale promanano, avvalorando con ciò la censura di illegittimità costituzionale riguardo alla sovrapponibilità di eterogenei e concomitanti rimedi – come tali gratuitamente eccedenti una ‘ragionevole’ misura sostanziale e formale dei mezzi processuali – dati avverso il medesimo provvedimento, incontra il limite costituito dall’elemento interpretativo “evolutivo”, rappresentandosi come ‘normale’, alla più recente legislazione, l’eventualità da ultimo riferita, e prevalendo perciò, a fini interpretativi ed applicativi, l’indirizzo insito nel riconoscimento positivo della possibilità di reclamo e al contempo di ricorso per cassazione avverso il provvedimento (“in forma di decreto”) pronunziato dall’autorità giurisdizionale (“il giudice tutelare, qualora disponga l’amministrazione di sostegno”) e dalla medesima autorità modificabile o revocabile ad istanza di parte o “ex officio”. …

Corte d’Appello Bologna Sez. I, 17/05/2006

Cass. civ., Sez. I, Sentenza, 13/03/2009, n. 6200

 

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – Forme di aiuto della famiglia d’origine del beneficiario – Esonero della corresponsione dell’assegno – Esclusione.

In tema di separazione, il coniuge tenuto al versamento dell’ assegno di mantenimento non può ritenersi esonerato del relativo obbligo nei confronti dell’altro coniuge, qualora questi riceva delle forme di aiuto dalla famiglia d’origine, specie allorché tale aiuto sia reso necessario dalla esiguità dei redditi del beneficiario e dalla modesta entità del contributo al mantenimento stesso. (Rigetta, App. Bologna, 19/10/2005)

 

 

 

… L’individuazione della Corte di Appello, quale giudice territorialmente competente a decidere sul reclamo proposto avverso l’ordinanza presidenziale di separazione dei coniugi, non determina una disparità di trattamento dei minori in ragione della loro residenza, escludendosi che possa darsi al riguardo, proprio in ragione dei principi di competenza territoriale vigenti in materia di potestà genitoriale, violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge, e quindi non sussistendo, in tal senso, alcun attendibile motivo per ritenere fondata una questione di illegittimità costituzionale del quarto ed ultimo comma dell’ art. 708 c.p.c. in riferimento al principio di cui all’ art. 25 Cost., bensì dovendosi non altrimenti che affermare la perfezione della competenza della Corte di Appello riguardo al gravame con cui i coniugi esprimano doglianza in merito ai provvedimenti provvisori ed urgenti assunti dal presidente del tribunale in merito alla loro istanza di separazione. …

Corte d’Appello Bologna Sez. I, 17/05/2006

 

… Avverso l’ordinanza presidenziale di separazione dei coniugi con la quale siano dati i provvedimenti provvisori ed urgenti rispetto ai figli, al loro affido e alla loro residenza, all’assegnazione della casa coniugale, ai diritti e agli obblighi patrimoniali correnti tra i separandi coniugi ed ogni altra disposizione al riguardo specificativa ed estimata confacente dal presidente del tribunale, l’esercizio della facoltà di reclamo alla Corte di Appello non è soggetto alla ricorrenza del requisito dell’insorgenza di “fatti nuovi”, incorrendosi perciò in una duplice incongruità sia nel caso in cui questi vengano addotti a causa e fine della proposizione del gravame, sia in quanto, ritenendosene la insussistenza e la mancanza – e quindi l’erronea considerazione compiutane dalla parte reclamante -, vengano addotti, dalla parte opponente, a circostanza invalidante l’esercizio del potere di impugnazione, pretendendosi in tal senso, e per tale ragione, la conseguente inammissibilità del reclamo. …

Corte d’Appello Bologna Sez. I, 17/05/2006

 

… Il presupposto del “mutamento delle circostanze”, a fini di modifica o revoca da parte dell’istruttore del provvedimento presidenziale (ordinanza) relativo all’istanza di separazione dei coniugi, non è più contemplato dalla vigente legislazione ed in specie dalla formula normativa del novellato art. 708 c.p.c., dovendosene ritenere non solo la superfluità e la non attinenza con riguardo al reclamo proposto avanti la Corte di Appello, quanto, e più propriamente, l’ininfluenza e l’insussistenza quale limite al concreto esercizio e alla proposizione del gravame in cui il potere di reclamo si risolve. …

 

Corte d’Appello Bologna Sez. I, 08/05/2006

 

… L’ordinanza presidenziale concernente l’istanza di separazione dei coniugi, con la quale si diano le disposizioni temporanee ed urgenti riguardo ai coniugi stessi ed alla prole, è pronunzia improntata a ragioni di provvisorietà ed immediatezza, e la cui natura, di accertamento meramente incidentale e sommario, nonché di provvedimento di mera delibazione cui si informa, è destinata a risolversi e a restare assorbita nel giudizio di cognizione avanti l’istruttore designato, solo al quale compete la piena ed esaustiva considerazione nel merito della volontà, congiunta o disgiunta, di rottura dell’unione matrimoniale, escludendosi, perciò, che nell’esercizio della facoltà di reclamo alla Corte di Appello avverso l’ordinanza riservata possano validamente e legittimamente porsi nuove istanze istruttorie o nuove valutazioni delle risultanze presidenziali, incorrendo in questo caso il reclamo non altrimenti che nella sanzione processuale della inammissibilità, essendo il potere di gravame limitato esclusivamente alla possibilità di censura e di eventuale emenda di erroneità immediatamente e palesemente rilevabili, e costituendosi in tal senso l’unica valida e legittima condizione propria dell’ambito del reclamo e quindi della sua ammissibilità. …

 

 

La Corte di Cassazione, con la rivoluzionaria sentenza n. 3323 del 2000 con cui la I Sez. Civile della Suprema Corte ha stabilito che i coniugi “separati in casa” possano ottenere la sentenza di scioglimento degli effetti civili del matrimonio (divorzio), pur avendo continuato a vivere sotto lo stesso tetto, durante la separazione legale, in quanto ciò che è rilevante è che non ci sia stata la riconciliazione intesa come “comunione spirituale”, ossia la volontà di “riservare al coniuge la posizione di esclusivo compagno di vita”. Si trattava di una “separazione in casa”, in quanto i coniugi, pur continuando a vivere nella stessa casa, provvedevano autonomamente alle rispettive necessità, dividendo la casa coniugale in due ambienti distinti, consumando i pasti separatamente, dormendo in camere separate, disinteressandosi della vita dell’altro coniuge.

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Diritto di famiglia

 

AVVOCATO DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA

Mi occupo anche di diritto di famiglia perché è un settore del diritto civile che richiede non solo una grande competenza in materia, ma anche una profonda disponibilità nell’ascoltare i clienti e la capacità di affrontare i problemi senza mai confondere il proprio ruolo di legale con le proprie convinzioni personali.

AVVOCATO DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA

Assegnazione e Divisione casa familiare Nullità\ annullamento matrimonio Unioni civili Scioglimento dell’unione civile Famiglia di fatto e convivenze, contratti di convivenza Risoluzione dei contratti di convivenza I regimi patrimoniale della famiglia e dell’unione civile Impresa familiare Questioni patrimoniali relative alla comunione legale dei beni e ai beni acquistati in comune Ordini di protezione

 

Difendere al meglio un proprio patrocinato non significa avvalorare posizioni infondate, ma guidare il cliente verso la scelta migliore per sé e soprattutto per i propri figli. Ho scoperto la mia passione per il Diritto di famiglia sin dai miei studi universitari e mi sono concentrata da subito nella mia formazione professionale in questa materia. Tratto quotidianamente questioni che si riferiscono a molte branche del Diritto di famiglia, sia per le coppie regolarmente sposate che per le coppie di fatto, senza dimenticare la tutela dei minori e dei soggetti fragili. determinazione ed esperienza maturata in 25 anni di attività nei diversi Tribunali di tutta Italia, rende la difesa del buon diritto efficace e duratura. Come avvocato per le separazioni assisto i clienti con la massima discrezionalità trattandosi di questioni molto intime e private. In vent’anni di attività in materia ho patrocinato svariate cause giudiziali con problematiche inerenti l’addebito, il mantenimento, l’affidamento dei figli promuovendo gli interessi dei clienti, ma tutelando in primis la posizione ed il benessere dei minori. Ho trattato cause di separazione e divorzio di ogni tipo .Ho affrontato questioni attininenti l’ affidamento dei figli ed il mantenimento , questioni economiche patrimoniali legate allo scioglimento del matrimonio e questioni attinenti l’ assegno divorzile con particolare approfondimento in seguito alle recenti sentenze della Corte di Cassazione .

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AVVOCATO DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA

Mi occupo anche di procedimenti di fronte Tribunale dei Minorenni attinenti la responsabilità genitoriale .

Molti clienti si sono rivolti al mio studio anche per consensualizzare accordi di separazione e sono rimasti soddisfatti sia per la assistenza sia per la trasparenza nei rapporti.

Ho seguito separazioni e divorzi di ogni tipo, a partire dalle coppie con figli con intolleranza di convivenza, fino a casi più complessi di tradimento e di violenza familiare. Risoluzione di punti critici quali ad esempio l’affidamento e le questioni patrimoniali. Fornisco sia assistenza per il separazione consensuali che giudiziali sia divorzio congiunto che giudiziale, qualora non si riuscisse ad ottenere un accordo condiviso.

La mia propensione per il diritto di famiglia si esprime attraverso una numerosa casistica di separazioni, divorzi ed unioni che ho trattatto in questi anni. Ogni volta che un rapporto coniugale o di convivenza termina, consiglio sempre ai clienti di tutelare gli interessi dei figli, se ci sono, prospettando quelle soluzioni che ritengo più adatte al caso e possibilmente non conflittuali, proprio nell’interesse primario dei figli stessi.

Divorzio

In qualità di avvocato divorzista chiedo sempre al cliente di verificare quali accordi o quali provvedimenti sono stati presi in sede di separazione per comprendere quali miglioramenti si possono raggiungere nel divorzio. I clienti vengono assistiti durante tutta la fase del divorzio, sia giudiziale che consensuale, sia personalmente, sia telefonicamente e anche in via telematica con invio di ogni provvedimento e/o atto che viene redatto in studio o pronunciato dal Giudice. Fornisco assistenza nei procedimenti di divorzio congiunto e, qualora non sia possibile trovare un accordo tra i coniugi, anche nei divorzi giudiziali, prestando l’attenzione alla persona che la particolarità della materia richiede, con la finalità, da una parte, di far valere adeguatamente i diritti di ognuno e dall’altra di giungere, nel modo più celere e meno traumatico possibile, soprattutto in presenza di figli, ad una definizione soddisfacente. Separazione e divorzi rappresentano le questioni di cui mi occupo in prevalenza nell’ambito della mia attività professionale. Ritengo di avere, oltre ad una preparazione professionale specifica, una capacità empatica spiccata che ritengo fondamentale nel sapere gestire le questioni familiari e nel trattare tutti gli aspetti emotivi che il diritto di famiglia fa emergere nei momenti della crisi familiare. Nell’ambito della materia di divorzio ho prestato spesso assistenza, oltre che nella regolamentazione dei rapporti genitori-figli, anche nella soluzione di problematiche di natura strettamente patrimoniale in virtù dell’esperienza derivante dalla formazione notarile conseguita all’inizio della professione.

L’esperienza in questo campo mi consente di indicare le strade migliori da seguire, in particolare convogliando ad una auspicabile definizione consensuale almeno ove i rapporti consentano un minimo di dialogo.

Separazione

Come avvocato per le separazioni assisto i clienti con la massima discrezionalità trattandosi di questioni molto intime e private. In vent’anni di attività in materia ho patrocinato svariate cause giudiziali con problematiche inerenti l’addebito, il mantenimento, l’affidamento dei figli promuovendo gli interessi dei clienti, ma tutelando in primis la posizione ed il benessere dei minori. Molti clienti si sono rivolti al mio studio anche per consensualizzare accordi di separazione e sono rimasti soddisfatti sia per la assistenza sia per la trasparenza nei rapporti. Ho prestato assistenza nell’ambito di separazioni di ogni genere: nei primi anni di professione ho maturato esperienza nel recupero dei punti di forza dei coniugi al fine di raggiungere separazioni consensuali, proponendo loro, in alcuni casi, soluzioni di affidamento alternato della prole quando non era ancora stato oggetto di valutazione della giurisprudenza (il primo caso nel 1996). Nei limiti delle condizioni reali ho sempre promosso l’intento di raggiungere soluzioni consensuali

Ho trattato cause di separazione e divorzio di ogni tipo .Ho affrontato questioni attininenti l’ affidamento dei figli ed il mantenimento , questioni economiche patrimoniali legate allo scioglimento del matrimonio e questioni attinenti l’ assegno divorzile con particolare approfondimento in seguito alle recenti sentenze della Corte di Cassazione . Mi occupo anche di procedimenti di fronte Tribunale dei Minorenni attinenti la responsabilità genitoriale .

Successioni Avvocato successioni bologna Sergio Armaroli

una specifica competenza e professionalità nel settore delle successioni e eredità, ed in particolare nella fase della dichiarazione di successione, l’interpretazione ed impugnazione del testamento, divisioni ereditarie, accettazione e rinunce all’eredità, l’accettazione con beneficio d’inventario, l’individuazione di quote ereditarie, i legati, tutela di situazioni di lesione di legittima, la tutela dell’erede minore di età, le pratiche di divisione ereditaria, atti di donazione

Avvocato successioni bologna Sergio Armaroli Contenziosi di ogni genere legati alle successioni mortis causa. Il diritto successorio costituisce una parte importantissima del diritto privato, dato che disciplina la successione della proprietà dei beni dopo il decesso di un soggetto. Purtroppo non di rado si verificano insanabili contrasti tra gli eredi, che a loro volta generano lunghi contenziosi giudiziari. La soluzione ottimale è la risoluzione stragiudiziale tra gli eredi che riesce ad abbreviare certamente i tempi per la definizione della successione e l’iter per l’assegnazione dei singoli cespiti ereditari. sercita nel ramo del diritto successorio con altissima percentuale di accordi per divisioni ereditarie. Avvocato successioni bologna Sergio Armaroli Assiste in materia testamentaria per la redazione del testamento, mettendo in condizione il testatore di operare la scelta migliore per quanto concerne la forma ed il contenuto, per la fase di apertura della successione e la chiamata all’eredità e per disposizioni patrimoniali, tutelando i diritti del cliente che venga leso per vizi formali, o violazioni dei diritti di legittima, anche attraverso azioni di riduzione di donazioni, azione ed impugnazione del testamento. Patrocino da molti anni in cause ereditarie. L’attività si svolge prevalentemente nel far riconoscere delle quote di legittima, lesa da disposizioni testamentarie. Parallela a tale attività vi sono le richieste di divisione ereditaria. Non da ultimo nella materia di eredità e successioni ho svolto con successo . Le maggiori questioni trattate in ambito successorio attengono principalmente alla divisione ereditaria ottenuta in sede giudiziale, pareri legali volti a prospettare le conseguenze della rinuncia/accettazione/accettazione con beneficio di inventario.

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La procedura consensuale può prendere il via con il deposito di un ricorso presso la Cancelleria del Tribunale dove uno dei due coniugi ha la residenza o il domicilio. Il ricorso deve essere espressamente indirizzato al Presidente del Tribunale e deve contenere in modo dettagliato i termini dell’accordo raggiunto.

SAI COSA VUOL DIRE SEPARARSI?

SAI QUANDO CI SI PUO’ SEPARARE?

 SAI COME SI FA A SEPARARSI?

SAI I TEMPI CHE CI VOGLIONO A SEPARARSI?

SAI QUALI SONO I TUOI DIRITTI IN CASO DI SEPARAZIONE?

SAI A CHI VA L’ADDEBITO SE VI E’ ADDEBITO?

SAI A CHI VA LA CASA CONIUGALE?

SAI COME OTTENR EL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO E QUANDO NE HAI DIRITTO?

SAI COSA E’ IL DIVORZIO?

SAI COSA E” LA BIGENITORIALITA’ COME PRINCIPIO?

SAI COSA E’ L’AFFIDO CONDIVISO?

SAI COME CHIEDERE IL GIUSTO0 MANTENIMENTO PER I FIGLI?

SAI COME DIMOSTRARE IL TRADIMENTO DI TUA MOGLIE O TU

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BOLOGNA DEVI SEPARARTI? TI CAPISCO E RISOLVO PER TE

 

Credimi ti capisco la separazione è sempre un gran brutto momento:

Brutto a livello emotivo, brutto per il senso di solitudine,

 

La separazione crea angoscie per i problemi economici che ne conseguono…

La separazione crea problemi pe ril problema dell’affido figli

 

La separazione crea ansia per la casa coniugale, chi deve dei due andare via?

 

La separazione crea ansia per gli animali domestici a chi andranno come vivranno?

La separazione crea ansia per i mobili quadri conti correnti in comune!!!

Alcuni coniugi si impegnano in battaglie legali lunghe e costose per poter passare più tempo con i figli e poter così dare un minor contributo per il mantenimento. Se si sceglie di percorrere questa strada, però, bisogna aver davvero intenzione di passare il tempo guadagnato con i propri bambini, pena la perdita di credibilità e la possibilità di finire nuovamente in tribunale.

La Corte di Cassazione, con la rivoluzionaria sentenza n. 3323 del 2000 con cui la I Sez. Civile della Suprema Corte ha stabilito che i coniugi “separati in casa” possano ottenere la sentenza di scioglimento degli effetti civili del matrimonio (divorzio), pur avendo continuato a vivere sotto lo stesso tetto, durante la separazione legale, in quanto ciò che è rilevante è che non ci sia stata la riconciliazione intesa come “comunione spirituale”, ossia la volontà di “riservare al coniuge la posizione di esclusivo compagno di vita”. Si trattava di una “separazione in casa”, in quanto i coniugi, pur continuando a vivere nella stessa casa, provvedevano autonomamente alle rispettive necessità, dividendo la casa coniugale in due ambienti distinti, consumando i pasti separatamente, dormendo in camere separate, disinteressandosi della vita dell’altro coniuge.

Sebbene il giudice possa omologare una separazione che preveda la coesistenza dei due coniugi sotto lo stesso tetto coniugale, laddove per te non dovesse rappresentare un problema, ti consiglieri ugualmente di spostare la tua residenza altrove, laddove il giudice non fosse d’accordo con la vostra proposta, ossia la “separazione in casa” dei coniugi nell’interesse dei figli minorenni.

L’avvocato Sergio Armaroidi Bolgna offre qualificata assistenza legale  in materia di diritto di famiglia offre una assistenza specializzata in ogni fase dei giudizi di separazione e divorzio, in materia di rapporti patrimoniali ed economici tra coniugi o conviventi e di mantenimento rispetto ai figli. concernenti l’accertamento del rapporto di filiazione, sia legittima, sia naturale, con le conseguenti azioni quali il disconoscimento di paternità, il riconoscimento del figlio naturale, la dichiarazione giudiziale di paternità e maternità.

Aree di intervento

  • separazione giudiziale
  • separazione consensuale
  • divorzio
  • nullità \ annullamento matrimonio
  • modifica alla condizioni di separazione e divorzio
  • controversie relative alle convivenze more uxorio l’assegnazione della casa familiare
  • l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento
  • sottrazione internazionale di minori
  • filiazione naturale
  • adozioni
  • affidamento minori
  • interdizione e inabilitazione
  • nomina di amministratori di sostegno
  • redazione di testamenti
  • cause testamentarie
  • trust e patti di famiglia
  • lo Stalking a danno dell’ex partner
  • mobbing familiare
  • regime legale patrimoniale della famiglia
  • LOSTUDIO AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA OFFRE  INOLTRE QUALIFICATA  ASSISTENZA LEGALE  IN :
  • ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e\o del figlio
  • tutela frequentazione nonni \ zii
  • accordi di convivenza
  • famiglia di fatto e convivenze: le possibili tutele dei partner non sposati
  • accordi matrimoniali
  • ricorso di separazione
  • ricorso di divorzio
  • le questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune, e i diritti successori
  • riconciliazione dei coniugi separati
  • il diritto agli alimenti per l’ex coniuge

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avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

  • decadenza separazione consensuale

  • convivenza dopo separazione legale

  • nuova convivenza prima della separazione

  • come si annulla una separazione consensuale

  • convivenza durante il periodo di separazione

  • frequentare un altro durante la separazione

  • Si può avere una nuova relazione durante una separazione giudiziale?

  • Con la Legge 898 del 6 maggio 2015, nota anche come Legge sul Divorzio Breve, oggi i tempi sono ridotti a sei mesi o un anno tra la separazione e il divorzio e nel caso di separazione con negoziazione assistita non superano le tre settimane. Ma durante questo periodo i diritti e i doveri derivanti dal matrimonio sono validi oppure no? L’articolo 143 del Codice Civile parla di ”obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

  1. convivenza dopo divorzio

  2. revoca di separazione consensuale

  3. separazione di fatto è nuova convivenza

  4. separazione convivenza nuovo compagno

  5. coppia di fatto con un separato

  1. assegno mantenimento figli minimo

  • per la determinazione assegno mantenimento figli il genitore su cui grava l’obbligo di corresponsione, che corrisponde generalmente al genitore non collocatario del figlio, deve sostenere le spese ordinarie e il 50% di quelle straordinarie.

  • A titolo esemplificativo e stando all’orientamento della giurisprudenza maggioritaria, relativamente alle spese attinenti al profilo scolastico/educativo, occorre rilevare che rientrano tra le “spese ordinarie” quelle effettuate per l’acquisto di libri scolastici, di materiale di cancelleria, dell’abbigliamento per lo svolgimento dell’attività fisica a scuola. Tutto ciò, ovviamente, basandosi sulla considerazione che la frequenza scolastica da parte del minore non è qualcosa di eccezionale ed imprevedibile.

  • Per procedere alla separazione giudiziale è necessario Ricorso in tribunale. Per dare inizio a questa procedura, i coniugi devono depositare il ricorso nella cancelleria del tribunale dove una delle parti ha la residenza o il domicilio. Una volta aperto il fascicolo, sarà il tribunale a chiedere la copia dell’atto di matrimonio, le dichiarazioni dei redditi dei coniugi e ogni altra documentazione utile.

  • L’organo competente produrrà un fascicolo d’ufficio raccogliendo non solamente il ricorso, ma tutti i documenti che i coniugi hanno allegato. Ad esempio, saranno necessariamente allegate le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di ciascun coniuge e la copia integrale dell’atto di matrimonio.

  • Terminati gli adempimenti, ed entro cinque giorni dalla data di ricezione del ricorso, il Presidente del Tribunale fissa la data dell’udienza alla quale devono personalmente comparire i coniugi.

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  • decorrenza assegno mantenimento coniuge separazione consensuale

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  • separazione consensuale senza mantenimento

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  • divorzio mantenimento figli

  • mantenimento prima della separazione

Al riguardo le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il Giudice, nel valutare e determinare il quantum dell’assegno di mantenimento, deve tenere conto del ruolo che la moglie ha rivestito all’interno della famiglia.

La donna che ha sacrificato la propria carriera per badare ai figli e alla casa, ha consentito al marito di concentrarsi sulla carriera, arricchendosi; è, quindi, giusto che questa partecipi all’incremento di ricchezza ottenuto dall’ex, venendole riconosciuto un equo assegno di mantenimento.

Alla luce di questo breve excursus, diamo risposta all’interrogativo: all’ex moglie casalinga deve essere riconosciuto un assegno di mantenimento?

Avvocato per separazione Bologna per affido figli minori?

Per la separazione la problematica  dell’affido figli minori resta una delle problematiche piu’ dibattute,

 

Sai cosa trovo strano?

Che vedo padri che durante il matrimonio, tra  una scusa e l’altra trovano tutte le scuse per lasciare  i figli piccoli alla moglie e magari uscire con gli

amici, poi nella separazione i figli diventano il pomo della discordia e di colpo non va piu’ bene lasciarli alla moglie.

Secondo me stare con i figli è fondamentale sia durante  il matrimonio sia nella butta ipotesi della separazione.

Avvocato per separazione Bologna per affido figli minori

Oggi come noto per separazioni vige il principio dell’affido condiviso dei figli ,

con collocazione però presso uno dei genitori.

PER LA TUA SEPARAZIONE BOLOGNA, CHIAMA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 

SEPARAZIONE CONIUGI BOLOGNA 6 MOTIVI PER EVITARE LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

ASSEGNO DIVORZILE BOLOGNA
ASSEGNO DIVORZILE BOLOGNA

DA ANNI TRATTO SEPARAZIONI A VOLTE MOLTO COMPLESSE E DEVO DIRE  CHE LA SOLUZIONE SEMPRE MIGLIORE, CHE OGNI AVVOCATO DOVREBBE CERCARE PER IL PROPRIO CLIENTE E’ EVITAR ELE SEPARAZIONI GIUDIZIALI

CERTO A VOLTE LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE E’ INEVITABILE

Perche’ cerco sempre un accordo stragiudiziale evitando se possibile la separazione giudiziale quando i coniugi vogliono separarsi ?  

1) TEMPI MOLTO PIU’ LUNGHI NELLA SEPARAZIONE GIUDIZIALE  i tempi con la separazione giudiziale al Tribunale di Bologna ,ma cosi’ in tutti i tribunali diventano assai piu’ lunghi, anni !!

2)  COSTI DELLA SEPARAZIONE GIUDIZILA ERISPETTO ALLA CONSENSUALE   la separazione giudiziale costa molto di più diventa una causa ordinaria con molte attivita’ processuali, memorie , lungaggini,

3) DECISIONE LASCIATA A UN TERZO NELLA SEPARAZIONE GIUDIZIALE  : IL GIUDICE

Mentre nella separazione consensuale entro certi limiti le decisioni sulle condizioni vengono prese dai coniugi assistiti dal loro avvocato, nelle separazioni Giudiziali le decisioni sono prese da  un terzo che è il giudice, il quale per quanto sia bravo non smepre accontenta le parti .

4) MAGGIORE TENSIONE TRA GLI EX CONIUGI NELLASEPARAZIONE GIUDIZILA ERISPETTO ALLA CONSENSUALE 

CALCOLARE ASSEGNO DIVORZILE

certo , quando ci si scontra in una causa, ogni coniuge ha le sue posizioni e a volte i rapporti son molto piu’ tesi che in una separazione consensuale .

5) NELLA SEPARAZIONE GIUDIZIALE SERVONO DUE AVVOCATI NELLA SEPARAZIONE CONSENSUALE CONSENSUALE NE BASTA UNO  

Il motivo è ovvio essendo la separazione giudiziale e una causa  un avvocato non puo’ difendere due  parti contrapposte, mentre nella consensuale sentiti  i coniugi e trovato l’accordo sui punti si preparara  un ricorso e si deposita e basta un avvocato .

6)TEMPI DIVERSI PER ARRIVRE AL DIVORZIO DOPO LA SEPARAZIONE

Con la seprazione consensuale i coniugi possono chiedere il divorzio o la cessazione degli ffetti civili del matrimonio dopo sei mesi

Con la separazione Giudiziale dopo un anno dalla separazione giudiziale

LETTO QUANTO SOPRA CONSIDERATE  E CAPITE IL PERCHE’ UN BRAVO AVVCATO DIVORZISTA VU CONSIGLI LA CONSENSUALE COME SEPARAZIONE RISPETTO ALLA GIUDIZIALE

 

affidati all’avvocato Sergio Armaroli[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

avvocato esperto bologna
avvocato esperto bologna

Certo la separazione e il divorzio sono una parte importante del diritto di famiglia ma non l’unica, Se cerchi a Bologna un avvocato per separazione o divorzio ,se vedi le separazioni degli amici ,chiama .[wpforms id=”21592″ title=”true”]

Alla consensuale si ricorre quando è possibile trovare un accordo sulle condizioni di separazione. In casi del genere spesso sono i coniugi a trovare direttamente l’accordo, oppure lo raggiungono con l’aiuto dell’avvocato matrimonialista.

Diritto di famiglia

Quando una coppia sceglie di separarsi non è mai una decisione semplice per le implicazioni personali e umane che la separazione comporta.

Diritto di famiglia – Impegni e doveri dei coniugi

Nel diritto di famiglia, la famiglia è concepita come una unità in cui ai coniugi viene riconosciuta piena parità giuridica: in altre parole, ciò significa che entrambi i coniugi godono degli stessi diritti e doveri e sono uguali davanti alla legge. Gli impegni che una coppia decide di assumere contraendo il matrimonio, regolamentati dalle norme in materia di diritto di famiglia, sono:

la fedeltà: una relazione extraconiugale che incide sul rapporto dei coniugi minandone la stima e la fiducia reciproca è una violazione di tale obbligo ed è motivo per la richiesta di separazione, che è regolata dal codice civile nella sezione del diritto di famiglia

la convivenza sotto lo stesso tetto: i coniugi devono di comune accordo scegliere la propria abitazione e l’allontanamento dal tetto coniugale senza giusta causa è una violazione del principio del dovere di coabitazione e di collaborazione familiare stabilito dal diritto di famiglia

la condivisione dei bisogni della famiglia: entrambi i coniugi devono contribuire, in base alle proprie capacità lavorative e domestiche, ai bisogni del nucleo familiare secondo quanto stabilito dal codice civile nella sezione che regolamenta i rapporti famigliari

le scelte di vita: secondo il diritto di famiglia, i coniugi devono stabilire di comune accordo i valori e i principi in base ai quali formare la propria famiglia, conservando allo stesso tempo la rispettiva autonomia per le scelte personali di vita

Agli aspetti psicologici si affiancano anche quelli strettamente legali. In questa delicata situazione fare da soli non è sempre la scelta giusta, soprattutto se non ci si è lasciati in maniera serena.

Meglio affidarsi ad un avvocato esperto in separazione che saprà consigliare al suo assistito la soluzione migliore per una separazione quanto più possibile tranquilla almeno dal punto di vista legale.

assiste i clienti nella gestione delle dinamiche familiari, nella fase fisiologica e patologica del matrimonio e della convivenza di fatto, tutelando la genitorialità, la filiazione e gli interessi dei soggetti deboli. assiste i propri clienti sia nella regolamentazione dei rapporti giuridici e patrimoniali della coppia, sia nella gestione della crisi coniugale e dell’affidamento e tutela dei figli minori, offrendo tutela sia giudiziale che stragiudiziale in caso di mancato accordo tra le parti, dalla fase di separazione a quella di divorzio.

Anche dopo la chiusura della crisi coniugale, lo Studio Avvocato Sergio Armaroli assiste la coppia in caso di richiesta di modifica delle condizioni della separazione o divorzio, derivanti dal mutamento delle circostanze di fatto e/o diritto, che avevano determinato l’assunzione dei provvedimenti relativi alle condizioni medesime.

La separazione consensuale è il migliore dei modi per ottenere la separazione legale tra coniugi .
Si chiama consensuale proprio perché prevede il consenso espresso di entrambi i coniugi che giungono ad un accordo sulla spartizione dei loro beni in comunione e sulla separazione consensuale è il migliore dei modi per ottenere la separazione legale tra coniugi.

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Si chiama consensuale proprio perché prevede il consenso espresso di entrambi i coniugi che giungono ad un accordo sulla spartizione dei loro beni in comunione e sull’affidamento dei figli nonché su tutte le possibili questioni connesse alla vita matrimoniale.

Il consenso delle parti può essere originario se il ricorso è presentato da tutte e due le parti ma può anche essere successivo, nel senso che la separazione può partire come giudiziale (istanza di una sola parte) e poi divenire consensuale successivamente.

Lo studio avvocato separazioni Bologna Sergio Armaroli  si occupa inoltre di successione ereditaria e della sua corretta pianificazione, dalla tutela delle quote allo scioglimento della comunione ereditaria.

Assegnazione della casa coniugale

L’assegnazione della casa familiare spesso è uno scoglio alla definizione pacifica delle cause di separazione, divorzio e regolamentazione dei rapporti dei genitori non sposati proprio perché nella casa, più che in altri beni, i partner fanno un investimento economico ed emotivo considerevole.

Cosa  è la casa familiare?

, è il luogo ove la famiglia durevolmente e prevalentemente convive, assolvendo alle esigenze primarie dell’abitazione.

Il godimento della casa familiare è attribuito dal giudice tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.

Il Tribunale può pertanto assegnare l’abitazione al coniuge che non sia titolare o contitolare su di essa di un diritto di godimento, sia esso reale o personale, solo se con detto coniuge convivono i figli minori o maggiorenni non autosufficienti.

L’assegnazione dell’abitazione è pertanto subordinata al presupposto all’affidamento o al collocamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ed economicamente non autosufficienti.

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DIVORZIO BREVE

Nuova normativa
Con 398 voti a favore, 28 contrari e 6 astenuti, Il 22 aprile 2015 è stata definitivamente approvata la nuova legge che andrà a regolamentare la procedura di divorzio e che si applicherà non solo ai nuovi procedimenti, ma anche a quelli tuttora in corso.

Quali sono i punti chiave di questa nuova normativa?
Il cambiamento più significativo riguarda proprio la riduzione dei tempi necessari per ottenere il divorzio (e, di conseguenza, anche delle spese correlate): non più 3 anni; si potrà divorziare in un lasso di tempo da 6 mesi ad 1 anno.
In assenza di complicazioni, 6 mesi per coniugi consenzienti e senza figli; mentre i tempi si dilatano fino ad un anno in caso di separazione giudiziale o di figli minorenni.
La data da prendere in considerazione per l’inizio del decorrere di questi mesi è il giorno in cui i coniugi compaiono davanti al Presidente del Tribunale per la separazione.
Anche per quanto concerne la separazione dei beni, ci sono novità: si può perpetrare dal momento in cui i coniugi ricevono l’autorizzazione del giudice a vivere separati.

In breve, dopo la separazione i coniugi possono divorziare:

una volta decorsi sei mesi se si sono separati consensualmente;

una volta decorso un anno se si sono separati giudizialmente.

Sei mesi o un anno dal giorno della primissima udienza di comparizione personale dei coniugi avanti al Giudice per la separazione.

CHIAMA 051 6447838

Separazioni, divorzi, rapporti personali e patrimoniali tra conviventi e cessazioni di convivenza, regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli nati fuori dal matrimonio, gestione dell’affidamento condiviso e problemi legati alla responsabilità genitoriale (limitazioni e decadenza), azioni di riconoscimento e disconoscimento di paternità, unioni civili

Procedimenti relativi alla responsabilità genitoriale, tutela all’immagine e alla riservatezza dei minori, tutela dei rapporti con i nonni e altri parenti

Diritto delle persone

amministrazioni di sostegno

interdizioni

inabilitazioni

Quando è necessario l’intervento di un avvocato? 

Quando ci si rende conto che il rapporto matrimoniale o di convivenza non è più solido. 

E’ opportuno contattare un avvocato divorzista che sia in grado di comprendere il problema e di consigliare come comportarsi per evitare di porre in atto comportamenti lesivi dei diritti dei minori e della persona con la quale si convive. 

Strettamente connessi a questi ambiti, poi, la professionista si occupa anche di spiegare i principi relativi al mantenimento, nonché le questioni relative al diritto di visita tra genitori e figli. 

Un avvocato familiarista è un professionista che si occupa prevalentemente di diritto di famiglia. Si tratta di una figura professionale molto importante e fondamentale per regolare tutti i rapporti tra coniugi, figli e genitori.

Separazione legale, consensuale o giudiziale

Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti ponendo  fine all’obbligo  di  convivenza,  nell’attesa di una eventuale riconciliazione, o di un provvedimento definitivo di scioglimento degli  effetti  civili  del matrimonio,  che si  ottiene soltanto con il  divorzio.

L’avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli offre a) PROCEDIMENTI DINANZI AL TRIBUNALE ORDINARIO:

procedimenti di separazione e divorzio;

separazione e divorzi con procedimento di negoziazione assistita D.L. n. 132/2014;

assistenza sullo scioglimento giudiziale unioni civili Legge n.76/2016

assistenza sui patti di convivenza Legge n. 76/2016;

procedimenti di inabilitazione e interdizione della persona;

procedimenti regolamentazione affidamento dei figli minori; ascolto del minore 336 bis c.c;

procedimenti per ordine di protezione contro gli abusi familiari, allontanamento del coniuge violento procedimento 342 bis c.c.;

procedimento di attribuzione assegno di reversibilità al coniuge, ai figli, ai genitori;

procedimento per assegno di mantenimentoalimenti.

La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o “di fatto”, cioè conseguente all’allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l’intervento di un giudice e senza alcun valore sul piano legale.

SEPARAZIONE O DIVORZIO BOLOGNA Per separazione consensuale dobbiamo considerare un accordo  sulle condizioni che regoleranno i rapporti patrimoniali e personali. Il Tribunale, valutato che non sono stati violati i diritti dei coniugi o degli eventuali figli, procede con l’omologa.

La separazione consensuale dei coniugi è il modo più semplice e veloce per separarsi.

assistenza giudiziale per procedimenti di separazione consensuale, e separazione giudiziale;

assistenza nei procedimenti separazione e divorzio con procedimento di negoziazione assistita D.L. 132/2014;

procedimento di modifiche delle condizioni di separazione e divorzio;

assistenza per lo scoglimento giudiziale di Unioni Civili Legge n. 76/2016

assistenza per lo sciglimento giudiziale accordi di convivenza.Legge n. 76/2016 

E’ necessario che marito e moglie siano d’accordo non solo sul fatto di separarsi, ma anche sulle modalità con le quali gestire i diversi aspetti legati alla fine del matrimonio.

1)Separarsi consensualmente, infatti, significa proprio raggiungere un accordo sulle questioni fondamentali (casa, assegno, figli) e su come esse saranno disciplinate.

2)La separazione consensuale ha molti vantaggi, non ultimo quello di avere dei costi alquanto ridotti rispetto alla separazione giudiziale. Una delle ragioni del risparmio si deve al fatto che entrambi i coniugi possono farsi seguire da un unico avvocato.

3)Con la separazione giudiziale non siamo in presenza di un accordo e allora sarà il Tribunale, tramite sentenza, a decidere sulle condizioni si separazione. Il diritto di proporre la separazione giudiziale spetta ad entrambi i coniugi anche in caso di assenso di consenso.

4)La separazione giudiziale è un procedimento attraverso il quale uno solo dei coniugi o ciascuno di essi con proprio ricorso autonomo (in questo caso si hanno due iniziative distinte che verranno riunite) chiedono al Tribunale competente di pronunciare una sentenza di separazione che regoli i loro rapporti dopo la cessazione della convivenza.

Separarsi e divorziare Bologna

Gestire un divorzio o una separazione significa lavorare per il cambiamento. Un buon avvocato matrimonialista è consapevole di assumere ad ogni incarico una straordinaria responsabilità morale. L’avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli è attivo nel diritto di famiglia a Roma.

Le conseguenze della separazione e del divorzio,

Con il divorzio,  che è stato introdotto e disciplinato con la legge 01.12.1970 n. 898,  viene, invece, pronunciato lo scioglimento del matrimonio, cessando definitivamente gli effetti del vincolo  coniugale, sia sul piano personale che patrimoniale. La Legge n. 55/2015 ha introdotto nel  nostro ordinamento il  divorzio breve: per porre fine al matrimonio è  possibile chiedere il  divorzio trascorsi  sei mesi  dalla separazione se  consensuale,  oppure trascorso un  anno dalla data di  comparizione dei  coniugi, nelle separazioni  giudiziali.  

Divorzio con figli minorenni

La presenza di figli minori o maggiorenni incapaci, con handicap grave o non autosufficienti economicamente implica differenze procedurali nell’ipotesi in cui i coniugi ritengano di divorziare ricorrendo alla negoziazione assistita.

Questa presuppone che i coniugi stipulino un accordo con l’assistenza degli avvocati (uno per parte) entro un termine di tempo prestabilito e non inferiore ad un mese dall’avvio della pratica, senza necessità di ricorrere al giudice.

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Un esperto avvocato matrimonialista  sa che se un accordo o una sentenza non sono curati nel minimo dettaglio e non sono in grado di anticipare ogni occasione futura di conflitto, semplicemente non funzionano e lasciano la coppia alla ricerca di una soluzione alle incomprensioni di ogni giorno.

Separarsi significa riprogettare il proprio futuro con cura

Il miglior obiettivo per un buon avvocato matrimonialista non è semplicemente quello riuscire a far sì che i propri clienti possano separarsi e divorziare.

Un bravo avvocato divorzista deve soprattutto insegnare ai propri clienti a gestire con saggezza e prudenza le conseguenze di ciò che separarsi o divorziare in Bologna comporta.

Nella maggior parte dei casi, quando si pensa a un avvocato della famiglia il pensiero si rivolge subito alle problematiche relative ai divorzi e al mantenimento del coniuge.

Tuttavia, i campi in cui opera questa figura professionale sono molto più ampi e complessi.

Essi comprendono ad esempio i contratti di convivenza nonché le pratiche necessarie per l’adozione, di minori o maggiorenni; problematiche attinenti alle unioni civili, maltrattamenti a minori o conviventi maggiorenni, riconoscimento di figli naturali, diritto minorile, e molto altro.

avvocati esperti in diritto di famiglia bologna
avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

Le fattispecie previste per ottenere lo scioglimento del matrimonio o la dichiarazione degli effetti civili sono tassative e sono espressamente indicate dall’art. 3 L. n.898/1970. Il Divorzio conseguente la separazione personale dei coniugi è sicuramente l’ipotesi più frequente nella pratica. In tal caso, è tuttavia necessario al fine della presentazione della relativa domanda (presso il Tribunale competente) che la separazione duri da almeno 6 Mesi o 12 Mesi (a seconda dei casi previsti dalla Legge Vigente) ininterrotti e consecutivi dalla comparizione personale dei coniugi avvenuta davanti al Presidente del Tribunale (nel procedimento di separazione), durante i quali non deve essere ripresa la convivenza, né deve essersi verificata alcuna riconciliazione tale da fare ritenere temporaneamente ricostituita la comunione materiale e spirituale dei coniugi.

Avvocato Divorzista BOLOGNA

Avvocato Divorzista Bologna – AvvocatoBologna , Penalista, Civilista, Matrimonialista, Divorzista, Separazione, Compila il form per ricevere ulteriori informazioni su Avvocato Divorzista Bologna I nostri servizi per Avvocato Divorzista Bologna

Di seguito un elenco dei casi più frequenti in cui operiamo:

  • Separazione consensuale e giudiziale con addebito

  • Divorzio consensuale e giudiziale

  • Tutela legale nei provvedimenti presidenziali

  • Assegno di mantenimento per il coniuge ed eventuale precetto di pagamento

  • Precetto di pagamento su condizioni di separazione non onorate

  • Precetto di pagamento in caso di non corresponsione aggiornamento ISTAT dell’assegno di mantenimento

  • Rapporti patrimoniali dopo la separazione, assegnazione casa coniugale

  • Affidamento congiunto e disgiunto dei figli nati in costanza di matrimonio

  • Accordi sull’affidamento dei figli anche fuori dal matrimonio, riconoscimento ed esecuzione dei provvedimenti urgenti

  • Responsabilità aquiliana e munus genitoriale

  • Rapporti patrimoniali fra conviventi

  • Cessazione della convivenza e conseguenze

  • Tutela penale in caso di violazione degli obblighi di assistenza familiare art. 570 c.p.

 

 

 

Avvocato Civilista BOLOGNA

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Aree di intervento

  • riconciliazione dei coniugi separati

  • il diritto agli alimenti per l’ex coniuge

  • l’assegnazione della casa familiare

  • l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento

  • sottrazione internazionale di minori

  • filiazione naturale

  • adozioni

  • affidamento minori

  • interdizione e inabilitazione

  • nomina di amministratori di sostegno

  • redazione di testamenti

  • cause testamentarie

  • trust e patti di famiglia

  • lo Stalking a danno dell’ex partner

  • regime legale patrimoniale della famiglia

CASA CONIUGALE

Ciascuno dei genitori in procinto di separarsi si chiede “a chi spetta restare nella casa coniugale”?

IN PRIMIS SEMPRE L’INTERESSE DEI MINORI SEMPRE!!Scopo dell’assegnazione della casa ad uno dei genitori è la tutela dell’interesse dei figli a conservare l’habitat domestico, inteso come il centro delle consuetudini in cui si è espressa la vita della famiglia.

Tale provvedimento, pertanto, non può essere adottato in mancanza di figli minori o maggiorenni non autonomi.

Restare ad abitare nella casa coniugale spetta dunque:

– al genitore con il quale sono collocati stabilmente i figli minori, quando è previsto un regime di affidamento condiviso;

– al genitore cui sono affidati in via esclusiva i figli minori ;

– al genitore con il quale restano a convivere i figli maggiorenni non autonomi.

La legge prevede che dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori

  • separazione giudiziale

  • separazione consensuale

  • divorzio

  • nullità \ annullamento matrimonio

  • modifica alla condizioni di separazione e divorzio

  • controversie relative alle convivenze more uxorio

  • ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e\o del figlio

  • tutela frequentazione nonni \ zii

  • accordi di convivenza

  • famiglia di fatto e convivenze: le possibili tutele dei partner non sposati

  • accordi matrimoniali

  • ricorso di separazione

  • ricorso di divorzio

  • le questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune, e i diritti successori

L’Avvocato Divorzista Bologna  è un avvocato che generalmente si occupa dei vari settori di cui è composto il diritto di famiglia.
Impropriamente, si effettua una distinzione tra “avvocato matrimonialista” e “professionista divorzista”, identificando quest’ultimo come specializzato nella fase patologica del rapporto.
Secondo la legge questa differenza non esiste ed un professionista può gestire tutte le fasi del rapporto familiare.

Separazione Giudiziale

12 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 708 c.p.c

Separazione Giudiziale Trasformata in Consensuale

6 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.

Separazione Consensuale

6 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.

Negoziazione Assistita

6 mesi

dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita di Avvocati.

Separazione Dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile

6 mesi

dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

Per affrontare una scelta così delicata è indispensabile affidarsi ad un professionista in grado di offrire i giusti consigli e la conseguente assistenza legale per avviare a soluzione con professionalità, equilibrio e buon senso
il contenzioso che affligge i coniugi e i conviventi di fatto
. Pertanto l’attività legale è finalizzata a privilegiare soluzioni consensuali che consentano la più veloce soluzione della vicenda nell’interesse di tutte le parti coinvolte, evitando, per quanto possibile, l’inasprimento dei fisiologici conflitti che le singole vicende presentano. L’aspetto giudiziale, giudicato residuale, viene comunque seguito con la massima determinazione e con l’obiettivo di chiudere il contenzioso nel minor tempo possibile.

Solitamente l’avvocato famigliarista l’avvocato può occuparsi di diritto civile , così come degli accordi prematrimoniali oppure del matrimonio stesso.
Nel linguaggio comune, si identifica il giurista divorzista in colui che gestisce la fase della rottura del matrimonio.

DISCONOSCIMENTO DI PATERNITÀ

RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATURALE

SUCCESSIONI E TESTAMENTI

AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO

TUTELA E GESTIONE PATRIMONIALE

TRUST E FONDI PATRIMONIALI

PRATICA COLLABORATIVA

SEPARAZIONE

DIVORZIO

ASSEGNO DI MANTENIMENTO

AFFIDAMENTO

COLLOCAMENTO E MANTENIMENTO DEI FIGLI

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE

ADOZIONI

Attenzione il matrimonio e la separazione e il divorzio fanno nascer euna serie di obblighi fa discendere diversi adempimenti in capo ai coniugi.
SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO
Il legislatore prevede una serie di diritti e doveri, nascenti dalla fase della separazione ovvero dal divorzio.

L’ art. 12 della legge 162/2014 prevede la possibilità per i coniugi di concludere un accordo di separazione, di divorzio o di modifica delle condizioni di separazione e di divorzio avanti all’ Ufficiali di Stato Civile del Comune, senza che sia obbligatoria l’assistenza dei legali.

Tale procedura ha un ambito di applicazione piuttosto limitata, non potendo essere utilizzata qualora vi siano figli minorimaggiorenni non economicamente autosufficientiportatori di handicap grave ed, in ogni caso, nell’accordo non potranno essere previsti patti di trasferimento patrimoniale.

I coniugi, pertanto, potranno solo regolare le pattuizioni aventi ad oggetto l’assegno di mantenimento o divorzile.

Il comune di competenza può essere quello in cui è stato celebrato il matrimonio, quello in cui è stato trascritto l’atto di matrimonio, quello di residenza di uno dei coniugi.

I portali web dei Comuni forniscono la modulistica da compilare, i diritti da corrispondere e tutte le informazioni necessarie.

Qualcuno ritiene che nei casi relativi al diritto di famiglia, si debba scegliere un Avvocato Divorzista Bologna , esperto di separazioni.
In realtà, vi sono delle ipotesi – quali ad esempio, il mancato mantenimento dei figli – che per legge sono reati.

Quando una controversia è determinata da reati, generalmente si affida l’incarico ad un avvocato penalista, esperto di illeciti, appunto, penali.
Da quanto esposto, si desume l’importanza della comprensione della fase, che necessita di gestione qualificata, da parte di un professionista esperto.
Proprio per questi motivi, si ritiene utile la disamina delle varie fasi del rapporto coniugale, così come disciplinate dalla legge.
La trattazione delle fasi, conduce ad una scelta oculata dell’Avvocato Divorzista Bologna DIRITTO DI FAMIGLIA E Avvocato Divorzista Bologna

L’Avvocato Divorzista Bologna  fornisce, altresì, chiarimenti ai propri clienti in merito alla sentenza di divorzio.
Nella sentenza di divorzio, il Giudice valuta il contributo fornito dalle parti in costanza di matrimonio e statuisce:
– tutte le questioni relative allo stato patrimoniale;
– affidamento dei figli;
– assegnazione della casa in cui i coniugi hanno convissuto, in costanza di matrimonio.
Com’è facile intuire, il processo di divorzio può comportare rancori e controversie sugli aspetti economici e morali.
Proprio per questo, si consiglia di scegliere un Avvocato Divorzista Bologna esperto, che sia in grado di gestire le dinamiche conflittuali.
Avvocato DivorzistaBologna  E DIVORZIO BREVE
Con la riforma del 2015, il tempo di separazione utile alla richiesta di divorzio, diminuisce a sei o dodici mesi.

Avvocato Bologna DISCONOSCIMENTO DI PATERNITÀ

Avvocato Bologna RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATURALE

Avvocato Bologna SUCCESSIONI E TESTAMENTI

Avvocato Bologna AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO

Avvocato Bologna TUTELA E GESTIONE PATRIMONIALE

Avvocato Bologna TRUST E FONDI PATRIMONIALI

Avvocato Bologna PRATICA COLLABORATIVA

Avvocato Bologna SEPARAZIONE

Avvocato Bologna DIVORZIO

Avvocato Bologna ASSEGNO DI MANTENIMENTO

Avvocato Bologna AFFIDAMENTO

Avvocato Bologna COLLOCAMENTO E MANTENIMENTO DEI FIGLI

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE

ADOZIONI


Le vie alternative al tradizionale divorzio giudiziale, sono due:
– la negoziazione assistita che avviene a mezzo dell’assistenza di un preparato avvocato divorzista a Bologna ;

Separazione Giudiziale

12 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 708 c.p.c

Separazione Giudiziale Trasformata in Consensuale

6 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.

Separazione Consensuale

6 mesi

dalla comparizione delle parti dinanzi al Presidente all’udienza ex art. 711 c.p.c.

Negoziazione Assistita

6 mesi

dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita di Avvocati.

Separazione Dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile

6 mesi

dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

DISCONOSCIMENTO DI PATERNITÀ

RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATURALE

SUCCESSIONI E TESTAMENTI

AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO

TUTELA E GESTIONE PATRIMONIALE

TRUST E FONDI PATRIMONIALI

PRATICA COLLABORATIVA

SEPARAZIONE

DIVORZIO

ASSEGNO DI MANTENIMENTO

AFFIDAMENTO

COLLOCAMENTO E MANTENIMENTO DEI FIGLI

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE

ADOZIONI

Aree di intervento

  • separazione giudiziale

  • separazione consensuale

  • divorzio

  • nullità \ annullamento matrimonio

  • modifica alla condizioni di separazione e divorzio

  • controversie relative alle convivenze more uxorio

  • ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e\o del figlio

  • tutela frequentazione nonni \ zii

  • accordi di convivenza

  • famiglia di fatto e convivenze: le possibili tutele dei partner non sposati

  • accordi matrimoniali

  • ricorso di separazione

  • ricorso di divorzio

  • le questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune, e i diritti successori

  • riconciliazione dei coniugi separati

  • il diritto agli alimenti per l’ex coniuge

  • l’assegnazione della casa familiare

  • l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento

  • sottrazione internazionale di minori

  • filiazione naturale

  • adozioni

  • affidamento minori

  • interdizione e inabilitazione

  • nomina di amministratori di sostegno

  • redazione di testamenti

  • cause testamentarie

  • trust e patti di famiglia

  • lo Stalking a danno dell’ex partner

  • mobbing familiare

  • regime legale patrimoniale della famiglia

separazione consensuale Bologna, separazione

  • giudiziale Bologna affidati all’avvocato Sergio

  • Armaroli

  • Avvocato famigliarista Bologna Sergio Armaroli Il nostro codice civile prevede l’istituto della separazione personale dei coniugi.DI COSA SI OCCUPA L’AVVOCATO FAMIGLIARISTA

  • l diritto di famiglia, nell’ambito del diritto privato, è la materia che norma i rapporti familiari nella loro accezione più ampia, come ad esempio i rapporti tra coniugi, di filiazione, di adozione e ancora di parentela e affinità.Trattasi di norme in primo luogo appartenenti al diritto civile anche, in minor misura, ad altri settori dell’ordinamento giuridico, come ad esempio, al diritto costituzionale, penale, processuale civile e penale, ecclesiastico, tributario, del lavoro e amministrativo ed anche norme di ordinamenti dioversi da quello interno, quali quello canonico , internazionale e comunitario. .

  • Infatti un primo aspetto che bisogna sottolineare è che l’avvocato familiarista ha come obiettivo principale quello di guardare al bene della famiglia.Il diritto di famiglia è stato codificato nel 1942 con norme basate sul principio della subordinazione della moglie al marito sotto il profilo personale, patrimoniale e dei figli e sulla discriminazione dei figli nati fuori del matrimonio (c.d. all’epoca figli naturali), che ricevevano un trattamento giuridico deteriore rispetto ai figli legittimi. Nel 1975 il diritto di famiglia cambia il Legislatore del 1975 ha modificato il volto giuridico della famiglia italiana, restituendo dignità alla donna ed ancora prima, ad avviso di chi scrive, alla famiglia stessa, centro primario e vitale delle relazioni affettive dell’uomo. Si ritiene utile qui ricordare alcuni dei punti più importanti della riforma in parola (legge n. 151/1975) che ha influito sulla vita delle famiglie italiane e, sicuramente, anche, sull’evoluzione dei nostri costumi:

    affido-condiviso- affido esclusivo
    affido-condiviso- affido esclusivo

    Le controversie legate al diritto di famiglia costituiscono materia particolarmente delicata, poiché strettamente connesse agli aspetti più importanti della vita di ciascun individuo e, pertanto, devono essere trattate da professionisti altamente ESPERTI.

    LA SEPARAZIONE?

    QUASI SEMPRE UN DRAMMA, UNO SCOSSONE TREMENDO NELLA VITA DELLE PERSONE!!

LE COSE  NON VANNO

SEI GIOVANE VUOI RIFARTI UNA VITA

NON ERA LA PERSONA GIUSTA PER TE

NON TI CAPISCE PIU’

NON LO AMI PIU’ NON TI DA’ PIU’

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DEVI SEPARARTI E NON SAI COME

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  • UN VASO DI CRISTALLO CHE VA IN FRANTUMI
    SI IL MATRIMONIO E’ FATTO COME UN VASO DI CRISTALLO, OCCORRE MOLTA CURA, CON POCO SI CREANO CREPE CHE SE NON RIPARATE ROMPONO IL VASO[wpforms id=”21592″]
    La procedura per la separazione consensuale è particolarmente agevole.

  • Separazione consensuale e contenziosa

  • Divorzio consensuale e giudiziale

  • Adozioni nazionali e internazionali

  • Ricorsi al Giudice Tutelare per la protezione dei figli

  • L’avvocato Sergio Armaroli si occupa di diritto di famiglia, diritto

  • minorile e diritto della persona, la cui disciplina fondamentale è

  • contenuta nel codice civile italiano. Tra le principali aree di

  • competenza vi sono:

  • Separazione e divorzio

  • Rapporti patrimoniali e personali tra conviventi

  • Affidamento dei figli

  • mantenimento e regolamentazione della filiazione legittima e naturale

  • riconoscimento dei figli e disconoscimento di paternità

  • i ricorsi per interdizione o inabilitazione di soggetti incapaci o per

  • la nomina degli amministratori di sostegno

  • ricorsi per autorizzazioni del giudice tutelare

  • Separazione e/o divorzio sono passaggi delicati nella vita umana che devono essere gestiti nel

  • miglior modo possibile.

  • In questo disegno diventa indispensabile la figura dell’avvocato che deve portare equilibrio e serenità anche in un passaggio così delicato.

  • L’avv. Sergio Armaroli mette a disposizione del Suo cliente l’esperienza ventennale e la sua umanità per poter assistere ed affiancare il coniuge nei delicati passaggi dell’allontanamento dall’altro coniuge, ed anche spesso dai figli.

  • La decisione di una separazione o un divorzio dal proprio coniuge può essere consensuale, ma in tutti i casi necessita dell’assistenza di un legale, che possa ottenere per voi le condizioni migliori nell’accordo e che vi aiuti a vivere nella maniera più serena possibile un momento tanto difficile.
    Separazione o divorzio sono momenti delicati della storia personale. L’avvocato matrimonialista è sì un consulente legale, ma anche un punto di riferimento in un momento delicato per le scelte personali.
    Rivolgersi ad un avvocato divorzista può essere utile anche solo per conoscere i propri diritti all’interno dell’unione matrimoniale o in previsione di una futura separazione o divorzio.
    Nello specifico, l’ avvocato divorzista si occupa di cause di separazione, divorzio, stipula di accordi di convivenza e modifiche delle condizioni di separazione.
    La separazione può essere di 3 tipi:
    Separazione giudiziale: pronunciata dal Tribunale su richiesta di uno dei coniugi (o entrambi)
    • Separazione consensuale: omologata dal Tribunale previo accordo tra le parti
    • Separazione di fatto: interruzione di convivenza senza l’intervento del Tribunale
    Separazione consensuale e contenziosa
    Divorzio consensuale e giudiziale
    Adozioni nazionali e internazionali
    Ricorsi al Giudice Tutelare per la protezione dei figli
    consulenza ed assistenza giudiziale e stragiudiziale nei procedimenti di separazione e divorzio, curando con estrema professionalità ogni passaggio e qualsivoglia incombenza relativa a siffatte procedure, anche sulla base dei più recenti interventi legislativi sul cosiddetto “divorzio breve” ( legge n. 55 del 2015), nonché nelle modalità semplificate introdotte dal decreto legge n. 132/2014, convertito in legge 162/2014 (accordo dinanzi all’ufficiale di stato civile e procedura di negoziazione assistita).
    Tra le problematiche di cui si occupa da anni lo

  • Studio rientrano le seguenti:

  • separazioni consensuali e giudiziali;

  • divorzi consensuali (congiunti) e giudiziali;

  • modifica delle condizioni di separazione e

  • divorzio;

  • regolamentazione dei rapporti tra genitori naturali e figli minori;

  • adozione di minori;
    impugnazione di provvedimenti di rigetto della domanda di idoneità all’adozione;
    affidamento, collocamento, frequentazione e mantenimento di figli minori, legittimi e naturali;
    dichiarazione giudiziale di paternità e disconoscimento di paternità;
    procedimenti di sospensione e decadenza della potestà genitoriale.

    avvocati esperti in diritto di famiglia bologna
    avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

    Mediante la separazione consensuale i coniugi concordano le modalità alle quali intendono porre fine alla convivenza materiale e alla comunione morale, sottoscrivendo congiuntamente un ricorso depositato in Tribunale. In tal caso, pertanto, sussistendo un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni personali e patrimoniali della separazione, il Presidente del 1)Tribunale si limiterà ad omologare tale accordo, cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole, mediante decreto.
    Appena depositato il ricorso, viene predisposto e costituito il fascicolo d’ufficio ed il presidente del tribunale fissa con decreto l’udienza alla quale i coniugi devono comparire personalmente (di solito circa tre/quattro mesi dopo la presentazione del ricorso). Nel corso di tale udienza dovrà essere esperito il tentativo di conciliazione dei coniugi, la cui riuscita è un evento estremamente raro.
    2)Essa presuppone, tuttavia, la previa conciliazione e accordo dei coniugi su tutte le questioni legali che detta separazione implica.
    3)L’avvocato divorzista –matrimonialista Sergio Armaroli è un professionista che si occupa di consulenza legale relativa a separazioni, divorzi, mediazione familiare, affidamento dei figli, accordi di convivenza, adozioni, variazioni alle condizioni di separazione e mediazione familiare.

  • OBBLIGO ASSEGNO FIGLI

  • L’obbligo impone di far fronte a molteplici esigenze dei figli in grado di rispondere alle loro specifiche necessità di cura e di educazione.
    Anche in caso di separazione o divorzio, quindi, l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole di cui all’art. 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma persiste finché il figlio stesso non abbia raggiunto l’indipendenza economica ovvero finché non sia provato che, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all’autosufficienza economica, egli non ne trae profitto per sua colpa.
    L’avvocato esperto di separazioni e divorzi Bologna fornisce consulenza ed assistenza in giudizio in materia di diritto di famiglia e dei minori
    L’avvocato esperto di separazioni e divorzi Bologna in particolare si occupa di separazioni consensuali e giudiziali, con particolare attenzione alla soluzione condivisa della crisi familiare, per una migliore tutela dei minori coinvolti, anche con ricorso alla procedura di negoziazione assistita (separazione consensuale senza Tribunale, con l’assistenza degli avvocati dei coniugi), divorzi, modifica delle condizioni di separazione e divorzio, affidamento minori nelle coppie non coniugate, procedimenti di limitazione e decadenza della potestà genitoriale, problematiche economiche derivanti dalla separazione e dal divorzio (assegno di mantenimento per i figli e per il coniuge, assegno divorzile),
    riconoscimento figli naturali, dichiarazioni giudiziali di paternità, contratti di convivenza, controversie ereditarie, impugnazioni di testamenti, ricorsi per amministratori di sostegno.
    4)L’avvocato divorzista Bologna Sergio Armaroli offre consulenza ed assistenza legale, nonchè discrezione, nei casi di crisi coniugali e familiari , separazioni, modifica delle condizioni di separazione, divorzi, convivenze more uxorio, affido condiviso di minori, assegnazione della casa coniugale, assegno di mantenimento, addebito della separazione, procedimenti limitativi della potestà genitoriale, istanze di versamento diretto di somme dovute dal coniuge obbligato.
    • L’avvocato familiarista non si forma mediante una laurea specifica, ma è frutto di una esperienza maturata con la professione nel seguire specificatamente cause di diritto di famiglia e matrimioniale. Per questo motivo un buon avvocato è colui che segue un preciso ambito conoscitivo (es.: materie di diritto di famiglia) e che ha cura della sua formazione e buoni rapporti con l’ordine ed il foro di competenza.

    • In questo, lo Studio può fornire l’assistenza che deriva dalla propria provata esperienza.
    • Una volta raggiunto un accordo su tutte le clausole, è possibile presentare il ricorso in Tribunale.
    • SEPARAZIONE GIUDIZIALE.
    • La separazione giudiziale è disciplinata dall’art.151 c.c. e può essere pronunciata dal Tribunale competente quando venga accertata la sussistenza di fatti obiettivi che rendono intollerabile la prosecuzione del rapporto di coniugio o che siano di pregiudizio per la prole.
    • In base alla normativa su richiamata, la separazione giudiziale può essere con addebito a carico di uno dei coniugi ogni qualvolta il tribunale accerti che la crisi coniugale sia ricollegabile al comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi che abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale.
    • Un esempio può essere dato dall’abbandono della casa coniugale in quanto porta all’impossibilità della convivenza (e quindi costituisce una violazione di un obbligo matrimoniale), salvo che l’altra parte non provi che l’abbandono è determinato da una giusta causa.
    Modifica delle condizioni della separazione e del divorzio
    L’art. 4 comma 1 l. n. 54 del 2006 stabilisce che nel caso in cui la sentenza di separazione giudiziale sia già stata emessa al momento della entrata in vigore della stessa legge, ciascuno dei coniugi possa richiedere, nei modi previsti dall’art. 710 c.p.c., l’applicazione delle nuove disposizioni della citata l. n. 54 del 2006, riconducendo l’innovato regime nell’ambito delle sopravvenienze valutabili; ne discende che, in virtù di una interpretazione costituzionalmente orientata ai sensi degli art. 2, 3, 29 e 30 cost., tale nuovo regime giuridico sostanziale deve ritenersi applicabile anche nei giudizi di separazione personale ancora in corso. Cass. 10 dicembre 2010, n. 24996.
    La domanda di modifica delle condizioni di divorzio presentata ai sensi dell’art. 9 della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (come l’analoga domanda ex art. 710 cod. proc. civ. in relazione alle statuizioni contenute nella sentenza di separazione personale dei coniugi), é proponibile soltanto dopo il passaggio in giudicato della decisione che ha pronunciato il divorzio, senza che ciò determini alcuna lesione di tutela della parte, che, ove intenda far valere fatti nuovi sopravvenuti durante la pendenza del giudizio di legittimità, può avvalersi del rimedio di cui all’art. 373 cod. proc. civ. Rigetta, App. Milano, 03/08/2011

    affido-condiviso- affido esclusivo
    affido-condiviso- affido esclusivo

    Tutte le regole concernenti la vita separata dei coniugi stabilite nei provvedimenti di separazione o di divorzio possono essere modificate in ogni tempo, su istanza di uno o di entrambi i coniugi.
    Ciò è ammesso in presenza di un mutamento della situazione di fatto tenuta presente in sede di separazione e la situazione successiva, riguardante sia la condizione personale che patrimoniale dei coniugi, ovvero dei figli.
    Per la modifica delle condizioni di separazione la legge prevede un procedimento davanti al Tribunale, che inizia su ricorso, presentato da uno o di entrambi i coniugi.
    Il procedimento si conclude con una sentenza, la quale sostituisce il provvedimento assunto in precedenza in sede di separazione o divorzio e che costituisce titolo esecutivo.

    DIVORZIO CONGIUNTO
    Il divorzio congiunto è una procedura giudiziaria con la quale si persegue l’obiettivo dello scioglimento del matrimonio.
    l divorzio giudiziale si rende necessario quando le parti non giungono, nemmeno con l’ausilio dei rispettivi avvocati, ad accordi precisi e condivisi sulle condizioni di divorzio. Solitamente, i punti che possono creare disaccordi sono l’importo dell’assegno divorzile di mantenimento del coniuge, l’assegnazione della casa familiare, la divisione dei beni e l’affidamento dei figli.
    Da quanto sopra dovrebbe esser piuttosto chiara la differenza tra il divorzio congiunto e divorzio giudiziale. Quest’ultimo identifica infatti un procedimento finalizzato alla cessazione degli effetti del matrimonio avviato su ricorso di uno solo dei due coniugi, anche se l’altro non ha prestato il consenso. Il divorzio è l’istituto giuridico che consente lo scioglimento del matrimonio e la cessazione dei suoi effetti civili. Disciplinato innanzitutto dalla legge n. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio), così come modificata dalla legge n. 74/1987, oltre che dai principi generali di cui all’art. 149 del Codice Civile, il divorzio può essere consensuale o giudiziale a seconda che vi sia o meno accordo dei coniugi su tutte le condizioni da adottare.
    Il divorzio può essere chiesto da entrambi i coniugi ed allora si parla di divorzio congiunto, nel quale le stesse parti determinano le condizioni e rinunciano all’appello, consentendo il passaggio immediato in giudicato dell’emananda sentenza.
    Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere chiesto quando ricorrano i motivi espressamente previsti dalla legge, tra quali rientra la protrazione dello stato di separazione legale consensuale per sei mesi a decorrere dalla comparizione dei coniugi avanti al presidente.
    Il divorzio congiunto può essere chiesto quando entrambi i coniugi sono d’accordo per l’ottenimento del divorzio e concordano le condizioni relative ai figli ed ai rapporti patrimoniali che lo regolano (art. 4, comma 16, Legge n. 898 del 1970).
    La procedura è soggetta al pagamento del contributo unificato pari ad € 43,00; è esente da bolli giudiziari o diritti di cancelleria
    Con la Legge 10 novembre 2014 n. 162, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132 è stato introdotto il procedimento di negoziazione assistita da avvocati.
    Ne deriva che generalmente si ricorre al divorzio giudiziale quando tra i due coniugi non è stato possibile trovare un accordo su come andrà “gestita” la parte finale del proprio matrimonio, e gli effetti conseguenti.

    L’avvocato Sergio Armaroli esperto di diritto di famiglia acquisendo specifiche competenze: ciò che si ritiene massimamente importante, tuttavia, è l’instaurazione di un rapporto di fiducia con il cliente che permetta anche di sostenerlo in frangenti che costituiscono, normalmente, una profonda crisi personale.

    Questo significa che si trova a dover gestire una serie di situazioni anche delicate in cui vengono coinvolti gli equilibri del contesto familiare.

    E soprattutto è possibile contare sulla sua completa disponibilità e professionalità per evitare che possano disgregarsi i nuclei familiari.

    Ovviamente è bene considerare che l’avvocato familiarista deve essere contattato anche anche per quanto concerne gli accordi di convenienza che sussistono tra due persone che convivono, dando vita ad una famiglia di fatto.

    Una questione che negli ultimi anni è finita spesso sotto l’occhio della critica a livello nazionale e che garantisce una tutela anche per quelle persone che non hanno un vincolo matrimoniale.

    https://studiolegale-bologna.it/la-differenza-divorzio-separazione-spiegata-un-avvocato-matrimonialista-bologna/
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    Si tratta di uno strumento attraverso il quale essi possono porre fine alla propria vita coniugale per fatti di diverso tipo che rendono la convivenza intollerabile.

    La separazione può essere consensuale o giudiziale.

    La separazione consensuale si basa sull’accordo tra le parti che responsabilmente possono decidere di regolamentare gli effetti di carattere personale e patrimoniale della stessa e esprimere la comune volontà in ordine alle questioni più rilevanti, come eventualmente l’affidamento e il mantenimento dei figli minori.

    Il procedimento si instaura con ricorso proposto da entrambi i coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale del luogo di residenza o domicilio dell’uno o dell’altro coniuge.

    Il suddetto accordo è destinato ad acquistare efficacia in seguito all’omologazione del Giudice ossia un controllo dettagliato che si conclude con l’emissione di un provvedimento con il quale questi attesta la legittimità dell’accordo e la sua conformità rispetto agli interessi dei figli minori, laddove vi siano.

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    L’esperienza maturata consente di fornire un supporto giuridico qualificato a chi debba affrontare i problemi relativi alla famiglia — di fatto, coniugale, omosessuale — tanto nella sua fase evolutiva, quanto in quella patologica della cessazione della Convivenza, della Separazione o del Divorzio.

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    Lo Studio Legale dell’Avvocato Sergio Armaroli studia ed analizza costantemente e meticolosamente l’evoluzione delle leggi e della giurisprudenza in materia Matrimoniale e di Famiglia.

    L’avvocato Sergio Armaroli vi fornisce tutela legale sulle cause relative alle separazioni coniugali. La nota esperienza dell’avvocato Sergio Armaroli porta a essere esperto in procedimenti inerenti alla separazione consensuale e separazione giudiziale, interviene per la modifica delle condizioni della separazione e per i ricorsi per l’affido e mantenimento di figli naturali nell’ipotesi di cessazione di convivenze di fatto.

    Lo studio avvocato Sergio Armaroli Bologna vi fornisce consulenze legali inerenti le cause di divorzio consensuale e giudiziale. L’avvocato Sergio Armaroli assiste i coniugi e/o i conviventi nelle cause di affidamento e di mantenimento dei figli minori, per il mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autonomi. Inoltre è in grado di fornire assistenza legale in merito all’assegnazione della casa coniugale, degli alimenti e delle questioni patrimoniali connesse alle cause di divorzio e di separazione.

    L’esperienza maturata consente di offrire assistenza nell’ambito del diritto della persona e della famiglia, non solo nella tradizionale veste di avvocato delle separazioni e dei divorzi, ma anche nei nuovi ambiti offerti dalla recente legislazione in materia di unioni civili ed accordi di convivenza, che lo Studio predispone e concorda con i clienti in modo mirato ed individualizzato, in base alle specifiche esigenze della coppia.

    PENALE DELLA FAMIGLIA

    – Ordini di allontanamento 282 ter c.p.p. (Misure cautelari)

    – Mobbing

    Il mobbing familiare si sostanzia in ripetute condotte irriguardose assunte da parte del convivente nei confronti dell’altro, fino a farle sfociare in atteggiamenti sprezzanti ed espulsivi, spesso anche pubblici.

    Stalking

    Lo stalking familiare si sostanzia in un comportamento assillante e invasivo della vita del partner, mediante la reiterazione insistente di condotte intrusive nei suoi confronti che ne condizionano negativamente la vita quotidiana.

    – Violazione degli obblighi di assistenza familiare (Artt. 570 e 570 bis c.p.)

    – Maltrattamenti contro familiari e conviventi

    – Sottrazione di minorenni

    – Sottrazione di persone incapaci

    – Sottrazione internazionale;

    – Abuso dei mezzi di correzione

    Lo Studio, inoltre, è organizzato al fine di predisporre accordi pre-matrimoniali, convenzioni matrimoniali ed accordi in vista di separazione e divorzio.

    La separazione giudiziale é pronunciata dal Tribunale quando avvengano fatti tali da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione dei figli.

    La separazione giudiziale é pronunciata dal Tribunale quando avvengano fatti tali da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione dei figli.

    Il ricorso per separazione giudiziale instaura un vero e proprio contenzioso regolato dalle norme del codice di procedura civile.

    L’art. 151 c.c. stabilisce che il Giudice possa dichiarare, su richiesta di una delle parti, a quale tra i due coniugi sia addebitabile la separazione in ragione dei suoi comportamenti contrari ai doveri derivanti dal vincolo matrimoniale.

    Una delle conseguenze più rilevanti della pronuncia di addebito è l’obbligo a carico del coniuge ritenuto responsabile di corrispondere il mantenimento all’altro che non abbia redditi adeguati, quindi non solo quanto risulti necessario per il suo sostentamento ma anche quei redditi che consentano di mantenere un tenore di vita simile a quello sussistente durante la convivenza. Tuttavia, in assenza di redditi adeguati, il mantenimento dell’altro coniuge spetta anche quando non vi sia stata richiesta di addebito.

    Il ricorso per separazione giudiziale instaura un vero e proprio contenzioso regolato dalle norme del codice di procedura civile.

    L’art. 151 c.c. stabilisce che il Giudice possa dichiarare, su richiesta di una delle parti, a quale tra i due coniugi sia addebitabile la separazione in ragione dei suoi comportamenti contrari ai doveri derivanti dal vincolo matrimoniale.

    Una delle conseguenze più rilevanti della pronuncia di addebito è l’obbligo a carico del coniuge ritenuto responsabile di corrispondere il mantenimento all’altro che non abbia redditi adeguati, quindi non solo quanto risulti necessario per il suo sostentamento ma anche quei redditi che consentano di mantenere un tenore di vita simile a quello sussistente durante la convivenza.

    Tuttavia, in assenza di redditi adeguati, il mantenimento dell’altro coniuge spetta anche quando non vi sia stata richiesta di addebito.

    Al coniuge cui sia addebitata la separazione spetta, invece, esclusivamente il diritto agli alimenti, ossia il diritto di ottenere i redditi sufficienti a soddisfare i bisogni essenziali.

    La crisi della famiglia porta con sè una serie di problematiche delle più svariate da quelle chi riguardano l’affidamento e il mantenimento dei figli, a quelle che riguardano il diritto all’assegno di mantenimento del coniuge più debole, ai diritti comunque permanenti in capo al coniuge separato quali per esempio quello successori salvo casi eccezionali ,

    Inoltre va valutata la cessazione della comunione dei beni se regime patrimoniale scelto dalla coppia, l’eventuale diritto alla pensione di reversibilità del coniuge superstite anche in caso di successive nozze ed altro.

    In qualità di matrimonialista, l’Avvocato Sergio Armaroli possiede una consolidata esperienza nella delicata materia dei rapporti di coniugio, quali separazioni, divorzi, convivenza, matrimonio, adozione ed altre questioni di diritto di famiglia, materia in cui è esperto l’avvocato Sergio Armaroli potrà fornirvi ogni supporto per la migliore tutela dei diritti delle parti in causa.

    I singoli casi vengono trattati con l’attenzione alla persona e la delicatezza che la materia richiede, cosicché i diritti dei coniugi siano fatti valere adeguatamente, e si giunga prontamente, e con il minore trauma possibile, specie in presenza di figli minori, ad una composizione della controversia e/o ad una celere definizione giudiziaria della stessa.

    La procedura per la separazione consensuale è particolarmente agevole.

    Essa presuppone, tuttavia, la previa conciliazione e accordo dei coniugi su tutte le questioni legali che detta separazione implica.

    In questo, lo Studio dell’avvocato matrimonialista Bologna Sergio Armaroli può fornire l’assistenza che deriva dalla propria provata esperienza.

    Una volta raggiunto un accordo su tutte le clausole, è possibile presentare il ricorso in Tribunale.

    L’avvocato matrimonialista Bologna Sergio Armaroli per attività di consulenza, assistenza e redazione dei ricorsi, nonché per la presa in carico globale dei propri assistiti lungo tutto l’iter processuale sino alla compiuta separazione/divorzio; inoltre, è esperta di problemi relativi al diritto di famiglia, quali ad esempio: determinazione e richiesta assegno mantenimento; convivenza more uxorio (situazione di fatto con caratteristiche di stabilità simili a quelle del matrimonio) e assegnazione casa coniugale.

    Pertanto sarà possibile, rivolgendosi allo studio, affrontare le problematiche:

    Separazioni consensuali o giudiziali che prevedano l’affido condiviso o in via eccezionale l’affidamento esclusivo dei figli minori con attenzione al mantenimento sia per la prole che eventualmente per il coniuge;

    Divorzio consensuale o giudiziale con particolare attenzione alla problematica riguardante l’assegno divorziale ed ovviamente il mantenimento dei figli minori e non autosufficienti ;

    Modifica delle condizioni di separazione o divorzio proponibili in qualsiasi momento ci siano le condizioni di legge;

    Consulenza patrimoniale e fiscale anche con l’ausilio di professionisti e tecnici dello studio.

  • Tempi della separazione consensuale senza Tribunale con negoziazione assistita: dalla sottoscrizione dell’accordo in studio la procedura si completa mediamente in 15-20 giorni complessivi, con l’invio dell’atto di separazione al Comune di celebrazione del matrimonio per la trascrizione definitiva.

  • Tempi della separazione consensuale in Tribunale: i tempi per ottenere l’omologa della separazione dipendono dal Tribunale a cui ci si rivolge (di regola quello dell’ultima residenza comune dei coniugi). Presso i Tribunali dei più grandi distretti giudiziari (come Milano e Roma) l’udienza di comparizione viene fissata normalmente entro 3-4 mesi dal deposito della domanda, mentre presso i Tribunali più piccoli i tempi spesso si riducono a 2 mesi, e talora anche meno. L’omologa della separazione viene concessa entro un mese dall’udienza di comparizione dei coniugi.

  • avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

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avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

Lo studio ha accumulato una esperienza invidiabile in particolare nella redazione di:

  • ricorsi per separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale;

  • ricorsi per divorzio, congiunto o contenzioso;

  • ricorsi per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio;

  • ricorsi per affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita;

  • problematiche riguardanti figli naturali, nati cioè da genitori conviventi

In Italia esistono infatti due istituti molto diversi tra loro anche se molte persone tendono a confonderli: la separazione ed il divorzio. Per l’appunto la separazione è quell’istituto che permette ai coniugi in crisi di:

  • cessare la convivenza, andare ognuno per la propria strada, iniziando anche altre convivenze e relazioni venendo meno l’obbligo di fedeltà;

  • sciogliere la comunione legale dei beni, anche se lo status di coniuge resta tale essendo il vincolo coniugale solo affievolito.

  • Conservazione del vincolo di solidarietà e dello status di coniugi fino al divorzio.

Il divorzio invece è la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed è la fase successiva alla separazione con la quale il matrimonio non produce più alcun tipo di effetto. Va rilevato che, con il divorzio, il coniuge superstite conserva il diritto alla pensione di reversibilità sia che abbia un assegno di mantenimento che nei casi di separazione giudiziale con addebito.

  • Con riferimento ad esso,l’avvocato Sergio Armaroli in modo particolare di:

  • Come si procede :

  • La prima domanda, se sono presenti entrambi i coniugi, è volta a comprendere se vi è possibilità di conciliazione proponendo nel caso diversi strumenti (percorsi terapeutici, colloqui in presenza dell’avvocato matrimonialista…) per accompagnare i coniugi verso un nuovo equilibrio.

  • In caso questo non sia possibile si delineano due opzioni:

  • Se vi è accordo si procede ad una separazione consensuale

  • Se non vi è accordo si procede ad una separazione giudiziale

  1. In caso di impossibilità ad addivenire ad un accordo sui punti principali (mantenimento, assegnazione della casa coniugale, ecc.) si procede con la separazione giudiziale in cui il giudice non si limita a omologare le decisioni delle parti come nella consensuale, bensì prende parte attiva al processo decisionale. La legge sull’affidamento condiviso, quindi, sulla carta costituisce insomma una vera rivoluzione copernicana, poiché manda in pensione il concetto di ruolo predominante della madre e stabilisce la regola della bi-genitorialità, anche dopo la crisi della coppia.

  1. Per effetto della separazione personale dei genitori, non consegue necessariamente, come nella precedente disciplina, la separazione di uno dei genitori dai figli, affinchè il fallimento come coppia non comporti necessariamente il fallimento come genitori.

  2. La nuova legge, sulla scorta dell’esperienza maturata in molti paesi europei, prevede, infatti, come regola standard e di partenza, l’affidamento dei figli ad entrambi i genitori, anche se il giudice, con parere motivato, può ancora disporre l’affido esclusivo ad uno di essi.

  1. In questo caso alla prima udienza saranno presi i provvedimenti cosiddetti presidenziali che sono provvisori ed atti a disciplinare le situazioni più urgenti; i provvedimenti presidenziali spesso restano in vigore fino alla conclusione del giudizio e quindi all’emissione della sentenza di separazione.

  2. La separazione ha come effetto lo scioglimento della comunione legale dei beni, cessano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione.

  3. Ulteriori effetti scaturiti dal matrimonio permangono, ma sono limitati e disciplinati in modo specifico: dovere di contribuire alle necessità della famiglia, dovere di mantenere il coniuge più debole e dovere di mantenere, educare ed istruire i figli, diritto alla successione mortis causa.

Le conseguenze della separazione

Un esperto avvocato matrimonialista non lavora pensando che il separarsi, il divorziare o qualsiasi altra vicenda legata alla crisi della famiglia si risolvano nel momento in cui il tribunale emana la propria sentenza. Se un accordo o una sentenza non sono curati nel minimo dettaglio e non sono in grado di anticipare e regolare ogni occasione futura di conflitto, semplicemente non funzionano e lasciano la coppia alla ricerca di una soluzione alle incomprensioni di ogni giorno.

Un avvocato Separazioni Bologna deve tenersi costantemente aggiornato sul diritto di famiglia e sulle novita’ giurisprudenziali

in questo articolo cerchero’ di illustrare le tematiche del diritto di famiglia con e molteplici complessita’, dovute anche a molteplici interpretazioni giurisiprudenziali

avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

vi chiederete cosa fanno gli avvocati esperti in diritto di famiglia bologna, ebbene provo ad illustrarvelo

L’avvocato famigliarista Bologna tratta consulenza ed assistenza legale per tutte le problematiche riguardanti il Diritto di Famiglia (separazioni, divorzi, nullità e annullamento del matrimonio, affidamento dei figli, mantenimento della prole e del coniuge debole, assegnazione della casa coniugale, spartizione del patrimonio, riconoscimento di paternità, tutela dei minori, tutele, interdizioni e curatele, questioni ereditarie, successioni, donazioni, trust e patto di famiglia, diritti dei conviventi) con particolare attenzione al regime patrimoniale della famiglia (questioni patrimoniali e tutela patrimoniale nella separazione e divorzio).

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DIVORZIO BREVE

Trascorso il termine di 6 mesi in caso di separazione consensuale o un anno dalla separazione giudiziale i coniugi possono chiedere lo scioglimento del matrimonio e procedere quindi con il divorzio.
il procedimento viene avviato dai coniugi separati in maniera consensuale. Essi devono raggiungere l’accordo su tutte le condizioni dello scioglimento del matrimonio.

In particolare sull’affidamento e il mantenimento dei figli, sul mantenimento o meno del coniuge più debole, sull’assegnazione della casa coniugale e sulla spartizione dei beni comuni.

Il divorzio diviene dunque consensuale e comporta molti vantaggi per le coppie di coniugi: è meno costoso, più rapido e quindi meno traumatico per i coniugi e per i figli.

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Separazioni
La separazione coniugale comporta, per così dire, un “allentamento” del vincolo coniugale, dato dal fatto che i coniugi vengono autorizzati dal Giudice a vivere separati. Il vincolo coniugale continua ad esistere sino a quando non intervenga una sentenza di divorzio. La separazione consensuale consiste in un accordo fra i coniugi su tutte le condizioni attinenti la separazione, che diventa efficace con l’emanazione di un decreto (cd. di omologazione) del Tribunale.

Dal punto di vista procedurale, la legge prevede che, una volta trovato l’accordo, i coniugi, per il tramite di un unico difensore o degli avvocati che li hanno assistiti (i coniugi possono decidere di farsi assistere in maniera comune o meno), devono presentare un ricorso presso il Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune .

avvocati esperti in diritto di famiglia bologna
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Cosa succede una volta ricevuto il ricorso?

il Presidente del Tribunale fissa con decreto la data dell’udienza innanzi a sé, alla quale devono necessariamente comparire i coniugi personalmente, assistiti dai propri difensori o dal proprio difensore comune.
All’udienza, il Presidente (o un Giudice da lui delegato) tenta in” la riconciliazione delle parti e, in caso di insuccesso, redige il verbale di udienza il quale attesta che la coppia è decisa a separarsi e riporta il contenuto dell’accordo raggiunto dai coniugi.

avvocato per separazione
avvocati esperti in diritto di famiglia bologna

tra gli avvocati esperti in diritto di famiglia bologna vi è l’avvocato Sergio Armaroli avvocato tenace, che continuamente studia gli aggiornamenti della materia, aggiornamenti continui, data la mole di giurisprudenza in materia ,

avvocati esperti in diritto di famiglia bologna opera nel campo del diritto di famiglia e minorile, una materia specifica e specialistica, che regolamenta le diverse situazioni in cui la persona umana può trovarsi nel corso della vita. I servizi svolti sono altamente professionali e, appartenendo ad un ambito di intervento specialistico e complesso, richiedono specifiche conoscenze tecniche e competenze professionali.