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Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO CHIAMA

L’avvocato Sergio Armaroli da anni e con risultati tratta pratiche di successione e di donazioni, prestando attenzione  alle questioni ereditarie (testamenti e relative impugnazioni quando vi è lesione legittima controversie ereditarie, attento calcolo quote degli eredi, lesione dei diritti degli eredi, eredità giacenti, accettazione eredità). 

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Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO
Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

QUANDO SI MUORE IL PATRIMONIO VIENE TRASMESSO AGLI EREDI, NON ESISTONO CASI IN CUI SI RIESCE A PORTARE IL PROPRIO PATRIMONIO ECONOMICO NELL’ALDILA’, ALMENO NON NE CONOSCO.

Lo Studio Avvocato successioni Bologna  testamenti divisioni  opera anche nel settore del DIRITTO CIVILE, fornendo ai Clienti, in tempi celeri, prestazioni di CONSULENZA (mediante rilascio di pareri orali e/o scritti) nonché di ASSISTENZA legale (sulla base di un mandato di gestione, rappresentanza, difesa) tanto in sede GIUDIZIALE, quanto STRAGIUDIZIALE. Viene fornita consulenza per la redazione di testamenti, il calcolo delle quote ereditarie, le divisioni dei beni ereditari. Viene data assistenza ai chiamati all’eredità nell’accettazione, rinuncia e deposito di dichiarazioni di successione.

  1. Consulenza ed assistenza vengono prestate anche nell’ambito di controversie successorie quali, ad esempio: validità ed invalidità del testamento, lesione di diritti dei legittimari, divisioni giudiziali della massa ereditaria.
  2. Il diritto successorio o ereditario è l’insieme delle norme che disciplinano la destinazione del patrimonio di una persona dopo la sua morte ai suoi successori.
  3. La materia riveste aspetti di particolare delicatezza sia sotto il profilo giuridico che umano.
  4. Al lutto si possono sommare, infatti, complesse problematiche di gestione della sfera patrimoniale.

 indipendentemente da qualsivoglia contenzioso tra eredi che, con la consulenza e assistenza preventiva di un professionista, spesso può essere evitato.

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO
Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

SUCCESSIONI, DONAZIONI

(valutazione ed impugnazione di atti di ultima volontà, successioni legittime e testamentarie, accettazione di eredità, divisioni ereditarie, azioni per lesione di legittima, etc…)

Muore una persona senza testamento ed in vita rimane il suo:
– coniuge (o persona unita civilmente, ma di seguito non lo ripeteremo): eredita tutto.
– coniuge ed un solo figlio: metà ciascuno.
– coniuge e due (o più) figli: 1/3 al coniuge e 2/3 ai figli (tra loro in quote uguali).
– coniuge più genitori (e non ci sono figli): 2/3 al coniuge e 1/3 ai genitori (se entrambi i genitori, in quote uguali tra loro).
– coniuge più fratelli (senza genitori e senza figli): 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli (in quote uguali tra loro).
– coniuge con genitore e fratelli (senza figli): 2/3 al coniuge, 1/4 ai genitori e 1/12 ai fratelli (in quote uguali tra loro).
– un solo figlio (coniuge premorto, o divorziato): eredita tutto.
– solo due o più figli: ereditano tutto (in quote uguali tra loro).
– solo genitori (non ci sono coniuge, figli o fratelli): ereditano tutto loro.
– solo fratelli: ereditano tutto in quote uguali tra loro.
– fratelli e genitori: 1/2 ai genitori (in quote uguali tra loro) e 1/2 ai fratelli (in quote uguali tra loro).

IL DE CUIS ,TUTTI NOI QUANDO MORIAMO LASCIAMO IL NOSTRO PATRIMONIO AGLI EREDI, SIANO PER LEGGE O TESTAMENTARI . Se non abbiamo eredi legittimi e non facciamo testamento il tuo patrimonio andra’ allo stato

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO
Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

L’avvocato Sergio Armaroli offre qualificata assistenza legale sia per la fase stragiudiziale che per quella dell’eventuale contenzioso, assistendo il cliente in ogni ambito: dall’accettazione dell’eredità (con o senza beneficio d’inventario), alla dichiarazione di successione (mediante l’assistenza di un esperto commercialista), nell’eventuale redazione dell’inventario, nella fase vendita dei beni ereditari, nonché nell’azione di divisione ereditaria (sia dinanzi gli organi di mediazione e conciliazione, che dinanzi il Tribunale competente), nei casi di impugnazione del testamento, di petizione di eredità, di nomina del curatore dell’eredità giacente, di esonero dell’esecutore testamentario, e più in generale, in ogni altra azione che si rendesse necessaria per la tutela del proprio assistito.

 

In questo caso si parla di successione, l’erede succede al de cuius nei rapporti giuridici sia positivi che negativi definito “Eredità”.

In realtà, l’erede subentra in tutti i rapporti e quindi non solo in quelli attivi ma anche in quelli passivi.

La successione può essere a:

  • titolo universale (eredità): l’erede subentra nella titolarità o quota parte nella posizione giuridica patrimoniale del defunto (attività ed eventuali passività) e diventa erede soltanto con l’accettazione;
  • titolo particolare (legato): il legato subentra nella titolarità di uno o più diritti specifici (proprietà di un bene o di una somma di denaro). Si ha soltanto per disposizione testamentaria e non risponde dei debiti tranne per quelli connessi al bene legato.

I tipi di successione possono essere:

– la successione legittima (o intestata, cioè senza testamento);

– la successione testamentaria (o testata, cioè con testamento); La legge prevede che solo i parenti fino al sesto grado di parentela e il coniuge hanno il diritto di succedere, secondo un determinato ordine (in mancanza di tali soggetti eredita lo Stato).

Vi sono regole specifiche per la ripartizione dell’eredità a seconda dei casi che possono presentarsi nella pratica: presenza di soli figli, presenza del solo coniuge, presenza del coniuge e uno o più figli, ecc.

In presenza di coniuge e figli, tutti concorrono all’eredità, con quote diverse secondo il numero dei figli.

Solo a chi muore senza lasciare figli possono succedere i genitori, gli ascendenti, i fratelli o le sorelle, insieme all’eventuale coniuge.

– la successione necessaria; 

Questo significa che, generalmente, l’erede acquisterà il patrimonio ma erediterà anche i debiti del defunto poiché i due patrimoni si fonderanno in uno solo, come se il defunto e l’erede fossero una persona sola. Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

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Avvocato Bologna : Eredità e Successioni

L’individuazione del luogo di apertura della successione serve per la determinazione dell’autorità competente per alcuni atti in materia successoria (es.: per l’accettazione di eredità con beneficio d’inventario o per la rinunzia all’eredità) e per le cause ereditarie.

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO
Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

Cosa vuol dire de cuius? Il de cuius   altro non è il soggetto defunto di cui  occorre dividersi  l’eredita’ tra gli eredi

Durante la nostra vita compiamo una serie di atti giuridici, acquistiamo e vendiamo proprieta’ , a volte facciamo contratti di locazione, altre volte , sottoscrivere contratti, chiediamo  in prestito o prestare somme di denaro.

Questi rapporti e, quindi, tutti gli impegni (principalmente economici) che abbiamo preso in vita, non terminano con la nostra morte.

Immagiamo che il decuis avesse contratto un mutuo, chi subentra nell’eredita’ dovra’ continuare a pagarlo, oppure che il decuis abbia un credito di danaro verso tizio, l’erede diventera’ creditore di Tizio, purchè il credito sia dimostrabile ovviamente con  documenti con data certa!!

Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

AVVOCATO A BOLOGNA TERMINI PER DENUNCIA SUCCESSIONE?

La denuncia di successione va fatta entro un anno dalla morte del de cuius dagli eredi, fatta dopo si incorre in sanzioni.

Altro aspetto centrale, che il sito Avvocato Bologna  vuole mettere in risalto è la individuazione dei beni ereditari.

Risultera’ utile poter verificare?

1) La titolarità di conti correnti e libretti di risparmio;

2) Polizze assicurative o libretti di deposito;

3) immobile che il decuis aveva in proprieta’ o sui quaki aveva diritti

Questi controlli vi permetteranno di sapere esattamente l’eredità da ricevere consapevoli dei crediti ma anche dei debiti che rientreranno in successione.

Avvocato Bologna  vi consiglia una approfondita verifica da effettuarsi presso gli Istituti bancari, gli uffici del catasto, gli uffici postali e gli sportelli di Equitalia.

Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

Avvocato Bologna : imposte di successione e donazione

Il sito Avvocato  Bologna spiegherà di seguito come calcolarle per comprendere quanto e se dovrete pagare nel caso in cui abbiate ricevuto dei beni in eredità:

Avvocato Bologna Ai beni devoluti in favore del coniuge e dei parenti in linea retta sarà applicata l’imposta del 4% sul valore eccedente € 1.000.000,00.

Esempi :

esempio 1 eredita’ di 500.000 mila euro devoluta alla moglie e 500.0000,00 euro devoluta ai fili

Non si paga tassa di successione.

Esempio 2 eredita’ di 2.000.000,00 di euro devoluta al figlio, sul primo milione non vi sono tasse sul secondo milione si paga il 4% quindi euro 40.0000,00 di imposta successione.

BENI CHE EREDITANO FRATELLI E SORELLE :TASSA DI SUCCESSIONE DEL 6% OLTRE I CENTOMILA EURO

Esempio 1

Erediti da tuo fratello 200,0000.00 euro

Sull’importo fino a 100.0000,00 euro non paghi tasse.

Sui restanti 100.000 per arrivare a 200.0000,00 paghi il 6% di 100.0000,00 euro cioè 6000,00 euro di successione

 Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

 

Avvocato Bologna : se sono erede, cosa devo fare?

Dopo aver attentamente valutato che l’eredità non sia composta da debiti ( capita spesso) occorre fare l’accettazione dell’eredita’ .

L’eredità puo’ anche essere accetta in modo tacito

E’ quindi prudente valutare l’esistenza di debiti nell’eredità che ricevete perché se vi comportate come eredi e, tacitamente accettate l’eredità, l’accettazione varrà sia per il patrimonio che per i debiti. Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

Avvocato Bologna : se sono erede, cosa devo fare?
Avvocato Bologna : se sono erede, cosa devo fare?

E’ bene sapere che è anche possibile rinunciare all’eredità o accettare l’eredità con beneficio d’inventario.

Chiamando l’avvocato Bologna Sergio Armaroli avrete tutte le indicazioni e consigli necessari pe rla vostra successione

Anche in questo caso è consigliabile rivolgersi all’Avvocato che potrà seguirvi e consigliarvi sulla scelta più opportuna da fare.

Avvocato Bologna La rinuncia all’eredità:

con la rinuncia all’eredità, l’erede rinuncia al proprio diritto all’eredità. La rinuncia deve essere formalizzata e, pertanto, dovrà essere ricevuta da un Notaio o dal cancelliere del Tribunale competente. La rinuncia all’eredita’ puo’ essere revocata nei termini di accettazione dell’eredita’ purchè altro erede  non abbia già accettato la vostra quota di eredita’.

Avvocato Bologna L’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario:

permette di limitare la propria responsabilità al fine di evitare che, in caso di eredità con molti debiti, l’erede sia costretto a rinunciare all’eredità.

In caso di accettazione con beneficio d’inventario, infatti, il patrimonio del defunto e quello dell’erede rimangono separati.

Questo permette all’erede di rispondere dei debiti del defunto nei limiti del patrimonio ereditato e, quindi, senza che il proprio patrimonio venga intaccato.

E’ importante sapere che, l’accettazione con beneficio d’inventario deve essere fatta in modo espresso dinanzi ad un Notaio o al cancelliere del Tribunale competente. Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

 

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO
Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO

Avvocato Bologna : cos’è la legittima? Chi ne ha diritto?

La legge riserva una tutela particolare ad alcuni eredi, in particolare a coloro che hanno un rapporto stretto di parentela con il defunto.

Questi soggetti hanno un personale diritto che gli viene garantito dalla legge a ricevere l’eredità in forza del legame con il defunto.

In questo caso si parla di eredi legittimi.Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO CHIAMA

AVVOCATO A BOLOGNA QUALI SONO GLI EREDI LEGITTIMI?

 

1) Il coniuge;

2) I figli legittimi e naturali;

3) I genitori legittimi e naturali;

4) Gli ascendenti legittimi;

5) I fratelli e sorelle legittimi;

6) I parenti legittimi in linea collaterale dal terzo al sesto grado;

7) I fratelli e sorelle naturali (che succedono solo in mancanza di tutti gli altri soggetti);

8) Lo Stato.

La quota di legittima, cioè la parte di eredità che spetta agli eredi legittimi non può essere intaccata in alcun modo. Essa è garantita dalla legge ed è “intangibile”.

Avvocato Bologna : Cos’è un testamento? Come si scrive?

Ognuno di noi può decidere di quello che sarà del proprio patrimonio dopo la sua morte. In questo senso di può decidere di scrivere il così detto atto di ultime volontà: il testamento.

I,l testamento obbliga chi lo fa a considerare gli eredi necessari ,ad esempio se un padre ha un figli oe una moglie non puo’ lasciare con testamento l’intero patrimonio alla badante !!

In questo caso il coniuge ed i figli avranno diritto di agire per recuperare la propria quota ereditaria. Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

Avvocato Bologna : Eredità e Successioni.SUBITO CORRETTO CHIAMA

AVVOCATO A BOLOGNA Come si fa testamento?

Possiamo avere il testamento pubblico ,cioè quel testamento che fa  il notaio alla presenza di due testimoni, resta  il testamento piu’ costoso ma meno contestabile da parte di terzi proprio perché fatto con il notaio e con due testimoni.

Esiste poi il testamento olografo ove non occorre il notaio, il testatore fa una dichiarazione di suo pugno datata e firmata ove indica gli eredi

Avvocato Bologna vi ricorda che la materia ereditaria è particolarmente complessa e spesso è utile rivolgersi a un avvocato esperto di successioni.

Avvocato Bologna : Poniamo il caso che un gentore abbia donato un bene di alto valore a uno dei figli,ad esempio il loro unico appartamento ,cosa si puo’ fare?

In casi come questo possiamo richiedere la Collazione Ereditaria.

I soggetti che possono agire per la collazione sono:

1) I figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali;

Se hai dubbi contatta l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838 oppure avvsergioarmaroli@gmail.com

Bologna AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Casalecchio di Reno AVVOCATO ESPERTO DIVISIONI EREDITARIE,IMPUGNAZIONI TESTAMENTI, CONSULENZE LEGALI, PARERI, DIRITTO CIVILE ,DIRITTO PENALE
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Elevata competenza ed esperienza pluriennale si accompagnano ad una particolare attenzione alla persona.

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Come è noto, in Italia, la giurisprudenza è orientata a ritenere tali accordi, assunti prima del matrimonio o magari in sede di separazione consensuale, e in vista del futuro divorzio, nulli per illiceità della causa, perché in contrasto con i principi di indisponibilità degli status e dello stesso assegno di divorzio (per tutte, Cass. n. 6857 del 1992).

 

Tale orientamento è criticato da parte della dottrina, in quanto trascurerebbe di considerare adeguatamente non solo i principi del sistema normativo, ormai orientato a riconoscere sempre più ampi spazi di autonomia ai coniugi nel determinare i propri rapporti economici, anche successivi alla crisi coniugale. E’ assai singolare che invece siano stati ritenuti validi accordi in vista di una dichiarazione di nullità del matrimonio, perché sarebbero correlati ad un procedimento dalle forti connotazioni inquisitorie, volto ad accertare l’esistenza o meno di una causa di invalidità del matrimonio, fuori da ogni potere negoziale di disposizione degli status: tra le altre, Cass. n. 248 del 1993).

Giurisprudenza più recente di questa Corte ha invece sostenuto che tali accordi non sarebbero di per sé contrari all’ordine pubblico; più specificamente il principio dell’indisponibilità preventiva dell’assegno di divorzio dovrebbe rinvenirsi nella tutela del coniuge economicamente più debole, e l’azione di nullità (relativa) sarebbe proponibile soltanto da questo (al riguardo, tra le altre, Cass. n. 8109 del 2000; n. 2492 del 2001; n. 5302/2006).

CASA CONIUGALE NELLE SEPARAZIONI AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA-Avvocato per separarsi Bologna

‘La assegnazione della casa familiare, di cui i coniugi siano comproprietari, al coniuge affidatario dei figli non ha più ragion d’essere e, quindi, il diritto di abitazione, che ne scaturisce, viene meno nel momento in cui il coniuge, cui la casa sia stata assegnata, ne chiede, nel corso del giudizio per lo scioglimento della comunione conseguente (nel caso di specie) a divorzio, l’assegnazione in proprietà, acquisendo così, attraverso detta assegnazione, anche la quota dell’altro coniuge. In tal caso, il diritto di abitazione (che è un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale) non può essere preso in considerazione, al fine di determinare il valore di mercato dell’immobile, sia perché è un diritto che l’art. 155, comma quarto, c.c. prevede nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario degli stessi, sia perché, intervenuto lo scioglimento della comunione a seguito di separazione personale o di divorzio, non può più darsi rilievo, per la valutazione dell’immobile, ad un diritto, che, con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non ha più ragione di esistere’.

Il Collegio ritiene superfluo investire del contrasto le Sezioni Unite, poiché, rammentati i principi posti da Cass. 18-09-2013, n. 21334 in tema di assegnazione della casa coniugale, reputa corretto l’orientamento manifestatosi nel 2001 e rinvigorito dalla sentenza n. 27128/2014, sempre di questa sezione, la quale ha osservato che: ‘Il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli (art. 155 c.c., comma 5) e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere’.

Ha aggiunto che ‘ove si operasse la decurtazione dal valore in considerazione del diritto di abitazione, il coniuge non assegnatario verrebbe ingiustificatamente penalizzato con la corresponsione di una somma che non sarebbe rispondente alla metà dell’effettivo valore venale del bene: il che è comprovato dalla considerazione che, qualora intendesse rivenderlo a terzi, l’assegnatario in proprietà esclusiva potrebbe ricavare l’intero prezzo di mercato, pari al valore venale del bene, senza alcuna diminuzione’. a assegnazione della casa familiare, di cui i coniugi siano comproprietari, al coniuge affidatario dei figli non ha più ragion d’essere e, quindi, il diritto di abitazione, che ne scaturisce, viene meno nel momento in cui il coniuge, cui la casa sia stata assegnata, ne chiede, nel corso del giudizio per lo scioglimento della comunione conseguente (nel caso di specie) a divorzio, l’assegnazione in proprietà, acquisendo così, attraverso detta assegnazione, anche la quota dell’altro coniuge.

In tal caso, il diritto di abitazione (che è un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale) non può essere preso in considerazione, al fine di determinare il valore di mercato dell’immobile, sia perché è un diritto che l’art. 155, comma quarto, c.c. prevede nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario degli stessi, sia perché, intervenuto lo scioglimento della comunione a seguito di separazione personale o di divorzio, non può più darsi rilievo, per la valutazione dell’immobile, ad un diritto, che, con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non ha più ragione di esistere’.

ASSEGNO PER I FIGLI AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA  –  Avvocato per separarsi Bologna

l’obbligo di assistenza materiale trova di regola attuazione nel riconoscimento di un assegno di mantenimento in favore del coniuge che versa in una posizione economica deteriore e non è in grado, con i propri redditi, di mantenere un tenore di vita analogo a quello offerto dalle potenzialità economiche dei coniugi. Sotto tale profilo, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, con l’espressione “redditi adeguati” la norma ha inteso riferirsi al tenore di vita consentito dalle possibilità economiche dei coniugi (Cass., 24 aprile 2007, n. 9915); tale dato, non ricorrendo la condizione ostativa dell’addebito della separazione, richiede un’ulteriore verifica per appurare se i mezzi economici di cui dispone il coniuge richiedente gli consentano o meno di conservare tale tenore di vita. L’esito negativo di detto accertamento impone, poi, di procedere a una valutazione comparativa dei mezzi di cui dispone ciascun coniuge, nonchè di particolari circostanze (cfr. art. 156 c.c. , comma 2), quali, ad esempio, la durata della convivenza.

secondo cui il parametro indispensabile di riferimento per la valutazione di congruità dell’assegno è costituito dal tenore di vita di cui i coniugi hanno goduto nel corso della convivenza, quale elemento condizionante la qualità e la quantità delle esigenze del richiedente, al cui accertamento il giudice di merito deve procedere verificando le disponibilità patrimoniali dell’onerato, senza limitarsi a considerare il reddito emergente dalla documentazione fiscale prodotta, ma tenendo conto anche degli altri elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 11 luglio 2013, n. 17199; 24 aprile 2007, n. 9915; 27 giugno 2006, n. 14840).

Tale valutazione non si pone in alcun modo in contrasto con l’efficacia probatoria delle dichiarazioni dei redditi, la cui funzione, tipicamente fiscale, esclude la possibilità di attribuirvi portata vincolante al di fuori delle controversie riguardanti rapporti tributari, restando il loro apprezzamento rimesso alla discrezionalità del giudice, il quale è libero di andare il proprio convincimento su altre risultanze probatorie (cfr. Cass., Sez. VI, 16 settembre 2015, n. 18196; Cass., Sez. 1, 12 giugno 2006, n. 13592; 28 aprile 2006, n. 9876).

ASSEGNO PER I FIGLI NELLA SEPARAZIONE

AVVOCATO SEPARAZIONI

È stato, infatti, affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

6 – È stato poi precisato che l’assegno disposto in favore del genitore presso il quale la prole è prevalentemente collocata non contrasta con il contenuto dell’art. 155 cod. civ., che fornisce alcune indicazioni sui presupposti e caratteri dell’assegno, introducendo il principio generale, già elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

Questa Corte ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

 

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    San Lazzaro di Savena separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

     

    San Pietro in Casale separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

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    Sasso Marconi separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

     

    Valsamoggia separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

     

    Vergato separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

     

    Zola Predosa separazione, divorzio, avvocato divorzista ,affido figli,casa coniugale

     

     

     

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SUPERATO:

l’obbligo di assistenza materiale trova di regola attuazione nel riconoscimento di un assegno di mantenimento in favore del coniuge che versa in una posizione economica deteriore e non è in grado, con i propri redditi, di mantenere un tenore di vita analogo a quello offerto dalle potenzialità economiche dei coniugi. Sotto tale profilo, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, con l’espressione “redditi adeguati” la norma ha inteso riferirsi al tenore di vita consentito dalle possibilità economiche dei coniugi (Cass., 24 aprile 2007, n. 9915)

AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA

051 6447838

In tal caso, il diritto di abitazione (che è un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale) non può essere preso in considerazione, al fine di determinare il valore di mercato dell’immobile, sia perché è un diritto che l’art. 155, comma quarto, c.c. prevede nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario degli stessi, sia perché, intervenuto lo scioglimento della comunione a seguito di separazione personale o di divorzio, non può più darsi rilievo, per la valutazione dell’immobile, ad un diritto, che, con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non ha più ragione di esistere’.

 

A-BOLOGNA-2

Invalidità Testamento Lesione dei diritti dell’erede legittimo

LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

Diritto Ereditario

Le principali problematiche in materia trattate dallo studio AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA  riguardano:

LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

  • apertura della successione e violazione del divieto di patti successori;

  • eredità di minori e incapaci, accettazione dell’eredità col beneficio d’inventario;

  • separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede;

  • successione testamentaria: validità – invalidità del testamento;

  • esecuzione testamentaria;

  • lesione dei diritti dell’erede legittimo;

  • diritti a difesa dei legittimari, azioni di riduzione;

  • divisione dell’eredità;

  • successione degli eredi nell’impresa di famiglia.

  • Il principio dell’intangibilità della quota di legittima deve intendersi soltanto in senso quantitativo e non anche in senso qualitativo, 

    potendo (Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13310 del 12 settembre 2002)

    il testatore soddisfare le ragioni dei legittimari con beni — di qualunque natura — purché compresi nell’asse ereditario; ne consegue che non viola il disposto degli artt. 536 e 540 c.c. il testatore che abbia lasciato al coniuge l’usufrutto generale sui beni mobili e immobili nonché la prima proprietà di eredità, contanti, depositi bancari e postali, sempre che il valore di detti beni copra la quota riservata al coniuge, atteso che l’attribuzione dell’usufrutto generale non costituisce assegnazione di legato ma istituzione di erede e che l’attribuzione della proprietà prima di alcune categorie di beni vale come istituzioni di erede se essi sono intesi come quota dei beni del testatore.

    PENALE EDILIZIA AVVOCATO PENALISTA ESPERTO BOLOGNA

    Poiché nell’asse ereditario rientrano in universum ius tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo al de cuius al momento dell’apertura della successione, incluso il diritto di agire o di contraddire in giudizio, il soggetto che nel riassumere la causa innanzi al giudice di rinvio si dichiari erede di una delle parti, in base a una delazione ereditaria coerentemente dedotta, pone in essere un atto di accettazione tacita dell’eredità ai sensi dell’articolo 476 del Cc, in quanto esercita un diritto di azione che solo la qualità di erede gli consente di esercitare, mentre è del tutto irrilevante ai fini della successione nel processo l’effettiva titolarità della res controversa in senso sostanziale.

     L’erede legittimario che agisca per la reintegrazione del patrimonio delde cuiusai fini della tutela delle proprie ragioni ereditarie sulla quota a lui riservata dalla legge, ove deduca la simulazione di atti di alienazione dei beni dal suddetto compiuti, in quanto terzo portatore di propri interessi in contrasto con quelli delle parti stipulanti, non incontra gli ordinari limiti probatori valevoli per queste ultime, ma può, ai sensi dell’art. 1417 c.c. provare la natura fittizia di tali atti anche per testimoni o presunzioni.

    L’erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal “de cuius” assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti – con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni – quando agisca a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all’intangibilità della quota di riserva e proponga in concreto, sulla premessa che l’atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di legittima, una domanda di riduzione, nullità o inefficacia dell’atto medesimo. Rigetta, App. Roma, 15/02/2007

     Lesione diritti dell’erede legittimo legittimario che impugni per simulazione un atto compiuto dal de cuius ha veste di terzo e può, quindi, avvalersi della prova testimoniale senza limiti solo quando agisca per la reintegrazione della quota a lui riservata, mentre soggiace alle limitazioni probatorie imposte alle parti quando l’impugnazione sia proposta dallo stesso anche come erede e tenda anche al conseguimento della disponibile. Detto esonero dalle limitazioni probatorie a favore del legittimario che agisca per il recupero o la reintegrazione della legittima, tuttavia, non può ritenersi contemporaneamente concesso e non concesso, nel caso in cui l’impugnazione dell’atto sia destinata a riflettersi comunque, oltre che sulla determinazione della quota di riserva, anche sulla riacquisizione del bene oggetto del negozio simulato al patrimonio ereditario, sicché il legittimario se ne avvantaggia sia in tale sua qualità sia in quella di successore a titolo universale: in tal caso egli è esonerato in modo completo dalle limitazioni probatorie in tema di simulazione, non potendosi applicare, rispetto a un unico atto simulato, per una parte una regola probatoria e per un’altra parte una regola diversa.

QUOTA DI LEGITTIMA DIVISIONE
Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22097, sez. II civile

DIVISIONE – DIVISIONE EREDITARIA – OPERAZIONI DIVISIONALI – FORMAZIONE DELLO STATO ATTIVO DELL’EREDITÀ – COLLAZIONE ED IMPUTAZIONE – RESA DEI CONTI – Imputazione “ex se” della donazione – Dispensa testamentaria – Ammissibilità – Fondamento.
La dispensa del donatario dall’imputare la donazione alla propria quota di legittima costituisce un negozio autonomo rispetto alla donazione medesima, sicché essa può essere effettuata anche nel successivo testamento del donante.

  • ‘Nel procedimento per la reintegrazione della quota di eredita riservata al legittimario, si deve aver riguardo al momento della apertura della successione per calcolare il valore dell’asse ereditario mediante la cosiddetta riunione fittizia -, stabilire l’esistenza e l’entità della lesione di legittima nonché determinare il valore dell’integrazione spettante al legittimario leso. Peraltro, qualora tale integrazione venga effettuata mediante compenso in danaro nonostante l’esistenza, nell’asse, di beni in natura, essa deve essere adeguata al mutato valore – al momento della decisione giudiziale – del bene a cui il legittimario avrebbe diritto, affinché ne costituisca l’esatto equivalente. (Cass. 2452/1976, cui son seguite altre pronunce anche citate da parte ricorrente, v. Cass. 10564/05).

  • Questo principio non significa che la parte assegnataria del bene compreso nell’asse può lucrare l’eventuale maggior valore che esso abbia maturato rispetto alla svalutazione monetaria nel lasso di tempo tra la morte del de cuius e l’ultimazione giudiziaria delle operazioni divisionali, fenomeno che si è verificato dal dopoguerra fino alla crisi deflazionistica dell’ultimo quinquennio.

  • SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – SUCCESSIONE NECESSARIA – REINTEGRAZIONE DELLA QUOTA DI RISERVA DEI LEGITTIMARI – AZIONE DI RIDUZIONE (LESIONE DELLA QUOTA DI RISERVA) – Proposizione in sede di divisione ereditaria – Ammissibilità – Fondamento.
    Il legittimario può esercitare l’azione di riduzione verso il coerede donatario anche in sede di divisione ereditaria, atteso che gli effetti della divisione – nonostante il meccanismo della collazione – non assorbono gli effetti della riduzione, quest’ultima obbligando alla restituzione in natura dell’immobile donato, mentre l’altra ne consente l’imputazione di valore.

Si puntualizza altresì che la divisione parziale – consentita senza dubbio dall’inciso ‘la divisione dell’eredità o alcuni beni di essa’ figurante nel testo dell’art. 713, 3 co., cod. civ. (il principio dell’universalità della divisione ereditaria non è assoluto ed inderogabile ed è possibile una divisione parziale, sia quando al riguardo intervenga un accordo tra le parti, sia quando, essendo stata richiesta tale divisione da una delle parti, le altre non amplino la domanda, chiedendo a loro volta la divisione dell’intero asse: cfr. Cass. 12.1.2011, n. 573; Cass. 29.11.1994, n. 10220) – postula comunque il concorso della volontà manifestata per iscritto – nell’evenienza di cui al n. 11) dell’art. 1350 cod. civ. e quindi nel caso di specie – di tutti i coeredi in un unico contesto documentale, siccome accade solitamente, ovvero in contesti documentali separati e pur cronologicamente distinti, ma, in tale seconda eventualità, a condizione che si accerti che i documenti sono tra loro inscindibilmente correlati, sì da evidenziare inequivocabilmente la formazione dell’accordo nella forma prescritta (cfr. Cass. 13.2.2007, n. 3088; Cass. 19.11.1991, n. 12411).

 

AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA Il valore della legittima è stabilito dagli artt. 537-548 c.c. in rapporto a quali e quanti siano i legittimari del de cuius al momento dell’apertura della successione. Se il de cuius lascia il coniuge e più figli, la quota di riserva del primo è pari a un quarto, quella dei figli (indipendentemente dal loro numero) è pari alla metà, mentre la quota disponibile è pari un quarto dell’asse (art. 542 c.c.).

LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA 1)    il divieto (implicito nella legge) di diseredare i legittimari (cfr. Cass., sez. II, 25 maggio 2012, n. 8352);

2)    la nullità di pesi e condizioni apposti alla quota del legittimario (art. 549 c.c.), quando costui sia istituito erede dal testatore nella sola quota di riserva;

3)    la limitazione della dispensa da collazione alla quota disponibile (art. 7372 c.c.);

4)    l’azione di riduzione per lesione (artt. 533 ss. c.c.).

LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA Di tali previsioni di legge rileva, nel caso de quo, la disciplina della collazione e della riduzione – Lesione diritti dell’erede legittimo

La collazione è un istituto legato alla divisione ereditaria, in quanto presuppone uno stato di comunione degli eredi, che può instaurarsi, fra le altre ipotesi, se il de cuius è morto ab intestato e l’eredità si è devoluta per successione legittima al coniuge, ai figli e ai discendenti o se ha compiuto atti di liberalità in favore dei legittimari.

QUOTA DI LEGITTIMA DIVISIONE- Lesione diritti dell’erede legittimo
Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22097, sez. II civile

DIVISIONE – DIVISIONE EREDITARIA – OPERAZIONI DIVISIONALI – FORMAZIONE DELLO STATO ATTIVO DELL’EREDITÀ – COLLAZIONE ED IMPUTAZIONE – RESA DEI CONTI – Imputazione “ex se” della donazione – Dispensa testamentaria – Ammissibilità – Fondamento.
La dispensa del donatario dall’imputare la donazione alla propria quota di legittima costituisce un negozio autonomo rispetto alla donazione medesima, sicché essa può essere effettuata anche nel successivo testamento del donante.

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – SUCCESSIONE NECESSARIA – REINTEGRAZIONE DELLA QUOTA DI RISERVA DEI LEGITTIMARI – AZIONE DI RIDUZIONE (LESIONE DELLA QUOTA DI RISERVA) – Proposizione in sede di divisione ereditaria – Ammissibilità – Fondamento.
Il legittimario può esercitare l’azione di riduzione verso il coerede donatario anche in sede di divisione ereditaria, atteso che gli effetti della divisione – nonostante il meccanismo della collazione – non assorbono gli effetti della riduzione, quest’ultima obbligando alla restituzione in natura dell’immobile donato, mentre l’altra ne consente l’imputazione di valore.

 

 Lesione diritti dell’erede legittimo: SUCCESSIONI BOLOGNA Il valore della legittima è stabilito dagli artt. 537-548 c.c. in rapporto a quali e quanti siano i legittimari del de cuius al momento dell’apertura della successione. Se il de cuius lascia il coniuge e più figli, la quota di riserva del primo è pari a un quarto, quella dei figli (indipendentemente dal loro numero) è pari alla metà, mentre la quota disponibile è pari un quarto dell’asse (art. 542 c.c.).

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LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA 1)    il divieto (implicito nella legge) di diseredare i legittimari (cfr. Cass., sez. II, 25 maggio 2012, n. 8352);

2)    la nullità di pesi e condizioni apposti alla quota del legittimario (art. 549 c.c.), quando costui sia istituito erede dal testatore nella sola quota di riserva;

3)    la limitazione della dispensa da collazione alla quota disponibile (art. 7372 c.c.);

4)    l’azione di riduzione per lesione (artt. 533 ss. c.c.).

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LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

LEGITTIMA QUOTA DI LEGITTIMA Di tali previsioni di legge rileva, nel caso de quo, la disciplina della collazione e della riduzione.

La collazione è un istituto legato alla divisione ereditaria, in quanto presuppone uno stato di comunione degli eredi, che può instaurarsi, fra le altre ipotesi, se il de cuius è morto ab intestato e l’eredità si è devoluta per successione legittima al coniuge, ai figli e ai discendenti o se ha compiuto atti di liberalità in favore dei legittimari.

RESPONSABILITA’ GENITORIALE AVVOCATO BOLOGNA

RESPONSABILITA’ GENITORIALE AVVOCATO BOLOGNA

 

E di tutto questo rimango solo io, un povero bambino abbandonato, che nessun Amore
ha voluto come figlio adottivo e nessuna Amicizia come compagno di giochi.
(Fernando Pessoa)

La giurisprudenza si è occupata più volte della responsabilità dei soggetti tenuti a rispondere per il fatto dell’incapace qualificandola (come del resto l’ipotesi di cui all’art. 2048 c.c.) come una ipotesi di responsabilità diretta, per fatto proprio, fondata sulla colpa ovvero sull’inadeguato esercizio del dovere di sorveglianza, in maniera inidonea ad impedire il verificarsi del danno, ed aggravata, nel senso che al verificarsi del danno, individuato il soggetto responsabile, la responsabilità a suo carico si presume a meno che non si riesca a fornire la prova liberatoria (in questo senso v. Cass. n. 12965 del 2005 per la responsabilità ex art. 2047 c.c.: ‘La responsabilità civile del soggetto tenuto alla sorveglianza di una persona incapace, la quale abbia cagionato danni a terzi, deriva dall’art. 2047 cod. civ., che da luogo ad una responsabilità diretta e propria di coloro che sono tenuti alla sorveglianza, per inosservanza dell’obbligo di custodia, ponendo a carico di essi una presunzione di responsabilità, che può essere vinta solo dalla prova di non aver potuto impedire il fatto malgrado il diligente esercizio della sorveglianza impiegata. (Fattispecie relativa a responsabilità risarcitola di una struttura ospedaliera per l’uccisione di un paziente da parte di altro ricoverato incapace di intendere e di volere)’ e Cass. n. 20322 del 2005 a proposito della responsabilità dei genitori per il fatto del minore ‘La responsabilità de genitori a norma dell’art. 2048 cod.civ. (unitamente agli altri soggetti nella stessa disposizione normativa indicati) configura una forma di responsabilità diretta, per fatto proprio, cioè per non avere, con idoneo comportamento, impedito il fatto dannoso, ed è fondata sulla loro colpa, peraltro presunta).

La prova liberatoria (la formula contenuta nell’art. 2047, sostanzialmente equivalente a quella contenuta nell’art. 2048, richiamato, è ‘salvo che provi di non aver potuto impedire il danno’) è poi di solito intesa in modo molto rigoroso, ovvero come prova di un impedimento assoluto di aver potuto impedire il fatto dannoso.

I presupposti di questo titolo di responsabilità, in presenza dell’accertamento di un fatto obiettivamente illecito posto in essere dall’incapace, si fondano sull’accertamento della sussistenza del dovere di sorveglianza dell’incapace in capo al soggetto chiamato a risponderne.

Il dovere di sorveglianza può trovare la propria fonte in un vincolo giuridico o in una scelta liberamente compiuta da un soggetto giuridicamente non vincolato.

Un vincolo giuridico è quello che determina la nascita del dovere di sorveglianza dei genitori e del tutore nei confronti del figlio minore e dell’interdetto. La sorveglianza è infatti ricompresa nel generale dovere di cura che i genitori e il tutore sono tenuti a prestare al figlio minore o al soggetto sottoposto alla tutela, in quanto la cura del minore o dell’interdetto implica l’adozione delle ordinarie cautele intese ad evitare che la persona arrechi danni a sé e agli altri.

In tali ipotesi il dovere di sorveglianza nasce legalmente anche a carico dei soggetti cui i minori o gli interdetti vengono affidati per ragioni di vigilanza, educazione, istruzione e cura (governanti, educatori, scuole, cliniche ecc). In questi casi il dovere dei genitori e dei tutori rimane sospeso per il tempo in cui dura l’affidamento del minore o dell’interdetto (e a questa ipotesi fa riferimento la sentenza n. Cass. n. 1148 del 2005 sopra citata ovvero alla possibilità, per il genitore del minore, che è in virtù della minore età del figlio il soggetto individuato dall’ordinamento come il responsabile dei danni che questo può provocare, di essere esonerato dalla responsabilità per il danno provocato dal minore in caso di temporaneo affidamento dello stesso ad altro soggetto responsabile: qui il genitore non dismette la sua responsabilità per la generalità dei casi ma può sottrarsi a quella per il singolo episodio foriero di danni qualora dimostri di aver affidato il figlio in quel frangente ad altro soggetto a ciò incaricato, che sia consapevole dell’affidamento del minore ed idoneo ad esercitare la sorveglianza).

 

Nel suo complesso la decisione della Corte di appare infatti coerente con la giurisprudenza di legittimità in tema di accertamento dello stato di abbandono e della sua non superabilità in tempi compatibili con le necessità di cura e di crescita del minore. Il minore ha il diritto, tutelato dal diritto sovranazionale e, nel nostro ordinamento, dall’art. 1 della legge 4 maggio 1983 n. 184, di crescere nell’ambito della propria famiglia d’origine, che va considerata l’ambiente più idoneo al suo armonico sviluppo psicofisico. Pertanto il giudice di merito deve, prioritariamente, verificare, qualora si manifestino situazioni di grave carenza del ruolo genitoriale, se possa essere utilmente fornito un intervento di sostegno diretto a rimuovere le situazioni di difficoltà o disagio che possono ledere gravemente lo sviluppo del minore. Tuttavia, laddove risulti impossibile, quand’anche in base ad un criterio di grande probabilità, prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittimo e corretto l’accertamento dello stato di abbandono (cfr. fra le altre Cass. civ., sezione I, n. 6137 del 26 marzo 2015).

Infatti il diritto del minore ad essere educato nella propria famiglia di origine incontra i suoi limiti là dove questa non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie, né di assicurare l’obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole, con conseguente configurabilità dello stato di abbandono, il quale non viene meno per il solo fatto che al minore siano prestate le cure materiali essenziali da parte di genitori o di taluno dei parenti entro il quarto grado, risultando necessario, in tal caso, accertare che l’ambiente domestico sia in grado di garantire un equilibrato ed armonioso sviluppo della personalità del minore, senza che, in particolare, la valutazione di idoneità dei medesimi parenti alla di lui assistenza possa prescindere dalla considerazione della loro pregressa condotta, come evidenziato dall’art. 12 della legge 4 maggio 1983, n. 184, che espressamente richiede il mantenimento di rapporti significativi con il minore (Cass. civ., sezione I, n. 16280 del 16 luglio 2015).

 

 

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Cass. n. 5418/2016

In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo – per principio generale – al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l’enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia).

Cass. n. 14360/2000

In tema di soluzione dei contrasti tra i genitori per questioni di particolare importanza, l’articolo 316 c.c., il quale prevede che ciascuno di essi può ricorrere al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei, trova applicazione per le ipotesi di famiglia unita; i provvedimenti di cui all’articolo 155, comma terzo, si collocano invece durante lo stato di separazione tra i coniugi e rientrano nella disciplina di questa.

 

 

RICORSO PER INTERDIZIONE E AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

BOLOGNA AVVOCATO RICORSO PER INTERDIZIONE, INABILITAZIONE E AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO ART 712 CC

La domanda per interdizione o inabilitazione si propone con ricorso diretto al tribunale del luogo dove la persona nei confronti della quale è proposta ha residenza o domicilio.
Nel ricorso debbono essere esposti i fatti  sui quali la domanda è fondata e debbono essere indicati il nome e cognome e la residenza del coniuge o del convivente di fatto, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore dell’interdicendo o dell’inabilitando.

già nell’impostazione originaria del codice – ma a maggior ragione a seguito della riforma del 2004, che le ha relegate al rango di extrema ratio – l’interdizione e l’inabilitazione, siccome grandemente limitative della capacità di agire, costituivano l’eccezione alla regola della pienezza dell’esercizio dei propri diritti da parte di ciascun individuo e dovevano necessariamente correlarsi ad un’infermità mentale (idonea ad escludere la capacità di provvedere ai propri interessi) che non soltanto fosse abituale, ma che soprattutto persistesse nel tempo;

la pronuncia costitutiva che dichiara un soggetto interdetto o inabilitato è così da subito stata ritenuta indissolubilmente correlata alla persistenza di tale infermità, tanto da essere qualificata come resa allo stato degli atti;

  • se allora tale pronuncia passa in cosa giudicata formale, ciò che è coperto da quest’ultima non è certo che la persona, cui quella si riferisce, sia affetta da quell’infermità da allora in avanti e per sempre: ma soltanto che quella persona è affetta da detta infermità nel momento della pronuncia e che lo è stata fino a quel momento con le modalità accertate nella sentenza stessa;
  • in tutti i casi in cui una simile infermità – e nel grado di gravità specificamente riconosciuto con la pronuncia – venga invece meno, o le sue caratteristiche siano modificate, vuoi per il decorso spontaneo della malattia, vuoi per i progressi della scienza medica e quindi delle valutazioni diagnostiche o dell’efficacia delle terapie, è prevista la revoca della pronuncia di interdizione od inabilitazione, al fine di adeguare (nuovamente) la situazione di diritto a quella di fatto.
  • Simmetricamente, in caso di rigetto dell’istanza di inabilitazione, non può passare in giudicato allora altro che l’assenza, al momento della sentenza, dei requisiti per pronunciare l’inabilitazione, cioè di una permanente e seria menomazione delle facoltà mentali dell’interessato, nonché l’irrilevanza, ma a questi soli e specifici fini, degli episodi valutati fino a quel momento; questi ultimi, come pure il complessivo stato psichico dell’interessato, rilevano invece in sé considerati, oppure anche quali fatti noti da utilizzare, ove peraltro ne ricorrano tutti i presupposti, per risalire ad eventuali fatti ignoti, secondo lo schema della presunzione.

A tutto concedere, il rigetto dell’istanza di inabilitazione

potrebbe comportare l’inoperatività della presunzione di persistenza intermedia dell’incapacità di intendere e volere, riconosciuta dalla giurisprudenza in caso di accertamento di due momenti temporali di sicura incapacità (da ultimo, confermando un orientamento costante, v.: Cass. 9 agosto 2011, n. 17130; Cass. 12 marzo 2004, n. 5159, in merito a malattie permanenti, ma non anche ad andamento c.d. bipolare, per questa occorrendo invece la prova positiva dell’incapacità all’atto della stipula; Cass. 28 marzo 2002, n. 4539):

ma lascia del tutto impregiudicata la rilevanza dei fatti anteriori,

anche se è plausibile che essa sia in concreto inversamente proporzionale alla loro lontananza temporale dalla stipula dei contratti sospetti di annullabilità; ed anche le valutazioni, quand’anche dubitative, dei medesimi operate nel corso del relativo giudizio dagli ausiliari del giudice possono essere se non altro in concreto valutate, in quanto tese ad accertare una condizione di fatto diversa da quella immediatamente rilevante per l’annullamento.

BOLOGNA AVVOCATO RICORSO PER INTERDIZIONE, INABILITAZIONE E AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO ART 712 CC

ricorso per interdizione e amministrazione di sostegno

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