Divorzio consensuale BOLOGNA 2 Divorzio giudiziale

  • Divorzio consensuale BOLOGNA 2 Divorzio giudiziale
  • NON CREDERE CHE IL DIVORZIO SIA UNA COSA FACILE, MA SI TROVA SOLUZIONE…

  • Divorzio consensuale BOLOGNA 2 Divorzio giudiziale 3 Assegno divorzile per l’ex coniuge
    1Divorzio CESSAZIONE MATRIMONIO : cos’è?

  • avvocato per separazione
    Divorzio consensuale BOLOGNA 2 Divorzio giudiziale 3 Assegno divorzile per l’ex coniuge 1Divorzio CESSAZIONE MATRIMONIO : cos’è?
  • E’ LA FINE DEL MATRIMONIO, LA SENTENZA DI FALLIMENTO DEL MATRIMONIO
  • 2 il Divorzio congiunto: cos’è?

  • DIVORZIO CONGIUNTO VUOL DIRE CHE CON UNICO RICORSO I CONIUGI HANNO UN ACCORDO PER DIVORZIARE

  • 3 il Divorzio congiunto: in cosa si distingue dal divorzio giudiziale?

  • IL DIVORZIO CONGIUNTO SI DISTINGUE DAL DIVORZIO GIUDIZIAL EPROPIO PERCHEì’ CON IL PRIM OEVITANDO ANNI DI CAUSE SI ARRIVA A UN ACCORDO SUBITO SENZA DOVER  FARE UNA CAUSA

  • 4 Divorzio congiunto: cosa occorre?

  • PER IL DIVORZIO CONGIUNTO OCCORRONO SEI MESI DALLA SEPARAZIONE CONESUALE O UN ANNO DALLA GIUDIZIALE E OCCORRE ALLEGAR EAL RICORSO COPIA SEPARAZIONE CON OMOLOGA
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  • 5 Divorzio congiunto: come si procede?

  • SI PROCEDE CON UN RICORSO CONGIUNTO AL TRIBUNALE E LO STESSO FISSERA’
  • UNA DIENZ AINNANZI AL PRESIDENTE CHE FARA’ POI SENTENZA DIVORZIO
  • 6 Divorzio congiunto: quanto costa?

  • QUALCHE MIGLIAIO DI EURO SE A FARLO E’ UN AVVOCATO
  • 7 Divorzio congiunto: perché conviene?

  • TEMPI, COSTI,  ANSIE IN MENO, VELOCITA’ E CHIUSURA IN FRETTA DEL DIVORZIO
  • Se quindi stai per affrontare il difficile passo della separazione e del divorzio, puoi rivolgerti all’avvocato Divorzi Bologna Sergio Armaroli per una consulenza ed un legale ti illustrerà i diversi scenari possibili, le procedure da seguire e gli adempimenti richiesti dalla legge.

    Presso il nostro studio troverai esperti legali, aggiornati anche sulle ultime novità che riguardano il divorzio breve.

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    Divorzio consensuale BOLOGNA 2 Divorzio giudiziale 3 Assegno divorzile per l’ex coniuge 1Divorzio CESSAZIONE MATRIMONIO : cos’è?

    Nel Diritto di famiglia rientrano non solo il matrimonio o la successione, ma anche tutte le questioni attinenti ai rapporti di coniugio, di filiazione, di adozione e ancora di parentela e affinità, come anche l’adozione di figli la responsabilità genitoriale, l’affido dei minori o il riconoscimento di paternità.

    avvocato divorzi Bologna Sergio Armaroli offre  assistenza per la gestione della delicata fase dell’interruzione del rapporto matrimoniale, in particolare in relazione a:

    – separazioni giudiziali
    – separazioni consensuali
    – divorzi consensuali
    – divorzi giudiziali
    – modificazioni condizioni di separazione e divorzio
    – mantenimento figli minorenniAvvocato Divorzi Bologna Sergio Armaroli offre  consulenza per la regolamentazione dei rapporti di convivenza, tramite redazione di patti di convivenza.

    Nel diritto di famiglia rientrano le tematiche più varie, tutte di grande attualità.
    L’attività dello studio si sofferma, in particolare, su tutte le problematiche riguardanti il momento patologico del rapporto matrimoniale, curando le incombenze che conducono alla separazione dei coniugi, nonché all’eventuale successiva fase del divorzio.

    Separazione e/o divorzio sono passaggi delicati nella vita umana.
    In questo disegno diventa indispensabile la figura dell’avvocato che deve portare equilibrio e serenità anche in momenti così drammatici.

    L’esperienza ventennale nei Tribunali d’Italia e l’umanità saranno indispensabili per poter gestire anche nell’esclusivo interesse dei coniuge, e per il sano futuro dei figli.

     

     

    mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda i divorzi. Assisto le persone nelle cause di divorzio breve con figli o senza, congiunto o in sede di negoziazione assistita. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.

    Avvocato per divorzio breve a Bologna  . Sono a disposizione per chiarimenti e assistenza.

    Avvocato per Divorzio breve BOLOGNA E PROVINCIA DI BOLOGNA

    L’espressione divorzio breve non indica una procedura di scioglimento (cessazione degli effetti civili) del matrimonio peculiare rispetto a queste previste dal nostro ordinamento giuridico, ma si riferisce alla legge 55/2015, che ha ridotto la durata minima della separazione legale, necessaria per accedere successivamente, al divorzio, portando il termine da tre anni a 6 mesi (in caso di separazione consensuale) o 12 mesi (in caso di separazione giudiziale).

     

    I principali servizi che offriamo nel settore sono i seguenti:

    • Negoziazione assistita per la separazione personale dei coniugi;
    • Separazione personale dei coniugi giudiziale (consensuale e non);
    • Divorzio giudiziario;
    • Divorzio breve;
    • Modifica della condizioni di separazione;
    • Modifica delle condizioni di divorzio;
    • Modifica delle condizioni di affidamento di figli minori;
    • Determinazione delle condizioni di affidamento e mantenimento di figli nati da coppie di fatto;
    • Accordi di convivenza;

     

    Il divorzio, di per sé, è un termine che indica che due coniugi legati dal vincolo e dal contratto legale che loro due hanno stipulato senza pretese e obblighi da terzi, di rispettare le normative che li legano in un vincolo di diritti e doveri, viene sciolto. Ogni contratto, specialmente quello matrimoniale, impone che i due coniugi devono rispettare:

    La convivenza

    La reciproca fedeltà

    Assistenza morale e materiale

    Comunione dei beni, salvo patto prematrimoniale

    Assistere ed essere responsabili della prole

    Reciproco sostentamento economico

     


    Il Diritto di famiglia è uno degli ambiti che maggiormente influisce sulla qualità di vita dei nostri assistiti. In questo campo è più che mai necessaria la capacità di mediazione dell’avvocato.  Ricercare soluzioni a lungo termine, conciliative e salubri, significa spesso riuscire ad attenuare il trauma di una famiglia che si divide.

     

    Spesso, oltre la semplice determinazione di un mantenimento o quantificazione di alimenti, v’è la necessità di gestire la divisione di patrimoni immobiliari, quote societarie o definire posizioni lavorative. E’ pertanto necessario affidarsi a un professionista in grado di proteggere e tutelare tutti gli interessi dell’assistito, sia diretti che indiretti.

     

    La riforma ha annullato, quindi, l’obbligo per i coniugi separati di dover attendere tre anni prima di procedere con la pratica di divorzio ma questo potrà sempre avvenire, come in precedenza, o in via stragiudiziale, in presenza delle condizioni di legge, mediante richiesta congiunta all’ufficiale di stato civile o negoziazione assistita, o tramite ricorso al giudice, con procedimento abbreviato in caso di accordo tra le parti (c.d. divorzio su domanda congiunta, o, impropriamente, divorzio consensuale), ovvero con procedimento ordinario in caso di disacccordo.

    I termini di legge per il divorzio breve con figli o senza decorrono dalla sottoscrizione del verbale di separazione omologato, se si tratta di separazione consensuale, o dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale per il tentativo di conciliazione, nell’ipotesi di separazione giudiziale.

    Sei mesi sono richiesti anche per l’eventualità di separazione mediante negoziazione assistita.

     

  • CHIAMA L’AVVOCATO MATRIM0NIALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI AVRAI LA GIUSTA ASSISTENZA PER IL TUO DIVORZIO
  • CON IL DIVORZIO CONGIUNTO SI REGOLANO:
  • Affidamento condiviso o esclusivo dei figli
    Collocamento dei figli
    Diritto di visita dei minori
    Assegnazione della casa familiare e tutela
    Assegno di mantenimento per i figli
    Assegno divorzile per l’ex coniuge
    Assegno alimentare per l’ex coniuge
    Assegno in un’unica soluzione c.d. una tantum
    Modifica dell’assegno o delle condizioni di divorzio
    Attribuzione quota del TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
    Successione del coniuge divorziato
    Assegno successorio a carico dell’eredità
    Attribuzione della pensione di reversibilità
    Perdita o mantenimento del cognom Matrimon Convenzioni matrimoniali
    Comunione dei beni
    Separazione dei beni
    Matrimonio civile e religioso
    Matrimonio di italiani all’estero
    Matrimonio di stranieri in Italia
    Nullità o annullamento del matrimonio
  • Nullità o annullamento del matrimonio civile
  • Precedente vincolo matrimoniale
    Rapporto di affinità, parentela e adozione
    Interdizione giudiziale del coniuge
    Minore età del coniuge
    Incapacità naturale del coniuge
  • Dichiarazione o disconoscimento di paternità
  • Dichiarazione giudiziale di paternità
    Dichiarazione giudiziale di maternità
    Disconoscimento di paternità
    Pagamento per il mantenimento pregresso
    Riconoscimento tardivo
    Risarcimento dei danni
  • Violenza e abusi nelle relazioni familiari
  • Comportamenti persecutori
    Stalking
    Tutela delle donne vittime di violenza
    Violazione degli obblighi di assistenza familiare
    Maltrattamenti contro familiari
    Maltrattamenti contro il convivente
    Ordine di protezione e allontanamento del coniuge
    Ordine di protezione e allontanamento del convivente
  • Famiglia di fatto e convivenze more uxorio
  • Accordo di convivenza sui rapporti patrimoniali
    Accordo di convivenza sui rapporti personali
    Accordo economico di post-convivenza
    Affidamento e collocazione dei figli minorenni
    Affidamento e collocazione dei figli maggiorenni non autosufficienti
    Diritto di visita per genitore e nonni
    Contributo al mantenimento dei figli e spese straordinarie
    Assegnazione della casa familiare e tutela
    Uso della casa familiare
    Destinazione della casa familiare
    Acquisto esclusivo o in comproprietà col convivente
    Attribuzione patrimoniale in favore del convivente
    Affitto
    Perdita assegno di separazione o di divorzio Convivenze registrate
  • Accertamento della stabile convivenza
    Contratto di convivenza registrata
    Modifiche al contratto di convivenza registrata
    Risoluzione del contratto di convivenza registrata
    Danno parentale
    Comunione dei beni
    Separazione dei beni
    Diritti successori
    Estensione dell’impresa familiare
  • Sottrazione di minori all’estero e rimpatrio
    Rimpatrio di minori sottratti all’altro genitore
    Sottrazione e trattenimento di minore all’estero (kidnapping)
    Diritto minorile
    Affidamento dei figli minori
    Collocamento dei figli minori
    Diritto di visita dei figli minori
    Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
    Disconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
    Protezione e tutela dei figli minori
    Adozione nazionale e internazionale
    Responsabilità genitoriale (limitazione e decadenza)
    Tutela
    Curatela
    Tutela dei diritti assoluti del minore
    Regolamentazione espatrio minore
    Rappresentanza e amministrazione dei beni dei minori
    Donazione a minori
    Eredità a favore del minore
    Giudice Tutelare
    Impresa familiare
    Acquisto di beni, proprietà e quote
    Debiti contratti prima, durante o dopo il matrimonio
    Gestione e divisione di aziende coniugali
    Gestione e divisione di imprese familiari
    Gestione e divisione di società di persone e di capitali
    Trasferimento di proprietà immobiliari
    Trasferimento di quote societarie
    Trasferimento dell’azienda e prelazione
    Accordo matrimoniale
    e
    Patti di famiglia
    Trust
    Separazione personale
    Separazione consensuale
    Separazione giudiziale
    Dichiarazione di addebito della separazione
    Infedeltà coniugale e risarcimento del danno
    Affidamento condiviso o esclusivo dei figli
    Collocamento dei figli
    Diritto di visita dei minori
    Assegnazione della casa coniugale e tutela
    Assegno di mantenimento per i figli
    Assegno di mantenimento per il coniuge
    Assegno dai nonni per il mantenimento del nipote
    Modifica dell’assegno o delle condizioni di separazione
    Garanzie per il pagamento dell’assegno
    Divorzio
    Divorzio consensuale
    Divorzio giudiziale
    Affidamento condiviso o esclusivo dei figli
    Collocamento dei figli
    Diritto di visita dei minori
    Assegnazione della casa familiare e tutela
    Assegno di mantenimento per i figli
    Assegno divorzile per l’ex coniuge
    Assegno alimentare per l’ex coniuge
    Assegno in un’unica soluzione c.d. una tantum
    Modifica dell’assegno o delle condizioni di divorzio
    Attribuzione quota del TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
    Successione del coniuge divorziato
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    Attribuzione della pensione di reversibilità
    Perdita o mantenimento del cognome
    Dichiarazione o disconoscimento di paternità
    Dichiarazione giudiziale di paternità
    Dichiarazione giudiziale di maternità
    Disconoscimento di paternità
    Pagamento per il mantenimento pregresso
    Riconoscimento tardivo
    Risarcimento dei danni
    Violenza e abusi nelle relazioni familiari
    Comportamenti persecutori
    Stalking
    Tutela delle donne vittime di violenza
    Violazione degli obblighi di assistenza familiare
    Maltrattamenti contro familiari
    Maltrattamenti contro il convivente
    Ordine di protezione e allontanamento del coniuge
    Ordine di protezione e allontanamento del convivente
    Famiglia di fatto e convivenze more uxorio
  • Convivenze registrate
  • Accertamento della stabile convivenza
    Contratto di convivenza registrata
    Modifiche al contratto di convivenza registrata
    Risoluzione del contratto di convivenza registrata
    Danno parentale
    Comunione dei beni
    Separazione dei beni
    Diritti successori
    Estensione dell’impresa familiare
  • Sottrazione di minori all’estero e rimpatrio
  • Rimpatrio di minori sottratti all’altro genitore
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    Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
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    Rappresentanza e amministrazione dei beni dei minori
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  • Giudice Tutelare
  • Vigilanza sul rispetto di accordi di separazione e/o d

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA COME QUANDO PERCHE’

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA

 

SI RILEVA CHE come l’attribuzione di un assegno di mantenimento al coniuge che non abbia adeguati redditi propri trova la sua fonte nel rilevante ruolo che l’art. 29 Cost. attribuisce alla famiglia nell’ambito dell’ordinamento.

 

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA
ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA

ricorsi per separazione personale dei coniugi, consensuale o giudiziale;

ricorsi per divorzio, congiunto o contenzioso;

ricorsi per la modifica delle condizioni di separazione e/o di divorzio;

ricorsi per affidamento dei figli minori, modifica delle condizioni economiche e di visita;

problematiche riguardanti figli naturali, nati cioè da genitori conviventi

L’ammontare dell’assegno di mantenimento

Salva l’ipotesi in cui vi sia accordo delle parti per quanto concerne l’importo da corrispondere al genitore collocatario o convivente a titolo di mantenimento del figlio, sarà onere del giudice quantificare l’ammontare di tale assegno tenendo conto dei seguenti criteri:

le esigenze del figlio;

il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;

i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

le possibilità economiche di ciascun genitore;

la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

 

 

 

Passando all’esame della questione inerente all’assegno di mantenimento previsto dall’art. 156 c.c. , che violerebbe i parametri costituzionali indicati nel ricorso, in quanto includerebbe fra le conseguenze patrimoniali del vincolo matrimoniale – come sopra evidenziato, persistenti nel regime di separazione personale – delle contribuzioni a carico dell’onerato del tutto avulse dall’attività svolta dall’altro coniuge, deve in primo luogo rilevarsi che la norma, nell’interpretazione costantemente resane da questa Corte, non è intesa a promuovere, come sembra sostenersi nel ricorso, una colpevole inerzia del beneficiario, in quanto si ritiene che, in relazione all’assegno di mantenimento in esame, debba tenersi dell’attitudine del coniuge al lavoro, la quale viene in rilievo ove venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’ attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (Cass., 13 febbraio 2013, n. 3502; Cass., 25 agosto 2006, n. 18547; Cass., 2 luglio 2004, n. 12121).

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA divisione ereditaria
ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA

Deve poi rilevarsi come l’attribuzione di un assegno di mantenimento al coniuge che non abbia adeguati redditi propri trova la sua fonte nel rilevante ruolo che l’art. 29 Cost. attribuisce alla famiglia nell’ambito dell’ordinamento. Assume particolare rilevanza il principio di uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi, più volte ribadito dalla giurisprudenza costituzionale (Corte cost., 4 maggio 1966, n. 46, proprio con riferimento all’obbligo di consentire al coniuge separato di mantenere lo stesso tenore di vita precedentemente goduto, sia pure con la necessità di considerare i mezzi di cui autonomamente disponga; id., 16 dicembre 1968, n. 126; id., 20 marzo 1969, n. 45; id., 27 novembre 1969, n. 147; id., 24 giugno 1970, n. 133, in cui si afferma, in tema di rapporti patrimoniali, che l’uguaglianza dei coniugi garantisce l’unità familiare, mentre “è la disuguaglianza a metterla in pericolo”; id., 14 giugno 1974, n. 187; id., 18 dicembre 1979, n. 153; id., 4 aprile 1990, n. 215; id., 6 giugno 2006, N. 254; id., 23 marzo 2010, n. 138).

In considerazione di quanto evidenziato, l’eccezione di illegittimità costituzionale in esame, sotto tutti i profili dedotti, appare manifestamente infondata, in quanto la determinazione dell’assegno di mantenimento sulla base del tenore di vita dei coniugi, tenuto conto delle altre circostanze e dei redditi dell’obbligato, costituisce l’espressione di quei valori costituzionali sopra richiamati che, secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza, si trovano in rapporto di integrazione reciproca con gli altri principi e diritti fondamentali affermati dalla Costituzione (Corte cost., 7 ottobre 2014, n, 242; id., 9 maggio 2013, n. 85). Vale bene richiamare, in proposito, l’affermazione del Giudice delle leggi secondo cui “tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri. La tutela deve essere sempre sistemica e non frazionata in una serie di norme non coordinate ed in potenziale conflitto tra loro”

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA

Resta una delle tematiche piu’ controverse nelle separazioni, ove i coniugi litigano di piu’

ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA COME QUANDO PERCHE'
ASSEGNO MANTENIMENTO NELLA SEPARAZIONE AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA COME QUANDO PERCHE’

Pur con l’applicazione dell’affido condiviso, i figli sono comunque collocati in via prevalente presso uno dei due genitori, il genitore c.d. collocatario, ha diritto di ricevere dall’altro l’assegno di mantenimento della prole convivente.

L’eventuale maggiore partecipazione dell’altro genitore alla gestione dei compiti di cura dei figli potrà essere tuttavia valutata debitamente dal giudice ai fin di una quantificazione dell’assegno.

In tema di separazione personale, la riduzione e la revoca dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli, decorre, normalmente, dal momento della pronuncia giudiziale che modifica la misura o ne accerta la inesistenza dei presupposti.

Non sono, quindi, rimborsabili le somme percepite in forza di precedenti provvedimenti non definitivi, qualora – per la loro elevata entità – tale somme siano state comunque destinate ad assicurare il mantenimento del coniuge sino all’eventuale esclusione del diritto stesso o al suo affievolimento in un obbligo di natura solo alimentare e, si debba presumere, proprio in virtù della modestia del loro importo, che le stesse siano state consumate per fini di sostentamento personale.

Cassazione civile sez. I, 24/05/2018, n.12957

Riduzione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli

In tema di separazione personale, la riduzione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli decorre dal momento della pronuncia giudiziale che ne modifica la misura, non essendo rimborsabile quanto percepito dal titolare di alimenti o mantenimento.

Cassazione civile sez. VI, 24/10/2017, n.25166

L’art. 5 della legge n. 898 del 1970, come modificato dalla l. n. 74 del 1987, dispone che con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Dispone, inoltre, che la sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria e che, in caso di palese iniquità, può escluderne la previsione, ma con motivata decisione.

In relazione a tale disposizione la Suprema Corte di Cassazione ha formulato i seguenti principi: 1) L’accertamento del diritto all’assegno divorzile va effettuato verificando l’adeguatezza o meno dei mezzi del coniuge richiedente alla conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio, intendendo per tale quello che i coniugi tenevano o avrebbero potuto tenere in base ai loro redditi (cfr. tra le molte: Cass. n. 19446 del 2005; Cass. n. 13169 del 2004; n. 15055 del 2000); 2) con riguardo alla quantificazione dell’assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74, per la determinazione dell’importo spettante all’ex coniuge, anche in relazione alle deduzioni ed alle richieste delle parti, salva restando la valutazione della loro influenza sulla misura dell’assegno (cfr. Cass. n. 13169 del 2004; n. 10210 del 2005 ).

Il giudice a quo nel riconoscere e quantificare l’assegno di divorzio attribuito alla D.B. si è attenuto a questi principi, avendo valutato la condizione in cui si trovavano gli ex coniugi in costanza di matrimonio e considerato, per quanto riguarda il ricorrente, la circostanza della nascita di due figli naturali, avuti dalla convivente, e delle ulteriori responsabilità derivanti dalle nuove nascite.

Tenendo conto anche di detta situazione, ha valutato le potenzialità reddituali di entrambe le parti, ritenendo implicitamente che quelle attuali non differissero sostanzialmente da quelle esistenti in costanza di matrimonio, pervenendo così al riconoscimento ed alla determinazione dell’assegno di divorzio di Euro 150,00. Il ricorrente è insorto nei confronti di detta determinazione assumendo che il giudice non avrebbe tenuto conto di elementi probatori, in ordine ai quali i vari motivi difettano del requisito dell’autosufficienza e chiedendo sostanzialmente a questa Suprema Corte un non consentito riesame del merito, mentre la sentenza appare adeguatamente e logicamente motivata in ordine agli elementi di prova considerati da ritenersi essenziali e decisivi ai fini della decisione.

Con riferimento alla determinazione del momento di decorrenza dell’assegno e della sua rivalutazione, decorrenza che secondo il ricorrente il giudice a quo avrebbe dovuto fissare dalla data della sentenza di secondo grado, il collegio osserva. Secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte di Cassazione l’assegno di divorzio può essere preteso solo dopo che si sia formato il titolo costitutivo e cioè dal momento in cui la sentenza che pronuncia lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti del matrimonio celebrato con rito concordatario sia passata in giudicato ed annotata nei registri dello stato civile (cfr. in tal senso Cass. n. 660 del 1977; n. 3050 del 1994; n. 317 del 1998).

L’art. 4, comma 9, della legge n. 898 del 1970 stabilisce che avverso la sentenza non definitiva relativa allo scioglimento od alla cessazione degli effetti civili del matrimonio è solo ammesso l’appello immediato. Qualora non venga immediatamente impugnata tale sentenza passa in giudicato.

Il successivo comma 10 del citato art. 4 stabilisce, altresì, che, quando sia intervenuta detta sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.

Nel caso che ne occupa il Tribunale di Roma ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto da G..C. e da M..D.B. con sentenza non definitiva, depositata il 4.7.2003.

Tale sentenza non è stata impugnata immediatamente, per cui è passata in giudicato nella data sopraindicata.

Pertanto alla luce della normativa surriportata il giudice a quo aveva il potere di stabilire quale data per la decorrenza dell’assegno di divorzio la data del passaggio in giudicato di detta sentenza, essendo questa il titolo costitutivo per il riconoscimento e l’attribuzione dell’assegno divorzile, oppure la data della proposizione della domanda.

Nel caso in esame il giudice a quo ha fissato una data successiva a quelle suindicate, quella della sentenza di primo grado., emessa in data 21 gennaio 2005 e depositata il 1 marzo 2005. In siffatto contesto il ricorrente non può dolersi del fatto che il giudice a quo non abbia fissato, come momento della decorrenza dell’assegno divorzile, quella successiva della pubblicazione delle sentenza di secondo grado, non essendo ciò consentito dalla richiamata normativa.

La legge, inoltre, prevede un criterio di adeguamento automatico dell’assegno divorzile, il che comporta che esso è rivalutabile anche in assenza di domanda di parte e senza obbligo di motivazione. Questo è quanto ha fatto la sentenza impugnata.

Né il ricorrente può lamentarsi che il giudice di merito non abbia escluso la rivalutazione monetaria per palese iniquità. Prevedendo la rivalutazione secondo gli indici Istat, il giudice a quo ha implicitamente escluso che detta rivalutazione fosse palesemente iniqua. Per quanto riguarda la decorrenza fissata dal marzo 2006 vale quanto già detto con riferimento alla decorrenza dell’assegno divorzile.

Con i motivi dal ventitreesimo al trentunesimo il ricorrente lamenta che l’assegno di mantenimento per la figlia legittima, determinato dal giudice di primo grado in Euro 300,00, sia stato portato ad Euro 400,00 mensili, ed inoltre che la decorrenza e rivalutazione siano state fissate a partire dal febbraio 2005, cioè dal mese precedente quello di deposito della sentenza (definitiva) di primo grado.

La richiesta di una diversa decorrenza dell’assegno di mantenimento per la figlia legittima e della sua rivalutazione sono infondate Questa Suprema Corte di Cassazione ha più volte affermato il principio, al quale il collegio intende attenersi, secondo cui in tema di separazione o divorzio e nella ipotesi in cui uno dei coniugi abbia chiesto un assegno di mantenimento per i figli, la domanda, se ritenuta fondata, deve essere accolta, in mancanza di espresse limitazioni, dalla sua proposizione e non da quella della sentenza, atteso che i diritti ed i doveri dei genitori verso la prole, salve le implicazioni dei provvedimenti relativi all’affidamento, non subiscono alcuna variazione a seguito della pronuncia di separazione o divorzio, rimanendo identico l’obbligo di ciascuno dei coniugi di contribuire in proporzione delle sue capacità, all’assistenza ed al mantenimento dei figli (cfr. Cass. n. 21087 del 2005; Cass. n. 317 del 1998; Cass. n. 3050 del 1994).

Fondata è invece la censura con la quale si lamenta che l’aumento dell’assegno per la figlia legittima crea uno squilibrio, considerate le possibilità economiche del ricorrente, a svantaggio dei due figli naturali che il C. ha avuto dalla convivente.

L’art. 261 c.c. stabilisce che il riconoscimento del figlio naturale comporta da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi, che sono quelli previsti nell’art. 147 c.c. (obblighi di mantenere, educare ed istruire il figlio), con conseguente applicazione dell’art. 148 c.c., che specifica la misura in cui i coniugi sono tenuti ad adempiere all’obbligazione di mantenimento dei figli.

Con l’art. 261 c.c. il legislatore ha affermato il principio di parità di trattamento da parte del genitore dei figli naturali e legittimi, e, quindi, di parità di trattamento anche per quanto riguarda l’obbligo del mantenimento.

Allo stesso modo devono essere valutati sotto un profilo economico i compiti domestici e di cura dei figli svolti dal genitore collocatario.

Quanto all’art. 337-septies c.c., introdotto dal D.Lgs. n. 154 del 2013, ed in vigore dal 7 febbraio 2014 unitamente all’intero Titolo IX (Della responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio), capo II (Esercizio della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio) del Libro primo del menzionato codice, esso dispone, al comma 1, che il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto. Trattasi, evidentemente, di norma da leggersi tenendo conto anche di quanto sancito dall’art. 147 c.c.(nel testo, qui applicabile ratione temporis, risultante dalla modifica apportatagli dal D.Lgs. predetto), a tenore del quale il matrimonio impone ad entrambi i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’art. 315-bis c.c.e da quest’ultima disposizione, il cui comma 1 prevede che il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni e delle sue aspirazioni. Fin da ora, peraltro, va ricordato che, secondo la giurisprudenza di legittimità ormai consolidatasi: i) ‘l’obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma si protrae qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, sia tuttavia ancora dipendente dai genitori. Ne consegue che, in tale ipotesi, il coniuge separato o divorziato, già affidatario è legittimato, iure proprio (ed in via concorrente con la diversa legittimazione del figlio, che trova fondamento nella titolarità, in capo a quest’ultimo, del diritto al mantenimento), ad ottenere dall’altro coniuge un contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne’ (cfr.Cass. n. 32529 del 2018; Cass. n. 9698 del 2001; Cass. n. 1353 del 1999); ii) ‘il diritto del coniuge separato di ottenere un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest’ultimo abbia iniziato ad espletare un’attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di una adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento ad opera del genitore, sicchè l’eventuale perdita dell’occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento’ (cfr.Cass. n. 6509 del 2017; Cass. n. 26259 del 2005); iii) ‘la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonchè, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, dal raggiungimento della maggiore età, da parte dell’avente diritto’ (cfr.Cass. n. 5088 del 2018;Cass. n. 12952 del 2016).

4.2.3. Circa, invece, l’adozione di persona maggiore di età, detta anche adozione ordinaria o civile, oggi disciplinata agli artt. 291 c.c.e segg., essa ha subito, nel tempo, numerosi interventi riformatori, dovuti in larga parte all’evolversi della coscienza sociale in ambito lato sensu ‘familiare’.

Invero, secondo l’insegnamento tradizionale, l’istituto dell’adozione rispose ad una funzione squisitamente privatistica consistente nel soddisfare l’interesse dell’adottante alla trasmissione del nome e del patrimonio, mediante la creazione di un vincolo di filiazione artificiale. In considerazione di tali finalità patrimoniali e successorie, l’istituto fu introdotto nel Code civil francese del 1804 e, per gli stessi fini, recepito dal codice civile unitario del 1865, dove fu riservato ai maggiori di diciotto anni (che tuttavia allora non erano ancora maggiorenni, poichè la maggiore età si raggiungeva a ventuno anni). Certo già allora non poteva ignorarsi la valenza personalistica dell’adozione, sia con riguardo all’interesse dell’adottante, rispetto al quale essa rappresentava ‘un’invenzione pietosa della legge destinata a colmare un vuoto che una sorte avara ed avversa lascia non di rado nella vita di un uomo’, sia nei confronti dell’adottato, nascendo l’adozione come atto di generosità in virtù del quale si convertiva ‘in dovere un’affezione sino ad allora libera ed indipendente’. Il carattere ‘affettivo’ dell’adozione costituiva, tuttavia, mero movente psicologico, pressochè irrilevante sotto il profilo della disciplina. Alla luce del diritto positivo, invero, essa si configurava alla stregua di un atto di diritto privato volto alla sola devoluzione del nome e del patrimonio. In tali sensi, del resto, opinava anche la dottrina contemporanea al codice del 1865, la quale, valorizzando alcuni profili della disciplina allora vigente (in particolare, l’art. 208, per il quale ‘l’adozione si fa col consenso dell’adottante e dell’adottando’, e l’art. 217, che faceva decorrere gli effetti dell’adozione dal giorno della prestazione del consenso medesimo e non dal successivo atto di omologazione da parte dell’autorità giudiziaria), attribuiva al consenso delle parti l’effetto costitutivo del rapporto adozionale. Proprio in conseguenza della sua natura privatistica, non si determinava l’inserimento dell’adottato nella famiglia dell’adottante, mentre restavano integri i rapporti del primo con la propria famiglia di origine. Stante il carattere patrimoniale dell’istituto, la legge prevedeva, inoltre, una serie di divieti e cautele a tutela degli interessi dei parenti dell’adottante. In tal senso doveva leggersi, principalmente, il divieto di adottare in presenza di propri figli legittimi o legittimati, logica conseguenza della finalità di supplire al difetto di discendenti propria dell’adozione e volto ad evitare che l’istituto si prestasse ad eludere le norme sulla successione necessaria, consentendo di attribuire ad un estraneo una quota maggiore rispetto a quella disponibile. Nella stessa direzione muovevano, poi, il limite minimo di età per adottare, che ancora il legislatore del 1942 fissava al cinquantesimo anno, essendo sensibilmente ridotta a tale data la capacità di procreare; nonchè il divieto di adottare più persone, salvo che ciò avvenisse con il medesimo atto. Stante la natura negoziale attribuita all’istituto, si intendeva con tale ultima previsione precludere ad una delle parti la possibilità di modificare unilateralmente i contenuti del rapporto posto in essere. Confermava, infine, il carattere privatistico dell’istituto la norma che richiedeva l’assenso del coniuge e dei genitori legittimi o naturali dell’adottante e dell’adottando, e che, a parere della dottrina, configurava un atto personalissimo ed irrevocabile, esplicazione di un ‘potere familiare’ volto alla tutela del prevalente interesse della famiglia.

4.2.3.2. Fu il codice del 1942 ad abbandonare la prospettiva esclusivamente privatistica e ad imprimere una prima, fondamentale svolta in chiave personalistica all’istituto, consentendo l’adozione anche dei minori. Tale mutamento ebbe l’effetto di introdurre nell’istituto un valore nuovo: l’interesse del minore. Anche in virtù del dettato costituzionale, si finì, infatti, con il ritenere detto interesse prevalente rispetto a quello dell’adottante a procurarsi un discendente. Si aprì, così, la strada alle riforme apportate dallaL. 5 maggio 1967, n. 431, che, mentre introduceva l’adozione speciale, modificava la disciplina codicistica dell’adozione ordinaria al fine di piegarla all’assolvimento di una funzione esplicitamente assistenziale. Detti mutamenti determinarono, però, al contempo, un arretramento nella tutela delle ragioni, specie patrimoniali, della famiglia legittima. Così, se la riduzione del limite di età per l’adottante a trentacinque o, eccezionalmente, a trent’anni rispondeva essenzialmente allo scopo di dare all’adottato genitori giovani e, nondimeno, dotati del grado di maturità necessaria a compiere una scelta responsabile, di fatto essa fece venir meno l’originaria funzione dell’adozione, di sopperire alla mancanza di una propria discendenza, non potendosi più escludere una futura filiazione da parte dell’adottante. Lo stesso interesse patrimoniale dell’adottato venne subordinato alla preminente funzione assistenziale, allorchè si consentì a che l’adozione fosse disposta nei confronti di più persone anche con atti successivi.

Un ulteriore affievolimento della tutela dei membri della famiglia dell’adottante si ebbe, poi, con la legge di riforma del diritto di famiglia del 1975, che rese possibile l’adozione civile anche in assenza dei prescritti assensi, ove il rifiuto fosse apparso ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando, ovvero l’assenso non avesse potuto essere prestato per incapacità o irreperibilità della persona. Un vero e proprio potere di veto rispetto alla decisione adottiva permaneva solo in capo ai genitori esercenti la potestà sull’adottando ed ai coniugi conviventi dell’adottato e dell’adottante. Peraltro, la dottrina osservava come un rifiuto ingiustificato da parte dei genitori avrebbe potuto essere superato mediante una pronuncia di decadenza dalla potestà ai sensi dell’art. 330 c.c., ovviamente ove si fosse ritenuto integrato uno dei fatti previsti dalla norma. Rispetto al coniuge convivente dell’adottante, invece, l’insuperabilità del rifiuto veniva interpretato come conseguenza della mutata funzione dell’adozione, che adesso faceva apparire come naturale l’instaurarsi della convivenza tra adottato minorenne ed adottante, e serviva di conseguenza a garantire da possibili turbamenti ‘l’armonia spirituale della famiglia’ di quest’ultimo.

Le modifiche appena menzionate sono passate pressochè indenni attraverso la novella del 4 maggio 1983, n. 184. Allo scopo di risolvere le problematiche connesse alla coesistenza di due istituti, l’adozione speciale e quella ordinaria, entrambi applicabili ai minori, il legislatore ha, in questa occasione, confinato l’applicabilità dell’adozione codicistica ai soli maggiorenni. Si è in tal modo voluta restituire all’istituto la funzione patrimoniale per la quale era stato concepito. Ciò ha condotto ad eliminare dal codice quelle disposizioni che avevano piegato l’adozione civile a finalità di carattere assistenziale, in primis la norma attributiva della potestà all’adottante (art. 301). La natura del vincolo instaurato con l’adottato torna, dunque, a connotarsi in chiave essenzialmente patrimoniale giacchè, salva l’assunzione del cognome, esso si limita a far conseguire all’adottato i soli diritti successori ed alimentari. L’adozione cd. ordinaria continua, pertanto, a rispondere, in primo luogo, alla già descritta funzione tradizionalmente accordatale; quantomeno, è proprio in vista di tale funzione che ne sono definiti presupposti, condizioni ed effetti nella disciplina delineata dagli artt. 291 c.c. e segg..

Appare tuttavia innegabile che lo strumento dell’adozione de qua si presti ad essere utilizzato anche con ben altra finalità, almeno in tutti i casi in cui l’adottando, sebbene maggiore di età, sia inserito di fatto in un consorzio familiare, in cui si avverta un’insistente esigenza di assicurare una piena legittimazione, sul piano giuridico, ad una realtà già in atto sul piano dei sentimenti e delle relazioni personali. Si pensi, ad esempio, alla idoneità dell’adozione predetta, ritenuta da parte della dottrina, a ‘dare veste giuridica al rapporto personale ed affettivo che spesso si costituisce tra coniuge e figlio dell’altro coniuge, vedovo o divorziato, o a quello creatosi a seguito di un affidamento (non temporaneo) che si è prolungato ma non può evidentemente proseguire oltre la maggiore età’. E’ proprio alla contrapposizione fra le suesposte esigenze che appare riconducibile l’andamento altalenante degli interventi giurisprudenziali. Laddove all’adozione si attribuisce il ruolo di costituire (ovvero di riconoscere l’esistenza di) una famiglia, giocoforza è il tentativo di assimilare lo strumento delineato nel codice alle forme di adozione dei minori; qualora, invece, l’adozione dei maggiori di età sia confinata entro il ruolo tradizionalmente riconosciutole, non potrà che derivarne un’applicazione rigorosa e restrittiva delle norme codicistiche, giustificata dalla loro autosufficienza e sostanziale estraneità alle problematiche proprie delle situazioni di abbandono dei minori e dei rimedi di volta in volta apprestati dall’ordinamento in funzione di una loro adeguata protezione. Proprio in quest’ottica, del resto, va inquadrato il dibattito che, nel corso degli ultimi decenni, ha visto spesso contrapposte la Corte costituzionale, fedele alla concezione, per così dire, tradizionale dell’istituto dell’adozione di persone maggiori di età, e la Corte di cassazione, la quale, in diverse occasioni, ha sostenuto l’opportunità di un’applicazione meno rigida di tale strumento, evidenziandone piuttosto i punti di contatto che quelli di divergenza rispetto alle forme di adozione dei minori e spingendosi sino al punto di ‘forzare’ la lettera degliartt. 291 c.c. e segg.. Se, dunque, la Consulta ha più volte ribadito la bontà del sistema dell’adozione dei maggiori di età – come risultante dai diversi interventi normativi che si sono sovrapposti alla disciplina dell’adozione originariamente delineata nel codice civile – facendo leva essenzialmente sulla funzione ad essa tipicamente assegnata, la Cassazione ha offerto delle interpretazioni coraggiosamente innovative, spinta dall’esigenza di sostenere l’aspirazione dei privati alla formazione di nuclei familiari stabili e dalla ferma volontà di salvaguardarne l’unità, assumendosi, con ciò, la responsabilità di sconfessare più o meno apertamente le posizioni più prudentemente mantenute dal Giudice delle leggi. Basti pensare alle pronunce attinenti alla derogabilità dei requisiti di età richiesti per procedere all’adozione.

CON IL DIVORZIO CONGIUNTO SI REGOLANO:
Bologna Affidamento
Nullità o annullamento del matrimonio civile
Precedente vincolo matrimoniale
Rapporto di affinità, parentela e adozione
Interdizione giudiziale del coniuge
Minore età del coniuge
Incapacità naturale del coniuge
Dichiarazione o disconoscimento di paternità
Dichiarazione giudiziale di paternità
Dichiarazione giudiziale di maternità
Disconoscimento di paternità
Pagamento per il mantenimento pregresso
Riconoscimento tardivo
Risarcimento dei danni
Violenza e abusi nelle relazioni familiari
Comportamenti persecutori
Stalking
Tutela delle donne vittime di violenza
Violazione degli obblighi di assistenza familiare
Maltrattamenti contro familiari
Maltrattamenti contro il convivente
Ordine di protezione e allontanamento del coniuge
Ordine di protezione e allontanamento del convivente
Famiglia di fatto e convivenze more uxorio
Accordo di convivenza sui rapporti patrimoniali
Accordo di convivenza sui Accertamento della stabile convivenza
Contratto di convivenza registrata
Modifiche al contratto di convivenza registrata
Risoluzione del contratto di convivenza registrata
Danno parentale
Comunione dei beni
Separazione dei beni
Diritti successori
Estensione dell’impresa familiare
Sottrazione di minori all’estero e rimpatrio
Rimpatrio di minori sottratti all’altro genitore
Sottrazione e trattenimento di minore all’estero (kidnapping)
Diritto minorile
Affidamento dei figli minori
Collocamento dei figli minori
Diritto di visita dei figli minori
Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
Disconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
Protezione e tutela dei figli minori
Adozione nazionale e internazionale
Responsabilità genitoriale (limitazione e decadenza)
Tutela
Curatela
Tutela dei diritti assoluti del minore
Regolamentazione espatrio minore
Rappresentanza e amministrazione dei beni dei minori
Donazione a minori
Eredità a favore del minore
Giudice Tutelare
Impresa familiare
Acquisto di beni, proprietà e quote
Debiti contratti prima, durante o dopo il matrimonio
Gestione e divisione di aziende coniugali
Gestione e divisione di imprese familiari
Gestione e divisione di società di persone e di capitali
Trasferimento di proprietà immobiliari
Trasferimento di quote societarie
Trasferimento dell’azienda e prelazione
Accordo matrimoniale
e
Patti di famiglia
Trust
Separazione personale
Separazione consensuale
Separazione giudiziale
Dichiarazione di addebito della separazione
Infedeltà coniugale e risarcimento del danno
Affidamento condiviso o esclusivo dei figli
Collocamento dei figli
Diritto di visita dei minori
Assegnazione della casa coniugale e tutela
Assegno di mantenimento per i figli
Assegno di mantenimento per il coniuge
Assegno dai nonni per il mantenimento del nipote
Modifica dell’assegno o delle condizioni di separazione
Garanzie per il pagamento dell’assegno
Divorzio
Divorzio consensuale
Divorzio giudiziale
Affidamento condiviso o esclusivo dei figli
Collocamento dei figli
Diritto di visita dei minori
Assegnazione della casa familiare e tutela
Assegno di mantenimento per i figli
Assegno divorzile per l’ex coniuge
Assegno alimentare per l’ex coniuge
Assegno in un’unica soluzione c.d. una tantum
Modifica dell’assegno o delle condizioni di divorzio
Attribuzione quota del TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
Successione del coniuge divorziato
Assegno successorio a carico dell’eredità
Attribuzione della pensione di reversibilità
Perdita o mantenimento del cognome
Dichiarazione o disconoscimento di paternità
Dichiarazione giudiziale di paternità
Dichiarazione giudiziale di maternità
Disconoscimento di paternità
Pagamento per il mantenimento pregresso
Riconoscimento tardivo
Risarcimento dei danni
Violenza e abusi nelle relazioni familiari
Comportamenti persecutori
Stalking
Tutela delle donne vittime di violenza
Violazione degli obblighi di assistenza familiare
Maltrattamenti contro familiari
Maltrattamenti contro il convivente
Ordine di protezione e allontanamento del coniuge
Ordine di protezione e allontanamento del convivente
Famiglia di fatto e convivenze more uxorio
Accordo di convivenza sui rapporti patrimoniali
Accordo di convivenza sui rapporti personali
Accordo economico di post-convivenza
Affidamento e collocazione dei figli minorenni
Affidamento e collocazione dei figli maggiorenni non autosufficienti
Diritto di visita per genitore e nonni
Contributo al mantenimento dei figli e spese straordinarie
Assegnazione della casa familiare e tutela
Uso della casa familiare
Destinazione della casa familiare
Acquisto esclusivo o in comproprietà col convivente
Attribuzione patrimoniale in favore del convivente
Affitto
Perdita assegno di separazione o di divorzio
Convivenze registrate
Accertamento della stabile convivenza
Contratto di convivenza registrata
Modifiche al contratto di convivenza registrata
Risoluzione del contratto di convivenza registrata
Danno parentale
Comunione dei beni
Separazione dei beni
Diritti successori
Estensione dell’impresa familiare
Sottrazione di minori all’estero e rimpatrio
Rimpatrio di minori sottratti all’altro genitore
Sottrazione e trattenimento di minore all’estero (kidnapping)
Diritto minorile
Affidamento dei figli minori
Collocamento dei figli minori
Diritto di visita dei figli minori
Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
Disconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
Protezione e tutela dei figli minori
Adozione nazionale e internazionale
Responsabilità genitoriale (limitazione e decadenza)
Tutela
Curatela
Tutela dei diritti assoluti del minore
Regolamentazione espatrio minore
Rappresentanza e amministrazione dei beni dei minori
Donazione a minori
Eredità a favore del minore
Giudice Tutelare
Vigilanza sul rispetto di accordi di separazione e/o divorzio
Cura dei beni del minore
Protezione del minore
Nomina e controllo dell’amministratore di sostegno
Vincoli pupillari
Protezione del patrimonio familiare
Impresa familiare
Acquisto di beni, proprietà e quote
Debiti contratti prima, durante o dopo il matrimonio
Gestione e divisione di aziende coniugali
Gestione e divisione di imprese familiari
Gestione e divisione di società di persone e di capitali
Trasferimento di proprietà immobiliari
Trasferimento di quote societarie
Trasferimento dell’azienda e prelazione
Accordo matrimoniale
Accordo preventivo su diritti disponibili
Accordo su rapporti personali e patrimoniali
Assistenza nella mediazione familiare
Fondo patrimoniale
Passaggio generazionale
Patti di famiglia
Trust

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MATRIMONIO : Tutela del patrimonio, Convenzioni matrimoniali

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ACCORDI PREMATRIMONIALI BOLOGNA

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Come è noto, la giurisprudenza è orientata a ritenere tali accordi, assunti prima del matrimonio o magari in sede di separazione consensuale, e in vista del futuro divorzio, nulli per illiceità della causa, perchè in contrasto con ì principi di indisponibilità degli status e dello stesso assegno di divorzio (per tutte, Cass. N. 6857 del 1992). Tale orientamento è criticato da parte della dottrina, in quanto trascurerebbe di considerare adeguatamente non solo i principi del diritto di famiglia, ma la stessa evoluzione del sistema normativo, ormai orientato a riconoscere sempre più ampi spazi di autonomìa ai coniugi nel determinare i propri rapporti economici, anche successivi alla crisi coniugale. (E’ assai singolare che invece siano stati ritenuti validi accordi in vista di una dichiarazione di nullità del matrimonio, perchè sarebbero correlati ad un procedimento dalle forti connotazioni inquisitorie, volto ad accertare l’esistenza o meno di una causa di invalidità del matrimonio, fuori da ogni potere negoziale di disposizione degli status: tra le altre, Cass. N. 348 del 1993).

Giurisprudenza più recente di questa Corte ha invece sostenuto che tali accordi non sarebbero di per sè contrari all’ordine pubblico:

AVVOCATO A BOLOGNA MATRIMONIO Matrimonio ,Tutela del patrimonio, Convenzioni matrimoniali, Comunione dei beni, per separazione
AVVOCATO A BOLOGNA MATRIMONIO Matrimonio ,Tutela del patrimonio, Convenzioni matrimoniali, Comunione dei beni, per separazione

ASSEGNO DI DIVORZIO DETERMIANBILE PRIMA DEL MATRIMONIO?

dovrebbe rinvenirsi nella tutela del coniuge economicamente più debole, e l’azione di nullità (relativa) sarebbe proponibile soltanto da questo (al riguardo, tra le altre, Cass. N. 8109 del 2000; n. 2492 del 2001; n. 5302/2006).

I coniugi non possono modificare il proprio status per effetto di una bilaterale manifestazione di volontà bensì possono raggiungere intese a riguardo unicamente all’interno del numerus clausus di ipotesi previste dalla legge (separazione consensuale e divorzio congiunto).

Il diritto di famiglia disciplina rapporti personali e patrimoniali tramite norme imperative e norme dispositive, le quali ultime permettono all’autonomia privata di esplicarsi.

Un atto di autonomia privata viene individuato, anzitutto, nel matrimonio.

AVVOCATO A BOLOGNA MATRIMONIO,tutela patrimonio

FONDI PATRIMONIALI 

  1. Le convenzioni matrimoniali [159, 167 ss., 215 ss.] debbono essere stipulate per atto pubblico [2699] sotto pena di nullità [1350](1).
  2. La scelta del regime di separazione [215] può anche essere dichiarata nell’atto di celebrazione del matrimonio [130].
  3. Le convenzioni possono essere stipulate in ogni tempo, ferme restando le disposizioni dell’articolo 194(2).
  4. Le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi quando a margine dell’atto di matrimonio non risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti, ovvero la scelta di cui al secondo comma
  5. Le modifiche delle convenzioni matrimoniali (1), anteriori o successive al matrimonio, non hanno effetto se l’atto pubblico non è stipulato col consenso di tutte le persone che sono state parti nelle convenzioni medesime, o dei loro eredi.
  6. Se uno dei coniugi muore dopo aver consentito con atto pubblico alla modifica delle convenzioni, questa produce i suoi effetti se le altre parti esprimono anche successivamente il loro consenso (2), salva l’omologazione del giudice (3). L’omologazione può essere chiesta da tutte le persone che hanno partecipato alla modificazione delle convenzioni o dai loro eredi.
  7. L’atto interveniente tra i coniugi separati di fatto col quale, al fine di disciplinare i reciproci rapporti economici  Cass. civ. n. 9034/1997, un coniuge s’impegna a trasferire gratuitamente all’altro determinati beni,
  8. non è ritenuto una convenzione matrimoniale ex art. 162 c.c., postulante lo svolgimento della convivenza coniugale ed il riferimento ad una generalità di beni, anche di futura acquisizione, ma un contratto atipico, con propri presupposti e finalità, soggetto per la forma alla comune disciplina e, quindi, se relativo a beni immobili, validamente stipulabile con scrittura privata senza necessità di atto pubblico.
  9. La costituzione del fondo patrimoniale di cui all’art. 167 c.c.
  10.  è soggetta alle disposizioni dell’art. 162 c.c., circa le forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella del comma 4, che ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio Cassazione civile sez. un.  13 ottobre 2009 n. 21658
  11. , mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. (Nella specie, le S.U. hanno confermato la sentenza di merito che – in presenza di un atto di costituzione del fondo patrimoniale trascritto nei pubblici registri immobiliari, ma annotato a margine dell’atto di matrimonio successivamente all’iscrizione di ipoteca sui beni del fondo medesimo – aveva ritenuto che l’esistenza del fondo non fosse opponibile al creditore ipotecario).

Cassazione civile sez. un.  13 ottobre 2009 n. 21658

 La costituzione del fondo patrimoniale di cui all’art. 167 c.c. è soggetta alle disposizioni dell’art. 162 c.c. circa la forma delle convenzioni matrimoniali, ivi incluso il comma 3, che ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia, inidonea ad assicurare l’opponibilità in questione, e non sopperisce al difetto dell’annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe od equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi possano avere acquisito, altrimenti, della costituzione del fondo. Ne consegue che, in mancanza di annotazione del fondo a margine dell’atto di matrimonio, il fondo non è opponibile ai creditori che abbiano iscritto ipoteca sui beni del fondo, essendo irrilevante, a tale effetto, la trascrizione del fondo nei registri della Conservatoria dei beni immobili.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Per la pubblicità richiesta dagli art. 162 e 163 c.c. ai fini dell’opponibilità ai terzi delle convenzioni matrimoniali tra coniugi, è necessaria e sufficiente l’annotazione dell’atto di matrimonio contenuta nel registro depositato presso gli uffici del Comune di celebrazione, e non anche presso altri uffici.

L’ordinamento di stato civile prescrive, invero, che i registri di matrimonio siano tenuti dall’ufficiale dello stato civile in doppio originale, e che un originale sia trasmesso al Procuratore della Repubblica per il deposito presso la cancelleria del Tribunale per scopi che trascendono quelli della pubblicità, tanto è vero che: i certificati di nascita, di cittadinanza, di matrimonio e di morte sono rilasciati dal Comune e non dalla cancelleria del Tribunale; l’estratto dell’atto di celebrazione del matrimonio è solo quello a firma dell’ufficiale di stato civile; se il legislatore avesse disposto una doppia annotazione delle convenzioni matrimoniali (e delle loro modifiche) ai fini della tutela dei terzi, l’avrebbe espressamente prevista e non si sarebbe limitato ad imporre al notaio rogante di richiedere l’annotazione all’ufficiale di stato civile.

L’obbligo di mantenimento dei figli minori o maggiorenni ma economicamente non autosufficienti può essere adempiuto dai genitori in sede di separazione personale o di divorzio mediante un accordo che, anzicché attraverso una prestazione patrimoniale periodica, od in concorso con essa, attribuisca o li impegni ad attribuire ai figli la proprietà di beni mobili od immobili; tale accordo non realizza una donazione, in quanto assolve ad una funzione solutoria-compensativa dell’obbligazione di mantenimento, e costituisce applicazione del principio, stabilito dall’art. 1322 c.c., della libertà dei soggetti di perseguire con lo strumento contrattuale interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Alle pattuizioni convenute dai coniugi prima del decreto di omologazione della loro separazione e non trasfuse nell’accordo omologato, può riconoscersi validità solo quando assicurino una maggiore vantaggiosità all’interesse protetto dalla norma (ad esempio, concordando un assegno di mantenimento in misura superiore a quella sottoposta ad omologazione), o quando concernano un aspetto non preso in considerazione dall’accordo omologato e sicuramente compatibile con questo, in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, o quando costituiscano clausole meramente specificative dell’accordo stesso, non essendo, altrimenti, consentito ai coniugi di incidere sull’accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa, a priori, l’uguale o migliore rispondenza all’interesse tutelato attraverso il controllo

La convenzione tra coniugi, che esprime l’opzione per la cessazione della comunione legale e per il correlativo passaggio alla separazione dei beni, esaurisce in se stessa quell’incidenza sul regime dei rapporti patrimoniali tra i coniugi che la qualifica come convenzione matrimoniale modificativa, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 163 forma costitutiva di cui all’art. 162 c.c. Tale non è, invece, considerabile la convenzione in virtù della quale avviene il passaggio dalla situazione potenziale di divisibilità (conseguente al pregresso scioglimento) all’attualità (derivante dal compimento della divisione) dell’attribuzione a ciascuno dei coniugi dell’esclusiva titolarità di uno o più diritti o cespiti precedentemente comuni. Questa divisione non incide, infatti, su una situazione giuridica di comunione legale speciale (alla quale soltanto è riferibile la disciplina degli artt. 162 e 163 c.c.), che non esiste più nel momento in cui viene posta in essere la divisione convenzionale, alla quale, perciò, torna applicabile la disciplina di forma e di sostanza che regola la divisione ordinaria (nella specie, i coniugi procedevano, con atto pubblico, allo scioglimento della comunione dei beni tra loro esistente; successivamente, con scrittura privata, il marito rinunciava ad ogni sua pretesa su un’azienda commerciale acquistata nel vigore del regime di comunione e, corrispettivamente, la moglie si obbligava a versargli una somma di denaro. La S.C., in applicazione dell’enunciato principio di diritto, ha affermato la validità della seconda convenzione, che, non avendo carattere modificativo del regime patrimoniale vigente tra i coniugi, non necessitava della forma pubblica).

L’accordo intercorso, prima della riforma del diritto di famiglia del 1975, tra coniugi in regime di separazione dei beni, con il quale questi si obbligavano a versare in un unico conto corrente i proventi delle rispettive attività professionali, costituendo esercizio della privata autonomia, è soggetto alle norme ordinarie e non costituisce convenzione matrimoniale da stipularsi con atto pubblico a pena di nullità, con la conseguenza che tale accordo può essere provato anche a mezzo di testimoni.

L’opponibilità ai terzi della comunione degli utili e degli acquisti, costituita prima della riforma del diritto di famiglia (L. 19 maggio 1975, n. 151), è condizionata soltanto alla annotazione a margine dell’atto di matrimonio, prevista dall’art. 162 c.c., per le convenzioni matrimoniali, senza che sia richiesta la trascrizione della relativa convenzione a norma dell’art. 2647 c.c., atteso che l’art. 227 della legge n. 151 del 1975 non ha previsto l’ultrattività delle precedenti norme per tale comunione, come invece ha disposto per le doti e i patrimoni familiari.[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

Opponibilita’ ai terzi fondo patrimoniale

La costituzione del fondo patrimoniale prevista dall’art. 167 cod. civ., così come stabilito dall’art. 162 cod. civ per tutte le convenzioni matrimoniali, è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione od anticiparli alla data della trascrizione effettuata ex art. 2647 cod. civ ed avente l’esclusiva funzione di pubblicità notizia. Pertanto, (Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24332 del 30 settembre 2008)

se il pignoramento immobiliare è eseguito, nelle forme dell’art. 555 cod. proc. civ., prima dell’annotazione, la costituzione del fondo patrimoniale non ha effetto nei confronti del creditore pignorante e di quelli che intervengono nell’esecuzione, sussistendo l’inefficacia degli atti di disposizione del bene pignorato, prevista dall’art. 2913 cod. civ., che comprende non solo gli atti di alienazione in senso stretto, ma anche tutti gli atti di disposizione del patrimonio del debitore dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della possibilità per il creditore pignorante o per i creditori intervenuti di soddisfarsi sui beni in questione. Allo stesso risultato si perviene quando il pignoramento sia successivo all’annotazione, ma l’ipoteca (nella specie giudiziale) sia stata iscritta precedentemente, in quanto con l’iscrizione sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene, “ex” art. 2808 cod. civ., con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.

Ai sensi degli artt. 162 e 163 cod. civ. affinché la pubblicità relativa alla stipula e alle modifiche delle convenzioni matrimoniali Cass. civ. n. 18870/2008

renda le stesse opponibili ai terzi è necessaria e sufficiente l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio iscritto nel registro depositato presso gli uffici del Comune di celebrazione, poiché è presso questi uffici che i terzi interessati hanno l’onere di rccarsi per avere conoscenza di come siano stati regolati i rapporti patrimoniali tra i coniugi e non anche presso altri uffici. La circostanza che l’ordinamento dello stato civile prescrive che i registri siano tenuti dall’ufficiale dello stato civile in doppio originale e che un originale sia trasmesso al procuratore della Repubblica per il deposito presso la cancelleria del tribunale individua una modalità che soddisfa scopi di interesse pubblico che trascendono quelli della pubblicità e, del resto, l’estratto dell’atto di matrimonio si identifica solo con quello a firma dell’ufficiale dello stato civile. Al riguardo, infatti, deve osservarsi che se il legislatore avesse preteso una doppia annotazione delle convenzioni matrimoniali ai fini della tutela dei terzi l’avrebbe espressamente prevista e non si sarebbe limitato ad imporre al notaio rogante di richiedere l’annotazione all’ufficiale dello stato civile. (Sulla scorta del riportato complessivo principio, la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha rigettato il ricorso dell’istante fallimento proposto, ai fini dell’ottenimento del risarcimento dei danni, nei confronti di un Comune il cui ufficiale dello stato civile non aveva provveduto a trasmettere il secondo registro alla Procura della Repubblica e non aveva, così, consentito la doppia annotazione, sull’erroneo presupposto che tale adempimento fosse necessario per rendere opponibile ai terzi la stipulata convenzione matrimoniale del regime di separazione dei beni).

I coniugi in regime patrimoniale di comunione legale, al fine di effettuare l’acquisto anche di un solo bene in regime di separazione (tale essendo l’eventuale acquisizione in comunione ordinaria, che esige un regime di separazione) sono tenuti a previamente stipulare Cass. civ. n. 3647/2004

una convenzione matrimoniale derogatoria del loro regime ordinario, ai sensi dell’art. 162 c.c., sottoponendola alla specifica pubblicità per essa prevista, non essendo al riguardo viceversa sufficiente una più o meno esplicita indicazione contenuta nell’atto di acquisto, posto che questo non viene sottoposto alla pubblicità delle convenzioni matrimoniali, le quali solo conferiscono certezza in ordine al tipo di regime (patrimoniale) cui sono sottoposti gli atti stipulati dai coniugi.

La costituzione del fondo patrimoniale, di cui all’art. 167 c.c., dev’essere ricompresa tra le convenzioni matrimoniali e, pertanto, è soggetta alle disposizioni dell’art. 162 c.c., circa le forme delle convenzioni medesime, ivi inclusa quella del terzo comma, che ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo stesso, ai sensi dell’art. 2647 c.c., con riferimento agli immobili che ne siano oggetto, resta degradata a mera pubblicità-notizia, inidonea ad assicurare detta opponibilità. Ne consegue, come in ogni caso in cui la legge dispone che per l’opponibilità di determinati atti è necessaria una certa forma di pubblicità, che la forma di pubblicità costituita dalla suddetta annotazione non ammette deroghe o equipollenti e che resta anche irrilevante l’effettiva conoscenza della costituzione del fondo che il terzo abbia altrimenti potuto conseguire, pur dovendosi escludere che l’annotazione predetta assuma in tal modo una funzione costitutiva, giacché l’unico effetto che condiziona è l’opponibilità ai terzi, mentre non incide a qualunque altro effetto sulla validità ed efficacia dell’atto (nella specie la Suprema Corte, in applicazione di tali principi, ha escluso che la costituzione del fondo potesse essere divenuta opponibile ad un terzo per effetto di una comunicazione a lui indirizzata da parte dei costituenti tramite una lettera).

3)separazione Bologna 2) coniugi che litigano

3)separazione Bologna 2)coniugi che litigano

1) avvocato matrimonialista 4)risolvi

 

come si puo’ risolvere una separazione senza troppe liti?

 

1)volerlo: occorre volontà da parte di entrami i coniugi

2) collaborazione: occorre che entrambi i coniugi collaborino per la separazione

3)rivolgersi a un avvocato esperto matrimonialista a Bologna come l’avvocato Sergio Armaroli

4)pensare bene se la crisi matrimoniale non sia risolvibile!!

 

Molti arrivano alla separazione senza tentare e tentare ancora di stare insieme

 

ARRIVARE ALLA SEPARAZIONE Bologna coniugi che litigano 

 

  • Cercare una separazione consensuale si evita tempo rancori e poi si spende meno
  • Trovare una soluzione per la casa coniugale, che di solito va assegnato al genitore che ha in affido e collocamento i figli minori
  • Trovare un accordo sul mensile sull’assegno di mantenimento sia per i figli che eventualmente per il coniuge

UDIENZA DI SEPARAZIONE AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA Bologna coniugi che litigano 

  • Il presidente addotta i provvedimenti urgenti
  • Il presidente dispone un eventuale assegno di mantenimento

Marito e moglie hanno figli?

Necessaria la previsione dell’affido dei figli , regolamentare i rapporti con entrambi i genitori e stabilire l’entità dell’assegno di contributo al mantenimento. Tutto cio dovra’ previlegiare l’interesse dei minori, affinché sui figli non ricada in modo traumatico il peso della separazione.

 

COSA OCCORRE FARE TRA I CONIUGI ?

 

mediante l’assegnazione della casa coniugale, la determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole e l’eventuale divisione dei beni comuni.

 CONSEGUENZE ADDEBITO SEPARAZIONE

Le conseguenze della pronuncia di addebito sono tre:

1)Perdita del diritto all’assegno di mantenimento

Il coniuge cui è stata addebitata la separazione, anche se versa nelle condizioni economiche che giustificherebbero il riconoscimento di assegno di mantenimento, ne perde il relativo diritto. Rimane inalterato il diritto agli alimenti cui è obbligato in primo luogo il coniuge, se ci sono i presupposti dello stato di bisogno e l’impossibilità di provvedere al proprio mantenimento tenuto conto delle condizioni fisiche, dell’età e della posizione sociale del coniuge.

2) Perdita dei diritti successori

Il coniuge separato al quale non sia stata addebitata la separazione mantiene gli stessi diritti del coniuge non separato (art. 548 c.c.).

 

Se invece al coniuge  è addebitata la separazione  perde la qualifica di erede legittimario e lo speciale diritto di abitazione della casa coniugale compreso l’uso dei mobili che la arredano.

 

 

 

avvocato per separazione
avvocato per separazione

 

 

L’avvocato matrimonialista Bologna tratta per i suoi clienti:

 

  1. separazione giudiziale Bologna coniugi che litigano 
  2. separazione consensuale Bologna coniugi che litigano 
  3. divorzio Bologna coniugi che litigano 
  4. modifica alla condizioni di separazione e divorzio
  5. nullità\ annullamento matrimonio
  6. tutela frequentazione nonni \ zii
  7. ordini di protezione \ allontanamento del coniuge e\o del figlio
  8. controversie relative alle convivenze more uxorio
  9. ricorso di separazione
  10. ricorso di divorzio
  11. le questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune, il diritto agli alimenti per l’ex coniugel’assegnazione della casa familiare l’affidamento dei figli 
  12. Il trasferimento degli immobili nei procedimenti di separazione e divorzio

 

 

 

 

 

 

 

4 EREDITARE 3 ESSERE CONTENTI 2 RISOLVERE CONTENZIOSI 1 AFFIDARSI ALL’AVVOCATO

4 EREDITARE 3 ESSERE CONTENTI 2 RISOLVERE CONTENZIOSI 1 AFFIDARSI ALL’AVVOCATO
Ereditare è una fortuna?
Non sempre a volte si ereditano debiti, lo sapevi vero?
Quando erediti devi essere bene a conoscenza della massa ereditaria, e di cosa è composta la massa ereditaria!!
Ad esempio devi informarti che il de cuius non abbia debiti verso l’agenzia delle entrate, perché se accetti l’eredità devi poi risponderne!!
Ereditare vuol dire subentrare sia nelle attività che nelle passività  ricordatelo!!
Non solo gioie quindi !!
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Tutte le problematiche concernenti la morte di una persona ed il passaggio delle sue sostanze e dei suoi beni agli eredi legittimi o testamentari, richiedono lo svolgimento di attività legali (in primis: la Dichiarazione di Successione) che devono essere compiute entro periodi di tempo determinati dalla legge.
Qualora poi si presentino temi più complessi quali, a titolo meramente esemplificativo, la lesione della quota di legittima e l’impugnazione del testamento, si rende necessaria l’assistenza di un legale esperto che, oltre alla conoscenza delle norme, sia in grado di fornire consulenza sugli aspetti pratici e sulle finalità delle varie e complesse azioni legali a tutela dei diritti del Cliente.
La successione, intesa come fenomeno del subentrare di un soggetto giuridico, detto “successore” o “avente causa”, ad un altro soggetto giuridico, detto “autore” o “dante causa”, nell’ambito di un rapporto giuridico, esiste in una diversa tipologia di casi. Il diritto distingue tra successione universale e particolare, in base alla portata del trasferimento di poteri da un soggetto giuridico all’altro.
Ove in seguito all’apertura della successione vi siano più eredi istituiti per testamento o per legge sarà opportuno procedere alla divisione. Una celere divisione ereditaria è utile anche a fini pratici e gestionali.
Ove i coeredi non si trovino d’accordo sui beni e diritti da assegnare sarà sempre possibile attivare la divisione giudiziale, fatte salve disposizioni contrarie del testatore. Il diritto a domandare la divisione non può limitarsi se non per i cinque anni successivi all’apertura della successione.
Lo lo Studio Legale Avvocato A Bologna Sergio Armaroli tratta ogni tipo di questione inerente la Successione mortis causa e l’Eredità.
Si occupa  tanto di gestire la divisione amichevole o contrattuale quanto un’eventuale divisione giudiziale in caso di disaccordo dei coeredi.
Come contattare l’avvocato per consulenza o assistenza legale
Quali vizi possono affliggere le volontà testamentarie
Per quanto invece attiene al tipo di vizi che chi impugna può aver interesse a far valere in giudizio si possono distinguere ivizi formali dai vizi sostanziali, daldifetto della capacità e daivizi della volontà:
  1. I primi sono quelli cheattengono alla forma, come l’olografia nel testamento olografo o la presenza dei testimoni nel testamento pubblico.
  2. I secondi sono quelli che attengono ad uncontenuto testamentario difforme rispetto alle previsioni di legge, come ad esempio le disposizioni a favore del notaio o dei testimoni nel testamento pubblico.
  3. I terzi sono quelli che afferiscono allacapacità di disporre per testamento, come il caso in cui il testamento sia redatto da un minore.
  4. Gli ultimi sono quelli relativi aviolenza, errore e dolo.
Quando un testamento è invalido?
Un testamento è nullo quando è contrario a norme di legge  imperative. Ad esempio, se il testamento condiziona l’eredità ad una figlia alla circostanza che sposi una persona da lui  designata. Ciò lede una libertà fondamentale della persona. Oppure se il testamento presenta difetti di forma che ne rendono incerta l’autenticità. E’ così nullo un testamento olografo che non è stato scritto interamente dal defunto di suo pugno o non è firmato.
Diversamente un testamento è solo annullabile quando il testatore era incapace di intendere e di volere.
Quando è impugnabile una disposizione testamentaria?
In altri casi ancora, ci troviamo di fronte a un testatore che nomina erede una persona estranea alla famiglia o alla sua rete di affetti. Il che richiede di esaminare se si siamo di fronte a una disposizione testamentaria captatoria. Questa altro non è che  un vero e proprio  raggiro o altre manifestazioni fraudolente che ingannano il testatore. Egli è convinto, in conseguenza del raggiro, a disporre dei propri beni in modo diverso da come avrebbe fatto in piena libertà. Un’indagine è sicuramente opportuna.
La violazione della legittima 
Vi sono casi invece in cui le disposizioni contenute nel testamento violano i diritti garantiti dalla legge a protezione del coniuge o dei figli. In questi casi, non siamo di fronte a un vera impugnazione di testamento. Si tratta di una ipotesi di lesione di legittima. La legge prevede allora l’esercizio dell’azione di riduzione per riequilibrare la situazione tra eredi e consentire ai legittimari di poter godere della quota ad essi riservata. Devi dunque verificare qual’è la quota minima che ti spetta. E se questa è stata violata.
Lo Studio Legale Avvocato A Bologna Sergio Armaroli offre qualificata Consulenza legale sulla validità ed efficacia del Testamento (olografo, pubblico, segreto, o redatto in situazioni di emergenza) o di alcune Clausole del Testamento, Consulenza legale sulla quota ereditaria (per successione legittima, testamentaria, necessaria), Consulenza legale sulla Rappresentazione, Consulenza legale su Patti Successori, Consulenza legale su Patti di Famiglia, Consulenza legale sull’Accettazione o sulla Rinunzia all’eredità, Istanze per le Eredità e i Legati a favore di minorenne o di incapace, Consulenza legale su clausole di sostituzione e su condizioni testamentarie, ecc.
Lo Studio Legale Avvocato A Bologna Sergio Armaroli si occupa sia di contenzioso giudiziale sia di consulenza legale in materia contrattualistica, locazioni, diritto di famiglia (separazioni, divorzi, accordi su assegni di mantenimento, regolamentazione delle condizioni personali e patrimoniali relative a figli minori anche di coppie di fatto), infortunistica stradale (impugnazioni di multe per violazioni al Codice della Strada), responsabilità civile, recupero crediti e pratiche di successione (impugnazioni di testamenti).
La persona fisica mediante disposizione testamentaria può destinare i propri beni, che costituiranno l’asse ereditario al momento dell’apertura della successione (che coincide con la dipartita) liberamente secondo la propria volontà. Il testamento produce effetti nella sfera giuridica degli eredi con la semplice pubblicazione ex art. 620, comma 6, c.c., senza alcuna necessità di un accertamento della sua autenticità o trascrizione.
Le Sezioni Unite, con sentenza 15 giugno 2015 n. 12307 (rimarcando quanto affermato nella Sent. Cass. 15 giugno 1951 n. 1545), hanno affermato il principio secondo il quale, ove la parte contesti l’autenticità del testamento olografo, la stessa è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, su di essa grava l’onere della relativa prova.
Le Sezioni Unite hanno superato il contrasto esistente nella Corte di legittimità. Più precisamente, tra l’indirizzo che riteneva necessaria la proposizione della querela di falso e quello che, invece, considerava sufficiente il mero disconoscimento della autenticità del testamento. 
In base ai principi generale, l’onere della prova grava in capo a colui che contesta la validità del testamento olografo. Ciò è anche in linea con la disposizione dell’art 456 c.c. che afferma che non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria: ne consegue, quindi, che colui che si afferma successore ex lege dovrà esercitare un’azione di accertamento negativo – volta a far valere la nullità del testamento e, quindi, il verificarsi della delazione legale – il cui onere della prova ricade su di lui, in conformità ai principi generali (in tal senso Corte di Cassazione, 1545/51).
Il nostro Ordinamento prevede tuttavia che alcuni soggetti con un legame familiare particolarmente stretto con il de cuiusabbiano diritto a ricevere una quota di eredità, anche in contrasto con la volontà della persona deceduta.
In ipotesi di testamento, infatti, i figli, il coniuge e gli ascendenti sono c.d. titolari di una quota di riserva, ovvero quella porzione dell’eredità che è destinata a questi.
Ove il testatore destini una quota di patrimonio ad un terzo e questa disposizione comporti una lesione della quota di riserva, il chiamato all’eredità titolare di tale quota può impugnare il testamento, invocando il rispetto della stessa e quindi riducendo la disposizone in favore del beneficiario.
Se il titolare della quota di riserva non impugna il testamento, quindi non intende beneficiare della porzione riconosciutagli dalla legge, la disposizone testamentaria è pienamente efficace e svolge i suoi effetti così come disposta dal testatore.
Lo Studio Legale Avvocato Sergio Armaroli offre alla propria clientela consulenza nel diritto ereditario, per una maggiore comprensione e conoscenza dei diritti che sorgono in capo all’erede in occasione della morte dei propri congiunti. 
In presenza di conflitti tra gli eredi ci occupiamo della soluzione delle problematiche familiari tipiche del diritto successorio, attraverso la mediazione stragiudiziale e, se necessario, il ricorso l”Autorità giudiziaria per il riconoscimento dei diritti ereditari. Successione legittima
Nel caso in cui il defunto non abbia lasciato alcuna disposizione riguardante i propri beni (nella totalità o in parte), si applica il principio di successione legittima, secondo il quale l’eredità viene devoluta al coniuge e ai parenti fino al sesto grado, in base a criteri di assegnazione dell’eredità stabiliti per legge. Secondo il Diritto Ereditario, coniugi, discendenti e ascendenti ricevono una quota di legittima (o di riserva) e in alcuni casi possono far valere i loro diritti anche andando contro le disposizioni testamentarie, chiedendone la riduzione. Nel caso in cui non siano presenti eredi o testamento, i beni del defunto vanno allo Stato.

Successione testamentaria

Questa modalità di successione ha ragione di essere nella presenza di un testamento, nel quale sono indicati gli eredi del defunto e l’attribuzione dei delegati, per quanto concerne le disposizioni patrimoniali. Nell’atto possono essere anche contenute disposizioni di tipo non patrimoniale, come la nomina di esecutori testamentari, riconoscimento di un figlio naturale, etc.. 
Tale documento ha tre forme principali, può essere infatti olografo, segreto oppure pubblico.
Strategia chiara e condivisa
Le tematiche e le controversie legali spesso toccano temi non sempre semplici da capire e che richiedono una valutazione d’insieme per trovare la giusta soluzione. 
Inoltre, il sistema giudiziario italiano non è sempre in grado di dare risposte definitive in tempi certi ai cittadini, rendendo ancora più complicato decidere quale strada seguire.  
In questo contesto diviene cruciale che l’avvocato presenti le tematiche nella maniera più chiara possibile ed esegua un’attenta e corretta valutazione d’insieme tra costi e benefici legati alla scelta strategica da condividere con il cliente.
Esperti nel diritto di famiglia e successioni
Lo Studio Legale Avvocato A Bologna Sergio Armaroli si qualifica nell’assistenza legale in fase contenziosa e precontenziosa negli ambiti:
  • del diritto di famiglia e tutela del minore (separazione consensuale e giudiziale, divorzio congiunto e giudiziale, comunione legale, separazione dei beni e fondo patrimoniale, contenzioso sull’affidamento del minore, consulenza psicologico forense sull’affidamento dei figli ecc.).
  • delle successioni (assistenza e consulenza nel diritto ereditario, assistenza nelle successioni e nelle dispute ereditarie, redazione di dichiarazione di successione e pratiche relative alla conseguente.);
4 EREDITARE 3 ESSERE CONTENTI 2 RISOLVERE CONTENZIOSI 1 AFFIDARSI ALL’AVVOCATO
4 EREDITARE 3 ESSERE CONTENTI 2 RISOLVERE CONTENZIOSI 1 AFFIDARSI ALL’AVVOCATO

ALLORA COSA BISOGNA FARE ?

 

Affidarsi a un avvocato esperto di successioni e eredita’ chiamando lo studio legale dell’avvocato Sergio Armaroli ,

Avrai tutta l’assistenza legale necessaria ,e meglio  chiederla prima di accettare una eredità , prima di fare scelte che se non si conoscono appieno potrebbero dare problemi!!

COSA FARE QUANDO SI EREDITA?

In primo luogo un inventario dei beni del defunto, cioè sapere cosa ha come immobili , conti correnti assicurazioni e debiti!!

Verificare l’esistenza di un testamento

 

Avvocato successioni Bologna Un testamento sia olografo che pubblico puo’ far variare e anche di molto la quota ereditaria che spetterebbe agli eredi legittimi, ma non potrà totalmente intaccare la quota che spetta agli eredi legittimari o necessari !!

 

Chi sono gli eredi legittimari o necessari?

Sono quegli eredi : coniuge figli ascendenti a cui la legge ricollega una quota di eredità , quegli eredi che comunque anche un testamento non puo’ togliere completamente la quota !!

  1. Filiazione legittima e naturale. Riconoscimento di figli naturali e relative impugnazioni.

  2. Procedimenti in materia di potestà genitoriale e affidamento.

  3. Adozioni

  4. Interdizioni – inabilitazioni – curatele – amministrazioni di sostegno.

  5. Diritti alimentari

  6. Successioni e divisioni ereditarie.

  7. Impugnazioni di testamenti.

  8. Inventari – donazioni

testamento eredi legittimi
testamento eredi universale
testamento eredi nipoti
testamento eredi
testamento eredi collaterali
testamento eredi diretti
testamento eredi e legatari
testamento eredi fratelli
testamento eredi senza figli
testamento eredi necessari
testamento agli eredi
testamento a erede universale
testamento erede universale azione di riduzione
comunicazione testamento agli eredi
notifica testamento agli eredi
lettura del testamento agli eredi
copia del testamento agli eredi
testamento cosa spetta agli eredi
testamento pubblico comunicazione agli eredi
testamento erede condizione
testamento con eredi legittimi
testamento con eredi universale
testamento con eredi
testamento convocazione eredi
testamento con eredi minorenni
testamento coniuge erede universale
testamento con erede morto
testamento con erede deceduto
testamento eredi deceduti
testamento erede defunto
testamento di erede universale
testamento senza eredi diretti
testamento diritti degli eredi
testamento olografo senza eredi diretti
testamento in presenza di eredi
eredi del testamento
testamento eredità e successioni
testamento ed eredi legittimi
testamento ed eredi
testamento esclusione eredi
testamento esclusione eredi legittimi
testamento e eredi
testamento e erede universale
testamento esclude erede legittimo
testamento erede universale esempio
testamento olografo ed eredi legittimi
testamento erede universale figlio
testamento chi avvisa gli eredi
testamento chi sono gli eredi
impugnazione testamento eredi legittimi
eredi impugnano testamento
testamento eredi legatari
testamento senza eredi legittimi
pubblicazione testamento eredi legittimi
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Che cos’è la responsabilità medica – MALASANITA’ BOLOGNA

Che cos’è la responsabilità medica?

Che cos’è la responsabilità medica – MALASANITA’ BOLOGNA

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Negli ultimi tempi il tema della  responsabilità medica  e delle conseguenze che ne derivano è diventato sempre più importante e attuale, complice l’evoluzione dell’innovazione della tecnologia in ambito sanitario, che ha portato a un incremento dell’aspettativa di vita e a un miglioramento della qualità della vita anche per le persone anziane. Ecco perché questo argomento è oggetto di  specializzazioni, di incontri di aggiornamento e di seminari di approfondimento che coinvolgono sia i medici legali che i vari operatori del diritto. L’attività sanitaria e media, insomma, può produrre delle  conseguenze penali  che è bene non trascurare. Gli illeciti principali correlati con l’esercizio della professione medica sono l’omicidio colposo e le lesioni gravi e gravissime, ma è bene ricordare anche il rifiuto di atti di ufficio, il falso ideologico, l’abuso di ufficio e l’esercizio abusivo della professione medico sanitaria.

L’avvocato Sergio Armaroli Bologna assiste e fa  ottenere i risarcimenti  alle Vittime di malasanità, tutela il diritto alla salute, occupandosi del Risarcimento Danni dei seguenti e più frequenti errori medici, causati da responsabilità e colpa del medico:

Errore diagnostico: abbiamo errore diagnostico quando l’operatore sanitario non realizza la giusta diagnosi della malattia del paziente. Si ha errore diagnostico anche quando il sanitario non dispone i controlli e gli accertamenti necessari per formulare la diagnosi corretta.

Rientra in una condotta colposa pure il medico che non effettua una diagnosi differenziale, rimanendo alla diagnosi iniziale, nonostante la sintomatologia lamentata del paziente lo consiglierebbe.

Con diagnosi differenziale si intende il procedimento con il quale il medico, per individuare la corretta malattia, tende ad escludere le varie patologie possibili in base ai sintomi del paziente e all’esito degli esami effettuati (indagini strumentali, immagini diagnostiche, analisi di laboratorio, ecc.).

Errore terapeutico: come indica il nome stesso, si verifica quando il medico sbaglia nella fase di prescrizione di una determinata terapia o nella realizzazione della medesima. 

QUANDO ABBIAMO COLPA MEDICA?

 

Negligenza: ovvero trascuratezza o distrazione, come nel caso in cui il medico prescriva un farmaco scorretto;

 

​Imprudenza: fa riferimento ad un atteggiamento avventato da parte dell’operatore sanitario che, nonostante fosse al corrente dei rischi per il paziente, decide di procedere con una determinata procedura;

 

​​Imperizia: viene identificata con tutti i casi in cui il medico non ha la preparazione professionale e tecnica sufficiente per fronteggiare una determinata situazione.

 

1)Risarcimento Danni per errore, per negligenza del ginecologo;

Risarcimento Danni per errore, per imperizia dell’ortopedico;

Risarcimento Danni per errore, per negligenza dell’oncologo;

2)Risarcimento Danni per errore, per imprudenza del cardiologo;

Risarcimento danni per errore, per imperizia del nefrologo;

Risarcimento Danni per errata diagnosi prenatale e nascita indesiderata;

Risarcimento Danni per anestesia errata;

3)Risarcimento Danni per carenza consenso informato.

 

 

 

avvocato-erede-legittimo-8

 

 

4)Risarcimento Danni causati da omessa, tardiva, errata diagnosi;

Risarcimento Danni causati da terapie farmacologiche errate;

Risarcimento Danni conseguenti ad Infezioni contratte durante il Ricovero Ospedaliero;

Risarcimento Danni causati da errati interventi chirurgici;

Risarcimento Danni per errore, negligenza, imperizia, imprudenza del Chirurgo Estetico;

Risarcimento Danni causati da cure errate o insufficienti nella fase post operatoria;

Risarcimento Danni causati da trasfusioni di sangue infetto;

Risarcimento Danni causati da gravi errori, imprudenza in sala parto;

Risarcimento Danni per errore, per imprudenza del pediatra;

Risarcimento Danni per errore, per imperizia del dentista/odontoiatra;

 

 

I reati di lesioni e  omicidio colposo  in genere vengono contestati con l’imputazione soggettiva della colpa: si parla di colpa generica nel caso di imperizia, di imprudenza o di negligenza, mentre si parla di colpa specifica nel caso di violazioni di discipline, ordini, regolamenti o leggi. Ovviamente ci possono anche essere i casi di dolo.

Responsabilità medica assicurazioniCome viene accertata la colpa

In campo penale,  l’accertamento della colpa  presuppone la ricerca di un nesso causale, cioè di una connessione qualificata, tra il comportamento colposo e il danno che ne deriva. Al sanitario può essere contestata una condotta omissiva o commissiva: il primo caso è quello di una condotta che si sarebbe dovuto adottare e che non si è adottato; il secondo caso è quello di una condotta che non si sarebbe dovuto adottare. Per accertare che la condotta contestata sia realmente la causa del danno che il paziente ha subìto, è necessario verificare le interazioni tra l’evento dannoso e le  norme di condotta  che avrebbe dovuto osservare il sanitario, ma si deve fare riferimento anche all’evitabilità dell’evento. L’uso della logica e il ricorso a informazioni scientifiche utili a far capire i fatti ai vari  operatori del diritto  (il pubblico ministero, l’avvocato difensore, il giudice) permettono di scoprire se e quanto gli eventi possono essere addebitati al sanitario che è accusato.

Nel campo della responsabilità medica è indispensabile l’intervento di consulenti tecnici e  periti, sia nella prospettiva dell’accusa che nella prospettiva della difesa: il loro compito è quello di spiegare agli avvocati e ai giudici i termini scientifici che riguardano la fattispecie su cui i giudici stessi sono chiamati a esprimersi. Tali informazioni sono molto importanti anche per gli  avvocati difensori, che ne possono approfittare per impostare delle strategie difensive adeguate, allo scopo di tutelare nel miglior modo possibile gli interessi del proprio assistito.

I reati omissivi

I  reati omissivi  sono contestati nel momento in cui un danno viene attribuito al fatto che il sanitario non ha prestato le cure di cui ci sarebbe stato bisogno. Anche in questo caso è indispensabile verificare che tra l’omissione che viene contestata e l’evento dannoso che si è verificato vi sia un nesso di causalità. Il nesso causale deve essere preso in considerazione in funzione del criterio della  probabilità logica  elevata (mentre il parametro della probabilità statistica non è di per sé sufficiente). Il sanitario è sempre obbligato a impedire l’evento lesivo: viene commesso un reato se si ritiene che se il sanitario avesse prestato le cure reputate doverose e necessarie l’evento lesivo stesso non si sarebbe verificato, o si sarebbe verificato con una minore intensità o si sarebbe verificato in un momento ampiamente successivo. Questo ragionamento prende il nome di  previsione postuma.

Con norme assai complesse è indispensabile poter distinguere con specialisti della materia i casi di responsabilità medica e sanitaria dall’evento avverso non imputabile e, nel primo caso, sempre con l’ausilio di tali esperti, essere resi edotti su quali strumenti esperire per la miglior tutela dei propri diritti.

MALASANITA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA RIMINI AVVOCATO ESPERTO MALASANITA' RISARCIMENTO
Several surgeons surrounding patient on operation table during their work

In caso di decesso del paziente a causa del trattamento sanitario, i suoi familiari hanno diritto a richiedere il ristoro per il decesso del congiunto, dimostrando:

  1. La fonte del rapporto contrattuale tra le parti;
  2. L’aggravamento della patologia o l’insorgenza di un’affezione;
  3. L’inadempimento qualificato della struttura sanitaria e/o del medico e, cioè, quello astrattamente idoneo a provocare il danno.
  4. La somministrazione di medicinali

Come si può scoprire richiedendo una consulenza in merito allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli, perfino la  somministrazione di un medicinale  può comportare una responsabilità penale, nel caso in cui l’assunzione del farmaco comporti delle lesioni o addirittura il decesso del paziente. Come sempre, è d’obbligo accertare il  nesso di causalità, in modo tale che l’evento dannoso possa essere ricondotto casualmente alla prescrizione del sanitario. Una legge generale di copertura permette di mettere in atto il procedimento di ricostruzione logica, dal momento che consente di evidenziare la relazione tra i presupposti e gli eventi. Occorre tenere conto, inoltre, che un paziente può essere sensibile a un componente del farmaco, e magari il medico non è a conoscenza di questa sensibilità: anche in tale circostanza si distingue tra colpa e  assenza di colpa, a seconda dei casi.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI – 3 CIVILE

Ordinanza 11 aprile – 27 settembre 2019, n. 24167

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20163-2018 proposto da:

P.F., B.S., nella qualità di eredi di P.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA MONTE ASOLONE 8, presso lo studio dell’avvocato MILENA LIUZZI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato FABIOLA LIUZZI;

– ricorrenti –

contro

OSPEDALI PRIVATI FORLI’ SPA già OSPEDALE PRIVATO VILLA SERENA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato MASSIMO MAMBELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1135/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 30/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 11/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa RUBINO LINA.

Svolgimento del processo

che:

1. B.S. e P.F. hanno proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi, contro l’Ospedale Privato Villa Serena s.p.a., avverso la sentenza n. 1135/2018, emessa dalla Corte d’Appello di Bologna il 30 aprile 2018, con la quale in parziale accoglimento dell’appello della casa di cura, il de cuius degli attuali ricorrenti, P.G., veniva condannato a pagare alla struttura ospedaliera l’importo di Euro 73.409,65 2. La Ospedali Privati Forlì s.p.a. resiste con controricorso illustrato da memoria.

3. Anche i ricorrenti hanno depositato memoria.

4. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore

designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di inammissibilità dello stesso. Il decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati comunicati.

Motivi della decisione

che:

Il Collegio, tenuto conto anche delle osservazioni contenute nelle memorie, condivide solo in parte le conclusioni contenute nella proposta del relatore nel senso della inammissibilità del ricorso.

Questi i fatti, per quanto qui ancora rileva:

una paziente conveniva in giudizio la casa di cura ove era stata operata per l’inserimento di una protesi all’anca chiedendone la condanna al risarcimento dei danni riportati a seguito della non corretta esecuzione dell’intervento chirurgico, eseguito presso la casa di cura stessa dal Dott. P..

Chiamato in causa il P. da parte della struttura ospedaliera, che proponeva domanda di manleva e di regresso, il Tribunale di Forlì accoglieva la domanda dell’attrice, dichiarava la responsabilità in solido della casa di cura e del medico e li condannava a risarcire i danni alla paziente nella misura di Euro 122.000,00 circa. Nulla diceva circa la manleva e il regresso.

La casa di cura proponeva appello, deducendo che il tribunale non si fosse pronunciato sulla propria domanda di regresso e manleva, pur emergendo dalla ricostruzione dei fatti che il verificarsi del danno alla paziente fosse riconducibile esclusivamente alla imperizia con la quale il P. aveva eseguito l’intervento chirurgico, e chiedeva la condanna del P. al rimborso di quanto pagato alla paziente in esecuzione della sentenza di primo grado.

La corte d’appello accoglieva l’impugnazione puntualizzando che alla responsabilità esterna della struttura, ex art. 1228 c.c., prevista a miglior tutela dei terzi danneggiati, ben potesse associarsi, nei rapporti interni, l’ammissibilità del regresso anche per l’intera somma che il responsabile ex art. 1228 c.c. era stato condannato a pagare, qualora fosse stato accertato che il danno fosse riconducibile unicamente alla condotta colposa di un altro obbligato; che tale circostanza era stata accertata in primo grado; che il P.non avesse provato, e neppure evidenziato adeguatamente, quale fosse il profilo di responsabilità ascrivibile alla clinica.

Come indicato nella proposta, il ricorso, introdotto dalle eredi del medico ritenuto esclusivo responsabile del danno, è inammissibile quanto al primo motivo perchè le contestazioni in esso contenute sono in effetti esclusivamente fattuali.

Con il primo motivo le ricorrenti sostengono che illegittimamente sarebbe stato evocato l’art. 2049 c.c. e non l’art. 2055 c.c. che disciplina l’ipotesi di concorso nel fatto dannoso. Tuttavia argomentano solo su circostanze di fatto, dalle quali si ricaverebbe che fosse configurabile anche una responsabilità diretta della clinica, per fatto proprio, nel cattivo esito della operazione chirurgica.

Con il secondo motivo lamentano che la corte d’appello avrebbe violato la regola sulla distribuzione degli oneri probatori, avendo posto in capo al medico l’onere di provare in cosa consisteva la corresponsabilità della clinica.

Il motivo è effettivamente fondato.

Laddove la struttura sanitaria, correttamente evocata in giudizio dal paziente che, instaurando un rapporto contrattuale, si è sottoposto ad un intervento chirurgico all’interno della struttura stessa, sostenga che l’esclusiva responsabilità dell’accaduto non è imputabile a sue mancanze tecnico-organizzative ma esclusivamente alla imperizia del chirurgo che ha eseguito l’operazione, agendo in garanzia impropria e chiedendo di essere tenuta indenne di quanto eventualmente fosse condannata a pagare nei confronti della danneggiata, ed in regresso nei confronti del chirurgo, affinchè, nei rapporti interni si accerti l’esclusiva responsabilità di questi nella causazione del danno, è sul soggetto che agisce in regresso a fronte di una responsabilità solidale che grava l’onere di provare l’esclusiva responsabilità dell’altro soggetto. Non rientra invece nell’onere probatorio del chiamato l’onere di individuare precise cause di responsabilità della clinica in virtù delle quali l’azione di regresso non potesse essere, in tutto o in parte, accolta.

Il primo motivo deve essere quindi dichiarato inammissibile, ma il secondo deve essere accolto, la sentenza cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello di Bologna in diversa composizione affinchè riesamini i fatti conformandosi al principio di diritto sopra enunciato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, alla Corte d’Appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 11 aprile 2019.

Depositato in cancelleria il 27 settembre 2019.

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Le consulenze legali: l’attività di un avvocato per assistenza legale a Bologna

Le consulenze legali: l’attività di un avvocato per assistenza legale a Bologna

Un avvocato per  assistenza legale a Bologna  si occupa di fornire consulenze, e cioè di prestare consigli e pareti in relazione a materie che rientrano nelle sue competenze. Le consulenze legali sono delucidazioni, spiegazioni, precisazioni e pareri relativi a interrogativi avanzati dai clienti: in altri termini, si tratta di consigli legali che vengono messi a disposizione di chi non è in possesso di specifiche conoscenze giuridiche. Con l’aiuto di un legale, ogni persona comune ha la possibilità di risolvere una certa problematica connessa a questioni di diritto. Per poter fornire una  consulenza accurata, un avvocato per assistenza legale a Bologna o in qualsiasi altra città italiana deve ricondurre il caso che il cliente gli ha descritto nella fattispecie legale che il  legislatore  ha tipizzato: lo scopo è quello di inquadrare la situazione che gli è stata presentata nell’ambito della disciplina normativa a cui si deve fare riferimento.

A questo punto è possibile identificare quali sono le norme che devono essere applicate al caso concreto, in modo tale che le stesse possano essere esposte e spiegate al cliente.

Dopodiché arriva la fase di  ricerca degli orientamenti  di giurisprudenza relativi alla materia trattata: i cosiddetti precedenti giurisprudenziali sono rappresentati dalle sentenze delle corti di merito riguardanti temi analoghi. Essi permettono di capire quali sono gli orientamenti maggioritari sul tema e quali, invece, gli orientamenti minoritari.

 

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Dall’esame di tutti questi elementi si può arrivare a una prospettazione delle  varie soluzioni del caso, tenendo conto di come le norme giuridiche potrebbero e dovrebbero essere applicate e facendo riferimento agli orientamenti giurisprudenziali. Il  ventaglio di soluzioni  che si possono prospettare per il caso concreto è più o meno ampio, a seconda delle circostanze.

Le consulenze legali: l'attività di un avvocato per assistenza legale a Bologna
Le consulenze legali: l’attività di un avvocato per assistenza legale a Bologna

A che cosa serve una consulenza legale

Se ci si rivolga allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli, è bene sapere che la consulenza legale è sempre precedente all’instaurazione di una  causa vera e propria, vale a dire una controversia intrapresa di fronte a un giudice con l’obiettivo di ottenere un provvedimento specifico. La consulenza, in altri termini, è un’attività presupposta all’attività giudiziale, e permette al cliente di decidere di cominciare una causa in modo consapevole. Il cliente sa, quindi, a che cosa potrebbe andare incontro. Non è detto, comunque, che da una consulenza legale debba derivare sempre una causa: essa, infatti, può venire richiesta solo per ottenere delle informazioni particolari nel settore giuridico, o per acquisire una certa consapevolezza a proposito delle  conseguenze  che potrebbero derivare da un determinato comportamento.

Un’attività stragiudiziale

Per definire le consulenze si è soliti parlare di  attività stragiudiziali, per indicare che si tratta di attività che non si concretizzano in un’aula di tribunale, a differenza delle attività giudiziali che, invece, si svolgono davanti agli organi giurisdizionali. Una delle differenze più rilevanti tra le due circostanze è rappresentata dal fatto che solo gli avvocati che sono iscritti all’albo possono esercitare  l’attività giudiziale, mentre quella stragiudiziale può essere svolta da soggetti che non sono iscritti all’albo. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, se chiunque possa diventare un consulente legale.

Chi sono i consulenti legali?

Nella prassi quotidiana, sono principalmente gli  avvocati  a svolgere l’attività di consulenza legale, ma proprio perché si tratta di un’attività stragiudiziale anche chi non è un avvocato può prestare servizio, a condizione che si abbia una comprovata conoscenza delle questioni giuridiche: ecco perché anche i professionisti non abilitati possono fornire  consulenze legali. Si può trattare, per esempio, di praticanti avvocati – a prescindere dal fatto che siano abilitati o meno al patrocinio – ma anche di giuristi con una  laurea in giurisprudenza. In sintesi, non è indispensabile essere avvocati, ma è indispensabili essere laureati in giurisprudenza.

L’attività di consulenza può essere esercitata in un’impresa privata, in un’amministrazione pubblica o in proprio: è riservata unicamente agli avvocati solo se è connessa all’attività giurisdizionale. Per altro, grazie a Internet negli ultimi tempi si è diffusa in modo sempre più consistente anche la pratica delle consulenze legali messe a disposizione online: i consulenti legali vengono contattati  tramite Internet, senza che vi sia la necessità di recarsi fisicamente nel loro studio. In alcuni casi i servizi online sono  gratuiti, se riguardano questioni di poco conto o che richiedono un lavoro breve, ma ovviamente ogni professionista decide di applicare i tariffari e le soluzioni commerciali che ritiene più opportuni.

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Avvocato per consulenza legale a Bologna

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SE SI CHIEDESSERO MOLTE PIU’ CONSULENZE LEGALI CI SAREBBERO MENO CAUSE!!

CONSULENZA LEGALE BOLOGNA SUBITO- Avvocato per consulenza legale a Bologna: quando ti può servire
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Avvocato per consulenza legale a Bologna: quando ti può servire

Prima di contattare un avvocato per consulenza legale a Bologna potrebbe esserti utile sapere in che cosa consiste una consulenza legale e quali sono i contesti in cui ti potrebbe servire. Essa fa parte dell’ambito dell‘attività stragiudiziale, e non è altro che un parere legale che permette di usufruire di risposte in relazione a un caso presentato. Tali risposte sono il frutto di un esame approfondito e dettagliato degli elementi del caso: di solito gli interrogativi riguardano degli aspetti di fattibilità, oppure le modalità di impostazione di una certa azione, ma anche la conoscenza dei casi in cui non è possibile intraprendere una determinata operazione. Il compito di un legale è quello di fare in modo che il suo cliente consegua il proprio obiettivo in maniera onesta.

cosa offro:

 

1)prezzi chiari

2)impegno professionale 

3)ascolto del cliente con cui si stabilisce una linea difensiva 

4)studio costante orientamenti giurisprudenza 

L’attività

Avvocato per consulenza legale a Bologna

si concretizza principalmente nelle diverse aree del diritto civile, garantendo:

  • Professionalità, esperienza ed impegno, dal primo incontro con il cliente alla conclusione dell’azione legale.

  • Disponibilità e reperibilità immediata a mezzo telefono fisso, cellulare, email.

  • Preventivi e tariffe trasparenti, senza sorprese, mediante la stipula di un contratto di incarico contenete la pattuizione del compenso complessivo e la possibilità di effettuare pagamenti reteali a seconda dei vari ” step ” della procedura giudiziaria o stragiudiziale.

Avvocato per consulenza legale a Bologna: quando ti può servire
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  • A un avvocato per consulenza legale a Bologna spetta il ruolo di fornire informazioni sulle conseguenze che si potrebbero verificare in una situazione ben precisa: egli, quindi, non deve porre l’azione in essere né decidere in che modo l’operazione deve essere svolta, ma solo dare precisazioni e spiegazioni.
  • Tocca a chi richiede la consulenza, poi, decidere se intraprendere un’azione e quali strade percorrere.
  • A titolo esemplifico, lo Studio Legale presta assistenza nei seguenti ambiti:
    • responsabilità civile contrattuale ed extracontrattuale;
    • contrattualistica tipica ed atipica;
    • rapporti patrimoniali tra coniugi;
    • filiazione;
    • diritto delle successioni, delle donazioni e del testamento;
    • diritti reali e possesso;
    • compravendita mobiliare ed immobiliare;
    • contratti preliminari di compravendita, definitivi, di permuta, di appalto, di locazione, di
    • diritti della personalità, del nome e dell’immagine;
    • locazione anche ad uso commerciale, affitto, comodato;
    • risoluzione e recesso contrattuale;
    • proprietà ed azioni a difesa della proprietà;
    • diritti reali di godimento;
    • azioni a difesa del possesso;
    • contratti in genere.

 

“Praticando la giustizia diveniamo giusti, la temperanza temperanti, la fortezza forti.”

Aristotele, Etica Nicomachea, par. 1103b

 

“Quel che importa è che voi facciate attenzione se io dico cose giuste o meno perché questa è, in fin dei conti, la virtù del giudice, mentre quella dell’oratore è di dire la verità”.

Platone, Apologia di Socrate

 

  1. Consulenza legale Bologna per acquisto vendita casa l’acquisto, la vendita, i passaggi di proprietà di immobili, che necessitano di preparata consulenza legale immediata di essere attentamente monitorate in ogni fase, vanno gestite da legali professionisti e altamente preparati è il legale al quale rivolgersi.
  2. Consulenza legale Bologna Compravendita di immobili, divisioni di proprietà immobiliari sono una parte delle pratiche gestite dall’avv. Sergio Armaroli  che, forte dell’esperienza e della continua attenzione alle evoluzioni del settore, realizza consulenza e assistenza legale a tutela degli interessi dei propri clienti,
  3. Consulenza legale Bologna Lo Studio Consulenza legale Bologna avvocato Sergio Armaroli è caratterizzato dalla massima attenzione alle esigenze dei clienti, sia privati che aziende
  4. Consulenza legale Bologna per chi ha bisogno di professionisti per una consulenza legale specializzata, per l’assistenza in materia di famiglia, convivenze e unioni civili, per la difesa penale in materia di sinistri stradali .
  5. Consulenza legale Bologna hanno ad oggetto successioni, richieste di risarcimento danni (in particolare danni da sinistri stradali), stipula di contratti, recupero crediti e, in sostanza, qualsiasi problematica di competenza di un avvocato civilista. 
  6. Numerosi sono i clienti che si rivolgono allo Studio avvocato Sergio Armaroli  per la composizione di controversie familiari (separazioni, divorzi, affidamento e mantenimento dei figli minori) e per essere assistiti nel corso di una causa di lavoro (licenziamento senza giusta causa, risarcimento danni causati da infortunio sul lavoro
  7. Consulenza legale Bologna Lo Studio Consulenza legale Bologna avvocato Sergio Armaroli la sua competente consulenza per tutte le problematiche concernenti le successioni, le eredità, la morte di una persona ed il passaggio delle sue sostanze e dei suoi beni agli eredi legittimi o testamentari, per le quali la legge richiede agli eredi l’esercizio di diritti e l’assolvimento di oneri nel rispetto di determinate modalità esecutive e cadenze temporali.
  8. Consulenza legale Bologna Lo Studio Consulenza legale Bologna avvocato Sergio Armaroli La successione per causa di morte in Italia è regolata principalmente dal Codice Civile. Sono previsti casi di indignità alla successione. L’eredità può essere accettata, rinunziata o accettata con beneficio di inventario. Sono previste tutele particolari per i “legittimari”, cioè coniuge, figli legittimi e naturali, ascendenti, che hanno diritto ad una quota dell’eredità anche contro la volontà espressa nel testamento. E’ inoltre possibile costituire del “legati” cioè delle obbligazioni che gli eredi devono adempiere in favore di terzi.

 

 

 

Avvocato per consulenza legale a Bologna: quando ti può servire
Avvocato per consulenza legale a Bologna: quando ti può servire

Quanto costa una consulenza legale- consulenza legale Bologna

  1. Proprio la questione dei costi è quella che spaventa di più: sono in tante, infatti, le persone che preferiscono non contattare un avvocato perché non vogliono spendere cifre considerevoli. In realtà i costi di una consulenza sono spesso bassi, tenendo presente che per l’attività stragiudiziale il tariffario forense presuppone degli scaglioni di prezzo.
  2. IQuando c’è bisogno di una consulenza legale-consulenza legale Bologna

Non si può stabilire a priori quando e a chi convenga ricorrere a una consulenza legale, in quanto la valutazione è sempre soggettiva. Quel che è certo è che nel momento in cui ci si trova ad agire in un campo in cui si hanno competenze scarse o nulle il consiglio di un professionista è sempre importante.

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 non è detto che la legge e il buon senso vadano sempre a braccetto: insomma, un’azione che potrebbe apparire intelligente o innocua per il senso comune potrebbe avere delle ripercussioni legali non prese in considerazione in maniera adeguata.

Le società e le imprese, per altro, hanno anche l’opportunità di sottoscrivere dei contratti continuativi di consulenza, stipulati in funzione delle esigenze aziendali che devono essere soddisfatte e secondo la durata necessaria. Non tutte le aziende, infatti, possono assumere un legale a tempo indeterminato, e in questo modo si affidano all’outsourcing per richieste specifiche o bisogni particolari.

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Quando potresti aver bisogno di un avvocato per impugnazione testamento a Bologna

Quando potresti aver bisogno di un avvocato per impugnazione testamento a Bologna

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Non sono rari i casi in cui potresti aver bisogno di un avvocato per impugnazione testamento a Bologna: prima di rivolgerti a un legale, però, ti conviene capire in cosa consiste un testamento, a che cosa serve, quali opportunità mette a disposizione e quali sono i costi che ne derivano. Come noto, il testamento non è altro che la possibilità che viene lasciata a una persona per decidere cosa lasciare quando non ci sarà più e a chi concedere i propri beni. Le volontà del singolo, in ogni caso, sono subordinate a quello che la legge prevede in proposito: le normative in merito, infatti, sono finalizzate a prevenire la dispersione del patrimonio familiare. Per regolare le questioni relative alle eredità, il codice civile italiano eredita – è proprio il caso di dirlo – numerosi concetti e numerose finalità del diritto romano, secondo il quale era necessario preservare il patrimonio della familias e proteggerlo, per evitare che si frammentasse.

Il codice civile e la successione

Nel momento in cui una persona muore senza aver redatto un testamento, entrano in gioco le regole della successione legittima. La differenza tra gli eredi legittimi e gli eredi legittimari è rappresentata dal fatto che, in assenza del testamento, ai primi viene devoluta l’eredità intera, mentre ai secondi spetta una porzione dell’asse ereditario che non può essere intaccata dal testamento. La distribuzione del patrimonio del soggetto defunto, secondo la tradizione giuridica italiana, ha a che fare con la famiglia: è per questo motivo che la legge ricerca gli eredi secondo un metodo che può essere definito a cerchi concentrici, in funzione del quale i familiari più lontani sono esclusi dai familiari più vicini.

Chi è chiamato all’eredità

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Quando potresti aver bisogno di un avvocato per impugnazione testamento a Bologna
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Ecco, quindi, che oltre al coniuge a essere chiamati all’eredità sono i discendenti, gli ascendenti, i fratelli e tutti gli altri parenti fino al sesto grado. Gli eredi legittimari, cioè gli eredi necessari, vengono individuati dal codice civile nella cerchia dei familiari più stretta, e quindi tra il coniuge, i figli naturali, i figli legittimi e gli ascendenti legittimi, in assenza di discendenti. Ciascuno di questi eredi ha il diritto di ereditare una determinata quota del patrimonio del de cuius, e nel caso in cui questo diritto venga leso dal testamento può rivolgersi a un giudice con l’assistenza di un avvocato per impugnazione testamento a Bologna. Colui che redige il testamento prende il nome di testatore: al di là delle limitazioni previste dal diritto successorio, può decidere a chi lasciare una parte dei propri averi, tenendo presente che le quote disponibili, e cioè quelle di cui può disporre come vuole, cambiano a seconda della quantità e della tipologia degli eredi necessari. Un esempio concreto può aiutare a chiarire meglio la situazione: nel caso in cui il legittimario lasciato da un testatore sia solo un figlio, la quota disponibile è rappresentata da metà del patrimonio; nel caso in cui ci siano due figli e un coniuge, la quota disponibile è costituita da un quarto del patrimonio.

Sono tre le forme di testamento che possono essere realizzate: si distingue, infatti, tra il testamento olografo, il testamento pubblico e il testamento segreto. Il testamento olografo è quello che viene scritto e firmato direttamente dal testatore, senza interventi altrui; iltestamento pubblico è quello che viene scritto dal notaio, che riporta le dichiarazioni di ultima volontà del testatore in presenza di due testimoni; il testamento segreto, infine, è un testamento olografo, cioè scritto e firmato dal testatore, che però viene consegnato in presenza di due testimoni a un notaio. Del patrimonio ereditario non fanno parte gli importi di assicurazione sulla vita, le indennità di preavviso e i trattamenti di fine rapporto: ciò vuol dire che non cadono in successione, non devono essere dichiarati e non devono essere calcolati ai fini dell’imposta di successione. Per il testamento olografo sono richiesti due presupposti tassativi, e cioè la certezza sul soggetto che lo ha scritto e lo ha firmato e la certezza sulla data.

I diritti del coniuge

Come si può verificare chiedendo informazioni allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli, il coniuge divorziato e il coniuge separato non hanno gli stessi diritti successori: solo il secondo li mantiene, mentre il primo li perde, dal momento che il divorzio ha determinato uno scioglimento di tutti gli effetti civili del matrimonio.

Quando si richiede l’assistenza di un avvocato per successioni a Bologna

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La soluzione è affidarsi ad un professionista che, con discrezione e diplomazia si adoperi per comporre i dissidi e rasserenare gli animi affinchè ciascuno giunga a ritenersi soddisfatto della quota ottenuta. L’avvocato Sergio Armaroli ha esperienza in queste delicate situazioni in cui sa operare con discrezione e professionalità.

 

La successione ereditaria è legata ad un evento triste e spesso rimosso dai propri pensieri: la morte; essa è, però, ineludibile, per questo a tutti sarebbe utile conoscere i principi del diritto successorio. Attraverso questo complesso di regole viene, infatti, assicurato il passaggio del patrimonio e la continuazione di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dal defunto ai suoi eredi. In questa prospettiva una consapevole visione di come effettuare la trasmissione dei propri beni, soprattutto quando questi consistano in attività complesse e/o legate all’impresa, rispettando ove possibile le naturali inclinazioni dei futuri eredi, può evitare incomprensioni e liti tra di essi, agevolando questo necessario passaggio di consegne tra due generazioni.divisione ereditaria impugnazione testamento

 

 

Cerchi avvocato per Eredità Successioni per Impugnare un Testamento Olografo e far Riconoscere la tua Quota di Legittima?

 

Devi risolvere divisione ereditaria?

La successione a causa di morte e le donazioni sono sempre state fonte di controversie giudiziali. Lo Studio offre assistenza giudiziale e stragiudiziale in materia di successioni, in particolare nelle controversie in tema di apertura della successione, validità del testamento, capacità di succedere, indegnità, trasmissione del diritto di accettare l’eredità, accettazione con beneficio di inventario, rinunzia all’eredità, successione legittima, revoca del testamento, l’istituzione dell’erede e del legato.

 

Intendi impugnare un testamento olografo?
Lo studio offre assistenza stragiudiziale e giudiziale a 360° in materia successoria, a titolo esemplificativo: impugnazione di testamenti; lesione dei diritti ereditari; falsificazione o distruzione di testamenti; interpretazione di clausole testamentarie complesse, ovvero nella valutazione della liceità o nullità delle medesime; scioglimento della comunione ereditaria, etc.

Con particolare riferimento ai testamenti olografi, lo studio ha maturato una significativa esperienza in materia di analisi della scrittura, essendosi avvalso più volte della consulenza di periti  calligrafi, con i quali ha instaurato un fiduciario e duraturo rapporto di collaborazione.

All’art. 1, comma 24 della legge 76/2016 è infatti previsto che l’unione civile si sciolga “quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile”. E’ perciò necessario che le Parti, congiuntamente o disgiuntamente, manifestino la propria volontà di interrompere il vincolo.
All’art. 1, comma 24 della legge 76/2016 è infatti previsto che l’unione civile si sciolga “quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile”. E’ perciò necessario che le Parti, congiuntamente o disgiuntamente, manifestino la propria volontà di interrompere il vincolo.

 

Vuoi difendere le tue quote di legittima?

 

L’assistenza prestata, sia in sede stragiudiziale che in sede giudiziale, anche attraverso la collaborazione di Notai e Commercialisti di fiducia, riguarda gli adempimenti previsti per l’apertura della successione e l’accettazione o la rinuncia all’eredità, le divisioni ereditarie, l’individuazione delle quote ereditarie, l’individuazione della quota disponibile e di eventuali lesioni di legittima, la predisposizione di progetti divisionali, l’impugnazione di testamenti per invalidità o per lesione di quota di legittima, la consulenza e l’ assistenza nella redazione di testamenti e legati nonché di atti di donazione.

 

 

Devi accettare l’eredità con beneficio d’inventario?

 

Con una ottima qualita’ del servizio l’avvocato Sergio Armaroli di Bologna fornisce consulenza e assistenza, giudiziale e stragiudiziale, in materia di diritto successorio ed ereditario.

Assai complesse le questioni ereditarie  ti seguiremo e assisteremo in ogni casistica, indicandoti le scelte più opportune e strategiche da seguire; di seguito una serie di argomenti trattati dal nostro studio.

 

 

L’assistenza di un avvocato per successioni a Bologna può essere molto importante nel caso in cui ci si trovi alle prese con la successione per la morte di un familiare: l’adempimento di tutte le pratiche burocratiche e i pagamenti delle imposte presuppongono una competenza dettagliata, che può essere garantita solo da un professionista del settore. Fondamentale, per esempio, è la ricostruzione dell’asse ereditario della persona defunta: si tratta, cioè, di verificare se tra i parenti ci sono degli eredi o dei legatari, cioè soggetti che sono stati menzionati nel testamento in quanto beneficiari di particolari beni secondo le volontà del de cuius. A tal fine è indispensabile ricercare il testamento del defunto, sia che si tratti di un testamento olografo, sia che lo stesso sia stato registrato presso il pubblico registro degli strumenti.

Cosa succede dopo che si apre la successione

Nel momento in cui la successione viene aperta, si deve procedere con la ricostruzione del patrimonio del defunto, che può essere effettuata – per esempio – con l’aiuto del commercialista del de cuius; in alternativa può essere utile controllare i suoi documenti, così da verificare se c’era qualcuno che si occupava della gestione dei suoi interessi. Una visita alla camera di commercio e una visita al catasto sono altrettanto preziose per accertare la titolarità di partecipazioni in società, di terreni o di proprietà immobiliari. Non solo: un’altra delle verifiche che devono essere effettuate è quella relativa alla situazione dei conti correnti, da eseguire in banca insieme con gli accertamenti riguardanti l’esistenza di fondi di investimento e polizze vita.

Accettare l’eredità conviene sempre?

L’assistenza di un avvocato per successioni a Bologna a volte è indispensabile anche per capire se accettare l’eredità sia davvero conveniente oppure no; l’accettazione con beneficio di inventario è una opzione che merita di essere presa in considerazione con attenzione, e lo stesso dicasi per la rinuncia vera e propria. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che quando si parla di eredità non si fa riferimento semplicemente ai soldi che il genitore deceduto ha lasciato ai figli, ma a tutto un insieme di rapporti giuridici – sia attivi che passivi – facenti capo al de cuius. Da valutare anche il momento effettivo in cui la morte è avvenuta e il luogo in cui la successione viene aperta. Va ricordato, in qualsiasi caso, che le disposizioni testamentarie non possono ledere i diritti del coniuge, dei figli e dei parenti ascendenti e discendenti in linea retta, secondo quanto previsto dal codice civile.

Che cosa fare dopo che la successione è stata aperta

Come si può scoprire richiedendo una consulenza allo Studio legale dell’Avvocato Sergio Armaroli, per far valere un testamento olografo è necessario farlo pubblicare in presenza di un notaio. L’accettazione dell’eredità non è un obbligo da cui ci si può sottrarre, ma una facoltà che – per altro – può essere esercitata in vari modi. L’accettazione manifesta dell’eredità può avvenire in modo esplicito, attraverso un atto pubblico, o in modo implicito. Basta l’incasso di un assegno compilato per il pagamento di un debito del de cuius per fare intuire l’intenzione di accettare l’eredità, per esempio. Se si decide di non ricorrere al beneficio di inventario per l’accettazione dell’eredità, il patrimonio del de cuius viene confuso con il patrimonio degli eredi: così, se il defunto aveva un debito, toccherà agli eredi pagarlo.

L’eredità può essere accettata nel giro di 10 anni: ciò vuol dire che ci si può prendere tutto il tempo di cui si ha bisogno, magari per compiere delle indagini o per effettuare ricerche. Eventuali terzi che dovessero essere interessati ad accettare l’eredità in maniera immediata, in ogni caso, potrebbero presentare un’istanza per richiedere un termine più breve per l’accettazione da parte degli eredi designati; nel caso in cui tale istanza – da presentare presso il tribunale competente in funzione del luogo di apertura della successione, che corrisponde al domicilio più recente della persona defunta – venisse accolta, una volta superato il termine indicato gli eredi che non avranno espresso la volontà di accettare l’eredità non ne avrebbero più diritto. Un’istanza al giudice può essere presentata anche da eventuali creditori del de cuius intenzionati a rivalersi rispetto all’attivo patrimoniale.

 

 

 

 

Quando affrontiamo la materia ereditaria essa è molto complessa e articolata  e non tutti sanno che il nostro ordinamento tutela i diritti dei legittimari, che sono coloro a cui deve  deve necessariamente pervenire una quota dei beni dell’asse ereditario (c.d. quota di legittima o di riserva), anche contro la volontà del de cuius. Soggetti legittimari sono il coniuge, i figli legittimi, cui sono equiparati gli adottivi ed i figli naturali e gli ascendenti  (art. 536, co.1, c.c.).

il patrimonio ereditario può essere distinto in:

  1. quota disponibile, della quale il testatore può disporre liberamente, e quota legittima, riservata ai legittimari, della quale il testatore non può disporre né a titolo di liberalità né mortis causa.
  2. L’ammontare della quota disponibile e della quota di legittima, a norma dell’art. 556 c.c. si determinano mediante la c.d. riunione fittizia; si tratta di un’operazione con la quale si riuniscono, fittiziamente, tutti i beni appartenti al defunto al tempo della morte, sottraendo i debiti e sommando le donazioni, al fine di determinare il valore netto dell’asse (Cass., sez. II, n. 12919/2012; Cass., sez. II, n. 4654/1990).
  3. Quando la quota di legittima è intaccata dal de cuius, mediante atti di disposizione, o donazioni, ovvero in caso di testamento, si ha una lesione della legittima.
  4. Le azioni previste dal codice civile, agli artt. 553 e ss. c.c., a tutela della legittima, sono di due tipi: l’azione di riduzione e la petizione di eredità.